{"id":82860,"date":"2023-12-07T10:18:15","date_gmt":"2023-12-07T09:18:15","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=82860"},"modified":"2023-12-05T10:23:02","modified_gmt":"2023-12-05T09:23:02","slug":"lapologia-del-sottosviluppo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=82860","title":{"rendered":"L\u2019apologia del sottosviluppo"},"content":{"rendered":"<p><strong>di IL MANIFESTO (Emiliano Brancaccio)<\/strong><\/p>\n<div class=\"PostTitleFirstTemplate_postHeader__juF1u\">\n<div class=\"PostTitleFirstTemplate_marginTop__KrKnJ container\">\n<div class=\"row\">\n<div class=\"col-lg-9\">\n<div class=\"PostTitleFirstTemplate_summary__r9_cp\">\n<div class=\"PostSummary_PostSummary___2uwu\">GOVERNO ED ECONOMIA.\u00a0La scienza economica ci dice che quando un paese parte da prestazioni cos\u00ec smaccatamente pi\u00f9 penose degli altri, dovrebbe anche disporre di margini di miglioramento maggiori, che solitamente si manifestano in tassi di crescita pi\u00f9 elevati che altrove. Ebbene, per adesso questo fenomeno in Italia non si \u00e8 affatto verificato<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"container\">\n<div class=\"row\">\n<div class=\"col-lg-9\">\n<div class=\"PostTitleFirstTemplate_featuredImage__s6exp\">\n<div class=\"PostImage_PostImage__JDXPV PostImage_standard__QzaDJ PostImage\">\n<figure class=\"figure\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/ilmanifesto.it\/cdn-cgi\/image\/width=1400,format=auto,quality=85\/https:\/\/static.ilmanifesto.it\/2023\/08\/gettyimages-1158607726.jpg\" alt=\"Banche, soldi, economia\" \/><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"container\">\n<div class=\"justify-content-md-center row\">\n<div class=\"p-0 col-lg-1\">\n<div class=\"PostFloatingBar_PostFloatingBarContainer__yyD29 sticky-top\">\n<div class=\"PostFloatingBar_PostFloatingBar__ISISJ PostFloatingBar_paddingTop__dDaIC\">\n<div class=\"PostFloatingBar_PostFloatingBarButton__Dy_91 PostFloatingBar_shareLink__9QHjl\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"col-lg-10\">\n<div class=\"PostTitleFirstTemplate_articleBody__MdRwM\">\n<div class=\"ArticleBody\">\n<p>Tutto \u00e8 bene, tutto va bene, tutto va per il meglio possibile. Giorgia Meloni non \u00e8 certo il primo capo di governo indotto dalle circostanze a recitare l\u2019imbarazzante prosa panglossiana dell\u2019ottimismo ingiustificato.<\/p>\n<p>L\u2019occasione, per lei, giunge dai dati Istat sugli occupati: nell\u2019ultimo anno si registra un incremento occupazionale di quasi mezzo milione di unit\u00e0. Il governo interpreta la notizia come fosse una prova empirica del suo eccelso operato. Per i media prevalenti anche la pi\u00f9 elementare delle verifiche sembra una perdita di tempo: meglio plaudire pi\u00f9 presto e pi\u00f9 forte degli altri. Eppure, qualche precisazione bisogner\u00e0 pur farla.<\/p>\n<p>Il primo chiarimento necessario \u00e8 che, con la sola eccezione dell\u2019anno orribile della pandemia, in Italia incrementi non dissimili dell\u2019occupazione si sono verificati sotto tutti i governi dopo quello di Monti, con un record post-pandemico nei mesi a cavallo tra gli esecutivi Conte e Draghi. Se poi si vuol proprio giocare a chi si prende i meriti, allora bisogna tener conto del fatto che l\u2019occupazione risponde alle politiche di governo sempre con un certo ritardo, che la letteratura scientifica solitamente stima di circa un anno. Per quanto possa suscitarle fastidio, ci\u00f2 significa che in queste ore Meloni si sta al massimo vantando di una dinamica le cui origini risalgono ai mesi di Draghi, cos\u00ec come Draghi si rallegrava di una crescita eventualmente imputabile alle politiche di Conte, e cos\u00ec via a ritroso.<\/p>\n<p>Ma l\u2019aspetto forse pi\u00f9 increscioso, per i candidi di palazzo Chigi, \u00e8 il confronto con il resto d\u2019Europa. L\u2019Italia registra infatti la pi\u00f9 bassa percentuale di occupati in rapporto alla forza lavoro disponibile: appena il 65%, ben nove punti sotto la media europea. Si tratta forse del record negativo maggiormente caratteristico delle specifiche arretratezze dell\u2019economia italiana, essendo determinato soprattutto dalla bassissima quota di occupazione femminile: al di sotto di quella maschile di 15 punti percentuali, il divario pi\u00f9 ampio di tutta l\u2019Ue, persino oltre quello di Romania o Grecia. Se esiste un segno incontrovertibile di persistenza nel nostro paese delle tipiche anticaglie del capitalismo patriarcale, \u00e8 esattamente questo.<\/p>\n<p>Ora, la scienza economica ci dice che quando un paese parte da prestazioni cos\u00ec smaccatamente pi\u00f9 penose degli altri, dovrebbe anche disporre di margini di miglioramento maggiori, che solitamente si manifestano in tassi di crescita pi\u00f9 elevati che altrove. Ebbene, per adesso questo fenomeno in Italia non si \u00e8 affatto verificato, tantomeno sotto Meloni. Basti notare che nell\u2019ultimo anno l\u2019occupazione in Italia \u00e8 cresciuta meno della media europea. Con un effetto sul tasso di occupazione, specialmente femminile, che non \u00e8 minimamente in grado di compensare l\u2019enorme ritardo rispetto agli altri paesi dell\u2019Unione.<\/p>\n<p>La situazione di arretratezza del capitalismo italiano, del resto, \u00e8 testimoniata anche da altri dati, che un tempo si sarebbero definiti \u00abdi struttura\u00bb. Un esempio di queste ore \u00e8 l\u2019annuncio dei quasi tremila licenziamenti di Alitalia. Spente ormai da tempo le abbaglianti luci berlusconiane sugli \u00abimprenditori coraggiosi\u00bb che avrebbero dovuto preservarne l\u2019italianit\u00e0, la ex compagnia di bandiera \u00e8 ormai ridotta a un osso spolpato.<\/p>\n<p>Mentre Francia e Germania governavano con risolutezza i processi di centralizzazione del settore, l\u2019Italia del trasporto aereo \u00e8 all\u2019ultimo atto di una commedia dell\u2019anti-politica industriale tutta scritta seguendo il rassegnato precetto di Guido Carli: il governo dell\u2019economia \u00e8 una roba complessa che possono permettersi solo le nazioni avanzate, mentre ai paesi arretrati tocca solo di abbracciare la croce del libero mercato e sperare che gli vada bene.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 delle fanfare panglossiane della destra di governo, a noi non sta andando affatto bene. Al punto che anche parlare di declino sembra un eufemismo. La verit\u00e0 \u00e8 che i capitani del capitalismo italiano e i loro fedeli servitori al governo sembrano ormai capaci di una cosa soltanto: crogiolarsi in un\u2019apologia del sottosviluppo.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/ilmanifesto.it\/lapologia-del-sottosviluppo\">https:\/\/ilmanifesto.it\/lapologia-del-sottosviluppo<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di IL MANIFESTO (Emiliano Brancaccio) GOVERNO ED ECONOMIA.\u00a0La scienza economica ci dice che quando un paese parte da prestazioni cos\u00ec smaccatamente pi\u00f9 penose degli altri, dovrebbe anche disporre di margini di miglioramento maggiori, che solitamente si manifestano in tassi di crescita pi\u00f9 elevati che altrove. Ebbene, per adesso questo fenomeno in Italia non si \u00e8 affatto verificato Tutto \u00e8 bene, tutto va bene, tutto va per il meglio possibile. 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