{"id":83049,"date":"2023-12-14T10:00:48","date_gmt":"2023-12-14T09:00:48","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=83049"},"modified":"2023-12-13T22:24:40","modified_gmt":"2023-12-13T21:24:40","slug":"il-pnrr-nella-politica-reazionaria-dellimperialismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=83049","title":{"rendered":"Il PNRR nella politica reazionaria dell\u2019imperialismo"},"content":{"rendered":"<p><strong>da LA CITTA&#8217; FUTURA (Pasquale Vecchiarelli)<\/strong><\/p>\n<div class=\"itemIntroText\">\n<p><em>La liberalizzazione del mercato energetico \u00e8 stata posta come condizione per accedere al PNRR , traducendo, soldi tolti alle tasche dei lavoratori per finire in quelle delle multinazionali.<\/em><\/p>\n<\/div>\n<div class=\"itemBody\">\n<div class=\"itemImageBlock clearfix\"><span class=\"itemImage\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.lacittafutura.it\/media\/k2\/items\/cache\/b1cfcec9c78b0a86ee10def22355e2e7_XL.jpg\" alt=\"Il PNRR nella politica reazionaria dell\u2019imperialismo\" \/><\/span><\/p>\n<div class=\"clr\"><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"itemFullText\">\n<p>La Schlein ha accusato la Meloni di imporre un\u2019ulteriore tassa agli italiani aprendo il mercato dell\u2019energia agli \u201csquali\u201d di questo settore, Salvini, dal canto suo, si dice contrario alla liberalizzazione e pronto a bloccarla, tantopi\u00f9 che essa riguarda scelte politiche prese dai governi precedenti e in particolare dal governo Draghi. Ma \u00e8 il \u201cpi\u00f9 repubblicano\u201d dei parlamentari, lo sciocchino Calenda, che ci rivela qualcosa di interessante su tutta questa faccenda che diviene giorno dopo giorno sempre pi\u00f9 penosa, visto il ridicolo teatrino dello scambio di accuse reciproche. \u00a0 Egli, infatti, \u00e8 entrato nel dibattito sulle liberalizzazioni del mercato energetico a gamba tesa contro il Pd -mostrando peraltro che la sua opposizione al governo \u00e8 pura finzione qualificandosi pi\u00f9 come stampella che come pungolo- sottolineando, con i toni che gli sono propri, che i democratici, a suo tempo, hanno votato per la <b>liberalizzazione del mercato energetico<\/b> in quanto <b>condizione necessaria<\/b> affinch\u00e9 l\u2019establishment di Bruxelles potesse concedere il via libera alla terza rata del PNRR. Secondo Calenda infatti, strenuo difensore del mercato, il problema non sarebbe la liberalizzazione in s\u00e9, la quale non pu\u00f2 che portare benefici (!), ma piuttosto il modo con cui essa viene presentata e comunicata!<\/p>\n<p>A questo punto merita una breve parentesi la spiegazione dell\u2019epiteto \u201csciocchino\u201d con cui abbiamo etichettato l\u2019istrionico senatore \u201cazionista\u201d. Non che ci interessi molto la sua pseudo formazione politica ma prendiamo spunto dalle sue posizioni per riaffermare un <b>concetto basilare del materialismo storico dialettico<\/b>\u00a0 e cio\u00e8 che le formazioni economiche-sociali hanno un loro sviluppo, declinato sia nella <i>struttura<\/i> che nella <i>sovrastruttura<\/i>, ed \u00e8 proprio da questo sviluppo quantitativo e dalle contraddizioni che esso genera che si creano le condizioni per un nuovo modello sociale. E\u2019 stato cos\u00ec per tutte le forme sociali precedenti a quella attuale, (servit\u00f9 , schiavit\u00f9)\u00a0 basata sul lavoro salariato: <b>lo sviluppo dell forze produttive giunte ad un determinato stadio impone trasofrmazioni anche sulle forme sociali e dunque politiche<\/b> e le rivoluzioni suggellano tali passaggi storici.\u00a0 Come non \u00e8 possibile ad esempio ritornare alle forme economiche di tipo feudale, allo stesso modo bisogna comprendere che anche ritornare alle fasi \u201coriginali\u201d del capitalismo \u00e8 impossibile ed \u00e8 sciocco pensarlo,\u00a0 visto che quest\u2019ultimo ha mostra tutti i segni della sua senilit\u00e0 essersi sviluppato nella forma attuale e concentrata di direzione economica e cio\u00e8 lo sviluppo in senso monopolistico.<\/p>\n<p>Dunque egli cade senza avvedersene e con un <i>certa prosopopea<\/i>, nella pi\u00f9 pia delle illusioni borghesi e cio\u00e8 quell\u2019illusione di poter riavvolgere il nastro della storia e cos\u00ec, d\u2019un sol colpo, ritornare a met\u00e0 dell\u2019Ottocento, al <i>capitalismo delle origini<\/i>, ad un idilliaco <b>liberalismo colto e dal volto umano<\/b>, un capitalismo progressista con tanto di afflato etico-culturale e \u201cazionista\u201d d\u2019ispirazione mazziniana,\u00a0 illudendosi perfino di poter avere il consenso delle masse con un programma <i>apertamente<\/i> liberale, immaginandosi cio\u00e8 novello condottiero dei diritti del cittadino in una epoca tardo feudale, insomma uno <i>spostato<\/i> che finge di non sapere che la repubblica borghese \u00e8 gi\u00e0 sorta e che il capitalismo ha gi\u00e0 fatto il suo corso giungendo alla sua fase superiore cio\u00e8 monopolistica e dunque reazionaria.\u00a0 Bel modo di ingannare le masse! Ma, recuperando un p\u00f2 di seriet\u00e0 e tornando ai fatti meno divertenti dell\u2019attualit\u00e0, dicevamo che il redivivo Mazzini -quello che vuole resuscitare il morto (il capitalismo)-\u00a0 ha dichiarato alla stampa questo <i>fatterello<\/i> che nella sua portata, solo apparentemente limitata, disvela al contrario tutto l\u2019<b>impianto classista che sta alla base delle trattative sul PNRR<\/b>.<\/p>\n<p><b>Prima o poi la verit\u00e0 doveva venire a galla<\/b>: non che si tratti di chiss\u00e0 quale grande scoperta, ma finalmente possiamo togliere il velo d\u2019ipocrisia e vedere con chiarezza ci\u00f2 che gi\u00e0 sospettavamo e cio\u00e8 che <b>la reale natura di questo fantomatico nuovo piano Marshall<\/b>, come \u00e8 stato definito il PNRR, se qualcuno nutrisse ancora qualche dubbio, sta proprio nel <b>rinnovato slancio reazionario dell\u2019imperialismo<\/b> tutto interessato a nuove acquisizioni e scambi di plusvalore tra le diverse frazioni che organicamente lo compongono- e il tutto a scapito dei subalterni.<\/p>\n<p>Proviamo a spiegare. La liberalizzazione del mercato produrr\u00e0 nuovi grossi profitti -di tipo monopolistico, questo \u00e8 evidente, basti osservare che i principali \u201ccompetitor\u201d sul mercato energetico italiano, che poi sono trust composti di capitali di diversa provenienza geografica, hanno sostanzialmente <b>prezzi da cartello<\/b>&#8211;\u00a0 ma naturalmente tali profitti saranno il risultato di ulteriori drenaggi di risorse operati sulle spalle delle classi subalterne che vedranno un generale rialzo delle bollette: infatti, checch\u00e9 ne dica il nostro, <b>tutte le liberalizzazioni sono andate sempre e solo a vantaggio dei colossi che ne dominano il relativo mercato<\/b>.<\/p>\n<p>Tanto \u00e8 vero questo che, tornando all\u2019oggi, \u00e8 gi\u00e0 partito il reciproco, e diremmo ridicolo, scambio di accuse su chi dovr\u00e0 essere additato quale responsabile di quest\u2019ulteriore sacrificio, mostrando come <b>loro stessi siano ben consapevoli che le suddette liberalizzazioni altro non sono che ulteriori e ghiotti occasioni di profitto <\/b>sulle spalle dei lavoratori e mostrando anche quanto sia farsesca tutta la tiritera sulla famosa \u201cmano invisibile del mercato\u201d spacciata quale comandamento imprescindibile e humus vitale per le sorti progressive dell\u2019umanit\u00e0, salvo poi scoprire che la suddetta mano <b>finisce sempre per infilarsi nelle tasche dei proletari<\/b>.<\/p>\n<p>Dunque un regalo ai colossi o per meglio dire ai monopoli dell\u2019energia in cambio di fondi, quelli del PNRR, che <b>il governo sta distribuendo ai capitali nostrani<\/b> che come lupi li stanno sbranando sottraendoli allo Stato che evidentemente, sottoposto a pressioni lobbistiche di ogni forma, tale \u00e8 la fame di profitto, <b>non riesce ad esercitare il bench\u00e9 minimo controllo di gestione<\/b> e di direzione dei fondi europei che saranno, nel vero senso della parola, <b>fondi \u201cperduti\u201d<\/b> nel senso che si perderanno nelle tasche di poche famiglie imprenditoriali. Non ci stupiremo se alla fine di questa grande sbornia del PNRR ci\u00f2 che rimarr\u00e0 sul terreno sar\u00e0 un ulteriore impoverimento delle fasce pi\u00f9 deboli, <b>un\u2019ulteriore devastazione ambientale<\/b>, un coacervo di opere senza n\u00e9 capo n\u00e9 coda ma al contempo avremo formato nuovi trust e cartelli d\u2019imprese pronti ad aggredire il mercato.<\/p>\n<p><b>La fase suprema del capitalismo \u00e8 anche questa.<\/b> Quando si parla di politiche reazionarie dell\u2019imperialismo non bisogna necessariamente forzare il pensiero ad immaginare chiss\u00e0 quale grande guerra che, proprio a causa dello sviluppo ineguale e della gi\u00e0 completata spartizione del mondo, \u00e8 un fatto del tutto possibile nell\u2019attuale modo di produzione, ma basta anche osservare ci\u00f2 che ci circonda, le politiche che uno stato imperialista come il nostro fa al proprio interno. <b>L\u2019imperialismo infatti non \u00e8 una questione esclusivamente politica o, ancor pi\u00f9 strettamente, di \u201cpolitica estera\u201d<\/b> come pure non \u00e8 una questione esclusivamente economica, da cui ne potrebbero discendere concezioni di natura meccanicistica nella direzione dell\u2019ultra imperialismo, ma una sintesi tra questi due momenti ovvero tra la fase economica, contraddistinta dalla pi\u00f9 grande concentrazione del capitale, e le relative sue politiche. I monopoli garantiscono infatti grandi profitti proprio perch\u00e9 sono in grado di imporre agli Stati politiche a loro favorevoli, di esportare capitali, di sottomettere piccoli capitali e sfruttarli a loro piacimento tramite modelli sempre pi\u00f9 raffinati di comando come quello toyotista. Per questa ragione tutti i capitali non possono che <b>partire alla conquista del capitale finanziario<\/b>, aspirano cio\u00e8 a crescere a far parte di trust sempre pi\u00f9 grandi. <b>Ma l\u2019entrata nei grandi gruppi \u00e8 un avvenimento contraddittorio<\/b> che prevede conflitti che si dipanano sulla base dei reciproci rapporti di forza.<\/p>\n<p>A tal proposito, per citare l\u2019esempio di una recente grossa fusione finanziaria,\u00a0 sarebbe stato molto istruttivo essere stati presenti alle riunioni che hanno portato alla nascita di Stellantis, gruppo monopolistico dell\u2019automobile, per capire come si sono combattuti i capitali prima di fondersi &#8211; anche se non \u00e8 difficile immaginare come mai a spuntarla siano stati i francesi che ne hanno preso il controllo.<\/p>\n<p>Concentrazione, centralizzazione, dimensione, controllo dello Stato, fusione bancarie industriali, possibilit\u00e0 di esportare capitali, tutte caratteristiche imprescindibili per addivenire alla fase monopolistica.\u00a0 <b>Solo i capitali nazionali avviati gi\u00e0 sulla strada del monopolio e che hanno la forza per contendersi il controllo dello Stato<\/b> (nelle varie strutture di cui esso si compone oltre all\u2019apparato coercitivo parlamentare) potendo esercitare l\u2019egemonia sulle classi subalterne &#8211; godendo cio\u00e8 della possibilit\u00e0 di dominare con il consenso dei dominati e proprio per questo portar avanti le pi\u00f9 bieche politiche reazionarie &#8211; <b>acquistano il rango di candidati alla corsa sul capitale finanziario<\/b> di ordine superiore che travalica cio\u00e8 i confini del mercato nazionale. <b>La conquista dello Stato significa cio\u00e8 strappare il biglietto per poter competere oltre confine<\/b>, contando su un vasto bacino di forza lavoro egemonizzata pronta anche al sacrificio militare. Allo stesso tempo, questi capitali, mentre conquistano o cercano di conquistare spazi sempre pi\u00f9 ampi in monopoli sempre pi\u00f9 concentrati e dal respiro transazionale, esercitano le proprie politiche reazionarie e il proprio dominio non solo sui Paesi esteri eletti a meta delle proprie scorribande ma anche al proprio interno, divenendo cio\u00e8 di fatto anti-nazionali. Cos\u00ec si realizza il paradosso che proprio i partiti pi\u00f9 audaci difensori della patria molto spesso finiscono per tradirla.<\/p>\n<p><b>Il ruolo dello Stato nella fase imperialistica \u00e8 dunque determinante<\/b> e per nulla superato, si pu\u00f2 dire che <b>esso \u00e8 la base su cui si svolge la lotta di classe e dove i capitali poggiano le proprie gambe<\/b>. Mentre le unioni e i trust internazionali comprese le sovrastrutture politiche (vedi l\u2019Unione Europea) <b>hanno sempre un andamento che rispecchia lo sviluppo ineguale dell\u2019economia<\/b> e i rispettivi diversi rapporti di forza che proprio in quanto mutevoli possono determinare rotture improvvise e mutamenti che nel migliore dei casi si risolvono con nuovi accordi nell&#8217;impossibilit\u00e0 dei quali si affaccia la politica di guerra, lo Stato permane la base solida sulla quale si svolge la principale battaglia per il potere.<\/p>\n<p>Di questo aspetto sembra esserne ben consapevole uno dei principali rappresentanti del capitale finanziario ed ex presidente del consiglio Mario Draghi . Recentemente ha dichiarato che l\u2019Unione Europea \u00e8 a rischio, nonostante tutta la propaganda post bellica sulla presunta ritrovata unanimit\u00e0, ritenendo un\u2019utopia la parola d\u2019ordine degli Stati Uniti D&#8217;Europa. Non ha per\u00f2 riferito come mai ci siano questi rischi salvo fare un inquietante dichiarazione riguardo la presunta fine del modello di sviluppo adottato negli ultimi anni\u2026Quale modello? Le classi subalterne hanno conosciuto solo il modello dell\u2019austerit\u00e0 e il famoso \u201cbazooka\u201d ha salvato semmai le banche ma non certamente l\u2019economia dei pi\u00f9 poveri che hanno continuato ad impoverirsi.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE: <a href=\"https:\/\/www.lacittafutura.it\/interni\/il-pnrr-nella-politica-reazionaria-dell%e2%80%99imperialismo\">https:\/\/www.lacittafutura.it\/interni\/il-pnrr-nella-politica-reazionaria-dell%e2%80%99imperialismo<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da LA CITTA&#8217; FUTURA (Pasquale Vecchiarelli) La liberalizzazione del mercato energetico \u00e8 stata posta come condizione per accedere al PNRR , traducendo, soldi tolti alle tasche dei lavoratori per finire in quelle delle multinazionali. 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