{"id":83078,"date":"2023-12-18T14:48:35","date_gmt":"2023-12-18T13:48:35","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=83078"},"modified":"2023-12-18T14:48:35","modified_gmt":"2023-12-18T13:48:35","slug":"democrazia-ultimo-atto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=83078","title":{"rendered":"Democrazia, ultimo atto?"},"content":{"rendered":"<p><strong>DA LA FIONDA (Di Laura Bazzicalupo)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-83079 aligncenter\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/democrazia-ultimo-atto-300x169.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/democrazia-ultimo-atto-300x169.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/democrazia-ultimo-atto-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/democrazia-ultimo-atto-768x432.jpg 768w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/democrazia-ultimo-atto-1536x865.jpg 1536w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/democrazia-ultimo-atto-2048x1153.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il libro che qui si recensisce \u2013\u00a0<a href=\"ultimo atto?\"><em>Democrazia: ultimo atto?<\/em><\/a>\u00a0di Carlo Galli \u2013 \u00e8 il libro di un maestro. Cio\u00e8 di qualcuno capace di prendere la distanza dal coro dominate del pensiero unico, e indicare una rotta, un modo di pensare critico. Controcorrente rispetto al presentismo assoluto, statico e incapace di ragionare sulla complessit\u00e0 dei fatti, schiacciati su posizioni predefinite. Siano esse ciniche\u00a0<em>\u201c\u00e8 cos\u00ec e cos\u00ec deve andare\u201d,<\/em>\u00a0o normative-astratte e moraliste: ineffettuali e, alla fin fine, funzionali allo status quo. Eppure l\u2019urgenza \u00e8 evidente: la democrazia sta morendo, forse \u00e8 gi\u00e0 morta e siamo al suo ultimo atto. Carlo Galli, certo, non poteva scegliere un titolo migliore per trasmettere il senso di urgenza, di fragilit\u00e0 e di chiamata all\u2019impegno. Non c\u2019\u00e8 quasi pi\u00f9 tempo: \u00e8 l\u2019ultima, pi\u00f9 recente crisi della democrazia o \u00e8 il suo tramonto, il finale del dramma?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il metodo magistrale di Galli \u00e8 storico-genealogico: dialettico, attiva anche la radicalit\u00e0 del pensiero negativo. Si fa carico totalmente della contingenza, focalizzando discontinuit\u00e0 e persistenze, sempre contestualizzate. Una storicit\u00e0 dunque non storicista, ma radicale e come tale inevitabilmente geostorica e geopolitica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La storia non va di moda \u2013 al massimo la si evoca per farne un tribunale funzionale alla retorica, falsandola, dunque, e piegandola a piacimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Galli ci dice che \u00e8 ora di riprenderla sul serio, assumendo quel pensiero non analitico e astratto ma dialettico che solo \u2013 mettendo in gioco tempi e spazi \u2013 rende tangibile appunto la\u00a0<em>contingenza della democrazia<\/em>\u00a0(dice Galli: non \u00e8 un destino\u2026), la sua fragilit\u00e0, ma anche la sua modificabilit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel libro, la democrazia,<em>\u00a0dramatis persona<\/em>\u00a0della rappresentazione, \u00e8 un soggetto\u00a0<em>concreto<\/em>\u00a0e dei soggetti concreti ha le opacit\u00e0, le contraddizioni, gli aggiustamenti compromissori che solo in funzione retorica \u2013 in un presente a-critico \u2013 possono essere negati. La democrazia \u00e8 stata sempre, concretamente, un gioco di equilibrio, di volta per volta diverso, tra i tre principi libert\u00e0, uguaglianza e trasparenza che la sostanziano. Quest\u2019ultima \u00e8 intesa qui come l\u2019esigenza della ragione umana di comprendere e controllare il mondo che costruisce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il primo guadagno dello sguardo geostorico \u00e8 l\u2019innesto della democrazia nella modernit\u00e0. Della modernit\u00e0, la democrazia ha l\u2019energia volontaristica-umanistica, la progettualit\u00e0 emancipativa. Ma anche le aporie, che ineriscono al moderno e sono ineludibili. Ci torneremo. La democrazia non le risolve: \u00e8 piuttosto impegno a gestirle pi\u00f9\u00a0<em>democraticamente<\/em>\u00a0possibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Specifico guadagno dell\u2019ottica geopolitica \u00e8 la \u2013 necessaria e urgentissima \u2013 spazializzazione del concetto: l\u2019Occidente, parte minoritaria che si presume portatrice del Nomos universale del mondo intero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quella che oggi, nel nostro Occidente, chiamiamo democrazia tout court \u2013 la liberaldemocrazia<em>,\u00a0<\/em>con il\u00a0<em>balance of powers<\/em>, il costituzionalismo che limita il potere attraverso l\u2019assoluta priorit\u00e0 dei diritti individuali \u2013 \u00e8 una fattispecie storica, che si afferma in Europa<em>, per importazione<\/em>,nel 1945 con lo sbarco in Normandia. Si tratta evidentemente di un\u2019affermazione un po\u2019 brutale, drastica e dunque polemica, che volutamente mette in ombra il contributo della resistenza partigiana. Funzionale soprattutto a riconoscere la marginalit\u00e0 della vecchia Europa, ideologicamente, oltre che economicamente, politicamente e militarmente, dipendente dagli Usa. Il che<em>,\u00a0<\/em>pu\u00f2 dispiacere quanti si sentono ancora la culla della civilt\u00e0 e della democrazia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In realt\u00e0 la crudezza realistica (che guarda alla conclusione atlantica piuttosto che al contributo resistenziale pur decisivo per il varo della costituzione, ma scarsamente pesante nell\u2019ideologia liberal-democratica che forgia il consenso di massa al\u00a0<em>way of life\u00a0<\/em>americano) \u00e8, a mio avviso, funzionale alla possibilit\u00e0 di distanza critica e quindi di rivedibilit\u00e0 del modello importato. Realismo critico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il dono americano ha pi\u00f9 di un prezzo: innanzitutto la dipendenza geopolitica sottrae alla dinamica democratica un pieno controllo dello spazio statale interno che pure sarebbe il suo spazio di effettivit\u00e0. E poi marca un limite originario a quello che da allora pu\u00f2 essere legittimamente chiamato democrazia. NON sono democratiche le democrazie popolari e comuniste, (peraltro a loro volta oscurate da contraddizioni e derive autoritarie), le quali, tutte, vengono in modo semplificatorio, sussunte sotto l\u2019etichetta del totalitarismo insieme al fascismo. E poich\u00e9 quest\u2019ultimo sembra sconfitto, diventano l\u2019unico e residuale emblema del Male. Mentre il Bene, il Nomos che deve diffondersi e imporsi, con le buone o le cattive, ai rimanenti sei o sette miliardi di persone, \u00e8, ovviamente la liberaldemocrazia occidentale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In realt\u00e0 questo modello \u00e8 alla continua ricerca di un instabile equilibrio tra stato e societ\u00e0 civile, politica ed economia, prevalenza di classe e diritto ugualitario. Anche se, al principio, diritto e politica non coincidono ancora del tutto con gli interessi e le istituzioni del mercato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il suo apice sono gli anni postbellici dello Stato sociale \u2013 (sempre, per Galli, sotto l\u2019ombrello Usa che esonera i paesi della Nato da impegni militari)- fase \u2018gloriosa\u2019 di compromesso social-democratico, centripeto e statale.\u00a0 Riesce, infatti, a mediare l\u2019ingresso delle masse a pieno titolo, attraverso il lavoro, organizzato sindacalmente, e il capitalismo fordista contrattato con l\u2019interventismo materiale-amministrativo dello Stato: l\u2019insieme \u00e8 funzionale alla crescita collettiva e al vivace dibattito pubblico, con partiti che organizzano una partecipazione conflittuale e una cultura non omologata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questa democrazia entra in crisi con la fine degli accordi di Bretton Wood 1971 che ponevano la moneta sotto il controllo politico degli stati, rendendo possibili le politiche economiche. Ancora una volta dunque un evento geopolitico-geoeconomico irrompe in modo determinante nello spazio democratico facendo deragliare le coordinate che potevano controllarlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Da allora dilaga la\u00a0<em>deregulation<\/em>\u00a0finanziaria e si prepara una nuova forma \u2013 assai pi\u00f9 problematica \u2013 di democrazia, quella liberista.Niente sembra cambiare, nell\u2019assetto istituzionale \u2013 al solito, non c\u2019\u00e8 nessuna rivoluzione \u2013 ma la prevalenza del finanz- capitalismo piega lo stato alle sue dinamiche autoreferenziali<em>.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019evento simbolico questa volta \u00e8 il 1989 la caduta del muro e poi nel 1991, dell\u2019Urss. L\u2019Occidente dilaga e si crede mondo. Il presunto e sbandierato\u00a0<em>spazio liscio<\/em>\u00a0<em>della globalizzazione<\/em>\u00a0dovrebbe superare le opache contese della geopolitica, ma in realt\u00e0 \u00e8 attraversato dalla competizione economica macroregionale che vede arretrare il predominio degli Usa. Spazio disseminato di interventi preventivi, polizieschi, guerre umanitarie in nome della democrazia ma in realt\u00e0 assolutamente imperiali. Un mondo, ci dice Galli, gerarchizzato tra chi possiede i capitali, chi le materie prime, chi le tecnologie, chi la mano d\u2019opera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Galli insiste giustamente sullo spegnersi delle voci critiche, sia per l\u2019ambivalenza dell\u2019ideologia neoliberale che esalta l\u2019autonomia individuale orientandola per\u00f2 in senso proprietario, narcisistico, sia soprattutto per l\u2019assunzione da parte della sinistra del\u00a0<em>core business<\/em>\u00a0del neoliberalismo. E\u2019 il segnale dell\u2019automatismo del pensiero unico, senza alternative. L\u2019opposto dello scarto critico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In questa rivoluzione passiva liberista, ormai postdemocratica, le contraddizioni non sono solo evidenti: sono legittimate! La disuguaglianza diventa un valore, la libert\u00e0 \u00e8 un individualismo anti-sociale, e la trasparenza \u00e8 travolta da automatismi: le forze acefale della finanza e dei mercati trascendono il controllo e sono presentate come inevitabili, senza alternative<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quando, a partire dal 2008, esplode una sequenza incalzante di crisi \u2013 tutte planetarie e geopolitiche: finanziarie, sanitarie, militari e ecologiche \u2013 la post-democrazia liberista entra in crisi. E siamo ad oggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E\u2019 il ritorno del politico, dello Stato, ma non sotto il segno della democrazia, piuttosto sotto quello\u00a0<em>fragoroso<\/em>\u00a0del populismo. Il populismo \u00e8 certamente incluso nella fenomenologia democratica nella misura in cui popolo, stato e autonomia normativa, sono compatibili con i suoi principi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma ha anime diverse: il politico dovrebbe essere l\u2019eccedenza delle decisioni rispetto agli automatismi finanziari, al governo acefalo che si autoregola spontaneamente\u2026.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quello di sinistra per\u00f2 spesso si blocca sul risentimento, quello di destra, dominante e sovranista, mette lo stato a servizio del liberismo anti-sociale e indirizza la rabbia, lo scontento, la paura, contro quelli che hanno identit\u00e0 diverse, pi\u00f9 deboli. E\u2019, dunque, infrasistemico, l\u2019altra faccia del liberismo imperante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quali sono gli interrogativi che il libro stimola?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Potremmo concentrarci sulle tre opacit\u00e0 \u2013 la tecnica, l\u2019emergenza, la guerra \u2013 che Galli presenta \u2013 ed \u00e8 cosa utilissima \u2013 come\u00a0<em>non<\/em>\u00a0eliminabili. Esse ineriscono al moderno fin dall\u2019inizio.\u00a0 Incompatibili, in linea di principio, con la democrazia, nei fatti, la democrazia le ha concretamente gestite con maggiore o minore successo, cercando di non esserne sopraffatta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Della tecnica, \u00e8 innegabile riconoscere l\u2019attuale, inedita pervasivit\u00e0, oggi. Ma la tecnica \u2013 al di l\u00e0 di esaltazioni e demonizzazioni \u2013 \u00e8 la postura attiva dei viventi verso il mondo, che cresce ovviamente, nel moderno. Il nodo problematico \u00e8 piuttosto l\u2019apparente semovenza, automatica, auto-apprendente, che svuota il lavoro della sua dimensione umanistica di mediazione tra uomo e natura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se la politica fosse, come oggi si vuole, solo\u00a0<em>problem solving<\/em>, la tecnica si accrediterebbe come soluzione: vedi il pilota automatico di Draghi citato da Galli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma questa apoliticit\u00e0 \u00e8 apparente: c\u2019\u00e8 sempre qualcuno che finanzia, organizza e utilizza la profilazione e le standardizzazioni basate su algoritmi, e questo qualcuno fa politica. E la fa proprio riducendo la complessit\u00e0, oscurando l\u2019eccedenza, che \u00e8 esattamente lo scarto soggettivo su cui fa leva una politica critica. Ma come restituire consapevolezza di s\u00e9 ad un soggetto passivizzato, come restituire l\u2019<em>autos<\/em>, lo scarto soggettivo, all\u2019<em>automaton<\/em>, standardizzato degli algoritmi? Sarebbe la classica funzione degli intellettuali critici. Ma, se ci fossero e fossero in numero adeguato, sembra difficile che riescano a far sentire la loro voce nell\u2019ubriacatura mediatica, se la voce non \u00e8 supportata da \u2018partiti\u2019, o organizzazioni che convoglino le proteste e le domande. E ci chiediamo: se \u2013 come auspica lo stesso Galli (pag 97),\u00a0<em>dobbiamo praticare una strategia di trasformazione sistemica<\/em>\u00a0\u2013 che tipo di domande sociali questi intellettuali devono stimolare: una domanda democratica o, usando la terminologia di Laclau, populista? Chiamo democratica la domanda che il sistema pu\u00f2 gestire e populista quella non pu\u00f2 essere soddisfatta e che mira in realt\u00e0 a far emergere la insoddisfazione radicale verso il sistema.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A proposito dell\u2019emergenza, la genealogia della tensione ordine\/disordine, norma razionale\/decisione arazionale evidenzia magistralmente il nodo interno aporetico del moderno, che resta ineludibile e, peraltro, richiama la centralit\u00e0 di un politico che non sia solo\u00a0<em>service des biens<\/em>. Se, per\u00f2, la politica, oggi, non \u00e8 ripristinare un ordine, ma cavalcare l\u2019emergenza che diventa il terreno stesso del governo, \u00e8 possibile spezzare nella psiche collettiva, il nodo che la lega alla paura, autorizzando cos\u00ec il controllo repressivo?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Infine. Con lucidit\u00e0, ma senza cinismo, il realismo critico di Galli si fa carico della guerra, questa ombra, la pi\u00f9 fitta di tutte e oggi la pi\u00f9 tragica: la possibilit\u00e0 che sempre si ripresenta con i suoi strascichi dolorosi e le sue non-soluzioni: guerre eternamente sospese, dove non c\u2019\u00e8 una chiara fine-conflitto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La guerra \u00e8 costante, ma non destinale: come invece sembra essere oggi nel suo inquietante dilagare come prassi risolutiva delle crisi planetarie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Condivido pienamente la durissima critica al riduzionismo moralistico e retorico che rende manichei e incomponibili gli scontri, privandoli della complessit\u00e0 storica e realistica delle interdipendenze geopolitiche che permetterebbero negoziazioni pragmatiche. Mi chiedo anche se, nella inevitabile piega identitaria dell\u2019attuale effervescenza bellica e delle stesse democrazie, non ci sia stata una troppo precipitosa e superficiale liquidazione liberista-economica dell\u2019identitario: la svalutazione tipicamente occidentale e pseudo illuminata dell\u2019elemento mitico e comunitario, enfatizzata a parole dalla destra (e tradita peraltro dalla sua faccia neoliberista) ma fantasma della versione proceduralista (e illuminista) della stessa egalibert\u00e9?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dopo il percorso nel quale Galli ci ha guidato e dunque dopo aver assodato la strutturale interdipendenza geopolitica della democrazia oggi, non possiamo non essere consapevoli sia della fallimentare (oltre che abusiva) pretesa di democratizzare il mondo, sia della necessit\u00e0 di spazi almeno relativamente circoscritti per costruire una democrazia come autogoverno e gestione del conflitto tra le parti entro regole e principi costituzionali.\u00a0 Ci chiediamo, allora, che senso possa avere ribadire la nostra appartenenza a schieramenti autodefiniti democratici quando pochi giorni fa gli Usa bloccano la delibera sul cessate il fuoco a Gaza? Non dovremmo immaginare fronti trasversali per una democrazia politica?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"addtoany_share_save_container addtoany_content addtoany_content_bottom\">\n<div class=\"a2a_kit a2a_kit_size_26 addtoany_list\" data-a2a-url=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/12\/16\/democrazia-ultimo-atto\/\" data-a2a-title=\"Democrazia, ultimo atto?\"><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/12\/16\/democrazia-ultimo-atto\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/12\/16\/democrazia-ultimo-atto\/<\/a><\/strong><\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DA LA FIONDA (Di Laura Bazzicalupo) Il libro che qui si recensisce \u2013\u00a0Democrazia: ultimo atto?\u00a0di Carlo Galli \u2013 \u00e8 il libro di un maestro. Cio\u00e8 di qualcuno capace di prendere la distanza dal coro dominate del pensiero unico, e indicare una rotta, un modo di pensare critico. 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