{"id":83102,"date":"2023-12-19T11:42:28","date_gmt":"2023-12-19T10:42:28","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=83102"},"modified":"2023-12-19T11:42:28","modified_gmt":"2023-12-19T10:42:28","slug":"contro-impero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=83102","title":{"rendered":"Contro \u201cImpero\u201d"},"content":{"rendered":"<p><strong>DA LA FIONDA (Di Onofrio Romano)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-83107 aligncenter\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/malevich-300x194.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"194\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/malevich-300x194.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/malevich.jpg 640w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Ricordiamo la figura complessa e sfaccettata di\u00a0<a href=\"https:\/\/ilmanifesto.it\/e-morto-toni-negri\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Toni Negri<\/a>\u00a0attraverso questo saggio-recensione di \u201c<a href=\"https:\/\/www.ibs.it\/impero-nuovo-ordine-della-globalizzazione-libro-michael-hardt-antonio-negri\/e\/9788817107037\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Impero. Il nuovo ordine della globalizzazione<\/a>\u201d (pubblicato da Harvard University Press e poi in lingua italiana da Rizzoli) con cui il filosofo e politico padovano, col sodale Michael Hardt, dopo le note vicende giudiziarie e l\u2019esilio, torn\u00f2 alla ribalta della scena intellettuale e politica\u00a0internazionale.<\/em><\/p>\n<ol style=\"text-align: justify\" start=\"1\">\n<li>\u201cOppresso politicamente, dipendente e sfruttato fino al midollo economicamente, questo \u00e8 l\u2019aspetto generale dell\u2019uomo, soprattutto dell\u2019uomo che lavora in questa societ\u00e0. Su di esso gravano lo Stato, la chiesa, il proprietario, le istituzioni di ogni genere al loro servizio, l\u2019ideologia, le usanze e le tradizioni che lo rendono schiavo e che si adoperano a stordirlo nella mente e nell\u2019animo per tenerlo lontano dalla vera via della rivoluzione (\u2026) Il socialismo emancipa l\u2019uomo in tutti i sensi, gli consente di manifestare liberamente e con forza tutte le energie e tutti i potenziali umani, tutte le capacit\u00e0 e tutti talenti (\u2026)\u201d<\/li>\n<\/ol>\n<ol style=\"text-align: justify\" start=\"2\">\n<li>\u201c(\u2026) Noi lottiamo in quanto crediamo che il desiderio non abbia limiti e che la vita possa ininterrottamente riprodursi e godere nella libert\u00e0 e nell\u2019uguaglianza (\u2026) Il modo di produzione della moltitudine \u00e8 contro lo sfruttamento in nome del lavoro, contro la propriet\u00e0 in nome della cooperazione, e contro la corruzione in nome della libert\u00e0. Esso autovalorizza i corpi che si trovano al lavoro, si riappropria dell\u2019intelligenza produttiva con la cooperazione e trasforma l\u2019esistenza in esperienza di libert\u00e0.\u201d<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify\">Il mondo \u00e8 ingiusto. Gli autori dei due pezzi affermano le stesse cose, condividono la medesima visione, stanno all\u2019evidenza dentro un paradigma unico. Eppure, i primi sono nella polvere, i secondi sugli altari. Dei primi si sono perse le tracce, sui secondi \u00e8 tutto un pullulare di riflessioni, recensioni, dibattiti, assemblee, lezioni, seminari di approfondimento, ecc.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo \u00e8 solo uno degli innumerevoli paradossi generati dal \u2018caso editoriale\u2019 in esame (si sottolinea non a caso l\u2019espressione \u2018caso\u2019 \u2013 a scapito del testo \u2013 in quanto \u00e8 a questo livello che l\u2019evento si fa produttore di repliche riflessive; funziona meglio, per dirla etnometodologicamente, come oggetto di ricerca piuttosto che come risorsa per la ricerca). Quanto scritto dagli anonimi addetti stampa di Enver Hoxha (gli autori del brano di testa) potrebbe nel migliore dei casi suscitare ilarit\u00e0 (nel peggiore, profonda indignazione, visti gli esiti del regime enverista) e comunque nessuno \u00e8 disposto a prenderli sul serio, siamo tutti perfettamente convinti che le loro affermazioni siano servite solo a coprire spettacolarmente gli orrori di un regime liberticida. Cos\u00ec la penserebbero anche gli estensori del brano che segue, Negri &amp; Hardt (d\u2019ora in poi, N.H., al singolare, come su certi manifesti in bianco e nero), i quali interpretano tutto l\u2019accaduto dall\u2019umanesimo ai giorni nostri come l\u2019abusiva presa di potere del repressivo trascendentalismo modernista a scapito dell\u2019originario immanentismo del bovillusiano\u00a0<em>homohomo<\/em>, l\u2019uomo al quadrato, potenziato da intelletto, scienza, arte e corpo sciolto, che si esprime, si esprime, si esprime, desidera, desidera e poi desidera. L\u2019uomo al cubo, abbondiamo!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Possibile che non ci sia alcuna parentela tra modernit\u00e0 verticale e orizzontale, trascendente e immanente? Che l\u2019una sia semplicemente la negazione dell\u2019altra? E che quindi sia possibile scrollarci di dosso il fallimento della modernit\u00e0 (fragoroso ad Est, impalpabile ma non meno rovinoso ad Ovest) con una semplice alzata di spalle, facendo finta che quel progetto non ci appartenga, non abbia nulla a che fare con le nostre smanie desideranti?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quando vogliono, i due scavano; quando i conti non tornano, invece, si fermano alle apparenze. Il disciplinamento \u00e8 la sostanza della modernit\u00e0 comunista-occidentale o ne \u00e8 solo un epifenomeno? E\u2019 per via della disciplina repressiva che i regimi dell\u2019Est si sono sfarinati o perch\u00e9 erano intimamente pervasi dai precetti cos\u00ec ben formulati nel passo inaugurale sopra riportato?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">N.H. avrebbe ragione a citare Jameson quando afferma che il collasso sovietico \u00e8 stato causato \u201cnon dal suo fallimento, ma dal suo successo, almeno per quanto riguarda la modernizzazione\u201d (p. 426, nota 27), se avesse la vista cos\u00ec allungabile (come peraltro dimostrato in altri passi del testo) da riconoscere che quella modernizzazione \u00e8 figlia primogenita, legittimissima, dell\u2019<em>homohomo<\/em>\u00a0e del suo piano d\u2019immanenza. E\u2019 l\u2019auto-costituzione che ci ha fiaccati. L\u2019umanit\u00e0 \u00e8 tornata a respirare quando, riscoprendo la sbornia dell\u2019etero-direzione, si \u00e8 scordata del dovere d\u2019auto-gestione. Siamo morti di autonomia non di repressione, noi moderni!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non c\u2019\u00e8 dubbio, N.H. \u00e8 un ottimo elargitore di consolazioni. Ci propone la sintesi e il superamento di tutte le avanguardie di pensiero circolanti (dal postcolonialismo al postmodernismo) \u2013 e siamo al secondo paradosso \u2013 eppur si giova di un armamentario concettuale di una vetust\u00e0 ingiustificabile. A trent\u2019anni dall\u2019<em>Economie politique du signe\u00a0<\/em>(Baudrillard) siamo ancora qui a discutere di come afferrare e santificare il valore d\u2019uso e di come resuscitare il soggetto desiderante, il soggetto di bisogni. Decenni passati invano. Secoli ormai. Nietzsche, Mauss, Bataille, il miglior Freud (quello dell\u2019al di l\u00e0 del principio del piacere) e compagnia si sono sprecati invano a rammentarci le nostre parti maledette, lo spirito di reversione, la necessit\u00e0 strutturale di farci fuori, di fagocitare i poli negativi, di darci finalmente alla costruzione impossibile ma ineludibile dell\u2019<em>homo-non-homo<\/em>\u00a0e, invece, inspiegabilmente, rimaniamo ancora incantati di fronte agli spacciatori di merce guasta, l\u2019<em>homohomo<\/em>, gli spazi lisci, il desiderio a unilinearit\u00e0 illimitata e tutto positivo. Che pena! Quante repliche vogliamo ancora dalla storia prima di capire che, a dispetto di Marx, noi possiamo vivere solo nella preistoria (e fortunatamente! La storia \u00e8 lo zero-morte, ergo lo zero-vita).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma \u00e8 poi cos\u00ec inspiegabile questo incanto? No, se introduciamo il terzo paradosso. Pi\u00f9 d\u2019ogni altro, in questo frangente storico, il libro d\u00e0 \u201cla sensazione del presente\u201d (\u00e8 di moda direbbe Simmel), eppure non c\u2019\u00e8 nulla di pi\u00f9 inattuale. E\u2019 la sua inattualit\u00e0 la chiave del successo. Contro la costitutiva vaghezza del discorso postmoderno, N.H. ci dice chiaro e tondo che \u201cle cose stanno cos\u00ec\u201d. Il mondo contemporaneo \u00e8 una piramide a tre piani, esattamente tre, con pi\u00f9 livelli interni e gli abitanti della piramide sono tizio, caio, augusto, i quali hanno queste precise funzioni. Corollario: a me soltanto, N.H., \u00e8 dato di vedere contorni e contenuti della piramide. Io soltanto ho le visioni. I due, insomma, offrono una risposta non ambigua a quella che Bauman indica come una delle topiche costitutive dell\u2019esistenza postmoderna, l\u2019insicurezza cognitiva: finalmente qualcuno ci dice come stanno le cose \u201cnel loro complesso\u201d. Non pi\u00f9 iniziative intellettuali frattali, pezzi sparsi di discorso, infarciti indigeribilmente di \u2018se\u2019 e di \u2018ma\u2019, di riserve di verifica, di slalom argomentativi, di \u201cha ragione l\u2019uno ma anche l\u2019altro\u201d, di punti di vista infiniti e tutti in fondo validi e al contempo fallaci, ecc. Le cose stanno cos\u00ec e basta. E la nostra generosit\u00e0 \u00e8 tale che ci piace socializzarne i benefici. Mai visto nulla di pi\u00f9 assertivo negli ultimi trent\u2019anni. Quale migliore consolazione per i tanti orfani di una visione, una purchessia! Dopo aver letto il libro ci si sente finalmente sotto un riparo sicuro. La sua lettura pu\u00f2 essere un valido sostituto funzionale delle\u00a0<em>gated communities<\/em>, in cui tutto ritorna per incanto ad avere un senso. Il pregiudizio anti-sociologico di marca crociana, che da sempre irretisce gli intellettuali italiani, corre in soccorso ad accantonare qualsiasi pudore metodologico, dando libera cittadinanza ai liberi battitori. E, conseguentemente, l\u2019oggettiva non falsificabilit\u00e0 della visione non \u00e8 pi\u00f9 un problema, anzi \u00e8 un biglietto da visita necessario per chi si candida, neanche troppo velatamente, a ripetere le gesta di Marx ed Engels.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Su questa ripetizione rimbalza il paradosso successivo: nel discorso pubblico, il testo \u00e8 stato da subito ribattezzato come la bibbia del movimento no-global. Ebbene, \u00e8 difficile trovare nella letteratura proliferata in questi ultimi anni una pi\u00f9 euforica esaltazione della globalizzazione e delle sue potenzialit\u00e0 emancipative,\u00a0<em>pardon<\/em>\u00a0\u201cliberatorie\u201d. \u201cInvece di resistere alla globalizzazione occorre accelerarne l\u2019andatura\u201d (p. 198); \u201cLa moltitudine \u2026 deve spingersi dentro l\u2019Impero per uscirne fuori dall\u2019altra parte\u201d (p. 208). Pi\u00f9 specificamente diremmo che, sebbene il saggio attecchisca tra i fronti di pi\u00f9 aspra critica della modernit\u00e0, esso in realt\u00e0 non fa altro che reclamare una modernit\u00e0 estrema, totale, immanentizzata al cubo (moderno, pi\u00f9 postmoderno, pi\u00f9 post-postmoderno). Le topiche fondanti della modernit\u00e0 elevate al massimo dispiegamento. E\u2019 in questo senso che i due giocano a fare i Marx ed Engels, i quali, com\u2019\u00e8 noto, hanno sempre esaltato la forza rigeneratrice del capitalismo, giustiziere di tutte le forme retrive della socialit\u00e0 pre-moderna e ad un tempo occasione di liberazione per tutti, soprattutto per gli sfruttati di oggi, che grazie alla sua espansione e conseguente capitolazione diverranno un giorno padroni del proprio mirabile destino, soggetti desideranti il desiderio, volenti la volont\u00e0, autonomi produttori tautologici della propria autonomia produttiva tesa alla produzione di non importa cosa purch\u00e9 in cooperante autonomia. Sfortunatamente N.H. non fa tesoro di una delle uscite pi\u00f9 intelligenti dell\u2019illustre predecessore: la storia si ripete sempre in maniera grottesca. E grotteschi sono pure i personaggi che ne animano la ripetizione. Al lettore le conclusioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Vi \u00e8 un punto di fuga appena accennato nell\u2019architettura negriana. Si tratta dell\u2019apertura dell\u2019ultima sezione, quella dell\u2019annuncio della caduta dell\u2019Impero. Serve a mettere le mani avanti, a liquidare ex-ante qualsiasi obiezione d\u2019insostenibilit\u00e0 del piano d\u2019immanenza. Oggi, si sostiene, il prototipo del demoniaco trascendentalismo, il Leviathan hobbesiano che argina la guerra di tutti contro tutti, non \u00e8 pi\u00f9 necessario, poich\u00e9 esso aveva come fulcro una soggettivit\u00e0 pre-sociale. Nell\u2019Impero, invece, il fuori \u00e8 inconcepibile, la soggettivit\u00e0 pre-sociale non si d\u00e0 pi\u00f9, si danno solo soggetti gi\u00e0 cooperanti, gi\u00e0 integralmente sussunti nel politico-sociale, nella comunit\u00e0 generatrice. Il biopotere non sovrasta le soggettivit\u00e0, le informa dall\u2019interno senza lasciare resti. Per questo,\u00a0<em>\u00e0 quoi bon\u00a0<\/em>le trascendenze? E\u2019 l\u2019ora di schiacciare sull\u2019acceleratore, di dare l\u2019ultima spallata per appropriarci della chance di liberazione (dalle trascendenze) che l\u2019Impero ci offre. In soldoni, i due ci stanno dicendo che l\u2019interiorizzazione della disciplina del moderno \u00e8 giunta a un tale stadio di perfezione da non abbisognare pi\u00f9 di alcun potere coercitivo ordinante. L\u2019ordine sarebbe un prodotto spontaneo dell\u2019interazione tra soggetti gi\u00e0 \u201cordinati dentro\u201d. L\u2019esistenza di un potere coercitivo, infatti, segnalerebbe che l\u2019uomo \u00e8 ancora vivo, \u00e8 ancora capace di fuga, d\u2019anarchia, di disordine, d\u2019indeterminatezza: cio\u00e8, \u00e8 ancora un uomo. La possibilit\u00e0 di fare a meno di un potere sorvegliante, invece, presuppone che il sorvegliato non sia pi\u00f9 in grado di scappare da nessuna parte. Un incubo. Eppure quest\u2019incubo eccita smodatamente N.H. (ha proprio ragione a definirsi \u201ccomunista\u201d e non, come qualcuno lo vorrebbe, \u201canarchico\u201d). Invece di proporre la fuga da noi stessi e la remissione di ogni pratica produttiva, N.H. esaurisce tutta la sua vis rivoluzionaria nel progetto di abbattimento degli ultimi residui di trascendenza, gi\u00e0 del resto, a suo dire, tramortiti e in crisi strutturale. Una lotta contro gli zombi, insomma. La montagna che partorisce il topolino. E per fare cosa poi? Per lasciare spazio ad un piano d\u2019immanenza popolato da soggetti ipermodernizzati, universalizzati, cooperanti, disciplinatissimi, buoni, occupati tutto il santo giorno a desiderare e a produrre. Perch\u00e9 tutto questo dovrebbe essere desiderabile? Perch\u00e9 dovrebbe risultare un bel mondo? E perch\u00e9, soprattutto, questo mondo sarebbe un inedito nella storia (dal momento che a noi sembra di averlo gi\u00e0 visto all\u2019opera e non ne abbiamo tratto alcuna eccitazione)? Non speriate di saperlo da N.H.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ovviamente, le considerazioni in parola funzionano solo a patto di prendere per buone le visioni negriane, danno per scontata, insomma, la validit\u00e0 della lettura proposta da N.H. delle effervescenze imperiali. Ma non c\u2019\u00e8 nulla di meno scontato. Il riferimento, in particolare, \u00e8 al senso della \u201ccomunanza\u201d: \u201cil fatto \u00e8 che siamo dentro a un universo produttivo creato per la comunicazione sociale, per i servizi interattivi e per i linguaggi comuni\u201d (p. 283). Tutto ci\u00f2 \u00e8 innegabile, ma la questione centrale \u00e8: di che pasta \u00e8 fatta questa comunit\u00e0? E\u2019 qui che N.H. si esercita a prendere lucciole per lanterne. I due assimilano immediatamente la nuova comunanza allo spazio pubblico moderno, universalistico. Pretendono che le reti della cooperazione in cui si intrecciano i nodi umani del postmoderno producano oggettivamente moltitudini aperte alla contaminazione, depurate d\u2019ogni appartenenza, ostili a qualsivoglia ermetismo identitario, votate anima e corpo al divenire, ecc. Essendosi auto-affrancato da ogni obbligo di presentazione d\u2019indizi, N.H. pu\u00f2 benissimo fare a meno di vedere che i software cooperativi della produzione postmoderna sono nella larga maggioranza dei casi piegati al conseguimento di peggiori cause. E\u2019 tutto un rinchiudersi da qualche parte a doppia mandata, tutto converge verso la produzione di comunit\u00e0 cintate (da quelle virtuali della rete delle reti a quelle di cemento e filo spinato delle nuove residenze americane, i cosiddetti CID \u2013\u00a0<em>common interest developments<\/em>), di etnie fasulle ma armate, di identit\u00e0 posticce e nondimeno blindate, ecc. Dice bene Rifkin: \u201cPer ironia della sorte, mentre Truman (il riferimento \u00e8 al film\u00a0<em>The Truman Show<\/em>) tenta con ogni mezzo di sottrarsi all\u2019ambiente artificiale che lo imprigiona, la maggioranza di noi sta compiendo un viaggio in direzione opposta\u201d. La nuova comunanza ha molto pi\u00f9 a che fare con il particolarismo comunitario vantato da Tonnies, che non con l\u2019universalismo societario dallo stesso aborrito. E la paradossalit\u00e0 della visione di N.H. va al cuore stesso del suo caso editoriale: coloro che volessero comprendere il significato intimo del \u201cparticolarismo comunitario\u201d potrebbero trovare gli esempi pi\u00f9 patenti tra la grande maggioranza di coloro che oggi portano sotto braccio una copia di Impero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le nuove comunit\u00e0 praticano di tutto tranne quelle che N.H. definisce \u201cpratiche produttive\u201d. Le loro sono, innanzi tutto, \u201cpratiche improduttive\u201d e di consumo (nel doppio senso di consumo di beni e di consunzione soggettiva). La produzione \u00e8 concepibile solo nell\u2019universo dell\u2019umanesimo modernista ed esse alla modernit\u00e0 hanno voltato le spalle gi\u00e0 da tempo. La pillola della produzione \u00e8 sempre amara: non diventa improvvisamente dolce in virt\u00f9 di un marchio d\u2019autonomia. Nella nuova comunit\u00e0 improduttiva non si d\u00e0 autonomia, ma solo perdita di s\u00e9 nell\u2019ebbrezza eteronoma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">N.H. pu\u00f2 benissimo scegliere di consolarsi decretando che queste pulsioni siano sempre gli effetti perversi o i rigurgiti rantolanti del trascendentalismo (come quando, ad esempio, stigmatizza il ritorno dei nazionalismi). Per conto nostro, sospettiamo che essi siano riconducibili al fenomeno esattamente contrario: l\u2019immanentismo universalistico. La nuova comunanza non converge sul piano d\u2019immanenza, bens\u00ec corre a gambe levate nella direzione contraria per evitare d\u2019incontrarlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quando \u00e8 opportuno fermarsi all\u2019apparenza, i due preferiscono scavare a vuoto nell\u2019acqua. Si prenda ad esempio il discorso sui migranti, nuova classe eletta (da N.H.) agli onori dell\u2019avanguardia della storia (<em>pardon<\/em>, della storicit\u00e0, contingente, materialistica, ecc.). E\u2019 un vero caso da Mister Magoo. Magoo-N.H. si accalora nell\u2019esaltarne lo spirito nomade, la mobilit\u00e0 circolatoria antimperiale, la fuga permanente (sempre, per\u00f2, di primo livello, vale a dire limitata alla fuga dalla trascendenza), mentre i\u00a0<em>sans papiers\u00a0<\/em>\u2013 che ingrati \u2013 lottano a denti stretti per ottenere i\u00a0<em>papiers<\/em>. Vale a dire, per smetterla di fuggire, per piantare le tende a tempo indeterminato, per integrarsi, per stare a tutto titolo dentro l\u2019occidente, per goderne lo spettacolo senza timori di cartellini rossi, per portare la domenica la famigliola a Disneyland. Coloro che sostengono la lotta per la cittadinanza globale sono dei sovversivi o molto pi\u00f9 prosaicamente dei coerenti liberali-liberisti? Si pu\u00f2 credere alla prima ipotesi solo facendosi attraversare e quindi transustanziare dalla forza, questa s\u00ec, \u201ctrascendentale\u201d delle visioni di N.H. e dal loro imperio.<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/12\/16\/contro-impero\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/12\/16\/contro-impero\/<\/a><\/strong><\/p>\n<div class=\"addtoany_share_save_container addtoany_content addtoany_content_bottom\">\n<div class=\"a2a_kit a2a_kit_size_26 addtoany_list\" data-a2a-url=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2023\/12\/16\/contro-impero\/\" data-a2a-title=\"Contro \u201cImpero\u201d\"><\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DA LA FIONDA (Di Onofrio Romano) Ricordiamo la figura complessa e sfaccettata di\u00a0Toni Negri\u00a0attraverso questo saggio-recensione di \u201cImpero. 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