{"id":83108,"date":"2023-12-22T08:40:29","date_gmt":"2023-12-22T07:40:29","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=83108"},"modified":"2023-12-19T11:43:18","modified_gmt":"2023-12-19T10:43:18","slug":"la-crisi-ecologica-e-lantica-moneta-della-giustizia-sociale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=83108","title":{"rendered":"La crisi ecologica e l\u2019antica moneta della giustizia sociale"},"content":{"rendered":"<p><strong>di GLI ASINI (Marino Ruzzenenti)<\/strong><\/p>\n<div class=\"postshare\">\n<div class=\"a2a_kit a2a_kit_size_24 addtoany_list\" data-a2a-url=\"https:\/\/gliasinirivista.org\/la-crisi-ecologica-e-lantica-moneta-della-giustizia-sociale\/\" data-a2a-title=\"La crisi ecologica e l\u2019antica moneta della giustizia sociale\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/gliasinirivista.org\/wp-content\/uploads\/conchiglia-nuova-724x1024.jpg\" \/><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"entry_content\">\n<div class=\"the_content\">\n<div class=\"hentry\">\n<p>Da circa un decennio, si sta imponendo una visione riduzionista della questione ecologica, circoscritta alla crisi climatica e alle sole emissioni climalteranti, dunque ai fossili come fonti energetiche. Intendiamoci: il cambiamento climatico di origine antropica \u00e8 un problema reale e grave, studiato scientificamente per la prima volta nel 1861 da Svante Arrhenius (1859-1927), chimico svedese premio Nobel, con predizioni che puntualmente si stanno avverando. Dunque, di tratta di un problema ecologico precocemente individuato come effetto dell\u2019industrializzazione basata sui fossili e negarlo oggi sarebbe da idioti. Ci\u00f2 che qui si vuol sottolineare \u00e8 che \u00e8 assurto a problema unico. Di tutto il resto non sembra interessare pi\u00f9 nulla, neppure ai nuovi movimenti, purtroppo. Cosicch\u00e9 viene ignorato il fatto che i fossili siano anche materia prima per due settori portanti dell\u2019attuale societ\u00e0, ma devastanti per l\u2019ambiente, come la petrolchimica, che ci offre plastiche e fibre sintetiche, e l\u2019agroindustria, nella sintesi dell\u2019ammoniaca per i fertilizzanti a base di nitrati. E che i fossili si confermano ancora come due componenti insostituibili per ottenere gli altri due pilastri della societ\u00e0 moderna, l\u2019acciaio e il cemento armato. Come non sembrano preoccupare pi\u00f9 nulla il depauperamento delle risorse del Pianeta (cui anche la transizione energetica contribuir\u00e0 non poco, se si vuole proseguire con la crescita esponenziale dell\u2019economia) e gli inquinanti tossici per l\u2019ambiente naturale e per la vita umana che l\u2019economia sversa nei territori, procurando quello che fino a qualche anno fa i movimenti definivano \u201cecocidio\u201d o quella che gi\u00e0 oltre quindici anni fa fu denominata \u201cpandemia silenziosa\u201d, provocata da sostanze chimiche di sintesi e isotopi radioattivi responsabili di varie forme di tumore, di mutazioni, di interferenze con il sistema endocrino, di trasmissione transplacentare di patologie per via epigenetica, del latte materno contaminato\u2026<\/p>\n<p>Questo, del riduzionismo ecologico in corso, \u00e8 un tema centrale, a mio parere, da discutere e che, tra l\u2019altro, pone qualche interrogativo anche sulla sorprendente fortuna mass-mediatica di Greta e dell\u2019emergenza climatica. Il sistema forse ha bisogno che i governi investano enormi risorse pubbliche per la cosiddetta \u201ctransizione energetica\u201d (Stati Uniti, Cina e in misura minore Ue. Cfr. Lucrezia Reichlin,\u00a0<em>La lezione americana all\u2019Europa,\u00a0<\/em>\u201cCorriere della Sera\u201d, 30 luglio 2023), capace di perpetuare la crescita anche con meno fossili: perci\u00f2 bene i motori elettrici, ma per lo stesso miliardo se non pi\u00f9 di automobili. In questo quadro l\u2019allarme climatico \u00e8 un buon viatico per spingere l\u2019opinione pubblica, quindi i governi, in questa direzione, rimuovendo ancora una volta la complessit\u00e0 e profondit\u00e0 della crisi ecologica e facendo accettare tecnologie per produrre pi\u00f9 elettricit\u00e0, come il nucleare, durevolmente devastanti per la futura vivibilit\u00e0 sul Pianeta.<\/p>\n<p>Si tratta in sostanza di evitare il cuore del problema, ovvero che la crisi ecologica sia dovuta a una profonda frattura, intervenuta in particolare con la rivoluzione industriale e con la chimica di sintesi, tra tecnica e natura, tra economia ed ecologia, sia sul versante del prelievo smodato di risorse materiali ed energetiche, spesso non rinnovabili, sia sul versante dell\u2019immissione dissennata nelle matrici ambientali di rifiuti, scorie, sostanze tossiche non biodegradabili e dannose ai viventi, umanit\u00e0 compresa.<\/p>\n<p>E qui veniamo al punto decisivo del nesso inscindibile tra crisi ecologica e crisi sociale, riconducibili ad un\u2019unica crisi che vede nell\u2019economia capitalistica la prima fondamentale causa, ancorch\u00e9 non la sola, senza rimuovere la quale non \u00e8 possibile avviare un processo di pacificazione prima tra gli umani e quindi con la natura.<\/p>\n<p>Infatti la causa prima del problema non va individuata nel rapporto tra l\u2019uomo e la natura ma nel rapporto tra l\u2019uomo e l\u2019uomo. Un\u2019affermazione apparentemente paradossale, che l\u2019amico Serge Latouche, da un po\u2019 di anni tenta di declinare con una sentenza perentoria: \u201cvi \u00e8 un\u2019incompatibilit\u00e0 di principio tra l\u2019economia e l\u2019ecologia, essendo la prima fondata sull\u2019illimitatezza e la seconda sui limiti del pianeta Terra\u201d (S. Latouche,\u00a0<em>D\u00e9-consommation, d\u00e9-production,\u00a0<\/em>\u201cLa decroissance\u201d, juillet-aout 2023, p. 4). E l\u2019economia, com\u2019\u00e8 noto, \u00e8 una faccenda essenzialmente umana, che gli stessi economisti pretendono di governare con calcoli monetari astratti, da loro inventati, che prescindono del tutto da quelli bio-fisici propri del funzionamento della natura. \u00c8 l\u2019insegnamento fondamentale che ci hanno lasciato Giorgio Nebbia e tanti profeti suoi coevi, ahim\u00e8 inascoltati. Potrei far parlare, tra i tanti, Virginio Bettini con una citazione di una profondit\u00e0 e chiarezza che la rende pi\u00f9 che mai di attualit\u00e0: \u201c<em>La crisi: uomo contro uomo, non uomo e natura.\u00a0<\/em>Se si va alle origini di ogni problema ambientale si scopre una realt\u00e0 fondamentale: alla radice della crisi non sta il modo in cui l\u2019uomo interagisce con la natura, ma il modo in cui gli uomini interagisco\u00adno tra loro; cio\u00e8 per risolvere i problemi ambientali dobbiamo risolvere i problemi della povert\u00e0, dell\u2019ingiustizia razziale e della guerra. Il debito con la natura, che \u00e8 la misura della crisi ambientale, non pu\u00f2 essere pagato, persona per persona, con bottiglie riciclate o sane consuetudini ecologiche, ma con l\u2019antica moneta della giustizia sociale; insomma, la pace tra gli uomini deve precedere la pace con la natura\u201d (V. Bettini, B. Commoner,\u00a0<em>Ecologia e lotte sociali<\/em>, Feltrinelli, Milano 1976, pp.70-71).<\/p>\n<p>So bene che oggi la teoria dell\u2019intersezionalit\u00e0 di marca nordamericana (Kimberle Chrensaw, 1989; Nancy Fraser,\u00a0<em>Capitalismo cannibale,\u00a0<\/em>2023) ci ricorda che nella societ\u00e0 attuale esistono tante altre contraddizioni (di genere, di etnia, di religione, di condizioni individuali svantaggiate\u2026) che vanno accolte in una prospettiva di cambiamento dell\u2019esistente. Per\u00f2 a patto che non ci si distolga da quello che a mio parere rimane il nodo principale, un sistema economico intrinsecamente ostile ad una condizione umana basata sulla pari dignit\u00e0 e ad una natura riconosciuta come risorsa vitale anche per tutte le generazioni che seguiranno. Insomma un sistema economico bulimico di rapina nei confronti sia dei tanti umani ricacciati in basso ed ai margini, sia delle risorse ambientali.<\/p>\n<p>Va annotato che curiosamente voci di sistema stanno esplicitamente evocando la fine dell\u2019economia dell\u2019abbondanza, apparentemente in sintonia con quanti da decenni vedono nell\u2019irrinunciabile tensione verso la crescita illimitata dell\u2019economia capitalistica e ancor pi\u00f9 del neoliberismo una delle principali cause dell\u2019attuale crisi (Emmanuel Macron:\u00a0<em>\u201cNoi viviamo la fine dell\u2019abbondanza [\u2026] e una necessaria sobriet\u00e0\u201d<\/em>, discorso al Consiglio dei ministri del 24 agosto 2022; Mario Deaglio,\u00a0<em>Dall\u2019illusione dell\u2019abbondanza all\u2019economia dell\u2019abbastanza.<\/em>\u00a0<em>Rapporto annuale del Centro Einaudi<\/em>, Torino 2023).<\/p>\n<p>\u00c8 il segnale che nel mondo occidentale, in alto, vi \u00e8 la consapevolezza che la prospettiva dell\u2019<em>unum imperium<\/em>,<em>\u00a0<\/em>coltivata dopo il crollo dell\u2019Unione sovietica, di poter mettere le mani liberamente sulle risorse dell\u2019intero Pianeta \u00e8 fallita, che \u00e8 in corso una ristrutturazione multipolare del mondo con una variet\u00e0 di potenze (Cina, Russia, Brics) in crescita e determinate a tutelare e valorizzare le proprie risorse. Si potrebbe concludere: ottima notizia per l\u2019Occidente, dove basta eliminare gli sprechi, ridurre i troppi consumi superflui e quindi i prelievi dalla natura, ridistribuire equamente l\u2019eccessiva ricchezza accumulata da chi sta in alto e si realizzerebbe finalmente il sogno di tanti, \u201cdall\u2019abbondanza per pochi all\u2019abbastanza per tutti\u201d.<\/p>\n<p>Ma per realizzare questo bisognerebbe fare i conti con il capitalismo che spinge ineluttabilmente in direzione esattamente opposta. Una direzione, dobbiamo saperlo, che in un contesto generale di penuria delle risorse, prevede necessariamente la guerra, ora, nel campo ucraino martoriato, con la Russia, domani, nell\u2019altra martire designata Taiwan, con la Cina. Non dimentichiamo che, al di l\u00e0 delle contrapposizioni ideologiche, la seconda guerra mondiale venne scatenata per \u201cun posto al sole\u201d dall\u2019Italia fascista e per \u201clo spazio vitale\u201d dalla Germania nazista e che i successivi decenni di pace, almeno in Europa, furono garantiti dall\u2019affluenza pressoch\u00e9 gratuita dei fossili, quindi dalla petrolchimica e dalla sintesi dell\u2019ammoniaca che ha decuplicato la produttivit\u00e0 agricola.<\/p>\n<p>Rimane il grande problema: come fare i conti con il capitalismo e con la sua versione pi\u00f9 distruttiva, il neoliberismo?<\/p>\n<p>Personalmente sono troppo vecchio per coltivare illusioni. Ho vissuto un momento, tra fine anni Sessanta e inizi Settanta, in cui sembrava persino possibile, ma ho visto con i miei occhi corpi lacerati dalle forze possenti, spietate, furiose che si sono scatenate per impedirlo, forze che in due decenni hanno raso al suolo ogni anelito e speranza di cambiamento. Sento il dovere, tuttavia, di dire qualcosa.<\/p>\n<p>Vanno bene, ovviamente, tutti i movimenti, le iniziative che dal basso cercano nei territori di attivare la partecipazione conflittuale contro le tante inutili nefandezze e di coltivare modi di convivenza tra gli umani e con la natura pi\u00f9 dolci. \u00c8 la strategia lillipuziana, praticata ormai da oltre un trentennio, con i risultati che tutti conosciamo. Mi permetto di aggiungere qualche altra considerazione. Innanzitutto non bisogna stancarsi mai di chiarire quel contesto che sopra schematicamente ho cercato di delineare. \u00c8 bene conoscere in partenza le dimensioni reali del compito che dobbiamo affrontare, per non coltivare illusioni fuorvianti che alla prima difficolt\u00e0 potrebbero prostrarci. In secondo luogo, se crisi ecologica e crisi sociale sono strettamente legate, non si pu\u00f2 prescindere dal ruolo che i lavoratori e le loro rappresentanze sindacali svolgono nel processo produttivo e nella societ\u00e0. L\u2019ambientalismo non pu\u00f2 limitarsi a registrarne la subalternit\u00e0 al sistema, ma deve porsi direttamente l\u2019obiettivo di come superare l\u2019attuale \u201csolitudine operaia\u201d che condanna questo soggetto sociale all\u2019impotenza e al silenzio e con quali strumenti costruire con esso l\u2019alleanza necessaria. In terzo luogo la questione della guerra deve essere assunta, soprattutto dai movimenti ambientalisti, come centrale, perch\u00e9 si tratta di una guerra essenzialmente \u201cecologica\u201d, ovvero per il controllo delle risorse, come lo furono i due precedenti conflitti mondiali, figlia del mito della crescita illimitata.<\/p>\n<p>Infine un\u2019ultima osservazione che richiederebbe una trattazione a s\u00e9. Giorgio Nebbia, che forse pi\u00f9 di tutti ha avuto piena consapevolezza delle complessit\u00e0 della crisi addirittura a partire dagli anni Settanta, \u00e8 sempre stato convinto che se si ritiene il libero mercato capitalistico intrinsecamente incapace di farvi fronte, occorrono altri soggetti che delineino un percorso alternativo necessariamente lungo, ovvero quella che mezzo secolo fa veniva indicata come pianificazione, da parte di quell\u2019autorit\u00e0 collettiva che istituzionalmente dovrebbe presiedere al bene comune, lo Stato.<\/p>\n<p>Il neoliberismo, come \u00e8 noto, si \u00e8 costituito innanzitutto demolendo questo assunto, e riuscendoci a tal punto da aver convinto anche le poche forze che ad esso vorrebbero opporsi. Nebbia invece quella convinzione non l\u2019ha mai abbandonata, cosicch\u00e9 poco prima di lasciarci ha voluto regalarci l\u2019ennesima versione del suo piano per un\u2019Italia pacificata con la natura (Giorgio Nebbia,\u00a0<em>Un piano a medio termine per l\u2019ambiente italiano<\/em>, in AA.VV.,\u00a0<em>Vivere\u00a0<\/em>bene<em>\u00a0nel 2030<\/em>, \u201cFuturi\u201d, n. 9, settembre 2017, pp. 22-26), una testardaggine che, mentre scrivo, trova conforto nell\u2019uscita in italiano dell\u2019articolo di John Bellamy Foster,\u00a0<em>Decrescita pianificata\u00a0<\/em>(<a href=\"https:\/\/www.decrescita.it\/decrescita-pianificata\/?fbclid=IwAR3RQUS7cHjqjho-OoYW3lqyTlOuCYuf9QNKAyPx7yACfhPXLmEU-64nzaI\">www.decrescita.it\/decrescita-pianificata\/<\/a>). Il paradosso \u00e8 che ora il sistema con il Pnrr ha assunto la formula per decenni disprezzata del Piano, con un\u2019importante dotazione finanziaria pubblica, mentre i movimenti continuano ad ignorare questo nuovo contesto, con il risultato che uno Stato pressoch\u00e9 inesistente, se non come polizia interna ed internazionale, ne appalta la gestione ancora una volta al mercato e alle grandi imprese, a partire da quelle energetiche, secondo le vecchie logiche. So bene che si tratta di un terreno impervio ed inusuale per le culture alternative, ma a mio parere non si pu\u00f2 continuare ad ignorarlo o a ribadirne soltanto le palesi insensatezze.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/gliasinirivista.org\/la-crisi-ecologica-e-lantica-moneta-della-giustizia-sociale\/\">https:\/\/gliasinirivista.org\/la-crisi-ecologica-e-lantica-moneta-della-giustizia-sociale\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GLI ASINI (Marino Ruzzenenti) Da circa un decennio, si sta imponendo una visione riduzionista della questione ecologica, circoscritta alla crisi climatica e alle sole emissioni climalteranti, dunque ai fossili come fonti energetiche. 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