{"id":83223,"date":"2024-01-11T08:51:20","date_gmt":"2024-01-11T07:51:20","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=83223"},"modified":"2024-01-09T12:55:15","modified_gmt":"2024-01-09T11:55:15","slug":"il-laboratorio-del-capitale-metafisica-delle-competenze-e-controriforma-scolastica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=83223","title":{"rendered":"Il laboratorio del capitale. Metafisica delle competenze e controriforma scolastica"},"content":{"rendered":"<p><strong>di LE PAROLE E LE COSE (Marco Maurizi)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In cammino verso l\u2019Oltre-Scuola<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00c8 sintomatico che l\u2019intervento del Ministro Valditara alla Presentazione del\u00a0<em>Programma Nazionale \u201cSuola e competenze 2021-2027\u201d<\/em><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=48413#_ftn1\" name=\"_ftnref1\"><sup>[1]<\/sup><\/a>\u00a0sia passato relativamente inosservato. Dalle parti degli \u201cultra-pedagogisti\u201d di sinistra<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=48413#_ftn2\" name=\"_ftnref2\"><sup>[2]<\/sup><\/a>\u00a0che lo avevano subito bollato come fascistissimo rappresentante di una scuola passatista, gentiliana e dal pugno duro non si \u00e8 levato suono. Si capisce il perch\u00e9. Non avrebbero saputo cosa dire.<\/p>\n<p>Non tanto perch\u00e9 nel giro di un anno il Ministro ha imbellettato il proprio profilo, passando dalla \u201cpedagogia dell\u2019umiliazione\u201d a farsi improbabile paladino di una scuola dell\u2019inclusione, della lotta al sessismo e dell\u2019educazione all\u2019affettivit\u00e0, ma, ci\u00f2 che pi\u00f9 conta, perch\u00e9 la sua amministrazione del PNRR esprime perfettamente le linee ideologiche che da sempre accomunano i desiderata dell\u2019UE e quelli della pedagogia sedicente \u201cprogressista\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Queste ultime convergono nel\u00a0<em>sottrarre ogni autonomia al lavoratore docente\u00a0<\/em>attraverso una sussunzione del suo operato in schemi produttivi, \u201cefficienti\u201d, para-aziendalistici, asservendolo al contempo sempre pi\u00f9 a compiti eteronomi di soddisfazione dell\u2019utente-cliente scolastico, con particolare attenzione alle sue esigenze psicologico-emotive e \u201ccreative\u201d<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=48413#_ftn3\" name=\"_ftnref3\"><sup>[3]<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>Valditara e la pedagogia di sinistra marciano all\u2019unisono, il cammino verso l\u2019oltre-scuola, la\u00a0<em>\u00dcberschule\u00a0<\/em>del futuro, \u00e8 ormai gi\u00e0 segnato: i volti e lo stile di chi si avvicenda al MIUR sono relativamente indifferenti rispetto ad un\u2019agenda gi\u00e0 scritta che esprime tendenze oggettive, di lungo periodo. Questa agenda \u00e8 infatti indipendente dalle volont\u00e0 dei singoli perch\u00e9 \u00e8 determinata dalla forma stabile che\u00a0<em>i rapporti produttivi assumono in un ordine sociale capitalistico\u00a0<\/em>e dal conflitto tra le esigenze di questi rapporti e quelle espresse dai cittadini in quanto lavoratori e futuri lavoratori, nonch\u00e9 da quelle di istituzioni \u2013 come la scuola \u2013 che nascono e si sviluppano su coordinate se non totalmente antagonistiche, sicuramente molteplici, stratificate, contraddittorie, spurie rispetto a quelle.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La duplice riduzione del sapere tecnico e di quello umanistico<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Altrettanto sintomatico \u00e8 che nel discorso del Ministro, per tacere di tutti coloro che lo hanno seguito nel convegno, non sia stata spesa una parola chiara per spiegare cosa si intenda con l\u2019espressione \u201ccompetenze\u201d. Eppure sono proprio queste \u201ccompetenze\u201d che la scuola si impegna a sviluppare nei prossimi anni e verso cui dirige ingenti finanziamenti. Allo stesso tempo, tuttavia, le pur vaghe parole spese nel convegno chiariscono molto bene quale sia\u00a0<em>la posta in gioco politica\u00a0<\/em>di quella che potremmo chiamare \u201cmetafisica delle competenze\u201d.<\/p>\n<p>Le competenze costituiscono infatti un termine dalla ambigua natura descrittivo-prescrittiva: chi dice \u201ccompetenze\u201d vuole descrivere al tempo stesso\u00a0<em>come funziona\u00a0<\/em>la conoscenza e\u00a0<em>come dovrebbe funzionare<\/em>.<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=48413#_ftn4\" name=\"_ftnref4\"><sup>[4]<\/sup><\/a>\u00a0In realt\u00e0 usando quel termine si esplicita soltanto un certo modo di intendere il sapere e la trasmissione del sapere dentro una determinata epoca dello sviluppo industriale e l\u2019insieme prescrittivo delle regole che i rapporti produttivi impongono alla societ\u00e0 nel suo complesso e alle singole agenzie educative.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ci\u00f2 avviene attraverso una\u00a0<em>duplice riduzione\u00a0<\/em>che colpisce tanto il sapere tecnico-professionale quanto quello generale-umanistico. Dal primo ci si aspetta un immediato collegamento col mondo del lavoro, cio\u00e8\u00a0<em>delle imprese<\/em>, attraverso la vetusta idea secondo cui queste ultime potrebbero determinare autonomamente contenuti formativi rilevanti.<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=48413#_ftn5\" name=\"_ftnref5\"><sup>[5]<\/sup><\/a>\u00a0Il sapere umanistico, dal canto suo, svapora in una generica preparazione alla \u201ccittadinanza\u201d, obiettivo che, a sua volta, ne sintetizza altri due essenzialmente diversi: formare un cittadino consapevole e permettergli una migliore inclusione sociale, garantirgli delle possibilit\u00e0 di \u201csuccesso\u201d, addirittura di \u201cfelicit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Omnia vincit laboratorium<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Questo doppio movimento viene alla luce in modo fin troppo evidente prestando attenzione al modo in cui il discorso sulle competenze si intreccia con la parola chiave del discorso del Ministro:\u00a0<em>laboratorialit\u00e0<\/em>. I fondi stanziati dal MIUR e dall\u2019UE sono infatti vincolati dall\u2019applicazione di una \u201cdidattica laboratoriale\u201d. Questo concetto appare al tempo stesso espressione di una gretta materialit\u00e0 e del pi\u00f9 vacuo idealismo. Il discorso del Ministro riferisce l\u2019investimento a cose apparentemente concretissime come il \u201ccablaggio\u201d e la \u201cdigitalizzazione\u201d ma, con egual enfasi, si invola verso i cieli della lotta alla \u201cdispersione scolastica\u201d e al \u201cdivario nord-sud\u201d.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, si tratta del solito sguardo sbilenco del riformismo pedagogico che sopravvaluta il potere trasformativo della scuola e sottovaluta le conseguenze pedagogiche della trasformazione sociale: in tal modo si lasciano intatte le cause che rendono impossibile una democratizzazione della scuola\u00a0<em>e\u00a0<\/em>della societ\u00e0 mentre ci si balocca con un processo di democratizzazione immaginario che partendo dalle aule avrebbe il compito di porre fine alle storture nella realt\u00e0 sociale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nel suo recente intervento alla festa di Atreju<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=48413#_ftn6\" name=\"_ftnref6\"><sup>[6]<\/sup><\/a>\u00a0il Ministro ha ricordato i tempi in cui la scuola riusciva invece a combattere le differenze di classe e garantire mobilit\u00e0 sociale. Si \u00e8 scordato di ricordare che la scuola poteva riuscirci \u2013 una scuola cento volte pi\u00f9 \u201cautoritaria\u201d, \u201cfrontale\u201d e \u201cnozionistica\u201d di oggi \u2013 perch\u00e9 i rapporti produttivi erano investiti dalla potenza espansiva di una classe operaia ben organizzata, garantita da riforme sociali conquistate in lotte durate anni, all\u2019interno di un movimento propulsivo che procedeva non solo dalla scuola in direzione della societ\u00e0 ma piuttosto all\u2019inverso. Lo scenario delle relazioni industriali oggi appare invertito, subiamo la controffensiva di un\u2019egemonia liberista ormai consolidata che spariglia ogni opposizione organizzata dei lavoratori, le differenze sociali diventano siderali e l\u2019attuale compagine di governo smantella ogni residua traccia di sostegno al reddito delle classi subalterne.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Questo scenario \u00e8 dato per scontato, tanto dai governi liberisti quanto dalla pedagogia liberal. Per entrambi, se la scuola non riesce a combattere le disuguaglianze e la dispersione scolastica, se la scuola insomma \u00e8 ancora \u201cclassista\u201d, \u00e8 colpa della vecchia lezione frontale, con il suo approccio autoritario, nozionistico e passivizzante.<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=48413#_ftn7\" name=\"_ftnref7\"><sup>[7]<\/sup><\/a>\u00a0L\u2019orientamento laboratoriale avrebbe invece il potere mistico e taumaturgico di trasformare le scuole in \u201chub educativi\u201d producendo \u201cun\u2019azione sociale e psicologica\u201d in grado di \u201cportare i ragazzi nelle scuole\u201d.<\/p>\n<p>Questo potere di seduzione verso le giovani generazioni deriverebbe dalla possibilit\u00e0 di rendere pi\u00f9 molteplice e concreto l\u2019insegnamento, di \u201cpersonalizzarlo\u201d. Si parla di \u201csport\u201d, \u201cteatro\u201d, \u201cmusica\u201d e tante cose belle che si posson fare nei laboratori. Ma come il canto delle sirene questo refrain ha il suo lato oscuro e a sua volta classista. Quando gli esperti dell\u2019INDIRE esprimono il potenziale della didattica laboratoriale per\u00a0<em>tutte\u00a0<\/em>le aree parlano della possibilit\u00e0 per gli studenti di \u201centrare materialmente\u201d nella disciplina e di \u201cmanipolare\u201d i contenuti. Si incoraggia cos\u00ec l\u2019attivit\u00e0 degli studenti ponendo ad essi delle \u201csfide\u201d e alimentando la loro \u201ccuriosit\u00e0\u201d. L\u2019apprendimento diventa \u201cconcreto\u201d e si muove in direzione del\u00a0<em>problem solving<\/em>.<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=48413#_ftn8\" name=\"_ftnref8\"><sup>[8]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Prima di mostrare come questo discorso colpisca il sapere non solo umanistico ma quello teorico in genere, andiamo a vedere come viene intesa la \u201cpersonalizzazione\u201d dell\u2019apprendimento rispetto al sapere tenico-professionale. I recenti tentativi del Ministro di approvare una riforma in quest\u2019ambito hanno suscitato proteste e opposizioni perch\u00e9 \u00e8 evidente l\u2019intento di rendere il sapere una variabile dipendente dagli interessi delle imprese.<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=48413#_ftn9\" name=\"_ftnref9\"><sup>[9]<\/sup><\/a>\u00a0In effetti nel discorso del Ministro questo \u00e8 detto a chiare lettere. La \u201cpersonalizzazione\u201d viene ottenuta non solo costruendo \u201cambienti di apprendimento\u201d ma anche\u00a0<em>formando personale\u00a0<\/em>in modo specifico. Ora, questa formazione non riguarda, ovviamente, le conoscenze disciplinari ma l\u2019istituzione di figure di \u201ctutor\u201d e \u201corientatori\u201d che hanno il compito di costruire un percorso scolastico \u201csu misura\u201d. Dello studente? Certo ma in quanto studente che apprende orientandosi gi\u00e0 verso il mercato del lavoro! E dunque non solo su misura delle sue \u201cpotenzialit\u00e0\u201d ma anche \u2013 e direi\u00a0<em>soprattutto<\/em>\u00a0visti i rapporti di forza vigenti tra le classi \u2013 delle potenzialit\u00e0 e delle aspettative delle aziende. Il Ministro parla esplicitamente della didattica laboratoriale come lo strumento attraverso cui la scuola si apre \u201calle esigenze del lavoro espresse dal territorio\u201d. Ad un certo punto esplicita questo retro-pensiero con un bel lapsus in cui sottolinea la matrice\u00a0<em>labor<\/em>\u00a0dell\u2019espressione laborialit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Classe, classismo e classici<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Non bisogna per\u00f2 cadere nell\u2019errore di ritenere questo apprendistato come una richiesta da parte delle aziende di una formazione specifica e gi\u00e0 tecnico-operativa. Questa \u00e8 una visione parziale che non comprende la reale funzione modellatrice del rapporto di classe rispetto alla trasmissione del sapere. Le aziende sanno benissimo \u2013 meglio di quanto non sappiano ministri e pedagogisti \u2013 che le conoscenze tecniche e le richieste del mercato del lavoro cambiano tanto pi\u00f9 velocemente quanto pi\u00f9 il capitale riesce a mettere a frutto la tecnologia avanzata al servizio dell\u2019accumulazione di plusvalore. Ci\u00f2 che ad esse serve perch\u00e9 quell\u2019accumulazione possa realizzarsi sono due cose molto precise: una\u00a0<em>formazione elastica\u00a0<\/em>che dia al lavoratore gli strumenti cognitivi che gli permettano di adattarsi a sempre nuovi contesti e la sua disponibilit\u00e0 a sottomettersi ad un processo produttivo che lo\u00a0<em>espropria integralmente di ogni autonomia\u00a0<\/em>sui modi, spazi e tempi di lavoro. I valori che animano la nuova scuola sono perfettamente allineati a queste richieste. La \u201ccreativit\u00e0\u201d tanto sollecitata deve preparare a quel creativo sforzo di adattamento continuo attraverso cui, come dice Masino, \u00e8 il lavoratore stesso \u201ca provvedere alla taylorizzazione del proprio lavoro\u201d.<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=48413#_ftn10\" name=\"_ftnref10\"><sup>[10]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per questo, in realt\u00e0, l\u2019opposizione alla scuola tradizionale muove dalla traduzione in termini sempre meno contenutistici e sempre pi\u00f9 pratico-operativi tanto nel campo del sapere tecnico, quanto di quello scientifico e umanistico. L\u2019attacco alla lezione frontale \u00e8 a sua volta finalizzata ad un attacco all\u2019autonomia del docente-lavoratore. Non solo. Attraverso una critica generica dell\u2019insegnamento tradizionale, visto al tempo stesso come troppo \u201cnozionistico-contenutistico\u201d e troppo \u201castratto\u201d, si vuole colpire una forma della trasmissione del sapere che aveva come scopo la costruzione di una solida formazione\u00a0<em>teorica<\/em>\u00a0che pretendeva\u00a0<em>padroneggiare concettualmente\u00a0<\/em>nessi costruiti attraverso una mole molto ampia di\u00a0<em>contenuti\u00a0<\/em>disciplinari. Il fallimento della scuola pubblica non sta in quello che faceva ma in ci\u00f2 che non riusciva a fare: elevare le masse ad una\u00a0<em>comprensione concettuale del mondo\u00a0<\/em>e del proprio posto\u00a0<em>nel mondo<\/em>, mostrare le vie contraddittorie ma vitali dell\u2019<em>universalizzazione<\/em>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019attacco alla lezione frontale ha lo scopo di manomettere questo aspetto della trasmissione del sapere favorendo invece\u00a0<em>skills<\/em>\u00a0cognitive di altro tipo: da un lato, attiva lo studente in quanto\u00a0<em>cliente<\/em>\u00a0e\u00a0<em>consumatore<\/em>\u00a0di cultura, incoraggiandolo a \u201cscegliere\u201d ci\u00f2 che pi\u00f9 lo aggrada, fissandolo cos\u00ec alla propria identit\u00e0, alle proprie inclinazioni; dall\u2019altro, lo addestra ad\u00a0<em>apprendere solo ci\u00f2 che risulta spendibile\u00a0<\/em>in una pratica ottusa e limitata, consegnandogli compiti da svolgere. Lo addestra al lavoro eterodiretto, alla sua forma squisitamente capitalistica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La metafisica delle competenze<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In tutto questo le \u201ccompetenze\u201d fungono da concetto ideologico fondamentale, sono l\u2019architrave teorico della laborialit\u00e0. Esse vengono evocate per alludere ad una forma di sapere consustanziale ai rapporti produttivi dominanti. Nel corso degli anni le competenze hanno assunto infatti i pi\u00f9 diversi significati, la loro ampiezza \u00e8 cambiata (dalle \u201ccompetenze di base\u201d alle \u201ccompetenze di cittadinanza\u201d), cos\u00ec come il loro oggetto e la loro funzione (dalle \u201ccompetenze chiave\u201d alle \u201ccompetenze trasversali\u201d).<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=48413#_ftn11\" name=\"_ftnref11\"><sup>[11]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Si potrebbe, e si dovrebbe, ovviamente contestare alla radice questa ricerca di una definizione sempre pi\u00f9 precisa delle \u201ccompetenze\u201d. A partire dalla distinzione stessa tra conoscenze e competenze che \u00e8 totalmente astratta. Lo stesso punto di vista che concepisce lezione, studio e verifica come momenti \u201cseparati\u201d, dunque astratti, del processo formativo pretende poi risolvere il problema creato dalla propria falsa astrazione attraverso la falsa concretezza della didattica laboratoriale. Se, come si ribadisce\u00a0<em>ad nauseam,<\/em>\u00a0non esistono competenze senza conoscenze non pu\u00f2 che essere vero anche il contrario. Oltre che astratta la nozione di competenza appare quindi spesso del tutto pleonastica poich\u00e9 ogni disciplina che venga appresa non in modo pedantesco e meccanico ma con passione, rigore e continuit\u00e0 produce\u00a0<em>motu proprio\u00a0<\/em>un passaggio di livello metacognitivo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Le competenze appaiono come l\u2019esito di una stratificazione ridondante e arbitraria: da un lato dicono un po\u2019 sempre la stessa cosa, dall\u2019altro mescolano cose assolutamente diverse e inconciliabili; per un verso sono legate alla pratica operativa, per un altro si involano verso livelli spiritualistici di autocoscienza. Se il saper-fare \u00e8 sempre legato ad un apprendimento di tipo performativo che ne garantisce, tra l\u2019altro, la misurabilit\u00e0, la competenza si eleva anche, consapevolmente, al di sopra del piano delle \u201cmere\u201d conoscenze.<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=48413#_ftn12\" name=\"_ftnref12\"><sup>[12]<\/sup><\/a>\u00a0E questo \u00e8 non solo difficilmente misurabile ma anche difficilmente definibile senza entrare in un circolo vizioso. Ogni volta che\u00a0<em>questo\u00a0<\/em>aspetto della competenza viene codificato, infatti, ad es. attraverso le famigerate tabelle ministeriali, ci troviamo di fronte ad affermazioni tautologiche: l\u2019alunno \u201csa scegliere\u201d, \u201cpadroneggia\u201d, \u201cdiscute criticamente\u201d ecc.<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=48413#_ftn13\" name=\"_ftnref13\"><sup>[13]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Passando alle competenze \u201cchiave\u201d, a quelle \u201ctrasversali\u201d fino alle competenze di \u201ccittadinanza\u201d che dovrebbero accompagnare le transizioni\u00a0<em>green<\/em>\u00a0e\u00a0<em>digitali<\/em>\u00a0dell\u2019UE (per tacere del recente pilastro sui\u00a0<em>diritti sociali<\/em>), entriamo in un vortice di definizioni sempre pi\u00f9 pretenziose e vacue che coinvolgono la dimensione psico-emotiva ed attitudinale, l\u2019arte di \u201capprendere ad apprendere\u201d, il possesso degli strumenti per una maggiore inclusione sociale, senza farci mancare, ovviamente, la valorizzazione di competenze falsamente neutrali come la\u00a0<em>leadership\u00a0<\/em>e l\u2019<em>imprenditorialit\u00e0<\/em>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dalle competenze alla critica dell\u2019ideologia<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>A poco servono le iniezioni di \u201cvalori\u201d con cui l\u2019UE pompa le competenze fino a farle esplodere. Esse restituiscono un\u2019immagine di come l\u2019UE si autorappresenta: un mondo in cui \u00e8 possibile amministrare il conflitto perpetuando l\u2019oppressione sociale nel momento stesso in cui se ne denuncia l\u2019inammissibilit\u00e0\u00a0<em>de iure<\/em>. Il suo pragmatismo civile \u00e8 fatto della stessa pasta inconsistente delle sue competenze e della sua laborialit\u00e0: come quelle mescola nobili idealit\u00e0 e cieco operazionismo. Come quelle sprofonda nell\u2019irrazionalit\u00e0 perch\u00e9 si rifiuta di riconoscere che \u00e8 la parzialit\u00e0 della logica autoritaria del capitale a impedire il progresso dell\u2019universale come forma realizzata della vita collettiva.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La scuola del futuro dovrebbe favorire la \u201ccreativit\u00e0\u201d e insegnare come \u201capprendere ad apprendere\u201d. Ma di chi \u00e8 quella \u201ccreativit\u00e0\u201d? E per fare cosa dovremmo apprendere ad apprendere? Se alla scuola pubblica viene sottratta la capacit\u00e0 di pensarsi come luogo alternativo tanto al\u00a0<em>consumo\u00a0<\/em>quanto al mondo del\u00a0<em>lavoro<\/em>, non le resta alcuna\u00a0<em>alterit\u00e0\u00a0<\/em>da rappresentare rispetto a queste sfere in cui domina incontrastato il capitale.<\/p>\n<p>La \u201ccreativit\u00e0\u201d di cui possiamo essere portatori collettivamente \u00e8 inversamente proporzionale a quella che possiamo esprimere individualmente. E questo \u00e8 tanto pi\u00f9 vero nelle relazioni industriali in cui, come si \u00e8 visto, la creativit\u00e0 deve accompagnarsi sempre alla capacit\u00e0 di riformulare un compito assegnato e circoscritto. Nella fase espansiva della socialdemocrazia la creativit\u00e0 della classe operaia lottava contro la gabbia d\u2019acciaio di una razionalit\u00e0 di classe, voleva entrare dentro quel meccanismo espansivo ed appropriarsene per rovesciarne la razionalit\u00e0 in direzione di una reale universalit\u00e0: un compito che univa il sapere umanistico, scientifico e tecnico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019attuale attacco alla scuola pubblica va in direzione esattamente contraria: asseconda le pulsioni anarcoidi della soggettivit\u00e0 neoliberale e distrugge ogni possibilit\u00e0 di un sapere trasformativo, di un inveramento rivoluzionario della cultura classica. Anche il suo\u00a0<em>anti-autoritarismo\u00a0<\/em>\u00e8 una parodia della lotta che fu e che, nei suoi momenti migliori, vedeva alleati studenti e docenti contro l\u2019autorit\u00e0 del capitale nei confronti del lavoro. La tendenza attuale a mettere in discussione ogni asimmetria nel rapporto docente\/discente \u00e8 piuttosto una forma di preparazione al\u00a0<em>team-working<\/em>. L\u2019insegnante, che pure ha dalla sua il potere di disporre dell\u2019alunno, deve incarnare un potere buono e condiscendente, deve prefigurare la condizione in cui il lavoratore assumer\u00e0 spontaneamente il compito di\u00a0<em>collaborare\u00a0<\/em>al proprio sfruttamento, si sentir\u00e0 non oppresso ma partner dell\u2019oppressore.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Se allo studente viene insegnato che la creativit\u00e0\u00a0<em>precede<\/em>\u00a0e non\u00a0<em>segue<\/em>\u00a0l\u2019apprendimento non potr\u00e0 accedere alla consapevolezza che la creativit\u00e0 non solo non \u00e8 \u201csua\u201d ma si realizza appieno solo con gli altri. Che la trasformazione della vita \u00e8 opera di quella\u00a0<em>libert\u00e0\u00a0<\/em>che inizia veramente solo laddove si impara a riconoscere la sua forma mistificata ed oppressiva.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=48413#_ftnref1\" name=\"_ftn1\"><sup>[1]<\/sup><\/a>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=_RYb-1bYQxQ&amp;t=3893s\">Presentazione del\u00a0<\/a><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=_RYb-1bYQxQ&amp;t=3893s\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Programma Nazionale SCUOLA E COMPETENZE 2021-2027<\/em><\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=48413#_ftnref2\" name=\"_ftn2\"><sup>[2]<\/sup><\/a>\u00a0Cfr. Marco Maurizi,\u00a0<a href=\"https:\/\/sinistrainrete.info\/societa\/24455-marco-maurizi-l-invasione-degli-ultra-pedagogisti.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">L\u2019invasione degli ultra-pedagogisti. Scuola democratica, universalismo e lotta di classe<\/a>, in Sinistrainrete.info<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=48413#_ftnref3\" name=\"_ftn3\"><sup>[3]<\/sup><\/a>\u00a0Cfr. Marco Maurizi,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.kulturjam.it\/costume-e-societa\/la-scuola-della-crisi-lavoro\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">La scuola della crisi. Lavoro docente ed emancipazione sociale<\/a>, in Kulturjam, 17\/07\/2022, ora in Id.,\u00a0<em>Ecce Infans. Diseducare alla pedagogia del dominio<\/em>, Novalogos, Aprilia 2023, pp. 71-77.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=48413#_ftnref4\" name=\"_ftn4\"><sup>[4]<\/sup><\/a>\u00a0Sull\u2019onda di una concezione pedagogica moralistica e soggettiva, che si spaccia per \u201cconcreta\u201d e \u201coperativa\u201d ma che muove invece da uno sguardo astratto, tutto concentrato sulle \u201crelazioni\u201d all\u2019interno dell\u2019istituzione scolastica. Si tratterebbe piuttosto di partire dalla posizione e dal ruolo della scuola\u00a0<em>nella\u00a0<\/em>societ\u00e0, materialisticamente intesa.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=48413#_ftnref5\" name=\"_ftn5\"><sup>[5]<\/sup><\/a>\u00a0Michele Dal Lago,\u00a0<a href=\"https:\/\/altronovecento.fondazionemicheletti.eu\/lautosufficienza-educativa-dellimpresa-una-lettura-critica\/?cn-reloaded=1\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>L\u2019autosufficienza educativa dell\u2019impresa: una lettura critica<\/em><\/a>, in \u201cAltronovecento\u201d, n. 22, 1\/02\/2013. Molte idee che sostengo in questo articolo sono una ripresa di concetti che Dal Lago aveva gi\u00e0 elaborato in questo saggio di dieci anni fa. Colgo l\u2019occasione per ringraziarlo del costante lavoro di stimolo e di chiarimento. Sull\u2019ideologia neoliberista che sottende la recente \u201criforma\u201d della formazione tecnica e professionale cfr. Daniele Lo Vetere\u00a0<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=48247&amp;fbclid=IwAR11DYHudc3k8IqXrjExDRsbCIJsijwON30oyvCH5IO8FtCjw050-LyAAyc\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">La riforma dei tecnici e dei professionali e la produzione del capitale umano nella scuola dell\u2019et\u00e0 neoliberale \u2013 Le parole e le cose\u00b2<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=48413#_ftnref6\" name=\"_ftn6\"><sup>[6]<\/sup><\/a>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=CTa2SIM6UTU\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">L\u2019intervento del Ministro Giuseppe Valditara ad Atreju 2023 (youtube.com)<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=48413#_ftnref7\" name=\"_ftn7\"><sup>[7]<\/sup><\/a>\u00a0Daniele Lo Vetere,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=21810\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Difesa della lezione frontale \u2013 Le parole e le cose\u00b2<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=48413#_ftnref8\" name=\"_ftn8\"><sup>[8]<\/sup><\/a>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.miur.gov.it\/documents\/20182\/706750\/palermo_15-11-2018-didattica_laboratoriale.pdf\/50fdb585-5e5e-47a1-8ccc-264354ce4d35\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Programma Operativo Nazionale 2014-2020 per la Scuola. Competenze e ambienti per l\u2019apprendimento<\/a>, al convegno di Palermo \u201cPorte aperte all\u2019innovazione\u201d, 15 novembre 2018.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=48413#_ftnref9\" name=\"_ftn9\"><sup>[9]<\/sup><\/a>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.flcgil.it\/scuola\/il-ministro-valditara-forza-e-per-decreto-attiva-la-sperimentazione-della-filiera-formativa-tecnologico-professionale.flc\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Il Ministro Valditara forza e per decreto attiva la sperimentazione della filiera formativa tecnologico-professionale (flcgil.it)<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=48413#_ftnref10\" name=\"_ftn10\"><sup>[10]<\/sup><\/a>\u00a0Masino, citato in Michele Dal Lago,\u00a0<a href=\"https:\/\/altronovecento.fondazionemicheletti.eu\/lautosufficienza-educativa-dellimpresa-una-lettura-critica\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">L\u2019autosufficienza educativa dell\u2019impresa: una lettura critica \u2013 Altro Novecento | Fondazione Micheletti<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=48413#_ftnref11\" name=\"_ftn11\"><sup>[11]<\/sup><\/a>\u00a0Cfr. ad es. Michele Pellerey,\u00a0<em>Competenze di base, competenze chiave e standard formativi<\/em>, in\u00a0<em>Osservatorio sulle riforme<\/em>, 2006, pp. 67-89.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=48413#_ftnref12\" name=\"_ftn12\"><sup>[12]<\/sup><\/a>\u00a0Piuttosto dovremmo dire, come abbiamo gi\u00e0 accennato, che \u00e8 proprio la pretesa di costituire un livello metacognitivo a s\u00e9 stante a produrre l\u2019immagine negativa di un livello di \u201cmera\u201d conoscenza fattuale.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=48413#_ftnref13\" name=\"_ftn13\"><sup>[13]<\/sup><\/a>\u00a0Da dove nasce\u00a0<em>la<\/em>\u00a0competenza di chi pontifica sul<em>le<\/em>\u00a0competenze \u00e8 domanda non meno abissale di quella che assale il malcapitato che provi a comprendere come si attivino le competenze del proprio ambito disciplinare specifico. Anche perch\u00e9, kantianamente, se si potesse inventare una regola preposta a ci\u00f2 non servirebbe il lavoro \u201ccreativo\u201d dell\u2019intelletto che si pretende suscitare nei discenti. I. Kant,\u00a0<em>Critica della ragion pura<\/em>, Laterza, Roma-Bari 2000, p. 132.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=48413#_ftnref2\">https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=48413#_ftnref2<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LE PAROLE E LE COSE (Marco Maurizi) &nbsp; In cammino verso l\u2019Oltre-Scuola &nbsp; \u00c8 sintomatico che l\u2019intervento del Ministro Valditara alla Presentazione del\u00a0Programma Nazionale \u201cSuola e competenze 2021-2027\u201d[1]\u00a0sia passato relativamente inosservato. Dalle parti degli \u201cultra-pedagogisti\u201d di sinistra[2]\u00a0che lo avevano subito bollato come fascistissimo rappresentante di una scuola passatista, gentiliana e dal pugno duro non si \u00e8 levato suono. Si capisce il perch\u00e9. Non avrebbero saputo cosa dire. 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