{"id":83225,"date":"2024-01-11T09:30:57","date_gmt":"2024-01-11T08:30:57","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=83225"},"modified":"2024-01-09T13:03:26","modified_gmt":"2024-01-09T12:03:26","slug":"italia-i-numeri-neri-della-denatalita-come-francia-svezia-e-regno-unito-hanno-invertito-la-tendenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=83225","title":{"rendered":"Italia, I numeri (neri) della denatalit\u00e0\/ Come Francia, Svezia e Regno Unito hanno invertito la tendenza?"},"content":{"rendered":"<p><strong>di IL SUSSIDIARIO (Luigi Fabbris)<\/strong><\/p>\n<h2 class=\"description\">Crisi e conflitti limitano la procreazione. L\u2019ostacolo all\u2019aumento della natalit\u00e0 \u00e8 l\u2019incertezza per il futuro. La soluzione: anticipare i problemi e indicare come risolverli<\/h2>\n<div class=\"flexbox mobile_view\">\n<div class=\"single_left_column flex_8\">\n<div class=\"image\"><img decoding=\"async\" class=\"attachment-medium size-medium wp-post-image\" src=\"https:\/\/www.ilsussidiario.net\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/02\/pexels-kampus-production-congedo-parentale-2022-640x300.jpg\" alt=\"Congedo parentale\" \/><\/div>\n<div class=\"single_box flexbox row\">\n<div class=\"single_text_left\">\n<div class=\"social-shares-wrapper\"><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"single_text_right\">\n<div class=\"single_text\">\n<div id=\"container_id_news_tag\" data-ids=\"2641941,2641456,2639871\"><\/div>\n<p>In Italia nascono pochi bambini. Troppo pochi.\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ilsussidiario.net\/news\/crollo-nascite-blangiardo-si-riparte-solo-aiutando-il-ceto-medio-bene-la-detrazione\/2526683\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">La denatalit\u00e0<\/a>\u00a0pone delle difficolt\u00e0, da vari punti di vista. Nel seguito, analizziamo l\u2019andamento della natalit\u00e0 negli ultimi decenni al fine di capire se la propensione a procreare sia variata in concomitanza con certi fenomeni sociali e poi avanziamo alcune ipotesi sulla propensione a procreare in Italia nel medio e lungo futuro. Il nostro proposito \u00e8 non solo di evidenziare le conseguenze del protrarsi della denatalit\u00e0 sul piano economico e sociale, ma anche, e soprattutto, di capire se sia possibile invertire la tendenza. Che in Italia nascano pochi bambini \u00e8 diventato d\u2019attualit\u00e0 giornalistica un paio d\u2019anni fa perch\u00e9 nel 2021 abbiamo sfiorato la \u201csoglia psicologica\u201d di 400mila nuovi nati e nel 2022 vi siamo scesi sotto.<\/p>\n<p class=\"intext_related\"><a href=\"https:\/\/www.ilsussidiario.net\/news\/istruzione-tecnica-e-professionale-i-nodi-e-il-rischio-della-sperimentazione-dei-campus\/2641941\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">ISTRUZIONE TECNICA E PROFESSIONALE\/ I nodi e il rischio della sperimentazione dei &#8220;campus&#8221;<\/a><\/p>\n<div id=\"iol-player-container-outer\" data-partner=\"nol\" data-account=\"6202477133001\" data-player=\"GtKe2yrmg\" data-autoplay=\"true\" data-shuffle-first-video=\"false\" data-muted=\"true\" data-sticky=\"true\" data-dmin=\"20\" data-dmax=\"40\" data-orderby=\"data\"><\/div>\n<p>La situazione \u00e8 stata rappresentata come \u201cinverno demografico\u201d. Purtroppo, \u00e8 un inverno che dura da decenni ed \u00e8 destinato a durare vari anni ancora. Vogliamo capire se si tratta di permafrost, di ghiaccio permanente, o se ci sono le condizioni per il ritorno ad una qualche primavera demografica. La base statistica dei nostri ragionamenti \u00e8 il cosiddetto tasso di fecondit\u00e0, calcolato come numero di figli per donna feconda, ossia il numero di nati in un dato anno rapportato al numero di donne che, in quell\u2019anno, sono in et\u00e0 riproduttiva. \u00c8 un numero relativo che, messo in serie storica, aiuta a capire le tendenze della propensione a procreare. In Italia, nel 2022, il valore-indice era 1,24. Il valore di paragone \u00e8 2, ossia il livello al quale si realizza l\u2019ideale rimpiazzo di una coppia con un uguale numero di figli.<\/p>\n<p class=\"intext_related\">\n<p>Va detto che, per fare proiezioni, \u00e8 necessario conoscere<a href=\"https:\/\/www.ilsussidiario.net\/editoriale\/2023\/5\/8\/natalita-per-non-impoverire-il-desiderio\/2533324\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">\u00a0la propensione a procreare<\/a>\u00a0e non il numero di nati in un dato periodo che di quella propensione \u00e8 l\u2019esito. Infatti, poich\u00e9, in media, le italiane generano il primo figlio dopo i 30 anni (31,6 nel 2022), il contingente di italiane che nel 2022 erano potenziali madri \u00e8 nato almeno trent\u2019anni prima, quando i neonati erano non 400mila, bens\u00ec 560mila. Come termine di paragone, si pu\u00f2 constatare (Figura 1) che, nel 2000, nascevano 543mila bambini, nel 1980 erano 640mila e nel 1970 ben 901mila. Ma quest\u2019ultimi sono numeri irripetibili, che appartengono alla preistoria della demografia.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-2643765\" src=\"https:\/\/www.ilsussidiario.net\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/09\/20240109_fabbris_1.jpg.webp\" alt=\"\" \/><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-2643766\" src=\"https:\/\/www.ilsussidiario.net\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/09\/20240109_fabbris_2.jpg.webp\" alt=\"\" \/><\/p>\n<p>FIGURA 1. Tasso di fecondit\u00e0 (sopra) e numero di nuovi nati in Italia (sotto), 1970-2022<\/p>\n<p>La Figura 1 mostra che il tasso di fecondit\u00e0 italiano, da valori superiori a 2 fino al 1975, \u00e8 precipitato a 1,19 nel 1995, risalito fino a 1,46 nel 2010 e poi di nuovo sceso con regolarit\u00e0, stabilizzandosi dal 2020 su 1,24. Un tasso dell\u20191,24 \u00e8 cos\u00ec frustrante che l\u2019Istat, in varie proiezioni su cui si \u00e8 di recente esercitata, non prende in considerazione la possibilit\u00e0 che il tasso resti a questo livello. Analizza, infatti, l\u2019eventualit\u00e0 che il tasso salga fino a 1,46 nel 2080 e questa eventualit\u00e0 manterrebbe le nascite sopra 400mila unit\u00e0 fino al 2043, poi scenderebbe di nuovo fino a 330mila nel 2080. Se, invece, perdurasse l\u2019attuale propensione a procreare, i nuovi nati fra 10 anni sarebbero 333mila e, fra trent\u2019anni, circa 250mila. Un dramma. Evidenziamo che un tasso pari a 1,46 \u00e8 il valore massimo degli ultimi 40 anni, raggiunto prima che si sviluppasse la crisi economica 2008-2012, e che valori pi\u00f9 elevati sono plausibili in Italia solo nel caso di una chiara inversione di tendenza.<\/p>\n<p>Come si \u00e8 accennato, la limitazione nella procreazione si \u00e8 accentuata in concomitanza con il rapido succedersi di crisi economiche e sanitarie e di conflitti internazionali armati. Se fosse la precariet\u00e0 dello sfondo sociale sul quale verrebbe ad inserirsi una nuova nascita la vera causa del procrastinare l\u2019allargamento della famiglia da parte di molte coppie, la propensione alla natalit\u00e0 non sembra destinata ad aumentare granch\u00e9 nel breve periodo. Le crisi mondiali sembrano dietro l\u2019angolo, tanto sono improvvise, con cadenze sempre pi\u00f9 strette e cos\u00ec profondamente intimidenti anche quando hanno il centro di gravit\u00e0 in un\u2019altra parte del mondo. Anzi, le preoccupazioni nate altrove prevalgono su quelle di origine locale. Molti hanno il timore che altre crisi per ora latenti ci possano pesantemente condizionare sui piani pi\u00f9 diversi, da quello economico e sociale, a quello fisico e ambientale. Il nostro tasso di fecondit\u00e0 \u00e8 uno dei pi\u00f9 bassi al mondo. Vediamo allora che cosa succede negli altri Paesi con i quali spesso ci confrontiamo.<\/p>\n<p>Anche in Europa l\u2019andamento \u00e8 al ribasso, ma \u00e8 decisamente meno grave che da noi: nell\u2019Unione Europea il tasso medio \u00e8 stabile da molti anni attorno a 1,53. In Francia e Svezia pi\u00f9 che altrove, ma anche in Germania e Regno Unito, il tasso \u00e8 superiore alla media europea e, pertanto, considerevolmente superiore al nostro. Tra i Paesi europei con cui di solito ci confrontiamo, solo la Spagna sta peggio di noi.<\/p>\n<p>Vediamo ora di quali fenomeni negativi \u00e8 causa, per via diretta o mediata, la denatalit\u00e0. La pi\u00f9 evidente \u00e8 lo sbilanciamento tra le generazioni. Poich\u00e9 si vive sempre pi\u00f9 a lungo, di fronte a una sottile generazione giovane si trova gi\u00e0 oggi un\u2019ampia generazione di mezzo e una sempre pi\u00f9 numerosa generazione anziana. \u00c8 inevitabile che, fra due-tre decenni, la generazione che ora \u00e8 giovane debba produrre per molte pi\u00f9 persone rispetto a quelle che costituiscono il carico sociale (giovani e anziani non produttivi) della generazione produttiva d\u2019oggi. In subordine, siccome sta ai lavoratori versare regolarmente parte del proprio reddito per sostenere con la pensione chi esce dal mercato del lavoro, l\u2019accentuarsi dello squilibrio numerico fra lavoratori e anziani pu\u00f2 generare un grave problema per la previdenza sociale. La carenza nel numero di potenziali produttori \u00e8, dunque, il risvolto produttivo pi\u00f9 rilevante della denatalit\u00e0. Secondo Nomisma, gi\u00e0 oggi mancano almeno 100mila lavoratori.<\/p>\n<p>Secondo Anpal-Unioncamere, se il PNRR italiano svilupper\u00e0 tutte le sue potenzialit\u00e0, si dovranno trovare altri 80mila lavoratori l\u2019anno nei prossimi cinque anni. Le proiezioni demografiche al 2100 dell\u2019Eurostat, l\u2019ufficio statistico dell\u2019Unione Europea, indicano che la carenza nel numero di persone in et\u00e0 da lavoro si acuir\u00e0 con il passare del tempo, via via che la riduzione numerica dei nuovi nati porter\u00e0 all\u2019assottigliamento delle classi d\u2019et\u00e0 di mezzo. Da qui al 2100, i potenziali lavoratori (che sono, per convenzione, i residenti in et\u00e0 15-64) si ridurranno nella UE di oltre 60 milioni. In Italia \u00e8 gi\u00e0 stato applicato l\u2019artificio \u201cprevidenziale\u201d di spostare sempre pi\u00f9 in avanti l\u2019et\u00e0 pensionabile e, pertanto, l\u2019et\u00e0 d\u2019ingresso nella generazione anziana. Quello che pu\u00f2 sembrare un artificio e che sar\u00e0, invece, una inevitabile conseguenza della combinazione tra denatalit\u00e0 e aumento della vita media proseguir\u00e0 verosimilmente, in forma accentuata, nei prossimi anni. Si tenga conto, infatti, che l\u2019Eurostat prevede che,\u00a0<em>rebus sic stantibus<\/em>, l\u2019et\u00e0 mediana della popolazione aumenti di oltre cinque anni, dagli attuali 43,7 a 48,8 anni nel 2100.<\/p>\n<p>Un\u2019altra conseguenza della natalit\u00e0 \u00e8 il calo numerico progressivo della popolazione. L\u2019Istat prevede che, attorno al 2050, gli italiani si riducano di circa 5 milioni rispetto al censimento del 2011, quando eravamo 60 milioni. L\u2019Eurostat ha proiettato la popolazione europea al 2100 nell\u2019ipotesi che i parametri rimangano quelli odierni. Secondo l\u2019Istituto europeo, Italia e Polonia subiranno le maggiori perdite in termini di popolazione: verso la fine del secolo, la popolazione italiana scender\u00e0 a circa 50 milioni. Si tenga presente che quella francese aumenterebbe a 70 milioni e che quella tedesca, pur diminuendo le nascite, rimarrebbe comunque quella pi\u00f9 importante nell\u2019Unione (83 milioni). Seppure con peso variato, l\u2019Italia manterrebbe la terza posizione nell\u2019Unione. Questi dati non hanno un impatto diretto sulle famiglie, per\u00f2 possono influire sul piano internazionale, dove il peso demografico \u00e8 una variabile di sfondo nella definizione degli equilibri politici.<\/p>\n<p>Un\u2019altra conseguenza della denatalit\u00e0 \u00e8 la pratica necessit\u00e0 di valorizzare l\u2019<a href=\"https:\/\/www.ilsussidiario.net\/news\/crollo-nascite-aumento-migrazioni-il-mix-esplosivo-che-penalizza-welfare-lavoro-e-sud\/2518098\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">immigrazione<\/a>. L\u2019immigrazione contribuir\u00e0 a parzialmente bilanciare l\u2019insufficienza di lavoratori rispetto alle attese del mondo produttivo. Ci saranno problemi non banali di integrazione sociale e linguistica, formazione, collocazione produttiva dei lavoratori, e altro. Comunque sia, l\u2019Eurostat, nel realizzare la propria proiezione, ha gi\u00e0 data per scontata l\u2019integrazione di contingenti di immigrati nei Paesi dell\u2019Unione. Anche dopo l\u2019integrazione di lavoratori immigrati, lo sbilanciamento tra la necessit\u00e0 di forza lavoro e le persone in et\u00e0 da lavoro, gi\u00e0 oggi palese in Italia anche a causa della fuga di cervelli, diventer\u00e0 ancora pi\u00f9 grave nel medio e lungo periodo.<\/p>\n<p>Non v\u2019\u00e8 dubbio, allora, che vada promossa la propensione a procreare. Poich\u00e9 \u00e8 verosimile che i discorsi sullo sbilanciamento tra classi d\u2019et\u00e0 e sulla carenza di lavoratori non abbiano grande presa sui singoli, come si possono convincere gli italiani e le italiane a fare figli? Anzitutto, imparando dagli Stati che hanno avuto successo nell\u2019invertire la tendenza alla denatalit\u00e0, in modo particolare da Francia, Svezia e Regno Unito.<\/p>\n<p>In Francia, lo Stato coccola le coppie con una quantit\u00e0 di provvidenze volte a favorire la natalit\u00e0, tra le quali: assegni per ogni nuovo nato, sconti fiscali poliennali per l\u2019assunzione di babysitter, asili e collaboratrici domestiche, supporti clinici e psicologici alla natalit\u00e0, stimolo alla creazione di cooperative di assistenza per infanti e giovani, sussidi particolari per il secondo e terzo figlio e per le madri sole, tanto per menzionare quelle pi\u00f9 suggestive. \u00c8 percezione condivisa dai francesi che i figli siano non solo una fonte di affetti famigliari, ma anche una risorsa collettiva: il contesto normativo e le prassi sociali sono orientati a dare alle famiglie la sensazione che i figli non saranno lasciati soli in caso di difficolt\u00e0, che le difficolt\u00e0 ci siano oppure siano solo potenziali. Anche le imprese favoriscono la maternit\u00e0 con il part-time, il lavoro a distanza e contributi alle spese correlate alla natalit\u00e0. Ecco perch\u00e9 la Francia \u00e8 solo sfiorata dal problema della denatalit\u00e0. La stessa convinzione dei figli come patrimonio (anche) della collettivit\u00e0 pervade le norme e le prassi di Svezia, Regno Unito e Germania, altri Stati europei che hanno rovesciato la tendenza al declino della natalit\u00e0. Naturalmente, la mentalit\u00e0 della gente non si cambia n\u00e9 facilmente, n\u00e9 d\u2019improvviso. Bisogna investire, economicamente e culturalmente, con pazienza e determinazione.<\/p>\n<p>Anche questi Paesi hanno inserito una decisione strettamente individuale, qual \u00e8 quella di procreare, in un problema della collettivit\u00e0, con solo lievi differenze ideologiche tra partiti sul modo per risolverlo, ma con l\u2019obiettivo comune di far crescere la propensione nelle famiglie. La propensione a generare pu\u00f2 essere rinforzata rimuovendo, per quanto possibile, l\u2019aleatoriet\u00e0 del futuro che molti percepiscono come ostativa a mettere al mondo figli che si troverebbero ad affrontare foreste di difficolt\u00e0. Non si parla, ovviamente, dell\u2019incertezza fisiologica sul futuro, nel senso che il futuro \u00e8 per sua natura incerto. Anzi, si pu\u00f2 dire che, per fortuna, lo \u00e8. Si parla, invece, di un futuro percepito ad alto rischio di pandemie, guerre improvvise e disastri naturali che possono rendere dura la vita anche per chi non ne \u00e8 causa diretta. Va detto che questa percezione \u00e8 presente anche nel retropensiero dei cittadini degli Stati che hanno invertito la tendenza alla denatalit\u00e0.<\/p>\n<p>Ci sembra, tuttavia, che vi si possa, almeno parzialmente, rimediare socializzando il futuro, ossia cercando di anticiparlo immaginando i problemi plausibili e le relative soluzioni. Immaginare il futuro collettivo, discutere con altri le soluzioni ai problemi che si possono presentare, esercitare la fantasia nella soluzione di problemi di fondo, tutto questo pu\u00f2 circoscrivere l\u2019aleatoriet\u00e0 degli eventi, aleatoriet\u00e0 che si pu\u00f2 trasformare in terrore per il futuro. Un terrore altrimenti paralizzante.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.ilsussidiario.net\/news\/italia-i-numeri-neri-della-denatalita-come-francia-svezia-e-regno-unito-hanno-invertito-la-tendenza\/2643673\/\">https:\/\/www.ilsussidiario.net\/news\/italia-i-numeri-neri-della-denatalita-come-francia-svezia-e-regno-unito-hanno-invertito-la-tendenza\/2643673\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di IL SUSSIDIARIO (Luigi Fabbris) Crisi e conflitti limitano la procreazione. L\u2019ostacolo all\u2019aumento della natalit\u00e0 \u00e8 l\u2019incertezza per il futuro. 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