{"id":83271,"date":"2024-01-12T09:25:55","date_gmt":"2024-01-12T08:25:55","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=83271"},"modified":"2024-01-11T09:28:17","modified_gmt":"2024-01-11T08:28:17","slug":"disastri-ambientali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=83271","title":{"rendered":"Disastri ambientali"},"content":{"rendered":"<p><strong>di DOPPIOZERO (Davide Papotti)<\/strong><\/p>\n<div class=\"max-w-[838px]\">\n<div class=\"clearfix text-formatted field field--name-body field--type-text-with-summary field--label-hidden field__item\">\n<p>Nella societ\u00e0 contemporanea il dominio del visuale appare incontrastato, in pi\u00f9 ambiti e in diverse prospettive. La comunicazione mediatica, infatti, \u00e8 sempre di pi\u00f9 trasmissione e condivisione di immagini; l\u2019accessibilit\u00e0 ai\u00a0<em>mass media<\/em>\u00a0fondati su un portato visuale \u00e8 sempre pi\u00f9 ubiqua, portatile e capillare; nel mondo dei\u00a0<em>social media<\/em>, per esistere occorre essere visibili. Con la consueta acutezza e lucidit\u00e0, aveva visto bene Italo Calvino, che, nelle sue\u00a0<em>Lezioni americane<\/em>, dedic\u00f2 la quarta delle Norton Lectures che avrebbe dovuto tenere nell\u2019anno accademico 1985-86 alla Harvard University proprio al tema della visibilit\u00e0: \u201cSe ho incluso la Visibilit\u00e0 nel mio elenco di valori da salvare \u00e8 per avvertire del pericolo che stiamo correndo di perdere una facolt\u00e0 umana fondamentale: il potere di mettere a fuoco visioni a occhi chiusi, di far scaturire colori e forme dall\u2019allineamento di caratteri alfabetici neri su una pagina bianca, di pensare per immagini\u201d (p. 69). La preoccupazione che attraversa la dotta lezione di Calvino (fondamentalmente una riflessione sul rapporto fra mente creativa e immaginario) ha purtroppo trovato radicate e pervasive conferme in una societ\u00e0, quale quella contemporanea, che ha fatto della visibilit\u00e0 una dimensione di superficie, inevitabilmente effimera, sinonimo di semplificazione.<\/p>\n<p>Come ovvia conseguenza di questo impero della visibilit\u00e0 futile, ci\u00f2 che non \u00e8 immerso nel continuo turbinio della volatile comunicazione sociale quotidiana sembra non esistere affatto. Non si tratta per\u00f2 soltanto di una questione di celebrit\u00e0, di numero di\u00a0<em>followers<\/em>, di successo dell\u2019<em>influencer<\/em>\u00a0di turno. Il dominio di un certo tipo di visibilit\u00e0, come gi\u00e0 aveva intuito Calvino, intacca le potenzialit\u00e0 cognitive non soltanto dei singoli individui, ma anche della societ\u00e0 nel suo complesso. Se il mondo occidentale ha da secoli percorso un itinerario di rafforzamento della dimensione visuale, l\u2019attuale posizione dominante di questo approccio sensoriale rischia un carattere di monopolio, con forti ripercussioni sulla coscienza e sulla conoscenza espresse dalle societ\u00e0: ci\u00f2 che non \u00e8 immediatamente visibile non \u00e8 pi\u00f9 degno di attenzione.<\/p>\n<p>La mancanza di visibilit\u00e0 non soltanto inficia profondamente la conoscenza, ma pu\u00f2 anche possedere gravi ripercussioni pratiche: basti pensare come l\u2019invisibilit\u00e0 di certi fenomeni diventi assai pericolosa quando si tratta di inquinamento o di rischio ambientale. In questi ambiti, ci\u00f2 che \u00e8 invisibile pu\u00f2 essere altrettanto pericoloso di ci\u00f2 che ottiene subito un riscontro di visibilit\u00e0 e, quindi, di riconoscibilit\u00e0. Non a caso sul problema della vista (e della sua assenza), lo scrittore portoghese Jos\u00e8 Saramago ha impostato l\u2019inquietante metafora di uno dei suoi romanzi pi\u00f9 celebri,\u00a0<em>Ensaio sobre a Cegueira<\/em>\u00a0(1995; nell\u2019edizione italiana il titolo \u00e8 stato semplificato in\u00a0<em>Cecit\u00e0<\/em>). In relazione ai problemi ambientali, ed alla loro \u201cinvisibilit\u00e0\u201d in gran parte della letteratura contemporanea, lo scrittore indiano Amitav Gosh ha pubblicato un illuminante saggio che nell\u2019edizione italiana \u00e8 stato tradotto ricorrendo di nuovo a una metafora legata al senso della vista:\u00a0<em>La grande cecit\u00e0. Il cambiamento climatico e l\u2019impensabile<\/em>\u00a0(nell\u2019edizione originale in inglese, del 2016, il titolo \u00e8 \u201c<em>The Great Derangement<\/em>\u201d, parola che pu\u00f2 significare sia \u201cdisordine\u201d, \u201cdisallineamento\u201d in generale, ma anche una vera e propria malattia mentale).<\/p>\n<p>Il mondo dell\u2019ecologia \u00e8 un mondo complesso: fatto di correlazioni, di legami, non sempre intuitivi, percepibili, riconoscibili. Eppure su questo fronte, come dovrebbe essere ormai evidente, \u00e8 in gioco la sopravvivenza stessa della specie umana. Per comprendere appieno il nesso che, nella presa di coscienza delle problematiche ecologiche, sussiste fra percezione sensoriale, modalit\u00e0 conoscitiva e coscienza individuale\/collettiva occorrono competenze multiple, che attraversano la psicologia cognitiva, la psicologia sociale, la sociologia, la geografia della percezione, l\u2019ecologia, la chimica, la fisica.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/978880625863HIG.jpeg\" alt=\"n\" width=\"800\" height=\"1232\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"b5df761f-8e1d-4511-a6c4-97e1892104c1\" \/><\/p>\n<p>Una lettura convincente, ed avvincente, di questa complessit\u00e0 ci viene ora dal volume\u00a0<em>Violenza invisibile. Anatomia dei disastri ambientali<\/em>, di Adriano Zamperini (Einaudi, 2023), in cui l\u2019autore, oltre ad offre i presupposti terminologici e concettuali per affrontare correttamente questa complessit\u00e0 (parlando ad esempio di \u201cterritorializzazione del s\u00e9\u201d, un termine che efficacemente esemplifica e riassume i fervidi incroci interdisciplinari che la psicologia sociale intrattiene con la geografia, la sociologia, l\u2019antropologia), ne analizza le componenti in quello che egli definisce il \u201ctriangolo della violenza\u201d: \u201cLa mano invisibile dei perpetratori \u201cIl danno invisibile delle vittime\u201d e \u201cLa violenza invisibile agli occhi degli spettatori\u201d.<\/p>\n<p>Tutto questo entro un orizzonte definito da due parole chiave: \u201cGiustizia e sicurezza\u201d. La prima per fungere da antidoto alla violenza, la seconda come filtro conoscitivo cruciale per comprendere le dinamiche sociali del nostro tempo; la domanda di sicurezza, in diversi ambiti, \u00e8 infatti uno dei nodi centrali della politica contemporanea.<\/p>\n<p>Le pagine di Zamperini conducono il lettore ad una lucida consapevolezza dei fenomeni che governano la \u201cviolenza invisibile\u201d, cio\u00e8 tutte le forme di danno ambientale prodotte dall\u2019azione umana che non possiedono un\u2019immediata percettibilit\u00e0 sensoriale. Basti pensare alle radiazioni nucleari, la cui presenza, in caso di incidenti (la memoria corre subito al caso di Chernobyl e a quello, pi\u00f9 recente, di Fukushima) \u00e8 rilevabile soltanto attraverso strumentazione tecnica. Oppure all\u2019inquinamento delle falde acquifere, come nel caso della contaminazione da PFAS (sostanze perfluoroalchiliche) del Veneto (e in generale di tutto il bacino del fiume Po; Zamperini da anni segue come studioso le dinamiche socio-psicologiche legate a questo grave tipo di inquinamento). La prima caratteristica della \u201cviolenza invisibile\u201d \u00e8 certamente questa mancanza di riconoscibilit\u00e0 sensoriale ed organolettica; ma non si tratta dell\u2019unico aspetto subdolamente pericoloso. Come gi\u00e0 Rob Nixon, nel suo volume\u00a0<em>Slow Violence and the Environmentalism of the Poor<\/em>\u00a0(2011) aveva correttamente spiegato, la violenza ambientale pu\u00f2 spesso mascherarsi attraverso la diluizione nel tempo. Non soltanto nell\u2019estensione temporale delle cause, e quindi dell\u2019esposizione alla contaminazione, ma anche per quanto riguarda la lunga durata degli effetti; anche in questo caso, basti pensare all\u2019inerzia temporale dei grandi disastri ambientali provocati da attivit\u00e0 nucleari o chimiche. In ultimo, a comporre il quadro della violenza invisibile, vi \u00e8 la disuguaglianza sociale. Trattandosi di forme complesse e striscianti di violenza ambientale, la presa di coscienza, la divulgazione e la presa in carico dei problemi possono essere correlati a fattori sociali, come il livello di istruzione, la condizione economica, la disponibilit\u00e0 di tempo e di risorse da poter dedicare al problema. Spesso sono dunque gli strati sociali svantaggiati ad essere i pi\u00f9 colpiti da questo tipo di violenza, con forme di colpevolizzazione della vittima efficacemente spiegate ed esemplificate nel volume di Zamperini, che ci restituisce con lucida spietatezza gli interessi economici che regolano ed inficiano il diritto alla salute delle popolazioni. Si tratta di informazioni che dovrebbero essere rese disponibili al maggior numero di persone possibile, anche nelle opportune sedi di istruzione scolastica ed universitaria. Per rendere, appunto, certi tipi di violenza pi\u00f9 \u201cvisibili\u201d, per farli uscire da quel cono d\u2019ombra all\u2019interno del quale essi continuano a coltivare una efferata dannosit\u00e0. E per restituire al termine \u201cvisibilit\u00e0\u201d la pregnante utopia calviniana, che prevedeva la possibilit\u00e0 di vedere, attraverso l\u2019immaginazione, anche l\u2019invisibile.<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/disastri-ambientali\">https:\/\/www.doppiozero.com\/disastri-ambientali<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<div class=\"text-azzurro text-xl py-3\"><\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di DOPPIOZERO (Davide Papotti) Nella societ\u00e0 contemporanea il dominio del visuale appare incontrastato, in pi\u00f9 ambiti e in diverse prospettive. La comunicazione mediatica, infatti, \u00e8 sempre di pi\u00f9 trasmissione e condivisione di immagini; l\u2019accessibilit\u00e0 ai\u00a0mass media\u00a0fondati su un portato visuale \u00e8 sempre pi\u00f9 ubiqua, portatile e capillare; nel mondo dei\u00a0social media, per esistere occorre essere visibili. 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