{"id":83357,"date":"2024-01-19T09:47:40","date_gmt":"2024-01-19T08:47:40","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=83357"},"modified":"2024-01-16T11:25:19","modified_gmt":"2024-01-16T10:25:19","slug":"sarajevo-la-foto-dei-poeti-che-corrono","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=83357","title":{"rendered":"Sarajevo, la foto dei poeti che corrono"},"content":{"rendered":"<p><strong>di OSSERVATORIO CAUCASO E BALCANI (Mario Boccia)<\/strong><\/p>\n<div class=\"image\"><img decoding=\"async\" class=\"img-responsive\" title=\"Settembre 1993  Sarajevo - una coppia corre sotto le granate sulla Titova \u00a9 Mario Boccia\" src=\"https:\/\/www.balcanicaucaso.org\/var\/obc\/storage\/images\/aree\/bosnia-erzegovina\/sarajevo-la-foto-dei-poeti-che-corrono-229356\/2202039-14-ita-IT\/Sarajevo-la-foto-dei-poeti-che-corrono.jpg\" alt=\"Settembre 1993  Sarajevo - una coppia corre sotto le granate sulla Titova \u00a9 Mario Boccia\" \/><\/p>\n<div class=\"caption\">\n<p>Settembre 1993\u00a0 Sarajevo &#8211; una coppia corre sotto le granate sulla Titova \u00a9 Mario Boccia<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>Il 30 settembre 1993, durante l\u2019assedio di Sarajevo, mentre cadevano granate di mortaio, Mario Boccia scatt\u00f2 una foto: uno uomo e una donna, che corrono tenendosi per mano. Solo anni dopo scopre che l&#8217;uomo fotografato \u00e8 il poeta, recentemente scomparso, Had\u017eem Hajdarevi\u0107 con la sua compagna<\/p>\n<p><em>(Originariamente pubblicato su\u00a0<a title=\"Link a Erodoto\" href=\"https:\/\/www.erodoto108.com\/storia-di-una-fotografia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Erodoto\u00a0<i class=\"fa fa-external-link\"><\/i>\u00a0<\/a>il 10 gennaio 2024)<\/em><\/p>\n<p>Una fotografia ha una vita propria. Le informazioni che porta con s\u00e9 possono prescindere anche dalla consapevolezza del suo autore. Il senso di un\u2019immagine \u00e8 negli occhi di chi la guarda.<\/p>\n<p>Non sono uno storico della fotografia, ma ci sono esempi famosi a riguardo. Nel 1968, Edward Adams vinse il premio Pulitzer scattando una foto al generale sud-vietnamita Nguy\u1ec5n Ng\u1ecdc Loan mentre sparava alla testa di un prigioniero vietcong con le mani legate. Un\u2019immagine di una violenza inaudita che aliment\u00f2 la protesta contro la guerra del Vietnam in tutto il mondo. Il suo autore pensava esattamente l\u2019opposto. Per Adams quell\u2019assassino era un eroe che combatteva per una causa giusta e aveva il diritto di sparare a un nemico che non meritava rispetto perch\u00e9 non indossava una divisa. Leggendo le sue parole, possiamo immaginarlo mentre si congratula col boia e lo ringrazia per avergli lasciato fare una foto che sapeva di poter vendere bene (tra gli inviati di guerra non c\u2019\u00e8 limite alla spregevolezza).<\/p>\n<p>La storia che voglio raccontare \u00e8 quella di una foto scattata il 30 settembre 1993, durante l\u2019assedio di Sarajevo, mentre cadevano granate di mortaio sul centro della citt\u00e0, sparate dalle postazioni serbo-bosniache.<\/p>\n<div class=\"embed object-center\">\n<div class=\"content-view-embed\">\n<div class=\"class-image\">\n<div class=\"attribute-image\"><img decoding=\"async\" class=\"img-responsive\" title=\"\" src=\"https:\/\/www.balcanicaucaso.org\/var\/obc\/storage\/images\/media\/images\/settembre-1993-sarajevo-una-coppia-corre-sotto-le-granate-sulla-titova-c-mario-boccia\/2202096-4-ita-IT\/Settembre-1993-Sarajevo-una-coppia-corre-sotto-le-granate-sulla-Titova-C-Mario-Boccia.jpg\" alt=\"\" \/><\/div>\n<div class=\"attribute-caption\">\n<p>Settembre 1993,\u00a0 Sarajevo &#8211; una coppia corre sotto le granate sulla Titova \u00a9 Mario Boccia<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>Pochi attimi prima ne avevo scattata un\u2019altra, che ebbe pi\u00f9 opportunit\u00e0 di essere conosciuta. Era la foto della \u201cragazza che corre\u201d. In occasione del ventennale di quello scatto, la sua storia fu pubblicata sulla rivista Erodoto108, sul sito di Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa e su Repubblica-online. La traduzione del testo in bosniaco e la sua ripubblicazione a Sarajevo mi hanno permesso di ricevere un messaggio inaspettato:\u00a0<em>\u201cSono io la ragazza che corre, volevo dirle che sono sopravvissuta, mi chiamo Bojana D.\u201d<\/em><\/p>\n<div class=\"embed object-center\">\n<div class=\"content-view-embed\">\n<div class=\"class-image\">\n<div class=\"attribute-image\"><img decoding=\"async\" class=\"img-responsive\" title=\"\" src=\"https:\/\/www.balcanicaucaso.org\/var\/obc\/storage\/images\/media\/images\/settembre-1993-sarajevo-la-ragazza-che-corre-sulla-titova-c-mario-boccia\/2202103-1-ita-IT\/Settembre-1993-Sarajevo-la-ragazza-che-corre-sulla-Titova-C-Mario-Boccia.jpg\" alt=\"\" \/><\/div>\n<div class=\"attribute-caption\">\n<p>Settembre 1993, Sarajevo &#8211; la ragazza che corre sulla Titova \u00a9 Mario Boccia<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>La foto protagonista di questa storia \u00e8 molto meno nota, perch\u00e9 meno pubblicata. Le persone che corrono sono due, un uomo e una donna, e lo fanno tenendosi per mano. Corrono verso di me, sullo stesso marciapiede, dove Bojana li aveva appena preceduti.<\/p>\n<p>In quel tratto la via allora si chiamava \u201cMaresciallo Tito\u201d. Dopo la guerra la grande strada dedicata al maresciallo esiste ancora, ma ha cambiato nome nel punto dove si stringe e si infila nel centro storico, all\u2019altezza della \u201cVje\u010dna Vatra\u201d (la fiamma eterna, che ricorda la liberazione della citt\u00e0 dai nazisti) la strada oggi \u00e8 dedicata a Mula Mustafa Ba\u0161eskija, uno scrittore di Sarajevo nato nel 1731 e morto il 18 agosto 1809 (*).<\/p>\n<p>Duecento metri pi\u00f9 avanti c\u2019\u00e8 il mercato all\u2019aperto pi\u00f9 popolare del centro storico di Sarajevo: \u201cMarkale\u201d. Un luogo tristemente famoso per due stragi di civili, entrambe causate da granate di mortaio serbo-bosniache che segnarono una svolta nella guerra di Bosnia (5 febbraio 1994: 68 morti e 144 feriti; 28 febbraio 1995: 43 morti e 75 feriti). Dentro Markale, tra i palazzi, si era protetti dai colpi dei tiratori scelti, ma non dalle granate di mortaio che cadono dall\u2019alto.<\/p>\n<p>Markale \u00e8 anche il mercato dove incontrai una donna che teneva aperto il suo banco di fiori, durante la guerra. Spesso i fiori erano di carta, perch\u00e9 quelli freschi erano difficili da trovare. \u201cLa Fioraia di Sarajevo\u201d non volle dirmi a quale etnia appartenesse, n\u00e9 il suo nome, per evitare che lo capissi dalla sua risposta. \u201c<em>Sono nata a Sarajevo<\/em>\u201d, \u201cSono fioraia\u201d, mi disse, e continu\u00f2 a esserlo finch\u00e9 le fu possibile. Vendeva il superfluo accanto al necessario. C\u2019era poco dell\u2019uno e dell\u2019altro, ma entrambi erano beni essenziali per resistere e sopravvivere. Erano \u201cIl pane e le rose\u201d.<\/p>\n<div class=\"embed object-center\">\n<div class=\"content-view-embed\">\n<div class=\"class-image\">\n<div class=\"attribute-image\"><img decoding=\"async\" class=\"img-responsive\" title=\"\" src=\"https:\/\/www.balcanicaucaso.org\/var\/obc\/storage\/images\/media\/images\/sarajevo-la-fioraia-di-markale-foto-c-mario-boccia\/2202110-1-ita-IT\/Sarajevo-la-fioraia-di-Markale-foto-C-Mario-Boccia.jpg\" alt=\"\" \/><\/div>\n<div class=\"attribute-caption\">\n<p>Sarajevo, la fioraia di Markale &#8211; foto \u00a9 Mario Boccia<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>La foto della Fioraia era sconosciuta perch\u00e9 nessuno la volle pubblicare a suo tempo. Non era una storia attraente per photo-editor e capi-servizio. Vent\u2019anni fa\u00a0<a title=\"Link a la pubblicai come ricordo personale\" href=\"https:\/\/www.balcanicaucaso.org\/aree\/Bosnia-Erzegovina\/La-fioraia-di-Sarajevo-192501\">la pubblicai come ricordo personale<\/a>\u00a0sul sito di Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa (e poi di nuovo nel 2019). La lessero un\u2019artista e un editore coraggiosi e mi convinsero a farne\u00a0<a title=\"Link a un albo illustrato\" href=\"https:\/\/www.balcanicaucaso.org\/aree\/Italia\/Mario-Boccia-la-lezione-di-vita-dalla-fioraia-di-Sarajevo-212498\">un albo illustrato<\/a>. Grazie a loro, la fioraia e i suoi fiori sono entrati in tante scuole, primarie e secondarie, come esempio di un\u2019identit\u00e0 moderna, molteplice e inclusiva, com\u2019era quella bosniaca.<\/p>\n<p>Sempre sulla stessa via c\u2019era un piccolo albergo abbandonato che si chiamava \u201cStari Grad\u201d (citt\u00e0 vecchia). In quei giorni, con Edoardo G. de \u201cIl Manifesto\u201d, dormivamo l\u00ec, ospiti del gruppo di volontari \u201cBeati i Costruttori di Pace\u201d. Con loro c\u2019era anche Moreno Locatelli e diventammo amici. Tre giorni dopo quelle due foto scattate durante il bombardamento di granate,\u00a0<a title=\"Link a Moreno fu ucciso\" href=\"https:\/\/www.balcanicaucaso.org\/aree\/Bosnia-Erzegovina\/Moreno-Locatelli-morire-di-pace-a-Sarajevo-227451\">Moreno fu ucciso<\/a>\u00a0da una raffica di Kalashnikov sul ponte di Vrbanja. Era il 3 ottobre del 1993. A sparare, quella volta, non furono i serbo-bosniaci, ma questa \u00e8 un\u2019altra storia.<\/p>\n<p>Scattai la foto di quei due ragazzi che correvano tenendosi per mano perch\u00e9 per me la forza era in quel dettaglio. Forse la velocit\u00e0 della corsa era compromessa e si rischiava di pi\u00f9, ma si rimaneva insieme. In occasione del trentennale dell\u2019assedio di Sarajevo l\u2019ho pubblicata su un social, insieme ad altre, e la foto ha ripreso vita.<\/p>\n<p>Srdjan, che scrive dal Kosovo e a volte usa l\u2019alfabeto cirillico per i suoi post, scrive :<em>\u00a0\u201cQuello sulla sinistra \u00e8 il poeta\u00a0<\/em><em>Had\u017eem Hajdarevi\u0107<\/em><em>! Grande foto!\u201d<\/em><\/p>\n<hr \/>\n<div class=\"panel panel-primary object-right hidden-xs hidden-sm\">\n<div class=\"panel-heading\">\n<table style=\"border-collapse: collapse;width: 100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td style=\"width: 100%\">\n<div class=\"panel-heading\">\n<h3 class=\"panel-title\">Had\u017eem Hajdarevi\u0107<\/h3>\n<\/div>\n<div class=\"panel-body\">\n<p>Had\u017eem Hajdarevi\u0107 \u00e8 nato il 18 luglio 1956 vicino a\u00a0Fo\u010da,\u00a0<a title=\"Link a \u00e8 morto a Sarajevo il 4 dicembre 2023\" href=\"https:\/\/www.slobodna-bosna.ba\/vijest\/329867\/u_67_godini_u_sarajevu_preminuo_hadzem_hajdarevic_pjesnik_prozni_pisac_esejist_publicist_urednik.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">\u00e8 morto a Sarajevo il 4 dicembre 2023\u00a0<i class=\"fa fa-external-link\"><\/i>\u00a0<\/a>. Laureato in lingua e letteratura presso la Facolt\u00e0 di Filosofia di Sarajevo, negli ultimi 20 anni ha lavorato presso l&#8217;Istituto di Lingua dell&#8217;Universit\u00e0 di Sarajevo, dal 2018 presidente dell&#8217;associazione degli scrittori della BiH. Poeta, scrittore, saggista, pubblicista, redattore e curatore di pubblicazioni di altri autori, ha pubblicato 12 libri di poesie. Libri di versi selezionati di Hajdarevi\u0107 sono stati pubblicati in bulgaro, francese, inglese, sloveno, polacco e tedesco. \u00c8 stato tradotto anche in arabo, fiammingo, ungherese, macedone, danese, russo, italiano, turco, ucraino e altre lingue. Ha ottenuto diversi premi letterari tra i quali\u00a0<em>Trebinjskih ve\u010deri poezije<\/em>\u00a0(1981),\u00a0<em>Skender Kulenovi\u0107<\/em>\u00a0(1996),\u00a0<em>Planjaxova<\/em>\u00a0(2005) e una serie d&#8217;altri premi nel paese e nella regione.<\/p>\n<\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/div>\n<div class=\"panel-body\">\n<hr \/>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>Non so rispondergli, ma lo fa subito Tvrtko da Zagabria, una persona di grande cultura che conosco. \u00c8 un letterato che, tra tante cose, ha curato la traduzione del carteggio tra Erri de Luca e\u00a0<a title=\"Link a Izet Sarajli\u0107\" href=\"https:\/\/www.balcanicaucaso.org\/aree\/Bosnia-Erzegovina\/Ricordando-Izet-103970\">Izet Sarajli\u0107<\/a>\u00a0durante l\u2019assedio di Sarajevo. Tvrtko conferma che si tratta proprio di lui, del poeta Had\u017eem Hajdarevi\u0107, e aggiunge che la donna accanto a lui \u00e8 Amra S. la sua compagna di allora.<\/p>\n<p>Poco dopo, da Sarajevo, mi arriva la conferma del protagonista: Had\u017eem scrive una sola parola, usando due lingue:<em>\u00a0\u201cHvala! Grazie!\u201d<\/em><br \/>\nTvrtko mi chiama, e mi racconta dettagli del momento che stavano vivendo quei due ragazzi, e del dramma affrontato nel dopoguerra. Qualcosa di dolorosamente personale che rimarr\u00e0 tra noi.<\/p>\n<p>Trent\u2019anni dopo lo scatto, quella foto ci informa che a Sarajevo, il 30 settembre 1993, qualcuno sparava ai poeti. Ma c\u2019\u00e8 anche qualcosa di pi\u00f9, non meno importante. Attorno alla foto dei \u201cpoeti che corrono tenendosi per mano\u201d tre amici hanno dialogato a distanza. Se osserviamo sulla carta i luoghi da dove \u00e8 avvenuto il loro scambio di messaggi, in mezzo c\u2019\u00e8 quasi tutta la Jugoslavia, un paese che non esiste pi\u00f9. Da Pristina a Zagabria, passando per Sarajevo, sono circa 900 km. Per percorrerli oggi ci vuole il passaporto e bisogna attraversare quattro o cinque confini. Dieci anni di guerra (1991-2001), propaganda etno-nazionalista, costruzione dell\u2019odio, dolore, rancori contrapposti e un accordo di pace che ha calpestato l\u2019identit\u00e0 bosniaca, non sono riusciti a interrompere i rapporti fra tre amici, n\u00e9 l\u2019amore per la letteratura e la loro terra.<\/p>\n<p>Dopo quel dialogo a distanza Had\u017eem, poeta e scrittore pluripremiato, mand\u00f2 una poesia a Tvrtko perch\u00e9 la traducesse in italiano. In letteratura i traduttori sono importanti, bisogna fidarsi di loro.<\/p>\n<p>Avrei voluto incontrare Had\u017eem a Sarajevo, ma non ho fatto in tempo. Had\u017eem ci ha lasciato il 4 dicembre 2023. Aveva sessantasette anni.<\/p>\n<p>Durante la commemorazione. La sindaca di Sarajevo Benjamina Kari\u0107 ha detto<em>:\u00a0<\/em><em>\u201cQuando gli ho fatto gli auguri per il Bajram, lui ha risposto: &#8216;mi auguro che possiamo avere tutti un felice Bajram e tutte le feste di questo mondo&#8217;.\u201d<\/em><\/p>\n<p>\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2013<\/p>\n<p>(*) il 18 agosto 1809 \u00e8 la data di morte di Mula Mustafa Ba\u0161eskija. Nella strada che oggi porta il suo nome ho scattato le foto della \u201cFioraia di Sarajevo\u201d, della \u201cRagazza che corre\u201d e dei \u201cPoeti che corrono dandosi la mano\u201d. Il 18 agosto \u00e8 anche il giorno del mio compleanno (146 anni dopo).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Mario Boccia \u00e8 fotoreporter e giornalista professionista. Collabora con diverse testate e ha inoltre realizzato mostre fotografiche e pubblicazioni cartacee in collaborazione con soggetti della societ\u00e0 civile e della cooperazione internazionale italiana<\/em><\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.balcanicaucaso.org\/aree\/Bosnia-Erzegovina\/Sarajevo-la-foto-dei-poeti-che-corrono-229356\">https:\/\/www.balcanicaucaso.org\/aree\/Bosnia-Erzegovina\/Sarajevo-la-foto-dei-poeti-che-corrono-229356<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di OSSERVATORIO CAUCASO E BALCANI (Mario Boccia) Settembre 1993\u00a0 Sarajevo &#8211; una coppia corre sotto le granate sulla Titova \u00a9 Mario Boccia Il 30 settembre 1993, durante l\u2019assedio di Sarajevo, mentre cadevano granate di mortaio, Mario Boccia scatt\u00f2 una foto: uno uomo e una donna, che corrono tenendosi per mano. Solo anni dopo scopre che l&#8217;uomo fotografato \u00e8 il poeta, recentemente scomparso, Had\u017eem Hajdarevi\u0107 con la sua compagna (Originariamente pubblicato su\u00a0Erodoto\u00a0\u00a0il 10 gennaio 2024) Una&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":109,"featured_media":83360,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/300px-OBCT_Logo_with_text-1.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-lGt","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/83357"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/109"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=83357"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/83357\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":83361,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/83357\/revisions\/83361"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/83360"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=83357"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=83357"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=83357"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}