{"id":83392,"date":"2024-01-16T13:11:16","date_gmt":"2024-01-16T12:11:16","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=83392"},"modified":"2024-01-16T13:11:16","modified_gmt":"2024-01-16T12:11:16","slug":"tensioni-nel-mar-rosso-come-cambia-lo-scenario-in-medio-oriente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=83392","title":{"rendered":"Tensioni nel Mar Rosso: come cambia lo scenario in Medio Oriente"},"content":{"rendered":"<p><strong>DA CeSI | CENTRO STUDI INTERNAZIONALI (Di Giuseppe Dentice)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-83393 aligncenter\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Yemen-Houthi_The-Independent-300x200.webp\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Yemen-Houthi_The-Independent-300x200.webp 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Yemen-Houthi_The-Independent-1024x682.webp 1024w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Yemen-Houthi_The-Independent-768x511.webp 768w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Yemen-Houthi_The-Independent-1536x1022.webp 1536w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Yemen-Houthi_The-Independent.webp 1920w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel corso del weekend appena trascorso,\u00a0<strong>Stati Uniti e Regno Unito hanno condotto 73 attacchi aerei contro postazioni, infrastrutture e facilities di vario tipo riconducibili alle milizie yemenite degli Houthi<\/strong>\u00a0. Un passaggio che segna, quindi, un nuovo step escalatorio nelle dinamiche regionali in senso stretto e nell\u2019economia del confronto asimmetrico tra le potenze dell\u2019area MENA.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Gli\u00a0<em>strikes<\/em>\u00a0aerei anglo-americani sono stati infatti una risposta diretta alla lunga serie di attacchi Houthi (27 dagli inizi di novembre) contro navi e imbarcazioni civili (mercantili e container) che attraversavano lo Stretto di Bab al-Mandeb, nel Mar Rosso, come rappresaglia per l\u2019invasione israeliana di Gaza.\u00a0<strong>Gli attacchi droni e missilistici condotti dalle milizie sciite zaydite hanno colpito un\u2019arteria sistemica dei traffici globali, pari al 12% del commercio internazionale (anche energetico) e al 33% del traffico mondiale di container<\/strong>\u00a0. Queste azioni hanno provocato un calo consistente dei passaggi mercantili nell\u2019area (circa il 40%) e una quadruplicazione in media dei costi di carburanti e trasporti, con conseguenti ritardi nella consegna delle merci (di 12-15 giorni in pi\u00f9). L\u2019iniziativa di Washington e Londra ha di fatto degradato in buona parte la capacit\u00e0 operativa e militare delle milizie yemenite, ma \u00e8 innegabile che tutto ci\u00f2 non comporter\u00e0 una riduzione in toto della portata della minaccia rappresentata, n\u00e9 il rischio di un riproporsi di medesime condizioni in un prossimo futuro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Inoltre,\u00a0<strong>gli\u00a0<em>strikes<\/em>\u00a0di USA e Regno Unito hanno contribuito ad ampliare la portata geografica del conflitto regionale oltre lo scenario principale di Gaza<\/strong>\u00a0, rendendo la situazione ancora pi\u00f9 sensibile a prossimi allargamenti e minacce. Altres\u00ec,\u00a0<strong>tale condizione ha rappresentato un fattore di novit\u00e0 per tutti gli attori coinvolti pi\u00f9 o meno direttamente nella dinamica militare, favorendo di fatto un cambio di passo favorevole soprattutto per Houthi e Israele<\/strong>\u00a0. Una dinamica, infatti, che ben si adatta agli Houthi, in quanto permette loro di agire con un doppio cappello (di dialogo e di offesa) usando il consueto strumento del \u201cbastone\u201d (attacchi militari ora ad ampio raggio) e della \u201ccarota\u201d (volont\u00e0 di portare avanti il dialogo nazionale in Yemen). Quindi,\u00a0<strong>sfruttare la causa palestinese in maniera funzionale per giustificare gli attacchi al commercio marittimo globale, condizionandone le capacit\u00e0 strategiche, ed esercitare nuove e pi\u00f9 pressioni multilivello nei confronti di Stati Uniti e Arabia Saudita<\/strong>\u00a0\u2013 attori coinvolti nelle dinamiche yemenite. Quindi, lo sforzo degli Houthi di inserirsi nel conflitto di Gaza \u00e8 finalizzato a rafforzare la sua base di consenso domestica e ad arginare le opposizioni interne (governo lealista di Aden) e straniere (USA e Arabia Saudita), cementando al contempo il posizionamento e lo status regionale del movimento nel cosiddetto \u201casse di resistenza\u201d a guida iraniana, di cui fanno parte anche Hezbollah e Hamas.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La situazione \u00e8 altrettanto vantaggiosa per Israele:\u00a0<strong>l\u2019 escalation nel Mar Rosso e un possibile incapsulamento di Hezbollah nella dinamica in corso contro Tel Aviv ha gi\u00e0 avuto il merito di spostare l\u2019attenzione internazionale da Gaza e dalla Cisgiordania<\/strong>\u00a0. Al contempo, tutto ci\u00f2 ha permesso un maggiore e pi\u00f9 diretto coinvolgimento degli Stati Uniti negli scenari di crisi, indirizzando il focus sul ruolo e i rapporti dell\u2019Iran con i suoi\u00a0<em>proxies<\/em>\u00a0regionali in Iraq, Siria, Libano e Yemen. Allo stesso tempo,\u00a0<strong>l\u2019\u00a0<em>escalation<\/em>\u00a0del conflitto rafforza anche la visione del conflitto portata avanti dall\u2019esecutivo Netanyahu<\/strong>\u00a0, il quale punta a sfruttare le tensioni con l\u2019Iran e i suoi partner regionali per rimanere il pi\u00f9 a lungo possibile al potere a Tel Aviv. Ci\u00f2 nonostante il netto crollo nei sondaggi e di fiducia del Premier anche dinanzi ai suoi alleati radicali di governo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Proprio Teheran, rimasta essenzialmente ai margini del conflitto tra Israele e Hamas, ha mantenuto un ruolo ambivalente di pressione e di apertura al dialogo, bench\u00e9 continui a professare un disinteresse a non farsi coinvolgere in una guerra dal potenziale regionale. Tuttavia,\u00a0<strong>l\u2019attivazione dello scenario yemenita<\/strong>\u00a0\u2013 nel quale comunque il ruolo iraniano rimane per lo pi\u00f9 convergente con l\u2019agenda degli Houthi e in funzione anti-saudita \u2013\u00a0<strong>e, soprattutto, di quello libanese<\/strong>\u00a0\u2013 specie nel caso in cui Hezbollah dovesse essere trascinata nello scontro Israele \u2013,\u00a0<strong>avrebbe effetti non definiti ma pi\u00f9 esasperanti, nei quali sarebbe inverosimile per\u00f2 immaginare il mantenimento della strategia ambigua e opaca come quella fino ad oggi approntata da Teheran<\/strong>\u00a0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Un medesimo dilemma strategico che costringerebbe di fatto anche gli Stati Uniti ad alzare il livello di impegno<\/strong>\u00a0, nonostante sia la campagna presidenziale per le elezioni di novembre 2024 sia gi\u00e0 partita con troppe incognite e preoccupazioni per l\u2019Amministrazione Biden, sia la scarsa volont\u00e0 di Washington di trovarsi esposta su pi\u00f9 fronti militari contrapposti e contemporanei (l\u2019Ucraina e non si deve mai minimizzare i rischi di una possibile crisi a Taiwan). Uno scenario simile quindi controproducente per gli stessi Stati Uniti, i quali favorirebbero non solo la propaganda regionale e internazionale di Iran-Russia-Cina, ma andrebbe ad intaccare anche la popolarit\u00e0 \u2013 gi\u00e0 bassa \u2013 della Casa Bianca nei\u00a0<strong>Paesi arabi<\/strong>\u00a0. Proprio quest\u2019ultimi, infatti, scontano un ridotto\u00a0<strong>calo di fiducia nei confronti del partner USA<\/strong>\u00a0e da tempo hanno sfruttato il nuovo contesto, compreso quello del Mar Rosso, per rafforzare la loro ricerca di non coinvolgimento nella guerra tra Israele e Hamas e riorientare i propri interessi internazionali. Il tutto senza dimenticare\u00a0<strong>i rischi e le ripercussioni sulle rispettive opinioni pubbliche nazionali in termini di popolarit\u00e0 e legittimit\u00e0<\/strong>\u00a0provocate dall\u2019ambigua diplomazia degli attori arabi nella campagna politica e militare di contrasto a Tel Aviv a Gaza e in Cisgiordania.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Pertanto, il netto incremento di tensioni regionali e l\u2019ampliamento \u2013 almeno geografico \u2013 dello scenario di crisi oltre il contesto palestinese, comporter\u00e0\u00a0<strong>un chiaro cambio di passo tra tutti gli attori coinvolti, con il rischio di aprire per\u00f2 una partita al buio<\/strong>\u00a0. Il pericolo, dunque, non risieder\u00e0 solo nelle conseguenze gi\u00e0 evidenti sul commercio internazionale, ma sulle\u00a0<strong>minacce sempre pi\u00f9 asimmetriche alle sicurezze nazionali<\/strong>\u00a0e, pi\u00f9 in generale, alla\u00a0<strong>instabilit\u00e0 mediorientale<\/strong>\u00a0.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.cesi-italia.org\/it\/articoli\/tensioni-nel-mar-rosso-come-cambia-lo-scenario-in-medio-oriente\">https:\/\/www.cesi-italia.org\/it\/articoli\/tensioni-nel-mar-rosso-come-cambia-lo-scenario-in-medio-oriente<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DA CeSI | CENTRO STUDI INTERNAZIONALI (Di Giuseppe Dentice) Nel corso del weekend appena trascorso,\u00a0Stati Uniti e Regno Unito hanno condotto 73 attacchi aerei contro postazioni, infrastrutture e facilities di vario tipo riconducibili alle milizie yemenite degli Houthi\u00a0. 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