{"id":83541,"date":"2024-01-26T15:07:05","date_gmt":"2024-01-26T14:07:05","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=83541"},"modified":"2024-01-26T15:07:05","modified_gmt":"2024-01-26T14:07:05","slug":"il-nuovo-piano-pandemico-non-basta-lo-spartito-serve-anche-unorchestra-con-gli-strumenti-giusti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=83541","title":{"rendered":"Il nuovo piano pandemico: non basta lo spartito, serve anche un&#8217;orchestra con gli strumenti giusti"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di SCIENZA IN RETE (Stefania Salmaso)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-83542\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/piano-pandemico-orchestra-300x200.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/piano-pandemico-orchestra-300x200.png 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/piano-pandemico-orchestra-1024x683.png 1024w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/piano-pandemico-orchestra-768x512.png 768w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/piano-pandemico-orchestra-1536x1024.png 1536w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/piano-pandemico-orchestra.png 1600w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>La bozza del Piano strategico operativo di preparazione e risposta a una pandemia da patogeni a trasmissione respiratoria a maggiore potenziale pandemico 2024-2028 ha il merito di enunciare molti principi su cosa fare per prepararsi e reagire a un evento pandemico. Ma non risponde ad alcune domande chiave: Cosa ci ha insegnato la pandemia di Covid-19? E cosa ha ostacolato una risposta efficace e tempestiva? Come possiamo rimuovere gli ostacoli? Se alle Regioni \u00e8 richiesto di redigere piani operativi per salvaguardare la salute delle persone, dobbiamo anche metterle in grado di operare correttamente, in modo sinergico e valutabile.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dopo la pandemia, una delle domande pi\u00f9 frequenti che vengono poste agli esperti di turno \u00e8: \u00abChe cosa ci ha insegnato la pandemia?\u00bb. La risposta, al di l\u00e0 del dovuto riconoscimento dell\u2019impegno individuale e spesso eroico dei nostri sanitari, \u00e8 complessa, perch\u00e9 la pandemia ha esacerbato, aggiungendo l\u2019emergenza come fattore di amplificazione, problemi del nostro sistema sanitario che hanno ostacolato una risposta efficace se non efficiente. Perci\u00f2 l\u2019insegnamento pi\u00f9 importante in realt\u00e0 non \u00e8 sugli aspetti delle infezioni, ma sui molti punti critici del sistema sanitario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per questo, se qualcuno pu\u00f2 pensare che un documento programmatico come la bozza di piano di risposta a una pandemia sia un affare settoriale di chi si occupa di malattie infettive, si sbaglia. I problemi che hanno dovuto affrontare gli operatori sanitari per contrastare la pandemia sono problemi sistemici, trasversali a tutte le aree della salute e come tali in un piano che si definisce strategico e operativo dovrebbero essere affrontati e risolti a livello centrale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Fermo restando il sacrosanto problema delle risorse, gi\u00e0 sollevato anche altrove, e che \u00e8 tanto banale quanto importante, ci sono altri aspetti che necessitano da tempo di soluzioni e non saremo mai pi\u00f9 bravi ad affrontare una prossima pandemia se non saranno risolti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Un sistema informativo che non si parla<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La mancanza di interoperabilit\u00e0 dei sistemi informativi, a livello sia locale che nazionale, \u00e8 stata per esempio un enorme problema. Ogni azienda sanitaria ha moltissime informazioni sui propri assistiti, raccolte spesso per scopi amministrativi, ma preziose per orientare interventi di sanit\u00e0 pubblica. La variabilit\u00e0 dei modi in cui queste informazioni vengono registrate nei diversi settori della stessa azienda e le difficolt\u00e0 di accesso ai dati, purtroppo, rendono le informazioni non utilizzabili in modo tempestivo e standardizzato. Anzi, addirittura non tutti gli operatori di una stessa azienda sono consapevoli della presenza di queste fonti di informazione e della loro potenziale utilit\u00e0 per scopi diversi da quelli per cui sono state costruite.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Durante la pandemia abbiamo assistito a un classico esempio di sindemia (termine che ora non sembra pi\u00f9 in voga): sono pi\u00f9 suscettibili all\u2019infezione e alle sue peggiori conseguenze le persone che soffrono di malattie croniche importanti. Quando si \u00e8 trattato quindi di offrire una prevenzione mirata, come specifiche raccomandazioni di comportamento o la vaccinazione, l\u2019azienda sanitaria raramente \u00e8 riuscita a utilizzare tutte le informazioni che aveva a disposizione per definire il bacino di utenza e i contesti maggiormente a rischio, le dimensioni della popolazione target e a prevedere le richieste di assistenza sanitaria che si sarebbero rese necessarie a vari livelli, nonch\u00e9 le risorse per rispondere adeguatamente. Questo perch\u00e9 i tanti e diversi sistemi disponibili non sono stati realizzati tenendo presenti caratteristiche comuni (standard), protocolli di gestione, tecnologie che permettono il passaggio automatico di informazioni da un sistema all\u2019altro, per esempio tra la registrazione di disabilit\u00e0 o patologie croniche e un risultato di laboratorio di microbiologia o una notifica di infezione o una vaccinazione. Anche per attivit\u00e0 messe in piedi ad hoc per la pandemia, come il rintracciamento dei contatti delle persone infette, ogni Regione, ma spesso ogni struttura sanitaria, ha realizzato, nell\u2019urgenza, sistemi in proprio che non si sono rivelati quindi utilizzabili immediatamente da altri interlocutori e che spesso si sono basati sulle sole informazioni raccolte dal paziente e registrate in modi diversi. Sistemi che non hanno previsto la produzione di risultati analizzabili e che quindi rendono impossibile qualsiasi valutazione di effetto dell\u2019attivit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 ovvio se che si usano sistemi che non riescono a parlare tra loro ci vorranno pi\u00f9 tempo e pi\u00f9 persone (ossia risorse) per mettere insieme le informazioni necessarie ad agire (cosa che nell\u2019emergenza \u00e8 critica); ma, soprattutto, nella gestione ordinaria della sanit\u00e0 manca la possibilit\u00e0 di ottenere informazioni di buona qualit\u00e0 provenienti da incroci e verifiche tra sistemi diversi. Indipendentemente dalla pandemia, alcune Regioni si sono attrezzate in autonomia per creare delle piattaforme su cui transitano i dati dei propri assistiti in modo standardizzato e in alcuni casi interoperabile, ma nella migliore delle ipotesi, in assenza di standard codificati a livello nazionale, ogni Regione ha realizzato le proprie piattaforme senza dare priorit\u00e0 (che nessuno ha richiesto) alla possibilit\u00e0 di interfacciarsi in modo automatico con altri sistemi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un piano di preparazione e risposta alla pandemia dovrebbe indicare quali fonti di dati utilizzare per caratterizzare la popolazione da raggiungere e come analizzarne gli aspetti rilevanti per la risposta, quali per esempio la distribuzione sul territorio e la prevalenza di condizioni di rischio, permettendo la costruzione nel periodo interpandemico di una mappa anche molto dettagliata delle situazioni su cui intervenire in modo prioritario quando opportuno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Quei dati di mortalit\u00e0&#8230;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se il problema dell\u2019interoperabilit\u00e0 dei sistemi in uno stesso ambito sanitario ci sembra scontato, \u00e8 opportuno fare mente locale anche sulla necessit\u00e0, per chi si occupa di salute della popolazione, di avere accesso tempestivo anche ad altre informazioni che invece viaggiano al di fuori del sistema sanitario. La pi\u00f9 importante \u00e8 certamente quella sui decessi, che sono registrati dai certificati di morte raccolti dalle anagrafi, e codificati secondo regole precise e per lo pi\u00f9 automatiche, presso Istat. Questo significa che chi si occupa della salute di un gruppo di popolazione, non ha accesso tempestivo ai dati sullo stato in vita dei propri assistiti e alle cause di morte registrate. Con un impegno aggiuntivo rispetto all\u2019ordinario, durante la passata emergenza si \u00e8 realizzato un sistema ad hoc per intercettare questi dati, solamente riferiti ai pazienti con infezione diagnosticata e notificata. A quel punto qualcuno si \u00e8 chiesto se il numero di decessi registrati e riportati quotidianamente descrivesse i decessi per Covid o i decessi con Covid\u2026 Il dibattito \u00e8 stato abbastanza acceso, e addirittura uno studio dell\u2019Istituto superiore di sanit\u00e0 ha cercato di dirimere la questione mettendosi a rivedere le cartelle cliniche di un campione di pazienti, anche se le conclusioni basate sulle singole storie cliniche non hanno alterato le codifiche dei certificati gi\u00e0 redatti e quindi la casistica ufficiale. La discussione era alimentata certamente dal desiderio di collocare l\u2019impatto di Covid come causa di morte in una giusta dimensione, ma per chiarire l\u2019importanza relativa della pandemia come causa di morte \u00e8 necessario disporre di tutta la mortalit\u00e0 in quel periodo e valutare le proporzioni delle singole cause registrate. L\u2019esercizio non \u00e8 stato possibile se non mesi dopo e tutto sommato c\u2019\u00e8 da chiedersi quanto rilevante sia stata la discussione, quando durante la pandemia il numero di decessi \u00e8 aumentato tanto che la speranza di vita in Italia\u00a0<a href=\"https:\/\/www.quotidianosanita.it\/studi-e-analisi\/articolo.php?articolo_id=99766\">\u00e8 calata di 1,2 anni<\/a>. \u00c8 difficile pensare che l\u2019aumento di mortalit\u00e0 non sia attribuibile direttamente o indirettamente alla pandemia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un piano di preparazione e risposta alla pandemia dovrebbe prevedere come accedere rapidamente a dati rilevanti gestiti al di fuori del servizio sanitario, come la mortalit\u00e0, per valutare immediatamente gli ambiti in cui l\u2019assistenza sanitaria pu\u00f2 salvare vite.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Come conciliare privacy e salute?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma il nodo da sciogliere pi\u00f9 grande di tutti \u00e8 quello dei vincoli (veri o falsi) posti dalle norme sulla confidenzialit\u00e0 dei dati, GPDR, il regolamento generale sulla protezione dei dati personali. La norma \u00e8 europea e tra le intenzioni dichiarate alla sua origine c\u2019era non solo la protezione dei dati personali, ma anche la definizione di standard per la libera circolazione di dati all\u2019interno dell&#8217;Unione Europea. La legge con cui la norma \u00e8 stata recepita in Italia viene attualmente chiamata in causa come fattore principale per ostacolare la connessione, l\u2019incrocio tra diverse fonti di dati e per la definizione di profili individuali di rischio sanitario, attivit\u00e0 fondamentali per la preparazione e risposta a un evento pandemico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un piano strategico e operativo di risposta alla pandemia dovrebbe chiarire quale azione sia legittima o no, indicando punti critici e soluzioni che le Regioni e le aziende sanitarie possono adottare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Quale ruolo per l&#8217;epidemiologia?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Durante la pandemia l\u2019epidemiologia si \u00e8 dimostrata una disciplina fondamentale per costruire scenari di diffusione dell\u2019infezione, di impatto sulle strutture sanitarie, di indagine sui fattori di rischio individuali e sulle condizioni ambientali e lavorative con maggiore probabilit\u00e0 di trasmissione. L\u2019epidemiologia ha fornito strumenti di indagine anche sul campo (per esempio su focolai epidemici) e indicazioni da utilizzare per le decisioni di sanit\u00e0 pubblica. Eppure le competenze epidemiologiche non sono riconosciute come essenziali per l\u2019attivit\u00e0 di prevenzione e controllo anche di eventi pandemici, n\u00e9 si cerca di promuovere il riconoscimento e la definizione di \u201clivelli essenziali di epidemiologia\u201d in ogni struttura sanitaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tra le principali funzioni epidemiologiche che dovrebbero essere disponibili in ogni azienda sanitaria citiamo la capacit\u00e0 di sorvegliare lo stato di salute della popolazione ( e quindi identificare precocemente situazioni fuori dall\u2019ordinario all\u2019inizio di quella che potrebbe essere una pandemia), la capacit\u00e0 di indagare episodi e focolai epidemici, la stima dei bisogni di assistenza, la valutazione della distribuzione dei determinanti individuali e collettivi della salute, la capacit\u00e0 di ragionare sul ruolo di determinate esposizioni e sui fattori che confondono l\u2019analisi ma concorrono alla variazione dello stato di salute, la valutazione di efficacia degli interventi sanitari e dei modelli organizzativi di erogazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un piano di preparazione e risposta alla pandemia dovrebbe indicare quali competenze sono irrinunciabili per la gestione efficace di un evento pandemico e quali livelli essenziali di epidemiologia debbano essere rispettati nelle singole aziende sanitarie e Regioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La bozza di \u201cPiano strategico operativo di preparazione e risposta a una pandemia da patogeni a trasmissione respiratoria a maggiore potenziale pandemico 2024-2028\u201d \u00e8 un corposo documento di (226 pagine) che ha il merito di enunciare molti principi e avere menzionato i molti documenti nazionali e internazionali riguardo a cosa si dovrebbe fare per prepararsi e reagire a un evento pandemico, ma non risponde alla domanda iniziale su che cosa abbiamo imparato e su cosa ha ostacolato una risposta efficace e tempestiva, n\u00e9 delinea una strategia con cui questi ostacoli debbano essere rimossi. Se alle Regioni viene richiesto di redigere piani operativi per salvaguardare la salute dei propri assistiti, \u00e8 anche da riconoscere come sia importante metterle in grado di operare correttamente, in modo sinergico e valutabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un piano pandemico \u00e8 come uno spartito per un\u2019orchestra in cui ogni musicista ha il proprio spartito, ma deve poter contare anche sullo strumento da suonare per poter concorrere in modo armonico al risultato finale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.scienzainrete.it\/articolo\/nuovo-piano-pandemico-non-basta-lo-spartito-serve-anche-unorchestra-con-gli-strumenti\">https:\/\/www.scienzainrete.it\/articolo\/nuovo-piano-pandemico-non-basta-lo-spartito-serve-anche-unorchestra-con-gli-strumenti<\/a><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SCIENZA IN RETE (Stefania Salmaso) La bozza del Piano strategico operativo di preparazione e risposta a una pandemia da patogeni a trasmissione respiratoria a maggiore potenziale pandemico 2024-2028 ha il merito di enunciare molti principi su cosa fare per prepararsi e reagire a un evento pandemico. 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