{"id":83589,"date":"2024-01-31T10:00:59","date_gmt":"2024-01-31T09:00:59","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=83589"},"modified":"2024-01-29T15:43:04","modified_gmt":"2024-01-29T14:43:04","slug":"ultimo-atto-per-la-coalizione-anti-isis-e-la-presenza-usa-in-iraq-e-siria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=83589","title":{"rendered":"Ultimo atto per la Coalizione anti ISIS e la presenza USA in Iraq e Siria?"},"content":{"rendered":"<p><strong>di ANALISIDIFESA (Gianandrea Gaiani)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"post-gallery\">\n<div class=\"thumb-wrap\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/3978214-1.jpg\" alt=\"\" width=\"910\" height=\"568\" \/><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"the-content\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Gli Stati Uniti lamentano i primi caduti nel conflitto mediorientale riacceso dallo scontro israelo-palestinese iniziato il 7 ottobre scorso. Tre soldati americani sono morti in un attacco notturno con drone contro una postazione statunitense nella Giordania nord orientale, vicino al confine con la Siria, mentre altri 34 sono rimasti feriti. Un portavoce del governo giordano ha riferito alla tv pubblica che l\u2019attacco non \u00e8 avvenuto sul suolo giordano ma oltre il confine, in Siria, contro la base americana di Al-Tanf dove da anni i soldati di Washington impediscono alle truppe regolari di Damasco di riassumere il controllo di uno dei \u201csantuari\u201d degli insorti anti-governativi.<\/p>\n<p>Il Pentagono sostiene invece che sia stato colpito l\u2019avamposto Tower 22, inserito nel complesso militare di al-Tanf ma situato in territorio giordano dove gli Stati Uniti schierano circa 3mila militari che si aggiungono ai 2.500 in Iraq e ai circa 1.000 dislocati in Siria: in quest\u2019ultima nazione non ci sono accordi con il governo di Damasco che autorizzino tale presenza.<\/p>\n<p>\u201cStiamo ancora raccogliendo informazioni sull\u2019attacco ma sappiamo che \u00e8 stato effettuato da miliziani radicali sostenuti dall\u2019Iran che operano in Siria e\u00a0Iraq\u201d, ha accusato il presidente Joe Biden in una nota diffusa dalla Casa Bianca in cui ha reso omaggio ai caduti aggiungendo: \u201cNon abbiate dubbi: chiederemo conto a tutti i responsabili, nel momento e nel modo che sceglieremo\u201d.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-172199\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/6458632.jpg\" alt=\"\" width=\"1123\" height=\"701\" \/><\/p>\n<p>L\u2019attacco e i caduti mettono in ulteriore difficolt\u00e0 l\u2019Amministrazione Biden gi\u00e0 alle prese con gravi difficolt\u00e0 sui temi della difesa e sicurezza a dieci mesi dal voto presidenziale: l\u2019escalation nel Mar Rosso in seguito agli attacchi non risolutivi condotti contro le milizie Houthi, la forte contestazione interna al Partito Democratico per le vittime civili palestinesi nella Striscia di Gaza, le tensioni con il Texas che ha schierato la Guardia Nazionale lungo il confine messicano per bloccare i flussi migratori illegali sfidando (sostenuto da 25 stati dell\u2019Unione) il governo federale, il mancato accordo al Congresso per sbloccare nuovi fondi per il sostegno militare all\u2019Ucraina sempre pi\u00f9 in difficolt\u00e0 nella guerra contro la Russia\u2026.<\/p>\n<p>Se sul fronte interno Donald Trump accusa Biden di \u201ctrascinarci in un\u2019altra guerra\u201d, la situazione di tensione creatasi in tutto il Medio Oriente intorno alla presenza militare statunitense rischia di determinare la fine della Coalizione anti ISIS guidata da Washington ma composta da trippe alleate di diverse nazionalit\u00e0. Il dibattito sulla necessit\u00e0 di ritirare le truppe presenti in Siria al di fuori di ogni legittimazione giuridica \u00e8 tornato alla ribalta in seguito ai recenti nuovi attacchi delle milizie scite alle piccole basi situate in Siria Meridionale e orientale.<\/p>\n<p>La questione venne presa in esame gi\u00e0 dall\u2019amministrazione Trump ma all\u2019epoca il Pentagono convinse la Casa Bianca a mantenere la presenza di truppe a sostegno delle milizie curde e situate nei pressi di alcune basi russe con l\u2019obiettivo di impedire a Damasco di riprendere il controllo dei pozzi petroliferi dell\u2019est.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-172200\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/7439586-1.jpg\" alt=\"\" width=\"1109\" height=\"692\" \/><\/p>\n<p>La recente decisione di Mosca di impiegare i propri aerei schierati dalla fine del 2015 nella base di Hmeymin (Latakya) per sorvolare l\u2019area di confine con Israele nel Golan sembra indicare la volont\u00e0 di Mosca di porsi come garante di Damasco anche nei confronti di Israele che continua a colpire in territorio siriano milizie e obiettivi legati all\u2019Iran.<\/p>\n<p>Il ritiro statunitense dalla Siria (e dall\u2019Iraq) costituirebbe quindi una grande vittoria per la Russia, l\u2019Iran e per il governo siriano di Bashar Assad ma\/ va inserito in un contesto che vede pericolante anche la presenza delle forze statunitensi e della Coalizione anti ISIS in Iraq, il cui governo ha rinsaldato strette relazioni con Damasco e intende negoziare il ritiro delle forze americane.<\/p>\n<p>Washington e Baghdad avvieranno nei prossimi giorni le discussioni sul futuro della coalizione anti-Isis nel Paese, nel quadro del gruppo di lavoro congiunto istituito dai due Paesi, come\u00a0<a href=\"https:\/\/www.defense.gov\/News\/News-Stories\/Article\/Article\/3656962\/change-in-isis-threat-means-evolution-in-long-term-us-iraq-relationship\/\">ha annunciato in una nota<\/a>\u00a0il segretario alla Difesa Usa, Lloyd Austin, dopo la pubblicazione di alcune indiscrezioni di stampa in merito all\u2019imminente ritiro delle forze militari statunitensi in\u00a0Iraq.<\/p>\n<p>\u201cIl lavoro della commissione consentir\u00e0 di avviare una transizione verde una partnership strategica bilaterale tra Stati Uniti e\u00a0Iraq, dopo il successo della campagna contro lo Stato islamico\u201d, si legge, aggiungendo che le discussioni saranno incentrate sul \u201cfuturo\u201d della missione della coalizione internazionale, le cui basi (soprattutto a Erbil, in Kurdistan e ad al-Asad, nella regione occidentale di al-Anbar) sono state pi\u00f9 volte prese di mira da razzi e droni lanciati dalle milizie scite delle Forze di Mobilitazione Popolare (MUP), considerate patte integrante delle forze di sicurezza irachene.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-172201\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/US-Army.jpg\" alt=\"\" width=\"1103\" height=\"735\" \/><\/p>\n<p>Lo scambio di attacchi tra le milizie scite e le forze statunitensi e l\u2019uccisione a Baghdad, all\u2019inizio dell\u2019anno, di tre comandanti delle MUP ad opera di un UAS MQ 9 Reaper americano, hanno mobilitato le forze politiche irachene a premere sul governo per espellere le truppe di Washington dalla nazione araba.<\/p>\n<p>Il ministero degli Esteri iracheno ha reso noto il 25 gennaio che \u00e8 stato concordato con gli USA di formulare un calendario che specifichi la durata della presenza della coalizione internazionale contro l\u2019Isis in\u00a0Iraq, sottolineando che l\u2019accordo prevede l\u2019inizio della graduale riduzione di tali forze aggiungendo che Baghdad si impegna a garantire la sicurezza dei membri della coalizione internazionale durante il periodo di negoziazione relativo al loro ritiro. Il ritiro delle forze americane in Iraq renderebbe inoltre logisticamente impossibile sostenere le truppe schierate nelle basi situate nella Siria Orientale.<\/p>\n<p>Lo stesso giorno attacchi missilistici condotti dagli Stati Uniti in Iraq hanno distrutto due quartier generali e una struttura di intelligence del gruppo sciita filoiraniano Kataib Hezbollah. Il premier iracheno Shia Al Sudani aveva gi\u00e0 annunciato la formazione di una commissione per mettere fine alla missione americana in\u00a0Iraq. In occasione del forum di Davos aveva precisato che l\u2019Isis \u201cnon \u00e8 pi\u00f9 una minaccia\u201d definendo la partenza degli americani \u201cfondamentale per la stabilit\u00e0 del Paese\u201d.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-172202  alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/download-8.jpg\" alt=\"\" width=\"263\" height=\"164\" \/><\/p>\n<p>Il 25 gennaio le truppe irachene hanno \u201cdistrutto\u201d alcune postazioni tenute dallo Stato islamico nell\u2019ambito dell\u2019operazione \u201cWaad al Haq\u201d (\u201cPromessa di verit\u00e0\u201d) nelle province di Diyala, Salah al Din e Kirkuk: segnale inequivocabile che Baghdad punta a garantire in autonomia la propria sicurezza.<\/p>\n<p>Come \u00e8 gi\u00e0 accaduto in Afghanistan in seguito agli accordi tra USA e Talebani, anche in Iraq le intese che verranno raggiunte tra Baghdad e Washington ricadranno direttamente sulla presenza degli altri contingenti della Coalizione incluse le forze italiane e la\u00a0<a href=\"https:\/\/www.nato.int\/cps\/en\/natohq\/topics_166936.htm\">missione di addestramento e consulenza della NATO.<\/a><\/p>\n<p>Dall\u2019Italia finora non sono emerse reazioni o commenti mentre il 25 gennaio il ministro degli Esteri spagnolo, Jose Manuel Albares, dopo un incontro a Baghdad con l\u2019omologo iracheno, Fuad Hussein, ha dichiarato che le truppe spagnole dispiegate in Iraq nell\u2019ambito della missione NATO e della coalizione contro lo Stato islamico rimarranno nel Paese \u201cfino a quando Baghdad lo vorr\u00e0\u201d.\u00a0\u201cSiamo qui su richiesta del governo iracheno e ce ne andremo quando il governo iracheno lo riterr\u00e0 opportuno\u201d, ha spiegato il capo della diplomazia di Madrid. La Spagna ha circa 150 militari dispiegati in Iraq in parte nella base al-Asad.<\/p>\n<p>Foto: forze statunitensi in Siria (US Army)<\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE:<\/strong>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/2024\/01\/ultimo-atto-per-la-coalizione-anti-isis-e-la-presenza-usa-in-iraq-e-siria\/\">https:\/\/www.analisidifesa.it\/2024\/01\/ultimo-atto-per-la-coalizione-anti-isis-e-la-presenza-usa-in-iraq-e-siria\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ANALISIDIFESA (Gianandrea Gaiani) &nbsp; &nbsp; Gli Stati Uniti lamentano i primi caduti nel conflitto mediorientale riacceso dallo scontro israelo-palestinese iniziato il 7 ottobre scorso. Tre soldati americani sono morti in un attacco notturno con drone contro una postazione statunitense nella Giordania nord orientale, vicino al confine con la Siria, mentre altri 34 sono rimasti feriti. 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