{"id":83602,"date":"2024-01-30T11:06:02","date_gmt":"2024-01-30T10:06:02","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=83602"},"modified":"2024-01-30T11:06:02","modified_gmt":"2024-01-30T10:06:02","slug":"lattacco-contro-gli-usa-in-giordania-e-il-risiko-mediorientale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=83602","title":{"rendered":"L\u2019attacco contro gli USA in Giordania e il risiko mediorientale"},"content":{"rendered":"<p><strong>DA CeSI | CENTRO STUDI INTERNAZIONALI (Di Giuseppe Dentice)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-83604 aligncenter\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/siria-giordania-300x230.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"230\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/siria-giordania-300x230.png 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/siria-giordania.png 640w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il 28 gennaio,\u00a0<strong>un attacco con droni ha colpito Tower 22, un avamposto statunitense sito in Giordania<\/strong>\u00a0, che ha provocato tre vittime e ferito trentaquattro militari. Sebbene siano in corso diversi riscontri necessari a comprendere la dinamica e la portata dell\u2019evento, il governo di Amman ha subito smentito parte della ricostruzione statunitense spiegando che ad essere colpito non sarebbe stato il suolo giordano bens\u00ec quello siriano \u2013 presumibilmente per allontanare qualsiasi ipotesi di coinvolgimento del Paese nel caso di una presunta escalation militare nell\u2019area.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ad ogni modo,\u00a0<strong>l\u2019attacco \u00e8 avvenuto in un\u2019area prossima ad al-Tanf, in territorio siriano ma all\u2019incrocio con le frontiere di Iraq e Giordania<\/strong>\u00a0. Qui opera dal 2016 una guarnigione USA che funge da punto di lancio per le operazioni contro lo Stato Islamico (IS) e i gruppi criminali locali attivi\u00a0<em>smuggling<\/em>\u00a0(soprattutto del captagon), nonch\u00e9 come area di addestramento delle fazioni delle opposizioni siriane che combattono IS e il regime di Bashar al-Assad. A condurre e a rivendicare l\u2019atto \u00e8 stato il gruppo Resistenza islamica dell\u2019Iraq, un ombrello che riunisce diversi soggetti non statuali filo-sciiti, molto vicini all\u2019Iran. La milizia ha dichiarato in una dichiarazione di aver attaccato una serie di obiettivi lungo il confine tra Giordania e Siria, compreso il campo di al-Rukban.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Il Presidente USA Joe Biden ha accusato dell\u2019attacco il gruppo, operante anche in Siria e sostenuto dall\u2019Iran<\/strong>\u00a0, che ha negato qualsiasi coinvolgimento con l\u2019accaduto. Al netto delle posizioni e delle retoriche strumentali, l\u2019atto rappresenta un ulteriore tassello nell\u2019ampliamento dello scenario di crisi mediorientale. Infatti, l\u2019attacco alla Tower 22 ha aumentato le probabilit\u00e0 di allargamento del rateo geografico del conflitto tra Israele-Hamas, che andrebbe oltre lo scenario di Gaza e coinvolgerebbe direttamente le forze USA operanti in tutto il Medio Oriente. Un\u2019operazione potenzialmente volta ad impantanare Washington nell\u2019area MENA e che aprirebbe il quadro delle tensioni in un contesto sfaccettato e complesso che si estenderebbe dal Mar Rosso alla Siria, cos\u00ec come dal Libano all\u2019Iraq. Un evento importante che, comunque, manterrebbe inalterato e sullo sfondo il riflesso di una possibile escalation nella tensione latente e costante tra Israele e Iran.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>\u00c8 molto probabile ipotizzare che il target dell\u2019attacco fossero l\u2019avamposto militare e le forze americane ivi locate<\/strong>\u00a0. Non a caso, l\u2019area \u00e8 stata diverse volte divenuto oggetto di attacchi negli ultimi mesi, tra cui quello dello scorso 4 gennaio che non ha prodotto feriti. \u00c8 indiscutibile, inoltre, che gli attacchi di queste milizie siano legati in maniera strumentale alla dinamica del conflitto di Gaza. Infatti, tra gennaio 2021 e marzo 2023 sono stati registrati circa 60 attacchi da parte delle milizie contro le truppe statunitensi. Dopo la guerra di Gaza, le offese portate sono state pi\u00f9 di 160. Tuttavia, come nello scenario del Mar Rosso, un\u2019eventuale tregua o cessazione degli scontri armati non dovrebbe per\u00f2 eliminare o ridurre il rischio di azioni condotte da parte delle milizie contro gli USA.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ad oggi, quindi,\u00a0<strong>salgono a cinque le vittime statunitensi nell\u2019area<\/strong>\u00a0(due erano cadute in un\u2019operazione nel Mar Rosso qualche settimana fa) ed \u00e8 plausibile ragionare che tale azione comporter\u00e0 una rappresaglia (seppur controllata) da parte di Washington nei confronti dei\u00a0<em>proxies<\/em>\u00a0iraniani in Medio Oriente. Se l\u2019obiettivo limitato sarebbe quello di impedire escalation incontrollate e\/o fornire appigli per ulteriori\u00a0<em>retaliation<\/em>\u00a0da parte di Teheran o delle sue milizie presenti in Medio Oriente, \u00e8 pur vero che ad un maggiore coinvolgimento diretto della Casa Bianca corrisponderebbe un impegno massivo della Repubblica Islamica e delle forze a lei fedeli con il rischio di portare il livello di conflittualit\u00e0 ad un piano di attrito pi\u00f9 elevato, che induca Washington a sostenere oltre Gaza anche altre quattro dimensioni differenti di scontro: la tensione navale nel Mar Rosso, le zone confinarie tra Iraq e Siria e la frontiera tra Israele e Libano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Seppur controllata,\u00a0<strong>la risposta USA potrebbe contribuire ad attivare un\u2019escalation con impatti politici pi\u00f9 immediati<\/strong>\u00a0sulle trattative in corso a Parigi (e mediate da Washington con l\u2019aiuto di Doha e il Cairo) tra Israele e Hamas per l\u2019instaurazione di una tregua (nella migliore delle ipotesi) di due mesi con scambio di prigionieri da ambo le parti. Un dilemma strategico che costringerebbe di fatto gli Stati Uniti ad alzare il livello di impegno, considerando sia la campagna presidenziale per le elezioni di novembre 2024 gi\u00e0 partita con troppe incognite e preoccupazioni per l\u2019Amministrazione Biden, sia per la scarsa volont\u00e0 di Washington di volersi esporre su pi\u00f9 fronti militari contrapposti e contemporanei (l\u2019Ucraina e non mai sopito rischio di una possibile crisi a Taiwan). Uno scenario simile, quindi, controproducente per gli stessi Stati Uniti, i quali favorirebbero non solo la propaganda regionale e internazionale dell\u2019asse Iran-Russia-Cina, ma andrebbe ad intaccare anche la loro popolarit\u00e0 \u2013 gi\u00e0 bassa \u2013 all\u2019interno delle opinioni pubbliche arabe. In altre parole, la risposta che Biden si trover\u00e0 ad affrontare sar\u00e0 duplice: reagire agli eventi nella regione, senza spostare pi\u00f9 di tanto i rapporti di forza esistenti per timore di ripercussioni peggiori, oppure inviare un messaggio pi\u00f9 grande con un\u2019azione simbolica forte e mirata a ripristinare una deterrenza, oggi blanda, nell\u2019area MENA.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ecco, dunque, che\u00a0<strong>la tipologia e la profondit\u00e0 della risposta statunitense definir\u00e0 la possibile contro-replica iraniana e\/o dei suoi\u00a0<em>proxies<\/em>, nonch\u00e9 il grado di sviluppo dello scenario complessivo mediorientale<\/strong>\u00a0.<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.cesi-italia.org\/it\/articoli\/lattacco-contro-gli-usa-in-giordania-e-il-risiko-mediorientale\">https:\/\/www.cesi-italia.org\/it\/articoli\/lattacco-contro-gli-usa-in-giordania-e-il-risiko-mediorientale<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DA CeSI | CENTRO STUDI INTERNAZIONALI (Di Giuseppe Dentice) Il 28 gennaio,\u00a0un attacco con droni ha colpito Tower 22, un avamposto statunitense sito in Giordania\u00a0, che ha provocato tre vittime e ferito trentaquattro militari. 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