{"id":83606,"date":"2024-01-30T11:30:04","date_gmt":"2024-01-30T10:30:04","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=83606"},"modified":"2024-01-30T11:11:46","modified_gmt":"2024-01-30T10:11:46","slug":"messaggistica-istantanea-reperibilita-perenne","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=83606","title":{"rendered":"Messaggistica istantanea, reperibilit\u00e0 perenne"},"content":{"rendered":"<p><strong>DA GAZZETTA FILOSOFICA (Di Iosif Pezone)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-83607 aligncenter\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/reperibilita-300x188.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"188\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/reperibilita-300x188.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/reperibilita-1024x640.jpg 1024w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/reperibilita-768x480.jpg 768w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/reperibilita.jpg 1280w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p><em>Oggi alla reperibilit\u00e0 istantanea, che ha demolito per sempre la separazione tra vita professionale e vita personale, si annette l\u2019impossibilit\u00e0 ormai di fare a meno dei sistemi di messaggistica istantanea e, in pi\u00f9, si aggiunge l\u2019onere della presenza (l\u2019essere online) che tali app non solo impongono, ma che possono dimostrare-certificare-rappresentare: ci troviamo di fronte ad una inedita forma di \u201cprostituzione di s\u00e9\u2019?<\/em><\/p>\n<div id=\"cc-m-12046683477\" class=\"j-module n j-text \">\n<p>Basta spalancare le palpebre affinch\u00e9 appaia evidente la postura asservita che l\u2019individuo contemporaneo \u00e8 costretto ad assumere. Certo, non \u00e8 affatto nuova la riflessione che s\u2019interroga sui margini \u2013 o limiti? \u2013 della libert\u00e0 individuale entro il perimetro circoscritto delle societ\u00e0 occidentali, dai suoi codici e dalle sue leggi, siano esse simboliche o giuridiche. \u00c8 ormai assodato che la stessa esistenza e sussistenza della\u00a0<em>kultur<\/em>\u00a0in quanto tale imponga un certo grado di sudditanza inevitabile nei confronti dell\u2019Altro o di s\u00e9. Dal disperato che giunge alla fine del mese arrancando, fino al Capo di Stato che si ritrova costretto a obbedire a direttive e regolamenti sovrannazionali, ciascuno, sia pure in forme diverse, con il raggiungimento della maturit\u00e0 e il conseguente approdo nella cosiddetta \u201cvita adulta\u201d, realizza che\u00a0<strong>quasi tutti i significanti che regolano\/guidano\/direzionano l\u2019esistenza sembrano mettere in evidenza un aspetto oscuro della condizione antropomorfa, ossia: essere umani, oggi come all\u2019alba della civilizzazione, significa anche \u2013 ma non solo \u2013 essere perennemente sottomessi a qualcuno o a qualcosa e, al contempo, sottomettere qualcun altro.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La domanda capitale dell\u2019infanzia e dell\u2019adolescenza \u2013 \u201cChe vuoi fare da grande?\u201d \u2013 guardata da questa prospettiva sembra assumere sembianze tali da far s\u00ec che possa essere tradotta in ci\u00f2 che vuol realmente significare: \u201cA cosa e a chi vuoi obbedire?\u201d. Perch\u00e9 non \u00e8 forse questo, per certi versi, da sempre, il significato dell\u2019obbligo del \u201cdover essere\u201d?\u00a0<strong>\u00abCio\u00e8, il senso della civilt\u00e0 sia appunto quello di disciplinare con l\u2019educazione la bestia da preda \u201cuomo\u201d, cos\u00ec da farne un animale mansuefatto e civilizzato, un animale domestico?\u00bb<\/strong>\u00a0(F. Nietzsche,\u00a0<em>Genealogia della morale<\/em>). Dunque, nonostante si tratti di una condizione strutturale insita alla storia dell\u2019umanit\u00e0,\u00a0<strong>nel nostro tempo l\u2019inferno da subire in nome del progresso sociale pu\u00f2 dirsi peggiore in quanto sembra imporre nuove forme di necessaria, sofisticata e al tempo stesso invisibile, genuflessione:<\/strong>\u00a0<strong>la prostituzione del e di s\u00e9, decretata e sdoganata universalmente con l\u2019avvento delle app di messaggistica istantanea<\/strong>, ne \u00e8 un esempio clamoroso.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Mai come nell\u2019oggi la vendita del proprio corpo, come espressione massima della vendita di s\u00e9, appare come una scelta innocua, se confrontata alle subdole svendite della propria personalit\u00e0, offerte\/imposte dai sistemi di messagistica di ultima generazione. Se, infatti, c\u2019\u00e8 stato un tempo in cui il soggetto \u2013 rientrato a casa \u2013 sembrava potersi scollegare dall\u2019incasellamento sociale-lavorativo, oggi, con l\u2019integrazione di massa delle nuove tecnologie nella quotidianit\u00e0, lo svolgimento della propria professione, del proprio lavoro e\/o la coltivazione dei propri interessi, sembrano non godere pi\u00f9 della possibilit\u00e0 d\u2019interruzione dell\u2019attivit\u00e0, da parte del singolo. Fino alla fine del secolo scorso, nonostante l\u2019individuo arrancasse, l\u2019illusione di una imminente, ma parziale, \u201cliberazione\u201d dalla propria alienazione sembrava reggere in quanto le prassi sindacali riuscivano ancora a mascherare bene sfruttamenti e sopraffazioni. Tramite la concessione (unita al controllo) delle ore libere, il lavoratore e la lavoratrice riuscivano ancora a sopportare l\u2019esproprio del tempo in attesa e a patto che di tanto in tanto arrivasse ora la fine della giornata lavorativa, ora la settimana di vacanza, ora il permesso premio. La sola attesa di \u201ceventi del genere\u201d rendeva la sopravvivenza ancora possibile o quanto meno accettabile.\u00a0<strong>L\u2019iper-connessione h24, tra le varie gratificazioni e utilit\u00e0 che ha regalato all\u2019umanit\u00e0, ha finito per smascherare persino l\u2019illusione della sopportabilit\u00e0 dell\u2019esistenza civile: il tempo libero, che non \u00e8 mai davvero esistito, ora collassa persino sottoforma di inganno e fandonia.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"cc-m-12046683677\" class=\"j-module n j-imageSubtitle \">\n<figure class=\"cc-imagewrapper cc-m-image-align-1 cc-m-width-maxed\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"cc-m-imagesubtitle-image-12046683677\" class=\"\" src=\"https:\/\/image.jimcdn.com\/app\/cms\/image\/transf\/dimension=910x10000:format=jpg\/path\/se92683c1190d29b1\/image\/i18c00d77d284e535\/version\/1705221453\/image.jpg\" alt=\"\" width=\"439\" height=\"236\" data-src-width=\"1140\" data-src-height=\"613\" data-src=\"https:\/\/image.jimcdn.com\/app\/cms\/image\/transf\/dimension=910x10000:format=jpg\/path\/se92683c1190d29b1\/image\/i18c00d77d284e535\/version\/1705221453\/image.jpg\" data-image-id=\"7765619877\" \/><\/figure>\n<\/div>\n<div id=\"cc-m-12046683777\" class=\"j-module n j-text \">\n<p><strong>La reperibilit\u00e0 perenne e la possibilit\u00e0 generalizzata d\u2019esser costantemente bersaglio dei desideri di comunicazione propri e dell\u2019Altro, ha fatto s\u00ec che nelle proprie funzioni l\u2019individuo si scopra non impegnato, n\u00e9 occupato, bens\u00ec perseguitato<\/strong>\u00a0dal lavoro che ha scelto e da tutti gli aspetti con cui riempie la sua vita. Non ha pi\u00f9 scuse, n\u00e9 d\u00e8i, che possano giustificare un suo \u201cnon posso\u201d, visto che gli attuali significanti antropologici riescono ormai a far passate come ovviet\u00e0 l\u2019idea che tutti, potenzialmente, possano tutto: con le chiamate audiovisive, dicono, si pu\u00f2 addirittura esserci, pur non essendoci. E cos\u00ec, la sola eventualit\u00e0 di \u201cnon poter rispondere subito\u201d, si presta immediatamente ad essere interpretata come una non-volont\u00e0 di far di far fronte a questa o a quella faccenda; di porre attenzione a questa o a quella persona.\u00a0<strong>La sola idea dell\u2019impossibilit\u00e0 fattuale di essere costantemente presenti\/connessi sembra sia stata totalmente abolita dall\u2019immaginario del singolo e del collettivo. L\u2019assenza, come vicissitudine umana, \u00e8 bandita.<\/strong>\u00a0Non ci si pu\u00f2 pi\u00f9 sottrarre a quello che \u00e8 divenuto a tutti gli effetti un onere, l\u2019onere civile per eccellenza: essere online. Cos\u00ec, ogni attesa diviene mancanza; ogni\u00a0<em>feedback<\/em>\u00a0non ricevuto \u00e8 un misconoscimento; ogni fraintendimento: negligenza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In altri termini, se nella vendita del proprio corpo ci si pu\u00f2 scindere da s\u00e9 stessi consumando, s\u00ec, il rapporto, ma essendo \u2013 con la testa \u2013 altrove per poi ritornare al mondo successivamente, riguardo la schiavit\u00f9 a cui condannano le app di messaggistica istantanea accade il contrario: ci si scinde dal mondo non per tornarci successivamente, bens\u00ec per sentire di esistere davvero ma altrove \u2013 nella dimensione digitale che, a differenza della vita reale (il pi\u00f9 della volte vuota e noiosa), pu\u00f2 fornire prove del proprio agire e, pi\u00f9 in generale, del fatto stesso di esistere. L\u2019individuo pu\u00f2 finalmente proiettarsi ed esaurirsi in quanto soggettivit\u00e0 in uno schema \u2013 universale \u2013 nel quale la sola sua presenza (leggi: attivit\u00e0) \u00e8 utile a fomentare e dare consistenza alla narrazione che il soggetto fa di s\u00e9 \u2013 sia agli altri, sia a se stesso. Guardiamo un profilo qualsiasi di una persona media, comune, presente su qualsivoglia\u00a0<em>social network.<\/em>\u00a0Sembra che abbia il tempo per fare, essere e divenire, tutto ci\u00f2 che egli desidera. Tempo per lo sport, per la cultura, per il sesso, per l\u2019esercizio della professione. Tempo per sfiorare tutto, senza prendere \u2013 vivere \u2013 nulla; la possibilit\u00e0 di masticare la propria pietanza preferita, di gustarla persino, senza per\u00f2 poterla ingoiare: ecco l\u2019essenza, almeno in questa prima fase della Storia, delle identit\u00e0 digitali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Individui esposti l\u00ec, sulla griglia, sul catalogo, persone da vendere, adescare, contattare, comprare: perennemente. E non \u00e8 proprio la presenza di quest\u2019ultimo aggettivo, di fatto incontestabile e innegabile, a rendere l\u2019argomento qui descritto cruciale<\/strong>\u00a0\u2013 ai fini della qualit\u00e0 esistenziale di ciascuno di noi? La soluzione, ovviamente, non pu\u00f2 essere una limitazione n\u00e9 l\u2019interdizione di simili sistemi ma, anche e soprattutto in vista degli attuali fermenti generati dall\u2019avanzata delle AI, problematizzare determinate dinamiche e i loro impatti \u00e8 un compito a cui non si pu\u00f2 pi\u00f9 venir meno. Beninteso, sempre ponendo attenzione a non correre il rischio d\u2019inciampare in pedagogismi \u2013 i quali risulterebbero ininfluenti, se non stucchevoli.\u00a0<strong>L\u2019obiettivo non pu\u00f2 e non deve consistere nel formulare una sorta di \u201ceducazione\u201d all\u2019uso di determinati dispositivi, bens\u00ec nell\u2019individuare per poi denominare quei fenomeni che, in quest\u2019inizio di secolo e millennio, sembrano assumere le sembianze di nuove, e al contempo ennesime, catene.<\/strong><\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.gazzettafilosofica.net\/2024-1\/gennaio\/messaggistica-istantanea-reperibilit%C3%A0-perenne\/\">https:\/\/www.gazzettafilosofica.net\/2024-1\/gennaio\/messaggistica-istantanea-reperibilit%C3%A0-perenne\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DA GAZZETTA FILOSOFICA (Di Iosif Pezone) Oggi alla reperibilit\u00e0 istantanea, che ha demolito per sempre la separazione tra vita professionale e vita personale, si annette l\u2019impossibilit\u00e0 ormai di fare a meno dei sistemi di messaggistica istantanea e, in pi\u00f9, si aggiunge l\u2019onere della presenza (l\u2019essere online) che tali app non solo impongono, ma che possono dimostrare-certificare-rappresentare: ci troviamo di fronte ad una inedita forma di \u201cprostituzione di s\u00e9\u2019? 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