{"id":83673,"date":"2024-02-05T09:30:03","date_gmt":"2024-02-05T08:30:03","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=83673"},"modified":"2024-02-03T16:54:23","modified_gmt":"2024-02-03T15:54:23","slug":"il-futuro-dellitalia-tra-geopolitica-commercio-marittimo-e-nuova-globalizzazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=83673","title":{"rendered":"Il futuro dell\u2019Italia tra geopolitica, commercio marittimo e nuova globalizzazione"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di MARX21 (Francesco Maringi\u00f2)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-83674\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/nave-300x200.jpeg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/nave-300x200.jpeg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/nave-768x513.jpeg 768w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/nave.jpeg 800w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>da https:\/\/italian.cri.cn<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">C\u2019\u00e8 un allarme generalizzato in Italia rispetto alla crisi che riguarda il Canale di Suez e lo Stretto di Bab el-Mandeb, i due colli di bottiglia delle rotte commerciali via nave che portano le merci dall\u2019Oriente nel cuore dell\u2019Europa. Dal Canale di Suez transita circa il 12% del commercio mondiale ed oltre il 40% di quello marittimo italiano, per un controvalore che uno studio di Srm-Alexbank di Intesa Sanpaolo ha valutato nel 2022 pari a 82,8 miliardi di euro. L\u2019allarme in Italia \u00e8 giustificato, dato che circa un terzo di tutto l\u2019import italiano (incluso quello energetico) passa per quella tratta. La decisione di alcune compagnie di trasporto marittimo di non passare pi\u00f9 per il Mar Rosso e circumnavigare l\u2019Africa pu\u00f2 quindi avere un impatto devastante per i porti italiani e, conseguentemente, per l\u2019economia del nostro paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Apparentemente, quindi, la situazione \u00e8 molto seria e, forse per questa ragione, non ha suscitato alcuna formale obiezione nel paese la decisione di partecipare all\u2019operazione militare Aspides, voluta dall\u2019Unione Europea a difesa \u2013 cos\u00ec ci viene spiegato \u2013 dei mercantili in viaggio nel Mar Rosso. Anzi: l\u2019Italia si candida ad ospitare il quartier generale della missione che, a tutti gli effetti \u00e8 una operazione militare di alcuni paesi europei ben oltre i confini dell\u2019Ue e dello stesso continente europeo. Sui media nostrani non mancano poi le analisi che ci sciorinano la strategicit\u00e0 di questa scelta. In gioco, viene spiegato, c\u2019\u00e8 la sopravvivenza stessa della globalizzazione che si basa sulla libera circolazione delle merci e, di conseguenza, sul controllo degli snodi strategici infrastrutturali (oleodotti, gasdotti, cavi internet etc.) e delle vie di comunicazione marittima a partire proprio dai colli di bottiglia, secondo la nota teoria di Alfred Mahan, il primo ad evidenziarle il nesso tra potere navale, commercio marittimo ed influenza politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tuttavia ritengo sia legittimo chiedersi se questa visione delle cose serva davvero gli interessi dell\u2019Europa e, non ultimo, quelli dell\u2019Italia. E qui la versione ripresa da tutti i media comincia a scricchiolare. Questa idea della globalizzazione quale fenomeno di unificazione dei mercati a livello globale e di controllo militare dei principali colli di bottiglia del commercio marittimo coincide in verit\u00e0 con un processo che serve esclusivamente gli interessi americani. \u00abIn quanto politologi, \u2013 scrivevano Farrell e Newman gi\u00e0 nel 2020 \u2013 abbiamo studiato l\u2019uso delle reti economiche da parte degli Stati Uniti per raggiungere i propri obiettivi nazionali per quasi due decenni e riteniamo che il mondo delle imprese sottovaluti costantemente i rischi derivanti da questa forma di esibizione politica della forza\u00bb. I due autori, su Harvard Business Review, prendevano di petto la trasformazione delle infrastrutture economiche in armi geopolitiche, analizzando quanto avvenuto dal 2001 fino alla presidenza Trump che, a loro dire, \u00abha sostituito la diplomazia con il puro esercizio del potere\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E poi c\u2019\u00e8 un grande assente nel dibattito pubblico qui in Italia ed \u00e8 la connessione tra gli attacchi delle milizie Houthi e la guerra di Israele a Gaza. Gli attacchi degli Houthi alle navi mercantili che passano lo stretto di Bab el-Mandeb riguardano infatti esclusivamente le navi israeliane (o americane) che vanno ad attraccare nei porti della Palestina occupata per alimentare la guerra in corso a Gaza, non le altre. Ne ha parlato esplicitamente il portavoce di Ansar Allah in un\u2019intervista a quotidiano russo Izvestia dove, apertis verbis, ha ribadito: \u00abper quanto riguarda tutti gli altri Paesi, compresi Russia e Cina, la loro navigazione nella regione non \u00e8 minacciata\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A ben guardare una grande tema si affaccia alla nostra riflessione. Se davvero all\u2019Europa convenga farsi risucchiare in questa ennesima escalation bellica che gli Usa portano avanti nel tentativo antistorico di mantenere intatta una egemonia globale, sempre pi\u00f9 in declino, attraverso il controllo militare degli snodi nevralgici del commercio mondiale, oppure se non serva cambiare strada.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ci\u00f2 a cui stiamo assistendo \u00e8 il rovesciamento del ciclo storico iniziato nel biennio \u201989-\u201991 del secolo scorso che diede vita alla fase unilaterale della politica americana. Mentre gli Usa nel dopoguerra si sono sostituiti alla Gran Bretagna nel controllo manu militari di alcuni punti nevralgici sul globo e dopo l\u201989 hanno pensato di poter espandere senza limiti i propri interessi in ogni angolo del mondo, l\u2019emersione di nuovi attori globali, che non ripercorrono la stessa parabola di sviluppo ma di converso riscrivono le regole di una globalizzazione fatta di scambi e mutuo vantaggio, pone a noi l\u2019interrogativo di una scelta strategica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 su questo che si misurer\u00e0 la credibilit\u00e0 (e la lungimiranza) delle classi dirigenti. Non ci sono molte alternative: la continuazione della politica fin qui perseguita non potr\u00e0 che portarci alla rovina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.marx21.it\/internazionale\/il-futuro-dellitalia-tra-geopolitica-commercio-marittimo-e-nuova-globalizzazione\/\">https:\/\/www.marx21.it\/internazionale\/il-futuro-dellitalia-tra-geopolitica-commercio-marittimo-e-nuova-globalizzazione\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MARX21 (Francesco Maringi\u00f2) da https:\/\/italian.cri.cn C\u2019\u00e8 un allarme generalizzato in Italia rispetto alla crisi che riguarda il Canale di Suez e lo Stretto di Bab el-Mandeb, i due colli di bottiglia delle rotte commerciali via nave che portano le merci dall\u2019Oriente nel cuore dell\u2019Europa. 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