{"id":83685,"date":"2024-02-05T10:32:34","date_gmt":"2024-02-05T09:32:34","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=83685"},"modified":"2024-02-04T20:36:51","modified_gmt":"2024-02-04T19:36:51","slug":"alberto-bradanini-la-questione-taiwan-allinizio-del-2024","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=83685","title":{"rendered":"Alberto Bradanini: la questione Taiwan, all\u2019inizio del 2024"},"content":{"rendered":"<p><strong>DA LA FIONDA (Di Alberto Bradanini)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-83686 aligncenter\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/Taiwan2024-300x169.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/Taiwan2024-300x169.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/Taiwan2024.jpg 620w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In un incontro dell\u2019<em>American<\/em>\u00a0<em>Enterprise Institute<\/em>\u00a0tenutosi il 2 novembre 2021 in Florida \u2013 alla presenza di personalit\u00e0 politiche del fronte trumpista, tra cui H. Brands, D. Blumenthal, G. Schmitt, M. Mazza, J. Bolton e altri \u2013 la destra repubblicana era giunta alla conclusione che la strategia cinese di\u00a0<em>riassorbimento<\/em>\u00a0dell\u2019isola non ha nulla di eccentrico o ideologico. Persino un immaginario governo amico degli Stati Uniti metterebbe in cima all\u2019agenda politica il recupero di Taiwan, territorio storicamente cinese, che per\u00f2 si scontra con la maggioranza dei taiwanesi, per ora contraria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per la dirigenza del paese, \u00e7a va sans dire, la via preferibile dovrebbe essere quella pacifica, consapevole che un ipotetico conflitto con Taiwan avrebbe pesanti riflessi sulla stabilit\u00e0 e la crescita economica, senza contare che le forze armate di Taipei (a prescindere dal possibile intervento americano) renderebbero assai costosa sotto ogni punto di vista un\u2019ipotetica invasione dell\u2019isola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le elezioni presidenziali tenutesi a Taiwan il 13 gennaio scorso hanno decretato la vittoria di Lai Ching-te (William Lai), vicepresidente uscente della Repubblica di Cina (\u00e8 questa la denominazione ufficiale dell\u2019isola). Lai, il cui insediamento \u00e8 previsto per il 20 maggio, \u00e8 oggi l\u2019esponente di punta del Partito Democratico Progressista (DPP) che ha governato negli ultimi otto anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La presidente uscente, Tsai Ing-wen, prima donna a vincere le elezioni, per di pi\u00f9 per due volte consecutive (2016 e 2020), si era dimessa da presidente del partito lo scorso autunno dopo la sconfitta alle elezioni amministrative. La Tsai non era comunque rieleggibile per limiti di mandato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Poich\u00e9 per la legge elettorale taiwanese \u00e8 dichiarato vincitore chi ottiene anche solo un voto in pi\u00f9 degli altri candidati (sistema\u00a0<em>first-past-the-post<\/em>), Lai diventa presidente pur raccogliendo solo il 40,05% dei voti, avendo i due avversari ottenuto, rispettivamente, il 33.49% (Hou Yu-ih, attuale sindaco di Taipei, del partito nazionalista, Kuomintang, KMT) e il 26.46% (Ko Wen-je, del Partito Popolare, TPP).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel novembre scorso era sembrato che KMT e TPP potessero presentarsi uniti con un ticket condiviso. Le due parti non sono tuttavia riuscite ad accordarsi, perdendo una storica occasione. L\u2019affluenza \u00e8 stata del 71,86%, (-3,04 % rispetto al 2020) ed \u00e8 la prima volta dalle elezioni del 2000 che il candidato vincente scende sotto la soglia del 50% dei voti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ora, se le elezioni fossero la chiave per sondare la volont\u00e0 dei taiwanesi di avviarsi verso l\u2019indipendenza, dovrebbe dedursi che tale volont\u00e0 si \u00e8 significativamente ridotta rispetto a quattro anni orsono. Lai ha raccolto solo il 40% dei suffragi, contro oltre il 50% di Tsai Ing-wen del 2020, e per di pi\u00f9 il suo partito perde la maggioranza in Parlamento, rendendo macchinosa la gestione del paese e ancor pi\u00f9 fantasiosa quell\u2019ipotesi d\u2019indipendenza che il DPP, consapevole dei rischi, non aveva preso in seria considerazione nemmeno quando disponeva della maggioranza assoluta in parlamento. Inoltre, prima di procedere su un percorso di tale rilevanza il governo sarebbe tenuto a consultare i 24 milioni di abitanti dell\u2019isola facendo ricorso a un referendum, potenzialmente quanto mai destabilizzante. Se la maggioranza dei taiwanesi \u00e8 contraria alla riunificazione, essa non \u00e8 per ci\u00f2 stesso favorevole a un braccio di ferro con Pechino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel frattempo, all\u2019indomani delle elezioni, l\u2019ex consigliere Usa per la sicurezza nazionale, Stephen Hadley e l\u2019ex vice segretario di stato James Steinberg,\u00a0 \u2013 sbarcati<a id=\"_ftnref1\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/02\/02\/alberto-bradanini-la-questione-taiwan-allinizio-del-2024\/#_ftn1\"><sup>[1]<\/sup><\/a>\u00a0a Taiwan con provocatoria tempestivit\u00e0, insieme ad altri\u00a0<em>ex alti funzionari americani<\/em>\u00a0\u2013 hanno espresso \u201c<em>le congratulazioni del popolo americano<\/em>\u201d al presidente eletto, il quale ha replicato<a id=\"_ftnref2\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/02\/02\/alberto-bradanini-la-questione-taiwan-allinizio-del-2024\/#_ftn2\"><sup>[2]<\/sup><\/a>\u00a0di\u00a0<em>essere<\/em>\u00a0<a href=\"https:\/\/stream24.ilsole24ore.com\/video\/mondo\/taiwan-lai-vince-e-rivendica-non-rinunceremo-mai-democrazia\/AFaz12KC\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>grato agli Stati Uniti per il forte sostegno\u00a0<\/em><\/a><em>\u00a0alla democrazia taiwanese per la solida, reciproca partnership<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per conto dell\u2019Amministrazione, il portavoce della Casa Bianca \u2013 nel ribadire lo\u00a0<em>spessore<\/em>\u00a0dei rapporti con Taiwan, che nei prossimi quattro anni sar\u00e0 governata dal medesimo partito \u2013 ha dichiarato<a id=\"_ftnref3\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/02\/02\/alberto-bradanini-la-questione-taiwan-allinizio-del-2024\/#_ftn3\"><sup>[3]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0che\u00a0<em>l\u2019impegno Usa nei riguardi dell\u2019isola resta compatto come la roccia, basato su principi bipartisan e a favore degli amici<\/em>, parole che fuori dall\u2019usuale ambiguit\u00e0 nascondono l\u2019aspettativa di Washington che l\u2019isola continui a\u00a0<em>piegarsi agli interessi americani in cambio di un\u2019ipotetica protezione davanti a una minaccia altrettanto ipotetica<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il segretario di Stato, Antony Blinken, ha elogiato\u00a0<em>la forza della democrazia taiwanese<\/em>, mentre dalla Casa Bianca J. Biden, con accenti insolitamente concilianti, ha affermato che Washington non sostiene l\u2019indipendenza dell\u2019isola, in linea con il contenuto dei\u00a0noti\u00a0<em>comunicati congiunti<\/em>\u00a0che, sulla scorta del riconoscimento dell\u2019esistenza di un\u2019<em>unica Cina<\/em>, alla fine degli anni \u201970 avevano portato all\u2019apertura delle relazioni diplomatiche tra i due paesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sul fronte opposto, la portavoce del Ministero degli Esteri di Pechino, Mao Ning \u2013 giudicando una\u00a0<em>provocazione<\/em>\u00a0la visita a Taiwan di ex alti funzionari Usa a meno di due giorni dalle elezioni \u2013 ha riaffermato l\u2019<em>assoluta<\/em>\u00a0<em>contrariet\u00e0 cinese a qualsiasi interferenza su Taiwan, un tema\u00a0<\/em>che, come Pechino non si stanca di ripetere,<em>\u00a0deve considerarsi di esclusiva pertinenza interna<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Intanto, il giorno successivo alla vittoria di Lai, un\u2019altra nazione \u2013 Nauru, poco pi\u00f9 di 12 mila abitanti, la pi\u00f9 piccola al mondo \u2013 interrompe le relazioni politiche con Taiwan, che ora \u00e8 riconosciuta solo da dodici paesi<a id=\"_ftnref4\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/02\/02\/alberto-bradanini-la-questione-taiwan-allinizio-del-2024\/#_ftn4\"><sup>[4]<\/sup><\/a>, un evento minore, ma che illustra il cambiamento di\u00a0<em>temperatura strategica<\/em>\u00a0nel mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel frattempo, in Occidente non s\u2019arresta l\u2019onda mediatica anticinese, guidata dagli Stati Uniti. Una nazione, quest\u2019ultima, di 335 mln di abitanti che non intende affrancarsi dall\u2019irrealistica patologia di voler dominare un pianeta di otto miliardi di individui. Nelle tecniche sotterranee dell\u2019espansionismo Usa \u2013 dove lo\u00a0<em>stato profondo incontra lo stato permanente \u2013<\/em>\u00a0la strategia prevalente si concentra oggi sul\u00a0<em>complesso industriale militare<\/em>\u00a0rispetto alle\u00a0<em>pulsioni neocoloniali della Grande Finanza<\/em>\u00a0estrattiva di ricchezze altrui.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Washington continuer\u00e0 dunque a soffiare sul fuoco di un conflitto Pechino-Taiwan, con l\u2019obiettivo di fermare la locomotiva cinese, che per demografia ed economia costituisce la principale sfida all\u2019egemone unipolare. La strategia americana prevede di replicare il copione prescritto per l\u2019Europa (il conflitto Nato\/Usa contro la Russia per interposta Ucraina), utilizzando questa volta le risorse umane e militari di Taiwan, alla luce dell\u2019improponibilit\u00e0 di uno scontro diretto tra due potenze nucleari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quanto a Xi Jinping, il suo pensiero su Taiwan riflette le passate raccomandazioni che Deng Xiaoping aveva consegnato alla storia nel lontano 1979. Il Piccolo Timoniere aveva messo in chiaro che\u00a0<em>la riunificazione della Cina \u00e8 una missione storica della nazione cinese, condivisa da tutti i suoi figli<\/em>, suggendo per\u00f2 di liberarsi della retorica della\u00a0<em>liberazione forzosa<\/em>. Se in questo momento storico, ragionava Deng, le condizioni politiche non lo consentono, allora\u00a0<em>la soluzione va lasciata alle future generazioni di leader a Pechino e a Taipei, quando tali condizioni saranno favorevoli.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel frattempo, secondo Xi, i compatrioti delle due sponde dello Stretto\u00a0<em>sono chiamati a lavorare insieme per sconfiggere ogni tentazione indipendentista, assicurare un futuro luminoso al percorso di ringiovanimento della nazione cinese, e tutelare la sovranit\u00e0 e l\u2019integrit\u00e0 territoriale del paese.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nei trent\u2019anni trascorsi, la dirigenza cinese si \u00e8 attenuto al cosiddetto\u00a0<em>Consenso del 1992<\/em>. In quell\u2019anno, al termine di uno storico incontro a Hong Kong, le parti si erano accordate sull\u2019esistenza di\u00a0<em>una sola Cina<\/em>, comprendente il continente e le isole, vale a dire i territori controllati da Pechino e da Taipei. In quell\u2019occasione, per\u00f2, il tema cruciale della sovranit\u00e0 non fu affrontato, mentre il significato da riservare alla nozione di \u201c<em>una sola Cina<\/em>\u201d fu lasciato alla libera interpretazione delle parti, nella classica tradizione\u00a0<em>ossimorica<\/em>\u00a0cinese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tale\u00a0<em>Consenso<\/em>, nella sua ambiguit\u00e0 ermeneutica, ha rappresentato per Pechino la base politica delle relazioni con Taiwan, che invece nel 2016, con l\u2019ascesa al governo di Tsai Ing-wen ha deciso di disconoscere aveva\u00a0il valore delle\u00a0<em>intese del 1992<\/em>, investendo su una futura metamorfosi della Cina in un paese\u00a0<em>a democrazia liberale di stampo occidentale<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quanto sopra premesso, deve rilevarsi che,\u00a0<em>rebus sic stantibus<\/em>, la sola evenienza che oggi potrebbe indurre Pechino a mettere in conto il possibile impiego della forza \u00e8 costituita da una dichiarazione d\u2019indipendenza da parte di Taiwan. Resta senza risposta, a tale riguardo, la ragione che potrebbe spingere la dirigenza dell\u2019isola su un percorso distruttivo, che includerebbe un blocco navale, bombardamenti e devastazione di territori, infrastrutture, citt\u00e0, con un elevato numero di vittime civili e militari, quando\u00a0<em>di fatto<\/em>\u00a0Taiwan indipendente lo \u00e8 gi\u00e0. Si tratta dunque di uno scenario ipotizzabile solo se la dirigenza taiwanese dovesse cedere alle lusinghe, pressioni o attivit\u00e0 corruttive da parte degli Stati Uniti. Ma sia a Taipei che a Pechino, dove i dirigenti hanno la testa sulle spalle, prevale uno assennato spirito d\u2019attesa, affinch\u00e9 sia la storia a indicare la direzione degli eventi verso un compromesso accettabili dalle due parti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel frattempo, guardando oltre l\u2019orizzonte immediato, Pechino investe su due profili di seduzione: a) i rapporti economici e commerciali, oggi vantaggiosi per Taiwan, surplus commerciale e investimenti importanti nelle due direzioni; b) mantenimento di una proposta che prevede maggiori spazi di autonomia qualora Taipei accettasse la geniale formula di Deng (<em>un Paese, due sistemi<\/em>), sinora applicata a Hong Kong e Macao, sebbene per il momento senza esito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quanto ai tempi della riunificazione, Xi Jinping non ha mai indicare date precise, pur rilevando che\u00a0<em>la questione non pu\u00f2 essere rinviata all\u2019infinito<\/em>. A tale riguardo, secondo alcune analisi occidentali prive per\u00f2 di evidenze convincenti, il PCC avrebbe fissato al 2049 la data ultima per il\u00a0<em>riassorbimento<\/em>\u00a0dell\u2019isola, lasciando intendere\u00a0<em>con le buone o le cattive<\/em>. Gli argomenti a sostegno di questa tesi sarebbero l\u2019accelerazione dei preparativi militari, l\u2019aumento degli investimenti nell\u2019industria delle armi, l\u2019intensificarsi delle attivit\u00e0 militari sullo Stretto, le incursioni aeree e l\u2019uso di tecnologie avanzate. Una tesi questa, come rilevato, debole e poco persuasiva. Appena eletto ai vertici del Partito, Xi Jinping nel 2012 aveva invece affermato che i tempi di compimento del<em>\u00a0sogno della nazione<\/em>\u00a0era incentrato su\u00a0<em>due centenari<\/em>: a) l\u2019affermarsi in Cina di una\u00a0<em>societ\u00e0 moderatamente agiata<\/em>\u00a0entro il centesimo anniversario del PCC (2021); b) il completamento del\u00a0<em>ringiovanimento nazionale<\/em>\u00a0(nozione questa non unanimemente decifrata) entro il centesimo anniversario dalla proclamazione della Repubblica Popolare (2049). Secondo la narrativa occidentale, anche qui priva di validazioni, Pechino farebbe coincidere i tempi della\u00a0<em>riunificazione con Taiwan<\/em>\u00a0con quelli del\u00a0<em>ringiovanimento nazionale<\/em>. \u00c8 invece plausibile che l\u2019esegesi di tale locuzione\u00a0<em>antiaristotelica<\/em>\u00a0\u2013 una delle tante cui ricorre la dirigenza cinese \u2013 intenda bilanciare la dialettica politica con la flessibilit\u00e0 filosofica. In definitiva, l\u2019assenza di rigidit\u00e0 lessicali o temporali consente al Partito di\u00a0<em>soprassedere<\/em>\u00a0alle sue promesse anche qualora nel 2049 l\u2019obiettivo della riunificazione non sar\u00e0 raggiunto. Per chiudere, dunque, se sono concepibili le ambizioni di Xi Jinping di passare alla storia quale\u00a0<em>riunificatore<\/em>\u00a0della Cina, va detto che nel 2049, se ancora in vita, egli avr\u00e0 la veneranda et\u00e0 di novantasei anni, con un\u2019influenza minima dunque su tali complessit\u00e0.<\/p>\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\" \/>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn1\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/02\/02\/alberto-bradanini-la-questione-taiwan-allinizio-del-2024\/#_ftnref1\">[1]<\/a>\u00a0https:\/\/www.scmp.com\/news\/china\/diplomacy\/article\/3248530\/us-group-urges-taiwans-lai-keep-calm-and-carry-cross-strait-status-quo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn2\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/02\/02\/alberto-bradanini-la-questione-taiwan-allinizio-del-2024\/#_ftnref2\">[2]<\/a>\u00a0https:\/\/www.aljazeera.com\/news\/2024\/1\/15\/taiwans-tsai-and-lai-welcome-us-support-as-beijing-fumes-over-election<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn3\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/02\/02\/alberto-bradanini-la-questione-taiwan-allinizio-del-2024\/#_ftnref3\">[3]<\/a>\u00a0https:\/\/www.state.gov\/on-taiwans-election\/<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn4\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/02\/02\/alberto-bradanini-la-questione-taiwan-allinizio-del-2024\/#_ftnref4\">[4]<\/a>\u00a0Guatemala, Paraguay, Belize, Haiti, Sant Kitts and Nevis, Santa Lucia, San Vincent\/Grenadine, isole Marshall, Palau, Tuvalu, Swaziland e la Santa Sede<\/p>\n<div class=\"addtoany_share_save_container addtoany_content addtoany_content_bottom\">\n<div class=\"a2a_kit a2a_kit_size_26 addtoany_list\" data-a2a-url=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/02\/02\/alberto-bradanini-la-questione-taiwan-allinizio-del-2024\/\" data-a2a-title=\"Alberto Bradanini: la questione Taiwan, all\u2019inizio del 2024\"><strong>FONTE:<\/strong>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/02\/02\/alberto-bradanini-la-questione-taiwan-allinizio-del-2024\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/02\/02\/alberto-bradanini-la-questione-taiwan-allinizio-del-2024\/<\/a><\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DA LA FIONDA (Di Alberto Bradanini) In un incontro dell\u2019American\u00a0Enterprise Institute\u00a0tenutosi il 2 novembre 2021 in Florida \u2013 alla presenza di personalit\u00e0 politiche del fronte trumpista, tra cui H. 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