{"id":83775,"date":"2024-02-08T09:04:01","date_gmt":"2024-02-08T08:04:01","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=83775"},"modified":"2024-02-07T09:07:01","modified_gmt":"2024-02-07T08:07:01","slug":"luca-casarotti-lanfascismo-e-il-suo-contrario","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=83775","title":{"rendered":"Luca Casarotti, L&#8217;anfascismo e il suo contrario"},"content":{"rendered":"<p><strong>di DOPPIOZERO (Enrico Manera)<\/strong><\/p>\n<div class=\"max-w-[838px]\">\n<div class=\"clearfix text-formatted field field--name-body field--type-text-with-summary field--label-hidden field__item\">\n<p>Non si pu\u00f2 non notare una certa difficolt\u00e0 nel pronunciare serenamente la parola &#8216;fascismo&#8217; nella pi\u00f9 recente stagione della politica contemporanea: una difficolt\u00e0 aumentata in questo presente, di volta in volta come rifiuto, cautela o ritrosia per motivi anche opposti. Nell&#8217;intervallo che separa l&#8217;uso tecnico del termine dall&#8217;abuso pubblico, il tutto \u00e8 complicato dalla consistenza delle destre contemporanee che pur non essendo &#8216;fasciste&#8217; nel senso storico novecentesco, a quell&#8217;esperienza \u2013 e soprattutto all&#8217;eredit\u00e0 \u2013 si rifanno pi\u00f9 o meno integralmente, con riferimenti a pratiche o elementi culturali o anche solo per referenze mitiche, allusioni provocatorie, evocazioni nostalgiche. Un\u2019analoga difficolt\u00e0 sembra riscontrarsi nell&#8217;intendere e accettare l&#8217;<em>antifascismo<\/em>, a maggior ragione un termine-ombrello in cui \u2013 sembra ovvio dirlo \u2013 si trovano, storicamente diffuse e diversificate, differenti culture politiche accomunate dall&#8217;opposizione al fascismo. Baster\u00e0 ricordare quanto di diverso abbiano socialismo, comunismo e liberalismo nella loro\u00a0<em>pars costruens<\/em>, senza peraltro dimenticare i terreni di sovrapposizione e gli attraversamenti di campo che hanno interessato persone e idee nel tempo, in relazione ai diversi contesti, in termini ideali e strategici, dell&#8217;agire politico.<\/p>\n<p>In Italia, nella misura in cui si \u00e8 voluto affermare che il fascismo era finito con il 1945 e si \u00e8 voluto dare per scontato che una\u00a0<em>cosa cos\u00ec<\/em>\u00a0non ci sarebbe pi\u00f9 stata, a partire dagli anni Novanta anche il lemma &#8216;antifascismo&#8217; si direbbe aver perso la sua immediata leggibilit\u00e0 e, ancor pi\u00f9, legittimit\u00e0. Il ragionamento retrostante implica per\u00f2 due questioni, che riguardano la storia e la politica della memoria pubblica. La prima \u2013 pi\u00f9 macroscopica \u2013 \u00e8 che la Repubblica democratica nata dalla Resistenza sia logicamente e\u00a0<em>naturaliter<\/em>\u00a0antifascista o non possa essere democratica: dunque se la Repubblica pu\u00f2 non essere pi\u00f9 antifascista, sorge il dubbio che non sia mai stata intesa come tale fino in fondo da molti. La seconda e correlata questione \u00e8 che, nella misura in cui le forze liberal-democratiche abbandonavano l&#8217;antifascismo come elemento decisivo della propria cultura, questo diventava tutto \u201ccomunista\u201d e coestensivo di una sinistra estrema fuoritempo e dunque, in una stagione di diffusa critica antitotalitaria e anticomunista (legata strettamente alla fine della guerra fredda) anche l&#8217;antifascismo poteva essere messo finalmente in cantina con tutto l&#8217;armamentario ideologico-politico novecentesco.<\/p>\n<p>Questo \u00e8, in estrema sintesi, il nocciolo storico-politico del ragionamento attorno a cui si dipana la fitta rete intertestuale intessuta da Luca Casarotti, giurista e critico militante, nel recente\u00a0<a href=\"https:\/\/edizionialegre.it\/product\/lantifascismo-e-il-suo-contrario\/\"><em>L&#8217;antifascismo e il suo contrario<\/em><\/a><em>\u00a0<\/em>(Alegre 2023).<\/p>\n<p>Ma c&#8217;\u00e8 molto di pi\u00f9. Con grande finezza e una scrittura di rara eleganza, venata di sottile ironia, Casarotti intende difendere le ragioni di un antifascismo per il presente: lo fa al compimento del percorso storico di un&#8217;opposizione all&#8217;antifascismo fattasi senso comune grazie all&#8217;ipertrofia del web e alla vittoria che le destre neo-post-pop-alt-fasciste hanno avuto nella battaglia per l&#8217;egemonia culturale nel sistema mediatico dell&#8217;Italia post-bersusconiana (ora strettasi a coorte); e nel fare questo regala a lettori e lettrici uno spaccato psico-politico-culturale dell\u2019<em>anti-antifascismo<\/em>, mostrandone su un periodo medio-lungo genealogia ed effetti. Il libro affronta con grande\u00a0<em>vis<\/em>\u00a0interpretativa le radici e le fioriture del tenace \u201crevisionismo\u201d \u2013 un tempo si chiamava cos\u00ec \u2013 che si \u00e8 fatto senso comune, soprattutto nella pubblicistica di largo consumo e attraverso mass e social media, sempre pi\u00f9 in aperto contrasto rispetto alla produzione storiografica scientifica. Dieci anni fa, proprio\u00a0<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/gabriele-turi-la-cultura-delle-destre\">su queste stesse pagine<\/a>\u00a0scrivevo del \u00abperiodo caratterizzato da uno spregiudicato uso pubblico della storia, in cui il lavoro degli storici viene messo ai margini da quello di volta in volta sporco o grossolano svolto da divulgatori e da giornalisti al servizio degli interessi del presente\u00bb. Il piano era gi\u00e0 fortemente inclinato e\u00a0<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/la-storia-congelata\">gli sviluppi dell&#8217;oggi erano prevedibili<\/a>.<\/p>\n<p>Casarotti mostra dunque le due principali direttive di questa vittoriosa offensiva politica e culturale, \u00abl\u2019una orientata alla storia, cio\u00e8 all\u2019interpretazione della guerra partigiana, l\u2019altra al presente, cio\u00e8 alla memoria di quella guerra e al modo di essere attuale dell\u2019antifascismo\u00bb e ne mostra le funzioni: \u00abl\u2019una di legittimazione politica, cio\u00e8 di vocazione istituzionale, l\u2019altra di delegittimazione della protesta, cio\u00e8 di critica della contestazione allo stato delle cose, quando succede che essa rivada al repertorio dell\u2019antifascismo e si proponga di ravvivarlo\u00bb. Come gi\u00e0 un tempo, screditare la Resistenza e colpire il Cln significa rivalutare il fascismo e le sue eredit\u00e0 e in termini generali destituire di legittimit\u00e0 e credibilit\u00e0 l&#8217;intero assetto della (prima) Repubblica per promuovere qualcosa di nuovo ma al tempo stesso gi\u00e0 vissuto, quella \u201cretromarcia verso il futuro\u201d che \u00e8 la formula delle sintesi modernistiche\u00a0<em>e<\/em>\u00a0reazionarie capaci di farsi regime.\u00a0<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/la-morte-la-fanciulla-e-lorco-rosso\">Denigrare, demonizzare, rendere incomprensibile la Resistenza<\/a>\u00a0fa parte di questo dispositivo culturale e prepara dunque quel duplice movimento di rimozioni e accomodamento che fanno della nostalgia, simpatia e grande comprensione per il fascismo (o tratti falsificati o stereotipati di esso) un tratto dell&#8217;autobiografia della nazione.<\/p>\n<p><em>L&#8217;antifascismo e il suo contrario<\/em>\u00a0compie un&#8217;operazione molto interessante nel decostruire non tanto le retoriche apertamente filofasciste o neonazi (cercatele voi, sono ovunque) o sguaiatamente anti-resistenziali (da Pansa a Vespa) ma le diverse e sfumate posture democratiche, liberali, di centro-sinistra o nazional-patriottiche che sembrano pi\u00f9 interessate a lavorare contro le idee e le forze antifasciste, esasperandone debolezze e contraddizioni, che non a difendere il sacro spazio della democrazia dalle mani dell&#8217;autoritarismo. Il lavoro del giurista pavese si muove tra storiografia, educazione\/didattica e critica letteraria e, forte di una visione complessa in cui rientrano saggi, articoli, podcast e sfera digitale, aggiunge elementi di importante chiarificazione in un dibattito pubblico spesso sbagliato \u2013 almeno nei termini delle scienze storiche \u2013 e certamente polarizzato (certamente pi\u00f9 di quanto sia fisiologico e dialetticamente sano), rispetto al quale emerge l&#8217;idea che al gioco sporco o ambiguo della\u00a0<em>culture war<\/em>\u00a0si pu\u00f2 rispondere con l&#8217;aperta dichiarazione di posizionalit\u00e0 valoriale, con la lettura lenta e con l\u2019epistemologia delle storia.<\/p>\n<p>Nei diversi capitoli del libro si parla di idee, prese sul serio, discusse e analizzate nel contesto, nelle intenzioni e negli effetti con una sincera postura dialogica e una onest\u00e0 intellettuale che ha dell&#8217;inattuale: in questo modo, l&#8217;autore pu\u00f2 offrire una decifrazione dell&#8217;\u00abinterazione\u00bb che viviamo nel presente circa l&#8217;\u00abantifascismo e il suo contrario\u00bb e di come questa contribuisca \u00aba strutturare una storia e una realt\u00e0 politica\u00bb. Trova cos\u00ec spazio la storicizzazione di diversi testi, paradigmatici per la loro uscita e per il loro essere dispositivi, concettuali e politici: beninteso, non c&#8217;\u00e8 nella prosa di Casarotti gusto per la polemica\u00a0<em>ad personam\u00a0<\/em>n\u00e9 livore della gogna, come spesso accade sui social network in cui un frammento viene isolato, incorporato e commentato con esercizio di feroce e capziosa minuziosit\u00e0.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/fig%201_7.jpg\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"1200\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"d31b7b7d-f30b-4042-9089-996e7da3e4f4\" \/><\/p>\n<p>In questo caso un testo \u00e8 il sintomo emergente di un campo di forze ideale e come tale viene interpretato, diventando punto di partenza per un ragionamento su come una tesi abbia reagito chimicamente con i mondi culturali dell&#8217;eco-sistema informativo con cui si \u00e8 intersecata. Il discorso inizia con\u00a0<em>La morte della patria<\/em>\u00a0di Ernesto Galli della Loggia (Laterza, 1996), che in storiografia ha indagato l&#8217;idea di nazione in Italia (come recita il sottotitolo\u00a0<em>tra Resistenza, antifascismo e Repubblica<\/em>): l&#8217;argomentazione di quel saggio viene mostrata nei presupposti impliciti ed espliciti, arrivando a mettere in discussione la contraddizione [<em>spoiler<\/em>\u00a0<em>alert<\/em>] di una patria mitica (e in fin dei conti metafisica), mai esistita in quanto Nazione perch\u00e9 nata tardi e male come Stato, che per\u00f2 verrebbe uccisa proprio tra il 1943 e il 1948, tra l&#8217;8 settembre e l&#8217;entrata in vigore della Costituzione. Nell&#8217;analisi di Casarotti si evidenzia inoltre come la \u201ccolpa\u201d della Resistenza sarebbe da imputare alla estrema criticit\u00e0 delle condizioni in cui questa si svolge, cio\u00e8 quella di essere anche una guerra civile e di dipendere dalle circostanze storiche di una guerra mondiale totale e delle alleanze che vi combattono. In altri termini, pare che per molti quello che per la storiografia pi\u00f9 avvertita \u00e8 il risultato di un miracolo di equilibrio in condizioni storiche precarie, diventi la ragione di una\u00a0<em>diminutio\u00a0<\/em>incapacitante, al pari di un&#8217;onta.<\/p>\n<p>Comincia qui a emergere il dispositivo concettuale che lega i vari punti della critica del libro di Casarotti, nel quale si insiste sulle aporie a cui pu\u00f2 condurre il praticare simultaneamente una filosofia politica e una interpretazione\/comprensione di un fenomeno in termini storici. Spesso accade che i pensatori liberali accusino quelli social-comunisti di essere ideologici senza voler o sapere riconoscere che ogni postura \u2013\u00a0<em>in primis<\/em>\u00a0la propria \u2013 \u00e8 inevitabilmente, sempre e comunque, soggetta a un certo tasso di ideologia. La differenza sta nel riconoscerlo.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/cop3.jpeg\" alt=\"n\" width=\"800\" height=\"1255\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"f646d1b9-c5dc-483f-a542-55a831f2cb96\" \/><\/p>\n<p>Sul piano della saggistica, all&#8217;incrocio tra grande erudizione e cultura pop<em>,\u00a0<\/em>si incontra\u00a0<em>Ma se io volessi diventare una fascista intelligente?<\/em>\u00a0di Claudio Giunta (Rizzoli, 2021), un pamphlet contro il conformismo di un certo modo di intendere\u00a0<em>l&#8217;educazione civica, la scuola, l&#8217;Italia,\u00a0<\/em>che in estrema sintesi vuole essere [<em>spoiler alert<\/em>] una critica per la \u201cretorica dell&#8217;antifascismo\u201d, centrato dunque pi\u00f9 sulla prima che non sul secondo termine. Qui a essere messo sotto la lente di ingrandimento \u00e8 in particolare il fastidio di un mondo intellettuale, non di destra ma neanche di sinistra, per la superficialit\u00e0 delle dinamiche culturali giovanili e di massa e i suoi conformismi e clich\u00e9; tale sorta di sorta di analisi del presente \u2013 lontana dalla sociologia documentata \u2013 sembra dipendere da esperienze autobiografiche e, anche contro le proprie intenzioni, finisce per incorporare una serie di giudizi a cascata sulle nuove generazioni, sul modo in cui queste attraversano i conflitti del presente ereditando quelli del passato, e si annoda sul modo in cui i temi della cultura americana precipitano in quella italiana, dando corpo ai dibattiti nei quali il tema fascismo\/antifascismo si ricompone attorno alle critiche della\u00a0<em>political corretness<\/em>\u00a0e della\u00a0<em>cancel culture<\/em>\u00a0(o per lo meno i loro fantasmi locali e d&#8217;importazione).<\/p>\n<p>Da qui si passa al tema del sospetto per l&#8217;\u201cimpegno degli intellettuali\u201d, il cui primo limite sembra essere proprio il credere che sia possibile svolgere un\u2019attivit\u00e0 intellettuale disimpegnata e disinteressata: in questo senso, trova ampio spazio la discussione generata da\u00a0<em>Contro l&#8217;impegno. Riflessioni sul bene in letteratura<\/em>\u00a0di Walter Siti (Rizzoli, 2021). Una polemica innanzitutto estetica, scrive Casarotti, sui \u00abrisultati letterari dell&#8217;esplicito impegno politico\u00bb e \u00abcivile\u00bb verso scrittori contemporanei che hanno cercato \u00abun senso politico al mondo post-Muro di Berlino, e poi post 11 settembre\u00bb e una \u00abcritica all&#8217;ottimismo della volont\u00e0 pedagogica\u00bb. Impossibile restituire in poche righe una sintesi del discorso di Casarotti, di Siti e il dibattito che ne consegue: si entra nel dettaglio di una vera e propria bibliografia di letteratura, critica e metacritica di molti autori\/trici di titoli chiamati in causa che potrebbe reggere autonomamente, come sintesi molto ben informata, di estrema utilit\u00e0 per chiunque si occupi di cultura contemporanea in Italia.<\/p>\n<p>Il libro si chiude spiccando il volo, con un florilegio di libri dedicati alla storia pubblica, nel raccontare il nostro presente \u2013 la favola che narra anche di noi \u2013 fatto di uso pubblico e politico del passato in un tempo come il nostro, drammaticamente \u201csenza storia\u201d per la qualit\u00e0 della sue conoscenze medie e diffuse, e simultaneamente ossessionato dalla fame di racconto storico e sempre pi\u00f9 preoccupato da problemi strutturali: da cui dipende cio\u00e8 molto della qualit\u00e0 del vivere comune in una democrazia. Su tutti conoscere il vero storico e soprattutto riconoscere il falso storico. Ne deriva una\u00a0<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/fare-storia-collettivamente\">perorazione della storia come bene comune da preservare<\/a>\u00a0e una apologia del sapere storico, nelle sue declinazioni diverse ma inseparabili di ricerca, insegnamento e divulgazione, in cui tra i molti nomi spiccano quelli delle figure magistrali Le Goff, Bloch, Pavone, Ginzburg e trovano posto libri e lavori recenti e diffusi a pi\u00f9 livelli di pubblico.<\/p>\n<p>Praticare la ricerca e l&#8217;insegnamento della storia \u00e8 qualcosa come l&#8217;esercizio di un funambolo in bilico su una corda tesa tra la soggettivit\u00e0 e l&#8217;oggettivit\u00e0 scientifica. Problematizzare la Resistenza e restituirla alla sua materialit\u00e0 storica, conoscerne e saperne discernere storia e mito contro la propaganda e gli usi pubblici, \u00e8 allora il modo migliore per farne rivivere le passioni, gli insegnamenti e le eredit\u00e0, proprio perch\u00e9, scrive Casarotti, \u00abnella sanit\u00e0 del conflitto d&#8217;idee si misura la compiutezza della democrazia\u00bb.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"text-azzurro text-xl py-3\"><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/luca-casarotti-lanfascismo-e-il-suo-contrario\">https:\/\/www.doppiozero.com\/luca-casarotti-lanfascismo-e-il-suo-contrario<\/a><\/strong><\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di DOPPIOZERO (Enrico Manera) Non si pu\u00f2 non notare una certa difficolt\u00e0 nel pronunciare serenamente la parola &#8216;fascismo&#8217; nella pi\u00f9 recente stagione della politica contemporanea: una difficolt\u00e0 aumentata in questo presente, di volta in volta come rifiuto, cautela o ritrosia per motivi anche opposti. Nell&#8217;intervallo che separa l&#8217;uso tecnico del termine dall&#8217;abuso pubblico, il tutto \u00e8 complicato dalla consistenza delle destre contemporanee che pur non essendo &#8216;fasciste&#8217; nel senso storico novecentesco, a quell&#8217;esperienza \u2013 e&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":109,"featured_media":72522,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/DoppioZero.webp","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-lNd","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/83775"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/109"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=83775"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/83775\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":83776,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/83775\/revisions\/83776"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/72522"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=83775"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=83775"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=83775"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}