{"id":83796,"date":"2024-02-09T09:02:49","date_gmt":"2024-02-09T08:02:49","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=83796"},"modified":"2024-02-08T09:06:19","modified_gmt":"2024-02-08T08:06:19","slug":"la-cisgiordania-affamata-e-umiliata-rischia-di-esplodere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=83796","title":{"rendered":"La Cisgiordania affamata e umiliata rischia di esplodere"},"content":{"rendered":"<p><strong>di IL MANIFESTO (Chiara Cruciati)<\/strong><\/p>\n<div class=\"PostTitleFirstTemplate_postHeader__juF1u\">\n<div class=\"PostTitleFirstTemplate_marginTop__KrKnJ container\">\n<div class=\"row\">\n<div class=\"col-lg-9\">\n<div class=\"PostTitleFirstTemplate_summary__r9_cp\">\n<div class=\"PostSummary_PostSummary___2uwu\">PALESTINA.\u00a0Cinque mesi di privazione e chiusura militare: impieghi persi, risparmi finiti e salari del pubblico dimezzati. L\u2019agenzia Onu per i rifugiati e l\u2019Anp non hanno pi\u00f9 fondi a sufficienza. E i prezzi continuano a salire<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"container\">\n<div class=\"row\">\n<div class=\"col-lg-9\">\n<div class=\"PostTitleFirstTemplate_featuredImage__s6exp\">\n<div class=\"PostImage_PostImage__JDXPV PostImage_standard__QzaDJ PostImage\">\n<div class=\"p-0 container\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"container\">\n<div class=\"justify-content-md-center row\">\n<div class=\"p-0 col-lg-1\">\n<div class=\"PostFloatingBar_PostFloatingBarContainer__yyD29 sticky-top\">\n<div class=\"PostFloatingBar_PostFloatingBar__ISISJ PostFloatingBar_paddingTop__dDaIC\">\n<div class=\"PostFloatingBar_PostFloatingBarButton__Dy_91\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/ilmanifesto.it\/cdn-cgi\/image\/width=1400,format=auto,quality=85\/https:\/\/static.ilmanifesto.it\/2023\/01\/17est3-f01-children-play-by-a-new-water-tank-that-replaced-a-damaged-one-following-a-settlers-attack-from-nearby-settlement-outposts-on-the-palestinian-bedouin-community-in-the-west-bank.jpg\" alt=\"La Cisgiordania affamata e umiliata rischia di esplodere\" \/><\/div>\n<div class=\"PostFloatingBar_PostFloatingBarButton__Dy_91\">Una cisterna d&#8217;acqua in una comunit\u00e0 beduina in Cisgiordania\u00a0&#8211;\u00a0Ap<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"col-lg-10\">\n<div class=\"PostTitleFirstTemplate_articleBody__MdRwM\">\n<div class=\"ArticleBody\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ahmed prova a scherzarci su: \u00abA quest\u2019ora qui, davanti alla scuola, per terra trovavi solo cartacce di cioccolatini e caramelle: i bambini uscivano, affollavano i negozietti e poi, lo sai come sono fatti i bambini, buttavano la carta per terra. Ora \u00e8 tutto pulito: i genitori non hanno da dargli uno o due shekel per le caramelle\u00bb.<\/p>\n<p>La Cisgiordania che entra nel quinto mese di offensiva non ce la fa pi\u00f9. La spirale di violenza, chiusure, raid notturni dell\u2019esercito, arresti di massa e perdita del lavoro ha raggiunto un picco esplosivo. Un misto di rassegnazione, scappatoie per sopravvivere e rabbia. Non la nascondono, emerge dai discorsi, dal modo di parlare, dall\u2019ironia gelida.<\/p>\n<p><strong>IERI E OGGI<\/strong>\u00a0i medici hanno scioperato: niente stipendio pieno da mesi. Per gli insegnanti \u00e8 lo stesso: le scuole sono aperte, le universit\u00e0 tengono lezioni da remoto, ma di salari gi\u00e0 magri ricevono solo la met\u00e0.<\/p>\n<p>La \u00abfortuna\u00bb \u00e8 che quasi ogni famiglia allargata ha qualcuno che lavora nel pubblico, qualcosa a fine mese arriva comunque. A casa di Mona, insegnante alle porte di Betlemme, il suo \u00e8 l\u2019unico stipendio che entra dal 7 ottobre.<\/p>\n<p>Da allora 100mila lavoratori impiegati in Israele sono seduti a casa: permessi di lavoro cancellati subito. Altri 150mila, illegali nel mercato israeliano, lo stesso. Ogni anno con loro entravano in Cisgiordania 3,5 miliardi di dollari, secondo l\u2019Economic Policy Research Institute. E ancora, hotel vuoti, ristoranti anche, negozi che aprono quando possono. Costa tutto troppo.<\/p>\n<p>\u00abQuattro mesi fa cinque chili di pomodori li pagavi otto shekel, oggi ne servono 18 per un chilo solo \u2013 dice Ahmed, volontario del comitato popolare di Dheisheh \u2013 Le verdure arrivavano da Gerico e Jenin, ma oggi con la chiusura militare della Cisgiordania il poco che c\u2019\u00e8 ha dei costi sempre pi\u00f9 inaccessibili\u00bb.<\/p>\n<p>Il problema \u00e8 anche la produzione locale, dalle campagne intorno Betlemme. \u00abVillaggi come Battir, Nahalin, Hussam, sono chiusi. I contadini che ogni mattina venivano al mercato a vendere sono spariti. Molti non riescono a coltivare per le violenze dei coloni. Quest\u2019anno abbiamo bruciato la raccolta delle olive\u00bb.<\/p>\n<p><strong>KHALIL<\/strong>\u00a0faceva l\u2019imbianchino a Gerusalemme. Ha cinque figli, un cane e \u00abuna casa di due stanze. A Beit Shemesh, il mio villaggio di origine, avevamo ettari di terra\u00bb. \u00c8 un rifugiato del 1948, vive nel campo di Dheisheh. Per anni ha lavorato in un hotel a Betlemme, poi aveva ottenuto l\u2019agognato permesso di lavoro in Israele.<\/p>\n<p>Dice che non sa pi\u00f9 cosa dire ai suoi figli che lo vedono l\u00ec a casa tutti i giorni: \u00abNon abbiamo il controllo delle nostre vite. Dovrei spiegare ai miei figli cosa sta succedendo ma non so pi\u00f9 come fargli immaginare il futuro. Non abbiamo mai avuto certezze, neanche economiche\u00bb.<\/p>\n<p>Helu \u00e8 giovane, di figli non ne ha. Vive con i genitori. Lavorava come manovale nella colonia di Beitar Illit. La scorsa settimana la sua \u00e8 stata una delle 75 famiglie a cui il comitato popolare, insieme all\u2019ong italiana Acs e Ya Basta \u00cad\u00eeBese, ha consegnato un pacco alimentare: olio, farina, zucchero, pasta.<\/p>\n<p>\u00abNe avevamo bisogno. Abbiamo finito i risparmi. Lavoro al massimo un giorno a settimana, quando trovo qualcosa. Prima guadagnavo 300 shekel al giorno, oggi 50. E costa tutto il triplo\u00bb.<\/p>\n<p>Nel campo la tensione si respira. Nel labirinto di vicoli, che celano minuscoli cortili di rose e alberi da frutta, molti negozietti sono chiusi. Da un mini market appare una donna, \u00e8 la proprietaria. Chiede ad Ahmed se il comitato pu\u00f2 aiutarla a comprare delle medicine.<\/p>\n<p><strong>DA MESI<\/strong>\u00a0l\u2019Unrwa, l\u2019agenzia Onu per i rifugiati palestinesi, gi\u00e0 a corto di fondi, non riesce a coprire le spese farmaceutiche. La paura \u00e8 che la macchina si ingolfi con il taglio dei finanziamenti da parte di 13 paesi occidentali (dopo le accuse di Israele a 12 suoi dipendenti gazawi di aver preso parte alle violenze del 7 ottobre).<\/p>\n<p>\u00abL\u2019effetto sar\u00e0 enorme \u2013 continua Ahmed \u2013 L\u2019Unrwa qui gestisce le scuole e le cliniche, ma si occupa anche di reperire medicinali e di provvedere, quando possibile, con pacchi di aiuti. Lo ha fatto durante il Covid. Ora rischia di collassare\u00bb.<\/p>\n<p>Rischiano il posto anche un centinaio di dipendenti con impiego stabile perch\u00e9 da anni, ormai, l\u2019Unrwa non pu\u00f2 permettersi di assumere, opta per contratti di un mese quando i fondi arrivano. Non contribuisce nemmeno pi\u00f9 a operazioni chirurgiche e cure mediche che dovevano essere realizzate fuori dalle cliniche del campo: copriva il 75%, ora no.<\/p>\n<p>Nella sede del comitato, sopra la scrivania, c\u2019\u00e8 una lista di nomi. Dopo la consegna dei pacchi a 75 famiglie, in pochi giorni un altro centinaio si \u00e8 presentato qui a chiedere aiuto. \u00abSono molte di pi\u00f9 quelle che ne hanno bisogno \u2013 dice una volontaria, Sara \u2013 Lo sappiamo perch\u00e9 le conosciamo. Molti si vergognano di venire\u00bb.<\/p>\n<h5><\/h5>\n<p>Non si pu\u00f2 contare nemmeno pi\u00f9 sui contributi dell\u2019Autorit\u00e0 nazionale palestinese (Anp), che permettevano di coprire gli aiuti alle famiglie pi\u00f9 bisognose. \u00abOra il nostro fondo cassa \u00e8 vuoto. Abbiamo debiti con le farmacie\u00bb. L\u2019Anp non riesce a pagare gli stipendi dei suoi, figurarsi distribuire sostegno economico agli altri.<\/p>\n<p><strong>\u00abLA SITUAZIONE<\/strong>\u00a0del settore pubblica non \u00e8 nuova: da un anno Israele ha congelato parte dei fondi delle tasse palestinesi che raccoglie per l\u2019Anp, ma ora la situazione \u00e8 drastica: non consegna pi\u00f9 nulla dal 7 ottobre. Dal 2023 i dipendenti pubblici ricevono il 50% dello stipendio alcuni mesi, 65% in altri mesi, ora \u00e8 di nuovo calato al 50%\u00bb, ci spiega l\u2019economista palestinese Basel Natsheh. Una media di 550 milioni di shekel (140 milioni di euro) al mese che l\u2019Anp non riceve, \u00abil 35% del budget palestinese\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abNell\u2019ultimo quadrimestre del 2023 \u2013 continua \u2013 il pil dei Territori occupati ha perso il 30%. Con la chiusura di citt\u00e0 e villaggi, le attivit\u00e0 economiche sono rallentate drammaticamente nell\u2019impiego locale e nella produzione. Avevamo un tasso di disoccupazione al 14% in Cisgiordania, ora \u00e8 al 35% secondo i dati ufficiali. Ma \u00e8 pi\u00f9 alto: tanti lavoravano a nero. Siamo in un circolo di inflazione e disoccupazione: i palestinesi non saranno in grado di supportare se stessi nel contesto di un\u2019economia gi\u00e0 dipendente da quella dell\u2019occupante, che decide cosa entra ed esce\u00bb.<\/p>\n<p>Al rischio danno voce in tanti: un\u2019esplosione sociale che non sar\u00e0 facilmente controllabile. Un mix di deterioramento economico e frustrazione politica, di umiliazioni quotidiane e senso di impotenza: \u00abSi rischia il caos \u2013 conclude Natsheh \u2013 Furti, violenze, ma anche una sollevazione popolare. La gente non ce la fa pi\u00f9\u00bb.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/ilmanifesto.it\/la-cisgiordania-affamata-e-umiliata-rischia-di-esplodere\">https:\/\/ilmanifesto.it\/la-cisgiordania-affamata-e-umiliata-rischia-di-esplodere<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di IL MANIFESTO (Chiara Cruciati) PALESTINA.\u00a0Cinque mesi di privazione e chiusura militare: impieghi persi, risparmi finiti e salari del pubblico dimezzati. L\u2019agenzia Onu per i rifugiati e l\u2019Anp non hanno pi\u00f9 fondi a sufficienza. 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