{"id":83891,"date":"2024-02-15T08:45:51","date_gmt":"2024-02-15T07:45:51","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=83891"},"modified":"2024-02-13T09:48:18","modified_gmt":"2024-02-13T08:48:18","slug":"una-rosa-senza-spine-lesodo-secondo-la-rai","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=83891","title":{"rendered":"Una rosa senza spine: l&#8217;Esodo secondo la Rai"},"content":{"rendered":"<p><strong>di OSSERVATORIO CAUCASO E BALCANI (Eric Gobetti)<\/strong><\/p>\n<div class=\"image\"><img decoding=\"async\" class=\"img-responsive\" title=\"Locandina del film\" src=\"https:\/\/www.balcanicaucaso.org\/var\/obc\/storage\/images\/articoli-da-pubblicare-2\/una-rosa-senza-spine-l-esodo-secondo-la-rai-229804\/2206589-6-ita-IT\/Una-rosa-senza-spine-l-Esodo-secondo-la-Rai.jpg\" alt=\"Locandina del film\" \/><\/p>\n<div class=\"caption\">\n<p>Locandina del film La rosa dell&#8217;Istria<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>Il 6 febbraio scorso \u00e8 andata in onda in prima serata la fiction RAI &#8220;La rosa dell&#8217;Istria&#8221;. \u00c8 la terza pellicola prodotta dalla tv pubblica negli ultimi venti anni dedicata al tema del confine orientale, alle foibe e all&#8217;esodo. Il commento dello storico Eric Gobetti<\/p>\n<div><\/div>\n<p>\u201cPresto il mondo far\u00e0 di tutto per dimenticare la nostra storia\u201d. Con queste parole, ripetute due volte nelle scene finali, si chiude simbolicamente la recente fiction Rai\u00a0<em>La rosa dell\u2019Istria<\/em>, andata in onda in prima serata il 6 febbraio 2024. Il dovere del ricordo dunque, il \u201cnon dimenticare\u201d sembra essere la spinta che ha mosso la dirigenza della televisione pubblica italiana.<\/p>\n<p>Eppure i numeri parlano chiaro: questa \u00e8 la terza pellicola prodotta dalla Rai in vent\u2019anni, dopo la fiction in due puntate\u00a0<em>Il cuore nel pozzo<\/em>, del 2005, e la coproduzione\u00a0<em>Rosso Istria<\/em>, del 2018. Se aggiungiamo i documentari, le graphic novel, i programmi televisivi, gli articoli di giornali, i siti e i podcast nessun altro tema storico ha mai avuto una tale sovraesposizione mediatica in tutta la storia italiana.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 obiettare che si tratta di una grande tragedia, che ha coinvolto molti italiani, ma allora perch\u00e9 non dedicare uguali risorse economiche e politiche per rendere meno sconosciute altre vicende altrettanto tragiche della stessa epoca? Gli IMI, gli Internati Militari Italiani, sono stati almeno il doppio degli esuli e ne sono morti 25.000, cinque volte tanto le vittime delle foibe; per non parlare dei morti sotto i bombardamenti o di altre centinaia di migliaia di profughi di fine guerra, quelli s\u00ec totalmente dimenticati dalla nostra collettivit\u00e0 nazionale.<\/p>\n<p>Pare evidente dunque che lo scopo di questo tipo di produzioni non sia rimuovere l\u2019oblio, quanto piuttosto offrire una nuova interpretazione politica a fatti ampiamente conosciuti dall\u2019opinione pubblica. In sostanza questo film non va giudicato come prodotto artistico, ma per il suo contenuto \u201cformativo\u201d, per la sua funzione educativa nei confronti della cittadinanza. Anche la verosimiglianza della trama o le incongruenze storiche (la pi\u00f9 ridicola riguarda i carabinieri regi vestiti come negli anni Ottanta!) sono poco rilevanti: ci\u00f2 che pi\u00f9 conta \u00e8 il messaggio veicolato dal film.<\/p>\n<p>La trama in ogni caso \u00e8 molto semplice: nel 1943 una famiglia istriana \u00e8 aggredita dai partigiani jugoslavi e decide di emigrare in Friuli e poi in Veneto, dove si stabilisce definitivamente. Il film si concentra quindi sull\u2019esodo e sulle difficolt\u00e0 di integrazione in Italia. In questo senso pu\u00f2 essere considerato l\u2019ultimo tassello di una trilogia composta da\u00a0<em>Rosso Istria<\/em>, incentrato sulle foibe del 1943, e\u00a0<em>Il cuore nel pozzo<\/em>, dedicato alla fine della guerra nell\u2019area di confine.<\/p>\n<p>In comune con i film precedenti c\u2019\u00e8 lo scenario geografico, la violenza che giunge improvvisa con l\u2019arrivo dei partigiani (senza alcuna relazione con l\u2019oppressione fascista e i crimini commessi dall\u2019esercito italiano in precedenza) e la netta contrapposizione dicotomica tra vittime innocenti e aggressori brutali.<\/p>\n<p>La storia si svolge interamente negli ultimi due anni della seconda guerra mondiale, ma il conflitto sembra non esistere, se non per gli effetti indiretti che produce sui protagonisti. Tutti i personaggi, anche i giovani uomini in et\u00e0 di leva, vivono in piena guerra mondiale come se niente fosse, talvolta soggetti a bombardamenti o controlli di documenti, ma sempre senza schierarsi n\u00e9 sentire il bisogno di dichiarare la propria adesione a uno dei due fronti in guerra. Nessuna scelta, nessuna appartenenza; della guerra sono solamente e totalmente vittime, e quando termina (in maniera apparentemente casuale) ne festeggiano la fine come fosse la guarigione da una malattia contro la quale non c\u2019\u00e8 medicina.<\/p>\n<p>\u201cLa guerra \u00e8 uno schifo\u201d, viene ripetuto pi\u00f9 volte, la guerra \u00e8 un male inevitabile, al quale bisogna abituarsi. Sembra qui risuonare un oscuro riferimento alle guerre attuali, ai sacrifici che ci vengono richiesti oggi dallo stato di conflitto globale. L\u2019unico comportamento \u201cgiusto\u201d, pare comunicare il film, \u00e8 l\u2019attesa paziente. E quando si subisce una persecuzione immotivata non resta che scappare, rimboccarsi le maniche, lavorare e attendere. L\u2019importante \u00e8 non ribellarsi, e tutto si sistema, come mostra il giovane ebreo che aspetta allegramente la fine della guerra.<\/p>\n<p>In questo contesto gli italiani, come sempre, non sono altro che vittime innocenti. Vittime della guerra, delle bombe, ma soprattutto di un\u2019aggressione brutale e selvaggia, incomprensibile e insensata. Non c\u2019\u00e8 nel film un solo italiano che operi una scelta, in una direzione o nell\u2019altra. Partigiani e fascisti in Italia non esistono, in una rappresentazione che ribadisce per l\u2019ennesima volta lo stereotipo degli \u201citaliani brava gente\u201d e gli accenti pi\u00f9 nazionalisti degli esuli.<\/p>\n<p>\u201cSiamo italiani due volte. Per nascita e per scelta\u201d, afferma una profuga, richiamando uno degli slogan tanto cari alle associazioni degli esuli. Si tratta d\u2019altronde di un modello condiviso da tutta la nostra classe dirigente, quello che ha portato vent\u2019anni fa all\u2019istituzione del Giorno del Ricordo, quello che avrebbe la funzione di pacificare le memorie divise della seconda guerra mondiale sulla base si una presunta innocenza globale di tutti gli italiani.<\/p>\n<p>\u00c8 sul rapporto fra vittime, carnefici e violenza che si giocano l\u2019impatto emotivo sul pubblico e dunque le implicazioni politico-morali del film. Proprio su questo punto appare pi\u00f9 notevole la distanza dall\u2019ultimo film realizzato sullo stesso tema,\u00a0<em>Rosso Istria<\/em>, nonostante la presenza, come sceneggiatore, di Maximiliano Hernando Bruno, regista della pellicola del 2018.<\/p>\n<p>In\u00a0<em>Rosso Istria<\/em>\u00a0le motivazioni ideologiche erano prevalenti su quelle nazionali: le vittime venivano presentate inequivocabilmente come fascisti e i colpevoli come comunisti, italiani e jugoslavi. Del tutto diverso \u00e8 lo scenario in\u00a0<em>La rosa dell\u2019Istria<\/em>, dove la contrapposizione \u00e8 solo nazionale: slavi contro italiani. E mai viceversa; al punto che, in maniera del tutto irrealistica, il protagonista italiano parla correttamente croato (una lingua proibita nei vent\u2019anni precedenti pure ai madrelingua!), mentre i partigiani non sanno una parola di italiano, in un territorio dove fino al giorno prima senza la conoscenza della lingua sarebbe stato impossibile vivere.<\/p>\n<p>Ovviamente i \u201cbravi\u201d italiani, totalmente inermi, non hanno niente contro gli slavi, i quali invece odiano gli italiani, senza alcuna ragione apparente, e li inducono con la violenza alla fuga disordinata. Insomma, quella mostrata nel film \u00e8 una pulizia etnica da manuale, che serve a ribadire e confermare la vulgata ufficiale, ampiamente smentita dagli storici, ma caposaldo dell\u2019uso politico del Giorno del Ricordo.<\/p>\n<p>Se nel film del 2018 era \u201cgiusto\u201d stare con il fascismo, e i tedeschi erano mostrati come liberatori, in questo ultimo prodotto Rai, l\u2019unica appartenenza possibile \u00e8 quella nazionale e l\u2019unica scelta condivisibile \u00e8 l\u2019attesa vittimista degli eventi. Non stupisce che questo film sia stato messo in cantiere durante il precedente governo e che\u00a0<a title=\"Link a venga duramente criticato\" href=\"https:\/\/www.secoloditalia.it\/2024\/02\/la-rosa-dellistria-batte-il-grande-fratello-ma-lascia-perplessi-non-si-parla-mai-delle-foibe\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">venga duramente criticato\u00a0<i class=\"fa fa-external-link\"><\/i>\u00a0<\/a>dal partito della Meloni.<\/p>\n<p>Niente \u201cviolenza comunista\u201d, niente \u201cgenocidio\u201d, si lamenta il quotidiano di Fratelli d\u2019Italia, che infatti invoca la visione di\u00a0<em>Rosso Istria\u00a0<\/em>(pur citato col titolo maltradotto), con gli eroici fascisti che cadono per difendere la patria dall\u2019aggressione comunista.<\/p>\n<p>\u201cMi fa molto arrabbiare che [questa vicenda storica] sia ancora oggetto di lotta ideologica\u201d, ha\u00a0<a title=\"Link a dichiarato \" href=\"https:\/\/www.avvenire.it\/agora\/pagine\/pennacchi-guai-a-chi-nega-le-foibe\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">dichiarato\u00a0<i class=\"fa fa-external-link\"><\/i>\u00a0<\/a>l\u2019attore protagonista, Andrea Pennacchi, all\u2019uscita del film.<\/p>\n<p>E tuttavia non \u00e8 forse una scelta ideologica anche quella di nascondere le motivazioni ideologiche di quell\u2019epoca, per mostrarne solo l\u2019aspetto nazionale, peraltro in maniera univoca, ignorando i crimini italiani precedenti? Intendiamoci: tra l\u2019esaltazione del coraggio fascista di\u00a0<em>Rosso Istria<\/em>\u00a0e la rappresentazione puramente vittimista de\u00a0<em>La rosa dell\u2019Istria<\/em>, \u00e8 certo preferibile quest\u2019ultima. Ma la vittima vera di questa rappresentazione \u00e8 la storia, la conoscenza degli eventi e dunque anche, in definitiva, la loro funzione pedagogica.<\/p>\n<p>Fino a quando non saremo in grado di comprendere che le foibe e l\u2019esodo sono anche la conseguenza della violenza ventennale fascista, dei crimini dell\u2019esercito italiano e della sconfitta dell\u2019Italia mussoliniana, non avremo mai insegnato niente di utile ai nostri concittadini.\u00a0<em>La rosa dell\u2019Istria<\/em>\u00a0\u00e8 l\u2019ennesimo tentativo maldestro di raccontare la storia in maniera univoca e parziale. \u00c8 come una rosa senza spine: pu\u00f2 risultare gradevole, ma \u00e8 irrimediabilmente falsa.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.balcanicaucaso.org\/aree\/Italia\/Una-rosa-senza-spine-l-Esodo-secondo-la-Rai-229804\">https:\/\/www.balcanicaucaso.org\/aree\/Italia\/Una-rosa-senza-spine-l-Esodo-secondo-la-Rai-229804<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di OSSERVATORIO CAUCASO E BALCANI (Eric Gobetti) Locandina del film La rosa dell&#8217;Istria Il 6 febbraio scorso \u00e8 andata in onda in prima serata la fiction RAI &#8220;La rosa dell&#8217;Istria&#8221;. \u00c8 la terza pellicola prodotta dalla tv pubblica negli ultimi venti anni dedicata al tema del confine orientale, alle foibe e all&#8217;esodo. 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