{"id":83896,"date":"2024-02-16T09:26:36","date_gmt":"2024-02-16T08:26:36","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=83896"},"modified":"2024-02-13T10:30:21","modified_gmt":"2024-02-13T09:30:21","slug":"il-capitale-nelle-campagne","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=83896","title":{"rendered":"Il capitale nelle campagne"},"content":{"rendered":"<p><strong>di IL MANIFESTO (Emiliano Brancaccio)<\/strong><\/p>\n<div class=\"PostTitleFirstTemplate_postHeader__juF1u\">\n<div class=\"PostTitleFirstTemplate_marginTop__KrKnJ container\">\n<div class=\"row\">\n<div class=\"col-lg-9\">\n<div class=\"PostTitleFirstTemplate_summary__r9_cp\">\n<div class=\"PostSummary_PostSummary___2uwu\">LAVORATORI DIVISI. Illudere i piccoli proprietari che si possa rovesciare la centralizzazione capitalistica come se si potesse fare andare il tempo a ritroso, \u00e8 da sempre il mestiere politico dei reazionari<\/div>\n<div><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/ilmanifesto.it\/cdn-cgi\/image\/width=1400,format=auto,quality=85\/https:\/\/static.ilmanifesto.it\/2024\/02\/08europa-balcone-trattori-roma-lapresse-1.jpg\" alt=\"Il presidio dei trattori vicino Tarquinia foto LaPresse\" \/><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"container\">\n<div class=\"row\">\n<div class=\"col-lg-9\">\n<div class=\"PostTitleFirstTemplate_featuredImage__s6exp\">\n<div class=\"PostImage_PostImage__JDXPV PostImage_standard__QzaDJ PostImage\">\n<div class=\"p-0 container\"><span class=\"PostImageCaption_PostImageCaption__jZMIN PostImageCaption_caption__gBAK8\">Il presidio dei trattori vicino Tarquinia\u00a0&#8211;\u00a0LaPresse<\/span><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"container\">\n<div class=\"justify-content-md-center row\">\n<div class=\"p-0 col-lg-1\">\n<div class=\"PostFloatingBar_PostFloatingBarContainer__yyD29 sticky-top\">\n<div class=\"PostFloatingBar_PostFloatingBar__ISISJ PostFloatingBar_paddingTop__dDaIC\">\n<div class=\"PostFloatingBar_PostFloatingBarButton__Dy_91\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"col-lg-10\">\n<div class=\"PostTitleFirstTemplate_articleBody__MdRwM\">\n<div class=\"ArticleBody\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Se Marx potesse guardare i trattori che oggi marciano sulle metropoli, noterebbe che la sua \u00ablegge di tendenza\u00bb verso la centralizzazione dei capitali sta agendo nell\u2019agricoltura con una ferocia persino superiore che altrove.<\/p>\n<p>I dati della Fao mostrano che nel mondo la piccola azienda agricola a conduzione familiare resta numericamente rilevante, soprattutto nei paesi pi\u00f9 poveri. Ma ogni anno perde quote di produzione, sopraffatta dalle economie di scala delle grandi compagnie. In quasi tutti i rami dell\u2019agricoltura, le prime quattro aziende leader coprono ormai quote di mercato che vanno dal 50 fino al 90 percento del totale.<\/p>\n<p>La tendenza alla centralizzazione del capitale agricolo non risparmia nemmeno l\u2019Italia. L\u2019Istat ci dice che negli ultimi quarant\u2019anni le aziende agricole del nostro paese sono passate da tre milioni a un milione di unit\u00e0. Nei seminativi, nelle coltivazioni legnose, nei pascoli, ovunque abbiamo assistito all\u2019uscita dal mercato di migliaia di piccoli produttori, i cui terreni e impianti sono stati abbandonati oppure acquisiti dalle aziende pi\u00f9 forti. In agricoltura, anche pi\u00f9 che nell\u2019industria o nei servizi, il pesce grande mangia il pesce piccolo.<\/p>\n<p>Questo grande processo di centralizzazione del settore determina pure una trasformazione dei rapporti tra capitale e lavoro. Da un lato, la meccanizzazione aumenta la produttivit\u00e0 e riduce la forza lavoro necessaria per la produzione. Dall\u2019altro, la percentuale di lavoro salariato diventa preponderante rispetto ai parenti che operavano nella vecchia azienda familiare.<\/p>\n<p>In Italia, in appena un decennio abbiamo registrato un crollo del 30 percento della manodopera occupata, ma al tempo stesso abbiamo assistito a un raddoppio dei lavoratori salariati, dal 25 a quasi il 50 percento del totale. Nei paesi in cui la centralizzazione del capitale agricolo \u00e8 pi\u00f9 avanti, la percentuale di lavoro salariato risulta persino superiore, anche pi\u00f9 di tre quarti dell\u2019occupazione del settore.<\/p>\n<p>In un tale scenario competitivo, qualsiasi elemento di novit\u00e0 rischia di compromettere la sopravvivenza di un numero ancor pi\u00f9 grande di piccole aziende. Dall\u2019aumento del costo dei carburanti alle politiche di tassazione ecologica, dai vincoli dettati dal Green deal fino all\u2019apertura alle importazioni dall\u2019Ucraina, questi mutamenti possono determinare un aumento dei costi tale da mettere fuori mercato altre pletore di produttori che gi\u00e0 a stento riuscivano a realizzare profitti.<\/p>\n<p>Ecco spiegata la partecipazione di massa di tanti piccoli proprietari alle proteste di questi mesi. Per le grandi aziende, invece, \u00e8 diverso. Possono aderire alle politiche ecologiche come all\u2019apertura commerciale all\u2019Ucraina, non certo per una maggiore sensibilit\u00e0 verso la crisi climatica o verso la causa del popolo ucraino, ma perch\u00e9 i pi\u00f9 ampi margini di profitto danno loro pi\u00f9 margini di libert\u00e0 politica. Anzi, pi\u00f9 aumentano i costi e scendono i prezzi, pi\u00f9 le occasioni di liquidare o assorbire i concorrenti aumentano.<\/p>\n<p>Dinanzi a questa immane centralizzazione capitalistica, Salvini, Meloni e gli altri reazionari d\u2019Europa promettono di invertire la tendenza. Per lo scopo si dicono pronti a ripristinare il laissez-faire su pesticidi e gasoli inquinanti. E qualcuno sarebbe anche lieto di barattare con l\u2019Ucraina meno importazioni in cambio di pi\u00f9 armi per la guerra.<br \/>\nIlludere i piccoli proprietari che si possa rovesciare la centralizzazione capitalistica come se si potesse fare andare il tempo a ritroso, \u00e8 da sempre il mestiere politico dei reazionari. E lo fanno meglio di chiunque altro.<\/p>\n<p>Per chi invece ambisca a costruire una sinistra all\u2019altezza di questo tempo di catastrofi, il compito dovrebbe essere un altro. In agricoltura come in ogni altro settore, una lotta di emancipazione dal potere del grande capitale centralizzato pu\u00f2 essere rilanciata solo attraverso la riorganizzazione politica delle quote crescenti di lavoro salariato. E solo perseguendo l\u2019obiettivo di una messa \u00abin comune\u00bb di quel capitale.<\/p>\n<p>Una moderna pianificazione pubblica \u00e8 ormai l\u2019unica strada per tenere assieme lotta alle disuguaglianze, difesa dell\u2019ambiente e costruzione della pace. Ed \u00e8 l\u2019unica politica macro in cui possono prosperare le micro pratiche contadine realmente votate alle filiere corte e alle compatibilit\u00e0 ecologiche. Tutto il resto sono solo venefici pannicelli caldi in mano alle destre.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/ilmanifesto.it\/il-capitale-nelle-campagne\">https:\/\/ilmanifesto.it\/il-capitale-nelle-campagne<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di IL MANIFESTO (Emiliano Brancaccio) LAVORATORI DIVISI. 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