{"id":84093,"date":"2024-02-23T08:51:55","date_gmt":"2024-02-23T07:51:55","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=84093"},"modified":"2024-02-22T13:54:55","modified_gmt":"2024-02-22T12:54:55","slug":"black-marxism","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=84093","title":{"rendered":"Black Marxism"},"content":{"rendered":"<p><strong>di DOPPIOZERO (Mimmo Cangiano)<\/strong><\/p>\n<div class=\"max-w-[838px]\">\n<div class=\"clearfix text-formatted field field--name-body field--type-text-with-summary field--label-hidden field__item\">\n<p>Quanto mai meritoria l\u2019operazione di Alegre di tradurre e pubblicare un classico situato all\u2019intersezione fra storiografia radicale, marxismo,\u00a0<em>Black\u00a0<\/em>e\u00a0<em>Postcolonial Studies<\/em>. Originariamente uscito nel 1983,\u00a0<em>Black Marxism\u00a0<\/em>di Cedric J. Robinson \u00e8 un lungo ma assai godibile volume incentrato su tre direttive d\u2019analisi: 1) una ricostruzione della storia europea tesa a mettere in luce il \u201crazzialismo\u201d come elemento costitutivo dell\u2019identit\u00e0 europea e delle sue modalit\u00e0 di espansione (un \u201crazzialismo\u201d, chiariamolo subito, che si origina al di fuori della \u201clinea del colore\u201d e solo in seguito passa a riferirsi pi\u00f9 direttamente a questa); 2) la critica a un marxismo tradizionale che legge il razzismo esclusivamente nei termini di un epifenomeno del capitalismo, mancando cio\u00e8 di cogliere l\u2019effetto diretto sui processi di sfruttamento ed espropriazione di una concrezione socio-culturale (\u201ccapitalismo razziale\u201d); 3) la persistenza di una tradizione radicale nera che, a differenza del marxismo tradizionale, si sarebbe mantenuta estranea ai pi\u00f9 nocivi effetti sintomatici (ci torniamo dopo) provenienti dall\u2019eurocentrismo, esprimendo in tal modo concezioni alternative della societ\u00e0, della storia, della politica, ecc.. I tre intellettuali che Robinson analizza in tale direzione sono W.E.B. Du Bois, C. L. R. James e Richard Wright.<\/p>\n<p>Forse sorprendentemente, \u00e8 proprio la seconda direttiva d\u2019analisi (gi\u00e0 emersa prima di Robinson nel dibattito marxista sudafricano) ad aver ottenuto un generale consenso (anche fra i marxisti). Il mancato sviluppo del modo di produzione capitalistico secondo una logica omogeneizzante, tesa cio\u00e8 a sussumere le differenze di razza, genere, nazione mediante un\u2019occidentalizzazione e razionalizzazione del sistema produttivo, ha permesso non solo di chiarire meglio gli effetti strutturali delle sovrastrutture, ma anche di sottolineare tutta una serie di fenomeni di \u201csur-sfruttamento\u201d (Claudia Jones) legati alla razzializzazione e anche (Robinson non ne parla ma \u00e8 facile estendere intersezionalmente il suo discorso) alla sessizzazione. Le sue concezioni sono poi ovviamente tornate alla ribalta tanto per lo sviluppo accademico dei\u00a0<em>Postcolonial<\/em>,\u00a0<em>Black\u00a0<\/em>e\u00a0<em>White Studies<\/em>, quanto per le pi\u00f9 recenti esperienze di lotta, come quelle legate a\u00a0<em>Black Lives Matter<\/em>.<\/p>\n<p>Sebbene alcune voci si siano certo levate a sottolineare la presenza di discorsi in questa direzione gi\u00e0 nell\u2019ultimo Marx, Engels e, ancor di pi\u00f9, in alcune tradizioni del marxismo novecentesco (ad esempio Gramsci), l\u2019assunto di Robinson ha comunque aiutato ad arricchire il campo d\u2019analisi con nuove e pregnanti considerazioni, fornendo \u2013 anche al marxismo tradizionale \u2013 strumenti di comprensione del reale dai quali sarebbe ormai ridicolo prescindere.<\/p>\n<p>La parte storica del volume, dedicata al formarsi della borghesia e del capitalismo europei, ha invece trovato numerosi critici, soprattutto fra gli storici di professione. Bench\u00e9 il principio di una pre-esistenza del razzismo al capitalismo sia genericamente accettato (ma vale la pena ricordare che anche l\u2019oppressione di classe precede il capitalismo), si \u00e8 sottolineato una scarsa messa a fuoco del modo in cui il razzialismo eurocentrico si sia trasformato in seguito all\u2019imporsi del nuovo modo di produzione, e si \u00e8 notato che i caratteri dell\u2019eurocentrismo, per come qui intesi, sono troppo facilmente legati a un principio trans-storico, e di carattere \u201cemanativo\u201d, teso ad assorbire proprio le differenze di classe, cos\u00ec trasformando il capitalismo (e addirittura la teoria del\u00a0<em>Destino Manifesto<\/em>) in un epifenomeno della mentalit\u00e0 europea. Sotto la lente della critica, voglio dire, non \u00e8 finito il principio (pure questo generalmente accettato) di una partecipazione delle classi subalterne ai principi razziali dell\u2019eurocentrismo (e neppure la razzializzazione come elemento determinante dell\u2019economia continentale: particolarmente efficaci risultano le pagine dedicate alle potenze italiane del periodo rinascimentale); ma proprio, dagli antichi Greci al fascismo, il rischio, per paradosso, della chiusura a-dialettica del concetto stesso di razzializzazione in una presupposto che da socio-economico tende talvolta effettivamente a trasformarsi in psicologico.<\/p>\n<p>Allo stesso modo \u00e8 finito sotto accusa il legame troppo stretto che Robinson crea fra Europa e schiavit\u00f9. Si \u00e8 cio\u00e8 sottolineato un estendersi dei principi connessi alla razzializzazione ben al di l\u00e0 dei confini europei (Cina, Giappone, sud-est asiatico, imperi arabi, alcune societ\u00e0 amerinde, ecc.), e si \u00e8 dunque indicata la necessit\u00e0 di una pi\u00f9 corretta spiegazione per ci\u00f2 che concerne il momento storico di connessione fra\u00a0<em>le<\/em>\u00a0schiavit\u00f9 e l\u2019accumulazione originaria di capitale. Non sono uno storico dell\u2019et\u00e0 moderna e dunque non me la sento di dare un giudizio su tali possibili \u201cerrori\u201d di Robinson, ma \u2013 facendo in particolare riferimento ai lavori di Peter Linebaugh e di Marcus Rediker \u2013 si pu\u00f2 forse affermare che l\u2019appiattimento della mentalit\u00e0 \u201crazzializzante\u201d sull\u2019Europa \u00e8 problematico quando non inteso in una pi\u00f9 stretta relazione col formarsi, certo europeo e\u00a0<em>bianco<\/em>, del capitalismo. Ci\u00f2 ovviamente non significa che Robinson non abbia, a mio giudizio, pienamente ragione nell\u2019indicare la persistenza di stilemi concettuali di carattere\u00a0<em>antico\u00a0<\/em>e\/o feudale anche nell\u2019Europa moderna, ma significa che la progressiva formazione di una \u201ccoscienza razziale\u201d (Theodore W. Allen) necessita sempre un pi\u00f9 stretto legame anche con i processi materiali che contribuisce a creare e che, a loro volta, la modificano. Non si tratta dunque di criticare la preservazione di modi di produzione e mentalit\u00e0 pre-capitalistiche nell\u2019Europa moderna (e dunque la persistenza del razzialismo e il suo successivo \u2018passaggio\u2019 da\u00a0<em>infra<\/em>\u00a0a\u00a0<em>extra<\/em>\u00a0europeo: queste mi paiono\u00a0<em>conquiste\u00a0<\/em>decisive del discorso di Robinson), ma di sottolineare la necessit\u00e0 di una maggiore attenzione (come del resto poi fatto da molti studiosi simpatetici verso Robinson) agli effetti di ritorno dei processi materiali sulle mentalit\u00e0, al fine di evitare un troppo marcato determinismo sovrastrutturale. Detto banalmente, se la\u00a0<em>working class\u00a0<\/em>europeaha certo mantenuto in s\u00e9 i tratti del razzialismo europeo, si \u00e8 spesso anche dimostrata in grado di superarli. E resta infatti tutto da vedere se, come volevano ad esempio Fanon e in parte lo stesso Du Bois, gli effetti delle lotte in occidente non abbiano poi prodotte dialettiche decisive anche nel quadro delle lotte extra-europee, ma questa \u00e8 un\u2019altra storia.<\/p>\n<p>La parte finale di\u00a0<em>Black Marxism\u00a0<\/em>\u00e8 dedicata, come dicevamo, alla formazione e emersione di una tradizione radicale nera, sviluppatasi al di fuori degli stilemi ideologici europei e dunque estranea allo stesso marxismo. Qui Robinson ha certamente il grandissimo merito di distruggere tutte quelle concrezioni ideologiche di matrice occidentale legate alla figura del nero (passivit\u00e0, ecc.), insistendo su una storia di ribellioni (Haiti), resistenze (Brasile, Indie Occidentali, ecc.) e rifiuti del discorso omogeneizzante e universalizzante che dall\u2019Europa marciava verso l\u2019Africa e verso i nuovi territori ora abitati da africani: \u201cSi tratta di una coscienza rivoluzionaria nata dall\u2019esperienza storica del popolo nero nel suo complesso e non soltanto dalle formazioni sociali della schiavit\u00f9 capitalista o dai rapporti di produzione del colonialismo\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019analisi ha per\u00f2 qui due problemi che non mi paiono di poco conto. In primo luogo su in che cosa consista questa \u201ctotalit\u00e0 ontologica garantita da un sistema metafisico\u201d Robinson \u00e8 davvero vago, nel senso che i dati empirici che pure riporta (stile di vita, religione, associazionismo, ecc.) fanno molta fatica a delineare un possibile quadro teorico. Va per\u00f2 detto che, da un lato, alcuni studiosi si sono negli anni impegnati a\u00a0<em>riempire\u00a0<\/em>il contenitore approntato da Robinson; dall\u2019altro che il rifiuto di uno sviluppo teorico dei dati empirici riportati, potrebbe essere funzionale al rifiuto di sviluppare uno schema teorico di questi che, a sua volta, rischierebbe effettivamente di rientrare in una modalit\u00e0 occidentale di sistematizzazione strumentale del dato stesso. Su questo dunque sospendo il giudizio.<\/p>\n<p>In secondo luogo, e ci\u00f2 mi pare pi\u00f9 problematico, i popoli africani vengono compressi in un mega-contenitore epistemologico che tende ad annullare ogni linea di differenziazione geografica o temporale (ma non di classe: dal momento che Robinson riferisce spesso a una piccola-borghesia nera che ha sussunto le direttive\u00a0<em>bianche<\/em>). Pur volendo accettare il presupposto di\u00a0<em>Black Marxism\u00a0<\/em>secondo cui la tradizione radicale nera tende a superare ogni economicismo rivalutando il ruolo \u201cdell\u2019ideologia e della coscienza\u201d, cos\u00ec dunque finalmente integrando la sovrastruttura nella struttura, il paradigma identitario \u2013 certo anche per ragioni di tattica politica \u2013 tende ad essere davvero troppo omogeneizzante, e di ci\u00f2 finiscono col risentirne le stesse analisi dedicate a Du Bois, James e Wright. Mi spiego: il nesso che Robinson stabilisce, in particolare attraverso Du Bois, fra la veicolazione del\u00a0<em>lavoratore\u00a0<\/em>nero all\u2019interno del sistema globale moderno secondo rapporti sociali che continuano per\u00f2 a essere determinati dall\u2019ideologia suprematista bianca, mi pare sacrosanto, e mi pare valida anche l\u2019affermazione di una persistenza \u201cdell\u2019influsso corrosivo dello schiavismo\u201d all\u2019interno del socialismo euro-statunitense.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/Black_Lives_Matter_Protest-scaled.jpg\" alt=\"n\" width=\"800\" height=\"403\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"f24c25ba-e391-4d77-8e92-5deddedf5b8d\" \/><\/p>\n<p>Ma poi, per mantenere integri i suoi principi identitari, Robinson \u00e8 da un lato costretto a leggere ogni apertura marxista nei confronti della questione di razza in termini di pura tattica strumentale e, dall\u2019altro, a intendere la (quasi) mancata dialettica multi-razziale fra lavoratori sulla base di un principio che trapassa continuamente da un senso storico a uno metafisico-antropologico secondo cui il proletariato bianco \u00e8, da sempre e per sempre, legato a una societ\u00e0 capitalista di cui non pu\u00f2 essere negazione. Quella che insomma \u00e8 certo una questione ideologica, storica ed economica reale (la cooptazione della classe lavoratrice nelle strutture di pensiero delle classi dominanti) rischia continuamente di trasformarsi \u2013 e l\u2019omogeneizzazione dei neri \u00e8, a rovescio, un gigantesco sintomo di ci\u00f2 \u2013 in un dato non solo trans-storico ma direttamente\u00a0<em>naturalizzante<\/em>, che rischia di far collassare, per dirla con Jason Moore, gli stessi nuclei storici da cui Robinson ha mosso il suo discorso. E, inoltre, si rischia cos\u00ec addirittura di cominciare a sottovalutare, per estremo paradosso, il ruolo giocato nella questione anche da schiavit\u00f9 e colonialismo, vale a dire il modo in cui questi hanno effettivamente alterato e complicato, come scriveva Cabral, le forme della lotta di classe.<\/p>\n<p>Allo stesso modo, Robinson si trova poi infatti costretto a scrivere, nelle pagine su James, che il discorso di quest\u2019ultimo implica l\u2019irrilevanza di cultura, pensiero e ideologia borghese per la coscienza rivoluzionaria nera, a favore di una completa negazione a-dialettica che finisce per immaginare i gruppi sociali in lotta, e davvero non era il punto di James, come compartimenti stagni (con la solita eccezione della piccola-borghesia nera).<\/p>\n<p>Dei tre intellettuali analizzati, Wright \u00e8 forse l\u2019unico davvero funzionale alla totalit\u00e0 del discorso di Robinson, e lo \u00e8 perch\u00e9 in Wright la formazione di una tradizione radicale nera affonda in un discorso creaturale che presenta lo sviluppo storico del \u201cpopolo nero\u201d direttamente come negazione del capitalismo occidentale e dei suoi derivati. Ma, anche in questo caso, il rischio \u00e8 quello di cadere in un\u2019essenzializzazione del subalterno su base essenzialistico-identitaria, un subalterno che si immagina (o viene immaginato) come totalmente\u00a0<em>altro\u00a0<\/em>dalle forze strutturali e sovrastrutturali con cui entra continuamente in contatto, in un discorso che finisce pericolosamente per ricordare tanto le opzioni\u00a0<em>Gemeinschaft\u00a0<\/em>quanto i vari \u2018socialismi\u2019 su base etnica che si erano diffusi fra gli intellettuali di quelle nazioni europee (come la Germania di Weimar) che si ritenevano spiritualmente estranee alla marcia trionfante del capitalismo anglo-americano e francese.<\/p>\n<p>Il rischio \u00e8 qui che la legittima (e dialettica) richiesta di integrare la sovrastruttura nella struttura si trasformi in un discorso di tipo idealistico che, pur se sviluppato su base storica, finisce poi per soggiogare la storia stessa (rapporti materiali, di mentalit\u00e0, diverse conformazioni sociali, ecc. ecc.) a un universo culturale, quello appunto della tradizione radicale nera, che si trasmette, viene arricchito, ma mai muta nei suoi assunti base. Ma, anche volendo fermarci a un solo esempio, ci si dovrebbe a questo punto chiedere perch\u00e9 la tradizione radicale nera emerga poi a coscienza teorica (in Du Bos, James, Wright, ecc.) proprio grazie (anche se contro) all\u2019iniziale adesione di questi autori al marxismo occidentale. Ma chiaramente anche solo rispondere a questa domanda farebbe crollare il presupposto di una completa separazione fra la stessa tradizione radicale nera e l\u2019occidente, quell\u2019occidente dove, sempre secondo Robinson, \u201cla dialettica hegeliana dell\u2019<em>Aufhebung,\u00a0<\/em>quella marxiana della lotta di classe [\u2026], l\u2019evoluzione della specie di Darwin e la lotta per la sopravvivenza di Spencer, sono tutte forgiate dalle stesse convinzioni metafisiche\u201d.<\/p>\n<p>Non si pensi che io abbia messo in luce quelle che mi paiono alcune problematiche di\u00a0<em>Black Marxism\u00a0<\/em>per sottrarre in qualche modo valore a quelle che invece ritengo le sue fondamentali puntualizzazioni: una raffinata spiegazione del \u201ccapitalismo razziale\u201d, una in gran parte efficace analisi storica di questo, l\u2019effetto nel mondo capitalistico di concezioni pre-capitalistiche, la necessit\u00e0 di comprendere pi\u00f9 compiutamente il ritorno della sovrastruttura nella struttura e, infine, la stessa capacit\u00e0 di leggere gli elementi culturali persistenti in determinate tradizioni autoctone. Condivido anzi la quasi totalit\u00e0 delle affermazioni con cui Miguel Mellino, nella prefazione e postfazione, impreziosisce il volume, cos\u00ec come condivido il suo invito a mettere i concetti di Robinson a lavoro nelle specificit\u00e0 dei contesti storico-geografici.<\/p>\n<p>Allo stesso modo, l\u2019impossibilit\u00e0 di sussumere la razza astrattamente nel concetto di classe resta certo la decisiva\u00a0<em>legacy\u00a0<\/em>di\u00a0<em>Black Marxism<\/em>: l\u2019unico punto su cui non sono d\u2019accordo con Mellino \u00e8 infatti nella facilit\u00e0 con cui si sbarazza, in una nota, delle critiche di Vivek Chibber agli sviluppi dei\u00a0<em>Subaltern Studies<\/em>. Il punto di Chibber non \u00e8 negare la dialettica fra universalizzazione e gerarchizzazione del lavoro per come tipica del \u201ccapitalismo razziale\u201d (e di genere), ma \u00e8 proprio criticare l\u2019assunto secondo cui la mancata formazione universalistica delle strutture del liberalismo che oliano il mercato capitalistico metterebbe di per s\u00e9 in crisi l\u2019analisi marxista del capitalismo. Per lui l\u2019universalizzazione coincide infatti non con lo sviluppo di istituzioni politiche e di un sistema di produzione e mercato razionalizzato di tipo occidentale, ma con il principio della produzione a fini di valore di scambio. Anche questo assunto \u00e8 certo criticabile (si veda la posizione di Sandro Mezzadra), per\u00f2 non va confuso con un rifiuto del \u201ccapitalismo razziale\u201d, che anzi anche per lui resta uno dei modi preminenti in cui il capitalismo si esprime in determinati contesti geografici e temporali.<\/p>\n<p>Ma bisogna comunque in conclusione domandarsi,\u00a0<a href=\"https:\/\/nonsite.org\/the-wages-of-roediger-why-three-decades-of-whiteness-studies-has-not-produced-the-left-we-need\/\">come fanno ad esempio i nuovi marxisti afro-americani come Cedric Johnson<\/a>, se il discorso di Robinson \u2013 involontariamente \u2013 non abbia per\u00f2 favorito, negli ultimi anni, un certo accademismo\u00a0<em>liberal\u00a0<\/em>pi\u00f9 teso a rigettare l\u2019analisi di classe che a intenderla, come comunque provava a fare\u00a0<em>Black Marxism<\/em>, in una pi\u00f9 ampia dialettica. E allo stesso modo \u00e8 necessario sottolineare che il volume ha certo anche qualcosa a che fare con gli anni in cui \u00e8 stato pubblicato, anni di generale arretramento del movimento dei lavoratori e di una rinnovata attenzione del capitale, a scopi di profitto e di espansione, per le questioni identitarie e per le specificit\u00e0 culturali, seguendo un processo che, anche a livello accademico, ha finito sempre pi\u00f9 per liberalizzare gli stessi concetti di razza e di genere, cio\u00e8 per intenderli come separati dal funzionamento della struttura economica (\u00e8 la ragione per cui Mark Fisher ha scritto che \u201cil concetto di classe [vale a dire di posizionalit\u00e0 rispetto al capitale] serve a de-liberalizzare i concetti di razza e genere\u201d). Sono emerse negli ultimi anni analisi del razzismo (Peggy McIntosh, Tim Wise) su base meramente culturale e pregiudiziale (cio\u00e8 come un problema risolvibile al di fuori della sfera economica), cos\u00ec come si \u00e8 fatto strada il mito di una\u00a0<em>working class\u00a0<\/em>vista essenzialmente come\u00a0<em>bianca<\/em>, una meta-narrativa che, ad esempio nel discorso di David Roediger, si \u00e8 appoggiata proprio su considerazioni psicologico-culturali, sempre pi\u00f9 lontane da quel riferimento posizionale nella struttura di cui parlava appunto Fisher. Ci\u00f2 esula dagli intenti di questa recensione, ma forse varrebbe anche la pena chiedersi cosa accade quando il capitale, pur continuando in prassi a mettere a funzione i processi di razzializzazione, si dimostra sempre pi\u00f9 in grado anche di mettere a profitto, su un piano culturale che \u00e8 per\u00f2 anche economico, le prospettive anti-razziste.<\/p>\n<p>Questa domanda ci porterebbe a dover fare i conti con la capacit\u00e0 multi-ideologica del capitale post-fordista, una cosa che gli intellettuali\u00a0<em>liberal\u00a0<\/em>preferiscono ignorare, immaginandolo sempre come legato alle prospettive di un\u00a0<em>potere\u00a0<\/em>definitorio, monologico, assolutizzante. E l\u2019impianto cos\u00ec rigidamente binario che, anche suo malgrado,\u00a0<em>Black Marxism\u00a0<\/em>ospita, forse qualche colpa in tutto questo ce l\u2019ha. Allo stesso modo \u2013 ed \u00e8 anche per questo che \u00e8 un libro cos\u00ec difficile da presentare \u2013 molte delle sue intuizioni sono vitali per portare avanti vecchi e nuovi discorsi di lotta, anche qui in Italia. La mia speranza \u00e8 che non sia utilizzato per creare nuove divisioni, ma nuove alleanze.<\/p>\n<p><strong>Il libro:<\/strong>\u00a0Cedric J. Robinson,\u00a0<a href=\"https:\/\/edizionialegre.it\/product\/black-marxism\/\"><em>Black Marxism. Genealogia della tradizione radicale nera<\/em><\/a>, Roma, Alegre 2023.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"text-azzurro text-xl py-3\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/styles\/r_articolo_desktop_w838\/public\/9791255600015.1000.webp?itok=1ShOtxxo\" \/><\/div>\n<\/div>\n<div><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/black-marxism\">https:\/\/www.doppiozero.com\/black-marxism<\/a><\/strong><\/div>\n<div id=\"scarica-pdf\" class=\"block tracking-wider uppercase font-medium mt-[11px] md:mt-0 pt-[6px] pb-[4px] md:pt-[16px] md:pb-[11px] border-x-0 border-y border-grigio_scuro text-4xs md:text-d00-14-18 font-sans\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di DOPPIOZERO (Mimmo Cangiano) Quanto mai meritoria l\u2019operazione di Alegre di tradurre e pubblicare un classico situato all\u2019intersezione fra storiografia radicale, marxismo,\u00a0Black\u00a0e\u00a0Postcolonial Studies. Originariamente uscito nel 1983,\u00a0Black Marxism\u00a0di Cedric J. Robinson \u00e8 un lungo ma assai godibile volume incentrato su tre direttive d\u2019analisi: 1) una ricostruzione della storia europea tesa a mettere in luce il \u201crazzialismo\u201d come elemento costitutivo dell\u2019identit\u00e0 europea e delle sue modalit\u00e0 di espansione (un \u201crazzialismo\u201d, chiariamolo subito, che si origina al&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":109,"featured_media":72522,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/DoppioZero.webp","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-lSl","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/84093"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/109"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=84093"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/84093\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":84094,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/84093\/revisions\/84094"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/72522"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=84093"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=84093"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=84093"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}