{"id":84197,"date":"2024-02-27T11:49:48","date_gmt":"2024-02-27T10:49:48","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=84197"},"modified":"2024-02-27T11:49:48","modified_gmt":"2024-02-27T10:49:48","slug":"pentagon-papers-e-caso-assange-due-pesi-e-due-misure","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=84197","title":{"rendered":"Pentagon Papers e caso Assange: due pesi e due misure?"},"content":{"rendered":"<p><strong>DA LA FIONDA (Di Paolo Arigotti)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-84198 aligncenter\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/wiki-300x169.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/wiki-300x169.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/wiki.jpg 512w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">I Pentagon Papers sono una corposa mole di documenti, commissionati nel 1967 dall\u2019allora Segretario alla Difesa statunitense Robert S. McNamara (presidente era il democratico Lyndon Johnson), che si proponevano di riassumere la storia dell\u2019operato degli USA nel Sud Est asiatico dalla Seconda Guerra Mondiale, fino al 1968.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Concepito come un dossier riservato, i suoi contenuti sarebbero divenuti di pubblico dominio nel 1971, grazie a Daniel Ellsberg, economista, analista militare e ricercatore presso il Centro per gli studi internazionali del Massachusetts Institute of Technology e tra gli artefici dell\u2019iniziativa voluta da McNamara.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ellsberg in un primo momento era stato un fervente sostenitore delle operazioni militari in Vietnam e nel sud est asiatico, ma studiandone da vicino le dinamiche si era schierato su posizioni decisamente contrarie, tanto che dopo aver lasciato l\u2019anno prima la Rand Corporation, importante think tank americano, prese la decisione di consegnare a diverse testate giornalistiche \u2013 tra le quali il New York Times e Washington Post \u2013 gli incartamenti dei quali aveva iniziato a fare le copie circa due anni prima.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La mole \u00e8 impressionante: 47 volumi, per un totale di circa tremila pagine, e quattromila di ulteriori allegati. Per la verit\u00e0, non tutti i documenti sarebbero stati diffusi, perch\u00e9 alcune parti rimasero riservate fino al 2011, quando avvenne la pubblicazione integrale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il New York Times fu il primo giornale a iniziare la pubblicazione del corposo dossier, il 13 giugno del 1971, classificandone i contenuti come top secret. Il Dipartimento federale della Giustizia, sotto la presidenza del repubblicano Richard Nixon, chiese immediatamente un\u2019ordinanza restrittiva alla magistratura, per bloccare le ulteriori pubblicazioni, sostenendo che avrebbero potuto arrecare un danno grave e irreparabile alla sicurezza e difesa nazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La magistratura rigett\u00f2 le istanze dell\u2019Amministrazione, e gi\u00e0 il 30 giugno la Corte Suprema, il massimo organo giudiziario degli Stati Uniti, con una maggioranza di 6 a 3, non accolse le tesi della Casa Bianca, dando in sostanza via libera alla ripresa della pubblicazione dei Papers.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per quanto sia una delle parti pi\u00f9 conosciute, i Pentagon Papers non documentano solo il conflitto in Vietnam, all\u2019epoca ancora in svolgimento. Partendo pi\u00f9 da lontano, il dossier parla del sostegno offerto alla Francia dall\u2019allora Amministrazione (democratica) Truman per contrastare la guerriglia comunista in Vietnam o del supporto al regime sudvietnamita ad opera dell\u2019Amministrazione (repubblicana) Eisenhower, con l\u2019obiettivo di impedire la presa del potere dei comunisti a Saigon. Altri capitoli attestano come le Amministrazioni (democratiche) di Kennedy e Johnson rinnovarono l\u2019impegno americano nel paese asiatico, conducendo sempre di pi\u00f9 al conflitto aperto, che sarebbe scoppiato nel 1964, mentre un anno pi\u00f9 tardi fu sempre Johnson a ordinare il bombardamento del Vietnam del Nord.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questa \u00e8 a grandi linee \u00e8 la cronistoria dei Pentagon Papers, ai quali sono stati dedicati innumerevoli pubblicazioni e un film del 2017, The Post, diretto da Steven Spielberg e con protagonisti Meryl Streep e Tom Hanks.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019aspetto che pi\u00f9 ci interessa, per\u00f2, \u00e8 quello che riguarda il destino di Daniel Ellsberg, in relazione a quel che \u00e8 accaduto anni dopo ad altri protagonisti di analoghe vicende, tra i quali possiamo annoverare Edward Snowden (attualmente rifugiato in Russia, paese del quale \u00e8 divenuto cittadino nel 2022), Chelsea Manning, vale a dire colei che ha consegnato molti file riservati sulle operazioni militari in Iraq a Julian Assange, e soprattutto per quel che concerne il fondatore di WikiLeaks, che a suo tempo defin\u00ec Ellsberg come una sua fonte di ispirazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Diciamo subito che i nomi citati non sono gli unici finiti nei guai con la giustizia federale per via dell\u2019Espionage Act del 1917, una legge federale, pi\u00f9 volte emendata, che persegue qualunque interferenza con le operazioni militari o il reclutamento, l\u2019insubordinazione nell\u2019esercito e il sostegno ai nemici degli Stati Uniti durante la guerra. Tra i personaggi che nel tempo sono finiti sotto procedimento e\/o condannati a questo titolo figurano giornalisti, leader politici e sindacali, i coniugi comunisti Julius e Ethel Rosenberg (giustiziati nel 1953, per accuse che ancora oggi fanno discutere), l\u2019informatore della National Security Agency (NSA) Edward Snowden e l\u2019ex presidente (e attuale candidato repubblicano per la nomination) Donald Trump. Giova ricordare che Chelsea Elizabeth Manning, nata Bradley Edward Manning, ex membro delle forze armate statunitensi, fu condannata a pi\u00f9 di trent\u2019anni di carcere per spionaggio e altre imputazioni nel 2013, e poi graziata da Barack Obama circa quattro anni dopo; per la cronaca venne nuovamente incarcerata nel marzo 2019, per aver rifiutato di deporre sul caso WikiLeaks, per essere poi rilasciata un anno dopo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per Ellsberg si mise in moto immediatamente la macchina del fango, con l\u2019obiettivo di screditare il personaggio e minarne la credibilit\u00e0. Furono tirati fuori presunti problemi psichiatrici, che portarono perfino a un\u2019azione illegale condotta da emissari di Nixon nello studio del suo medico curante: alcuni di questi particolari, che non portarono a nulla, sarebbero venuti fuori durante il Watergate. Ellsberg venne incriminato ai sensi della legge del 1917, rischiando fino a 115 anni di reclusione, ma il processo contro di lui, iniziato nel mese di gennaio 1973, ebbe vita breve e si concluse dopo pochi mesi con l\u2019archiviazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ellsberg, prosciolto da tutte le imputazioni a suo carico, ha potuto cos\u00ec proseguire fino alla morte, avvenuta a giugno scorso, l\u2019attivismo pacifista e gli studi accademici: nel 2006 venne insignito del Right Livelihood Award, una sorta di \u201c Premio Nobel alternativo\u201d, mentre nel 2018 gli venne conferito l\u2019Olof Palme Prize 2018, riconoscimento istituito nel 1987 dall\u2019omonima famiglia svedese per la comprensione internazionale e la sicurezza comune, indicando come causale il suo \u201cprofondo umanesimo e l\u2019eccezionale coraggio morale\u201d. Ha scritto diversi libri, tra i altri citiamo Papers on the War (1972), Risk, Ambiguity, and Decision (2002) e The Doomsday Machine: Confessioni di un pianificatore di guerra nucleare (2017).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In pratica, Ellsberg non venne travolto da nulla di paragonabile all\u2019odissea vissuta da Assange, tra accuse infamanti (compresa quella di stupro), il quale dopo una lunga permanenza forzata presso l\u2019ambasciata ecuadoriana di Londra, si trova dal 2019 in stato di detenzione presso il carcere di Belmarsh di Londra, dove attende proprio in questi giorni la decisione dei giudici circa la sua eventuale estradizione negli Stati Uniti, dove rischierebbe una condanna fino a 175 di reclusione (se non addirittura alla pena capitale), per imputazioni riconducibili all\u2019Espionage Act.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per la cronaca \u2013 altri tempi, e soprattutto altri presidenti \u2013 tra il 1921 e il 1923, i presidenti (repubblicani) Warren G. Harding e Calvin Coolidge rilasciarono tutti coloro che erano stati condannati ai sensi dei Sedition and Espionage Acts.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Veniamo alla domanda di fondo: che cosa rende il caso di Assange cos\u00ec diverso dai tanti che lo hanno preceduto, forse con l\u2019unica eccezione dei coniugi Rosenberg?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Mettiamo volutamente da parte il merito delle accuse e la macchina del fango scatenata nei suoi confronti, tenendo sempre a mente che parliamo di un giornalista, vale a dire di una figura professionale che ha il compito, in un assetto che voglia dirsi democratico, di controllare l\u2019operato dei pubblici poteri, rivelandone le mancanze e gli aspetti pi\u00f9 critici. E sempre per restare alla differenza che dovrebbe esserci tra le democrazie e le autocrazie, vale a dire la libert\u00e0 di espressione e informazione, il caso di Assange rappresenta pur sempre un inquietante precedente per chiunque volesse, un domani, addentrarsi nei meccanismi pi\u00f9 oscuri del potere. Se poi debba contare di pi\u00f9 l\u2019illiceit\u00e0 della condotta di chi denunzia certi fatti, rispetto a chi quei fatti li commette, questo \u00e8 un interrogativo che rimettiamo al buon senso di qualunque persona che serbi un minimo di pensiero critico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Una delle differenze tra le due vicende \u2013 Ellsberg e Assange \u2013 senza per questo voler ricercare nessuna giustificazione, riguarda la diversa epoca storica e il peso avuto dall\u2019opinione pubblica, specie statunitense, visto che quella europea, a tutto concedere, sembra contare molto poco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nei primi anni Settanta il clima in America non era certo ostile ai contenuti della documentazione diffusa da Ellsberg, che in sostanza rivelava al paese, e al mondo intero, una serie di importanti responsabilit\u00e0 delle diverse amministrazioni nella spirale che aveva condotto allo scoppio del conflitto. Parliamo degli anni in cui negli Stati Uniti cresceva il dissenso verso le giustificazioni offerte per le operazioni militari (la lotta al comunismo) e verso la prosecuzione della guerra. E poi era un momento delicato per il capo della Casa Bianca, visto che l\u2019anno seguente (1972) Nixon si sarebbe giocato la rielezione, che poi riusc\u00ec a centrare, salvo doversi dimettere due anni pi\u00f9 tardi a causa dello scandalo Watergate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dicevamo dell\u2019opinione pubblica americana: all\u2019epoca della guerra in Vietnam erano molte le famiglie con figli o nipoti al fronte, e\/o di coloro che non avevano fatto ritorno o che erano tornati a casa con gravi menomazioni fisiche o psichiche, ragion per cui l\u2019attenzione venne calamitata sul dossier molto pi\u00f9 di quanto possa fare la vicenda di Assange. Non che manchino pure in America le voci del dissenso<a id=\"_ftnref1\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/02\/26\/pentagon-papers-e-caso-assange-due-pesi-e-due-misure\/#_ftn1\"><sup>[1]<\/sup><\/a>, ma sono pur sempre in minoranza, rispetto ad altre problematiche giudicate molto pi\u00f9 impattanti nella vita di tutti i giorni. Se poi questo significasse andare contro il sentimento degli europei<a id=\"_ftnref2\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/02\/26\/pentagon-papers-e-caso-assange-due-pesi-e-due-misure\/#_ftn2\"><sup>[2]<\/sup><\/a>, o alle esortazioni del Parlamento dell\u2019Australia<a id=\"_ftnref3\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/02\/26\/pentagon-papers-e-caso-assange-due-pesi-e-due-misure\/#_ftn3\"><sup>[3]<\/sup><\/a>, madre patria del fondatore di WikiLeaks e alleato di Washington, poco importa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per l\u2019editorialista del Manifesto Alberto Negri<a id=\"_ftnref4\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/02\/26\/pentagon-papers-e-caso-assange-due-pesi-e-due-misure\/#_ftn4\"><sup>[4]<\/sup><\/a>\u00a0\u201cQuella di Assange \u00e8 una delle situazioni peggiori che possano capitare: una democrazia si accanisce su una persona sola. Assange rischierebbe 175 anni di carcere se fosse estradato negli Usa. Ma perch\u00e9 ci si accanisce contro Assange? Perch\u00e9 c\u2019\u00e8 sempre bisogno del capro espiatorio. Diciamoci la verit\u00e0, la politica americana in questi anni \u00e8 stata piuttosto disastrosa in Medioriente. Siamo scappati via a gambe levate dall\u2019Afghanistan nel 2021 \u2013 conclude \u2013 con quelle scene terrificanti e drammatiche che ricordiamo tutti. E non dimentichiamo che nel 2003 in Iraq fu portata dagli americani e dagli inglesi una guerra sulla scorta di armi di distruzione di massa, che non furono mai trovate. Probabilmente una delle pi\u00f9 grandi fake news del secolo. E chi in qualche modo ha lottato contro queste fake news come Assange \u00e8 diventato il capro espiatorio dei fallimenti politici di una superpotenza\u201c.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Una spiegazione circa la disparit\u00e0 di trattamento riservata ad Assange l\u2019abbiamo chiesta al giornalista Fulvio Grimaldi, in occasione di una recente intervista dedicata alla vicenda del fondatore di WikiLeaks<a id=\"_ftnref5\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/02\/26\/pentagon-papers-e-caso-assange-due-pesi-e-due-misure\/#_ftn5\">[5]<\/a>. La sua risposta ci sembra assolutamente pertinente, e si riallaccia alla diversit\u00e0 tra il momento storico nel quale avvenne la vicenda dei Pentagon papers, rispetto al contesto attuale, con lo spartiacque fondamentale rappresentato dai fatti dell\u201911 settembre 2001.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In sostanza, secondo quanto sostiene Grimaldi, se nei primi anni Settanta l\u2019opinione pubblica americana aveva assunto un orientamento decisamente molto critico nei riguardi del conflitto in Vietnam, questo aveva contribuito a gettare un certo discredito sull\u2019operato di diversi centri di potere, in qualche modo confermato dal Watergate (1972) e dalle risultanze dei lavori della Commissione Church \u2013 cos\u00ec detta perch\u00e9 presieduta dal senatore democratico statunitense Frank Church \u2013 che tra il 1975 al 1976 indag\u00f2 sull\u2019operato di CIA ed FBI, oltre che sullo scandalo Lockheed (episodi di corruzione, che coinvolgevano politica e forze armate di varie nazioni), facendo emergere una serie di abusi, non ultime diverse violazione dei diritti fondamentali, come la segretezza della corrispondenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Eppure, i fatti del 11 settembre sembrano aver cambiato tutto, non solo facendo emergere nuovi equilibri di potere, specie a livello sovranazionale, ma implementando la logica della paura e delle emergenze, a cominciare da quella collegata al terrorismo, che hanno determinato una progressiva limitazione di diversi diritti fondamentali (pensiamo solo al Patriot Act del 2001), giustificati in nome di superiori esigenze di sicurezza e difesa (o presunte tali). Le stesse logiche che hanno indotto molti cittadini comuni ad accettare tali limitazioni, schierandosi dalla parte delle proprie classi dirigenti (e democratiche) per contrastare una serie di minacce, avvertite (o presentate) come esistenziali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nulla di tutto questo era avvertibile ai tempi della guerra in Vietnam, cos\u00ec come non esistevano i grossi problemi e le pesanti fratture che affliggono oggi l\u2019America e il mondo, ragion per cui anche l\u2019idea di mettere sul banco degli imputati un personaggio che mette in pericolo difesa e sicurezza forse \u00e8 meno avvertito rispetto al passato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Con questo nessuno vuole sostenere che tutte le classi dirigenti siano necessariamente corrotte (nel senso paretiano del termine) e\/o che si debbano intravvedere in ogni dove trame oscure, ma semplicemente constatare che viene avvertito molto pi\u00f9 che in passato il pericolo che una serie di dinamiche, pure grazie ai file resi pubblici col lavoro di WikiLeaks, possano contribuire a mettere in discussione buona parte di una certa narrazione, e molti di quegli equilibri di potere che su quest\u2019ultima sono stati costruiti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quel che forse da parte di coloro che si accaniscono contro Assange non \u00e8 stato compreso fino in fondo \u00e8 che \u2013 di fronte a un\u2019opinione pubblica che sempre meno disposta ad accettare le narrazioni ufficiali (pensiamo solo alle proteste in corso in vari settori e nazioni, o alla vicenda della Palestina) \u2013 seguitare in un approccio di tipo censorio o repressivo \u00e8 destinato, specie nel lungo periodo, a infrangersi contro il tribunale della storia e della verit\u00e0, specie quando si rendono sempre pi\u00f9 evidenti i doppiopesismi e\/o le ipocrisie, che rischiano solo di accelerare il processo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel frattempo, si tratta di salvare la vita e la libert\u00e0 di un uomo, il cui unico torto \u00e8 stato quello di far emergere una serie di verit\u00e0 scomode. E pure ipotizzando che Assange avesse violato le disposizioni richiamate dai suoi accusatori, torniamo a ripetere, quale sarebbe il maggior colpevole: chi ha rivelato certi fatti o coloro che detengono le responsabilit\u00e0 politiche e storiche?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La domanda \u00e8 aperta, la risposta la lasceremo a voi.<\/p>\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\" \/>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn1\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/02\/26\/pentagon-papers-e-caso-assange-due-pesi-e-due-misure\/#_ftnref1\">[1]<\/a>\u00a0www.nytimes.com\/2024\/02\/20\/world\/europe\/assange-us-extradition-uk-court-case.html?searchResultPosition=1<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn2\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/02\/26\/pentagon-papers-e-caso-assange-due-pesi-e-due-misure\/#_ftnref2\">[2]<\/a>\u00a0www.fnsi.it\/julian-assange-mobilitazione-anche-in-italia<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn3\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/02\/26\/pentagon-papers-e-caso-assange-due-pesi-e-due-misure\/#_ftnref3\">[3]<\/a>\u00a0www.lindipendente.online\/2024\/02\/14\/il-parlamento-australiano-ha-chiesto-ufficialmente-di-riportare-a-casa-assange\/<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn4\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/02\/26\/pentagon-papers-e-caso-assange-due-pesi-e-due-misure\/#_ftnref4\">[4]<\/a>\u00a0www.ilfattoquotidiano.it\/2024\/02\/20\/assange-negri-abbiamo-un-obbligo-morale-e-professionale-verso-di-lui-gli-usa-si-accaniscono-perche-vogliono-un-capro-espiatorio\/7453367\/<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn5\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/02\/26\/pentagon-papers-e-caso-assange-due-pesi-e-due-misure\/#_ftnref5\">[5]<\/a>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=-5Kkl6J8jfE\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">www.youtube.com\/watch?v=-5Kkl6J8jfE<\/a>\u00a0(canale YouTube Spunti di riflessione)<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/02\/26\/pentagon-papers-e-caso-assange-due-pesi-e-due-misure\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/02\/26\/pentagon-papers-e-caso-assange-due-pesi-e-due-misure\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DA LA FIONDA (Di Paolo Arigotti) I Pentagon Papers sono una corposa mole di documenti, commissionati nel 1967 dall\u2019allora Segretario alla Difesa statunitense Robert S. 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