{"id":84258,"date":"2024-02-01T11:00:39","date_gmt":"2024-02-01T10:00:39","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=84258"},"modified":"2024-02-29T22:17:32","modified_gmt":"2024-02-29T21:17:32","slug":"la-procreazione-assistita-e-un-diritto-si-no-forse","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=84258","title":{"rendered":"La procreazione assistita \u00e8 un diritto? S\u00ec, no, forse"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di SCIENZA IN RETE (Eva Benelli, Maurizio Bonati)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-84259\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/chiuda-sul-ritratto-delle-mani-dell-uomo-e-della-donna-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/chiuda-sul-ritratto-delle-mani-dell-uomo-e-della-donna-300x200.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/chiuda-sul-ritratto-delle-mani-dell-uomo-e-della-donna-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/chiuda-sul-ritratto-delle-mani-dell-uomo-e-della-donna-768x512.jpg 768w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/chiuda-sul-ritratto-delle-mani-dell-uomo-e-della-donna-1536x1024.jpg 1536w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/chiuda-sul-ritratto-delle-mani-dell-uomo-e-della-donna.jpg 1600w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Dal primo di aprile la procreazione medicalmente assistita entra a far parte dei Livelli essenziali di assistenza, cos\u00ec procedure e tecniche che a lungo hanno dovuto fare i conti con un certo ostruzionismo diventeranno un diritto riconosciuto dell\u2019offerta di salute del Servizio sanitario nazionale. Ma \u00e8 proprio cos\u00ec? I Lea pi\u00f9 che garantire lo stesso diritto per tutti, fanno emergere piuttosto una realt\u00e0 di diseguaglianze. Anche culturali, come testimoniano le opposte visioni che tuttora esistono sulla legge 40, che il 19 febbraio compie 20 anni.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Forse la cosa pi\u00f9 utile \u00e8 cominciare dai numeri: nel 2021, anno a cui si riferisce l\u2019ultima Relazione al Parlamento sull\u2019attuazione della legge 40, pubblicata a novembre 2023, il 4,2% dei bambini e delle bambine che hanno visto la luce in Italia lo hanno fatto grazie a una tecnica di procreazione medicalmente assistita (Pma) cui si sono sottoposti i loro genitori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il che vuol dire che circa 16.000 sull\u2019esiguo numero di poco pi\u00f9 di 400.000 nuovi nati sono figli della Pma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel complesso, nei 20 anni dall\u2019entrata in vigore della legge 40 che ne regola l\u2019attivit\u00e0, la Pma \u00e8 aumentata di quasi due volte: dai 63.585 trattamenti del 2005 ai 109.755 del 2022, sottolinea un aggiornamento che l\u2019Istituto superiore di sanit\u00e0 ha pubblicato il 9 febbraio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019et\u00e0 media delle donne che si sottopongono a cicli di Pma \u00e8 passata dai 34 anni del 2005 ai 37 del 2022, mentre le donne sopra i 40 anni sono salite dal 20,7 nel 2005 al 33,9% nel 2022. Un crescente successo, quindi, sancito anche dall\u2019inserimento delle tecniche di Pma nei Lea, i livelli essenziali di assistenza, cio\u00e8 le prestazioni che il Servizio sanitario nazionale deve (dovrebbe?) garantire a tutte le persone che si trovano nel nostro Paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un cambiamento importante, a far data dal primo gennaio 2024, anche se poi, nei fatti, al 31 dicembre 2023 si \u00e8 decisa una proroga di tre mesi all\u2019entrata in vigore delle nuove tariffe per la specialistica ambulatoriale, che riguardano naturalmente anche le tecniche di procreazione assistita, con relativo slittamento al 1\u00b0 aprile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Il difficile percorso della PMA pubblica<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00abCon i Lea abbiamo ottenuto la legittimazione delle cure, che diventano un diritto per tutte le coppie che ne hanno la necessit\u00e0\u00bb, commentava Antonino Guglielmino, fondatore della Societ\u00e0 italiana della riproduzione umana (Siru) nel corso di un convegno che gi\u00e0 a fine novembre \u201923 delineava luci e ombre che le pratiche procreative, nella loro nuova condizione, si troveranno a dover affrontare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019entrata nei Lea, infatti, significa l\u2019inclusione della Pma nell\u2019offerta del Servizio sanitario nazionale, ed \u00e8 certamente un risultato importante per una pratica medica che in Italia ha dovuto combattere per essere riconosciuta e accettata. Vuol dire, anche, aprire alla speranza di potersi fare una famiglia per tutte quelle coppie che finora hanno dovuto rinunciare perch\u00e9 non disponevano delle migliaia di euro necessari per affrontare un percorso nelle strutture private (dai 3.500 ai 10.000 euro per ogni ciclo, a seconda che fosse omologo o eterologo).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma il raggiungimento di questo traguardo avviene in un momento di crisi complessiva del sistema sanitario e di quelle specifiche diseguaglianze nell\u2019offerta di cura che si riscontrano (come sempre avviene nel nostro Paese) tra Nord, Centro e Sud e tra qualit\u00e0 ed efficacia dei servizi offerti. Senza contare che da subito \u00e8 noto che le risorse stanziate non sono adeguate e il numero delle strutture, mettendo insieme pubblico e privato convenzionato, \u00e8 insufficiente. Su un totale di circa 340 centri iscritti al Registro nazionale della procreazione medicalmente assistita, quelli pubblici sono un terzo di quelli privati. Mentre se si considerano solo i centri di secondo e terzo livello, cio\u00e8 quelli che eseguono gli interventi pi\u00f9 complessi, come la fecondazione in vitro o il prelievo chirurgico degli spermatozoi, allora quelli pubblici sono 72 a fronte di 17 privati convenzionati e 113 privati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00abLa domanda che fino a oggi non poteva essere soddisfatta perch\u00e9 le coppie non trovavano sul territorio un centro pubblico a cui rivolgersi o perch\u00e9 non avevano le risorse per affrontare un percorso nel privato potrebbe raddoppiare e il timore \u00e8 che il sistema pubblico non sia in grado di assorbirla\u00bb, pronostica Guglielmino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Difficile comunque avere idea di che cosa copra l&#8217;offerta rispetto alla domanda, perch\u00e9 quest&#8217;ultima non la si conosce. Possiamo sapere quante coppie intraprendono il percorso, ma quante lo chiedono o lo vorrebbero chiedere, no. E sarebbe, invece, il denominatore vero, quello che anche la ricerca indipendente, non solo quella legata alle tecniche e alla loro ottimizzazione, dovrebbe definire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Insieme alle difficolt\u00e0 di un sistema che si deve adeguare, dopo vent\u2019anni di percorso per lo pi\u00f9 a carico delle coppie che cercavano di procreare, ci sono anche i limiti oggettivi delle risorse da mettere in campo e le procedure previste proprio da quei tariffari per cui \u00e8 stata decisa la proroga.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00abIl dibattito sulle coperture dei costi \u00e8 aperto &#8211; commenta per esempio Adolfo Allegra, che presiede la societ\u00e0 scientifica Cecos Italia &#8211; le valorizzazioni sono spesso inferiori ai costi. Quindi probabilmente sar\u00e0 necessaria un\u2019integrazione che o verr\u00e0 sostenuta dalle Regioni o, purtroppo, graver\u00e0 sui pazienti\u00bb. Come dire: l\u00e0 dove le Regioni non saranno in grado di integrare le risorse, non si esclude la possibilit\u00e0 di dover far pagare un ticket.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>I 20 anni di una legge poco lungimirante<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Comunque, anche se le difficolt\u00e0 non mancano, l\u2019approdo della procreazione medicalmente assistita nei Livelli essenziali di assistenza ha del miracoloso (\u00e8 proprio il caso di dirlo) perch\u00e9 la resistenza soprattutto da parte del mondo cattolico verso le tecniche procreative \u00e8 stata lunga e accanita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Alla fine, il 19 febbraio 2004, quando \u00e8 entrata in vigore la legge 40, conosciuta come legge Sirchia dal nome del suo estensore l\u2019allora ministro della salute Girolamo Sirchia, le coppie che speravano di vedere riconosciuto e semplificato il proprio desiderio di diventare genitori, si accorsero invece che erano tanti e non sempre ragionevoli i vincoli e gli ostacoli che la legge aveva previsto sulla strada della Pma. Tanto che quest\u2019anno non ricorrono solo i 20 anni dalla promulgazione della legge, ma anche i 10 dalla sentenza della Corte costituzionale che ha dichiarato illegittimo il divieto di fecondazione eterologa che faceva parte dell\u2019impianto originale e che ha dovuto essere smontato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Cos\u00ec come sono stati smontati altri vincoli, il cui intento sembrava deliberatamente restrittivo, se non punitivo: dal divieto di effettuare diagnosi pre-impianto, avviando comunque una gravidanza che poteva avere un esito incerto; all\u2019obbligo di non produrre pi\u00f9 di tre embrioni per ogni ciclo di fecondazione da impiantare tutti e tre contemporaneamente, aumentando il rischio di gravidanze e parti gemellari. Non per niente il numero medio di embrioni trasferiti in utero \u00e8 passato da 2,3 nel 2005 (prima della modifica della legge) a 1,3 nel 2022 e la percentuale di parti multipli \u00e8 scesa dal 23,2% del 2005 al 5,9% del 2022 (il percorso delle modifiche si pu\u00f2 consultare qui).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Suona inoltre quasi beffardo che tra la fecondazione omologa, cio\u00e8 quella che impegna i gameti della coppia e quella eterologa (inizialmente vietata) che fa ricorso a gameti provenienti da donatori e donatrici, \u00e8 questa seconda a dimostrare i migliori risultati: 31 figli nati vivi a fronte di 17, quasi il doppio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00abLa fecondazione omologa non riesce a schiodarsi da un tasso medio di 17 nati vivi ogni 100 coppie, valore che, se si considerano i parti gemellari, significa che non pi\u00f9 di una donna su sei di quante ricorrono alla Pma [\u2026] riesce a ottenere quel figlio al quale tanto anela. Un tasso di successo, com&#8217;\u00e8 facile concludere, che proprio di successo non \u00e8 [\u2026] a maggior ragione in quanto passano gli anni, ma questa pratica non mostra di migliorare sotto il profilo dell&#8217;efficacia\u00bb, sottolinea lo statistico Roberto Volpi in un articolo pubblicato su La lettura il 28 gennaio scorso (e quanto possa essere totalizzante per una coppia il percorso di procreazione medicalmente assistita, costellato di difficolt\u00e0 e fallimenti, ce lo mostra bene il film Private Life della regista americana Tamara Jenkins, da poco su Netflix).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>I buoni risultati costano<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non stupisce quindi che, dopo la sentenza della Corte costituzionale, il numero delle coppie che ricorrono all\u2019eterologa sia in continuo aumento e i dati Iss ci confermano che se nel 2014 i cicli realizzati con gameti donati erano 246, un misero 0,3%, nel 2022 sono saliti a 15.131, pari al 13,8%.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Purtroppo qui si genera un altro fattore di spesa perch\u00e9 la quasi totalit\u00e0 dei trattamenti viene effettuata con gameti importati dall\u2019estero, che sono costosi. La normativa europea prevede che la donazione dei gameti sia volontaria e gratuita ma lascia aperta la possibilit\u00e0 di un indennizzo per recuperare, per esempio, le ore di lavoro perso o il costo della stimolazione ormonale. L\u2019Italia finora non ha recepito queste indicazioni e il risultato \u00e8 che sono davvero poche le donne italiane che hanno donato i propri ovociti. Una limitazione importante, che rischia di rendere inutilmente laborioso e costoso per le persone proprio il trattamento che dimostra i migliori successi. \u00abI nuovi Lea non prevedono l\u2019acquisizione dei gameti dall\u2019estero, quando invece in Italia \u00e8 quello che si \u00e8 obbligati a fare per almeno il 97% dei casi\u00bb, conferma Allegra. Ed ecco profilarsi di nuovo il rischio di una disparit\u00e0 tra le Regioni perch\u00e9 alcune hanno attivato una banca regionale centralizzata per acquisire e distribuire i gameti, mentre l\u00e0 dove la banca non c\u2019\u00e8 procurarseli continuer\u00e0 a gravare sulle coppie. Neanche le indagini diagnostiche sull\u2019embrione, che ora non sono pi\u00f9 vietate, sono state inserite nei Lea e quindi il loro costo rimane a carico degli aspiranti genitori. E c\u2019\u00e8 da augurarsi che ci si limiti a questo. Il rischio di disuguaglianza nell\u2019accesso ai trattamenti, infatti, non sembra peregrino e se il processo di autonomia differenziata dovesse arrivare a termine, \u00e8 difficile che non si mantengano comunque quei \u201cviaggi della speranza\u201d o, per dirla con linguaggio sanitario quella \u201cmobilit\u00e0 passiva\u201d che anche nel campo della procreazione medicalmente assistita hanno contraddistinto le regioni del Sud da quelle del Nord.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A ben vedere, il problema \u00e8 sempre lo stesso e proprio i Lea lo mettono in evidenza: tra stabilire delle regole e realizzare quanto stabilito ce ne corre, specialmente quando possono esistere diverse interpretazioni di una legge, come avviene per la legge 40. Nel mondo reale i Lea finiscono con essere indicatori di disuguaglianza e non risolutori. Lo si \u00e8 visto con la migrazione sanitaria e i percorsi assistenziali per l&#8217;autismo, ma anche per i tempi, modalit\u00e0 e qualit\u00e0 delle liste d&#8217;attesa, o dei farmaci dichiarati carenti perch\u00e9 non reperibili, anche per le terapie croniche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Gli esclusi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nonostante gli interventi correttivi apportati dieci anni fa in direzione di un\u2019apertura delle sue modalit\u00e0 di applicazione, la legge 40 continua a escludere dall\u2019accesso alla Pma le donne single e le coppie omosessuali, con il paradosso che contemporaneamente la legge sulle unioni civili ha riconosciuto alle persone dello stesso sesso il diritto di formare una famiglia. Tuttavia se si rivolgono all\u2019estero per praticare la fecondazione eterologa o la gestazione per altre persone, ricadono nella difficolt\u00e0 di ottenere poi per entrambi i genitori il riconoscimento della filiazione. Ne abbiamo parlato qui e qui. E i fatti di cronaca uguali e contrari degli ultimi giorni confermano il caos esistente: il 6 febbraio la Corte d\u2019appello di Milano accoglie il ricorso della Procura ed esclude dal certificato di nascita la madre intenzionale di una coppia di lesbiche, mentre due giorni dopo la Corte d\u2019appello civile di Brescia respinge un analogo reclamo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00abLe persone singole o Lgbt sono escluse dei metodi di riproduzione assistita perch\u00e9 persiste l&#8217;idea razzista e antiscientifica che possiamo propagandare il nostro comportamento Lgbt, o peggio che possiamo compiere atti pericolosi per i figli, in assenza di qualsivoglia dato razionale\u00bb, denuncia in una lettera a Quotidiano Sanit\u00e0, Manlio Converti, psichiatra e presidente di Amigay, un\u2019associazione che riunisce il personale sanitario nella difesa dei diritti delle persone Lgbt.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Di fatto, nella lettura e nell\u2019interpretazione dello spirito della legge si contrappongono tuttora, anzi oggi pi\u00f9 che mai, due visioni opposte e inconciliabili, quella cattolica e quella laica e aggiornata ai tempi attuali. Un esempio del dibattito tuttora aperto ci arriva dalla lettura contrapposta che fanno Assuntina Morresi su Avvenire e Maurizio Mori su Quotidiano Sanit\u00e0. Secondo Morresi la legge 40, a dispetto degli interventi della Corte costituzionale, \u00e8 riuscita comunque a mantenere la sostanza e la forza del suo impianto nell\u2019inserire le nuove tecniche riproduttive nel \u00abmodello antropologico che prevede la procreazione naturale e i legami parentali che ne derivano\u00bb. In vista di questo superiore obiettivo la legge 40 avrebbe rinunciato a essere \u201cuna legge cattolica\u201d contraria a ogni tecnica riproduttiva, aprendosi in favore delle sole coppie eterosessuali sposate o persino conviventi che non riescono ad avere i figli desiderati per vie naturali. \u00abIn Italia \u2013 scrive Morresi \u2013 la fecondazione assistita non \u00e8 una scelta procreativa per tutti, ma una opportunit\u00e0 offerta dallo sviluppo tecnologico alle coppie infertili, per cercare di metterle nelle stesse condizioni di quelle fertili\u00bb. Insomma, i cosiddetti nuovi diritti, secondo Morresi, non sono una necessit\u00e0 ineludibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Mori risponde che all\u2019entrare nel laboratorio riproduttivo \u00e8 ben noto che l\u2019obiettivo del concepimento, non \u00e8 il risultato di una terapia, ma della scissione della sessualit\u00e0 dalla riproduzione. E che, se si accetta come buono che una coppia (perch\u00e9 non una persona?) entri in laboratorio, cos\u00ec come concede la legge 40, allora tutte le conseguenze sono necessariamente buone. \u00abOggi nulla \u00e8 pi\u00f9 come prima, perch\u00e9 se si affida il concepimento al laboratorio, si riconosce che \u00e8 bene che la tecnica sostituisca parti della natura per allargare, scomporre o potenziare le capacit\u00e0 riproduttive. Non si pu\u00f2 poi pi\u00f9 dire che tutto il resto rimanga come prima, perch\u00e9 il laboratorio apre orizzonti nuovi che sollecitano esigenze nuove\u00bb. Per assurdo, i Lea potrebbero essere diversi per la comunit\u00e0 cattolica rispetto a quella agnostica, e quindi convivere laboratori cattolici con tecniche e percorsi diversi da quelli adottati nei laboratori laici. Un po&#8217; come avviene, nei fatti e malamente, per l&#8217;obiezione all\u2019aborto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Certo \u00e8 che se non si parte dal riconoscimento dei diritti della coppia, dei singoli e del nascituro, le diseguaglianze potranno essere solo ridotte, ma il diritto non garantito a tutti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.scienzainrete.it\/articolo\/procreazione-assistita-diritto-s%C3%AC-no-forse\/eva-benelli-maurizio-bonati\/2024-02-09\">https:\/\/www.scienzainrete.it\/articolo\/procreazione-assistita-diritto-s%C3%AC-no-forse\/eva-benelli-maurizio-bonati\/2024-02-09<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SCIENZA IN RETE (Eva Benelli, Maurizio Bonati) Dal primo di aprile la procreazione medicalmente assistita entra a far parte dei Livelli essenziali di assistenza, cos\u00ec procedure e tecniche che a lungo hanno dovuto fare i conti con un certo ostruzionismo diventeranno un diritto riconosciuto dell\u2019offerta di salute del Servizio sanitario nazionale. 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