{"id":84428,"date":"2024-03-14T11:11:51","date_gmt":"2024-03-14T10:11:51","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=84428"},"modified":"2024-03-12T17:14:48","modified_gmt":"2024-03-12T16:14:48","slug":"chi-vuole-la-scuola-democratica-alzi-la-mano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=84428","title":{"rendered":"Chi vuole la scuola democratica alzi la mano"},"content":{"rendered":"<p><strong>di LE PAROLE E LE COSE (Emanuela Bandini)<\/strong><\/p>\n<div class=\"post-thumbnail\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-full size-full wp-post-image\" src=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/ingressoscuola.jpg\" alt=\"\" width=\"1450\" height=\"500\" data-attachment-id=\"48871\" data-permalink=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?attachment_id=48871\" data-orig-file=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/ingressoscuola.jpg\" data-orig-size=\"1450,500\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}\" data-image-title=\"ingressoscuola\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/ingressoscuola-300x103.jpg\" data-large-file=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/ingressoscuola-1024x353.jpg\" \/><\/div>\n<div class=\"content-wrap\">\n<div class=\"entry-content\">\n<h4><\/h4>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<pre>Consigli di classe. Scuola, democrazia e societ\u00e0, \r\nrubrica a cura di Mimmo Cangiano<\/pre>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La lezione frontale.<\/p>\n<p>Le metodologie didattiche poco attive e inclusive.<\/p>\n<p>Il \u201cclassismo\u201d dei licei.<\/p>\n<p>Il primo biennio superiore comune.<\/p>\n<p>Le \u201cpasserelle\u201d morattiane mai attivate.<\/p>\n<p>Il voto numerico.<\/p>\n<p>Il canone delle\u00a0<em>humanae litterae<\/em>\u00a0bianco e maschiocentrico.<\/p>\n<p>Conoscenze\u00a0<em>vs<\/em>\u00a0competenze.<\/p>\n<p>La didattica orientativa.<\/p>\n<p>Il latino e il greco.<\/p>\n<p>L\u2019innalzamento dell\u2019obbligo a diciotto anni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Questi sono, in ordine sparso, alcuni degli argomenti che spesso vengono menzionati nel dibattito sulla \u201cscuola democratica\u201d: pur essendo molto diversi tra loro, mi pare che\u00a0 abbiano due elementi in comune, strettamente connessi fra loro.<\/p>\n<p>Primo: hanno la pretesa di agire quando molti dei\u00a0<em>gap<\/em>\u00a0socioculturali che penalizzano gli studenti e le studentesse pi\u00f9 fragili sono ormai consolidati; non \u00e8 un caso che la quasi totalit\u00e0 di essi si appunti su questioni metodologiche e guardi, in particolare, alle fasi pi\u00f9 avanzate del percorso d\u2019istruzione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Possiamo anche scannarci sul voto numerico o sul maschilismo di Cicerone&amp;co., ma, mentre lo facciamo, il divario tra chi \u00e8 stato nutrito di una lingua viva corretta e fluente, di un immaginario vasto e vario derivato da narrazioni e letture ad alta voce, dalla visione di film e documentari, dal contatto con diverse forme espressive, e chi invece non ha avuto queste possibilit\u00e0, si mostra in tutta la sua evidenza. Soprattutto chi insegna nelle classi del I ciclo si confronta ogni giorno con la grandissima eterogeneit\u00e0 dei retroterra socioculturali di bambini e bambine: non serve scomodare\u00a0<em>La r\u00e9production<\/em>\u00a0di Bourdieu per sapere che chi proviene da famiglie con alto livello di istruzione e possibilit\u00e0 economiche di accedere alla cultura (libri, viaggi, mostre, sport, corsi di lingue\u2026) ha la strada spianata verso il futuro. Inoltre, gi\u00e0 da alcuni decenni, gli studi sullo sviluppo del linguaggio e sulle competenze di lettura affermano che l\u2019ambiente familiare \u00e8 fondamentale nelle costruzione di atteggiamenti e abilit\u00e0 di base e trasversali necessarie al successo scolastico; non solo ci dicono anche che la competenza fonologica e quella lessicale all\u2019et\u00e0 di sei anni sono predittive della\u00a0<em>reading literacy<\/em>\u00a0nel percorso scolastico successivo:<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=48869#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>\u00a0ci\u00f2 significa che, gi\u00e0 all\u2019ingresso della prima classe della scuola primaria, c\u2019\u00e8 chi comincia il proprio percorso intravedendo la linea del traguardo e chi non \u00e8 ancora arrivato ai box di partenza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per questo \u00e8 necessario intervenire prima che le differenze diventino baratri, che si possono certamente superare, ma solo a prezzo di grandi sforzi individuali<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=48869#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>\u00a0\u2013 magari con l\u2019aiuto di docenti \u201cstraordinari\u201d e \u201cdevoti alla missione\u201d, quelli che \u201cti cambiano la vita\u201d, nella narrazione dell\u2019eccezionalit\u00e0 cos\u00ec comune oggi. Perch\u00e9, allora, anzich\u00e9 dedicare tempo ed energie a discutere di riforma della scuola superiore (su cui tutti i governi, di qualunque colore, ambiscono a mettere il proprio timbro), innalzamento dell\u2019obbligo, passerelle, debiti e recuperi, coloro che davvero credono che una delle funzioni costituzionali della scuola sia quella di \u00abrimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libert\u00e0 e l\u2019eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana\u00bb, non si spendono \u2013 ad esempio \u2013 per rendere obbligatorio l\u2019intero ciclo (o almeno gli ultimi due anni) della scuola dell\u2019infanzia? Si favorirebbero cos\u00ec la socializzazione, l\u2019esposizione precoce ad un uso corretto della lingua, il contatto con libri illustrati ed albi, l\u2019abitudine all\u2019ascolto, alla manipolazione, all\u2019espressione di s\u00e9 attraverso l\u2019arte, l\u2019educazione corporea; sarebbero possibili anche la diagnosi e l\u2019intervento precoce in caso di situazioni di disagio o di difficolt\u00e0 dell\u2019apprendimento (e possiamo immaginare anche quale volano la creazione di un sistema statale di scuole dell\u2019infanzia potrebbe costituire per l\u2019occupazione femminile e la riduzione dei\u00a0<em>gap<\/em>\u00a0di genere nel mondo del lavoro).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>E ci\u00f2 ci conduce direttamente al secondo elemento: praticamente nessuna delle questioni che infiammano la discussione sulla scuola inclusiva parte dal presupposto che la il sistema d\u2019istruzione non sia una monade autoreferenziale, ma sia immerso in un preciso contesto sociale, economico e politico, dunque pensare che esso possa essere democratico ed inclusivo quando tutto, intorno, tende ad acuire le differenze socioeconomiche e a ridurre la mobilit\u00e0 sociale \u00e8 miope o velleitario. Ne \u00e8 la dimostrazione,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=48413#_ftn2\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">come ha gi\u00e0 sottolineato Marco Maurizi su queste pagine<\/a>, il fatto che la pi\u00f9 importante riforma democratica della scuola italiana, ovvero quella della scuola media unica del 1962 (la sola riforma della scuola attuata per via di elaborazione parlamentare e non per decretazione, tra l\u2019altro), \u00e8 avvenuta in un momento storico in cui le richieste di maggiore partecipazione democratica interessavano tutti gli ambiti della vita pubblica, e non solo l\u2019istruzione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Oggi invece sembrano scomparse dal dibattito sulla scuola democratica le istanze che lo hanno caratterizzato fino alla fine degli anni \u201870: il tempo pieno per tutti i bambini e le bambine, i doposcuola, l\u2019accesso gratuito a libri e al materiale didattico, il sovraffollamento e l\u2019inadeguatezza delle strutture, le biblioteche scolastiche, la stabilizzazione dell\u2019organico, i docenti di sostegno (e altre se ne potrebbero aggiungere, oggi, come la cronica insufficienza di mediatori linguistici e culturali e di figure psico-socio-educative).<\/p>\n<p>Potrebbero sembrare battaglie ormai vinte, ma non \u00e8 cos\u00ec. Proprio l\u2019accelerazione del modello economico tardocapitalistico sta creando nuove ed inattese sacche di povert\u00e0 ed emarginazione, che non riguardano solo \u2013 come molti potrebbero pensare \u2013 le famiglie che hanno alle spalle un vissuto migratorio, ma anche le famiglie monogenitoriali, quelle in cui sono presenti persone con disabilit\u00e0, quelle di chi ha perso il lavoro o ne ha uno precario o sottopagato, quelle in cui si convive con il disagio psicologico o la patologia psichiatrica. Come ieri, chi oggi fa fatica a comprare un libro o a pagare la quota per partecipare ad un\u2019uscita didattica \u00e8 proprio chi ne avrebbe pi\u00f9 bisogno, perch\u00e9 ha un background familiare che non \u00e8 in grado di garantirne il soddisfacimento dei bisogni formativi e culturali. E come detto sopra, i\u00a0<em>gap<\/em>\u00a0di partenza spesso diventano\u00a0<em>gap<\/em>\u00a0di arrivo, in un inestricabile circolo vizioso.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La scuola democratica, insomma, non si ottiene magicamente smettendo di leggere Platone o Machiavelli, o licealizzando tutti i percorsi superiori, o eliminando la lezione frontale, o imponendo corsi e corsettini di formazione metodologica ai docenti, categoria (anch\u2019essa impoverita, svalutata, burocratizzata) spesso ritenuta responsabile di tutti i mali che affliggono il nostro sistema d\u2019istruzione e di tutte le forme di disagio che emergono s\u00ec, nelle classi, ma proprio perch\u00e9 la scuola \u00e8 il primo contesto sociale formalizzato con cui ragazzi e ragazze si confrontano al di fuori della famiglia, ed \u00e8 qui che esplodono, per prime, le contraddizioni della societ\u00e0 stessa. La scuola democratica, insomma, non si ottiene a costo zero o con pseudoriforme di metodi e contenuti disciplinari, ma solo ritornando ad affrontare l\u2019impoverimento culturale, l\u2019emarginazione e l\u2019esclusione alle loro radici, che sono e restano economiche e sociali.<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=48869#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=48869#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a>Si veda, ad esempio il Report Eurydice 2011,\u00a0<em>Insegnare a leggere in Europa: contesti, politiche e pratiche<\/em>\u00a0<a href=\"https:\/\/eurydice.indire.it\/pubblicazioni\/insegnare-a-leggere-in-europa-contesti-politiche-e-pratiche\/\">https:\/\/eurydice.indire.it\/pubblicazioni\/insegnare-a-leggere-in-europa-contesti-politiche-e-pratiche\/<\/a>\u00a0.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=48869#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a>Supra, p.27.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=48869#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a>\u00c8 ci\u00f2 che viene indicato anche dal Report Eurydice 2023\u00a0<em>Promoting diversity and inclusion in schools in Europe<\/em>\u00a0<a href=\"https:\/\/eurydice.eacea.ec.europa.eu\/publications\/promoting-diversity-and-inclusion-schools-europe\">https:\/\/eurydice.eacea.ec.europa.eu\/publications\/promoting-diversity-and-inclusion-schools-europe<\/a>,\u00a0 che infatti elenca, in ordine di importanza, una serie di fattori: innanzitutto normativa non discriminatoria, accessibilit\u00e0 degli istituti scolastici, supporto economico, assistenza sociale, collaborazione con le famiglie (capitolo 4), e solo successivamente revisione dei curricoli (capitolo 5) e bisogni socioemotivi degli studenti (capitolo 6).<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=48869\">https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=48869<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LE PAROLE E LE COSE (Emanuela Bandini) &nbsp; Consigli di classe. 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