{"id":84445,"date":"2024-03-14T08:25:15","date_gmt":"2024-03-14T07:25:15","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=84445"},"modified":"2024-03-13T09:27:30","modified_gmt":"2024-03-13T08:27:30","slug":"franco-basaglia-40-anni-dopo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=84445","title":{"rendered":"Franco Basaglia, 40 anni dopo"},"content":{"rendered":"<p><strong>di GLI ASINI (Oreste Pivetta)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-large size-large wp-post-image\" src=\"https:\/\/gliasinirivista.org\/wp-content\/uploads\/Travestimento_1975-1980_@MarialbaRusso-scaled-e1592574385864-1024x720.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"720\" \/><\/p>\n<div class=\"featured_caption\">Travestimento 1975-1980 di Marialba Russo<\/div>\n<div class=\"clearfix\"><\/div>\n<div class=\"postshare\">\n<div class=\"a2a_kit a2a_kit_size_24 addtoany_list\" data-a2a-url=\"https:\/\/gliasinirivista.org\/franco-basaglia-40-anni-dopo\/\" data-a2a-title=\"Franco Basaglia, 40 anni dopo\"><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"entry_content\">\n<div class=\"the_content\">\n<div class=\"hentry\">\n<p><em>Ripubblichiamo un articolo uscito sul numero de Gli asini del 2020<\/em><\/p>\n<p>Quarant\u2019anni fa, a fine agosto, moriva appena cinquantenne Franco Basaglia, lo psichiatra veneziano che liber\u00f2 i matti, mostrando poco alla volta come si sarebbe potuto restituire giustizia e diritti a chi le norme, anche antiche, il senso comune, una rassegnata consuetudine, persino la cultura accademica, persino la rassegnazione e la resa dei familiari avevano confinato tra le mura di uno spietato carcere a vita. Alla chiusura dei manicomi si giunse grazie alla legge 180, approvata nel 1978, nei giorni del rapimento e della morte di Aldo Moro e appena prima che venisse riconosciuto anche in Italia il diritto all\u2019aborto. Furono due voti che chiusero un ventennio di riforme. Grandi riforme, dal divorzio al servizio militare, dall\u2019obiezione di coscienza allo statuto dei lavoratori, dall\u2019ordinamento regionale alla istituzione del servizio sanitario nazionale. Poi pi\u00f9 niente. Poi ci fu Craxi e dopo Craxi arriv\u00f2 Berlusconi. Alcuni parlamentari di Forza Italia proposero modifiche alla legge 180, soprattutto pretendendo che la durata del tso, il trattamento sanitario obbligatorio, si potesse allungare a discrezione di un medico, mortificando quelle misure e quei limiti fissati dalla stessa Costituzione a tutela del cittadino. Ci tentarono pi\u00f9 volte, senza successo, anche solo per la sequenza di crisi di governo e per l\u2019interruzione delle legislature. Sulla 180 prov\u00f2 ad allungare le mani Salvini, in nome della sicurezza, ripristinando l\u2019idea che malattia mentale e pericolosit\u00e0 sociale andassero a braccetto come sosteneva la legge di un secolo fa, 1904, la prima nello stato unitario che regolamentasse in modo organico la materia psichiatrica.<\/p>\n<p>Con quei regolamenti dovette fare i conti Franco Basaglia, quando per la prima volta entr\u00f2 in un manicomio. Era il 1961. Basaglia aveva trentasette anni, una laurea in medicina e chirurgia (all\u2019universit\u00e0 di Padova), una specializzazione in malattie nervose e mentali (ancora a Padova, nella clinica del professor Belloni, un biologista che gli consigli\u00f2 di rinunciare alla carriera universitaria), molte letture, letture spesso assai lontane dagli interessi specifici di uno psichiatra tradizionale, dalla fenomenologia di Heidegger all\u2019esistenzialismo di Sartre, tanto \u00e8 vero che era diventato per tutti, colleghi e professori, il \u201cfilosofo\u201d. Per cultura, per sensibilit\u00e0, per rifiuto di una pratica che faceva della psichiatria una sorta di casellario giudiziario, per classificare prima e reprimere poi, lasci\u00f2 l\u2019universit\u00e0 e scelse il manicomio, con un posto di direttore.<\/p>\n<p>Ricorder\u00e0 che entrando negli stanzoni sudici di Gorizia era stato aggredito dalla stessa puzza che aveva provato nel carcere di Venezia, dove era stato rinchiuso nell\u2019autunno nell\u2019autunno del 1944, la citt\u00e0 in mano ai nazisti, per la sua attivit\u00e0 di antifascista, arrestato con alcuni amici per colpa di un delatore e liberato alla fine della guerra.<\/p>\n<p>Comincer\u00e0, nella reazione all\u2019obbrobrio del manicomio, di fronte a quelle scene di desolazione, all\u2019uso della segregazione, quando la contenzione era la comoda abitudine per \u201ccurare\u201d i malati (\u201cE mi non firmo\u201d, risponder\u00e0 Basaglia all\u2019ispettore capo di Gorizia che gli presentava, come doveva accadere ogni sera, l\u2019elenco dei pazienti da legare), una \u201clunga marcia nelle istituzioni\u201d, che si alimentava di piccoli gesti. Basaglia a Gorizia abol\u00ec le camicie di forza, tolse le sbarre alle finestre, apr\u00ec i reparti, accompagn\u00f2 i malati a conoscere la citt\u00e0. Restitu\u00ec anche i comodini, restituendo cos\u00ec uno spazio privato, che potesse custodire ricordi, oggetti, memorie di una vita o semplicemente uno specchio in cui ciascuno potesse riconoscersi. \u201cIo non saprei proporre assolutamente niente di psichiatrico \u2013 dir\u00e0 a Sergio Zavoli che lo intervistava per la Rai \u2013 in un ospedale tradizionale dove gli ammalati sono legati, perch\u00e9 nessuna terapia di nessun genere pu\u00f2 dare un giovamento a persone costrette in una condizione di cattivit\u00e0 nei confronti di chi le dovrebbe curare\u201d.<\/p>\n<p>Dopo Gorizia, Colorno, il manicomio di Parma nel castello che fu di Maria Luigia, la duchessa. A chiamare Basaglia fu Mario Tommasini, straordinaria figura di comunista eretico, operaio diventato assessore provinciale ai servizi sociali. Una breve esperienza interrotta di fronte alle resistenze della burocrazia regionale. Quindi l\u2019incontro con Michele Zanetti, trentuno anni, democristiano, presidente dell\u2019amministrazione provinciale di Trieste. Al San Giovanni (che \u201cconteneva\u201d allora un migliaio di pazienti), la sfida avviata a Gorizia si misur\u00f2 con un nuovo obiettivo: il superamento del manicomio\u2026 Si arriver\u00e0 alla chiusura, dopo aver accompagnato verso situazioni di normalit\u00e0 molti malati, dopo che fu costruita una rete di assistenza e di convivenza, case famiglia, centri di salute mentale nel territorio, prima comunque che una commissione parlamentare guidata dal senatore Bruno Orsini, psichiatra genovese, democristiano, varasse la 180, che verr\u00e0 peraltro attuata vent\u2019anni dopo, quando Rosy Bindi, allora ministro della sanit\u00e0 obblig\u00f2 le Regioni a chiudere gli ospedali psichiatrici\u2026<\/p>\n<p>Trieste e la 180 rappresentano l\u2019ultimo tratto del cammino di una riforma radicale, la dimostrazione che si poteva cancellare una istituzione totale, nata nella Francia della Rivoluzione, si potevano sottrarre i malati di mente a un\u2019esistenza umiliante, cavie di un reclusione senza traguardi, si poteva cio\u00e8 rispettare quanto la Costituzione aveva stabilito: che nessuno pu\u00f2 essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non seguendo le disposizioni della legge, ma che la legge non pu\u00f2 in ogni caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona (cos\u00ec l\u2019articolo 32, voluto da Aldo Moro, allora giovanissimo costituente). Diceva Basaglia: abbiamo dimostrato che l\u2019impossibile pu\u00f2 diventare possibile. Come?<\/p>\n<p>Basaglia, entrando a Gorizia, muovendosi tra quelle rovine materiali e morali, prov\u00f2 la solitudine e cap\u00ec che avrebbe avuto bisogno di tanti alleati. Il primo fu Antonio Slavich, neolaureato senza esperienza alla prova d\u2019esordio in quella terra di confine (il confine della ex Jugoslavia, che correva lungo il muro di cionta del manicomio). Gli altri alleati Basaglia li conquist\u00f2 strada facendo: giovani medici, politici come Michele Zanetti e come Mario Tommasini, quanti lavoravano nei reparti, i malati stessi che poco alla volta riacquistarono una loro individualit\u00e0, una loro volont\u00e0, la capacit\u00e0 di condividere e di partecipare (le assemblee, raccontate in un celebre libro,\u00a0<em>L\u2019istituzione negata<\/em>, furono l\u2019occasione per tutti di discutere, di confrontarsi, di demolire le barriere tra medico e paziente), i fotografi che non avevano mai documentato quelle realt\u00e0 e finalmente le mostrarono agli italiani, gli intellettuali che potevano attraversare quei mondi mai esplorati, gli artisti che impararono a esibirsi dentro quelle mura e, soprattutto a Trieste, i cittadini di Trieste. Aprire il manicomio fu vincere le paure, le diffidenze, i pregiudizi di chi stava oltre le mura.<\/p>\n<p>La festa delle castagne fu un pretesto perch\u00e9 gli abitanti delle case vicine potessero entrare e sperimentassero che in fondo i matti non erano poi cos\u00ec diversi, soprattutto non erano pi\u00f9 cattivi o pericolosi di qualsiasi altro loro concittadino. Quando Marco Cavallo, il quadrupede azzurro di cartapesta, fil di ferro e legno, creato lavorando con i matti da un artista come Vittorio Basaglia (scultore e cugino di Franco), varca il cancello del San Giovanni, seguito da un corteo di degenti, di medici, di infermieri, raccogliendo via via intorno a s\u00e9 centinaia di persone, i problemi, le aspirazioni, i dolori di \u201cdentro\u201d incrociano i problemi, le aspirazioni, i dolori di \u201cfuori\u201d. Una questione di solidariet\u00e0, di vicinanza, di eguaglianza\u2026 Basaglia e i matti lo capiscono e cos\u00ec vincono la loro battaglia, una vittoria che nasce da un riformismo operoso, in un momento della nostra storia, a ridosso e oltre il nostro Sessantotto, quando l\u2019orizzonte dei diritti \u00e8 pi\u00f9 vivo che mai. A suo modo Basaglia, un riformatore che giunge all\u2019unica rivoluzione italiana (come in nessun altro paese al mondo), un intellettuale del fare, ci propone una lezione di politica per il presente: alleanze, condivisione, consenso, passi magari brevi ma un obiettivo chiaro\u2026 E viene in mente una frase di don Milani: \u201cBisogna fare per non subire e bisogna farlo con gli altri\u201d.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/gliasinirivista.org\/franco-basaglia-40-anni-dopo\/\">https:\/\/gliasinirivista.org\/franco-basaglia-40-anni-dopo\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GLI ASINI (Oreste Pivetta) Travestimento 1975-1980 di Marialba Russo Ripubblichiamo un articolo uscito sul numero de Gli asini del 2020 Quarant\u2019anni fa, a fine agosto, moriva appena cinquantenne Franco Basaglia, lo psichiatra veneziano che liber\u00f2 i matti, mostrando poco alla volta come si sarebbe potuto restituire giustizia e diritti a chi le norme, anche antiche, il senso comune, una rassegnata consuetudine, persino la cultura accademica, persino la rassegnazione e la resa dei familiari avevano&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":109,"featured_media":72676,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/io-imparo-da-solo-sulla-rivista-gli-asini-445.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-lY1","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/84445"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/109"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=84445"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/84445\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":84446,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/84445\/revisions\/84446"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/72676"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=84445"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=84445"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=84445"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}