{"id":84465,"date":"2024-03-15T09:54:32","date_gmt":"2024-03-15T08:54:32","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=84465"},"modified":"2024-03-14T08:56:48","modified_gmt":"2024-03-14T07:56:48","slug":"la-democrazia-dispotica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=84465","title":{"rendered":"La democrazia dispotica"},"content":{"rendered":"<p><strong>di DOPPIOZERO (Alfonso Maurizio Iacono)<\/strong><\/p>\n<p>Il 23 febbraio del 2024 i ragazzi del Liceo Russoli di Pisa, minorenni, manifestavano pacificamente per la pace in Palestina e per la fine delle ostilit\u00e0 a Gaza. Non erano pi\u00f9 di una cinquantina. Volevano passare per Piazza dei Cavalieri, cosa piuttosto ovvia, perch\u00e9 \u00e8 l\u00e0 che pi\u00f9 facilmente potevano fare sentire la loro voce. Non c\u2019erano pericoli e minacce di nessun genere. Il messaggio che con le botte ne \u00e8 venuto fuori \u00e8 di uno stato che si accanisce contro i suoi cittadini pi\u00f9 giovani, i quali devono obbedire minacciati dalla forza e dalla violenza. L\u2019esatto contrario della democrazia, l\u2019esatto contrario dell\u2019apprendimento e dell\u2019educazione in un sistema libero e democratico, l\u2019esatto contrario di quel senso di autonomia, di libert\u00e0 e di critica che dovrebbero e devono sostenere la formazione dei cittadini. Di pi\u00f9, l\u2019accanimento \u00e8 stato su ragazze e ragazzi minorenni che esercitavano il loro sacrosanto diritto a manifestare liberamente e pacificamente il loro pensiero. Per fortuna Pisa ha risposto alla grande. E non solo Pisa. La Pisa democratica si \u00e8 riversata nelle piazze e per ben due volte ha fatto sentire la propria voce.<\/p>\n<p>Ma non basta. Dobbiamo ora tornare a chiederci: che cos\u2019\u00e8 l\u2019educazione se non esercizio della critica e pratica dell\u2019autonomia individuale e collettiva? Cosa distingue un sistema democratico da uno dispotico se non in primo luogo la libert\u00e0 di manifestare criticamente il proprio pensiero?<\/p>\n<p>Chi pu\u00f2 fidarsi di uno stato che mostra immotivatamente il suo lato violento e aggressivo invece di proteggere i suoi cittadini? Quanto distacco crea tra istituzioni e cittadini un fatto come quello di Pisa? Noi viviamo gi\u00e0 in una democrazia in crisi determinata fondamentalmente da tre fattori: scarsa partecipazione; ignoranza pubblica; apatia politica. Tre fattori che non sono frutto del caso o di una, come si dice, degenerazione della democrazia. Questi tre fattori sono invece espressione di un tipo di democrazia che \u00e8 quella oggi dominante in Occidente e che, probabilmente, meglio corrisponde al neoliberismo con i suoi mantra sulla fine delle ideologie, sulla fine della storia e sulla famosa frase della signora Thatcher: \u201cnon c\u2019\u00e8 alternativa\u201d. Ai tre fattori infatti bisogna aggiungere l\u2019assenza di futuro immaginato come un altro mondo possibile. I tre fattori, lo ripeto, scarsa partecipazione, ignoranza pubblica, apatia politica, a cui si aggiunge la perdita di storia e di futuro, sono i sintomi di un malessere psichico diffuso che si traduce ormai a livello di massa in depressione, panico, ciclotimia, ansia, angoscia. Come sfuggire a questo malessere? Con la fuga da s\u00e9 stessi, con la dipendenza, con la\u00a0<em>full immersion<\/em>\u00a0del digitale che si mescola con l\u2019alcool e la droga nel vano, silentemente disperato tentativo di non stare nel vuoto della noia dove vi \u00e8 il rischio di ritrovare s\u00e9 stessi ma senza il piacere di immaginare un futuro n\u00e9 la forza di ritrovare un passato. La noia, il\u00a0<em>taedium vitae<\/em>\u00a0di Lucrezio, Leopardi, Baudelaire, il vuoto in cui dolorosamente cerchiamo di ritrovare noi stessi, ma che in questa societ\u00e0 che considera l\u2019infelicit\u00e0 una patologia, cerchiamo di allontanare con gli anestetici, farmacologici e non. Guai oggi a pensare che la storia non \u00e8 affatto finita e che \u00e8 bene partecipare ritrovando senso critico e passione politica. Quando questo accade, e questo accade sempre pi\u00f9 raramente, quando i giovani decidono di non sfuggire pi\u00f9 a s\u00e9 stessi, allora arrivano le manganellate, perch\u00e9 il ritrovare s\u00e9 stessi manifestando liberamente il proprio pensiero \u00e8 tornato ad essere una minaccia all\u2019ordine pubblico<\/p>\n<p>Alla fine della seconda guerra mondiale alcuni intellettuali si chiesero come far funzionare in una societ\u00e0 di massa organizzata democraticamente la circolazione delle\u00a0<em>\u00e9lites<\/em>. E immaginarono appunto una democrazia a scarsa partecipazione. Cosa che si \u00e8 verificata negli anni e che \u00e8 sotto gli occhi di tutti.<\/p>\n<p>Lipset e Schumpeter, per esempio, avevano pensato che una democrazia in una societ\u00e0 di massa dovesse essere poco partecipativa. Ci\u00f2 avrebbe favorito le\u00a0<em>\u00e9lites<\/em>\u00a0nel governo delle cose e anche la loro circolazione e alternanza attraverso meccanismi pi\u00f9 o meno referendari. Lo aveva segnalato il grande storico antico Moses Finley nel suo gran bel libro\u00a0<em>La democrazia degli antichi e dei moderni<\/em>\u00a0(Laterza, Roma-Bari 2005. Ma Finley l\u2019aveva pubblicato nel 1972 ed era stato gi\u00e0 tradotto nel 1973). Ignoranza e apatia, ben lungi dal costituire una patologia del sistema democratico, esprimono una possibile condizione della democrazia, quella che \u00e8 oggi dominante e che viene fatta passare, a destra e a sinistra, come l\u2019unica. Scrive Finley: \u201cIl punto \u00e8 stabilire se nella situazione odierna questo stato di cose \u00e8 necessario e auspicabile o se forme nuove di partecipazione popolare, ateniesi nello spirito se non nella sostanza\u2026 devono invece essere inventate\u201d (p. 36). Finley scriveva negli anni \u201970. Oggi la situazione non solo non \u00e8 cambiata ma con il neoliberismo si \u00e8 addirittura aggravata.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/2078878-i05d4u-rsich_20240224095821947_0f858e538c34c1a21c0b5de2a3bed417.jpg\" alt=\"n\" width=\"800\" height=\"450\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"5ba178fb-675f-4841-85ce-a9b9e85666b3\" \/><\/p>\n<p>Che dire della moderna alleanza fra democrazia e competizione delle \u00e9lites? Uno dei presupposti dei discorsi che intendono coniugare democrazia con competizione delle \u00e9lites riguarda il fatto che tale sposalizio tanto pi\u00f9 \u00e8 felice, quanto pi\u00f9 cresce l&#8217;ignoranza politica e l&#8217;apatia pubblica. Tradotto in altri termini, nella democrazia cos\u00ec concepita, teorizzata e praticata (non sempre consapevolmente, e questo \u00e8 peggio!), la partecipazione \u00e8 uno\u00a0<em>strumento<\/em>\u00a0che serve al gioco delle \u00e9lites, e,\u00a0<em>in quanto strumento, essa rimane vincolata ai limiti dell&#8217;ignoranza pubblica e dell&#8217;apatia politica<\/em>. Essendosi dissolto il rapporto tra politica, territorio e comunit\u00e0, e poich\u00e9 la cultura di massa da popolare sta tornando ad essere soltanto plebea, crolla anche il senso della partecipazione (le primarie ne sono soltanto un pallido simulacro) che ora, in un modo diverso e nello stesso tempo simile ai regimi totalitari, si separa dal consenso. Risultato \u00e8 un regime basato su regole democratiche fondamentalmente referendarie dove il consenso uccide la partecipazione. Il fascismo di oggi non si veste di un solo colore.<\/p>\n<p>La politica che si \u00e8 ormai ridotta quasi definitivamente a potere amministrativo subordinato agli interessi dei privati potenti, disaffezione verso le istituzioni, aggravata dallo smantellamento dello stato sociale e dalle difficolt\u00e0 in cui si trovano scuola e sanit\u00e0, aumento delle diseguaglianze, isolamento a causa della disgregazione delle comunit\u00e0 territoriali e proprio mentre si rende possibile una connessione e un collegamento planetari. Condizione paradossale: con l\u2019avvento del digitale, mentre aumenta l\u2019informazione pubblica (e grazie ai social abbiamo potuto vedere quello che hanno fatto i poliziotti a Pisa), nello stesso tempo si vive in una situazione in cui, come dicono i sociologi, siamo tutti\u00a0<em>isolati e connessi<\/em>. Puoi collegarti con chiunque in qualunque angolo del mondo ma non ti accorgi di ci\u00f2 che sta accadendo vicino a te, al tuo prossimo. Da qui il pericolo che si affermi una democrazia dispotica, una democrazia cio\u00e8 che, pur mantenendo apparentemente le regole democratiche, le viola in nome dell\u2019ordine e riproduca un antico rapporto di sudditanza che \u00e8 quello tra leader e popolo ridotto a plebe. La plebe non \u00e8 il popolo. La plebe presuppone un capo-despota a cui sottomettersi o a cui ribellarsi per poi soggiacere: il popolo, al contrario, comporta l\u2019essere cittadini, con il loro senso di appartenenza e di partecipazione in prima persona a una cosa pubblica. \u00c8 il popolo che ha a che fare con la democrazia. E la democrazia presuppone l\u2019autonomia degli individui e delle collettivit\u00e0 che la determinano.<\/p>\n<p>Kant aveva definito l\u2019Illuminismo come l\u2019uscita dell\u2019uomo dallo stato di minorit\u00e0. E la minorit\u00e0 come l\u2019uso dell\u2019intelletto con la guida di un altro. Ma se si rimane minorenni non si ha autonomia e se non si ha autonomia vi sar\u00e0 sempre qualcuno che penser\u00e0 e agir\u00e0 per tuo conto. Ci\u00f2 che deve insegnare la scuola ai minorenni \u00e8 di uscire dallo stato di minorit\u00e0 e perch\u00e9 ci\u00f2 accada \u00e8 necessario che l\u2019apprendimento non sia un semplice e autoritario accumulo di nozioni, ma si accompagni all\u2019autonomia, cio\u00e8 all\u2019uso dell\u2019intelletto senza la guida di un altro. La guida \u00e8 necessaria, ma poi il suo scopo \u00e8 di diventare superflua, perch\u00e9 ciascuno deve apprendere a camminare con le proprie gambe. Quando per\u00f2 i bambini non sono ancora capaci di farlo, sono aiutati dal girello. Eppure, esso pu\u00f2 diventare una sorta di piccola prigione, capace di creare dipendenza, da cui il bambino dovr\u00e0, con qualche sforzo di volont\u00e0, liberarsi se vorr\u00e0 assaporare la gioia meravigliosa di camminare e poi correre da solo. Se dovessimo mettere a confronto due concetti come\u00a0<em>sicurezza<\/em>\u00a0e\u00a0<em>libert\u00e0<\/em>, scopriremmo che uno strumento come il girello tende a collocarsi nel mezzo, oscillando tra i due poli: d\u00e0 al bambino un senso di sicurezza, necessario per cominciare a organizzare la propria autonomia deambulatoria, ma pu\u00f2 alla lunga trasformarsi da momento di passaggio verso la libert\u00e0 di movimento a un vero e proprio impedimento. In\u00a0<em>Che cos\u2019\u00e8 l\u2019illuminismo?<\/em>, Kant utilizza l\u2019esempio del girello da bambini per mostrare come spesso vi siano uomini che, come quei genitori troppo ansiosi i quali,\u00a0 temendo i pericoli in cui pu\u00f2 incorrere il bambino camminando da solo, scoraggiano i suoi tentativi di autonomia, sono pronti a rendere altri uomini dipendenti impedendo quella che egli chiama l\u2019uscita dalla minorit\u00e0. Tali uomini sono tutti coloro che, in una qualche misura, detengono un potere e intendono esercitarlo costruendo la loro autonomia e la loro libert\u00e0 sulla dipendenza di coloro che non riescono o non vogliono uscire dalla minorit\u00e0.<\/p>\n<p>\u201cDopo aver per prima cosa istupidito, scrive Kant, i loro animaletti domestici e per aver accuratamente impedito che questi esseri pacifici potessero azzardare anche un solo passo fuori del girello in cui li avevano ingabbiati, allora mostrano loro il pericolo che li minaccia se tentano di camminare da soli. Ora questo non \u00e8 in effetti un pericolo tanto grande, essi infatti alla fine imparerebbero a camminare bene, seppur dopo qualche caduta; eppure solo un esempio di questo tipo rende timidi e scoraggia generalmente da ulteriori tentativi\u201d (I. Kant,\u00a0<em>Risposta alla domanda: che cos\u2019\u00e8 l\u2019illuminismo?<\/em>, ETS, Pisa 2013, p. 15).<\/p>\n<p>Lo scritto di Kant \u00e8 del 1784. Qualche anno prima, nel 1765, Denis Diderot, immaginando gli uomini prigionieri nella caverna di Platone che vedono le ombre, aggiunse una schiera di figure che avevano il compito di produrre quelle ombre e di scoraggiare i loro possibili tentativi di liberarsi. Chi erano? Erano \u201cre, ministri, preti, dottori, apostoli, profeti, teologi, politici, bricconi, ciarlatani, artisti facitori di stupefacenti illusioni e tutta la gen\u00eca dei mercanti di speranze e di paure\u201d (D. Diderot,\u00a0<em>L\u2019antro di Platone<\/em>, ETS, Pisa, 2009, p. 27).<\/p>\n<p>L\u2019illuminismo \u00e8 oggi dimenticato, ma per Kant (come per Diderot) esso corrisponde all\u2019autonomia e al pensare da s\u00e9. La scuola dovrebbe e deve insegnare tutto il contrario della scarsa partecipazione, dell\u2019ignoranza pubblica, dell\u2019apatia politica; tutto il contrario di ci\u00f2 che fanno i prigionieri della caverna di Platone. La scuola dovrebbe e deve insegnare l\u2019alta partecipazione, la competenza pubblica, la passione politica. La scuola dovrebbe e deve insegnare l\u2019autonomia e il senso critico, grazie a cui governiamo il sapere che ci viene trasmesso evitando di restare nel girello dei bambini o addirittura, al contrario di Pinocchio, di trasformarci da uomini in burattini.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/la-democrazia-dispotica\">https:\/\/www.doppiozero.com\/la-democrazia-dispotica<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di DOPPIOZERO (Alfonso Maurizio Iacono) Il 23 febbraio del 2024 i ragazzi del Liceo Russoli di Pisa, minorenni, manifestavano pacificamente per la pace in Palestina e per la fine delle ostilit\u00e0 a Gaza. Non erano pi\u00f9 di una cinquantina. Volevano passare per Piazza dei Cavalieri, cosa piuttosto ovvia, perch\u00e9 \u00e8 l\u00e0 che pi\u00f9 facilmente potevano fare sentire la loro voce. 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