{"id":84516,"date":"2024-03-18T10:40:54","date_gmt":"2024-03-18T09:40:54","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=84516"},"modified":"2024-03-18T10:02:06","modified_gmt":"2024-03-18T09:02:06","slug":"uno-sguardo-di-sintesi-sulle-relazioni-italia-ue-cina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=84516","title":{"rendered":"Uno sguardo di sintesi sulle relazioni Italia\/UE-Cina"},"content":{"rendered":"<p><strong>DA LA FIONDA (Di Alberto Bradanini)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-84517 aligncenter\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/Italia-cina-300x215.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"215\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/Italia-cina-300x215.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/Italia-cina-768x550.jpg 768w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/Italia-cina.jpg 800w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per comprendere oltre alla\u00a0<em>forma<\/em>\u00a0anche la sostanza delle relazioni Cina-Italia\/Europa \u00e8 cruciale acquisire consapevolezza dei pilastri della\u00a0<em>soggettivit\u00e0 statuale\u00a0<\/em>dei due protagonisti, tenendo in conto che le caratteristiche istituzionali, politiche e ideologiche delle due nazioni, risultato di una distinta traiettoria storica, modellano anche le relazioni bilaterali e la rispettiva agibilit\u00e0 internazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La Cina, innanzitutto: la Repubblica Popolare \u00e8 un paese\u00a0<em>sovrano<\/em>, espressione di una potenza economica e politica in crescita accelerata e palpabile in ogni angolo del pianeta. Al centro delle sue istituzioni \u00e8 collocato il Partito Comunista, che garantisce stabilit\u00e0 e indipendenza alle scelte di politica interna e internazionale della Repubblica Popolare. Il pieno esercizio della sovranit\u00e0, essenza costitutiva di ogni\u00a0<em>statualit\u00e0<\/em>\u00a0degna di questo nome, ha rappresentato la prassi strategica che ha consentito alla Cina di riscattare il\u00a0<em>secolo dell\u2019umiliazione nazionale<\/em>\u00a0(1839-1949), generando un benessere inedito per una popolazione che nella storia aveva conosciuto solo povert\u00e0 ed emarginazione, divenendo in poco pi\u00f9 di quarant\u2019anni una potenza economica mondiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La gerarchia dei paesi che contano per Pechino vede al primo posto gli Stati Uniti \u2013 per i quali la Cina, a seconda dei casi, costituisce un partner, un concorrente o un insidioso\u00a0<em>rivale<\/em>\u00a0strategico \u2013 seguiti\u00a0<em>a distanza<\/em>\u00a0dalla Russia (per ragioni economiche\/energetiche e di comune interesse a contenere l\u2019egemonismo americano), dal Giappone (con cui vige una\u00a0<em>pace fredda<\/em>, economia bollente, politica gelida), dai paesi produttori di petrolio e materie prime, e via via tutti gli altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Al centro di un mondo sempre pi\u00f9 plurale \u2013 i cui principali gruppi di riferimento sono i Brics+<a id=\"_ftnref1\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/03\/12\/uno-sguardo-di-sintesi-sulle-relazioni-italia-ue-cina\/#_ftn1\"><sup>[1]<\/sup><\/a>, la Sco<a id=\"_ftnref2\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/03\/12\/uno-sguardo-di-sintesi-sulle-relazioni-italia-ue-cina\/#_ftn2\">[2]<\/a>, la Rcep<a id=\"_ftnref3\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/03\/12\/uno-sguardo-di-sintesi-sulle-relazioni-italia-ue-cina\/#_ftn3\">[3]<\/a>\u00a0e altre aggregazioni regionali esterne all\u2019Occidente a guida Usa \u2013 si situa la Repubblica Popolare. L\u2019Europa, non \u00e8 una novit\u00e0, riluce per la sua irrilevanza: vassallo politico\/militare\/economico\/energetico etc. dell\u2019alleato atlantico. Non sorprende dunque se il Vecchio Continente, un tempo protagonista della scena internazionale, \u00e8 oggi percepito anche da Pechino nella sua reale dimensione e apprezzato esclusivamente come interlocutore economico-commerciale (sebbene anche qui\u00a0<em>a sovranit\u00e0 limitata<\/em>), nulla di pi\u00f9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Le relazioni Italia-Cina<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019Italia ha riconosciuto la Repubblica Popolare di Cina il 6 novembre 1970. Da allora i rapporti politici bilaterali sono stati condotti all\u2019insegna di un saggio realismo e sono dunque privi di fattori critici. Roma non ha mai ceduto alla tentazione di interferire sui temi sensibili per Pechino \u2013 Taiwan, Tibet, la questione uigura, i diritti umani, Hong Kong \u2013 considerandoli affari interni cinesi. L\u2019Italia, va tuttavia aggiunto, fa parte di un sistema di alleanze centrato sugli Stati Uniti, i quali vedono nella Cina l\u2019insidia maggiore alla loro egemonia. Se un giorno le tensioni tra le due superpotenze dovessero superare la soglia critica, i rispettivi\u00a0<em>alleati<\/em>\u00a0sarebbero tenuti ad allinearsi senza troppi distinguo. \u00c8 questo un profilo solitamente sottaciuto che i dirigenti cinesi evitano di evocare negli incontri bilaterali, che tuttavia va tenuto a mente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nella valutazione cinese l\u2019Italia \u00e8 un paese di\u00a0<em>medie dimensioni<\/em>, in declino strutturale, alle prese con seri problemi esogeni ed endogeni, con autonomia politica<a id=\"_ftnref4\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/03\/12\/uno-sguardo-di-sintesi-sulle-relazioni-italia-ue-cina\/#_ftn4\"><sup>[4]<\/sup><\/a>\u00a0e peso internazionale minimi<a id=\"_ftnref5\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/03\/12\/uno-sguardo-di-sintesi-sulle-relazioni-italia-ue-cina\/#_ftn5\">[5]<\/a>. Il Paese deve fronteggiare un\u00a0<em>duplice livello di subordinazione<\/em>: sul piano politico-militare l\u2019obbedienza all\u2019egemone atlantico, su quello economico-monetario-finanziario la subordinazione alle oligarchie nordeuropee (al cui centro si colloca il\u00a0<em>direttorio\u00a0<\/em>franco-tedesco). Il combinato disposto di tale binomio genera quel\u00a0<em>pilota automatico\u00a0<\/em>al quale l\u2019Italia ha consegnato la sovranit\u00e0 politica e monetaria, e con essa la chiave del proprio futuro economico e sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il giudizio severo della dirigenza cinese sull\u2019Italia, seppure spesso taciuto, si estende alla classe dirigente: un paese guidato da un ceto politico modesto e un\u2019amministrazione obsoleta, alle prese con corruzione diffusa, criminalit\u00e0 organizzata e un\u2019immigrazione incontrollata, che insieme si riflettono su crescita, qualit\u00e0 dei servizi, investimenti, politiche industriali, ricerca-accademia, tutela del lavoro e via dicendo, e dunque anche sulle relazioni con Pechino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A quanto sopra deve aggiungersi l\u2019oggettiva difficolt\u00e0 a fronteggiare una globalizzazione, agguerrita e\u00a0<em>ingovernata<\/em>, senza adeguati strumenti per bilanciare la de-industrializzazione, il calo di produttivit\u00e0 e la scarsa capacit\u00e0 d\u2019innovazione. Sono lontani i tempi (maggio 1991) quando la Penisola veniva certificata\u00a0<em>quarta potenza economica<\/em>\u00a0al mondo, dopo aver superato Francia e Regno Unito, e che anche Pechino considerava un interlocutore economico di forte rilevanza. \u00c8 triste constatare come un\u2019infantile autoesaltazione e un indecifrabile spirito di subordinazione impediscano alla classe dirigente italiana di riflettere sul senso strategico di quanto sopra e su una possibile uscita da tale cupo scenario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Alcuni dati<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel 2022, i flussi commerciali bilaterali hanno superato gli 80 miliardi di euro (<em>Eurostat<\/em><a id=\"_ftnref6\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/03\/12\/uno-sguardo-di-sintesi-sulle-relazioni-italia-ue-cina\/#_ftn6\"><sup>[6]<\/sup><\/a>). Le esportazioni cinesi verso l\u2019Italia si sono attestate intorno ai 58-62 miliardi, quelle italiane in Cina sui 17-19 miliardi<a id=\"_ftnref7\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/03\/12\/uno-sguardo-di-sintesi-sulle-relazioni-italia-ue-cina\/#_ftn7\"><sup>[7]<\/sup><\/a>\u00a0(l\u2019approssimazione dei dati \u00e8 dovuta ai flussi che transitano per Hong Kong e Rotterdam,\u00a0<em>inspiegabilmente nemmeno monitorati<\/em>\u00a0dal sistema e dunque conteggiati sui flussi bilaterali Olanda-Hong Kong-Cina). L\u2019export italiano verso Cina \u00e8 costituito per i 4\/5 da beni strumentali, mentre le note tre\u00a0<em>effe<\/em>\u00a0(<em>fashion<\/em>,\u00a0<em>food<\/em>,\u00a0<em>forniture<\/em>) non superano il 15% del valore, a conferma che l\u2019industria meccanica rappresenta tuttora il settore di punta delle nostre esportazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il disavanzo italiano<a id=\"_ftnref8\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/03\/12\/uno-sguardo-di-sintesi-sulle-relazioni-italia-ue-cina\/#_ftn8\"><sup>[8]<\/sup><\/a>\u00a0subisce un\u2019impennata a partire dal 2001 con l\u2019ingresso di Pechino nell\u2019Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), passando dai 4 miliardi di euro agli attuali 41\/43 (la curva del deficit UE ha un percorso analogo, da 30 miliardi nel 2000 a 395,7 nel 2022, su un totale di 856,7 miliardi).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019accesso cinese all\u2019OMC era stato propiziato nella seconda met\u00e0 degli anni \u201990 dalle grandi imprese statunitensi\/occidentali, che hanno accumulato da allora ingenti profitti, producendo in Cina a costi bassi (delocalizzando per di pi\u00f9 le produzioni pi\u00f9 inquinanti) e riesportando nei ricchi mercati americani ed europei.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il mercato italiano, sebbene tuttora interessante, presenta tuttavia caratteristiche di fungibilit\u00e0 per Pechino, a sua volta consapevole delle competenze europee (e non del governo di Roma) su temi importanti quali lo status di economia di mercato, le procedure antidumping, gli accordi e i contenziosi commerciali e altro ancora. Solo quando l\u2019Italia fa sentire la sua voce nelle istanze UE (talvolta accade), lo sguardo di Pechino si fa pi\u00f9 attento alle rivendicazioni di Roma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quanto agli investimenti italiani in Cina, il loro stock (i numeri sono avvolti nell\u2019opacit\u00e0 e le proiezioni dunque orientative) dovrebbe aggirarsi intorno ai 16\/18 mld di euro. Quasi tutti\u00a0<em>green-field<\/em>, nell\u2019arco di alcuni decenni essi hanno generato in Cina centinaia di migliaia di posti di lavoro. Il loro flusso \u00e8 oggi in forte calo, anche se qualche impresa ha ancora convenienza a spostare laggi\u00f9 la produzione. Nel complesso, il fenomeno \u00e8 in via di esaurimento, a causa dell\u2019aumento dei costi (lavoro e servizi), della competitivit\u00e0 locale, di un\u2019imposizione fiscale non pi\u00f9 incentivante come un tempo, di una maggiore attenzione cinese alla protezione ambientale e dell\u2019<em>appeal<\/em>\u00a0di paesi alternativi, oltre che per le difficolt\u00e0 delle nostre imprese a reperire capitali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per quanto concerne gli investimenti cinesi in Italia, secondo Forbes<a id=\"_ftnref9\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/03\/12\/uno-sguardo-di-sintesi-sulle-relazioni-italia-ue-cina\/#_ftn9\"><sup>[9]<\/sup><\/a>, nel 2019 essi si aggiravano intorno ai 15,3 mld di euro. Da allora, il loro ammontare dovrebbe aver raggiunto i 18\/20 miliardi, concentrandosi su\u00a0<em>merger and acquisition<\/em>\u00a0di societ\u00e0 esistenti, tecnologia e sbocchi di mercato, senza creare nuovi posti di lavoro, seppur con qualche eccezione (<em>Huawei<\/em>\u00a0a Segrate, il centro\u00a0<em>design<\/em>\u00a0per auto a Torino e altri minori)<a id=\"_ftnref10\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/03\/12\/uno-sguardo-di-sintesi-sulle-relazioni-italia-ue-cina\/#_ftn10\"><sup>[10]<\/sup><\/a>. Cresciuti lentamente negli anni, e dopo l\u2019impennata del quadriennio 2013-2017, anche questi flussi vanno ora esaurendosi. Quanto agli investimenti in borsa e nei titoli del debito pubblico italiano (di ammontare non conosciuto), questi sono volatili per definizione e non generano nuovo lavoro, trovando motivazione nell\u2019esigenza di allocazione diversificata dei capitali: al settembre 2023 riserve valutarie di Pechino<a id=\"_ftnref11\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/03\/12\/uno-sguardo-di-sintesi-sulle-relazioni-italia-ue-cina\/#_ftn11\"><sup>[11]<\/sup><\/a>\u00a0ammontavano a 3.120 miliardi di dollari, equivalenti a circa il doppio del Pil italiano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sulla\u00a0<em>vexata questio<\/em>\u00a0delle infrastrutture logistiche marittime, ha sempre fatto difetto la chiarezza d\u2019intenti da parte italiana. Non si \u00e8 mai giunti all\u2019identificazione di un porto-<em>hub<\/em>\u00a0per accogliere le merci in entrata destinate all\u2019Italia e all\u2019Europa, sebbene le portacontainer cinesi transitino davanti alle nostre coste per proseguire verso Gibilterra e il Nord Europa. \u00c8 vero che la Cina ha legami di lunga data con i porti nordeuropei, dove confluiscono ingenti flussi di import-export che generano elevate economie di scala. Ciononostante, a date condizioni, Italia e Cina trarrebbero entrambe ingenti benefici nel servire l\u2019Europea centro-meridionale e orientale attraverso i porti italiani pi\u00f9 vicini ai mercati di destinazione<a id=\"_ftnref12\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/03\/12\/uno-sguardo-di-sintesi-sulle-relazioni-italia-ue-cina\/#_ftn12\"><sup>[12]<\/sup><\/a>. Pechino ha invece preferito, ad esempio, il porto di Atene-Pireo (investendovi oltre 800 milioni di euro). I governi italiani succedutisi nell\u2019ultimo quarto di secolo dovrebbero chiedersi la ragione di tale preferenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In generale, il giudizio dell\u2019Italia sui capitali stranieri in entrata \u00e8 affetto da pensamenti a giorni alterni: talora essi sono visti come una forte spinta alla crescita, altre volte considerati una minaccia al sistema produttivo. \u00c8 evidente che gli investimenti esteri siano diversamente accolti a seconda che provengano da Occidente-Usa o dalla Cina. L\u2019Italia aderisce per\u00f2 dogmaticamente agli ordini di\u00a0<em>demonizzazione<\/em>\u00a0della Cina, volti a scoraggiare legami e cointeressenze con il gigante asiatico, di cui il nostro sistema industriale avrebbe invece enorme bisogno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Va altres\u00ec ricordato che in quarant\u2019anni di interazione il\u00a0<em>know how<\/em>\u00a0e la tecnologia italiana, insieme ai trasferimenti della Cooperazione italiana allo Sviluppo (2,3 miliardi di euro), hanno assicurato un contributo tangibile al sistema economico cinese<a id=\"_ftnref13\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/03\/12\/uno-sguardo-di-sintesi-sulle-relazioni-italia-ue-cina\/#_ftn13\"><sup>[13]<\/sup><\/a>. Un quadro d\u2019insieme, questo, che insieme all\u2019elevato disavanzo rende ancor pi\u00f9 giustificata la rivendicazione di un forte, seppur graduale, riequilibrio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per meglio acquisire dati e aggiornamenti di tali dinamiche, occorre aggiungere, sarebbe indispensabile che il Sistema Italia disponesse di un\u2019efficiente organizzazione di conoscenza dell\u2019universo Cina che incorporasse istituzioni, mondo della ricerca e accademia. Informazioni, analisi e contatti su un paese imprescindibile per i destini del mondo costituiscono anche il presupposto di qualsiasi attivit\u00e0 di tutela e promozione degli interessi del Paese. In Italia non mancano persone di qualit\u00e0 che si occupano di Cina. \u00c8 tuttavia assente un\u2019entit\u00e0 di massa critica, in grado di accumulare conoscenza e promuovere collegamenti strutturati con il mondo cinese. Altre nazioni, non solo quelle di consolidata tradizione sinologica, affrontano il gigante asiatico con ben altri strumenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>La Via della Seta (Belt and Road Initiative, Bri)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sul tema Bri la letteratura \u00e8 sterminata. Lanciata da Xi Jinping nel 2013, essa aveva inizialmente due obiettivi: a) favorire la connettivit\u00e0 tra Cina e paesi limitrofi; b) accorciare le distanze Cina-Europa, via terra e mare, attraverso l\u2019infrastrutturazione dei territori\/paesi intermedi. La Bri ha poi maturato obiettivi pi\u00f9 ampi, tematici e geografici, puntando finanche, nel tempo lungo, a modificare alcuni aspetti dell\u2019ordine economico internazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il progetto cinese \u00e8 fondato su investimenti, commercio, crediti, procedure e uniformit\u00e0 di standard, mirando ad attirare in particolare, ma non solo, i paesi emergenti che oggi guardano soprattutto al\u00a0<em>Beijing consensus<\/em>, la via cinese di uscita dal sottosviluppo, piuttosto che al\u00a0<em>Washington Consensus<\/em>, la via neoliberista\/americana, alla quale molte nazioni hanno sacrificato la sovranit\u00e0 politico\/economica, senza raccogliere apprezzabili risultati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">I progetti Bri non vengono finanziati a dono dal sistema bancario (cinese e internazionale, tra cui la AIIB<a id=\"_ftnref14\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/03\/12\/uno-sguardo-di-sintesi-sulle-relazioni-italia-ue-cina\/#_ftn14\">[14]<\/a>\u00a0e la Banca dei Brics). Un nodo da sciogliere resta dunque la sostenibilit\u00e0 economica di tali progetti, che devono generare risorse sufficienti a ripagare il debito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Gli Stati Uniti hanno manifestato la loro contrariet\u00e0 alla Bri sin dal suo sorgere, sebbene tale progettualit\u00e0 meritasse il plauso dell\u2019intero pianeta, e in primis il sostegno delle Nazioni Unite: favorire l\u2019uscita dei paesi poveri dall\u2019arretratezza rafforza infatti, \u00e8 quanto mai evidente, le prospettive di pace e stabilit\u00e0 nel mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In tale contesto, il 23 marzo 2019, Italia e Cina sottoscrivono un accordo denominato \u201c<em>Memorandum d\u2019Intesa sulla collaborazione nell\u2019ambito della \u201cvia della seta economica\u201d e della via della seta marittima nel 21\u00b0 secolo<\/em>\u201d<a id=\"_ftnref15\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/03\/12\/uno-sguardo-di-sintesi-sulle-relazioni-italia-ue-cina\/#_ftn15\">[15]<\/a>, che sulla carta avrebbe dovuto porre le basi per una stretta collaborazione economica bilaterale. L\u2019Italia, unico Paese G7 ad aver aderito a tale lungimirante strategia, avrebbe dovuto puntare non tanto alla riduzione del deficit commerciale (pure importante), quanto a creare le condizioni per una collaborazione industriale e di lungo respiro con la Cina, partendo dall\u2019infrastrutturazione dei paesi intermedi tra Estremo Oriente ed Europa Occidentale (\u00e8 questo, del resto, il senso della\u00a0<em>Belt and Road Initiative<\/em>). Un obiettivo questo mai divenuto realt\u00e0, per inerzia, inadeguatezza e distacco da parte italiana. Del resto, alla luce delle critiche che la firma di tale Accordo aveva generato da parte di Stati Uniti e partner europei, l\u2019MoU \u00e8 stato vissuto dall\u2019Italia come una colpa, invece che come una straordinaria opportunit\u00e0 per costruire una relazione privilegiata con l\u2019universo Cina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non solo. Sebbene priva di reale sovranit\u00e0, come gi\u00e0 rilevato, l\u2019Italia avrebbe potuto tuttavia utilizzare i pur esistenti spazi d\u2019autonomia \u2013 trattando di temi economici\/commerciali, privi di implicazioni politiche o militari, l\u2019accordo non metteva certo in discussione lo schieramento strategico dell\u2019Italia \u2013 per aprire una storica pagina d\u2019innovazione geopolitica, a beneficio del nostro paese e dell\u2019intero continente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019orizzonte sarebbe stato quello euroasiatico, ricco di opportunit\u00e0, con l\u2019intento di affiancarlo a quello euro-atlantico, non in chiave alternativa (e nemmeno complementare), ma supplementare, lasciando spazio a chiunque, compresi gli Usa, semmai avessero dismesso le vesti della\u00a0<em>sola nazione indispensabile al mondo<\/em>\u00a0(e del\u00a0<em>malato<\/em>\u00a0eccezionalismo di cui sono schiavi), tornando ad essere\u00a0<em>una nazione normale<\/em>. Ci\u00f2 avrebbe favorito pacificazione, sviluppo e collaborazione tra tutti i paesi\/territori dell\u2019Eurasia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un sogno, ne siamo convinti, poich\u00e9, come noto, la scelta dell\u2019alleato atlantico \u00e8 stata un\u2019altra, cosicch\u00e9 il contesto geopolitico ha indotto l\u2019attuale esecutivo, su pressioni Usa, a notificare al governo cinese, il 6 dicembre scorso, l\u2019uscita definita dall\u2019MoU.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sorprende che l\u2019<em>accanimento<\/em>\u00a0Usa contro legittimi e\u00a0<em>innocui<\/em>\u00a0interessi italiani \u2013 il Pil dell\u2019Italia \u00e8 tuttora inferiore dell\u20191,7% rispetto al 2007, anno precedente la crisi Usa dei\u00a0<em>sub-prime<\/em>, e sono trascorsi 16 anni da allora! \u2013 sia vissuto con inspiegabile disinvoltura da governo, accademia, comunit\u00e0 industriale e media, quando invece l\u2019argomento dell\u2019interesse nazionale sarebbe stato presumibilmente compreso e rispettato persino dagli Stati Uniti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Una saggia soluzione alternativa cui Roma avrebbe potuto ricorrere sarebbe stato un aggiornamento\/modifica dell\u2019MoU, con l\u2019inserimento di clausole vincolanti per la parte cinese su: a) lo squilibrio commerciale, attenuando semmai il crudo realismo di coloro che reputano che l\u2019Italia del declino industriale non ha molto da offrire al sistema Cina; b)\u00a0<em>collaborazione infrastrutturale sulla Via della Seta<\/em>, ignorando le intimidazioni dei cosiddetti paesi\u00a0<em>amici<\/em>, ma mobilitando gli ambienti industriali e finanziari, oggi decisamente\u00a0<em>assonnati<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In un\u2019ottica\u00a0<em>ideale<\/em>, tenuto conto dei flussi, degli investimenti e della sofisticata tecnologia di cui oggi la Cina dispone, la cooperazione bilaterale dovrebbe svilupparsi sulle nuove tecnologie, l\u2019automazione, l\u2019ambiente, l\u2019aerospazio, la sanit\u00e0, l\u2019agricoltura sostenibile, la mobilit\u00e0, l\u2019interconnessione, l\u2019urbanizzazione innovativa e le\u00a0<em>smart cities<\/em>, le nuove energie, la robotica, la ricerca applicata e altri settori di punta. La strada resta in salita, ma le prospettive decisamente attraenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Andrebbe da ultimo utilizzata con convinzione l\u2019architettura istituzionale gi\u00e0 esistente, tra cui il\u00a0<em>Comitato Governativo<\/em>\u00a0<em>Cina-Italia<\/em>, incaricato di coordinare soggetti pubblici e privati, il\u00a0<em>Business Forum<\/em>, favorendo d\u2019interazione diretta tra uomini d\u2019affari dei due paesi e il\u00a0<em>Forum Culturale<\/em>, prezioso strumento di collaborazione tra\u00a0<em>superpotenze della Cultura\u00a0<\/em>quali sono Italia e Cina, attivando le industrie creative, la scienza, il turismo, la produzione enogastronomica, gli scambi accademici e studenteschi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019uscita dall\u2019MoU, secondo quanto \u00e8 dato sapere, sar\u00e0 ora compensata dalla riattivazione del cosiddetto\u00a0<em>partenariato strategico bilaterale<\/em>\u00a0(firmato nel lontano 2004, che a dispetto del nome ha avuto ben poco di\u00a0<em>strategico<\/em>), anch\u2019esso privo di impegni per le parti, ma\u00a0<em>formalmente<\/em>\u00a0pi\u00f9 rassicurante, perch\u00e9 esterno al contesto Bri che tanto irrita l\u2019<em>alleato\u00a0<\/em>atlantico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In definitiva, tale cancellazione non fa bene alle relazioni Italia-Cina, anche se Pechino non adotter\u00e0 misure di ritorsione, ma conferma lo spirito di subordinazione del governo pi\u00f9\u00a0<em>sovranista<\/em>\u00a0che l\u2019Italia abbia mai avuto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Resta la plateale contraddizione di una nazione\u00a0<em>amica<\/em>\u00a0(gli Stati Uniti) che ostacola brutalmente gli interessi di un paese con un\u2019economia media e sofferente (come gi\u00e0 riportato, circa 80 mld di euro di interscambio), mentre il commercio Cina-Usa ha raggiunto nel 2022 i 690 miliardi di dollari (record storico), quello Cina-UE gli 856,7 miliardi di euro<a id=\"_ftnref16\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/03\/12\/uno-sguardo-di-sintesi-sulle-relazioni-italia-ue-cina\/#_ftn16\"><sup>[16]<\/sup><\/a>, quello Cina-Germania i 350\/380 mld, quello Cina-Giappone i 400 mld di dollari<a id=\"_ftnref17\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/03\/12\/uno-sguardo-di-sintesi-sulle-relazioni-italia-ue-cina\/#_ftn17\"><sup>[17]<\/sup><\/a>\u00a0e in proporzione Corea del Sud, Australia e via dicendo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Cina \u2013 Unione Europea<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a>La Repubblica Popolare, oggi\u00a0<em>geo-politicamente<\/em>\u00a0appagata,\u00a0<em>militarmente<\/em>\u00a0protetta,\u00a0<em>geo-economicamente<\/em>\u00a0compiaciuta della sua interazione esterna e\u00a0<em>geo-culturalmente<\/em>\u00a0fiduciosa sul suo avvenire, si confronta con un\u2019Europa in crisi identitaria, politica, economica e valoriale.<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A partire da fine secolo \u2013 dopo aver aggiornato la nozione di\u00a0<em>Grande Potenza<\/em>, alla luce dei cambiamenti intercorsi nel pianeta \u2013 la Cina ha cessato di annoverare i paesi europei in tale categoria, cos\u00ec come l\u2019<em>Unione<\/em>\u00a0Europea (UE) in quanto tale, che Pechino considera una costola muta dell\u2019impero americano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Fino alla caduta del Muro di Berlino la\u00a0<em>minaccia<\/em>\u00a0dell\u2019Unione Sovietica aveva consentito all\u2019Europa di passare sotto silenzio la sua sottomissione alla superpotenza atlantica con l\u2019argomento auto-assolutorio della difesa della libert\u00e0. Con la fine del Patto di Varsavia il Vecchio Continente avrebbe potuto recuperare sovranit\u00e0 e dignit\u00e0 politica, se le sue classi dirigenti fossero state all\u2019altezza dei tempi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A ottant\u2019anni dalla fine del secondo conflitto mondiale, invece, gli Usa mantengono ancora il continente europeo sotto stretta sorveglianza, sterilizzando ogni ipotesi di un\u2019Europa sovrana, semmai ve ne fossero le condizioni\u00a0<em>endogene<\/em>, a loro volta \u2013 va detto \u2013 inesistenti. Non \u00e8 un caso che l\u2019UE sia priva di un governo, di un vero Parlamento e di una Banca Centrale che risponda a istituzioni democratiche. L\u2019intangibile progetto di\u00a0<em>Federazione Europea<\/em>\u00a0\u2013 che lampeggia tuttora come un fuoco fatuo davanti agli occhi di masse sprovvedute, senza che alcun documento politico, dalla conferenza di Messina in avanti, l\u2019abbia mai evocata \u2013 \u00e8 solo il parto di uno scrittore di fantascienza, filiazione della mitologica invenzione di un\u00a0<em>popolo europeo<\/em>. Gli stati non si costruiscono a tavolino. Essi sono il frutto di sedimentazioni storiche, linguaggio, costumi, sangue versato, guerre vinte o perse, caratteristiche economiche e sociali, e altro ancora, tutti fattori ineludibili dell\u2019essenza di una nazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se anche ipotetici governi nei paesi-guida (Germania e Francia), folgorati sulla via di Damasco, proponessero di oltrepassare la\u00a0<em>linea d\u2019ombra<\/em>\u00a0\u2013 indicando un percorso davvero\u00a0<em>europeista<\/em>\u00a0(la Federazione Europea implica il trasferimento di risorse dai paesi ricchi a quelli in ritardo) \u2013 \u00e8 facile profezia che essi verrebbero spazzati via a furor di popolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In linea teorica, la Cina sarebbe entusiasta dell\u2019esistenza di un soggetto che alla forza\u00a0<em>economica<\/em>\u00a0(di cui l\u2019Europa \u00e8 ancora dotata) potesse affiancare un\u2019effettiva agibilit\u00e0\u00a0<em>politica<\/em>, irrobustendo quella dimensione multipolare delle relazioni internazionali che risponde ai suoi interessi. Si tratta per\u00f2 di un\u2019ipotesi d\u2019accademia, poich\u00e9 quella entit\u00e0 non esiste in natura, non \u00e8 prevista dai Trattati istitutivi ed \u00e8 impedita dalle oligarchie dominanti (interne ed esterne alla UE) che ne verrebbero danneggiate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il declassamento del ruolo dell\u2019UE da parte cinese \u00e8 una novit\u00e0 relativamente<em>\u00a0recente<\/em>. Esso prende avvio con il mandato di Jiang Zemin negli ultimi anni del secolo scorso, consolidandosi con Hu Jintao (2002-12), il quale, nella prospettiva di un mondo plurale, inizia a prestare maggior attenzione ai paesi emergenti e alle dinamiche multilaterali, trascurando una UE auto-riflessa e politicamente asservita a interessi altrui. In quegli anni, il Partito cos\u00ec sintetizza lo scenario internazionale: \u201cle grandi potenze sono la\u00a0<em>chiave<\/em>; i paesi limitrofi la\u00a0<em>priorit\u00e0<\/em>; quelli in via di sviluppo la\u00a0<em>base<\/em>; le istituzioni multilaterali il\u00a0<em>palcoscenico<\/em>\u201d. Se fino ad allora l\u2019Europa era considerata una delle\u00a0<em>chiavi<\/em>, seppure in posizione\u00a0<em>ancillare<\/em>\u00a0rispetto agli Usa, essa viene ora declassata. Oggi, la sua irrilevanza \u00e8 percepita ovunque: in Ucraina, Palestina, Iran, Siria, Yemen, Afghanistan, Corea del Nord e via dicendo la voce dell\u2019Europa non \u00e8 che un mormorio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019<em>Unione<\/em>\u00a0resta per\u00f2 per la Cina un interlocutore importante per commercio, capitali,\u00a0<em>know how<\/em>, tecnologia. Pechino \u00e8 anche consapevole delle competenze dell\u2019UE su accordi commerciali, procedure\u00a0<em>antidumping<\/em>, status di economia di mercato e altro, e agisce con accortezza tra Bruxelles e le capitali in funzione dei suoi interessi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Commercio e investimenti Cina-Unione Europea<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel 2022, la Cina si \u00e8 confermata un partner economico primario per l\u2019Europa, attestandosi al secondo posto, con un interscambio di 856,7 miliardi di euro<a id=\"_ftnref18\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/03\/12\/uno-sguardo-di-sintesi-sulle-relazioni-italia-ue-cina\/#_ftn18\"><sup>[18]<\/sup><\/a>, poco meno di quello tra UE e Stati Uniti, al primo posto con 867,7 mld di euro<a id=\"_ftnref19\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/03\/12\/uno-sguardo-di-sintesi-sulle-relazioni-italia-ue-cina\/#_ftn19\">[19]<\/a>. Nel 2019, l\u2019export UE verso la Cina rappresentava il\u00a02,4 per cento del totale, quello verso gli Usa il\u00a05,7 per cento. Da allora questi dati non sono cambiati di molto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il commercio UE-Cina resta poi al di sotto del suo enorme potenziale. Il mercato cinese assorbe un flusso ridotto di esportazioni europee. Nel 2022 l\u2019UE ha esportato in Cina (1,42 miliardi di individui) appena il 23% in pi\u00f9 rispetto a quanto esportato in Svizzera (che conta meno di 9 milioni di abitanti).\u00a0Le importazioni dalla Cina hanno fatto registrare una crescita sostenuta (+30% in un anno, secondo Eurostat, 2022), ma le esportazioni verso la Cina sono aumentate solo di un misero 3%.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel 2022, nel commercio Cina-UE (su un totale di 856,7 mld di euro il deficit UE \u00e8 stato di 395,7 miliardi), la Germania \u00e8 il solo paese, se si esclude l\u2019irrilevanteIrlanda (surplus di 776 milioni di euro), che registra un rapporto bilanciato con Pechino (236 mld di euro sulla carta e 24 mld di deficit, ma non meno di 350 mld e un sostanziale equilibrio se si includono i flussi che transitano per Hong Kong e Rotterdam). Non \u00e8 un caso che la Germania imponga all\u2019intera Unione Europea una\u00a0<em>China policy<\/em>\u00a0accomodante, in linea con i suoi interessi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quanto agli investimenti, quelli cinesi in Europa restano contenuti, solo il\u00a05% del totale in entrata (200 mld\u00a0circa), rispetto ai 1.800 mld degli Stati Uniti (anno 2020).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Negli ultimi anni, poi, \u00e8 emersa una diversa percezione del mercato cinese da parte delle aziende europee<a id=\"_ftnref20\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/03\/12\/uno-sguardo-di-sintesi-sulle-relazioni-italia-ue-cina\/#_ftn20\">[20]<\/a>, le quali un tempo adottavano le decisioni d\u2019investimento escludendo il rischio politico, che oggi invece incombe sulla catena di approvvigionamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In assenza di un\u2019autonoma strategia UE e prive di sostegno politico, cresce l\u2019inquietudine di tali imprese che valutano sempre pi\u00f9 la possibilit\u00e0 di dislocare gradualmente i loro investimenti su altri mercati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Alla fine del 2022, lo stock cumulato (nei 20 anni precedenti) d\u2019investimenti europei in Cina ammontava a 160-170 miliardi di euro: si tratta del medesimo ammontare che le imprese UE investono negli Stati Uniti ogni 12 mesi!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Gli investimenti esteri verso la Cina sono cresciuti per anni alla luce di un contesto stabile e privilegiato. Oggi, sebbene sulla carta il paese rimanga una grande opportunit\u00e0, sono emersi nuovi interrogativi, la sfida tecnologica, l\u2019enfasi sui temi della sicurezza, la priorit\u00e0 Usa sul\u00a0<em>contenimento<\/em>\u00a0e via dicendo, che hanno modificato lo scenario. La maggior parte delle imprese presenti in Cina mantiene le posizioni, ma non intende pianificare altri investimenti, mentre un numero crescente di esse valuta altri mercati, dove i costi sono minori e il rischio politico assente<a id=\"_ftnref21\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/03\/12\/uno-sguardo-di-sintesi-sulle-relazioni-italia-ue-cina\/#_ftn21\">[21]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le ripercussioni di tutto ci\u00f2 si fanno sentire anche sugli investimenti cinesi in Europa, area verso la quale un tempo la Cina nutriva preferenza rispetto agli Stati Uniti, assai precoci in tema di politicizzazione. Ora, per\u00f2, a partire dal 2019<a id=\"_ftnref22\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/03\/12\/uno-sguardo-di-sintesi-sulle-relazioni-italia-ue-cina\/#_ftn22\"><sup>[22]<\/sup><\/a>, anche la Commissione Europea ha introdotto meccanismi di monitoraggio che autorizzano i paesi membri ad ostacolare gli investimenti stranieri in entrata (e dunque anche cinesi) che beneficiano di aiuti di stato o che costituiscano un pericolo per la sicurezza nazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>L\u2019Accordo Cina-UE sulla protezione degli investimenti<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel dicembre del 2020, dopo un annoso negoziato, Cina e Commissione UE hanno siglato\u00a0<em>in linea di principio<\/em>\u00a0il cosiddetto\u00a0<a>Accordo sulla Protezione degli Investimenti<\/a><a id=\"_ftnref23\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/03\/12\/uno-sguardo-di-sintesi-sulle-relazioni-italia-ue-cina\/#_ftn23\">[23]<\/a>, con l\u2019impegno per una pronta ratifica nei mesi successivi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Negli auspici europei, l\u2019Accordo avrebbe dovuto aprire la strada a una forte crescita dei flussi commerciali, al loro graduale riequilibrio e a un\u2019ulteriore integrazione dei sistemi produttivi. Va rilevato che il testo, di forte impronta liberista come del resto l\u2019insieme dell\u2019impalcatura UE, tutela soprattutto gli interessi delle economie nordeuropee. Se ad esso far\u00e0 seguito in futuro, secondo alcune indiscrezioni, un testo ancor pi\u00f9 assertivo in tema di<em>\u00a0libero commercio<\/em>, con la rimozione delle residue barriere a tutela dei settori industriali esposti, i danni per il sistema produttivo europeo nei comparti ancora parzialmente tutelati (per l\u2019Italia acciaio, quel che rimane del tessile, l\u2019elettronica e altre nicchie produttive) saranno ancor pi\u00f9 profondi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il testo concordato, tuttavia, non ha avuto l\u2019evoluzione attesa. Dal marzo 2021 una serie di impedimenti ostacola l\u2019iter di ratifica e la sua entrata in vigore \u00e8 al momento in forte discussione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">All\u2019atto della firma (dicembre 2020), gli Stati Uniti (al presidente uscente D. Trump aveva fatto eco il subentrante J. Biden) criticano veementemente l\u2019accordo, con il pretesto che esso non affronta adeguatamente la problematica del lavoro forzato in Cina. Nel marzo successivo, l\u2019UE sanziona quattro funzionari cinesi presuntamente coinvolti nella\u00a0<em>gestione di campi di lavoro<\/em>\u00a0nella provincia cinese dello Xinjiang. Quale misura di ritorsione, Pechino impone restrizioni a quattro entit\u00e0 e dieci funzionari UE, di cui cinque membri del Parlamento europeo, spingendo Bruxelles, nel maggio 2021, a\u00a0<a href=\"https:\/\/www.euronews.com\/my-europe\/2021\/05\/04\/eu-suspends-efforts-to-ratify-controversial-investment-deal-with-china\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">sospendere\u00a0<\/a>sine die la procedura di ratifica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il conflitto in Ucraina che prende avvio il 24 febbraio 2022 porta altre nubi nel cielo delle relazioni Bruxelles-Pechino e della possibile finalizzazione dell\u2019accordo, alla luce della indisponibilit\u00e0 cinese ad aderire alle sollecitazioni occidentali (Ue e Usa) di intervenire sul governo di Mosca. A tale quadro si somma la decisione di Pechino di sanzionare la Lituania per aver consentito l\u2019apertura di ufficio diplomatico taiwanese a Vilnius. Il 24 marzo 2021, il commissario europeo al commercio, V. Dombrovskis, dichiara quindi: \u201cil processo di ratifica non pu\u00f2 essere separato dall\u2019evoluzione dell\u2019insieme delle relazioni UE-Cina\u201d, occultando tuttavia le forti pressioni Usa. Con l\u2019uscita di scena in quell\u2019anno della cancelliera Angela Merkel, principale sostenitrice dell\u2019accordo e della tutela delle buone relazioni Germania-Cina, il menzionato accordo \u00e8 giunto a un punto morto. La sua possibile ratifica dipender\u00e0 pertanto dall\u2019evoluzione del contesto geopolitico, in particolare delle relazioni Cina-Usa, le quali al momento non incoraggiano alcun ottimismo in termini di distensione e riconciliazione.<\/p>\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\" \/>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn1\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/03\/12\/uno-sguardo-di-sintesi-sulle-relazioni-italia-ue-cina\/#_ftnref1\">[1]<\/a>\u00a0Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa, pi\u00f9 (dal 1 gennaio 2024) Arabia Saudita, Argentina, Emirati Arati Uniti, Egitto, Etiopia, Iran (altri 16 paesi hano chiesto di aderire, Alberia, Bangladesh, Bahrein, Bielorussia, Bolivia, Cuba, Honduras, Indonesia, Kazakistan, Kuwait, Nigeria, Palestina, Senegal, Thailandia, Venezuela, Vietnam<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn2\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/03\/12\/uno-sguardo-di-sintesi-sulle-relazioni-italia-ue-cina\/#_ftnref2\">[2]<\/a>\u00a0Shanghai Cooperation Organization<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn3\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/03\/12\/uno-sguardo-di-sintesi-sulle-relazioni-italia-ue-cina\/#_ftnref3\">[3]<\/a>\u00a0Regional Cooperation Economic Partnership<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn4\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/03\/12\/uno-sguardo-di-sintesi-sulle-relazioni-italia-ue-cina\/#_ftnref4\">[4]<\/a><a href=\"https:\/\/contropiano.org\/news\/politica-news\/2020\/01\/08\/in-italia-ci-sono-decine-di-bombe-atomiche-pochi-lo-sanno-e-chi-sa-tace-0122697\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/contropiano.org\/news\/politica-news\/2020\/01\/08\/in-italia-ci-sono-decine-di-bombe-atomiche-pochi-lo-sanno-e-chi-sa-tace-0122697<\/a>;<a href=\"https:\/\/www.tpi.it\/esteri\/bombe-nucleari-usa-italia-dati-documenti-20190717372685\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.tpi.it\/esteri\/bombe-nucleari-usa-italia-dati-documenti-20190717372685\/<\/a>;\u00a0<a href=\"https:\/\/www.voltairenet.org\/article164892.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.voltairenet.org\/article164892.html<\/a>; https:\/\/cnduk.org\/resources\/united-st ates-nuclear-weapons-europe\/<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn5\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/03\/12\/uno-sguardo-di-sintesi-sulle-relazioni-italia-ue-cina\/#_ftnref5\">[5]<\/a>\u00a0L\u2019Italia \u00e8 a tutti gli affetti pratici un protettorato Usa, le cui truppe la occupano da oltre 78 anni, impedendole di eleborare un\u2019autonoma azione politica, se non in linea con gli interessi degli Stati Uniti<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn6\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/03\/12\/uno-sguardo-di-sintesi-sulle-relazioni-italia-ue-cina\/#_ftnref6\">[6]<\/a>https:\/\/ec.europa.eu\/eurostat\/statistics-explained\/index.php?title=China-EU_-_international_trade_in_goods_statistics#Trade_with_China_by_EU_Member_State<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn7\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/03\/12\/uno-sguardo-di-sintesi-sulle-relazioni-italia-ue-cina\/#_ftnref7\">[7]<\/a>\u00a0Anche qui l\u2019approsimazione dei dati \u00e8 dovuta alle merci che transitano nei porti di Rotterdam e Hong Kong, i cui flussi vengono conteggiati, rispettivamente, nel commercio Cina-Olanda e Italia-Hong Kong. Nell\u2019interscambio Ue-Cina, l\u2019Italia occupa la quarta posizione come paese esportatore (dopo Germania, Regno Unito e Francia) e importatore (dopo Olanda, Germania e Regno Unito). La posizione apicale dell\u2019Olanda nell\u2019import di prodotti cinesi \u00e8 dovuta ai container che giungono a Rotterdam e poi redistribuiti su tutto il continente. Solo in Italia arriverebbero dal porto olandese oltre due milioni di container ogni anno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn8\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/03\/12\/uno-sguardo-di-sintesi-sulle-relazioni-italia-ue-cina\/#_ftnref8\">[8]<\/a>\u00a0L\u2019export italiano in Cina \u00e8 rappresentato per i 4\/5 da beni strumentali, mentre le note tre\u00a0<em>effe<\/em>\u00a0(fashion, food, forniture) non coprono pi\u00f9 del 15% del totale, a dimostrazione che l\u2019industria meccanica (o quel che ne resta) rappresenta tuttora il perno dell\u2019export italiano, godendo dell\u2019apprezzamento cinese per qualit\u00e0 e competitivit\u00e0 internazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn9\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/03\/12\/uno-sguardo-di-sintesi-sulle-relazioni-italia-ue-cina\/#_ftnref9\">[9]<\/a>\u00a0https:\/\/forbes.it\/2019\/03\/09\/via-della-seta-quanto-investe-davvero-la-cina-in-italia\/<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn10\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/03\/12\/uno-sguardo-di-sintesi-sulle-relazioni-italia-ue-cina\/#_ftnref10\">[10]<\/a>\u00a0Tali investimenti sono concentrati per lo pi\u00f9 in Lombardia, Lazio, Piemonte, Veneto, Trentino-Alto Adige, riguardano i settori\u00a0<em>high<\/em>\u00a0<em>tech<\/em>, manifatturiero ed energetico e sono riconducibili alle seguenti tipologie:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00a0\u2013 partecipazioni in aziende quotate (intorno al 2%): Eni, Enel, Prysmian, Fca, Telecom, Generali, Saipem, Intesa San Paolo, Unicredit, Monte dei Paschi di Siena, Mediobanca, e Atlantia\/Autostrade (quest\u2019ultima al 5%).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00a0\u2013 acquisti di titoli del debito pubblico italiano, il cui ammontare \u00e8 stimato intorno ai 20 mld di euro, investimenti di natura speculativa e precari per definizione;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00a0\u2013 investimenti volti ad acquisire tecnologia: Pirelli, Cifa, Ferretti, Parmeestelisa, Krizia, Benelli, Salov, LFoundry, 35% di Reti Snam\/Terna di CDP (da parte di State Grid of China), Shanghai Electric 40% di Ansaldo Energia e altri minori;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00a0\u2013 investimenti\u00a0<em>greenfield<\/em>: pochissimi, in pratica\u00a0<em>Huawei<\/em>\u00a0a Segrate e il centro design per auto a Torino;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00a0\u2013 alcune squadre di calcio (Inter e Milan\u2026).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn11\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/03\/12\/uno-sguardo-di-sintesi-sulle-relazioni-italia-ue-cina\/#_ftnref11\">[11]<\/a>\u00a0https:\/\/tradingeconomics.com\/china\/foreign-exchange-reserves<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn12\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/03\/12\/uno-sguardo-di-sintesi-sulle-relazioni-italia-ue-cina\/#_ftnref12\">[12]<\/a>\u00a0Oggi, dunque, i porti di Genova e Trieste potranno attirare qualche limitato investimento cinese, ma nel Mediterraneo l\u2019<em>hub<\/em>\u00a0di riferimento la Cina l\u2019ha da tempo acquisito, investendo 800 milioni di euro nel porto di Atene-Pireo. Quel treno l\u2019Italia l\u2019ha perso per sempre, non essendo riuscita (nei primi anni 2000, con i governi Berlusconi, Prodi e altri) a costruire una proposta viabile per gestire le merci cinesi in arrivo nel\u00a0<em>Mare Nostrum<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn13\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/03\/12\/uno-sguardo-di-sintesi-sulle-relazioni-italia-ue-cina\/#_ftnref13\">[13]<\/a>\u00a0Il 5 agosto 2011 (Governo Renzi-Guidi), il 35 per cento di CDP Reti, societ\u00e0 che controlla le reti di trasmissione nazionale, viene venduto da Cassa Depositi e Prestiti a State Grid Europe ltd, societ\u00e0 con base a Londra, controllata della State Grid Investment Development LLC, con base a Hong Kong, posseduta a sua volta dalla statale State Grid Corporation. Non si tratta di partecipazione finanziaria, ma di diritto di propriet\u00e0 su un\u00a0<em>asset di valenza strategica<\/em>. Oggi, State Grid dispone anche della facolt\u00e0 di vendere le sue quote a concorrenti diretti, con uno sbilanciato diritto di prelazione di CDP da esercitare entro sessanta giorni alle condizioni e prezzo del possibile acquirente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn14\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/03\/12\/uno-sguardo-di-sintesi-sulle-relazioni-italia-ue-cina\/#_ftnref14\">[14]<\/a>\u00a0Asian Infrastructural Investment Bank<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn15\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/03\/12\/uno-sguardo-di-sintesi-sulle-relazioni-italia-ue-cina\/#_ftnref15\">[15]<\/a>https:\/\/www.governo.it\/sites\/governo.it\/files\/Memorandum_Italia-Cina_IT.pdf<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn16\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/03\/12\/uno-sguardo-di-sintesi-sulle-relazioni-italia-ue-cina\/#_ftnref16\">[16]<\/a>https:\/\/ec.europa.eu\/eurostat\/statistics-explained\/index.php?title=China-EU_-_international_trade_in_goods_statistics<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn17\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/03\/12\/uno-sguardo-di-sintesi-sulle-relazioni-italia-ue-cina\/#_ftnref17\">[17]<\/a>\u00a0https:\/\/www.mofa.go.jp\/region\/asia-paci\/china\/data.html<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn18\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/03\/12\/uno-sguardo-di-sintesi-sulle-relazioni-italia-ue-cina\/#_ftnref18\">[18]<\/a>Il commercio https:\/\/ec.europa.eu\/eurostat\/statistics-explained\/index.php?title=China-EU_-_international_trade_in_goods_statistics L\u2019interscambio UE-Cina ha superato nel 2022 856,7 mld di euro, con un disavanzo europeo di circa 395,7 mld. Nel commercio con Pechino, quasi tutti i paesi soffrono disavanzi in proporzione. La Germania (per la quale la Cina \u00e8 il primo partner commerciale in assoluto) soffre sulla carta un deficit di 23 mld circa, con un interscambio sempre sulla carta di 237 mld. Tuttavia, se si considerano i flussi che transitano per Rotterdam e HK il comemrcio bilaterale raggiunge i 320\/350 e il disavanzo tende ad azzerarsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn19\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/03\/12\/uno-sguardo-di-sintesi-sulle-relazioni-italia-ue-cina\/#_ftnref19\">[19]<\/a>\u00a0Il commercio Stati Uniti-UE \u00e8 stato nel 2022 di 867,7 mld di euro, con import di 358,4 e export per 509,3 mld, e dunque con un avanzo di 150,9. https:\/\/ec.europa.eu\/eurostat\/statistics-explained\/index.php?title=USA-EU_-_international_trade_in_goods_statistics<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn20\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/03\/12\/uno-sguardo-di-sintesi-sulle-relazioni-italia-ue-cina\/#_ftnref20\">[20]<\/a>\u00a0https:\/\/www.friendsofeurope.org\/insights\/eu-china-trade-and-investment-unbalanced-and-well-below-potential\/<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn21\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/03\/12\/uno-sguardo-di-sintesi-sulle-relazioni-italia-ue-cina\/#_ftnref21\">[21]<\/a>\u00a0https:\/\/www.friendsofeurope.org\/insights\/eu-china-trade-and-investment-unbalanced-and-well-below-potential\/<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn22\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/03\/12\/uno-sguardo-di-sintesi-sulle-relazioni-italia-ue-cina\/#_ftnref22\">[22]<\/a>\u00a0https:\/\/ec.europa.eu\/commission\/presscorner\/detail\/en\/IP_19_2088<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn23\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/03\/12\/uno-sguardo-di-sintesi-sulle-relazioni-italia-ue-cina\/#_ftnref23\">[23]<\/a>\u00a0Il testo punta a facilitare il rispetto dell\u2019accordo di Parigi e la ratifica cinese delle convenzioni dell\u2019Organizzazione Internazionale del Lavoro sul lavoro forzato, attraverso un meccanismo di monitoraggio. Rafforza l\u2019apertura dei mercati e\u00a0<em>un\u2019economia aperta<\/em>\u00a0tra Cina e\u00a0<a>UE<\/a>. Proibisce trasferimenti forzati di tecnologia a societ\u00e0 cinesi, interferenze statali sulle licenze tecnologiche. Rafforza la protezione delle informazioni sensibili, la tutela della propriet\u00e0 intellettuale e dei segreti commerciali. Migliora la trasparenza sui sussidi alle imprese, grazie all\u2019estensione delle discipline dell\u2019Omc per i beni industriali e i servizi. \u00c8 prevista l\u2019apertura al mercato di una lista di nuovi prodotti, l\u2019eliminazione di restrizioni quantitative, di limiti di capitale o altri requisiti nelle imprese miste. Nel settore automotive, la Cina rimuove gradualmente i requisiti sulle imprese miste e garantir\u00e0 l\u2019accesso al mercato ai veicoli non inquinanti. Quanto alla finanza, Pechino s\u2019impegna a liberalizzare alcuni settori e aprirli a investitori UE. Vengono rimosse le restrizioni alle imprese miste e nelle attivit\u00e0 bancarie, nella negoziazione di titoli, assicurazioni, riassicurazioni e gestioni patrimoniali. Nel comparto salute, verranno elimintte le restrizioni agli investimenti negli ospedali privati di diverse citt\u00e0, tra cui Shanghai, Pechino, Tianjian, Guangzhou e Shenzhen. Nella ricerca e sviluppo (risorse biologiche), Pechino accetta di cancellare gradualmente le attuali restrizioni. Gli investitori UE potranno investire nei servizi cloud fino al 50%, mentre i servizi informatici verranno gradualmente aperti al mercato, ma senza precisi impegni di tempo, inclusa una clausola di \u201cneutralit\u00e0 tecnologica\u201d, secondo la quale i limiti di capitale non verranno applicati alla finanza, logistica e medicina, se offerti online. Nel trasporto marittimo, la Cina consentir\u00e0 alle imprese UE di investire senza restrizioni nella movimentazione merci, depositi, stazionamenti di container e agenzie marittime, aprendo il mercato al trasporto multimodale, compreso il territorio nazionale del trasporto marittimo. Pechino eliminer\u00e0 i requisiti restrittivi sui servizi immobiliari, di noleggio e leasing, riparazione e manutenzione per trasporti, pubblicit\u00e0, ricerche di mercato, consulenza gestionale e servizi di traduzione, servizi ambientali, fognature, abbattimento acustico, smaltimento dei rifiuti solidi, pulizia dei gas di scarico, protezione dell\u2019ambiente, servizi igienico-sanitari. Sul tema dei sussidi pubblici, viene istituito un meccanismo di consultazione, senza pregiudicare la possibilit\u00e0 di misure autonome di distorsione. Le imprese pubbliche cinesi s\u2019impegnano a operare\u00a0<em>sulla base di regole commerciali<\/em>\u00a0e a rispettare la trasparenza.<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/03\/12\/uno-sguardo-di-sintesi-sulle-relazioni-italia-ue-cina\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/03\/12\/uno-sguardo-di-sintesi-sulle-relazioni-italia-ue-cina\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DA LA FIONDA (Di Alberto Bradanini) Per comprendere oltre alla\u00a0forma\u00a0anche la sostanza delle relazioni Cina-Italia\/Europa \u00e8 cruciale acquisire consapevolezza dei pilastri della\u00a0soggettivit\u00e0 statuale\u00a0dei due protagonisti, tenendo in conto che le caratteristiche istituzionali, politiche e ideologiche delle due nazioni, risultato di una distinta traiettoria storica, modellano anche le relazioni bilaterali e la rispettiva agibilit\u00e0 internazionale. La Cina, innanzitutto: la Repubblica Popolare \u00e8 un paese\u00a0sovrano, espressione di una potenza economica e politica in crescita accelerata e palpabile&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":111,"featured_media":58069,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/La_Fionda.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-lZa","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/84516"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/111"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=84516"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/84516\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":84518,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/84516\/revisions\/84518"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/58069"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=84516"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=84516"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=84516"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}