{"id":84520,"date":"2024-03-18T11:00:05","date_gmt":"2024-03-18T10:00:05","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=84520"},"modified":"2024-03-18T10:08:24","modified_gmt":"2024-03-18T09:08:24","slug":"keynes-sovranista-contro-linternazionalizzazione-della-finanza-e-per-lautosufficienza-nazionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=84520","title":{"rendered":"Keynes \u201csovranista\u201d: contro l\u2019internazionalizzazione della finanza e per l\u2019autosufficienza nazionale"},"content":{"rendered":"<p><strong>DA LA FIONDA (Di Enrico Grazzini)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/133326711-05d03019-db21-4991-8763-2a744b524b07.jpg\" width=\"379\" height=\"212\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Pochi amano ricordare un fatto indiscutibile: John Maynard Keynes, il pi\u00f9 grande economista del secolo scorso, era assolutamente contrario alla libera circolazione dei capitali e al dominio della finanza sull\u2019economia, e era anche decisamente a favore del \u201cnazionalismo economico\u201d, ovvero dell\u2019autosufficienza delle nazioni. Il suo pensiero oggi \u00e8 tornato di grande attualit\u00e0: infatti tutte le pi\u00f9 grandi economie, quella statunitense, quella cinese, quella russa, e buona ultima anche quella europea, puntano all\u2019autosufficienza o, in ultima analisi, alla \u201cnon dipendenza\u201d. L\u2019autosufficienza che Keynes invoca nei suoi scritti era per\u00f2 finalizzata alla pace e allo sviluppo; l\u2019autosufficienza che oggi cercano le grandi potenze \u00e8 invece per prepararsi alla guerra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In un suo articolo scritto nel 1933 \u2013 quando Mussolini e Stalin erano gi\u00e0 al potere e Hitler cominciava a diventare capo assoluto della Germania \u2013 intitolato \u201c<em>National Self-Sufficiency<\/em>\u201d, Keynes non ebbe timore di valutare in maniera molto positiva il nazionalismo economico<a id=\"_ftnref1\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/03\/13\/keynes-sovranista-contro-linternazionalizzazione-della-finanza-e-per-lautosufficienza-nazionale\/#_ftn1\">[1]<\/a>. Scrisse infatti: \u201c<em>Io simpatizzo di pi\u00f9 con coloro che vorrebbero ridurre al minimo le relazioni economiche tra le nazioni che non con quelli che le vorrebbero aumentare al massimo.\u00a0<strong>Le idee, il sapere, la scienza, l\u2019ospitalit\u00e0, il viaggiare \u2013 queste sono le cose che per loro natura dovrebbero essere internazionali. Ma lasciate che le merci siano prodotte in patria ogni qualvolta \u00e8 ragionevolmente e praticamente possibile, e soprattutto lasciate che la finanza sia prevalentemente nazionale\u201d<\/strong>.<\/em>\u00a0 Per Keynes moneta, credito e finanza dovevano essere gestite innanzitutto a livello nazionale. Certamente il \u201cnazionalismo economico\u201d di Keynes non ha nulla a che vedere con l\u2019autarchia di marca fascista o sovietica, che Keynes critica nel suo articolo. L\u2019autosufficienza economica invocata da Keynes era piuttosto mirata alla gestione democratica dell\u2019economia, la quale doveva essere aperta agli scambi con l\u2019estero ma non doveva essere dipendente da potenze e da capitali stranieri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La legge uniforme dei mercati \u2013 cio\u00e8 la legge del pi\u00f9 forte \u2013 non pu\u00f2 valere in modo omogeneo per tutti i paesi e in tutti i tempi allo stesso modo. Ogni paese deve potere scegliere in autonomia la strada del suo sviluppo. \u201c<em>Il capitalismo decadente, internazionale e individualistico in cui ci siamo trovati dopo la guerra, non \u00e8 un successo. Non \u00e8 intelligente, non \u00e8 bello, non \u00e8 giusto, non \u00e8 virtuoso, e non mantiene quello che ha promesso. In breve, non ci piace e stiamo anzi cominciando a disprezzarlo. Ma quando ci domandiamo che cosa dobbiamo mettere al suo posto siamo estremamente perplessi\u2026<strong>Noi per\u00f2 non vogliamo essere in balia di forze mondiali che producano, o cerchino di produrre, un qualche equilibrio uniforme in armonia con dei principi ideali, se cos\u00ec si possono chiamare, del capitalismo del laissez-faire.<\/strong>\u00a0\u2026.finch\u00e9 dura l\u2019attuale fase di transizione e di sperimentazione, almeno in questa fase,\u00a0<strong>noi vogliamo essere i padroni di noi stessi ed essere liberi quanto pi\u00f9 \u00e8 possibile dalle interferenze del mondo esterno.\u00a0<\/strong>Cos\u00ec, da questo punto di vista,\u00a0<strong>la politica di maggiore autosufficienza nazionale va considerata non come un ideale in s\u00e9 stesso ma come diretta alla creazione di un ambiente nel quale altri ideali possano essere perseguiti in maniera sicura e conveniente\u201d.<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel suo tempo, proprio come anche nel nostro tempo, prevaleva la teoria ricardiana cosiddetta dei \u201cvantaggi comparati\u201d per cui ogni nazione deve specializzarsi in quello che sa fare meglio e acquistare dall\u2019estero quello che farebbe fatica a produrre. Una teoria di stampo colonialista, che fissa a livello internazionale la divisione del lavoro delle periferie a favore dei centri imperialisti. Lui invece auspicava che per quanto possibile le economie nazionali \u2013 compresa la Gran Bretagna, ovvero lo Stato privilegiato al centro dell\u2019impero \u2013 fossero tendenzialmente autosufficienti. Ovviamente la sua critica coraggiosa e controcorrente era rivolta innanzitutto al colonialismo del suo paese, del paese di cui era suddito. Oggi per\u00f2 anche molti intellettuali considerati progressisti e di sinistra, ipnotizzati dalla fascinazione europeista, condannerebbero Keynes e lo bollerebbero di \u201cnazionalismo\u201d. Oggi Keynes sarebbe accusato di \u201csovranismo\u201d e di essere anti-europeista paradossalmente soprattutto dalle forze di sinistra che spesso si proclamano keynesiane. Resta il fatto che Keynes certamente, come si evince dal suo scritto sull\u2019autosufficienza e da tutta la sua opera, non avrebbe mai accettato una moneta unica per 20 paesi diversi. Tutta la sua opera verte sull\u2019importanza della moneta, delle politiche monetarie e fiscali, sull\u2019importanza del tasso di interesse di banca centrale per gli investimenti e per lo sviluppo economico nazionale. Quindi \u00e8 certo che una unione monetaria, una unica moneta che subordina venti paesi molto diversi tra loro, e per di pi\u00f9 una unione fondata sulla completa libert\u00e0 di movimento dei capitali internazionali e sulla condanna dell\u2019intervento pubblico considerato come distorsivo della libert\u00e0 di mercato, sarebbe stata per lui inconcepibile. Nel suo scritto sull\u2019autosufficienza oggetto di questo articolo appare chiaro che non avrebbe mai accettato la logica del \u201cvincolo esterno\u201d ovvero dell\u2019eterodirezione straniera dell\u2019economia, seppure ammantata di internazionalismo e giustificata con l\u2019argomento retorico della ricerca della pace. Keynes si dichiara invece a favore della variet\u00e0 dei modelli nazionali di sviluppo economico e dell\u2019autonomia produttiva, commerciale e finanziaria delle nazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dopo il macello della prima guerra mondiale, Keynes era consapevole che di per s\u00e9 il commercio internazionale e le forze della finanza non spingono verso la pace ma che possono invece portare alla guerra, e che al contrario lo sviluppo economico autocentrato \u00e8 una forza di pace.\u00a0<strong><em>\u201c<\/em><\/strong><em>tendo a credere che, dopo un periodo di transizione, un certo livello di autosufficienza e di isolamento economico tra le nazioni \u2013 in misura maggiore di quello che esisteva nel 1914 \u2013 possa aiutare pi\u00f9 che danneggiare la causa della pace.\u00a0<strong>E\u2019 certo comunque che l\u2019epoca dell\u2019internazionalismo economico non \u00e8 stata particolarmente efficace nell\u2019evitare le guerre<\/strong>\u201d.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Keynes smonta una per una le motivazioni con i quali l\u2019ideologia dominante tenta di vendere presso l\u2019opinione pubblica i falsi miti liberisti. Inizia a chiedersi se \u00e8 vero che l\u2019internalizzazione del capitale e l\u2019integrazione dei mercati commerciali servano alla causa della pace, come tentano i fare credere i falsi profeti della globalizzazione. L\u2019economista di Cambridge risponde che \u00e8 vero il contrario:\u00a0 \u201c<em>oggi non pare davvero scontato che concentrare gli sforzi di una nazione nella conquista del commercio estero, che la penetrazione dell\u2019economia di un paese da parte dei capitalisti stranieri, forti delle loro capacit\u00e0 economiche e della loro capacit\u00e0 di condizionamento, e che la stretta dipendenza della vita economica nazionale dalle mutevoli politiche economiche dei paesi stranieri, possano salvaguardare e garantire la pace internazionale. Alla luce dell\u2019esperienza e delle conoscenze pi\u00f9 approfondite \u00e8 pi\u00f9 facile giungere alla conclusione opposta\u2026..<strong>Spesso per\u00f2 le migliori politiche economiche nazionali potrebbero essere adottate pi\u00f9 facilmente se si potesse eliminare quel fenomeno conosciuto col nome di \u00abfuga dei capitali\u00bb<\/strong>.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Keynes chiama con il suo vero nome la liberalizzazione dei movimenti internazionale dei capitale: la liberalizzazione non \u00e8 \u201clibert\u00e0\u201d ma fuga dei capitali. L\u2019assoluta libert\u00e0 di movimento dei capitali significa semplicemente che i risparmi e le risorse monetarie prodotte dal lavoro e dall\u2019intelligenza di una nazione non servono alla nazione stessa per il suo sviluppo ma vengono esportati all\u2019estero per scopi speculativi e per arricchire solo una elite di persone. A noi interessa ricordare che la libert\u00e0 di movimento di capitali \u00e8 la colonna portante dell\u2019Unione Europea. La fuga dei capitali nazionali comporta l\u2019impoverimento delle economie e porta all\u2019uniformit\u00e0 tendenziale dei tassi di interesse nazionali (oggi questo fenomeno si chiama\u00a0<em>carry trade<\/em>). Per Keynes, contrariamente a quanto sostiene l\u2019ideologia europeista, l\u2019uniformit\u00e0 dei tassi di interesse perseguita attualmente dalla Banca Centrale Europea contrasta l\u2019interesse delle nazioni. Ogni Stato dovrebbe infatti fissare il tasso di interesse pi\u00f9 adatto per la sua economia nella fase specifica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per Keynes non si pu\u00f2 lasciare l\u2019economia nelle mani dei mercati e degli operatori internazionali: la politica economica deve innanzitutto difendere gli interessi nazionali. Keynes condanna il divorzio tra propriet\u00e0 e gestione dell\u2019industria e la propriet\u00e0 finanziaria delle industrie \u2013 cio\u00e8 la propriet\u00e0 da parte dei finanzieri che acquistano e rivendono per motivi puramente speculativi i titoli di propriet\u00e0 (le azioni) delle imprese \u2013.\u00a0<em>La separazione tra la propriet\u00e0 del capitale e la reale direzione dell\u2019impresa \u00e8 un fattore di preoccupazione all\u2019interno di un paese dove \u2013 come conseguenza della diffusione delle imprese con capitale azionario \u2013\u00a0<strong>la propriet\u00e0 \u00e8 spezzettata tra innumerevoli individui che comprano la loro partecipazione oggi e la rivendono domani, e che mancano totalmente cos\u00ec di conoscenze e di responsabilit\u00e0 verso l\u2019azienda della quale sono momentaneamente proprietari.<\/strong>\u00a0Ma quando il medesimo principio viene applicato su una scala internazionale, esso, soprattutto nelle fasi di maggiore difficolt\u00e0, diventa intollerabile: \u2013 io\u00a0<\/em>(l\u2019azionista, ndr)<em>\u00a0non sono responsabile verso ci\u00f2 che possiedo e i manager che gestiscono ci\u00f2 che possiedo non sono responsabili verso di me\u201d<\/em>. Keynes sarebbe quindi favorevole alla nazionalizzazione delle risorse strategiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Keynes \u00e8 contro la globalizzazione finanziaria che spinge per l\u2019uniformit\u00e0 dei tassi di interesse nei diversi Paesi. Secondo lui i tassi di interesse dovrebbero scendere in modo che nel lungo periodo provochino la \u201cfine dei rentier\u201d, la fine dei monopoli privati sulla moneta e della rendita finanziaria. Nel frattempo ogni Paese dovrebbe decidere il suo tasso di interesse e il livello dei crediti in base ai suoi interessi e alla sua situazione specifica. \u201c<em>Per quel che riguarda l\u2019operativit\u00e0 economica, non sono favorevole alla pianificazione centrale dell\u2019economia, e anzi sono favorevole a lasciare quanto pi\u00f9 \u00e8 possibile al giudizio, all\u2019iniziativa e alla intrapresa privata.\u00a0<strong>Ma mi sono dovuto convincere che la conservazione del sistema dell\u2019impresa privata \u00e8 incompatibile con quel grado di benessere materiale a cui ci d\u00e0 diritto il nostro progresso tecnico<\/strong>,\u2026.<strong>l\u2019internazionalismo economico \u2013 che comprende tanto il libero movimento dei capitali e del credito quanto quello delle merci \u2013 pu\u00f2 condannare il mio paese per una intera generazione a un grado di prosperit\u00e0 materiale molto inferiore a quello che potrebbe esser raggiunto con un altro sistema.<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Al tempo di Keynes ovviamente, anche se a un grado minore dell\u2019attuale, la globalizzazione esisteva gi\u00e0, ma Keynes era contrario. \u201c<em>Credo fermamente che nel futuro per le prossime generazioni non esister\u00e0 nessuna possibilit\u00e0 che il sistema economico mondiale possa diventare omogeneo, almeno allo stesso modo di quello che grosso modo esisteva durante il secolo XIX; e credo che tutti noi\u00a0<strong>dobbiamo essere il pi\u00f9 liberi possibile da interferenze legate a mutamenti economici che si verifichino altrove in modo da poter fare gli esperimenti che preferiamo in vista della repubblica che sogniamo e della societ\u00e0 del futuro;<\/strong>\u00a0e che un consapevole movimento per una maggiore autosufficienza nazionale ed un maggiore isolamento economico, almeno finch\u00e9 si potr\u00e0 effettuare ad un costo economico non eccessivo, render\u00e0 il nostro compito pi\u00f9 facile\u201d.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Keynes si mostra apertamente contrario alla prevalenza dei capitali stranieri sull\u2019economia nazionale e al dominio della logica del profitto sulle politiche pubbliche e sulla societ\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Scrive: \u201c<em>In un mondo razionale un elevato grado di specializzazione internazionale \u00e8 necessario in tutti quei casi in cui questo sia reso indispensabile da grandi differenze di clima, di risorse naturali, di attitudini naturali, di livelli culturali e di densit\u00e0 di popolazione.\u00a0<strong>Ma dubito che per un numero crescente di prodotti industriali, e forse perfino di prodotti agricoli, la perdita economica conseguente all\u2019autosufficienza nazionale sia cos\u00ec grande da pesare pi\u00f9 degli altri vantaggi derivanti dal fatto che i prodotti e i consumatori siano gradualmente situati nell\u2019ambito di una medesima organizzazione nazionale, economica e finanziaria.\u00a0<\/strong>L\u2019esperienza sembra sempre di pi\u00f9 in pi\u00f9 provare che l\u2019efficienza dei pi\u00f9 moderni processi di produzione in massa sia quasi indipendente dal paese e dal clima. Si aggiunga che col crescere della ricchezza i prodotti, sia quelli del settore primario come quelli manifatturieri, giocano nell\u2019economia nazionale una parte relativamente pi\u00f9 piccola in confronto all\u2019edilizia, alle prestazioni personali e ai servizi locali che non sono oggetto di scambio internazionale; con il risultato che\u00a0<strong>un aumento moderato del costo reale dei prodotti primari e industriali dovuto a un maggior grado di autosufficienza economica pu\u00f2 perdere di importanza in confronto ai possibili vantaggi alternativi.<\/strong>\u00a0In breve,\u00a0<strong>l\u2019autosufficienza economica nazionale, sebbene possa generare dei costi all\u2019inizio, sta forse diventando un lusso che, se lo vogliamo, ci possiamo permettere\u201d.<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Keynes, gi\u00e0 negli anni \u201930 scorgeva nella speculazione di Wall Street il nemico numero uno di una economia avanzata. Nel suo saggio principale sulla \u201cTeoria generale dell\u2019occupazione, dell\u2019interesse e della moneta\u201d scrisse: \u00ab<em>Se vogliamo applicare il termine \u201cspeculazione\u201d all\u2019attivit\u00e0 di prevedere la psicologia del mercato, e il termine \u201cintraprendenza\u201d all\u2019attivit\u00e0 di prevedere il rendimento prospettivo dei beni capitali per tutta la durata della loro vita, \u00e8 certo che non sempre si verifica che la speculazione predomini sull\u2019intraprendenza. Tuttavia, quanto pi\u00f9 perfezionata \u00e8 l\u2019organizzazione dei mercati di investimento, tanto maggiore sar\u00e0 il rischio che la speculazione prenda il sopravvento sull\u2019intraprendenza. In uno dei maggiori mercati di investimento del mondo, New York, l\u2019influenza della speculazione (nel senso suddetto) \u00e8 enorme. Tuttavia quanto pi\u00f9 sar\u00e0 perfezionata l\u2019organizzazione dei mercati di investimento tanto maggiore sar\u00e0 il rischio che la speculazione prenda il sopravvento sull\u2019intraprendenza. In uno dei maggiori mercati di investimento del mondo, New York, l\u2019influenza della speculazione nel senso suddetto \u00e8 enorme. Anche al di fuori del mercato finanziario gli americani sono eccessivamente propensi ad interessarsi di scoprire come l\u2019opinione media immagina che sar\u00e0 l\u2019opinione media stessa e questa debolezza nazionale trova la sua nemesi nel mercato dei titoli\u2026. Gli speculatori possono essere innocui se sono delle bolle sopra un flusso regolare di intraprese economiche; ma\u00a0<strong>la situazione \u00e8 seria se le imprese diventano una bolla sospesa sopra un vortice di speculazioni. Quando l\u2019accumulazione di capitale di un paese diventa il sottoprodotto delle attivit\u00e0 di un casin\u00f2, \u00e8 probabile che le cose vadano male<\/strong>\u201d<\/em><a id=\"_ftnref2\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/03\/13\/keynes-sovranista-contro-linternazionalizzazione-della-finanza-e-per-lautosufficienza-nazionale\/#_ftn2\">[2]<\/a><em>.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dai tempi di Keynes in poi i mercati speculativi sono aumentati enormemente. La speculazione \u00e8 per natura relativamente indipendente dalla sfera di produzione del valore ma, dal momento che punta ad accumulare moneta, e che la moneta comunque rappresenta del valore reale, allora la speculazione non pu\u00f2 che nutrirsi delle attivit\u00e0 e del lavoro delle classi produttrici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per Keynes, i risultati finanziari, la ricerca spasmodica del profitto e del \u201cvalore per gli azionisti\u201d non possono prevalere sul benessere della societ\u00e0 e sulla difesa dei beni comuni. I \u201cragionieri del capitale\u201d \u2013 quelli che cercano solo il rendimento monetario \u2013 costringono la societ\u00e0 alla povert\u00e0 e al sottoutilizzo delle capacit\u00e0 tecniche e delle risorse umane e produttive a causa della strutturale \u201cpovert\u00e0 monetaria\u201d dei consumatori. Ma il bene comune dovrebbe prevalere al di l\u00e0 della limitata disponibilit\u00e0 di capacit\u00e0 monetaria della gente. Keynes invoca altri criteri che non quelli puramente contabili per misurare i benefici dell\u2019azione economica<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>\u201cIl secolo XIX aveva esagerato sino alla stravaganza nell\u2019adottare quel criterio che si pu\u00f2 chiamare brevemente dei \u00abrisultati finanziari\u00bb quale motivo valido per qualsiasi azione sia privata che collettiva. Tutta la condotta della vita \u00e8 stata ridotta a una specie di parodia dell\u2019incubo di un contabile. Gli uomini dell\u2019ottocento invece di usare le loro immense risorse materiali e tecniche per costruire la citt\u00e0 delle meraviglie costruirono dei quartieri fatti di catapecchie; ed erano d\u2019opinione che fosse giusto ed opportuno costruire delle catapecchie perch\u00e9 queste, di fronte all\u2019iniziativa privata, \u00abrendevano\u00bb mentre la citt\u00e0 delle meraviglie, pensavano, sarebbe stata una folle stravaganza che \u2013 per esprimerci nell\u2019idioma imbecille della lingua finanziaria \u2013 avrebbe \u00abipotecato il futuro\u00bb\u00a0<\/em>(a causa del peso degli interessi che gravano sui mutui per la casa, ndr)\u201d<em>.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il\u00a0 dominio dell\u2019interesse e del calcolo finanziario e la ricerca spasmodica del profitto non devono limitare lo sviluppo produttivo e il benessere delle nazioni. Il culto del dio denaro non pu\u00f2 prevalere e va combattuto strenuamente.Lo sviluppo economico, culturale e sociale non dovrebbe essere costretto dalle limitazioni monetarie della domanda.<strong><em>\u00a0\u201cLa norma\u00a0<\/em><\/strong>(quella del rendimento contabile, ndr)<em>\u00a0<strong>che segue un calcolo finanziario suicida regola ogni passo della vita\u2026. Noi distruggiamo le bellezze della campagna perch\u00e9 gli splendori della natura, accessibili a tutti, non hanno valore economico. Noi siamo capaci di chiudere la porta in faccia al sole e alle stelle solo perch\u00e9 non pagano un dividendo\u201d.<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Secondo l\u2019economista di Cambridge lo Stato democratico deve diventare il motore del cambiamento. Lo stato non dovrebbe comportarsi come un\u2019azienda privata e fare investimenti in previsione del profitto. Dovrebbe invece attuare la politica economica nazionale per il benessere sociale senza badare solamente al calcolo economico e dovrebbe decidere che cosa produrre nella nazione e che cosa invece importare dall\u2019estero.\u00a0<em>Ma, una volta che ci siamo permessi di disubbidire al criterio dell\u2019utile contabile, noi abbiamo cominciato a cambiare la nostra civilt\u00e0. \u2026 \u00c8 lo Stato, e non gli individui, che deve cambiare i suoi criteri.<strong>\u00a0\u00c8 la concezione del ministro delle Finanze \u2013 che spesso viene considerato come il presidente di una societ\u00e0 per azioni \u2013 che deve essere respinta.\u00a0<\/strong>Se le funzioni e gli scopi dello Stato devono essere molto ampliati, le decisioni riguardo a ci\u00f2 che, in linea generale, dovr\u00e0 essere prodotto nel paese e ci\u00f2 che invece dovr\u00e0 essere ottenuto dall\u2019estero, dovranno essere tra le pi\u00f9 importanti che la politica dovr\u00e0 prendere\u201d.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per il liberale Keynes l\u2019economia deve procedere sui binari della sovranit\u00e0 democratica nazionale. Anche in base a queste sue idee sono stati costruiti gli accordi di Bretton Woods (1945) sottoscritti alla fine della Seconda Guerra Mondiale da tutti i paesi occidentali: questi accordi imponevano severe restrizioni al movimento internazionale dei capitali e un regime di cambi fissi tra i paesi \u2013 ma eventualmente aggiustabili, nel caso che un paese registrasse crisi gravi della bilancia dei pagamenti -. Nel secondo dopoguerra, grazie alla regolamentazione del movimento dei capitali, e grazie al fatto che gli stati europei hanno potuto proteggersi dalle importazioni di merci americane, l\u2019economia europea \u201cprotezionista\u201d \u00e8 riuscita a decollare nonostante le rovine della guerra. Bretton Woods ha assicurato alti livelli di benessere nei paesi sviluppati, almeno fino agli anni \u201970. Poi \u00e8 seguita l\u2019ondata liberista portata dalle politiche di Ronald Reagan e Margaret Thatcher. Dagli anni 80 in poi il movimento dei capitali ha distrutto il regime di cambi fissi e ha prodotto il Casin\u00f2 Capitalism, il capitalismo speculativo e le crisi finanziarie. L\u2019Europa \u00e8 fondata sul capitalismo finanziario pi\u00f9 deregolamentato che esista. L\u2019Unione Europea regolamenta e restringe l\u2019attivit\u00e0 dello Stato e l\u2019attivit\u00e0 pubblica, considerata come ostacolo alla competizione e al libero gioco dei mercati. Disgraziatamente oggi gli europeisti sono complessivamente schierati a fianco di questa UE che \u00e8 dominata dalla potente finanza parassitaria, la quale per sua natura \u00e8 sovranazionale. Ma gli Stati, come insegna Keynes, possono essere le uniche barriere alla libert\u00e0 assoluta del capitale finanziario. La necessit\u00e0 che gli Stati democratici tendano all\u2019autosufficienza e siano per quanto possibile sovrani anche sulla moneta \u00e8 generalmente sottovalutata o\u00a0 denigrata perfino dalla sinistra sedicente anticapitalista. Non \u00e8 un caso che la sinistra sia stata quasi spazzata via dall\u2019Europa. Per riprendere il cammino bisogna cominciare a prendere lezione da Keynes e gettare alle ortiche l\u2019europeismo dogmatico.<\/p>\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\" \/>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn1\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/03\/13\/keynes-sovranista-contro-linternazionalizzazione-della-finanza-e-per-lautosufficienza-nazionale\/#_ftnref1\">[1]<\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 National Self-Sufficiency. John Maynard Keynes, The Yale Review, Vol. 22, no. 4 (June 1933); Enrico Grazzini \u201cKetnes e la sovranit\u00e0 finanziaria\u201d Micromega n.5-2021;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn2\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/03\/13\/keynes-sovranista-contro-linternazionalizzazione-della-finanza-e-per-lautosufficienza-nazionale\/#_ftnref2\">[2]<\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 John Maynard Keynes, Teoria generale dell\u2019occupazione, dell\u2019interesse e della moneta, a cura di Terenzio Cozzi, Torino, UTET, 2006,<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/03\/13\/keynes-sovranista-contro-linternazionalizzazione-della-finanza-e-per-lautosufficienza-nazionale\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/03\/13\/keynes-sovranista-contro-linternazionalizzazione-della-finanza-e-per-lautosufficienza-nazionale\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DA LA FIONDA (Di Enrico Grazzini) Pochi amano ricordare un fatto indiscutibile: John Maynard Keynes, il pi\u00f9 grande economista del secolo scorso, era assolutamente contrario alla libera circolazione dei capitali e al dominio della finanza sull\u2019economia, e era anche decisamente a favore del \u201cnazionalismo economico\u201d, ovvero dell\u2019autosufficienza delle nazioni. Il suo pensiero oggi \u00e8 tornato di grande attualit\u00e0: infatti tutte le pi\u00f9 grandi economie, quella statunitense, quella cinese, quella russa, e buona ultima anche quella&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":111,"featured_media":58069,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/La_Fionda.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-lZe","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/84520"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/111"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=84520"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/84520\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":84521,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/84520\/revisions\/84521"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/58069"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=84520"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=84520"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=84520"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}