{"id":84550,"date":"2024-03-21T10:55:11","date_gmt":"2024-03-21T09:55:11","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=84550"},"modified":"2024-03-19T10:58:34","modified_gmt":"2024-03-19T09:58:34","slug":"dal-colonialismo-sanitario-ai-barbari-epistemici-la-nuova-africa-e-leuropa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=84550","title":{"rendered":"Dal colonialismo sanitario ai barbari epistemici. La nuova Africa \u00e8 l&#8217;Europa?"},"content":{"rendered":"<p><strong>di GIUBBE ROSSE NEWS (Redazione)<\/strong><\/p>\n<h5 class=\"wp-block-heading\">Alla fine di febbraio 2024 un gruppo di scienziati africani riuniti sotto la sigla del \u201cPan-Africa Epidemic and Pandemic Working Group\u201d ha diffuso un duro\u00a0<a href=\"https:\/\/collateralglobal.org\/article\/senior-african-academics-issue-statement-of-concern-over-proposed-who-pandemic-treaty\/\">documento<\/a>\u00a0di critica del cosiddetto \u201cTrattato Pandemico\u201d dell\u2019OMS, che viene definito apertamente uno strumento di ricolonizzazione: \u201cUn approccio specifico per l\u2019Africa dovrebbe sostituire l\u2019approccio sempre pi\u00f9 colonialista di coloro che ora controllano l\u2019agenda dell\u2019OMS. I governi africani devono rivendicare il diritto di scrutinare il ruolo degli organismi sanitari internazionali che hanno sede in Occidente.\u201d Come spiega in questo suo recente saggio Domenico Fiormonte, nel contesto scientifico e accademico africano queste denunce\u00a0 non sono affatto nuove. E il processo di \u201ccolonizzazione sanitaria\u201d subito dall\u2019Africa negli ultimi trent\u2019anni ha molti punti di contatto con quanto \u00e8 accaduto in occidente durante la pandemia.<\/h5>\n<p>di Domenico Fiormonte, fonte:<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2024\/03\/01\/dal-colonialismo-sanitario-ai-barbari-epistemici-la-nuova-africa-e-leuropa\/\">\u00a0La Fionda<\/a><\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p><em>Perch\u00e9 scrivo questo libro? Perch\u00e9 condivido l\u2019angoscia di Gramsci: \u201cIl vecchio mondo \u00e8 morto. Il nuovo \u00e8 di l\u00e0 da venire ed \u00e8 in questo chiaro-scuro che sorgono i mostri\u201d. Il mostro fascista, nato dalle viscere della modernit\u00e0 occidentale. Da qui la mia domanda: che cosa offrire ai Bianchi in cambio del loro declino e delle guerre che questo annuncia? Una sola risposta: la pace. Un solo mezzo: l\u2019amore rivoluzionario.<\/em><\/p>\n<p><cite>Houria Bouteldja<\/cite><\/p><\/blockquote>\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright size-large\"><img decoding=\"async\" class=\" lazyloaded\" src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/wassily-kandinsky-primo-acquarello-astratto-1910-722x510-1.jpg\" alt=\"\" data-src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/wassily-kandinsky-primo-acquarello-astratto-1910-722x510-1.jpg\" \/><\/figure>\n<\/div>\n<p><strong>1. Colonialismo sanitario. L\u2019Africa e il caso di Ebola<\/strong><\/p>\n<p>Tra il 2017 e il 2018 Helen Lauer, filosofa della scienza che lavora da trent\u2019anni in Africa e docente all\u2019Universit\u00e0 di Dar es Salaam (Tanzania), ha pubblicato una serie di fondamentali ricerche che denunciano gli effetti dell\u2019agenda sanitaria globalista sulla salute pubblica in Africa. In realt\u00e0 nel cosiddetto Sud Globale\u00a0<a href=\"https:\/\/www.thelancet.com\/journals\/langlo\/article\/PIIS2214-109X(21)00440-X\/fulltext\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">si discute da anni<\/a>\u00a0di questi problemi, ma poco o nulla trapela all\u2019interno dello sfinito mondo universitario europeo, per non parlare dei media\u00a0<em>mainstream<\/em>. Dico subito che si tratta di studi che oggi, a due anni di distanza dalla pandemia COVID, probabilmente nessuna rivista accademica pubblicherebbe. E le ragioni appariranno chiare a breve. Le ricerche condotte da Lauer ci offrono un\u2019efficace rappresentazione del cosiddetto colonialismo sanitario, fenomeno assai diffuso e che, come vedremo nella seconda parte, ha investito in pieno anche l\u2019occidente. Fa da sfondo alla sua analisi il concetto di ingiustizia epistemica, cio\u00e8 (molto in sintesi) quelle ingiustizie generate da un accesso diseguale ai mezzi di produzione, rappresentazione e diffusione della conoscenza. Cercher\u00f2 qui di riassumere il contributo che si intitola\u00a0<a href=\"https:\/\/www.researchgate.net\/publication\/323377995_The_Importance_of_an_African_Social_Epistemology_to_Improve_Public_Health_and_Increase_Life_Expectancy_in_Africa\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>The Importance of an African Social Epistemology to Improve Public Health and Increase Life Expectancy in Africa<\/em><\/a>. Sebbene il lavoro sia stato pubblicato nel 2017, i temi che affronta sono attualissimi: modello emergenziale della salute pubblica, globalizzazione e privatizzazione della sanit\u00e0 (\u201cun pianeta, una malattia, una cura\u201d), effetti della ristrutturazione del debito sui servizi pubblici, ruolo ambiguo di ONG, fondazioni e\u00a0<em>donors<\/em>\u00a0vari, neocolonizzazione culturale (la scienza \u00e8 solo quella fatta e gestita da occidentali), soluzionismo tecnologico (test PCR, vaccini, ecc.), manipolazione dei dati, negazione, svilimento e invisibilizzazione delle scelte sanitarie e delle soluzioni terapeutiche \u201clocali\u201d, ecc.<\/p>\n<p>Obiettivo dichiarato dell\u2019autrice \u00e8 quello di interrogarsi sulla \u00ablegittimit\u00e0 della scienza sottesa alle strategie sanitarie globali\u00bb quando queste si applicano alle popolazioni africane. La filosofa afferma che lo stesso approccio estrattivista e neocoloniale pu\u00f2 essere osservato in altri campi, come ad esempio nella promozione delle monocolture da parte delle multinazionali dell\u2019<em>agrobusiness<\/em>\u00a0sotto etichette come \u201crivoluzione verde africana\u201d oppure nello sfruttamento delle risorse minerarie ed energetiche da parte delle industrie occidentali (e aggiungiamo noi, oggi anche cinesi e indiane). Tuttavia, nessuna critica, per quanto basata su fatti e informazioni solide e attendibili, \u00e8 riuscita a scalfire la convinzione occidentale che l\u2019Africa abbia bisogno di \u00abpi\u00f9 importazione di farmaci sperimentali a prezzi accessibili e pi\u00f9 importazione di vaccini\u00bb. Com\u2019\u00e8 noto la creazione di un mercato farmaceutico sostenibile nelle economie pi\u00f9 fragili \u00e8 sin dal 2015 una delle priorit\u00e0 in cima alla lista dei\u00a0<em>sustainable millennium development goals<\/em>\u00a0[obiettivi del millennio per lo sviluppo sostenibile n. d. r.] delle Nazioni Unite.<\/p>\n<p>Il caso di studio affrontato da Lauer \u00e8 la crisi in Africa del virus Ebola. Descritto sul sito dell\u2019ISS come\u00a0<a href=\"https:\/\/emea01.safelinks.protection.outlook.com\/?url=https%3A%2F%2Fwww.issalute.it%2Findex.php%2Fla-salute-dalla-a-alla-z-menu%2Fe%2Febola%23vivere-con&amp;data=05%7C02%7C%7C71bcd201bd984a4a678608dc40641731%7C84df9e7fe9f640afb435aaaaaaaaaaaa%7C1%7C0%7C638456045828950070%7CUnknown%7CTWFpbGZsb3d8eyJWIjoiMC4wLjAwMDAiLCJQIjoiV2luMzIiLCJBTiI6Ik1haWwiLCJXVCI6Mn0%3D%7C0%7C%7C%7C&amp;sdata=qc2KpC2omqRdyX18LKXBEVwBNJc%2FppVvi9HVhh%2FRNk4%3D&amp;reserved=0\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">uno dei virus pi\u00f9 aggressivi noti alla scienza<\/a>, nell\u2019immaginario occidentale un tale flagello non poteva che originare dal continente nero (come altre malattie oggi ovviamente veicolate dagli immigrati, virulenti ricettacoli di patogeni). Dunque, da sempre, per ridurre i rischi (nostri) \u00e8 sembrato giusto, a OMS e Big Pharma (ma mi sto ripetendo), esercitarsi in questi territori cos\u00ec ricchi di morbi e cos\u00ec poveri di tutto il resto.<\/p>\n<p>Lauer si domanda: come mai a livello globale non viene mai sollevata l\u2019attendibilit\u00e0 e verificabilit\u00e0 dei dati epidemiologici raccolti nei paesi africani? Analizzando i dati sul numero dei casi settimanali di Ebola in Liberia forniti dall\u2019OMS e dal Center for Diseases Control and Immunization degli Stati Uniti nell\u2019ultimo quarto del 2014, la studiosa osserva:<\/p>\n<p>\u201cMa nemmeno a distanza di tempo il CDC e l\u2019OMS sono disposti a fornire dati su quanti di questi decessi fossero maschi, o di quanti fossero bambini sotto i dodici anni, o di quanti pazienti nelle stesse localit\u00e0 e nello stesso periodo fossero morti di malaria o di tubercolosi o di shock diabetico, di polmonite, di gastroenterite o di malattie legate alla malnutrizione\u201d.<\/p>\n<p>Se aggiungiamo che i test sierologici non sono affidabili e che le diagnosi vengono collegate all\u2019eventualit\u00e0 che il paziente sia venuto o meno in contatto con persone provenienti da Liberia, Sierra Leone o Guinea, si pu\u00f2 concludere, afferma la ricercatrice, che \u201cil numero di casi di Ebola in Africa Occidentale nel periodo 2014-2015 dipende principalmente da come e dove si inizia a contare.\u201d<\/p>\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-38093 lazyloaded\" src=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/ab530bfc-9728-4dd9-84f2-a2b310a3bc06-2060x1236-1.webp\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"372\" data-srcset=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/ab530bfc-9728-4dd9-84f2-a2b310a3bc06-2060x1236-1.webp 620w, https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/ab530bfc-9728-4dd9-84f2-a2b310a3bc06-2060x1236-1-300x180.webp 300w\" data-src=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/ab530bfc-9728-4dd9-84f2-a2b310a3bc06-2060x1236-1.webp\" data-sizes=\"(max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Lo scenario non migliora se consideriamo le metodologie diagnostiche (a iniziare da un vecchio conoscente, il test PCR): \u00abpotevano passare molti giorni prima che i risultati dei test venissero trasmessi dal laboratorio alle cliniche \u2013 ammesso che lo fossero. Ogni volta che un paziente \u00e8 morto prima che venissero trasmessi i risultati dei test, il decesso \u00e8 stato registrato come legato all\u2019Ebola\u00bb. L\u2019autrice enumera una serie di casi di \u201cincertezza diagnostica\u201d (la normalit\u00e0 nelle regioni tropicali), fra cui quelli della Liberia, del Ghana e della Guinea:<\/p>\n<p>\u201cUn\u2019ulteriore fonte di caos e sfiducia in Guinea \u00e8 stata causata nell\u2019ottobre 2014 da un\u2019epidemia di setticemia acuta fulminante da meningococco, dovuta all\u2019uso errato di fiale surriscaldate in una campagna di vaccinazione per la meningite organizzata dallo statunitense Centre for Diseases Control. Poich\u00e9 il CDC non ha reso noto l\u2019errore, i violenti sintomi sono stati ricondotti all\u2019Ebola\u201d.<\/p>\n<p>Nell\u2019ottobre 2014, subito prima dell\u2019invio di truppe statunitensi in Liberia, l\u2019OMS stim\u00f2 che entro la fine del 2014 il numero dei nuovi casi di Ebola avrebbe raggiunto la quota di cinque o diecimila a settimana. Il CDC fece trapelare le sue stime attraverso Associated Press e Reuters indicando che per la met\u00e0 di gennaio 2015 ci sarebbero stati quasi 1.4 milioni di casi in tutta l\u2019Africa occidentale. Quando l\u2019arbitrariet\u00e0 e \u201cassurdit\u00e0\u201d di queste stime divenne evidente, non ci fu nessuna ammissione da parte di queste organizzazioni, con conseguenze potenzialmente devastanti sulla popolazione.<\/p>\n<p>In conclusione, afferma Lauer, \u00absi pu\u00f2 presumere che la risposta internazionale a Ebola potrebbe aver causato molte pi\u00f9 vittime di quelle che il virus stesso era in grado di infettare\u00bb. Questo anche perch\u00e9 durante la crisi dichiarata di Ebola centinaia di migliaia di persone furono dissuase dal recarsi negli ospedali o nei centri sanitari: nel 2014, dopo che la Guinea fu dichiarata ad alto rischio Ebola, si stima che non poterono essere curati circa 74.000 casi di malaria.<\/p>\n<p>La ricercatrice americana non esita a denunciare i meccanismi di funzionamento della filiera economica, politica, industriale, mediatica e scientifica che espropriano la salute degli africani. Una volta avviata la narrazione emergenziale nei media (questo \u00e8 un punto chiave che verr\u00e0 approfondito dall\u2019autrice\u00a0<a href=\"http:\/\/mail.madridge.org\/journal-of-immunology\/mjim-1000108.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">in un altro contributo<\/a>) \u00abi mega trasferimenti di capitale affluiscono rapidamente dalle casse pubbliche dei paesi ricchi ai consorzi delle multinazionali del farmaco; questi conglomerati commerciali miliardari sono quindi in grado di decidere quali prodotti utilizzare per inondare i mercati africani, dimostrandone l\u2019efficacia nel mitigare la malattia e raccogliendo ingenti dividendi annuali nel lungo periodo\u00bb. Da un lato, dunque, si tratta del classico schema della cosiddetta cooperazione internazionale, una partita di giro dove i finanziamenti ritornano nelle mani dei finanziatori attraverso l\u2019imposizione di proprie tecnologie, risorse, prodotti e costi del personale occidentale; ma dall\u2019altro tale processo consegna a Big Pharma non solo un mercato, ma un immenso (e gratuito) bacino umano di ricerca e sperimentazione.<\/p>\n<p>La penultima sezione dello studio illustra le strategie attraverso cui la macchina sanitaria globale (composta da soggetti oramai in gran parte noti, fra cui un nutrito gruppo di rappresentanze militari di Stati Uniti, Regno Unito e Cina) delegittimi portatori di interessi e conoscenze locali, instaurando quella che l\u2019autrice definisce un\u2019egemonia ermeneutica. I soggetti locali, anche quando si tratta di medici e ricercatori esperti che operano sul proprio territorio, vengono sistematicamente ignorati o estromessi: d\u2019altro canto sono gli stranieri e non gli africani ad avere il ruolo di interpretare i bisogni e le esigenze degli africani \u2013 ovviamente non solo nel settore della sanit\u00e0 \u2013 giacch\u00e9 sono loro a gestire i programmi di sviluppo. Infine, l\u2019ultima sezione \u00e8 dedicata a sottolineare l\u2019importanza delle tradizioni scientifico-epistemologie africane e agli ovvi vantaggi di impiegare conoscenze e risorse locali nella comprensione, gestione e soluzione di problemi locali. A questo riguardo sarebbe interessante approfondire alcuni dei nodi teorici lasciati impliciti o solo accennati da Lauer, come per esempio il fatto che una convivenza fra epistemologie (o come molti amano dire oggi\u00a0<em>cosmovisioni<\/em>) appare impossibile nel contesto attuale, poich\u00e9 gran parte dell\u2019epistemologia occidentale moderna \u00e8 inscindibile dal colonialismo: quindi non si d\u00e0 episteme senza violenza epistemica. Com\u2019\u00e8 noto alcune discipline scientifiche chiave, per esempio medicina e antropologia, come notava Foucault, hanno come atto fondativo un certificato di morte: l\u2019una inizia con un cadavere, l\u2019altra con la distruzione delle\u00a0<a href=\"https:\/\/www.mimesisedizioni.it\/libro\/9788857593371\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">forme di vita<\/a>\u00a0che analizza. Ma questa intrinseca violenza inter-epistemologica, va sottolineato, storicamente non \u00e8 una caratteristica soltanto dell\u2019occidente bianco e cristiano.<\/p>\n<p>Interrompo qui questa mia sommaria recensione dell\u2019articolo di Helen Lauer: gi\u00e0 da questo florilegio, tuttavia, \u00e8 impossibile evitare la fortissima sensazione di\u00a0<em>dej\u00e0 vu<\/em>. Ci\u00f2 che racconta la filosofa americana sembra il\u00a0<em>trailer<\/em>, anzi il\u00a0<em>teaser<\/em>\u00a0di un film che nel 2017 era ancora in preparazione: come \u00e8 noto abbiamo dovuto attendere il 2020 per vedere sugli schermi il\u00a0<em>kolossal<\/em>\u00a0completo.<\/p>\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-38097 lazyloaded\" src=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/Occidente-e-Africa-la-seconda-decolonizzazione.webp\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"426\" data-srcset=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/Occidente-e-Africa-la-seconda-decolonizzazione.webp 640w, https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/Occidente-e-Africa-la-seconda-decolonizzazione-300x200.webp 300w\" data-src=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/Occidente-e-Africa-la-seconda-decolonizzazione.webp\" data-sizes=\"(max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n<p><strong>2. La violenza coloniale ingloba i propri confini. Unione dei barbari epistemici?<\/strong><\/p>\n<p>Mentre scrivo stiamo assistendo alla disintegrazione di ci\u00f2 che rimaneva dell\u2019impero coloniale francese nell\u2019Africa occidentale. Il Sud Africa denuncia Israele per genocidio presso la Corte Internazionale di Giustizia, guidando la protesta di molti paesi del Sud Globale contro la politica occidentale in Medio Oriente, mentre la Nigeria, una delle economie pi\u00f9 importanti del continente, chiede di entrare nei BRICS e di\u00a0<a href=\"https:\/\/watcher.guru\/news\/brics-nigeria-plans-to-sell-oil-in-local-currency-not-us-dollar\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">vendere il proprio petrolio nella valuta nazionale<\/a>. Sono eventi impensabili solo pochissimi anni fa: \u00e8 evidente che l\u2019apparato egemonico occidentale \u00e8 in una crisi profonda che esplode nel continente martoriato da cinque secoli di violenze. Indubbiamente il processo di decolonizzazione dell\u2019Africa \u00e8 ancora lento e irto di ostacoli, ma non potr\u00e0 essere arrestato. E qui arriviamo al punto che mi interessa di pi\u00f9. Alcuni giustamente hanno osservato che non potendo pi\u00f9 colonizzare gli altri, l\u2019impero occidentale sta colonizzando s\u00e9 stesso. La terzomondializzazione, iniziata gi\u00e0 molti anni fa, appare per il capitalismo occidentale, una scelta tanto disperata quanto obbligata. In questa seconda parte cercher\u00f2 di argomentare come in occidente la violenza di tutti gli apparati di potere (governi, scienza, media, sanit\u00e0, giustizia, ecc.) a partire dalla pandemia si presenti come una variante ferocemente aggiornata della violenza coloniale.<\/p>\n<p>Per usare\u00a0<a href=\"https:\/\/jacobinitalia.it\/fanon-il-filosofo-delle-barricate\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">le parole di Frantz Fanon<\/a>, il colonialismo non sarebbe stato sostenibile nel tempo attraverso la sola violenza militare: \u00e8 solo quando i colonizzati accettano e interiorizzano la superiorit\u00e0 del colonizzatore, indossandone la maschera e provando vergogna per s\u00e9 stessi e la propria cultura, che il processo si pu\u00f2 dire effettivamente concluso. L\u2019auto-svuotamento identitario e le riscritture della storia in favore dei vincitori (e culturalmente egemoni) tuttavia non hanno caratterizzato solo le colonie al di l\u00e0 del mare, ma anche i margini interni dei paesi cosiddetti egemoni. \u00c8 il caso di tutti gli stati europei moderni sorti dopo la fluidit\u00e0 statuale medievale, Italia inclusa, dove il Risorgimento, ultimo fra i movimenti di uniformazione, come annotava Gramsci fu anche un processo di colonizzazione del Nord nei confronti del Sud.<\/p>\n<p>Edward Said nel suo testo chiave,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.allegoriaonline.it\/category\/allegoria-n-67\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>Orientalismo<\/em><\/a>\u00a0(1978), osservava che lo sguardo che l\u2019occidente posa sull\u2019oriente e il \u201csistema di rappresentazioni\u201d che ne deriva \u00e8 sempre un progetto\u00a0<em>politico<\/em>. Per le stesse ragioni, ogni forma di rappresentazione creata, gestita e diffusa dai poteri egemoni \u00e8 un\u00a0<em>atto politico<\/em>\u00a0di natura intrinsecamente\u00a0<em>coloniale\u00a0<\/em>e dunque violenta.<\/p>\n<p>Dunque per comprendere l\u2019attuale progetto politico delle \u00e9lites globaliste (che include i conflitti in corso, dall\u2019Ucraina alla Palestina) a mio parere \u00e8 necessario tornare ai classici del pensiero post-coloniale e decoloniale. Prendiamo il celebre passaggio del\u00a0<a href=\"https:\/\/www.labottegadelbarbieri.org\/discorso-sul-colonialismo-aime-cesaire\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>Discorso sul colonialismo<\/em><\/a>\u00a0(1955) dove Aim\u00e9 C\u00e9saire, scrittore, poeta e politico martinicano, propone il pi\u00f9 scandaloso e inaccettabile dei paragoni:\u00a0<em>ci\u00f2 che Hitler fece all\u2019Europa non \u00e8 diverso da ci\u00f2 che l\u2019Europa fece all\u2019Africa<\/em>. Per C\u00e9saire non si tratta di un semplice parallelismo. Hitler non \u00e8 un caso isolato, un mostro, un\u00a0<em>unicum<\/em>\u00a0fuori dalla storia, ma \u00e8 la conseguenza, e forse nemmeno la pi\u00f9 grave, della decivilizzazione e dell\u2019imbarbarimento del continente europeo:<\/p>\n<p>\u201cBisognerebbe innanzitutto studiare in che modo la colonizzazione contribuisce a decivilizzare il colonizzatore, ad abbrutirlo nel vero senso della parola, a degradarlo, risvegliare in lui quegli istinti reconditi di cupidigia, di violenza, di odio razziale, di relativismo morale\u2026 (\u2026). S\u00ec, varrebbe proprio la pena di studiare, clinicamente, in dettaglio, tutti i passi di Hitler e dell\u2019hitlerismo, per rivelare al borghese distinto, umanista, cristiano del XX secolo, che anch\u2019egli porta dentro di s\u00e9 un Hitler nascosto, rimosso; ovvero, che Hitler abita in lui, che Hitler \u00e8 il suo demone e che, pur biasimandolo, manca di coerenza, perch\u00e9 in fondo ci\u00f2 che non perdona a Hitler\u00a0<em>non \u00e8 il crimine in s\u00e9<\/em>, non \u00e8 il crimine contro l\u2019uomo, non \u00e8 l\u2019umiliazione dell\u2019uomo in quanto tale,\u00a0<em>ma il crimine contro l\u2019uomo bianco<\/em>, l\u2019umiliazione dell\u2019uomo bianco, il fatto di aver applicato in Europa quei trattamenti tipicamente coloniali che sino ad allora erano stati prerogativa esclusiva degli arabi d\u2019Algeria, dei\u00a0<em>coolie<\/em>\u00a0dell\u2019India e dei negri dell\u2019Africa\u201d.<\/p>\n<p>Il capitalismo occidentale, vieppi\u00f9 nella sua attuale versione digitale e autoritaria, sembra condannato a ripetere, su una scala sempre pi\u00f9 granulare, la violenza coloniale. Colonizzare, come abbiamo visto, non vuol dire solo schiavizzare e sterminare l\u2019indigeno, ma in generale violentare la diversit\u00e0, trasformandola in un elemento trascurabile prima, indesiderabile poi. Poich\u00e9 l\u2019obiettivo di tutti i colonialismi, intrinseci ed estrinseci, \u00e8 sempre lo stesso: la distruzione delle diversit\u00e0 culturali e biologiche e l\u2019introduzione di standard e modelli universalizzanti in campo politico, economico, alimentare, sanitario, sessuale, educativo, mediatico, ecc. Non importa quale forma assuma la diversit\u00e0, perch\u00e9 ogni alternativa epistemica per il potere (lo abbiamo visto con Said) \u00e8 potenzialmente eversiva. Per evitare che la conoscenza evolva in pericolosa coscienza politica il sistema mette in campo i propri enti certificatori delle\u00a0<em>verit\u00e0 accettabili<\/em>. Foucault usava il termine \u201cregimi di verit\u00e0\u201d (<em>r\u00e9gimes de v\u00e9ridiction<\/em>), perch\u00e9 secondo il filosofo francese non \u00e8 tanto importante stabilire cosa sia vero e cosa sia falso (scienza, anti-scienza, ecc.), ma possedere il tavolo su cui vero e falso fingono di giocare la loro partita (il\u00a0<em>croupier<\/em>\u00a0vince sempre). L\u2019importante \u00e8 avere il saldo controllo della filiera della\u00a0<em>veridizione<\/em>\u00a0che \u00e8 composta principalmente da tre livelli: accademie e centri di ricerca, apparati educativi di ogni ordine e grado e organi dell\u2019informazione. Oggi questi tre livelli sono tenuti insieme dal processo di piattaformizzazione, cio\u00e8 dalla progressiva trasformazione degli ex capisaldi della societ\u00e0 moderna in servizi online. Si tratta di uno slittamento complesso che implica anche un rimescolamento dei poteri, ma non dobbiamo farci illusioni sull\u2019esito di questi scontri. Come dimostra l\u2019evoluzione delle tecnologie di comunicazione, dal telegrafo alla rete, \u00e8 attraverso la creazione e imposizione di standard che gli imperi costruiscono e consolidano i loro poteri. La piattaformizzazione (e le cosiddette intelligenze artificiali che animeranno i loro servizi) \u00e8 l\u2019ennesima e forse la pi\u00f9 pericolosa incarnazione dell\u2019idea d\u2019impero coloniale, universale e monoculturale.<\/p>\n<p>Gli ultimi vent\u2019anni di autocolonialismo e militarizzazione di ogni interstizio, insieme al rafforzamento di standard anglofoni globali, che vanno dalla NATO all\u2019OMS, dal Fondo Monetario al WTO, da\u00a0<a href=\"https:\/\/digitcult.lim.di.unimi.it\/index.php\/dc\/article\/view\/110\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">GAFAM<\/a>\u00a0agli\u00a0<a href=\"https:\/\/www.roars.it\/gli-imperi-della-conoscenza-da-gafam-a-elsevier\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">oligopoli dell\u2019editoria scientifica<\/a>, hanno visto la parallela creazione di due categorie di umani residuali o indesiderabili (a volte sovrapponibili): gli<em>\u00a0schiavi digitali<\/em>\u00a0e i\u00a0<em>dissonanti<\/em>. In coerenza con il processo di auto-colonizzazione vengono introdotte e legittimate nuove forme di asservimento e autoasservimento, che vanno dal \u201clavoro\u201d inconsapevole che svolgiamo ogni secondo con il nostro smartphone (che viene monetizzato dalle applicazioni), a forme esplicite di sfruttamento della forza lavoro, come le\u00a0<a href=\"https:\/\/theconversation.com\/why-many-click-farm-jobs-should-be-understood-as-digital-slavery-83530\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">click farm<\/a>\u00a0e la vasta galassia dei\u00a0<a href=\"https:\/\/techcrunch.com\/2021\/04\/29\/the-gig-is-up-on-21st-century-exploitation\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>gig worker<\/em><\/a>. Ma la caratteristica forse pi\u00f9 evidente della schiavizzazione sono gli ossessivi e capillari meccanismi di controllo dei lavoratori oggi resi ancora pi\u00f9 distopici dall\u2019uso dell\u2019intelligenza artificiale. Non si tratta solo di gestione algoritmica dei rapporti di lavoro, con tutti i rischi che comporta, ma della raccolta e analisi sistematica, totale e h24, di tutte le interazioni dei lavoratori sulle\u00a0<a href=\"https:\/\/www.cnbc.com\/2024\/02\/09\/ai-might-be-reading-your-slack-teams-messages-using-tech-from-aware.html\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">piattaforme delle aziende<\/a>. Alla ricerca forse dello psicoreato, le aziende americane che usano tali\u00a0<em>software<\/em>\u00a0di IA (fra cui Walmart, Chevron, Starbucks e AstraZeneca: si parla dei dati di tre milioni di lavoratori) sprofondano in una dimensione sconosciuta dello sfruttamento, dove i legislatori sono impotenti, giacch\u00e9 tali attivit\u00e0 avvengono nella completa oscurit\u00e0.<\/p>\n<p>La seconda categoria rappresenta il riflesso condizionato generato dalle imposizioni del potere, quindi il rifiuto, l\u2019opposizione, la dissidenza; sono i \u201cno-qualcosa\u201d: no Nato, no global, no euro, no tav, no sbarchi, no ponte, no 5G e naturalmente no vax e no pass. Nella vasta galassia del \u201cno\u201d, vagano complottisti, negazionisti, ecc., ma spesso anche movimenti trasversali antisistema come i gilet gialli e recentemente gli agricoltori di tutta Europa. L\u2019abbrutimento, la regressione democratica e la decivilizzazione di cui parlava C\u00e9saire hanno raggiunto il culmine durante la pandemia, dove qualsiasi barriera, qualsiasi filtro fra gli obiettivi del potere e le pulsioni delle masse \u00e8 crollato. In particolare, nei ceti medio-alti d\u2019Europa e dei paesi CANZUS (Canada, Australia, Nuova Zelanda e Stati Uniti) si \u00e8 arrivati a una pressocch\u00e9 totale identificazione fra governi e governati (con tratti di schizofrenia nelle fasce ex \u201cantisistema\u201d e progressiste). I meccanismi che hanno prodotto questa saldatura fra l\u2019opinione pubblica\u00a0<em>mainstream<\/em>\u00a0e la violenza governativa sono stati analizzati in molteplici studi che non \u00e8 possibile qui riassumere, ma a ogni modo il passaggio dalla pseudo-tolleranza alla criminalizzazione \u00e8 stato frettoloso e inesorabile. (Mi sia permesso un inciso: il vero antenato del green pass non furono le tessere nazi-fasciste o i vari marchi impressi sui corpi dei reietti di ogni epoca, ma le impronte digitali. Come ricorda lo storico\u00a0<a href=\"https:\/\/www.academia.edu\/39796484\/Carlo_Ginzburg_Radici_di_un_paradigma_indiziario_Miti_emblemi_spie_Morfologia_e_storia_Torino_Einaudi_1986_pp_158_209\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Carlo Ginzburg<\/a>, l\u2019impronta digitale fu la perversa appropriazione indebita da parte dei colonizzatori britannici di pratiche indigene di origine probabilmente rituale. L\u00ec dove l\u2019indigeno percepisce il sacro, l\u2019uomo bianco vede il dominio.)<\/p>\n<p>Grazie a strumenti legalizzati di sorveglianza di massa come\u00a0<a href=\"https:\/\/www.agendadigitale.eu\/sicurezza\/privacy\/regolamento-chatcontrol-ovvero-la-sorveglianza-di-massa-anche-in-europa\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Chat control<\/a>\u00a0e\u00a0<a href=\"https:\/\/www.eff.org\/deeplinks\/2022\/02\/enforcement-overreach-could-turn-out-be-real-problem-eus-digital-services-act\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Digital Service Act<\/a>\u00a0oggi chi dissente nel migliore dei casi pu\u00f2 essere silenziato o censurato, nel peggiore pu\u00f2 essere accusato di una serie di reati: questi sono gli esiti politici della violenza epistemica. Come ricordavamo, il meccanismo coloniale non si pu\u00f2 fermare finch\u00e9 non ha distrutto o assorbito completamente il rappresentante di una conoscenza illegittima e pericolosa: potremmo definire questo individuo un\u00a0<em>barbaro epistemico<\/em>, il quale viene assunto a simbolo di una alterit\u00e0 incomprensibile e ripugnante. In questo furore fagocitante persino il \u201cvecchio\u201d capitalismo, ancora basato sulla lotta fra classi di\u00a0<em>esseri umani<\/em>, pu\u00f2 divenire un ostacolo al processo di de-civilizzazione autocoloniale (e digitale).<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image alignwide size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-38099 lazyloaded\" src=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/surveillance-2616771_960_720-696x464-2.webp\" alt=\"\" width=\"696\" height=\"464\" data-srcset=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/surveillance-2616771_960_720-696x464-2.webp 696w, https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/surveillance-2616771_960_720-696x464-2-300x200.webp 300w\" data-src=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/surveillance-2616771_960_720-696x464-2.webp\" data-sizes=\"(max-width: 696px) 100vw, 696px\" \/><\/figure>\n<p>Ma, arrivati sin qui, per coerenza rispetto al ragionamento fatto, occorre anche affermare che cos\u00ec come il colonialismo storico provoc\u00f2 movimenti di liberazione epocali, la colonizzazione o auto-colonizzazione dell\u2019occidente pu\u00f2 rivelarsi, specialmente per l\u2019Europa, una formidabile occasione per fare i conti una volta per tutte con la propria storia. Arrivo cos\u00ec al bellissimo testo citato in esergo:\u00a0<em>I bianchi, gli ebrei e noi. Verso una politica dell\u2019amore rivoluzionario<\/em>\u00a0di Houria Bouteldja, francese di origine algerina (dunque donna e musulmana, due categorie che in occidente siamo abituati a scindere). Un libro brillante, controverso e indigesto sia ai monopoli del consenso sia a quelli del dissenso. Fondatrice in Francia del\u00a0<em>Parti des Indig\u00e8nes de la Republique<\/em>\u00a0(sciolto nel 2020) e leader del movimento decoloniale, negli ultimi anni Bouteldja ha sviluppato una riflessione politica basata sul concetto di \u201cstato razziale\u201d e sulla ricerca di alternative pacifiche \u00aba una societ\u00e0 occidentale in declino\u00bb. Oggi Bouteldja\u00a0<a href=\"https:\/\/www.machina-deriveapprodi.com\/post\/lo-stato-razziale-e-l-autonomia-dei-movimenti-decolonialiun-intervista-a-houria-bouteldja-e-louisa\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">legge<\/a>\u00a0la crisi delle classi popolari bianche francesi come una opportunit\u00e0 per saldare la protesta antirazzista dei \u201cbarbari\u201d delle\u00a0<em>banlieue<\/em>\u00a0con quella dei \u201cbifolchi\u201d (<em>beaufs<\/em>), i\u00a0<em>petit blancs<\/em>\u00a0schiacciati dalle feroci politiche neoliberiste dell\u2019Unione Europea. \u00abLa barbarie che arriva\u00bb, scrive, \u00abnon ci risparmier\u00e0, ma non risparmier\u00e0 nemmeno voi\u00bb. \u00c8 necessario allora un luogo d\u2019incontro \u00aball\u2019incrocio dei nostri interessi comuni \u2013 la paura della guerra civile e del caos \u2013 l\u00e0 dove si possano annullare le razze e dove sia prevista la nostra uguale dignit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p>La scrittrice franco-algerina si scaglia poi contro alcuni dei totem progressisti delle moderne societ\u00e0 occidentali che considera tuttavia inscindibili dal \u201ccrimine coloniale\u201d: diritti dell\u2019uomo, universalismo, umanesimo, femminismo, terzomondismo, marxismo. A proposito del rapporto fra colonialismo e Rivoluzione francese, scrive: \u00abci\u00f2 che voglio dire, sorelle, \u00e8 che le societ\u00e0 europee erano orrendamente ingiuste verso le donne (\u2026) ma che queste, grazie all\u2019espansione capitalista e coloniale, hanno ampiamente migliorato la propria condizione a detrimento dei popoli colonizzati\u00bb. \u00c8 nella pagina successiva, citando lo scrittore e poeta afroamericano James Baldwin, figura di spicco del movimento per i diritti civili, che si arriva al cuore\u00a0<em>politico<\/em>\u00a0della questione:<\/p>\n<p>\u201cA Baldwin che le rimproverava [a Audre Lord] di imputare troppo agli uomini neri, la femminista afroamericana risponde: \u00abIo non biasimo gli uomini neri. Ci\u00f2 che dico \u00e8 che bisogna che noi rivediamo il nostro modo di combattere la nostra oppressione comune, perch\u00e9 se non lo facciamo ci autodistruggeremo [<em>we\u2019re gonna be blowing each other up<\/em>].\u00bb (\u2026) Baldwin replica: \u00abMa questo significa che dobbiamo ridefinire i termini dell\u2019Occidente\u00bb\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019affermazione di Lord sulla possibilit\u00e0 di un conflitto \u201cmortale\u201d fra oppressi, senza negarne la problematicit\u00e0 e specificit\u00e0, suona come una profezia in linea con un\u2019altra profezia, fatta da un personaggio che certo poco aveva a che vedere con le Pantere Nere, ma molto con la disobbedienza civile e la lotta al colonialismo: Gandhi. Non mi sembra un caso che nelle utopiche conclusioni di\u00a0<em>I bianchi, gli ebrei e noi<\/em>, appaia una lunga citazione di Ashis Nandy, un importante studioso del pensiero gandhiano. In\u00a0<em>Hind Swaraj<\/em>, l\u2019incendiario atto di accusa nei confronti della modernit\u00e0 occidentale, Gandhi scrisse che un incontro fra Occidente e Oriente sarebbe stato possibile solo se l\u2019Occidente avesse rinunciato alla civilt\u00e0 moderna basata sulla violenza. Se questo non fosse accaduto, non solo non si sarebbe avuto un incontro, ma l\u2019Oriente avrebbe fatalmente seguito l\u2019Occidente, divenendo un suo\u00a0<em>doppio<\/em>, fino alla collisione finale fra i due mondi. Esattamente ci\u00f2 che sta avvenendo.<\/p>\n<p>Osservare la violenza di cui siamo soggetto-oggetto, allora, \u00e8 forse l\u2019unico modo per uscire dal secolare inganno che contrappone i \u201csacrificati\u201d d\u2019Europa a quelli dell\u2019ex terzo mondo. Il movimento pi\u00f9 radicalmente e genuinamente rivoluzionario che ci attende \u00e8 quello di iniziare a considerarci non come popoli perdenti o vincitori su una scacchiera geopolitica manipolata da vecchi e nuovi imperi, ma come popoli\u00a0<em>diversamente<\/em>\u00a0<em>oppressi<\/em>. Non sono cos\u00ec ingenuo o idealista da non vedere che esistono vari gradi di oppressione, diseguaglianze e discriminazione. Il capitalismo ha trionfato creando l\u2019illusione dei privilegi di casta: all\u2019esterno la favola \u201cqui \u00e8 la democrazia e il benessere, di l\u00e0 sanguinose dittature e miseria\u201d; all\u2019interno la contrapposizione fra diseredati, nelle combinazioni pi\u00f9 varie a seconda di convenienze e stagioni. Ma oltre al fatto che queste illusioni stanno svanendo velocemente, come suggerisce Bouteldja, forse noi stessi, in quanto bianchi ed europei (certamente lo \u00e8 chi scrive), siamo un\u2019\u201cinvenzione\u201d, una delle tante categorie di comodo \u2013 stili di vita, strutture di pensiero, codici, epistemologie \u2013 create dalle \u00e9lite per perpetuare il loro dominio. Non diversamente da chi \u00e8 stato storicamente oppresso in nome di un benessere che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9, siamo personaggi subalterni; oggi confinati nella bolla afona dei social, domani\u00a0<em>tutti<\/em>, bianchi e neri, neo o auto-colonizzati, dispositivi\u00a0<a href=\"https:\/\/www.italiani.net\/2023\/12\/13\/european-digital-id-wallet\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">gestiti da remoto<\/a>. Da questo punto di vista, l\u2019esperimento coloniale definitivo, quello dove \u00e8 pi\u00f9 evidente la trasformazione violenta della societ\u00e0, abita nel cuore dell\u2019Europa. E il vero processo di decolonizzazione non pu\u00f2 che iniziare all\u2019interno dei nostri confini e delle nostre coscienze. Prendendo atto che l\u2019Africa e tutto il Sud del mondo hanno molto da insegnarci.<\/p>\n<p><strong>Domenico Fiormonte<\/strong>\u00a0(<em>docente di Sociologia della Comunicazione presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Roma Tre<\/em>)<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/giubberossenews.it\/2024\/03\/17\/dal-colonialismo-sanitario-ai-barbari-epistemici-la-nuova-africa-e-leuropa\/\">https:\/\/giubberossenews.it\/2024\/03\/17\/dal-colonialismo-sanitario-ai-barbari-epistemici-la-nuova-africa-e-leuropa\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GIUBBE ROSSE NEWS (Redazione) Alla fine di febbraio 2024 un gruppo di scienziati africani riuniti sotto la sigla del \u201cPan-Africa Epidemic and Pandemic Working Group\u201d ha diffuso un duro\u00a0documento\u00a0di critica del cosiddetto \u201cTrattato Pandemico\u201d dell\u2019OMS, che viene definito apertamente uno strumento di ricolonizzazione: \u201cUn approccio specifico per l\u2019Africa dovrebbe sostituire l\u2019approccio sempre pi\u00f9 colonialista di coloro che ora controllano l\u2019agenda dell\u2019OMS. I governi africani devono rivendicare il diritto di scrutinare il ruolo degli organismi&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":109,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-lZI","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/84550"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/109"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=84550"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/84550\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":84551,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/84550\/revisions\/84551"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=84550"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=84550"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=84550"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}