{"id":84552,"date":"2024-03-21T11:30:46","date_gmt":"2024-03-21T10:30:46","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=84552"},"modified":"2024-03-19T11:03:17","modified_gmt":"2024-03-19T10:03:17","slug":"netanyahu-e-il-sogno-incubo-sionista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=84552","title":{"rendered":"Netanyahu e il sogno (incubo) sionista"},"content":{"rendered":"<p><strong>di GLI ASINI (Maurizio Braucci)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-large size-large wp-post-image\" src=\"https:\/\/gliasinirivista.org\/wp-content\/uploads\/nuova-opera-Laika-per-la-Palestina.jpg\" alt=\"\" width=\"382\" height=\"616\" \/><\/p>\n<p>Jean Pierre Filiu, docente di Storia del Medioriente all\u2019Istituto di studi politici di Parigi, ha pubblicato nel 2018 il libro dal titolo <em>Main Basse sur Isra\u00ebl. Netanyahou et la fin du r\u00eave sioniste<\/em>\u00a0(<em>A mani basse su Israele. Netanyahu e la fine del sogno sionista<\/em>, \u00c9ditions La D\u00e9couverte), non ancora tradotto in italiano.<\/p>\n<div class=\"entry_content\">\n<div class=\"the_content\">\n<div class=\"hentry\">\n<p>Lo storico francese \u00e8 noto in Italia come co-autore \u2013 insieme a David B. \u2013 del saggio a fumetti\u00a0<em>Il mio migliore nemico<\/em>\u00a0(Rizzoli Lizard, 2012) ma ha prodotto almeno una dozzina di libri sul Medio Oriente e sulla sua relazione con gli Stati Uniti.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 il suo primo lavoro su Israele, 223 pagine da leggere per capire le cause della situazione attuale in Palestina. Dopo i massacri del 7 ottobre e mentre nella Striscia di Gaza si perpetua una delle pi\u00f9 grandi tragedie della storia contemporanea, la lettura di questo libro conferma che la visione del mondo presente ha bisogno di interpretazioni aggiornate.<\/p>\n<p>Come racconta Filiu, \u00abIl progetto di questo libro nasce il 20 ottobre 2015. Quel giorno, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu parl\u00f2 davanti al Congresso sionista mondiale a Gerusalemme, alla vigilia di una visita ufficiale in Germania. Egli present\u00f2 in questi termini l\u2019udienza concessa da Adolf Hitler, il 28 novembre 1941, a Hajj Amine al-Husseini, gran mufti di Gerusalemme, esiliato fuori dalla Palestina dal 1937: \u201cVol\u00f2 a Berlino. Hitler allora non voleva sterminare gli ebrei. E Hajj Amine al-Husseini and\u00f2 da Hitler e disse: \u2018Se li espelli, verranno tutti qui\u2019. \u2018Cosa dovrei fare con loro\u2019, chiese. Lui rispose: \u2018Bruciateli!\u2019\u201d.<\/p>\n<p>Questa menzognera versione dei fatti venne subito confutata dentro e fuori Israele, e lo fece con arguzia anche Zehava Gal-On, presidente del partito di sinistra Meretz, quando dichiar\u00f2: \u201cForse i 33.771 ebrei assassinati a Babi Yar [nei pressi di Kiev] nel settembre 1941, due mesi prima che il mufti incontrasse Hitler, dovrebbero essere riesumati e informati che i nazisti non volevano distruggerli!\u201d. Questa menzogna rinforza le convinzioni di chi ha sempre creduto che la violenza contro i Palestinesi avesse una motivazione etica.<br \/>\nUno dei padri di questa visione \u00e8 stato Zeev Jabotinsky (1880-1940), promotore del revisionismo sionista in contrasto con i gruppi sionisti di sinistra, al tempo maggioritari, e fondatore nella prima met\u00e0 del \u2019900 del gruppo paramilitare Irgun, composto dai delusi dalla politica britannica verso le prime colonie ebree in Palestina e autore di attentati e stragi. Il padre di Benjamin Netanyahu, Benzion, era stato uno stretto collaboratore di Jabotinsky e nel 2006 suo figlio, divenuto Primo Ministro, ha commemorato con l\u2019apposizione di una targa l\u2019attentato di sessant\u2019anni prima all\u2019Hotel King David di Gerusalemme in cui morirono 91 persone, in maggioranza britannici e arabi, per mano dell\u2019Irgun.<\/p>\n<p>Notevole \u00e8 la strategia di giustificazione di Netanyhau alle accuse di aver celebrato il terrorismo sionista proprio mentre scriveva libri e teneva conferenze contro il terrorismo internazionale. L\u2019esplosione del 22 luglio 1946, che caus\u00f2 un\u2019ondata repressiva britannica verso le colonie ebraiche e il ripudio della lotta armata da parte del sionismo di sinistra capeggiato da Ben Gurion, venne annunciata pochi minuti prima da una telefonata alla reception dell\u2019hotel da parte dell\u2019Irgun. Per questo Netanyahu ha dichiarato in un\u2019intervista: \u00ab\u00c8 essenziale non confondere i gruppi terroristici con i combattenti per la libert\u00e0, l\u2019azione terroristica con l\u2019azione militare legittima. [\u2026] Immaginate che Hamas o Hezbollah chiami il quartier generale di Tel Aviv e dica: \u201cAbbiamo piazzato una bomba e vi chiediamo di evacuare la zona\u201d\u00bb.<\/p>\n<p>Il fine di questa lotta sionista, teorizzata da Jabotinsky e trasmessa da Benzion Netanyahu a suo figlio Benjamin, \u00e8 quello della creazione di uno stato \u201cebraico\u201d su una o ambedue le sponde del fiume Giordano, ed \u00e8 la linea politica guida del partito Likud dalla fine del secolo scorso.<\/p>\n<p>Filiu non si limita a indagare le radici nel revisionismo sionista, ma mette in luce anche la strategia militare contro il terrorismo e le Jihad palestinesi adottata da Netanyahu. L\u2019evento scatenante di questa strategia \u00e8 il dirottamento di un aereo Air France in volo da Parigi a Tel-Aviv il 27 giugno del 1976 da parte di due terroristi della RAF tedesca e di altri due di un gruppo dissidente del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina (l\u2019OLP condann\u00f2 subito l\u2019azione), che presero in ostaggio quasi 150 persone. I dirottatori costrinsero i piloti ad atterrare ad Entebbe in Uganda e da qui chiesero la liberazione di 53 prigionieri politici, detenuti tra la Germania dell\u2019Ovest e Israele.<br \/>\nIl Primo Ministro laburista Yitzhak Rabin affid\u00f2 l\u2019azione di intervento all\u2019unit\u00e0 militare Sayeret Matkal, di cui aveva fatto parte fino a pochi anni prima Benjamin Netanyahu insieme ai suoi fratelli. Il commando che atterr\u00f2 all\u2019aeroporto ugandese era guidato dal fratello maggiore di Benjamin, Jonathan, il quale perse la vita nell\u2019azione che port\u00f2 alla liberazione di 102 ostaggi su 105 e all\u2019uccisione di tutti i terroristi.<\/p>\n<p>La morte del fratello segna profondamente il giovane Benjamin che, dopo aver creato una fondazione intitolata a Jonathan molto attiva nelle relazioni politiche con gli Stati Uniti, decise di entrare in politica nel 1988. Diventer\u00e0 leader del Likud nel 1993.<\/p>\n<p>Molto attento alla propaganda mediatica, Bibi Netanyahu dimostrer\u00e0 da sempre massima intolleranza verso le azioni militari palestinesi, secondo la linea per cui bisogna \u201ccombattere il terrorismo come se non ci fossero negoziati, negoziando come se non ci fosse il terrorismo\u201d. Giunto ai vertici del Likud mentre era Primo Ministro il laburista Yitzhak Rabin, impegnato negli accordi di pace di Oslo voluti dal Presidente Usa Clinton, Netanyahu si mette a capo di una crociata contro quello che ritiene un tradimento del sogno sionista: \u00abLa firma a Washington, il 28 settembre 1995, di un nuovo accordo tra Israele e l\u2019OLP, denominato \u201cOslo 2\u201d, infiamm\u00f2 ancora di pi\u00f9 gli animi. La Cisgiordania, da cui Gerusalemme Est resta esclusa, \u00e8 infatti divisa in aree di teorica esclusiva autorit\u00e0 palestinese (A), giurisdizione condivisa (B) ed esclusivo controllo israeliano (C). La Zona A rappresenta solo il 3% del territorio rispetto al 24% della Zona B, che lascia tre quarti della Cisgiordania, compresi tutti gli insediamenti, sotto l\u2019occupazione israeliana. Ma Netanyahu sta conducendo una campagna virulenta contro le concessioni che ritiene colpevoli e sta costringendo Rabin ad accontentarsi di un voto di approvazione molto risicato alla Knesset, con 61 deputati contro 59. Il fatto che i parlamentari arabi in questa occasione abbiano salvato il governo laburista permette a Bibi di insistere ora sul fatto che non c\u2019\u00e8 mai stata una maggioranza ebraica e sionista ad approvare \u201cOslo 2\u201d\u00bb.<\/p>\n<p>La campagna di Netanyahu contro gli accordi di Oslo firmati da Yitzhak Rabin e Yasser Arafat, \u00e8 violenta e conta soprattutto sulla mobilitazione dei coloni pi\u00f9 agguerriti: \u00abBenyamin Ben-Eliezer, uno dei ministri pi\u00f9 vicini a Rabin, fu violentemente aggredito non lontano dalla Knesset. Ben-Eliezer incontr\u00f2 Netanyahu il giorno dopo per indurlo ad assumersi\u00a0 la responsabilit\u00e0 di questi eccessi: \u201cDevi trattenere la tua gente altrimenti finir\u00e0 con un omicidio\u201d. Il leader del Likud, per\u00f2, non d\u00e0 seguito a questo avvertimento, mentre ascolta solo le richieste di moderazione trasmesse in via eccezionale dallo Shin Bet, il servizio di sicurezza interno israeliano. Il 1\u00b0 novembre 1995 Rabin denunci\u00f2 in televisione la malafede di Netanyahu e ritenne inutile dialogare con lui in queste condizioni. Tre giorni dopo, il primo ministro israeliano fu assassinato a bruciapelo, all\u2019uscita di una riunione pacifista, da Yigal Amir, un fanatico sostenitore di Eretz-Israel, che giustific\u00f2 cos\u00ec il suo crimine: \u201cHo ucciso per salvare lo Stato di Israele. Chiunque mette in pericolo il popolo ebraico merita la morte\u201d. Netanyahu ovviamente si unisce all\u2019unanimit\u00e0 nazionale nel rendere omaggio al defunto leader. Ma la vedova di Rabin accett\u00f2 solo con riluttanza le sue condoglianze e lo \u201crimprover\u00f2\u201d pubblicamente di aver contribuito al \u201cclima\u201d detestabile che precedette, e senza dubbio incoraggi\u00f2, l\u2019omicidio\u00bb.<\/p>\n<p>Nel 1996 Netanyahu viene eletto primo ministro, il pi\u00f9 giovane della storia di Israele, e lo sar\u00e0 per altri sei mandati fino ad oggi, stringendo coalizioni politiche con i leader dei partiti di estrema destra. Il pi\u00f9 importante \u00e8 Avigdor Lieberman di Israel Beytenou, pi\u00f9 volte ministro nei governi di Netanyahu che rivendica di essere il vero erede di Jabotinsky.<br \/>\nNel 2009 Nicolas Sarkozy chiede a Netanyahu di sbarazzarsi di questo ultranazionalista, autore tra l\u2019altro di una legge per cui ogni non ebreo che voglia chiedere la cittadinanza deve giurare fedelt\u00e0 allo stato israeliano in quanto stato ebraico. A questo si somma la vicinanza opportunistica del primo ministro agli ebrei ultraortodossi, che supporta con leggi e provvedimenti che prevaricano le altre correnti religiose ebraiche e ancor pi\u00f9 i laici e le donne.<\/p>\n<p>Nella sua lotta contro il terrorismo, Netanyahu provoca una grave crisi con re Hussein di Giordania: \u00abQuando i commandi di Hamas colpirono Gerusalemme due volte nell\u2019estate del 1997, il primo ministro israeliano aveva appena concluso le operazioni antiterrorismo e di eliminazione \u201cmirata\u201d in Cisgiordania e Gaza. Decise quindi di vendicarsi del massimo leader di Hamas allora in libert\u00e0, Khaled Mechaal, capo dell\u2019Ufficio Politico (lo sceicco Ahmed Yassine, fondatore e leader supremo di Hamas, \u00e8 imprigionato in Israele dal 1989). A Netanyahu non importa che Meshaal non abbia autorit\u00e0 diretta sulle brigate Qassam, il braccio armato di Hamas, responsabili degli attentati, n\u00e9 che sia cittadino giordano, residente ad Amman dal 1990. Il primo ministro israeliano pianifica con il boss del Mossad, Danny Yatom, l\u2019assassinio di Mechaal, senza che lo stato maggiore ne fosse informato. Una squadra di otto spie israeliane si rec\u00f2 ad Amman nel settembre 1997 e due di loro, con passaporti canadesi falsi, riuscirono a inoculare a Mechaal un veleno ad azione lenta. Il piano era quello di consentire all\u2019intera squadra di ritirarsi dalla Giordania prima della morte clinica del leader islamista. Ma due criminali del Mossad vengono intercettati dalla sicurezza giordana e le loro identit\u00e0 vengono rivelate. Solo due dei loro complici riescono a fuggire in Israele, mentre gli altri quattro agenti segreti trovano rifugio nella loro ambasciata ad Amman. Re Hussein, informato molto rapidamente, era tanto pi\u00f9 furioso per questa violazione della sovranit\u00e0 della Giordania in quanto lui stesso aveva appena trasmesso a Israele un\u2019offerta di tregua da parte di Hamas per un periodo di trent\u2019anni\u00bb.<\/p>\n<p>La visione di Netanyahu per quanto riguarda i Palestinesi \u00e8 molto chiara: nessuno stato per loro ma un regime di apartheid a livelli crescenti: \u00abNetanyahu allarga le divisioni tra quattro categorie di civili palestinesi con diritti sempre pi\u00f9 degradati, prima gli arabi di Israele, poi i residenti di Gerusalemme Est, poi gli abitanti della Cisgiordania e infine quelli di Gaza. La punizione collettiva cos\u00ec inflitta alla popolazione di questo territorio sovrappopolato innesca una mobilitazione culminata con l\u2019invio, nel maggio 2010, di una \u201cflottiglia di pace\u201d a Gaza, carica di aiuti umanitari. L\u2019esercito israeliano intercetta una nave turca in acque internazionali e uccide nove persone a bordo. Il primo ministro Erdogan accusa Israele di \u201cterrorismo di Stato\u201d, sospende la cooperazione militare ed espelle l\u2019ambasciatore di stanza ad Ankara. La reazione internazionale \u00e8 tale che Netanyahu decide di allentare il blocco di Gaza\u00bb.<\/p>\n<p>Il rapporto tra Netanyahu e gli Stati Uniti \u00e8 un altro aspetto importante del libro. Filiu racconta come attraverso la lobby dell\u2019AIPAC (American Israel Public Affairs Committee) le relazioni del politico israeliano siano pi\u00f9 strette con i Repubblicani, mediocri col presidente Clinton e pessime con Obama, fino al punto di cercare in tutti i modi di boicottare l\u2019accordo di quest\u2019ultimo sul nucleare con l\u2019Iran.<br \/>\nDal canto loro, gli Usa decidono l\u2019aumento dei fondi per l\u2019aiuto militare verso Israele ma allo stesso tempo permettono nel 2016 di far passare una risoluzione dell\u2019Onu che condanna la creazione di nuove colonie nei territori palestinesi. Con Donald Trump l\u2019idillio \u00e8 completo. A partire dal 2016 la Casa Bianca non \u00e8 pi\u00f9 mediatrice, ma schierata sul campo israeliano con Netanyahu. Il presidente palestinese Abbas interrompe le relazioni diplomatiche con gli USA dopo che Trump ha riconosciuto Gerusalemme come capitale di Israele e ha sanzionato l\u2019UNRWA, l\u2019agenzia che supporta umanitariamente il popolo palestinese.<\/p>\n<p>Il proposito di Netanyahu \u00e8 portare la maggioranza degli ebrei del pianeta a vivere in Israele. Attraverso la \u201clegge del ritorno\u201d \u00e8 stata concessa la cittadinanza a discendenti di ebrei o congiunti di ebrei fino alla seconda generazione. Ma questa politica \u00e8 zeppa di contraddizioni nei confronti dell\u2019antisemitismo.<br \/>\nUna di quelle raccontate nel libro di Filiu riguarda il miliardario ebreo ungherese Soros che, con la sua Human Rights Watch, sostiene il popolo palestinese. Suo grande avversario \u00e8 anche il primo ministro dell\u2019Ungheria Orban. Scrive Filiu: \u00abIl governo ungherese del molto populista Viktor Orban accusa Soros di sostenere i gruppi di opposizione (attraverso la sua fondazione Open Society), di promuovere l\u2019immigrazione musulmana (favorendo l\u2019accoglienza dei rifugiati mediorientali) e di minare la stabilit\u00e0 del paese (osando criticare Budapest all\u2019estero). L\u2019offensiva anti-Soros ha assunto connotati antisemiti e cospiratori nell\u2019estate del 2017, con una campagna di manifesti governativi che proclamava \u201cNon lasciare che Soros rida per ultimo\u201d, sullo sfondo di una fotografia del miliardario che sorride. L\u2019ambasciatore israeliano a Budapest, sostenuto dalla sua gerarchia, ha protestato contro una campagna che \u201cnon solo evoca tristi ricordi, ma semina odio e paura\u201d. Ma Netanyahu, che \u00e8 il ministro degli Esteri di se stesso, ha costretto il suo corpo diplomatico a sconfessare e questa volta ad accusare Soros di \u201cminare i governi israeliani democraticamente eletti finanziando organizzazioni che diffamano lo Stato ebraico\u201d\u00bb.<\/p>\n<p>L\u2019ultimo capitolo \u00e8 dedicato ai dossier giudiziari contro Netanyahu. Mentre il laburista Rabin si era dimesso da capo di governo nel 1977 solo perch\u00e9 si era scoperto che sua moglie aveva un conto bancario negli Stati Uniti, il leader del Likud naviga da anni tra continue inchieste giudiziarie.<br \/>\nSi tratta di accuse di concussione, corruzione, frode e abuso d\u2019ufficio che potrebbero costargli fino a 10 anni di carcere. A gennaio 2023, il governo israeliano ha avviato una radicale riforma giudiziaria che favorisce il potere politico nelle questioni spettanti oggi alla magistratura e che, tra l\u2019altro, influirebbe sui processi a carico del leader Likud. Le proteste di piazza contro questo piano di riforme sono state le pi\u00f9 grandi agitazioni di base nella storia del Paese. I fatti del 7 ottobre e il conseguente attacco a Gaza hanno distratto l\u2019attenzione mediatica dalle tensioni interne.<\/p>\n<p>Nell\u2019epilogo del libro, Filiu scrive \u00abGiunti alla fine di questo libro, non si pu\u00f2 fare a meno di rimanere turbati dalla combinazione di perversit\u00e0 e mediocrit\u00e0 che caratterizza il personaggio principale, Benjamin Netanyahu. Che un popolo pieno di intelligenza, talento ed energia come il popolo di Israele si sia arreso e si arrenda ancora a un tale ciarlatano \u00e8 profondamente inquietante. Certamente, l\u2019America di Trump ci ricorda che le grandi democrazie possono andare alla deriva sotto l\u2019influenza di un demagogo. Ma \u00e8 in Medio Oriente che Netanyahu fomenta odio e paura, che se ne nutre e a sua volta li nutre\u00bb.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/gliasinirivista.org\/netanyahu-e-il-sogno-incubo-sionista\/\">https:\/\/gliasinirivista.org\/netanyahu-e-il-sogno-incubo-sionista\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GLI ASINI (Maurizio Braucci) Jean Pierre Filiu, docente di Storia del Medioriente all\u2019Istituto di studi politici di Parigi, ha pubblicato nel 2018 il libro dal titolo Main Basse sur Isra\u00ebl. Netanyahou et la fin du r\u00eave sioniste\u00a0(A mani basse su Israele. Netanyahu e la fine del sogno sionista, \u00c9ditions La D\u00e9couverte), non ancora tradotto in italiano. 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