{"id":84556,"date":"2024-03-21T09:28:52","date_gmt":"2024-03-21T08:28:52","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=84556"},"modified":"2024-03-19T11:31:10","modified_gmt":"2024-03-19T10:31:10","slug":"filosofia-della-pantofola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=84556","title":{"rendered":"Filosofia della pantofola"},"content":{"rendered":"<p><strong>di DOPPIOZERO (Gianfranco Marrone)<\/strong><\/p>\n<p>Il termine \u2018pantofolaio\u2019 \u00e8 stato a lungo, se non un insulto personale, uno stigma sociale. Non riferito al fabbricante di babbucce, naturalmente, ma per il secondo significato della parola che troviamo in tutti i dizionari: pigro, immobilista, abitudinario e dunque, per conseguenza, indolente, sciatto, spento, noioso. Lo si usava, per esempio, per chi preferiva un film alla discoteca, un libro a una partita di calcio, un pomeriggio davanti alla televisione piuttosto che una scarpinata in montagna. Qualcuno, insomma, che sceglieva la vita casalinga rispetto a quella all\u2019aperto e, con questo, detestava la laboriosit\u00e0, il sodo impegno lavorativo. Uno sfaccendato programmatico, un nullafacente, un ostinato parassita.<\/p>\n<p>La povera, comoda, consolante pantofola \u2013 simbolo involontario di tutto questo \u2013 diventava cos\u00ec un oggetto stantio, antiestetico, negazione d\u2019ogni erotismo. Accessorio timidamente casalingo, questa scarpetta morbida e pelosa sapeva di antico, di antidiluviano, anzi di vecchio: cos\u00ec come chi, Oblomov senza saperlo, pi\u00f9 o meno privatamente la indossava. I suoi sinonimi fanno inorridire: pianella, ciabatta, babbuccia\u2026 Che orrore: \u00e8 l\u2019appiattimento, la tristezza, il lasciarsi andare della persona anziana che, nel grigiore del tinello di casa, mette in fila le delusioni accumulate nel corso di un\u2019esistenza comunque assai poco tumultuosa.<\/p>\n<p>Orrore? Beh, forse \u00e8 il caso di misurare le parole, di riorientarle aprendo gli occhi. Di orrori, in giro, ce ne sono tanti e di ben altra dimensione e gravit\u00e0. Sono ritornate \u2013 amplificate e moltiplicate \u2013 le guerre, le violenze, le carestie, le epidemie, i disastri, gli abomini, i genocidi e chi pi\u00f9 ne ha pi\u00f9 ne metta: come fanno i media, che inanellano brutture a ritmo incessante. Anzi, per meglio dire, non \u00e8 che tutto ci\u00f2 sia ritornato; pensarlo presupporrebbe che ce ne eravamo liberati. Quel che \u00e8 venuto meno \u00e8 piuttosto l\u2019illusione \u2013 tanto ingenua quanto persistente \u2013 che le magnifiche sorti e progressive dell\u2019umanit\u00e0 e del mondo intero avrebbero potuto portare progresso e pace. Cos\u00ec, non abbiamo paura dei disastri individuali e collettivi.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/Screenshot%202024-03-18%20alle%2013.42.58.png\" alt=\"n\" width=\"800\" height=\"877\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"dbdbbdbd-c7da-4e39-974b-e44548c9943c\" \/><\/p>\n<p>Abbiamo paura di provare paura, perch\u00e9 sappiamo di non aver nulla che possa eliminarlo, questo sgomento, trasformandolo in preoccupazione permanente, in ansia generalizzata e continua, in sentimento cupo che allontana ogni possibile soluzione. Il mondo stesso ci invita a coltivare panico a lunga gittata. Greta Thunberg, nel 2019 a Davos, lo ha detto molto chiaramente: \u201cNon voglio la vostra speranza, non voglio il vostro ottimismo, voglio farvi percepire la paura, la paura che mi accompagna ogni giorno\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019unica via d\u2019uscita, potremmo dire, \u00e8 allora l\u2019entrata, il ritiro a casa, il rintanarsi fra quattro mura, il rifugio nella quotidianit\u00e0 casalinga. La pandemia, da questo punto di vista, non ha inventato nulla di nuovo: ha fatto diventare dovere sociale quel che era un volere individuale preesistente, insegnando tutt\u2019al pi\u00f9 \u2013 e cos\u00ec torna l\u2019infraordinario che, come al solito, tutto spiega \u2013 a lavarci per bene le mani. Detto in altri termini \u2013 come spiega il filosofo francese Pascal Bruckner in\u00a0<em>La sacra pantofola<\/em>\u00a0(Guanda, pp. 165, \u20ac 18) \u2013 siamo diventati tutti convinti pantofolai, eroi del trantran domestico, avventurieri della ripetizione a lunga durata, di una vita senza traumi e senza suspence (si pensi, per capirci, all\u2019ultimo film di Wim Wenders). E torna dunque, invertita di senso, la piccola pantofola: \u201cIn questo ritorno a se stessi, l\u2019accappatoio, la coperta e le pantofole ritrovano la loro importanza. Che cos\u2019\u00e8 una pantofola? Il proseguimento pacifico della scarpa e dello stivale, la trasformazione del piede che esplora in piede che dorme: il mezzo di locomozione \u00e8 divenuto uno strumento di sosta. \u00c8 un guscio, una nicchia di rotondit\u00e0 e di sollievo. Il piede alato, avvolto nel feltro e nella lana, accetta di riposare ad libitum in questa imbottitura di calore. Come stupirsi che durante la pandemia il mercato delle pantofole sia esploso, provocando scarsit\u00e0 e problemi di approvvigionamento?\u201d.<\/p>\n<p>Bruckner ricorda a questo proposito il celebre mito platonico della caverna, dove le persone incatenate con la schiena verso l\u2019uscita prendono per cose vere le ombre proiettate nel muro che hanno di fronte, diventando metafore d\u2019ogni possibile errore, conoscitivo e metafisico. Oggi, per Bruckner, il mito s\u2019\u00e8 capovolto perch\u00e9 abbiamo attrezzato le nostre attuali caverne, le nostre case, d\u2019ogni possibile comfort, facendo della clausura un sicuro mezzo di protezione fisica e mentale. La caverna \u00e8 diventata il luogo della vita autentica, pura e vera, mentre il di fuori, coi suoi riflessi a flusso continuo nei nostri schermi, \u00e8 il segno indiscutibile di violenze e vite selvatiche, grossolane, orride.<\/p>\n<p>Del resto, la storia della vita privata come spazio della intimit\u00e0 e dell\u2019autenticit\u00e0 \u00e8 relativamente breve: nasce, ricorda l\u2019autore, nel XVIII secolo, e c\u2019\u00e8 chi \u2013 da De Maistre a Melville, da Kafka a Wolf, da Bachelard a Perec \u2013 l\u2019ha esaltata con dovizia di particolari. Sentiamo il solito Kant: \u201cLa casa, il domicilio \u00e8 il solo argine contro l\u2019orrore del nulla, della notte e dell\u2019insondabile: racchiude fra le sue mura tutto ci\u00f2 che l\u2019umanit\u00e0 ha pazientemente raccolto nel corso dei secoli. La libert\u00e0 si sviluppa nella stabilit\u00e0 e nel chiuso, non certo all\u2019aperto e all\u2019infinito. Essere a casa propria significa riconoscere la lentezza della vita e il piacere della meditazione immobile\u201d.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/Screenshot%202024-03-18%20alle%2013.45.20.png\" alt=\"n\" width=\"800\" height=\"443\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"9e1be1d5-46be-4e81-b531-5aa41443c22c\" \/><\/p>\n<p>Kant: un perfetto pantofolaio\u2026 anticipatore di quel che oggi \u00e8 diventata la norma. In questo non lontano da Flaubert: \u201cBisogna chiudere porte e finestre, rannicchiarsi in s\u00e9 come porcospini, accendere un gran fuoco nel camino quando cala il freddo, evocare nel proprio cuore una grande Idea\u201d. I pantofolai d\u2019oggi hanno insomma un pedigree niente male. Ma anche alcune recenti scappatoie. Una, ricorda Bruckner, \u00e8 il turismo, l\u2019avventura preorganizzata che ci d\u00e0 occasione di conoscere un mondo che conoscevamo gi\u00e0 perch\u00e9 da altri prima di noi mille volte conosciuto, esploriamo il gi\u00e0 esplorato, cerchiamo l\u2019incontaminato nella contaminazione. Siamo dovunque a casa nostra. Un\u2019altra \u00e8 lo smartphone, che ci consegna un mondo a domicilio grazie al display che portiamo ovunque, e, paradosso costitutivo, non abbiamo dunque bisogno di andarlo a cercare, di modo che l\u2019ovunque \u00e8 ancora una volta dentro casa. La societ\u00e0, si sa, sta nei social, frequentabili comodamente fra le mura domestiche.<\/p>\n<p>Questa ricerca del comfort a tutti i costi ha, ricorda Bruckner, un rovescio della medaglia: la camera diviene cella, la tana sepoltura, la casa luogo di reclusione. Per schivare una tale ambivalenza, la soluzione proposta da Bruckner \u00e8 altrettanto ambigua: socchiudere porte e finestre per intravedere il pi\u00f9 possibile la variet\u00e0 del mondo, per far entrare in casa quella esteriorit\u00e0 che d\u00e0 alla vita \u2013 comunque in pantofole \u2013 iniezioni di senso.<\/p>\n<p>L\u2019analisi \u00e8 impeccabile, lucida, impietosa. Eppure forse da rivedere, o almeno da continuare, da approfondire, non foss\u2019altro perch\u00e9 risalente a qualche anno fa, quando la pandemia era un fenomeno recentissimo e per certi versi ancora in corso. Per farlo, ci aiuta proprio il mondo delle pantofole, oggi in gran subbuglio. La moda, si sa, intercetta le trasformazioni in atto e detta le tendenze prossime future, talvolta interpreta il sentire collettivo e lo ritraduce coi propri mezzi e ai propri fini. Che ne ha fatto delle\u00a0<em>mises<\/em>\u00a0casalinghe? Ha disegnato nuovi pigiami e nuove vestaglie, magari recuperando quelle lanose giacche da casa che indossavano, a coprire camicia e cravatta, i nostri nonni nei lunghi pomeriggi invernali? Certo, le coperte sono diventati capi d\u2019abbigliamento (la popstar Billie Eilish \u00e8 salita sul red carpet in pigiama e coperta). Ma non pi\u00f9 di tanto. Semmai, ha lavorato proprio sulle pantofole, moltiplicandone i modelli e, come sempre, reinventandone il contesto d\u2019uso. Se la ciabatta \u00e8 il simbolo infelice del nostro presente, perch\u00e9 non farne un oggetto giocoso, euforico, ironico, ossia, appunto, modaiolo?<\/p>\n<p>Ed ecco che, seguendo la legge dei contrari tipica d\u2019ogni moda, a combattere le decollet\u00e9 in pelle, tacco a spillo e fibbietta sono apparse da qualche anno le cosiddette friulane (grazie Bianca), specie di babbucce rasoterra in velluto, silenziose ed eleganti, che, garantendo il passo felpato d\u2019un gattone prossimo alle fusa, fanno tanto radical chic. \u00c8 l\u2019idea del\u00a0<em>comfortable<\/em>\u00a0di tendenza, evidente spia di una persona che rivendica l\u2019agio domestico e coccoloso di contro all\u2019eleganza sparata di chi vuol prestamente sedurre il primo che passa (attenzione: \u00e8 un\u2019esagerazione scherzosa). Niente sesso, siamo in pantofole. Ma non si tratta dell\u2019unico caso di pantofolismo alla moda. Fra i mille esempi possibili (grazie Matteo), spiccano le ciabatte imbottite di pelliccia con tanto di marchio nella fibbia, gli stivaletti in camoscio foderati di lana, gli stivaloni di gomma stile Teletubbies, per non parlare del gran ritorno delle Crocs \u2013 aborrite ma evergreen \u2013, ora decorate con borchie in metallo ora, azzardando un completo capitombolo semantico, con tanto di tacco sottilissimo. Potremmo continuare.<\/p>\n<p>L\u2019indicazione \u00e8 abbastanza chiara. Abituati, per non dire costretti, a stare in casa, ne abbiamo assunto le sembianze, anche e soprattutto nel vestiario e negli accessori. Usandoli per\u00f2, con la dovuta traduzione beffarda, a mo\u2019 di outfit per scorrazzare \u2013 superfighi \u2013 dovunque in citt\u00e0, come tenendo in memoria, ma aborrendoli sfacciatamente, i confinamenti da pandemia, la pigrizia forzata, l\u2019esser stati pantofolai per necessit\u00e0 sanitaria e sociale. Piuttosto che portare il mondo dentro, abbiamo portato la casa fuori.<\/p>\n<p>La sacra pantofola ritorna, allora, non pi\u00f9 come tragedia ma come farsa. Occorrer\u00e0 rifletterci, non sembra solo una trovata dell\u2019ultim\u2019ora.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/filosofia-della-pantofola\">https:\/\/www.doppiozero.com\/filosofia-della-pantofola<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di DOPPIOZERO (Gianfranco Marrone) Il termine \u2018pantofolaio\u2019 \u00e8 stato a lungo, se non un insulto personale, uno stigma sociale. Non riferito al fabbricante di babbucce, naturalmente, ma per il secondo significato della parola che troviamo in tutti i dizionari: pigro, immobilista, abitudinario e dunque, per conseguenza, indolente, sciatto, spento, noioso. 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