{"id":84591,"date":"2024-03-22T08:59:04","date_gmt":"2024-03-22T07:59:04","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=84591"},"modified":"2024-03-21T09:01:55","modified_gmt":"2024-03-21T08:01:55","slug":"tra-i-bambini-invisibili-di-scampia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=84591","title":{"rendered":"Tra i bambini invisibili di Scampia"},"content":{"rendered":"<p><strong>di GLI ASINI (Giacomo D&#8217;Alessandro)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-large size-large wp-post-image\" src=\"https:\/\/gliasinirivista.org\/wp-content\/uploads\/felice.jpg\" alt=\"\" width=\"550\" height=\"352\" \/><\/p>\n<div class=\"featured_caption\">Murales di Felice Pignataro<\/div>\n<div class=\"clearfix\"><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"entry_content\">\n<div class=\"the_content\">\n<div class=\"hentry\">\n<p>Luned\u00ec mattina, le 6.40 a Scampia.<br \/>\nColazione in piedi, veloce, con gli avanzi dei cornetti del giorno prima, ancora masticabili, e un t\u00e8 caldo.<br \/>\nScendiamo in ascensore dal decimo piano di uno dei casermoni fatiscenti e grigi che costellano tutta la periferia nord di Napoli.<br \/>\nSimone carica alcune coperte pesanti su un furgone bianco che ha visto giorni migliori, ma \u00e8 quel che c\u2019\u00e8, dice, quel che c\u2019era coi soldi che avevamo.<br \/>\nSi parte, come ogni mattina di ogni settimana dell\u2019anno scolastico. Nel primo tratto di strada sembra di andare dritti in bocca al Vesuvio, il sole gli rimane dietro creando un gioco di luce pazzesco. Un vero vulcano di luce.<br \/>\nVenti chilometri quasi tutti su tangenziale, a quest\u2019ora c\u2019\u00e8 poco traffico entrando nel territorio di Giugliano, un comune lungo 94 chilometri.<\/p>\n<p>Io e Alice siamo accompagnatori occasionali, oggi prendiamo il posto di un paio di volontarie che non possono venire. Con noi, dietro, c\u2019\u00e8 Giulia, di Como, che ha 19 anni e un incarico di servizio civile per un anno con la comunit\u00e0 dei fratelli lasalliani di Scampia.<br \/>\nSimone comincia a telefonare in viva voce.<br \/>\nUna mamma dopo l\u2019altra, sorelle, fratelli. \u00c8 sveglio Brian? \u00c8 sveglia Rosi? \u00c8 sveglia Kathia? E il suo fratellino? Mi raccomando, che siano pronti fuori casa tra pochi minuti.<br \/>\nA volte deve fare il giro di tutta la famiglia per trovare al telefono qualcuno, e accertarsi che i bambini si siano alzati.<\/p>\n<p>Tutti i giorni cos\u00ec, una battaglia che inizia prima di poter cominciare, dice. Si gioca tutto su piccoli lenti passi avanti, alternati a troppi passi indietro.<br \/>\nAspetta che chiamo padre Eraldo, che oggi va lui in via Cupa Perillo, dagli altri. Vedo che abbia capito chi deve recuperare.<br \/>\nE altre chiamate, segnale che va e che viene, comunicazioni a scatti, non fosse che per la lingua.<br \/>\nArriviamo senza rendercene conto, la luce \u00e8 ancora timida ma le ombre della notte non ci sono pi\u00f9.<\/p>\n<p>Giugliano \u00e8 una distesa di agglomerati abusivi, case diroccate, zone densamente abitate, fabbriche, campi in abbandono, discariche a perdita d\u2019occhio dove la vegetazione si \u00e8 fatta giungla.<br \/>\nDalla strada svoltiamo all\u2019improvviso, come a casaccio, in uno sterrato segnalato da cumuli di rifiuti marci alti due metri.<br \/>\nE scorgiamo le prime baracche, accrocchi di legno, lamiere, stracci, qua e l\u00e0 alternate a vecchie roulotte nere di umidit\u00e0. Il terreno \u00e8 un pavimento di cocci e detriti boccheggianti in pozze di acqua marcia.<br \/>\nQualche donna si aggira nel gelo del mattino.<br \/>\nQualche faccia sporca di bambino si mostra dietro le tende sottili che fanno da porta di casa.<br \/>\nCi fermiamo in uno spiazzo in mezzo al campo.<br \/>\nQualche saluto, qualche richiamo. E arrivano i primi.<br \/>\nSei, sette anni, qualche bambina pi\u00f9 grande. Si sono vestiti bene, con la cartella sulle spalle e la giacca pulita, pettinati il giusto.<\/p>\n<p>Negli appartamenti borghesi sono i genitori a dover penare per spingere fuori di casa i bambini, il primo giorno della settimana. Qua i bambini e le bambine che possono andare a scuola sfoggiano il loro sorriso migliore, orgogliosi, emozionati. Corrono verso il furgone che li porta via.<br \/>\nAttorno a loro si muovono come anime in pena altrettanti bambini per i quali l\u2019inserimento scolastico non \u00e8 stato ancora possibile. E noi, quando possiamo andare a scuola, Simone? Anche noi vogliamo andarci.<br \/>\nQualche pap\u00e0 viene a chiedere la stessa cosa.<br \/>\nCome ogni giorno, Simone promette di fare il possibile, in tutti gli uffici e le questure e gli istituti dove riuscir\u00e0 a mettere piede, per inserire anche gli altri bambini. Ma siamo pochi, dice, e siamo volontari, e dobbiamo pure inventarci il trasporto per diversi chilometri, e pagarci la benzina\u2026<br \/>\nLe facce corrucciate non sono pi\u00f9 deluse di sempre.<\/p>\n<p>Facciamo il primo carico e si riparte. Il sole ormai \u00e8 affacciato dietro il monte Somma.<br \/>\nA un quarto d\u2019ora di stradine dissestate c\u2019\u00e8 la scuola Don Peppe Diana, un istituto grandissimo. Il furgone si infila nel retro dei parcheggi dove abbiamo appuntamento con la vicepreside, che consegna a Simone e Giulia un sacco pieno di grembiuli. Se li \u00e8 portati a casa e li ha lavati lei, per i bambini del campo rom. Perch\u00e9 al campo \u00e8 difficile tenere pulito e asciutto e profumato il grembiule da indossare in classe.<br \/>\nLo scambio avviene come se si trattasse di droga. Giusto per non aggiungere imbarazzo ai piccoli, che si trovano in pochi minuti ad entrare in classe attorniati da mamme e pap\u00e0 che accompagnano i figli e gettano loro occhiate diffidenti. Lo stigma non ha bisogno di parole ad alta voce, si respira potente nell\u2019aria di questo primo giorno d\u2019inverno cos\u00ec freddo, di luce cos\u00ec tagliente.<\/p>\n<p>Il furgone si destreggia nell\u2019ingorgo dei genitori davanti scuola e riparte per il campo, a caricare il secondo gruppo. Non ci sono abbastanza posti per un viaggio unico. E altre bambine ancora vanno portate in un istituto dalla parte opposta, perch\u00e9 si \u00e8 cercato di fare un inserimento a piccoli numeri, per non ricreare gruppi ghetto nella stessa classe, nella stessa scuola.<br \/>\nOra nel campo c\u2019\u00e8 pi\u00f9 vita, comincia il viavai delle auto con i giovani che vanno a trafficare per portare a casa due soldi, il viavai delle donne che rassettano le baracche, i bambini piccoli attaccati al seno, alla schiena o al collo, e quelle che si avviano alla raccolta del ferro nei cassonetti della zona.<\/p>\n<p>Nessuno ha organizzato uno scuola bus comunale per garantire l\u2019istruzione primaria a queste centinaia di minori.<br \/>\nNessuno \u00e8 qui con il cappello dello Stato a occuparsi di raccolta rifiuti, allaccio fognario, sicurezza energetica e acqua potabile.<br \/>\nNessuno prende in carico la richiesta di cittadinanza di tutte le donne e gli uomini che dopo decenni di vita in questa condizione avrebbero tutti i requisiti per farne richiesta.<\/p>\n<p>Simone, Raffaele, Enrico e la loro rete di volontarie, volontari, associazioni, cooperative tentano giorno per giorno, da oltre vent\u2019anni, di mettere una pezza in questo come in altri dei campi rom disseminati tra Scampia e Giugliano.<br \/>\nIl fumo si alza dai primi roghi di rifiuti fatti per scacciare un po\u2019 di freddo dalle ossa e per smaltire un po\u2019 di fetore dalle viuzze del campo.<br \/>\nDalle baracche bambini e ragazzine ci guardano incuriositi, con la normalit\u00e0 di chi non ha un appuntamento fisso con la scuola dell\u2019obbligo. Che adulti potranno diventare, in questo stato di abbandono?<\/p>\n<p>Carichiamo il secondo gruppo e ripartiamo per la scuola, siamo gi\u00e0 in ritardo. Ma non tutte le bambine si sono presentate, non tutti hanno avuto il coraggio di alzarsi da letto, il gelo arrivato d\u2019improvviso stanotte ha picchiato duro, e dormire in baracca o in tenda \u00e8 quasi come dormire all\u2019aperto.<br \/>\nUna bambina bionda con una lunga treccia ispida si aggira a piedi nudi nell\u2019acqua marcia davanti a casa, e tossisce rumorosamente.<\/p>\n<p>Dopo il viaggio a scuola Simone ci porta verso un altro accampamento vicino alle famigerate ecoballe dell\u2019emergenza rifiuti di Napoli, abbandonate nei campi da anni e ormai difficilissime da bonificare con i trattamenti a norma di legge. In mezzo a due baracche scarichiamo coperte pesanti e alcuni sacchi di vestiti, escono a prenderli le donne, sole, i mariti in carcere, tre figli ciascuna a carico.<br \/>\nPoi carichiamo una signora anziana senza un solo dente integro, che non parla una parola di italiano, e Simone l\u2019accompagna dai carabinieri a fare denuncia di passaporto smarrito. Vuole tornare in Bosnia dalla sua famiglia, al pi\u00f9 presto.<br \/>\nRientriamo a Scampia che \u00e8 quasi mezzogiorno. Ma Simone, Giulia e gli altri andranno a prendere i bambini a scuola tra un paio d\u2019ore, e domani la storia si ripete.<\/p>\n<p>Se fossi coinvolto nell\u2019amministrazione di un Comune, sarei sconvolto all\u2019idea che decine di bambini ghettizzati non vengano nemmeno inseriti a scuola, oltre a vivere come bestie. Una bomba sociale ogni giorno pi\u00f9 carica, che prima o poi andr\u00e0 ad esplodere sul futuro della mia terra.<\/p>\n<p>Con Alice prendiamo la strada parallela alle Vele, alla volta di\u00a0<a href=\"https:\/\/www.chiku.it\/\">Chik\u00f9<\/a>, il ristorante italo-rom inventato dall\u2019<a href=\"https:\/\/www.chiromechino.it\/\">Associazione Chi Rom e chi no<\/a>\u00a0nel cuore della municipalit\u00e0 di Scampia. Qui si fa memoria, tra l\u2019altro dell\u2019immenso lavoro di dialogo, mediazione, prossimit\u00e0, advocacy e intercultura agito dalla rete sociale di Scampia in questi anni, dal\u00a0<a href=\"https:\/\/www.felicepignataro.org\/\">Gridas<\/a>\u00a0in avanti. Con una convinzione e una creativit\u00e0 che fanno mangiare polvere ad ogni giunta che ha ricoperto gli assessorati competenti, lustro dopo lustro.<\/p>\n<p>Ordiniamo da mangiare mentre ripensiamo a quello che abbiamo visto con i nostri occhi in una sola mattina, e che \u00e8 perennemente invisibile e inconcepibile ai pi\u00f9 nel resto d\u2019Italia. Ma che, al contrario, per altri \u00e8 normalit\u00e0 dell\u2019impegno, della missione quotidiana. Amici come Simone, Barbara, Raffaele, Eraldo, Sonia, che trovano il loro modo di abitare quell\u2019invisibilit\u00e0, nelle pieghe del mondo. Alcuni ci sono arrivati per militanza sociale, altri per Vangelo, altri per imitazione del senso forte che hanno ricevuto. Ma sanno dove stare, e come stare, in uno dei Paesi pi\u00f9 ricchi del mondo che pare sempre pi\u00f9 in crisi non tanto di economie e politica, ma proprio di senso base dell\u2019umano.<\/p>\n<p>Dal terrazzo guardiamo intorno le Vele, ancora da abbattere. L\u2019Universit\u00e0, finalmente attiva, ma ancora da aprirsi al quartiere. Il Centro Hurtado e la palestra Maddaloni, poco sotto di noi, e il Mammut oltre la villa comunale col suo giardino, ormai tallonato in fatto di cura e bellezza dal Parco Corto Maltese e dal Giardino dei Cinque Continenti, dove i cittadini semplici fanno il miracolo. Tra poco prenderemo la metro nella stazione rinnovata e dedicata a quell\u2019artista pedagogo visionario di Felice Pignataro, la cui arte porta ancora il mondo in queste strade. \u00c8 solo luned\u00ec mattina. E a Scampia c\u2019\u00e8 gi\u00e0 luce.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/gliasinirivista.org\/tra-i-bambini-invisibili-di-scampia\/\">https:\/\/gliasinirivista.org\/tra-i-bambini-invisibili-di-scampia\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GLI ASINI (Giacomo D&#8217;Alessandro) Murales di Felice Pignataro &nbsp; Luned\u00ec mattina, le 6.40 a Scampia. 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