{"id":85000,"date":"2024-04-18T09:12:57","date_gmt":"2024-04-18T07:12:57","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=85000"},"modified":"2024-04-16T12:19:17","modified_gmt":"2024-04-16T10:19:17","slug":"ali-asgari-cinema-underground-e-resistenza-in-iran","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=85000","title":{"rendered":"Ali Asgari: cinema underground e resistenza in Iran"},"content":{"rendered":"<p><strong>di GLI ASINI (Ali Asgari, Maurizio Braucci)<\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/gliasinirivista.org\/wp-content\/uploads\/Majid4-1024x712.jpg\" \/><\/p>\n<div class=\"entry_content\">\n<div class=\"the_content\">\n<div class=\"hentry\">\n<p><em>Ali Asgari \u00e8 un amico e regista iraniano, quarantaduenne, residente a Teheran. Ha studiato cinema a Roma e poi, tornato in Iran, ha diretto da allora tre lungometraggi: Disappearance (2017- Festival di Venezia, sezione Orizzonti) Visita a sorpresa (2022, Festival di Berlino) Kafka a Teheran (insieme a Alireza Kathami, 2023- Festival di Cannes, sezione Un certain regard). Film che raccontano le difficolt\u00e0 di uomini e donne nel sistema burocratico e repressivo, morale e non solo politico, voluto dal governo iraniano. L\u2019intervista \u00e8 stata realizzata durante il festival di cinema di Rotterdam dove Ali era presente per presentare il suo ultimo film. Malgrado le restrizioni a cui \u00e8 sottoposto, Ali, come altri artisti iraniani, pu\u00f2 beneficiare di permessi per viaggiare. Attraverso queste concessioni, il regime islamico cerca di dare un\u2019immagine democratica di s\u00e9 stesso e allo stesso tempo, questa apparente libert\u00e0 dei vigilati, incarna perfettamente, con la sua paradossalit\u00e0, la natura assurda del regime iraniano che si basa su potere politico e religioso.\u00a0<\/em><\/p>\n<p><strong>Maurizio<\/strong>:\u00a0<em>Iniziamo con una domanda diretta: come vanno le cose per un regista che vive a Teheran?<\/em><br \/>\n<strong>Ali<\/strong>: Posso dire che il cinema indipendente in Iran non esiste pi\u00f9, non \u00e8 come dieci anni fa perch\u00e9 il governo adesso controlla proprio tutto, non ti lascia fare niente. A Teheran adesso esiste il cinema underground, se vuoi fare qualcosa fuori dal controllo governativo la devi fare cos\u00ec. Il cinema underground ha una sua ragione, anche quando genera delle cose un po\u2019 amatoriali. Ma il nostro caso \u00e8 diverso, tanti bravi registi in Iran fanno cinema underground perch\u00e9 sono costretti.<\/p>\n<p><strong>Maurizio<\/strong>:<em>\u00a0E come si esercita questo controllo?<\/em><br \/>\n<strong>Ali<\/strong>: A diversi livelli. La prima fase \u00e8 quando devi presentare la sceneggiatura al governo, ad un ufficio nel ministro della cultura, che poi ma alla fine \u00e8 un ministero della censura, dove controllano proprio tutto. Il problema \u00e8 che la loro censura funziona in modo assurdo, hanno un giudizio per ogni cosa, anche su quelle che tu non pensi abbiano a che fare con la politica mentre invece per loro ce l\u2019hanno. Ad esempio se tu scrivi una storia in cui c\u2019\u00e8 un padre molto autoritario per loro ha un significato politico e non te lo fanno fare.<\/p>\n<p><strong>Maurizio<\/strong>:\u00a0<em>Ai loro occhi tutto diventa simbolico e il simbolico viene controllato<\/em>.<br \/>\n<strong>Ali<\/strong>: E\u2019 un punto di vista malato, hanno posizioni politiche su ogni cosa. Un altro esempio che conosco bene \u00e8 quello di un film che volevamo fare sulla storia di un figlio che voleva uccidere il proprio padre, perch\u00e9 aveva picchiato la madre poi rimasta paralitica. Abbiamo presentato la sceneggiatura al ministero e loro hanno detto: tu non puoi uccidere il padre nel film perch\u00e9 \u00e8 il simbolo di una posizione politica. Per questo ti dico che ci resta solo il cinema underground.<\/p>\n<p><strong>Maurizio<\/strong>:\u00a0<em>E se fai un film underground, puoi parlare di quello che vuoi?<\/em><br \/>\n<strong>Ali<\/strong>: Se riesci a girarlo, ma dopo ci sono delle conseguenza, come nel mio caso dopo il film presentato a Cannes. Fare un film per noi oggi \u00e8 un atto di resistenza, contro un sistema che vuole cancellare tutto: la cultura, il cinema, tutta la letteratura. Per questo diventa un atto di resistenza, per me e per altri registi che stanno facendo film in questo modo. E\u2019 difficile ma dobbiamo continuare. Dobbiamo resistere contro questo sistema. S\u00ec, io naturalmente potrei fare film fuori dall\u2019Iran, ma adesso, in questa situazione, preferisco farli qui. Perch\u00e8 voglio partecipare a questo movimento di resistenza.<\/p>\n<p><strong>Maurizio<\/strong>:\u00a0<em>Non voglio che i tuoi film vengano visti in Iran? Per loro l\u2019estero \u00e8\u00a0 \u00a0 meno problematico?<\/em><br \/>\n<strong>Ali<\/strong>: Loro non voglio che i film vengano fatti. Anche se vengono distribuiti solo all\u2019estero \u00e8 un problema, anzi \u00e8 un problema anche maggiore. Per questo il governo ci ritira i passaporti, per impedirci di lavorare all\u2019estero. Oppure ad altri li mettono in prigione.<\/p>\n<p><strong>Maurizio<\/strong>:\u00a0<em>A te cosa \u00e8 successo?<\/em><br \/>\n<strong>Ali<\/strong>: Quando a luglio dell\u2019anno scorso sono tornato in Iran dopo aver presentato a Cannes, nella sezione Un certain regard, il mio film \u201cTerrestrial verses\u201d (in italiano \u201cKafka a Teheran\u201d), appena sbarcato dall\u2019aereo mi hanno sequestrato il passaporto, il cellulare e il computer. Non solo a me, anche all\u2019attrice principale, al produttore e ad altri della troupe. Tutti noi poi siamo stati interrogati, ci contestavano che avevamo fatto questo film senza il loro permesso. Ci hanno chiesto perch\u00e9 lo avevamo fatto. Hanno avviato una procedura, alla fine hanno paura che attraverso di noi ci siano degli stranieri che vogliono distruggere il nostro Paese. Pensano sempre che ci sono degli stranieri che offrono soldi per distruggere il Paese. Una visione ormai superata.<\/p>\n<p><strong>Maurizio<\/strong>: \u201c<em>Terrestral Verses\u201d quindi lo avete girato in modo underground?<\/em><br \/>\n<strong>Ali<\/strong>: Si, l\u2019abbiamo girato in sei giorni. Quindi con pochi soldi e senza permessi. Senza permessi, questo \u00e8 il problema, che adesso si pu\u00f2 riassumere cos\u00ec: senza velo. Perch\u00e9 nei film iraniani ufficiali, i personaggi delle donne portano il velo anche quando stanno in casa. Invece nei film indipendenti non lo portano e questa \u00e8 un\u2019ulteriore ragione per censurare i nostri film, anche se \u00e8 completamente irreale mostrare delle donne in casa con il velo. E diciamo che da un certo punto di vista, siccome questa cosa \u00e8 diventata come una regola, ci sono film che infrangono questa regola gi\u00e0 perch\u00e9 vogliono essere realistici.<\/p>\n<p><strong>Maurizio<\/strong>:\u00a0<em>Quindi ci sono anche delle ragioni estetiche.<\/em><br \/>\n<strong>Ali<\/strong>: Si, estetiche.<\/p>\n<p><strong>Maurizio<\/strong>:\u00a0<em>E gli interrogatori in questi otto mesi si sono ripetuti? Con atteggiamenti aggressivi?<\/em><br \/>\n<strong>Ali<\/strong>: Finora sei, sette volte. Una volta al mese. Da parte di persone molto gentili e anche molto informate e non stupide. Conoscono i festival, hanno visto i film. Ma alla fine vogliono convincerti che devi fare film sotto il loro controllo.<\/p>\n<p><strong>Maurizio<\/strong>:\u00a0<em>E c\u2019\u00e8 chi fa i film sotto il loro controllo?<\/em><br \/>\n<strong>Ali<\/strong>: S\u00ec ci sono\u2026 In Iran si producono circa 100, 150 film all\u2019anno e sono sotto il controllo del governo. C\u2019\u00e8 un festival molto importante, Fajr International Film Festival, e tutti i film che ci partecipano devono avere un permesso. Per il 20-25%, si tratta di film che parlano della guerra tra Iran e Iraq nel 1980, dei martiri e della religione o che fanno un po\u2019 di propaganda per il governo. Gli altri sono film che non parlano di cose che riguardano la politica e di questi molte sono commedie molto brutte, a volte molto intellettuali.<\/p>\n<p><strong>Maurizio<\/strong>:<em>\u00a0E la presenza delle donne nel cinema? Ci sono soltanto attrici?<\/em><br \/>\n<strong>Ali<\/strong>: No. Ci sono tante registe ora. Perch\u00e9 il governo ha capito che deve dare pi\u00f9 attenzione alle donne. E le donne che adesso lavorano di pi\u00f9 sono quelle che fanno film secondo i criteri del governo. Il governo vuole dimostrare che anche le donne possono fare film, che crede nelle donne e le finanzia facilmente. Prendono pi\u00f9 soldi degli altri adesso, ma per fare film tradizionali. Mentre le donne che vogliono fare film autoriali trovano molta pi\u00f9 difficolt\u00e0, per loro \u00e8 ancora pi\u00f9 rischioso che per un uomo.<\/p>\n<p><strong>Maurizio<\/strong>:\u00a0<em>E questa scelta del governo di aprire di pi\u00f9 il cinema alle donne \u00e8 arrivata dopo il grande movimento di protesta animato dalle donne?<\/em><br \/>\n<strong>Ali<\/strong>: S\u00ec. E la gente, che aveva grande simpatia per il movimento, adesso \u00e8 pi\u00f9 sensibile alle tematiche di genere, ma allo stesso tempo non pu\u00f2 guardare i film iraniani che ne parlano perch\u00e9 sono distribuiti solo all\u2019estero. Il pubblico deve accontentarsi di brutte commedie. Durante le proteste non si andava pi\u00f9 al cinema, le sale sono rimaste vuote per circa sei mesi nel rifiuto di opere di propaganda. Poi con la repressione tutto \u00e8 cambiato, tanti uccisi, tanti arrestati, e la situazione si \u00e8 normalizzata attraverso la paura. Adesso quel movimento \u00e8 pi\u00f9 forte tra gli iraniani all\u2019estero che in Iran. A favorire quel movimento c\u2019erano le condizioni economiche del Paese che erano peggiorate e fare acquisti o viaggiare era diventato complicato. Poi via via la situazione \u00e8 migliorata e il consenso \u00e8 calato mentre la paura cresceva.<\/p>\n<p><strong>Maurizio<\/strong>:\u00a0<em>E invece come \u00e8 cambiata la situazione rispetto alla crisi del Medio Oriente e la guerra a Gaza.<\/em><br \/>\n<strong>Ali<\/strong>: Non \u00e8 cambiata molto. Da quando eravamo bambini noi abbiamo sempre vissuto gli echi di quella situazione mediorientale e il governo iraniano \u00e8 sempre stato contro il governo israeliano. Oggi se tu dici che disapprovi Israele e stai dalla parte dei Palestinesi viene inteso che la pensi come il governo. Da che mi ricordo, la tv ha mostrato sempre immagini molto drammatiche della Palestina, quindi adesso ancora di pi\u00f9, specie per quello che arriva da internet. Ma criticare Israele non significa essere a favore del governo. C\u2019\u00e8 anche chi \u00e8 a favore di Israele perch\u00e9 \u00e8 contro il governo, mi \u00e8 capitato di parlare con persone che la pensano cos\u00ec, perch\u00e9 pensano che il governo dice sempre bugie su tutto.<\/p>\n<p><strong>Maurizio<\/strong>:\u00a0<em>Quando sono stato in Iran io ho visto manifestazioni contro Israele che non ne accettavano l\u2019esistenza come Stato.<\/em><br \/>\n<strong>Ali<\/strong>: Il governo iraniano non accetta Israele come Stato. C\u2019\u00e8 chi l\u2019accetta tra le giovani generazioni, ma sono pochi.<\/p>\n<p><strong>Maurizio<\/strong>:\u00a0<em>E ricordo che in Iran c\u2019\u00e8 una numerosa comunit\u00e0 ebraica<\/em>.<br \/>\n<strong>Ali<\/strong>: Per loro e i seguaci del Bahaismo (fede monoteista sorta da una corrente dell\u2019islamismo sciita e che predica la pace tra i popoli Ndt)e per altre minoranze religiose la vita non \u00e8 facile, devono celebrare in segreto le loro festivit\u00e0 e non hanno accesso a impieghi pubblici<\/p>\n<p><strong>Maurizio<\/strong>:\u00a0<em>Invece riguardo al controllo mediatico del governo, come si fa ad accedere a informazioni pi\u00f9 libere o almeno differenti?<\/em><br \/>\n<strong>Ali<\/strong>: Per connettersi e informarsi su certe questioni da Instagram o dalla BBC,\u00a0devi sempre avere una VPN (un sistema attraverso un\u2019applicazione che permette di sfuggire alla censura e alla intercettazioni Ndt). Impedirlo non \u00e8 facile ma allo stesso tempo \u00e8 diventato un business fortissimo condotto da societ\u00e0 legate al governo, e lo stesso vale per internet. Siamo 80 milioni di persone di cui almeno 60 usano internet e Vpn, puoi immaginare che giro d\u2019affari sia questo. Tutto quello che \u00e8 proibito \u00e8 un affare per qualcuno, e spesso questo qualcuno \u00e8 legato al governo. L\u2019alcool ad esempio. Si sa chi sono questi gruppi di interesse ma non lo si pu\u00f2 dire a causa della censura.<\/p>\n<p><strong>Maurizio<\/strong>:\u00a0<em>Che cosa cambier\u00e0 in Iran? Come si potr\u00e0 uscire dal regime islamico?<\/em>\u00a0<em>Io ho conosciuto giovani e donne molto decisi a resistere e a cambiare.<\/em><br \/>\n<strong>Ali<\/strong>: Prima c\u2019era pi\u00f9 frustrazione. Ora per\u00f2 le donne e i giovani vedono che certe cose si possono cambiare, soprattutto le donne. La dittatura \u00e8 una prigione soprattutto per loro.<\/p>\n<p><strong>Maurizio<\/strong>:\u00a0<em>Ricordo che quando ci sono stato nel 2011, nelle universit\u00e0 iraniane c\u2019erano delle quote azzurre, destinate agli uomini, perch\u00e9 la maggioranza degli iscritti erano donne e bisognava garantire l\u2019accesso anche agli uomini.<\/em><br \/>\n<strong>Ali<\/strong>: Esatto. Per anni loro non hanno potuto studiare, non potevano partecipare alla politica o diventare giudici o altro, ora possono farlo grazie al fatto che per anni hanno resistito e lottato. C\u2019entra anche internet che ha dato nuove possibilit\u00e0 e che non pu\u00f2 essere completamente controllato. Le donne si sono informate di pi\u00f9 e hanno compreso che c\u2019erano dei diritti che gli venivano negati.<\/p>\n<p><strong>Maurizio<\/strong>:\u00a0<em>Come vedi il ruolo culturale dell\u2019Iran in Medio Oriente?<\/em><br \/>\n<strong>Ali<\/strong>: I rapporti tra i Paesi della regione mediorientale dipendono dai governi che ci sono di volta in volta. Per alcuni Paesi arabi, l\u2019Iran \u00e8 un riferimento perch\u00e9 lo vedono come uno Stato forte. In molti di questi ci sono delle intrusioni politiche da parte del governo iraniano, come in Yemen. Mentre ci sono molti legami con la Cina e la Russia, lo capisci dalle societ\u00e0 che investono qui da noi e che vengono da l\u00ec. Oppure dal fatto che da alcuni anni i film iraniani si affermano nei festival di cinema russi. Mentre con Arabia Saudita e Qatar i rapporti si sono distesi e oggi \u00e8 pi\u00f9 facile per molti iraniani andare in pellegrinaggio alla Mecca.<\/p>\n<p><strong>Maurizio<\/strong>:\u00a0<em>Confesso che un po\u2019 mi stupisce questo vostro coraggio, questa continua sfida da parte tua e di tanti altri iraniani. Mostrate un\u2019abitudine a rischiare che non si spiega solo con la disperazione di vivere una situazione cos\u00ec repressiva.<\/em><br \/>\n<strong>Ali<\/strong>: Non saprei dirti bene, ma c\u2019\u00e8 una poesia del poeta persiano Rumi che dice che noi siamo vivi perch\u00e9 ci muoviamo, il mare esiste perch\u00e9 crea delle onde e noi esseri umani siamo come onde che nell\u2019insieme fanno il mare. Non puoi capire da dove inizia il mare, \u00e8 tutto insieme. Lo stesso per il popolo iraniano che resiste, non sai se \u00e8 un coraggio personale o quello di tutti quanti insieme. Un vecchio scrittore iraniano sufi un giorno doveva fare un discorso, vennero ad ascoltarlo un centinaio di persone, prima di iniziare, il suo assistente disse al pubblico \u201cPer piacere, potete farvi un poco pi\u00f9 vicino?\u201d. Tutti allora si mossero per venire pi\u00f9 avanti e a quel punto il vecchio scrittore disse \u201cVa bene. Io non devo dire pi\u00f9 niente, perch\u00e9 tutto quello che volevo dire l\u2019ha appena detto lui\u201d e indic\u00f2 l\u2019assistente. Tutti noi dobbiamo soltanto muovere un passo pi\u00f9 avanti insieme agli altri. Un passo pi\u00f9 avanti.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/gliasinirivista.org\/ali-asgari-cinema-underground-e-resistenza-in-iran\/\">https:\/\/gliasinirivista.org\/ali-asgari-cinema-underground-e-resistenza-in-iran\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GLI ASINI (Ali Asgari, Maurizio Braucci) Ali Asgari \u00e8 un amico e regista iraniano, quarantaduenne, residente a Teheran. Ha studiato cinema a Roma e poi, tornato in Iran, ha diretto da allora tre lungometraggi: Disappearance (2017- Festival di Venezia, sezione Orizzonti) Visita a sorpresa (2022, Festival di Berlino) Kafka a Teheran (insieme a Alireza Kathami, 2023- Festival di Cannes, sezione Un certain regard). 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