{"id":85024,"date":"2024-04-17T10:00:22","date_gmt":"2024-04-17T08:00:22","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=85024"},"modified":"2024-04-16T22:11:39","modified_gmt":"2024-04-16T20:11:39","slug":"barcelona-declaration-on-open-research-information-verso-dati-sulla-ricerca-aperti-e-trasparenti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=85024","title":{"rendered":"Barcelona Declaration on open research information: verso dati sulla ricerca aperti e trasparenti"},"content":{"rendered":"<p><strong>da ROARS (Paola Galimberti)<\/strong><\/p>\n<p><strong>E\u2019 stata appena lanciata la<a href=\"https:\/\/barcelona-declaration.org\/\">\u00a0Barcelona Declaration on open research information<\/a>. I firmatari si impegnano a perseguire una serie di impegni che prevedono che strumenti aperti, accessibili e trasparenti affianchino i tradizionali strumenti proprietari, superandone i limiti (legati al riuso, alla copertura geografica e linguistica, alla assegnazione a specifiche subjects categories). Un ulteriore passo avanti verso i principi espressi da COARA (Coalition for Advancing Research Assessment).<\/strong><\/p>\n<p>Ormai da anni, e soprattutto nel nostro paese, ci siamo abituati a ragionare sulla ricerca prodotta e disseminata sulla base di informazioni di ricerca che derivano da banche dati chiuse e commerciali, come Scopus o Web of Science. Queste informazioni, denominate metadati, includono (1) riferimenti bibliografici, titoli, abstract, autori e loro affiliazione, ma (2) anche metadati su software o metodologie di ricerca, campionamenti e strumenti utilizzati, oppure (3) informazioni sui finanziamenti e le sovvenzioni cos\u00ec come (4) informazioni sulle organizzazioni, e sui collaboratori che hanno contribuito alla ricerca. Questi metadati non includono i \u201ccontenuti\u201d della ricerca o della pubblicazione, ma rappresentano un patrimonio informativo rielevante, che spesso svolge un ruolo fondamentale nella distribuzione delle risorse e nella valutazione dei ricercatori e delle istituzioni: le organizzazioni che si occupano di ricerca e di finanziamento della ricerca utilizzano queste informazioni per valutare e stabilire le priorit\u00e0 strategiche, cos\u00ec come per analizzare le collaborazioni e valutare l\u2019impatto dei propri lavori.<\/p>\n<p>Queste metadati, mediante l\u2019uso di banche dati chiuse e commerciali, sono la fonte utilizzata da Anvur e dal Ministero dell\u2019Universit\u00e0 e della Ricerca per la definizione, ad esempio, delle soglie ASN e degli indicatori individuali per la Abilitazione Scientifica Nazionale. A queste banche dati ci si affida quando si tratta di definire gli indicatori della qualit\u00e0 scientifica dei membri dei collegi di dottorato per l\u2019accreditamento, o nello scorso esercizio di Valutazione della qualit\u00e0 della ricerca: da queste banche dati sono state ricavate le citazioni e gli indicatori di rivista.<\/p>\n<p>Queste banche dati non sono prive di errori, di omissioni e di importanti limitazioni. Sdoppiamento di profili, errata attribuzione, mancata indicizzazione di interi fascicoli o di articoli all\u2019interno dei fascicoli, ad esempio. Ma anche scelta \u201cdall\u2019alto\u201d, operata direttamente dalle societ\u00e0 proprietarie di queste banche dati, di quali riviste indicizzare e quali no, quali lingue considerare e quali no, quali discipline includere e quali no. A livello di analisi macro questi errori potrebbero non essere considerati significativi, ma per chi decide utilizzando questi dati, questi errori, insieme alla mancanza di trasparenza e inclusione, potrebbero rappresentare un grande problema.<\/p>\n<p>Un argomento comunemente avanzato \u00e8 che queste banche dati offrono una garanzia sulla qualit\u00e0 delle riviste scientifiche e dati integrati. Tuttavia, tale argomento \u00e8 sempre pi\u00f9 oggetto di discussione oggi, poich\u00e9 la decisione su quali riviste siano considerate di \u2018qualit\u00e0\u2019 non dovrebbe essere lasciata a un provider privato, spesso in conflitto di interessi con gli editori delle riviste (ad esempio, Scopus \u00e8 di propriet\u00e0 di Elsevier), ma piuttosto affidata alla comunit\u00e0 scientifica di riferimento o agli organi di valutazione nazionale.<\/p>\n<p>Queste banche dati proprietarie e chiuse sono anche la base per costosissimi strumenti di business intelligence in cui vengono messi a disposizione strumenti per generare indicatori spesso opachi e difficili da riprodurre, contribuendo a generare una proliferazione di indicatori quantitativi non replicabili e di dubbio valore, ai fini della valutazione della ricerca scientifica e della presa di decisioni.<\/p>\n<p>A chi voglia effettuare analisi approfondite e descrittive della ricerca di singole istituzioni o Paesi, o su aree specifiche, o relative a gruppi di ricerca, vengono messi a disposizione i dati solo in modalit\u00e0 protetta da diritti di propriet\u00e0 intellettuale, per cui non \u00e8 possibile renderli disponibili alle comunit\u00e0, come \u00e8 ormai pratica diffusa (e richiesta) per le ricerche e le analisi che utilizzano e producono dati.<\/p>\n<p>Lo sanno bene i ricercatori del CWTS che pubblicano il ranking di Leiden e che fino a quest\u2019anno non hanno mai potuto esporre i dati di Web of Science utilizzati per il loro ranking, anche se su quei dati hanno sempre dovuto effettuare un grosso lavoro di pulizia e rielaborazione. Lo sanno bene le numerose universit\u00e0 che puliscono in maniera certosina i dati relativi alla propria istituzione per apparire nei rankings universitari internazionali, ma anche in questo caso, questi dati non vengono poi restituiti alla comunit\u00e0, generando uno spreco di risorse ed energie pubbliche.<\/p>\n<p>Da quest\u2019anno al CWTS hanno cominciato a produrre un secondo ranking basato su dati aperti provenienti da infrastrutture come OpenAlex e ROR (Research organization Registry) che garantiscono la completa trasparenza dei\u00a0<a href=\"https:\/\/open.leidenranking.com\/resources\">dati utilizzati<\/a>. L\u2019esercizio che \u00e8 stato poi fatto \u00e8 quello di comparare i risultati del ranking basato su dati proprietari con quello basato su dati aperti, confrontandone punti critici e punti di forza. In un\u00a0<a href=\"https:\/\/www.leidenmadtrics.nl\/articles\/introducing-the-leiden-ranking-open-edition\">post<\/a>\u00a0sul blog Leidenmadtrics i ricercatori responsabili del ranking spiegano come procederanno nei prossimi anni:<\/p>\n<blockquote><p>In the next one or two years, we expect the traditional Leiden Ranking and the Open Edition to co-exist. In the somewhat longer term, CWTS will make a\u00a0<a href=\"https:\/\/www.leidenmadtrics.nl\/articles\/toward-open-research-information-introducing-the-information-openness-focal-area-at-cwts\">full transition to open research information<\/a>. Within the next few years, all bibliometric indicators produced by CWTS, including those in the Leiden Ranking, will be based on open data.<\/p><\/blockquote>\n<p>I ricercatori del CWTS non sono per\u00f2 gli unici ad avere compreso l\u2019importanza dell\u2019utilizzo di dati sulla ricerca aperti. Alla fine dello scorso anno l\u2019universit\u00e0 della Sorbona ha deciso di non rinnovare il proprio abbonamento a Web of Science (quello a Scopus non \u00e8 mai stato sottoscritto) , e il CNRS non ha rinnovato l\u2019abbonamento a Scopus. Entrambe le istituzioni hanno dichiarato di voler utilizzare dati aperti per la analisi e descrizione della ricerca.<\/p>\n<p>E\u2019 all\u2019interno di questo contesto che, alla fine del 2023, in un incontro a Barcellona fra 25 esperti rappresentanti di istituzioni di ricerca, enti finanziatori e enti di valutazione \u00e8 stata definita la dichiarazione sui dati sulla ricerca aperti (<em>Barcelona Declaration on open research information)<\/em>, attraverso la constatazione che il panorama dell\u2019informazione sulla ricerca richieda un cambiamento fondamentale e che pertanto sia necessario che le istituzioni decidano di impegnarsi attivamente ad assumere un ruolo guida nella trasformazione delle pratiche attuali verso soluzioni completamente aperte.<\/p>\n<p>La dichiarazione, che ha ricevuto\u00a0<a href=\"http:\/\/arcelona-declaration.org\/\">la firma di oltre 40 istituzioni<\/a>\u00a0\u00e8 stata pubblicata oggi, marted\u00ec 16 aprile e si basa su una serie di impegni che le istituzioni firmatarie intendono perseguire:<\/p>\n<p>1 Fare in modo che l\u2019apertura sia la norma per le informazioni sulla ricerca che utilizziamo e produciamo.<\/p>\n<p>2 Lavorare con servizi e sistemi che supportano e consentono l\u2019apertura delle informazioni sulla ricerca.<\/p>\n<ol start=\"3\">\n<li>Supportare le infrastrutture per le informazioni aperte sulla ricerca<\/li>\n<\/ol>\n<p>4 Sostenere azioni collettive per accelerare la transizione verso l\u2019apertura delle informazioni sulla ricerca.<\/p>\n<p>Sono gi\u00e0 molte le istituzioni che hanno aderito alla dichiarazione di Barcellona, per l\u2019Italia hanno gi\u00e0 firmato l\u2019Universit\u00e0 Di Milano e l\u2019Universit\u00e0 di Bologna, il Museo Galileo e la Regione Toscana. \u00a0Altre hanno avviato una riflessione interna e presto si aggiungeranno all\u2019iniziativa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE:<\/strong>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.roars.it\/barcelona-declaration-on-open-research-information-verso-dati-sulla-ricerca-aperti-e-trasparenti\/\">https:\/\/www.roars.it\/barcelona-declaration-on-open-research-information-verso-dati-sulla-ricerca-aperti-e-trasparenti\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da ROARS (Paola Galimberti) E\u2019 stata appena lanciata la\u00a0Barcelona Declaration on open research information. 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