{"id":85035,"date":"2024-04-18T11:43:40","date_gmt":"2024-04-18T09:43:40","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=85035"},"modified":"2024-04-17T09:46:35","modified_gmt":"2024-04-17T07:46:35","slug":"machiavelli-il-conflitto-la-democrazia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=85035","title":{"rendered":"Machiavelli, il conflitto, la democrazia"},"content":{"rendered":"<p><strong>di LE PAROLE E LE COSE (Nadia Urbinati)<\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/machiavelli-2.jpg\" \/><\/p>\n<p><em>Organizzata da Mario De Caro, Sean Erwin, Yoannis Evrigenis, Gabriele Pedull\u00e0\u00a0e\u00a0Vickie Sullivan, dal 13 e al 16 dicembre 2023\u00a0si \u00e8 tenuta a Roma la\u00a0prima conferenza della INTERNATIONAL MACHIAVELLI SOCIETY, chiamata ad aprire i lavori del Congresso Mondiale di Filosofia che nel 2024 \u00e8 previsto si svolga proprio a Roma.\u00a0Per l\u2019occasione sono si sono riuniti in Campidoglio e poi alla Universit\u00e0 di Roma Tre\u00a0oltre 120 specialisti\u00a0del pensatore fiorentino provenienti da tutto il globo (Europa, Stati Uniti, Canada, Messico, Sud America, Cina, Giappone, Corea, Sud Africa, Israele, Australia) per discutere assieme delle ultime novit\u00e0 nella interpretazione di Machiavelli e lanciare la neonata associazione. Per quattro giorni si sono cos\u00ec alternati studiosi appartenenti alle pi\u00f9 diverse discipline:\u00a0italianisti, storici, politologi, giuristi, storici della filosofia, dell\u2019arte e del teatro, teorici e filosofi politici, filologi, ecc. Scopo del convegno e, pi\u00f9 in generale, della International Machiavelli Society, \u00e8 infatti\u00a0favorire lo scambio\u00a0tra prospettive spesso anche molto diverse su quello che oggi \u00e8\u00a0l\u2019autore italiano pi\u00f9 letto e studiato nel mondo\u00a0(addirittura pi\u00f9 di Dante). Sinonimo della politica (e, per qualcuno, della sua congenita immoralit\u00e0), Machiavelli costituisce un punto di riferimento ineludibile e offre nutrimento intellettuale alle pi\u00f9 svariate tradizioni di pensiero; proprio per questo, tuttavia, quanti traggono ispirazione dalla sua opera troppo spesso faticano a comunicare tra di loro a causa della eterogeneit\u00e0 delle prospettive sulla sua opera. Un ostacolo che, a partire dal convegno di Roma, proprio la International Machiavelli Society si ripromette di contribuire attivamente a rimuovere facilitando lo scambio di idee tra i tanti diversi Machiavelli oggi disponibili nel mondo.<\/em><\/p>\n<p><em>Dopo\u00a0<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=48781\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">quello di Francesco Erspamer<\/a>, pubblichiamo l\u2019intervento di Nadia Urbinati.<\/em><\/p>\n<h4>Nadia Urbinati<\/h4>\n<h4><strong>Machiavelli, il conflitto, la democrazia<\/strong><\/h4>\n<h4><\/h4>\n<p>La rinascita di studi su Machiavelli che anima questa prima conferenza della International Machiavelli Society ci invita a ripensare le divisioni canoniche tra pensatori e tradizioni politiche. Nel suo\u00a0<em>Machiavelli in Tumult<\/em>, Gabriele Pedull\u00e0 situa Machiavelli alle radici di una concezione moderna della politica \u2014 \u201cnuova\u201d rispetto sia alla tradizione antica e umanistica, sia alla \u201cmodernit\u00e0\u201d rappresentata da Thomas Hobbes, ovvero alla egemonia della politica come razionalit\u00e0 statuale-giuridica, slegata sia dalla virt\u00f9 sia dalla costruzione del consenso. La novit\u00e0 generativa di Machiavelli sta nel fatto che egli non colloca il bene della societ\u00e0 in una concezione del \u201cbene comune\u201d che esclude la discordia e il disordine.\u00a0 La sua visione antiaristotelica della politica segna una svolta, nel senso che rende il conflitto costitutivo della politica, della libert\u00e0 e dell\u2019unit\u00e0 della citt\u00e0 \u2013 ci\u00f2 trasforma le idee stesse di libert\u00e0 politica, di azione dei cittadini associati e di governo misto. All\u2019apparenza, Machiavelli sembra allo stesso tempo simile a e diverso da Hobbes. Infatti, anche Hobbes respinge la concezione aristotelica sulla natura sociale degli esseri umani; tuttavia, mantiene l\u2019idea che la concordia e la pace civile siano le caratteristiche fondamentali del\u00a0<em>commonwealth<\/em>. Di importante e rivoluzionario rispetto alle concezioni classica, vi \u00e8 il fatto che Hobbes edifica la concordia non su una concezione gregaria degli esseri umani, ma su individui dissociati e in radicale conflitto che possono superare (bench\u00e9 mai con assoluta certezza) la loro miserabile condizione stringendo un patto di unit\u00e0, una soluzione artificiale sigillata da individui uguali nella paura della morte e nella razionalit\u00e0 strumentale. Il patto pone fine alla guerra di tutti contro tutti ponendo fine alla lotta per il potere politico; crea soggetti giuridici di uno Stato assoluto che espelle il conflitto (ma non la competizione economica, che anzi diventa un importante surrogato del conflitto per il potere). Nel leviatano, la politica non \u00e8 pi\u00f9 un affare dei cittadini (che sono dunque sudditi) ma diventa una questione di ingegneria istituzionale con lo scopo di rendere l\u2019uso del potere coercitivo efficace. A questa tradizione si ispira oggi la concezione minimalista della democrazia, che sulla scia di Joseph A. Schumpeter considera l\u2019apatia come un bene politico, un segno e una condizione di stabilit\u00e0; infatti, i cittadini si mobilitano quando sono insoddisfatti, anche se la loro mobilitazione \u00e8 spesso frutto di ignoranza, pregiudizio e scarsa informazione: sarebbe quindi bene farli sentire soddisfatti invece di stimolare in loro il bisogno di partecipare. Sappiamo come questo trucco sia molto facile da praticare nelle nostre democrazie consolidate. Machiavelli prese una strada molto diversa, come sappiamo; in sintonia con la tradizione classica, sostenne la funzione stabilizzante della costituzione mista, che per\u00f2 tradusse in un \u201cordine\u201d istituzionale che sarebbe stato stabile e vincente in proporzione alla sua capacit\u00e0 di registrare gli \u201cumori\u201d antagonisti della societ\u00e0. Come Hobbes, dunque, Machiavelli considerava il rischio di guerra civile e la paura che ne derivava come motori della politica; ma a differenza di Hobbes, non cerc\u00f2 una soluzione definitiva a questi problemi e tanto meno una soluzione che imponesse l\u2019espulsione degli \u201cumori\u201d dalla politica. La politica di Machiavelli conserva la dinamica della paura come caratteristica permanente della politica e non sente il bisogno di spogliare i cittadini della loro capacit\u00e0 di agire pubblico. Potremmo dire che il conflitto politico e la libert\u00e0 vivono e muoiono insieme.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019idea che vorrei sostenere in mia breve presentazione \u00e8 che tale concezione cos\u00ec specifica di Machiavelli si riverbera in una parte importante della tradizione liberale e democratica. Gli studiosi di Machiavelli tendono ad accusare il liberalismo di aver avuto un effetto dissolvente sulla teoria del conflitto di Machiavelli, in quanto, nella tradizione di Hobbes, avrebbe trasformato il conflitto politico in una competizione regolata da procedure. Scrive Pedull\u00e0 che \u201ci liberali hanno tratto da lui [Machiavelli] solo argomenti per promuovere una forma di conflitto regolata dalla legge\u201d.\u00a0\u00a0 Potremmo essere d\u2019accordo \u2013 ma non \u00e8 forse vero che perch\u00e9 il conflitto politico svolga un ruolo costruttivo e la libert\u00e0 politica sia sicura, sono necessari un buon ordine costituzionale e buone procedure? Come ci ha insegnato Norberto Bobbio, le procedure sono sostanza, non semplici linee guida formali, perch\u00e9 creano buone pratiche politiche e attivano l\u2019azione pubblica in maniera coerente. Libert\u00e0 politica e un buon sistema costituzionale sono in simbiosi.\u00a0 Proporr\u00f2 tre esempi di pensatori liberali e democratici che ritengo siano pi\u00f9 vicini all\u2019idea di libert\u00e0 attraverso il conflitto politico di quanto non credano gli studiosi di Machiavelli: Alexis de Tocqueville, John Stuart Mill e Hans Kelsen \u2014 il primo per la sua idea di potenza dell\u2019associazione tra cittadini liberi e uguali; il secondo per l\u2019idea di politica come volano di emancipazione; il terzo per aver associato la stabilit\u00e0 della libert\u00e0 alla regolare espressione del conflitto politico attraverso i partiti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Machiavelli pensava che se i tumulti si presentano in forma di \u201curla\u201d e \u201cgrida\u201d (diremmo oggi libert\u00e0 di parola e di espressione) da parte del popolo contro i potenti, \u201ctutte le leggi che promuovono la libert\u00e0\u201d nascono dalla loro \u201cdisunione\u201d e dalla paura (delle \u00e9lite nei confronti della popolazione larga). Piuttosto che uno Stato centralizzato che induce l\u2019ordine reprimendo l\u2019associazionismo politico e la libera espressione, Machiavelli prevedeva un intervento indiretto, facendo s\u00ec che le passioni limitassero le passioni cos\u00ec da trasformare l\u2019inimicizia in un\u2019occasione di auto-disciplina e stabilit\u00e0. Le buone istituzioni sono come gli argini di un fiume, abbastanza capienti da fermare le piene ma non ostruenti al punto da dissipare l\u2019energia dell\u2019acqua.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Gli individui raffigurati da Machiavelli sono abbastanza moderni da capire che i loro interessi e quelli del bene della citt\u00e0 sono intrecciati e in tensione permanente, un\u2019idea che qualche secolo dopo Alexis de Tocqueville (il cui incontro con le\u00a0<em>Storie fiorentine<\/em>\u00a0di Machiavelli \u00e8 stato ricostruito da Melvin Richter qualche tempo fa) ha reso in\u00a0<em>Democrazia in America<\/em>\u00a0come \u201cegoismo ben compreso\u201d e ne ha fatto il motore della moderna societ\u00e0 democratica. Come sappiamo, Tocqueville estese e adatt\u00f2 la strategia di moderazione politica di Montesquieu alla democrazia, ma con alcune variazioni rispetto al pluralismo anti-egalitario di Montesquieu che sono importanti. La teoria di Montesquieu secondo cui i corpi intermedi sono essenziali sia per articolare il potere (divisione e pluralismo) sia per ostacolare la sua tendenza a concentrarsi ha acquisito con Tocqueville un tono democratico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Tocqueville pensa all\u2019intermediazione come strategia sia di moderazione che partecipazione, elencando tre tipi di corpi intermedi \u2013 la\u00a0<em>stampa, le<\/em>\u00a0<em>associazioni civili e i partiti politici<\/em>. In relazione alla stampa, Tocqueville sottoline\u00f2 nella Democrazia in America tre funzioni principali: la\u00a0<em>dispersione dell\u2019opinione<\/em>; la\u00a0<em>sorveglianza<\/em>; la\u00a0<em>tendenza del pluralismo<\/em>\u00a0delle opinioni a stabilizzare la societ\u00e0 non perch\u00e9 esse danno ai cittadini certezza che le loro opinioni siano vere, ma perch\u00e9 le sentono come un loro prodotto, oggetto del loto giudizio. Queste funzioni presuppongono una societ\u00e0 articolata in associazioni civili e politiche. Per quanto riguarda le associazioni politiche, Tocqueville le definisce in contrappunto alle associazioni civili. Le associazioni civili u<em>niscono\u00a0<\/em>(e\u00a0<em>dividono<\/em>)<em>\u00a0gli individui in base ai loro interessi specifici<\/em>\u00a0(il pi\u00f9 delle volte, interessi unidimensionali o monotematici); producono una frammentazione \u201c<em>ad infinitum<\/em>\u00a0su questioni di dettaglio\u201d che difficilmente possono avere un\u2019applicazione generale. Al contrario, i partiti politici sono associazioni che uniscono (e dividono) i cittadini sulla base delle loro\u00a0<em>interpretazioni valutative di questioni che sono generali<\/em>, o di \u201cuguale importanza per tutte le parti del Paese\u201d. I partiti politici interrompono la frammentazione (tendono a unificare) non per\u00f2 imponendo omogeneit\u00e0 o nascondendo le differenze (rendendo l\u2019intera societ\u00e0 a immagine e somiglianza di un partito), ma creando nuove forme di disunione che sollevano e interpretano rivendicazioni, attraggono cittadini e conducono campagne elettorali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un aspetto nell\u2019analisi tocquevilliana delle associazioni che ci interessa soprattutto: queste associazioni sono funzionali a una societ\u00e0 democratica, cio\u00e8 fondata sulla volontariet\u00e0 dell\u2019impegno civile dei singoli cittadini e sulla libert\u00e0 civile e politica. \u00c8 quindi l\u2019individualismo che rende le associazioni utili e necessarie: esse danno potere ai cittadini e li preparano a far sentire la loro voce e a condividere il potere politico; in effetti, l\u2019intermediazione ripara alla debolezza che deriva dall\u2019essere individui uguali. In questo scenario, il problema del deficit di potere della democrazia si pone quando i cittadini rimangono isolati o perdono il potere che deriva dall\u2019associarsi.\u00a0 L\u2019individualismo politico, pur essendo una condizione di base della legittimit\u00e0 democratica, pu\u00f3 deperire il potere politico e generare apatia, mentre l\u2019associazione \u00e8 una condizione di potere perch\u00e9 una condizione di forza per la contestazione e il potere attraverso la voce.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il secondo autore \u00e8 Mill.\u00a0 Ora, tra i critici repubblicani del liberalismo, questo autore \u00e8 stato forse il pi\u00f9 criticato in quanto liberale nella tradizione della libert\u00e0 negativa berliniana e del costituzionalismo hayekiano, cio\u00e8 di quella \u201cgiuridicizzazione\u201d della politica che espande la dimensione della scelta privata e limita il ruolo della volont\u00e0 popolare all\u2019atto elettorale, che legge la libert\u00e0 civile in opposizione alla libert\u00e0 politica.\u00a0 Si tratta di un\u2019interpretazione semplicistica ed errata di Mill, non solo perch\u00e9 egli aveva una\u00a0<em>visione politica della politica<\/em>, cio\u00e8 riteneva cruciale il ruolo delle forme extra-istituzionali di partecipazione e conflitto nell\u2019espansione della libert\u00e0 istituzionale.\u00a0 Mill pose il conflitto\/disaccordo al centro dell\u2019ordine sociale e politico; ad esempio, difese il principio della sindacalizzazione dei lavoratori, il diritto di sciopero e il diritto al lavoro; ed era sinceramente preoccupato delle implicazioni negative che sarebbe venute al valore della libert\u00e0 dell\u2019etica del cittadino privato o consumatore. Si preoccupava del declino della politica a favore delle agenzie di regolamentazione (burocratizzazione o pedantocrazia, come chiamava quel che oggi descriviamo come tecnocrazia) e confidava nel ruolo del dissenso e dell\u2019associazionismo nella sfera pubblica dell\u2019opinione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Mill aveva una comprensione molto chiara delle forme di partecipazione e di conflitto extra-istituzionali.\u00a0 Si pensi al suo atteggiamento cauto nei confronti dell\u2019emancipazione femminile.\u00a0 Aveva finito di scrivere il suo\u00a0<em>Subjection of Women<\/em>\u00a0nel 1861, ma decise di pubblicarlo solo nel 1869. Giustifica questo ritardo con un\u2019argomentazione prudenziale che rivela un approccio effettuale alle idee politiche: secondo lui, nell\u2019Inghilterra del 1861, l\u2019opinione pubblica era ancora troppo ostile all\u2019emancipazione femminile per accogliere le argomentazioni del suo pamphlet la cui pubblicazione avrebbe potuto avere effetti dannosi per la causa emancipazionista. Le cose cambiarono negli anni successivi al 1861, non solo perch\u00e9 Mill stesso fu eletto in Parlamento e port\u00f2 in aula una proposta sull\u2019estensione del suffragio alle donne (che ottenne un\u2019enorme attenzione da parte della stampa), ma anche perch\u00e9 stava nascendo un movimento suffragista internazionale, con importanti convegni tenuti negli Stati Uniti e petizioni firmate in diversi Paesi. Cos\u00ec, Mill perse la causa in Parlamento, ma la questione del suffragio divenne una componente essenziale del dibattito pubblico che non poteva pi\u00f9 essere ignorata. Scegliere il \u201cmodo\u201d e il \u201cmomento\u201d giusto per l\u2019azione pubblica era un metodo squisitamente machiavelliano.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La formazione di Mill era quella di un umanista, basata su una ricca e sofisticata conoscenza della cultura e delle istituzioni greco-romane e della storia politica delle repubbliche umaniste (che conosceva sia attraverso fonti dirette sia, tra le altre, l\u2019opera cardine di Sismonde de Sismondi).\u00a0 Mill sviluppa un\u2019argomentazione che ci riporta alla teoria di Machiavelli sulla libert\u00e0 nelle societ\u00e0 tumultuose, quando scrive che la grandezza di Firenze non \u00e8 da attribuire all\u2019acquiescenza dispotica ai Medici, ma alla precedente et\u00e0 repubblicana, quando i conflitti sociali erano incessanti e ancora in grado di fare della politica il terreno della sperimentazione istituzionale e della libert\u00e0 politica.\u00a0 Mill condivideva inoltre la denuncia di Machiavelli dell\u2019erosione delle virt\u00f9 \u201cdei pagani\u201d e capiva che l\u2019espansione di una societ\u00e0 di mercato avrebbe generato un aumento del potere giuridico che avrebbe minato la politica, una \u201cpedantocrazia\u201d appunto, che avrebbe sfidato il governo rappresentativo. Come Machiavelli, la sua proposta di cura di buon governo era collegata all\u2019incoraggiamento di atteggiamenti conflittuali e dissenzienti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per quanto riguarda la teoria della libert\u00e0 di Mill, dunque, \u00e8 un peccato che la sua interpretazione sia stata quasi completamente monopolizzata dal paradigma del filone antipolitico del liberalismo.\u00a0 N\u00e9 la teoria di Mill pu\u00f2 essere concepita senza conflitti, anche se pochi studiosi hanno prestato attenzione alle sue fonti repubblicane (una delle traduzioni italiane di\u00a0<em>On Liberty<\/em>\u00a0usc\u00ec nel 1925 per l\u2019editore Piero Gobetti, con l\u2019introduzione di Luigi Einaudi, come documento anti-tirannico contro il fascismo).<\/p>\n<p>Vengo infine a Hans Kelsen, forse l\u2019autore pi\u00f9 controverso dei tre \u201cliberali\u201d che propongo di includere sotto l\u2019ombrello della concezione della libert\u00e0 attraverso il conflitto. A Kelsen dobbiamo l\u2019inclusione dei partiti politici nella teoria del governo; una mossa che ai suoi tempi rivel\u00f2 una radicale spaccatura tra gli studiosi a seconda che valutassero i partiti dal punto di vista dell\u2019autorit\u00e0 statale o della libert\u00e0 politica dei cittadini, cio\u00e8 come mezzo per un fine superiore o invece come mezzo e fine insieme. Questa scissione, che segna drammaticamente la storia del XX secolo, si \u00e8 sovrapposta al dualismo tra autocrazia e democrazia, che Kelsen ha posto al centro del suo pensiero politico e ha considerato in termini di impatto sui partiti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019ostilit\u00e0 nei confronti dei partiti non \u00e8 mai cessata dal XVIII secolo, quando \u00e8 iniziata l\u2019istituzionalizzazione del governo costituzionale rappresentativo; rivisitare le idee di Kelsen \u00e8 particolarmente significativo oggi, quando la critica ai partiti si scontra con la rinascita del mito autoritario del Popolo-Uno, a contestare il quale Kelsen ha dedicato gran parte della sua opera.\u00a0 Per lui, che era un \u201cformalista\u201d, l\u2019ordine costituzionale non doveva avere altro obiettivo che la riproduzione stessa delle condizioni istituzionali della libert\u00e0 politica. Pertanto, riteneva che il pluralismo, l\u2019uguaglianza giuridica e le libert\u00e0 individuali fossero norme non negoziabili della democrazia.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, Kelsen fa dei partiti l\u2019espressione della libert\u00e0 e del conflitto politico la condizione della stabilit\u00e0.\u00a0 I partiti sono una forma di disunione che impegna i cittadini a definire la direzione politica che vogliono imprimere al governo del paese (\u201cvolont\u00e0 comune\u201d) e, cos\u00ec facendo, stabilizzano lo Stato e rendono sicura la loro libert\u00e0 politica. Il legame tra democrazia e libert\u00e0 che i partiti suggellano pu\u00f2 essere dimostrato dall\u2019azione delle reazioni dittatoriali, la cui prima mossa \u00e8 la soppressione del pluralismo dei partiti e della libert\u00e0 di associazione e di espressione insieme alla \u201cnetta separazione, caratteristica della democrazia, tra l\u2019organizzazione dei partiti e l\u2019organizzazione dello Stato\u201d.\u00a0 Su questo punto cruciale, pu\u00f2 essere utile soffermarsi sulla sua distanza da Carl Schmitt.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per Schmitt, la democrazia dei partiti era la conferma del fallimento del progetto di democratizzazione del governo parlamentare, perch\u00e9 se da un lato i partiti erano necessari per organizzare la massa di individui inclusi nel suffragio universale, dall\u2019altro rendevano lo Stato dipendente dalla logica degli interessi e del compromesso; in breve, i partiti rendevano la democrazia pienamente liberale e quindi, secondo Schmitt, impolitica e procedurale.\u00a0 Il riferimento a Kelsen ci permette di apprezzare la concezione del conflitto politico nella sua interezza e di superare la lettura pregiudiziale, a noi fin troppo familiare, che identifica Schmitt con il massimo teorico del conflitto.\u00a0 Eppure \u00e8 proprio in relazione al ruolo dei partiti e al pluralismo partitico che si apprezza quanto Schmitt sia distante dalla democrazia come teoria e pratica della libert\u00e0 politica e del conflitto. Per riaffermare l\u2019autorit\u00e0 dello Stato, era Schmitt necessario rendere superflui i partiti, separati da una rappresentanza istituzionale che incarnasse la societ\u00e0 nel leader, piuttosto che dare voce alle sue parti. Era necessario interrompere ex ante le dinamiche del partitismo con la democrazia plebiscitaria.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019interpretazione di Machiavelli offerta da Schmitt \u00e8 forse una cartina di tornasole per cogliere il ruolo strumentale del conflitto nella sua teoria della politica. Come sostenuto da Carlo Galli, l\u2019interpretazione di Schmitt di Machiavelli \u00e8 rimasta esclusivamente quella di un teorico dell\u2019assolutismo e del potere superiore dello Stato, non del conflitto.\u00a0 Schmitt non aveva una teoria della politica come conflitto perch\u00e9 non aveva una teoria della libert\u00e0 politica, anche se certamente aveva una teoria della politica come guerra con altri mezzi.<\/p>\n<p>Tocqueville era scettico sull\u2019idea che il voto dei rappresentanti fosse un indice sufficiente di potere politico da parte dei cittadini democratici; l\u2019indirettezza nell\u2019esercizio del potere politico rendeva importante l\u2019intermediazione politica e sociale: sul potere che i cittadini hanno di associarsi e di far sentire le loro richieste si basa gran parte della loro libert\u00e0. Mill apprezzava il conflitto, sia extra-istituzionale sia all\u2019interno del parlamento, anche a costo di rischiare la violenza, come scrive in\u00a0<em>On Liberty<\/em>: il vero \u201cmale formidabile\u201d non \u00e8 \u201cil conflitto violento tra parti della verit\u00e0, ma la tranquilla soppressione di met\u00e0 di essa\u201d.\u00a0 Il motto di Mill potrebbe essere reso come \u201cmeglio l\u2019animosit\u00e0 che l\u2019apatia\u201d, meglio il dissenso che l\u2019indifferenza, come scriveva Gobetti: \u201cqualunque siano i mali della libert\u00e0, non possono essere peggiori dei mali della costrizione\u201d. Infine, Kelsen definisce l\u2019obbedienza alla legge in modo da non escludere mai la possibilit\u00e0 del dissenso e propose la democrazia come libert\u00e0 politica che definisce lo spazio del conflitto.\u00a0\u00a0 Questa lotta tra libert\u00e0 e dominio non si esaurisce mai, nemmeno con una costituzione scritta, eppure pu\u00f2 persistere con buone costituzioni e procedure che mentre inibiscono le decisioni definitive, orientano la politica verso una pratica di conflitto e compromesso che mantiene sempre aperto il gioco politico. L\u2019antagonismo tra i cittadini riguardo ai loro interessi e alle loro opinioni \u00e8 interno alla democrazia, cos\u00ec come lo sono i partiti. Cos\u00ec, la forma della lotta politica segna il carattere di un regime: pluralismo persistente e conflitto tra partiti nel caso della democrazia e superamento del pluralismo e dell\u2019integrismo nel caso dell\u2019autocrazia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Gli autori liberali e democratici che hanno interpretato le istituzioni e le dinamiche politiche dal punto di vista delle garanzie della libert\u00e0 politica hanno allo stesso tempo inteso la politica come una dimensione eminentemente conflittuale, e in questo senso possono essere collocati a fianco di Machiavelli.\u00a0 Sarebbe desiderabile emancipare la lettura di queste tradizioni liberali e democratiche dall\u2019egemonia del manicheismo (neo-liberale o anti-liberale), una lettura teologica della politica che tra l\u2019altro ha minato le sorti della democratizzazione nel XX secolo e che pu\u00f2 compromettere la capacit\u00e0 dei cittadini di difendere i sistemi democratici.<\/p>\n<p>Lo studio di Machiavelli potrebbe essere un\u2019opportunit\u00e0 per liberare lo studio di queste tradizioni politiche da concrezioni solidificate, non allo scopo di coltivare il sincretismo e l\u2019eclettismo o anche sfumare le differenze, bens\u00ec per sfidare concettualizzazioni dogmatiche, che oltretutto non servono al nostro tempo e alla nostra conoscenza storica; infine, non rendono giustizia al pensiero di autori che hanno sviluppato la loro visione della politica nel bel mezzo delle controversie e delle lotte per la libert\u00e0 politica, delle cause di emancipazione e di democratizzazione, temi e obiettivi che sono oggi non meno importanti e urgenti.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=49085\">https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=49085<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LE PAROLE E LE COSE (Nadia Urbinati) Organizzata da Mario De Caro, Sean Erwin, Yoannis Evrigenis, Gabriele Pedull\u00e0\u00a0e\u00a0Vickie Sullivan, dal 13 e al 16 dicembre 2023\u00a0si \u00e8 tenuta a Roma la\u00a0prima conferenza della INTERNATIONAL MACHIAVELLI SOCIETY, chiamata ad aprire i lavori del Congresso Mondiale di Filosofia che nel 2024 \u00e8 previsto si svolga proprio a Roma.\u00a0Per l\u2019occasione sono si sono riuniti in Campidoglio e poi alla Universit\u00e0 di Roma Tre\u00a0oltre 120 specialisti\u00a0del pensatore fiorentino&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":109,"featured_media":51153,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Le-parole-e-le-cose.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-m7x","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/85035"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/109"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=85035"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/85035\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":85036,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/85035\/revisions\/85036"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/51153"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=85035"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=85035"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=85035"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}