{"id":85208,"date":"2024-04-26T11:03:16","date_gmt":"2024-04-26T09:03:16","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=85208"},"modified":"2024-04-27T00:05:57","modified_gmt":"2024-04-26T22:05:57","slug":"spezzare-litalia-le-regioni-come-minaccia-allunita-del-paese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=85208","title":{"rendered":"Spezzare l\u2019Italia. Le regioni come minaccia all\u2019unit\u00e0 del Paese"},"content":{"rendered":"<p><strong>da ROARS (Francesco Pallante)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-85209 size-full\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/978880626339GRA.jpeg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"429\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/978880626339GRA.jpeg 250w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/978880626339GRA-175x300.jpeg 175w\" sizes=\"(max-width: 250px) 100vw, 250px\" \/><\/p>\n<p><em>Pubblichiamo il Prologo del libro Francesco Pallante\u00a0<a href=\"https:\/\/www.einaudi.it\/catalogo-libri\/problemi-contemporanei\/spezzare-litalia-francesco-pallante-9788806263393\/\">\u201cSpezzare l\u2019Italia Le regioni come minaccia all\u2019unit\u00e0 del Paese\u201d<\/a><\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Uno scenario a breve scadenza: Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna \u2013 le regioni pi\u00f9 ricche del Paese, che insieme valgono il 40 per cento del Pil nazionale \u2013 mettono fine all\u2019unit\u00e0 d\u2019Italia. Sanit\u00e0, istruzione, musei, giustizia di pace, lavoro, sostegno alle imprese, trasporti, strade e autostrade, ferrovie, porti e aeroporti, paesaggio, ambiente, laghi e fiumi, rifiuti, edilizia, energia, enti locali passano integralmente alla competenza delle tre regioni. Il Veneto acquisisce la laguna di Venezia. La Lombardia il controllo del sistema universitario. L\u2019Emilia- Romagna tutti i musei presenti nella regione. Gli insegnanti diventano dipendenti regionali; le grandi reti infrastrutturali sono frammentate e ripensate dando priorit\u00e0 alle esigenze del sistema economico locale; comuni e province perdono autonomia e si trasformano in enti nella disponibilit\u00e0 delle regioni. Lo Stato si ritrova privo delle leve essenziali per realizzare politiche sociali, culturali, ambientali, economiche di respiro nazionale. L\u2019amministrazione pubblica \u00e8 disarticolata a causa della variabilit\u00e0 delle competenze, che in alcuni territori diventano regionali, in altri rimangono statali. Le imprese sono chiamate a fare i conti con una frammentazione normativa e amministrativa che complica le loro attivit\u00e0.<\/p>\n<p>La solidariet\u00e0 nazionale va in frantumi: assieme alle nuove competenze \u2013 individuate tra le oltre cinquecento funzioni attualmente gestite dallo Stato in ventitre materie \u2013 le tre regioni ottengono le risorse necessarie a esercitarle, calcolate a partire dal gettito fiscale generato sul loro territorio, senza compensazioni perequative. Nel Paese europeo segnato dalla maggiore diseguaglianza interna, un\u2019enorme quantit\u00e0 di ricchezza (oltre 75 miliardi di euro all\u2019anno) si sposta dai territori pi\u00fa indigenti a quelli pi\u00fa benestanti. Come se non bastasse, una volta assegnate le nuove competenze alle regioni, \u00e8 pressoch\u00e9 impossibile tornare indietro senza il consenso delle regioni stesse, dal momento che la procedura esclude iniziative unilaterali dello Stato e rende oltremodo complicato, se non impossibile, il referendum abrogativo. Il tutto, senza nemmeno il fastidio di dover cambiare la Costituzione. Com\u2019\u00e8 stato possibile arrivare a tanto? \u00c8 chiaro che siamo al compimento, sotto mentite spoglie, dello storico disegno secessionista della Lega. Ma com\u2019\u00e8 successo che una rivendicazione di parte, vocata al culto delle piccole patrie, venata da pulsioni razziste, segnata da egoismi territoriali, alimentata da avidit\u00e0 economica, sorretta da ridicoli rituali \u2013 la Padania, i celti, Alberto da Giussano, le ampolle del dio Po, il \u201cpratone\u201d di Pontida \u2013 sia divenuta una questione nazionale capace di mettere in scacco la tenuta dell\u2019unit\u00e0 del Paese? E che cosa ci fa, assieme al Veneto e alla Lombardia, l\u2019Emilia-Romagna, storica roccaforte del Partito democratico? Di pi\u00fa. Com\u2019\u00e8 pensabile che le preoccupazioni unanimemente sollevate da Banca d\u2019Italia, Confindustria, Ufficio parlamentare di bilancio, Svimez \u2013 tutti contrari all\u2019ulteriore incremento delle competenze regionali \u2013 siano lasciate cadere nel vuoto dal sistema politico? E com\u2019\u00e8 accaduto che il disastro regionale nella gestione della pandemia da Covid-19 non abbia innescato alcuna riflessione sul regionalismo e i suoi eccessi e abbia, anzi, finito per rilanciarlo sino alla sfida finale? All\u2019origine di questo libro c\u2019\u00e8 l\u2019urgenza di cercare una risposta a tali domande. Di provare a capire come si sia prodotto lo scivolamento, lento ma costante, apparentemente inarrestabile, verso il baratro che oggi si spalanca innanzi ai nostri piedi. E di tentare di individuare un possibile ancoraggio a cui aggrapparci, per impedire la caduta e avviare la risalita verso sponde pi\u00f9 sicure.<\/p>\n<p>Le regioni non sono un male. Ma nemmeno un bene. Sono \u2013 devono essere \u2013 istituzioni rivolte, come tutte le istituzioni che compongono la Repubblica, al conseguimento dell\u2019obiettivo ultimo della Costituzione: il pieno sviluppo della persona umana, condizione necessaria affinch\u00e9 tutti possano effettivamente partecipare alla vita politica, economica e sociale del Paese. Ci\u00f2 che sancisce il secondo comma dell\u2019articolo 3. E se, nel disegno costituzionale, nemmeno la realizzazione pi\u00f9 compiuta di noi stessi \u00e8 uno scopo in s\u00e9, ma un ponte verso la partecipazione consapevole di ciascuno alla vita collettiva, figurarsi se pu\u00f2 esserlo l\u2019accrescimento del potere di un ente territoriale qual \u00e8 la regione. Dalla prospettiva della Costituzione gli appetiti della classe politica regionale sono un fine del tutto irrilevante. \u00c8 ora di prendere atto che, spinto al limite del secessionismo, il\u00a0 regionalismo ha peggiorato lo Stato senza migliorare le regioni. E, attraverso la confusione delle competenze, ha complicato e indebolito il sistema costituzionale complessivo oltre ogni ragionevolezza. Sino al punto di mettere in discussione la tenuta della cittadinanza nazionale, oggi in procinto di esplodere in tante micro-cittadinanze regionali. Proseguire lungo questa strada \u00e8 da irresponsabili. L\u2019espansione incontrollata dei poteri regionali va fermata e le regioni devono tornare a essere strumenti al servizio della Repubblica e del suo disegno di emancipazione di tutti i cittadini: a prescindere dal territorio di residenza.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<\/strong>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.roars.it\/spezzare-litalia-le-regioni-come-minaccia-allunita-del-paese\/\">https:\/\/www.roars.it\/spezzare-litalia-le-regioni-come-minaccia-allunita-del-paese\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da ROARS (Francesco Pallante) Pubblichiamo il Prologo del libro Francesco Pallante\u00a0\u201cSpezzare l\u2019Italia Le regioni come minaccia all\u2019unit\u00e0 del Paese\u201d &nbsp; Uno scenario a breve scadenza: Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna \u2013 le regioni pi\u00f9 ricche del Paese, che insieme valgono il 40 per cento del Pil nazionale \u2013 mettono fine all\u2019unit\u00e0 d\u2019Italia. 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