{"id":85267,"date":"2024-05-02T09:28:47","date_gmt":"2024-05-02T07:28:47","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=85267"},"modified":"2024-04-30T11:33:56","modified_gmt":"2024-04-30T09:33:56","slug":"calvino-e-il-grumo-nero-della-guerra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=85267","title":{"rendered":"Calvino e il grumo nero della guerra"},"content":{"rendered":"<p><strong>di DOPPIOZERO (Alberto Volpi)<\/strong><\/p>\n<div class=\"max-w-[838px]\">\n<div class=\"clearfix text-formatted field field--name-body field--type-text-with-summary field--label-hidden field__item\">\n<p>\u201cUn passaggio tanto pi\u00f9 stretto in quanto i nostri cerchi di luci lo circoscrivevano, e nel quale dovemmo incurvarci, conduceva a un crepaccio di circa trenta metri di lunghezza per dieci di larghezza. Le guide si fermarono, tutti i fasci conversero: su vari paracadute rossi e blu distesi, riposavano casse e casse: simili ad animali di un&#8217;era futura, le vigilavano due mitragliatrici posate sul loro treppiede come gatti egizi sulle zampe anteriori. Sulla volta, ora nitida, immensi animali con le corna.<\/p>\n<p>Indubbiamente quel luogo era stato sacro, e lo era ancora, non soltanto per lo spirito delle grotte, ma anche perch\u00e9 un legame incomprensibile univa quei bisonti, quei tori, quei cavalli (altri si perdevano fuori della luce) e quelle casse che parevano venute da sole, sorvegliate da quelle mitragliatrici rivolte verso di noi. Sulla volta coperta di una specie di salnitro, gli animali scuri e magnifici correvano, trasportati dal movimento dei nostri tondi di luce, come una fuga di emblemi.\u201d<\/p>\n<p>Andr\u00e9 Malraux nelle sue\u00a0<em>Antimemorie<\/em>, scivolando insieme ad altri partigiani nelle grotte da poco esplorate di Lascaux, illumina il legame tra le antiche bande di cacciatori e di attuali combattenti dell&#8217;\u201cordine della notte\u201d; nonch\u00e9 la corrispondenza tra le scene totemiche incise sulle pareti e le moderne armi custodite nel profondo. L&#8217;aggettivo \u201csacro\u201d accompagna il ricetto dell&#8217;arma che uccide e chi la brandisce. Apparentemente la narrativa di Italo Calvino va in tutt&#8217;altra direzione. Si pensi al giovane Faccia di mela, protagonista del racconto\u00a0<em>Ultimo viene il corvo<\/em>, che si arruola tra i partigiani per sparare come respirasse, con disinvoltura e naturalezza assolute, mirando indifferentemente a foglie e rami come ad animali o a uomini. O meglio: sono i partigiani, divertiti e sgomenti, ad arruolarlo sotto l&#8217;impressione dell&#8217;infallibile e irresponsabile attitudine del ragazzo. \u201c\u2013 Questo non ne sbaglia una, \u2013 dicevano gli uomini e nessuno aveva il coraggio di ridere. \u2013 Tu vieni con noi, \u2013 disse il capo. \u2013 E voi mi date il fucile, \u2013 rispose il ragazzo. \u2013 Ben. Si sa. \u2013 And\u00f2 con loro.\u201d Una macchina mortale ma ludica; un divertimento fulminante, come il sacro.<\/p>\n<figure class=\"caption caption-img\" role=\"group\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/11_2.jpg\" alt=\"scugnizzi con fucili \" width=\"524\" height=\"460\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"d6c298df-c32f-4d2f-bd36-b81df2d64a09\" \/><figcaption>Napoli, 27-30 settembre 1943,\u00a0Archivi della Resistenza, Fondazione Gramsci.<\/figcaption><\/figure>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Anche Lupo Rosso, in\u00a0<em>Il sentiero dei nidi di ragno<\/em>, ha qualcosa di fiabesco che eccede la sua ironizzata ortodossia comunista di primula rossa tra i Gap. Ama tutto ci\u00f2 che \u00e8 rumorosamente fumettistico: \u201cla mania della dinamite e delle bombe ad orologeria [\u2026] fare grandi esplosioni per fare crollare i ponti, e scendere in citt\u00e0 per sparare raffiche contro le pattuglie\u201d. La sua educazione fantastica, avvenuta sugli \u201calbum colorati\u201d e i romanzi di avventura dalla dismisura paraletteraria, in cui i desideri pi\u00f9 sfrenati diventano possibili, si \u00e8 in effetti tradotta in realt\u00e0. E di nuovo diventa materia di affabulazione per i compagni che lo ascoltano: \u201cesagera un po&#8217; le cose che racconta, ma racconta molto bene\u201d. Per esempio il caso dell&#8217;esecuzione di Pelle, traditore passato alle Brigate Nere, che viene seguito dalla cinepresa verbale attraverso gli occhi di vari gappisti in impermeabile, dalla strada al suo covo-abbaino pieno di armi, e ivi freddato da un uomo appostato sui tetti; naturalmente lo stesso narratore. Questo personaggio usa le armi con la spensieratezza micidiale di Faccia di mela, e infatti gli \u00e8 spesso associata la categoria del gioco: \u201c\u00c8 una cosa bellissima stare seduti insieme a Lupo Rosso dietro al serbatoio: sembra di giocare a nascondersi. Solo che non c&#8217;\u00e8 differenza tra il gioco e la vita, e si \u00e8 obbligati a giocare sul serio, come piace a Pin. [\u2026] Giochi che sa fare solo Lupo Rosso: giochi complicatissimi, che appassionano ma non fanno ridere.\u201d<\/p>\n<p>L&#8217;altra faccia del gioco sacro, sfigurata in un \u201cmascherone da fontana\u201d, \u00e8 il grosso Cugino. Anche quest&#8217;ultimo dichiara a Pin che va \u201cad ammazzare la gente la notte\u201d. La sua figura, apparentemente bonaria, dalle grandi mani soffici come pane, l&#8217;amico sempre cercato e finalmente trovato dal bambino protagonista, vive per\u00f2 un rapporto oscuro e tormentato, da uomo tradito, con le donne. La sua misoginia caricaturale, che fa costantemente incolpare le donne della guerra, si incarna infine nel compito di eliminare la sorella di Pin, prostituta diventata spia delle SS e guida dei tedeschi nelle retate tra i carruggi. La pistola sepolta dal bambino tra i nidi di ragno, dove si nascondono gli orridi accoppiamenti tra gli aracnidi, sar\u00e0 consegnata al grande amico: l&#8217;uno indicher\u00e0, dentro la notte delle pulsioni torbide, la strada all&#8217;altro per dare finalmente all&#8217;oggetto sacro il proprio compimento di morte.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/letteratura-italiana-sulla-resistenza-italo-calvino-1.jpeg\" alt=\"b\" width=\"800\" height=\"400\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"881bc84e-cac8-44ba-8e3f-529ddcac3884\" \/><\/p>\n<p>Anche il racconto di Calvino\u00a0<em>Andata al comando<\/em>, come del resto\u00a0<em>Un altro muro<\/em>\u00a0e\u00a0<em>Vecchio Blister\u00a0<\/em>di Fenoglio,\u00a0<em>Labirinto<\/em>\u00a0di Caproni, ha al proprio centro un&#8217;esecuzione. La morte \u00e8 uno dei temi della forma racconto, anche non di guerra? Bisognerebbe operare un imponente scrutinio quantitativo: certo la morte va forte anche nei romanzi, ma arriva spesso al termine di una pi\u00f9 o meno lunga vita del protagonista. Nella brevit\u00e0 dei racconti esplode in pieno e li colma: dunque forse un nesso formale esiste. Quando poi si tratta, all&#8217;interno del massimo di violenza che \u00e8 la guerra (specie quella civile), del diapason emotivo dell&#8217;esecuzione il sospetto si rafforza. Stiamo sempre nel territorio del sacro quando si presenta l&#8217;evento pi\u00f9 disturbante della guerra, di solito ritualizzato, laddove in particolare nel combattimento partigiano, la morte s&#8217;infligge di sorpresa alla svolta di una strada di montagna e alle spalle in una via di citt\u00e0. Qui due personaggi senza nome, sono in movimento per un bosco dapprima squallido e bruciato, poi pi\u00f9 fitto e tenebroso. L&#8217;azione va avanti con i passi, il dialogo e i pensieri soltanto del disarmato che teme di essere portato a morte. L&#8217;armato mente per tutto il viaggio, sostenendo che andranno al comando dove sar\u00e0 sbrigata la formalit\u00e0 di cancellare il nome dell&#8217;altro dal registro delle spie e lasciato quindi sbrigativamente andare libero; infine propone uno scambio temporaneo di scarponi, imbraccia l&#8217;arma volendo dimostrare che non sparer\u00e0, e spara. La sua fisionomia \u00e8 \u201ctriste e senza sguardo\u201d, cammina quasi a caso e svogliatamente; abbiamo detto che non pensa, talvolta usa tautologie kafkiane (\u201cIl comando \u00e8 dov&#8217;\u00e8 il comando\u201d; \u201cAl comando non si va per le strade\u201d) e pare identificarsi con una mera funzione (\u201c\u00c8 un lavoro che spetta a me, l&#8217;accompagnarvi\u201d), come un impersonale strumento della legge.<\/p>\n<figure class=\"caption caption-img\" role=\"group\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/26.jpg\" alt=\"Novembre 1944. Schieramento di mitra dell'8\u00aa Brigata Garibaldi\" width=\"545\" height=\"460\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"0b13a495-21d9-4a4c-8f2b-8a4e7a574470\" \/><figcaption>Novembre 1944. Schieramento di mitra dell&#8217;8\u00aa Brigata Garibaldi,\u00a0Archivi della Resistenza, Fondazione Gramsci.<\/figcaption><\/figure>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L&#8217;arrovellarsi del pensiero, i cauti sondaggi paralleli ai disviamenti dal sentiero, le ipotesi e controipotesi appartengono tutte al disarmato. La spia si ritiene pi\u00f9 scaltro degli altri e non vede l&#8217;ora di dimostrarlo ai suoi padroni tedeschi, vantando come servo e giullare la propria abilit\u00e0: \u201cIo ridere\u201d. E per\u00f2 si insospettisce della lunghezza e dell&#8217;erranza del tragitto, chiede conto degli altri prelevati dal paese \u2013 la maestra, il federale&#8230; \u2013, tenta di scartare e poi quasi involontariamente di fuggire; ma l&#8217;altro, silenzioso e indifferente, \u00e8 \u201csempre dietro, a distanza\u201d. La sua doppiezza di spia, che interpreta in modo sofisticato e opposto i segni, non gli giova: il suo ragionamento ha squarci \u201ccome zone di radura in mezzo a un bosco\u201d che lo fasciano di \u201csconosciuto e oscuro\u201d, ma in realt\u00e0 sempre pi\u00f9 s&#8217;intrica senza vedere una verit\u00e0 evidente. Se non gli dicono dov&#8217;\u00e8 il comando \u00e8 male perch\u00e9 non si fidano di lui, ma \u00e8 di pi\u00f9 un bene perch\u00e9 vuol dire che lo rilasceranno. La spia, re delle messinscena, si acceca nel rifiuto di vedere con chiarezza la strada verso l&#8217;esecuzione. Addirittura la sciocchezza di consegnare gli scarponi solo perch\u00e9 al comando non glieli sottraggano, viene s\u00ec intuita come fandonia ma soltanto perch\u00e9 pensa che l&#8217;altro voglia tenerseli per s\u00e9. Cos\u00ec \u00e8 ma non nel modo e nel momento, con il senso attribuiti; li consegna, e si consegna alla raffica. Perfino mentre l&#8217;armato spara, pensa: \u201cEcco, non spara\u201d; quando partono i colpi pensa siano a salve, e quando sente l&#8217;impatto sul corpo ancora nega: \u201cCrede di avermi ucciso, invece vivo.\u201d La spia, che solitamente detiene segreti, a partire da quello sulla propria identit\u00e0, non ci arriva. \u00c8 il bosco ad incaricarsi in via postuma di spiegare a quel corpo il suo destino: \u201cla bocca piena di aghi di pino. Due ore dopo era gi\u00e0 nero di formiche.\u201d<\/p>\n<figure class=\"caption caption-img\" role=\"group\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/16.jpg\" alt=\"partigiani con mitra\" width=\"625\" height=\"460\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"7eb85dd2-f89e-4990-bb93-cf9039b36446\" \/><figcaption>Archivi della Resistenza, Fondazione Gramsci.<\/figcaption><\/figure>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Questo primo Calvino, talvolta un po&#8217; sottovalutato rispetto alle felici realizzazioni della trilogia fantastica, all&#8217;indiscutibile magistero della maturit\u00e0 postmoderna e combinatoria, della leggerezza sapiente, gi\u00e0 aveva in s\u00e9 e mostrava il nucleo irradiante dell&#8217;avventura picaresca e della favola, del gioco e dell&#8217;affabulazione. E pure insieme manteneva, probabilmente per il ravvicinato contatto con la bruciante esperienza della guerra civile, un grumo pi\u00f9 nero e drammatico poco valorizzato dalla critica. Si trattava, come visto, d&#8217;un equilibrio fecondo di sfaccettature che, attorno al balenare sacro e sconsacrato dell&#8217;arma, arricchiscono la sua narrativa partigiana cosicch\u00e9 in quegli anni la contrapposizione tra l&#8217;apollineo razionalista, etereo se non svaporato Calvino d&#8217;ordine, e lo sfrenato, sperimentale e pulsionale, Pasolini insubordinato, tracciata qualche anno fa da Carla Benedetti, non ha motivo d&#8217;essere. L&#8217;abatino delle lettere e dell&#8217;editoria, l&#8217;algido rimescolatore di tarocchi e di storie, o al contrario, se si vuole, stando all&#8217;amore di molto maggioritario di studiosi e lettori, il pi\u00f9 completo scrittore del secondo Novecento per fantasia e rigore d&#8217;indagine e di stile, era qualcosa di gi\u00e0 uguale ma ancora diverso.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"text-azzurro text-xl py-3\"><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/calvino-e-il-grumo-nero-della-guerra\">https:\/\/www.doppiozero.com\/calvino-e-il-grumo-nero-della-guerra<\/a><\/strong><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"py-6\">\n<div class=\"blazy blazy--field blazy--field-immagini-media blazy--field-immagini-media--full field field--name-field-immagini-media field--type-entity-reference field--label-hidden field__items is-blazy\" data-blazy=\"\" data-once=\"blazy\">\n<div class=\"field__item\">\n<div class=\"media media--blazy media--bundle--image media--image media--responsive is-b-loaded\" data-b-token=\"b-fbcb6ecff6f\"><img decoding=\"async\" class=\"media__element b-lazy b-responsive b-loaded\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/styles\/r_articolo_desktop_w838\/public\/med-1200x630-2.jpg.webp?itok=nY4EeQx2\" alt=\"\" \/><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di DOPPIOZERO (Alberto Volpi) \u201cUn passaggio tanto pi\u00f9 stretto in quanto i nostri cerchi di luci lo circoscrivevano, e nel quale dovemmo incurvarci, conduceva a un crepaccio di circa trenta metri di lunghezza per dieci di larghezza. 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