{"id":85307,"date":"2024-05-03T11:30:58","date_gmt":"2024-05-03T09:30:58","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=85307"},"modified":"2024-05-03T11:30:58","modified_gmt":"2024-05-03T09:30:58","slug":"luniversita-e-una-riserva-di-pensiero-critico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=85307","title":{"rendered":"L\u2019universit\u00e0 \u00e8 una riserva di pensiero critico"},"content":{"rendered":"<p><strong>da ROARS (Andrea Mariuzzo)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-85308 size-full\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/liberta-accademica.png\" alt=\"\" width=\"983\" height=\"642\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/liberta-accademica.png 983w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/liberta-accademica-300x196.png 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/liberta-accademica-768x502.png 768w\" sizes=\"(max-width: 983px) 100vw, 983px\" \/><\/p>\n<div class=\"entry_excerpt\">\n<p><strong>Docenti e studenti prendono sempre pi\u00f9 spesso posizioni \u00abscomode\u00bb dentro le Universit\u00e0, ma rischiano di rimanere soli di fronte ad atteggiamenti facilmente definibili come repressivi. Occorre tornare a riflettere sul valore della libert\u00e0 accademica, troppo spesso data per scontata.<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"the_content\">\n<p class=\"has-drop-cap\">Negli ultimi mesi, in reazione alla tragica\u00a0<em>escalation\u00a0<\/em>nel conflitto israelo-palestinese nella Striscia di Gaza, il mondo degli studenti universitari italiani si \u00e8 mostrato attivo nella produzione di prese di posizione, in azioni di protesta e anche nella ricerca di un confronto col resto del mondo universitario. Lo scorso novembre, mentre aveva luogo<a href=\"https:\/\/www.ansa.it\/sito\/notizie\/cronaca\/2023\/11\/09\/atenei-mobilitati-da-nord-a-sud-sapienza-occupata_7ac365d5-aa6c-44e5-a8ec-14b07d0352e7.html\">\u00a0un ciclo di manifestazioni sfociato anche in temporanee occupazioni<\/a>\u00a0da Roma a Napoli, dalla Statale di Milano a Venezia, un gruppo di studenti della Scuola Normale di Pisa aveva redatto un documento, firmato anche da diversi docenti, che chiedeva uno sforzo di riflessione e reazione di fronte alla scelta del governo israeliano di reagire in forze e fin da subito praticamente senza limiti all\u2019attentato del 7 ottobre. Dopo quella fiammata le azioni dimostrative non si sono spente, ma hanno coinvolto anche gli studenti liceali, vittime a Firenze e Pisa di<a href=\"https:\/\/corrierefiorentino.corriere.it\/notizie\/24_febbraio_24\/cariche-sugli-studenti-pro-palestina-a-pisa-e-firenze-sindaci-e-rettori-e-inaccettabile-97e8e528-e551-412d-805f-ff8a134eexlk.shtml\">\u00a0un\u2019inopinata azione repressiva da parte delle forze dell\u2019ordine<\/a>\u00a0che ha suscitato una certa sensazione.<\/p>\n<p>L\u2019onda lunga di questa mobilitazione non sembra ancora conclusa. In alcuni casi, essa ha trovato spazi di ascolto significativi nelle altre componenti accademiche e finanche a livello istituzionale, come nel processo che ha condotto il Senato accademico dell\u2019Universit\u00e0 di Torino a<a href=\"https:\/\/ilmanifesto.it\/luniversita-di-torino-non-collabora-con-israele\">\u00a0rinunciare alla collaborazione scientifica con Israele negli ambiti a potenziale applicazione militare<\/a>\u00a0compresi nell\u2019<a href=\"https:\/\/www.esteri.it\/it\/diplomazia-culturale-e-diplomazia-scientifica\/cooperscientificatecnologica\/accordi_coop_indscietec\/\">accordo di cooperazione italo-israeliano del 21 novembre scorso<\/a>. Altrove il confronto \u00e8 stato pi\u00f9 problematico, come ancora alla Normale, dove il<a href=\"https:\/\/normalenews.sns.it\/mozione-del-senato-accademico-della-scuola-normale-superiore-del-26-marzo-2024\">\u00a0documento del Senato<\/a>\u00a0che chiede ai ministeri competenti di \u00abriconsiderare\u00bb i termini dell\u2019accordo di cooperazione, e annuncia \u00abla massima cautela e diligenza nel valutare accordi istituzionali e proposte di collaborazione scientifica che possano attenere allo sviluppo di tecnologie utilizzabili per scopi militari e alla messa in atto di forme di oppressione, discriminazione o aggressione a danno della popolazione civile, come avviene in questo momento nella striscia di Gaza\u00bb, ha trovato approvazione dopo<a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2024\/03\/20\/normale-di-pisa-dopo-i-prof-gli-studenti-in-sciopero-lateneo-deve-rendere-note-le-collaborazioni-con-le-istituzioni-israeliane\/7486093\/\">\u00a0alcuni giorni di agitazione<\/a>\u00a0anche di parte del corpo docente, o a Bologna, dove hanno suscitato sensazione le immagini di una studentessa che, ottenuta la parola per esprimere con veemenza la posizione dei manifestanti filopalestinesi e denunciare con veemenza la supposta inerzia dei vertici del suo ateneo,<a href=\"https:\/\/corrieredibologna.corriere.it\/notizie\/cronaca\/24_marzo_23\/bologna-la-studentessa-pro-palestina-interrotta-dal-rettore-gesto-grave-non-sapevo-come-reagire-66f3eb7e-9d4b-4b91-99ed-62ca6e8edxlk.shtml\">\u00a0si \u00e8 vista togliere il microfono all\u2019inaugurazione dell\u2019anno accademico<\/a>.<\/p>\n<p>Nel frattempo, nuove proteste studentesche di fronte all\u2019invito di alcuni atenei a parlare in incontri e conferenze\u00a0<em>speaker<\/em>\u00a0favorevoli alle politiche repressive del governo israeliano, come il<a href=\"https:\/\/www.ansa.it\/campania\/notizie\/2024\/03\/15\/protesta-degli-studenti-salta-dibattito-alla-federico-ii_3914bbeb-8896-4a9d-8fd2-59877934c757.html\">\u00a0direttore della \u00abRepubblica\u00bb Maurizio Molinari<\/a>\u00a0e il<a href=\"https:\/\/www.ansa.it\/sito\/notizie\/cronaca\/2024\/03\/08\/non-posso-parlare-parenzo-contestato-alla-sapienza_192f1741-f55e-4709-a5b2-a2d429769966.html\">\u00a0conduttore televisivo e radiofonico David Parenzo<\/a>, hanno portato oltre alla rapida decisione degli ospiti di rinunciare al loro intervento, a denunce di un supposto clima di censura da parte di esponenti del mondo dell\u2019informazione e delle istituzioni, condite da paragoni con le derive violente degli anni Settanta che invero dovrebbero risultare piuttosto fuori luogo agli occhi di chi ha presente quel contesto per studio o esperienza diretta.<\/p>\n<h2 class=\"wp-block-heading\">\u2026<strong>e docenti sotto osservazione<\/strong><\/h2>\n<p>Non sono gli studenti l\u2019unica componente della comunit\u00e0 accademica a suscitare la preoccupata attenzione della stampa in occasione dell\u2019espressione del proprio pensiero per le ragioni pi\u00f9 disparate. Non si \u00e8 ancora giunti, se non sui fogli pi\u00f9 aggressivi e sulle pagine internet di livello peggiore, a parlare esplicitamente di un possibile tragico incontro tra studenti inquieti e \u00abcattivi maestri\u00bb come mezzo secolo fa. Tuttavia le accuse di odio antiebraico al docente della Luiss Alessandro Orsini, sul quale \u00e8 stato<a href=\"https:\/\/www.lastampa.it\/cronaca\/2024\/03\/23\/news\/alessandro_orsini_e_chef_rubio_indagati-14170535\/\">\u00a0aperto anche un fascicolo dalla Procura di Roma<\/a>, giungono dopo che una improvvida uscita della professoressa ordinaria di Filosofia teoretica della Sapienza Donatella Di Cesare in ricordo dell\u2019ex brigatista Barbara Balzerani ha condotto la rettrice della sua universit\u00e0 a<a href=\"https:\/\/www.uniroma1.it\/it\/notizia\/la-reazione-della-comunita-sapienza-alle-parole-di-donatella-di-cesare\">\u00a0considerare azioni disciplinari nei suoi confronti<\/a>. A questi casi si aggiunge, per restare a quelli pi\u00f9 noti, la querela con cui \u2013 scelta che ha rari precedenti in una democrazia \u2013 la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha reagito alle<a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2024\/03\/27\/meloni-querela-luciano-canfora-definita-neonazista-animo-aprile-udienza-solidarieta-cittadini-associazioni\/7493790\/\">\u00a0dure critiche dell\u2019antichista Luciano Canfora<\/a>.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 delle valutazioni sui singoli casi, questo clima in cui pare montare una certa insofferenza per le manifestazioni di dissenso nel mondo universitario, fino a richiedere di \u00absilenziarle\u00bb ravvisandone una sorta di minaccia alla serenit\u00e0 del clima accademico e delle sue istituzioni, spinge a riflettere in modo pi\u00f9 profondo sia sulle ragioni di queste tensioni emergenti tra ampi settori della comunit\u00e0 degli studi e opinione pubblica che si vuole\u00a0<em>mainstream<\/em>, sia pi\u00f9 in generale sui contorni, sui motivi di esistenza e sull\u2019attuale solidit\u00e0 delle garanzie di libert\u00e0 accademica.<\/p>\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Agitazioni che vengono da lontano<\/strong><\/h2>\n<p>In primo luogo, \u00e8 bene considerare che questa eccitazione negli atenei non \u00e8 specifica dell\u2019attualit\u00e0 italiana, come ci ricordano le cronache \u2013 che spesso giungono a noi decisamente distorte \u2013 delle\u00a0<em>culture wars\u00a0<\/em>statunitensi. Neanche a livello nazionale, poi, essa \u00e8 una novit\u00e0 originata dalla tragica catena di violenze maturata in seguito al 7 ottobre. Si tratta di un clima che \u00e8 montato nel tempo, e \u2013 come spesso accade nella fisiologia delle proteste universitarie \u2013 in cui ragioni ideali di ampio respiro si innestano su condizioni di insoddisfazione e disagio pi\u00f9 immediate.<\/p>\n<p>Ormai da oltre due anni, dal ritorno alla piena attivit\u00e0 in presenza dopo la fine delle restrizioni dovute al Covid-19, le principali sedi universitarie italiane vivono intensi momenti di protesta per il rincaro degli affitti, sintomo di problemi sempre pi\u00f9 evidenti a districarsi nelle storture del\u00a0 mercato immobiliare ma anche di una pi\u00f9 generale difficolt\u00e0 a sostenere lo sforzo economico necessario a garantire la frequenza da fuorisede da parte di sempre pi\u00f9 numerose fasce sociali.<\/p>\n<p>Alla radice di questa ritrovata voglia degli studenti di confrontarsi con temi politici generali sembra dunque essere il tentativo di porre in un quadro pi\u00f9 generale disagi di sistema, tentativo sicuramente caratterizzato da qualche ingenuit\u00e0 ma che ci si aspetterebbe fosse preso in considerazione con interesse visto che denuncia storture reali. Eppure fin dall\u2019inizio si \u00e8 cercato da pi\u00f9 parti di mettere questi potenziali interlocutori, rappresentanti di generazioni giovanili troppo frettolosamente etichettate come apatiche e individualiste, nell\u2019angolo, come accaduto prima coi tentativi di sminuire la portata della denuncia elaborata dai rappresentanti del corpo studentesco della Normale in occasione della<a class=\"no-lightbox\" href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=zs8LtxihWzg\">\u00a0cerimonia di consegna dei diplomi del luglio 2021<\/a>, poi con episodi di repressione delle manifestazioni che gi\u00e0 pochi mesi dopo non risparmiavano nemmeno<a href=\"https:\/\/www.lastampa.it\/torino\/2022\/02\/04\/video\/torino_protesta_degli_studenti_dopo_la_morte_di_lorenzo_parelli_imbrattata_di_vernice_rossa_la_sede_di_confindustria-2847907\/\">\u00a0i liceali in protesta<\/a>\u00a0per il deficit di sicurezza nelle esperienze di stage e di scuola-lavoro che aveva condotto anche a fatti tragici.<\/p>\n<p>A una fibrillazione studentesca iniziata ben prima di assumere il carattere di contrapposizione al\u00a0 governo di estrema destra i cui esponenti confondono costitutivamente la restrizione della libert\u00e0 di espressione con la difesa di quello Stato di diritto che dovrebbe garantirne i pi\u00f9 ampi possibile, si accompagna una situazione della comunit\u00e0 docente delle universit\u00e0 sempre pi\u00f9 delicata.<\/p>\n<p>Il corpo professorale italiano, storicamente piuttosto debole e diviso, ha subito nell\u2019ultimo ventennio i contraccolpi delle politiche di bilancio e di disciplinamento neoliberali, che tendono a trasformare quelli che<a href=\"https:\/\/www.rivistailmulino.it\/a\/paolo-prodi-e-l-universit-come-corporazione\">\u00a0per Paolo Prodi<\/a>\u00a0avrebbero dovuto essere i detentori di un quarto (o quinto) potere dello Stato \u2013 quello della legittimazione culturale e dell\u2019espressione istituzionalizzata del sapere critico \u2013 in semplici impiegati statali, riservando al massimo posizioni individuali di una qualche influenza a chi mostra sufficiente acquiescenza nei confronti degli interessi politici ed economici costituiti. Negli ultimi anni, nonostante alcune vistose eccezioni come quella di Tomaso Montanari, la pressione sui vertici accademici pi\u00f9 che dal basso, come paventato da alcuni giornali, sembra venire dall\u2019alto, e sembra spingere rettori e rettrici ad affrettarsi a prendere le distanze a volte in modo imbarazzato da posizioni percepibili come \u00abfuori dal coro\u00bb, e a interpretare spesso il potere di intervento riconosciuto dai codici etici soprattutto come strumento finalizzato a evitare problemi con i centri del potere politico ed economico o con singole figure che li rappresentano. Anche in questo caso, il tremendo acuirsi del conflitto israelo-palestinese, e prima l\u2019occasione dell\u2019invasione russa dei territori orientali dell\u2019Ucraina, hanno costituito un momento di amplificazione di dinamiche ormai consolidate, rese possibili da un utilizzo universale dei social network che spesso permette di intervenire nel dibattito pubblico senza l\u2019intermediazione dei media pi\u00f9 tradizionali.<\/p>\n<p>Proprio di fronte a questo scenario complesso, occorre riaffermare la libert\u00e0 come carattere costitutivo dell\u2019istituzione accademica, e ricostruire attorno a essa le relazioni tra le varie componenti della vita degli atenei e tra esse e i vertici istituzionali.<\/p>\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Le istituzioni accademiche, spazio regolato di libert\u00e0<\/strong><\/h2>\n<p>L\u2019art. 33 della nostra Costituzione, recependo un carattere costitutivo dell\u2019istituzione universitaria nella societ\u00e0 europea, stabilisce in estrema sintesi alcuni punti fermi che \u00e8 bene riprendere. In primo luogo, che la libert\u00e0 di espressione di cui gode il personale universitario \u00e8 ancora pi\u00f9 solida di quella garantita in una democrazia liberale all\u2019intera cittadinanza. Nella sua attivit\u00e0 di insegnamento, di apprendimento e di studio, un esponente della comunit\u00e0 accademica ha il diritto di esporre apertamente i risultati delle sue riflessioni anche fondando su di essi posizioni ritenute sbagliate e pericolose sul piano sociale, e di utilizzare per questo tutte le infrastrutture messe a disposizione dal sistema accademico senza dover temere conseguenze per la propria posizione. Lo scopo precipuo degli alti studi \u00e8 del resto proprio quello di esplorare la conoscenza fino a limiti che la societ\u00e0 potrebbe non essere pronta ad accettare, e mettere in discussione nelle sue contraddizioni ci\u00f2 che \u00e8 normalmente ritenuto accettabile senza supplementi d\u2019indagine.<\/p>\n<p>I limiti e i rimedi a eventuali eccessi dovrebbero trovarsi \u2013 ed \u00e8 questo un secondo aspetto fondamentale \u2013 nell\u2019esercizio collettivo di questa stessa libert\u00e0. Il lavoro di critica e di decostruzione delle prese di posizione attraverso i canali controllati del dibattito intellettuale, dagli interventi scientifici e pubblicistici ai convegni, e la garanzia degli spazi necessari a svolgere interventi critici nelle aule di lezione, hanno appunto lo scopo e l\u2019effetto di vagliare e all\u2019occorrenza correggere posizioni con fondamenti deboli e difficili da sostenere.<\/p>\n<p>In questo contesto, fine fondamentale delle istituzioni di governo locale e generale della comunit\u00e0 accademica dovrebbe essere da un lato rappresentare verso l\u2019esterno gli interessi di chi le esprime, garantendo il profondo legame tra il pieno esercizio della libert\u00e0 da parte dei singoli attori e l\u2019autonomia che caratterizza le universit\u00e0; dall\u2019altro, verso l\u2019interno del proprio mondo, svolgere un ruolo di mediazione e arbitrato tra le diverse componenti che partecipano al dibattito. Spetta insomma al governo degli atenei garantire l\u2019efficienza degli spazi di libert\u00e0 e di confronto tra studiosi e tra docenti e studenti di cui si innerva l\u2019esercizio di critica di cui si \u00e8 appena detto. Un\u2019efficienza conseguita, tra l\u2019altro, ponendo precisi paletti alle influenze esterne, e mantenendo relazioni serene tra tutti i soggetti, con un rispetto dei ruoli che per\u00f2 non consenta alcuna forma di prevaricazione.<\/p>\n<p>All\u2019atto pratico, per rettori e delegati seguire nel governo del dibattito accademico la rotta qui segnata non pu\u00f2 tradursi nell\u2019interpretare i codici etici e le norme di comportamento come manuali di buone maniere, soprattutto se li si tira in ballo per evitare problemi con personaggi pubblici di un qualche rilievo che esplicitamente o implicitamente premono per ritorsioni. D\u2019altro canto, essa non pu\u00f2 tradursi nemmeno nella completa inerzia di fronte a qualsiasi comportamento, specie trincerandosi dietro il fatto che esso si sia verificato al di fuori della sfera didattica strettamente intesa: la professione accademica implica che non se ne smettano i panni al di fuori degli orari d\u2019ufficio.<\/p>\n<p>In conclusione, \u00e8 vero che da tempo l\u2019esercizio della libert\u00e0 accademica e la sua garanzia con l\u2019autogoverno degli atenei sono sempre pi\u00f9 difficili, a causa dell\u2019invadenza delle istituzioni politiche e della sempre pi\u00f9 forte dipendenza delle universit\u00e0 dal sostegno economico pubblico e privato. Ed \u00e8 vero che in situazioni particolarmente delicate, come quella che stiamo vivendo, la tentazione di rinunciarvi per disciplinarsi a ci\u00f2 che il\u00a0<em>mainstream\u00a0<\/em>si aspetta \u00e8 sensibile. Tuttavia, \u00e8 proprio in momenti di crisi come quello che viviamo che c\u2019\u00e8 maggior bisogno di lanciare e vagliare idee e proposte interpretative \u00abirregolari\u00bb, lontane da quelle comunemente battute, e di immaginare un mondo diverso da quello che sembra impantanato in equilibri sociali e internazionali senza uscita. Allora il miglior servizio che le istituzioni accademiche possono offrire alla societ\u00e0 e all\u2019opinione pubblica, in Italia e non solo, \u00e8 proprio quello di riserve istituzionalizzate \u2013 e protette \u2013 di pensiero critico e di uso spregiudicato della conoscenza verso una nuova interpretazione della realt\u00e0, con la riaffermazione di quella garanzia di libert\u00e0 alle proprie componenti e di quell\u2019autonomia di governo che ne sono tratto costitutivo; una riaffermazione che deve essere tanto pi\u00f9 orgogliosa quanto pi\u00f9 il mondo circostante sembra essersene dimenticato.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/jacobinitalia.it\/luniversita-e-una-riserva-di-pensiero-critico\/\">(Pubblicato su Jacobin Italia)<\/a><\/p>\n<\/div>\n<p><strong>FONTE:<\/strong>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.roars.it\/luniversita-e-una-riserva-di-pensiero-critico\/\">https:\/\/www.roars.it\/luniversita-e-una-riserva-di-pensiero-critico\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da ROARS (Andrea Mariuzzo) Docenti e studenti prendono sempre pi\u00f9 spesso posizioni \u00abscomode\u00bb dentro le Universit\u00e0, ma rischiano di rimanere soli di fronte ad atteggiamenti facilmente definibili come repressivi. 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