{"id":85324,"date":"2024-05-06T11:25:27","date_gmt":"2024-05-06T09:25:27","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=85324"},"modified":"2024-05-06T11:10:05","modified_gmt":"2024-05-06T09:10:05","slug":"il-professore-influencer-e-la-scuola-dello-spettacolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=85324","title":{"rendered":"Il professore influencer e la scuola dello spettacolo"},"content":{"rendered":"<p><strong>DA GAZZETTA FILOSOFICA (Di Salvatore Grandone)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/image.jimcdn.com\/app\/cms\/image\/transf\/dimension=910x10000:format=jpg\/path\/se92683c1190d29b1\/image\/i71d427cca77686a3\/version\/1714412546\/image.jpg\" alt=\"&quot;The Geography Lesson&quot;\" width=\"352\" height=\"257\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Con l\u2019avvento dei social i caratteri della societ\u00e0 dello spettacolo, gi\u00e0 individuati da D\u00e9bord negli anni \u201960, raggiungono la loro forma pi\u00f9 matura.\u201cCi\u00f2 che \u00e8 buono appare\u201d e \u201cci\u00f2 che appare \u00e8 buono\u201d; regna una visibilit\u00e0 assoluta in cui bello, bene e vero coincidono nell\u2019apparire. L\u2019attenzione si sposta dalle cose all\u2019informazione e ai dati; si vive tra le \u201cnon cose\u201d.\u00a0<\/em><em>Sui social l\u2019influencer esprime la parabola di un io che si \u201cinformatizza\u201d. La vita \u00e8 infatti tradotta in reel, stories, feed, ecc. L\u2019io non \u00e8 pi\u00f9 n\u00e9 poter essere n\u00e9 cosa oggettivata dallo sguardo dell\u2019altro: diventa un\u2019entit\u00e0 frammentata, sovraesposta all\u2019occhio onnipotente di uno spettatore anonimo e controllata dagli algoritmi.\u00a0<\/em><em>All\u2019interno di queste dinamiche sta emergendo negli ultimi tempi quello che a prima vista sembra un semplice epifenomeno: il professore influencer.\u00a0<\/em><em>Ma si tratta realmente di un effetto secondario? In che modo i docenti influencer incidono sul divenire della relazione educativa?\u00a0<\/em><em>Di fronte alle tante celebrazioni acritiche e alle prese di posizione polemiche \u00e8 importante tentare una descrizione che colga le peculiarit\u00e0 della spettacolarizzazione della scuola.<\/em><\/p>\n<div id=\"cc-m-12056286577\" class=\"j-module n j-text \" style=\"text-align: justify\">\n<p>In un celebre testo degli anni \u201960 Guy D\u00e9bord individua nello spettacolo il carattere dominante della nostra societ\u00e0.<\/p>\n<p><strong>\u00ab Lo spettacolo si presenta come enorme positivit\u00e0 indiscutibile e inaccessibile. Esso non dice niente di pi\u00f9 che &#8220;ci\u00f2 che appare \u00e8 buono, e ci\u00f2 che \u00e8 buono appare&#8221;. L&#8217;attitudine che esige per principio \u00e8 questa accettazione passiva che esso di fatto ha gi\u00e0 ottenuto attraverso il suo modo di apparire insindacabile, con il suo monopolio dell&#8217;apparenza. \u00bb<\/strong>\u00a0(G. D\u00e9bord,\u00a0<em>La societ\u00e0 dello spettacolo<\/em>)<\/p>\n<p>Lo\u00a0<strong>spettacolo abolisce la distinzione tra verit\u00e0 e menzogna, tra essere e apparire<\/strong>. L\u2019aspetto pi\u00f9 inquietante \u00e8 non solo che \u201cci\u00f2 che appare \u00e8 buono\u201d, ma che \u201cci\u00f2 che \u00e8 buono appare\u201d. In altre parole, il \u201cbuono\u201d inizia e finisce nell\u2019orizzonte dello spettacolo: al di l\u00e0 dell\u2019apparire vi \u00e8 solo scarto, deiezione e insignificanza.\u00a0Lo spettacolo\u00a0<strong>\u00e8 cos\u00ec ideologia<\/strong>, anzi, continua D\u00e9bord,<\/p>\n<p><strong>\u00ab\u00a0Lo spettacolo \u00e8 l&#8217;ideologia per eccellenza, perch\u00e9 espone e manifesta nella sua pienezza l&#8217;essenza di ogni sistema ideologico: l&#8217;impoverimento, l&#8217;asservimento e la negazione della vita reale. Lo spettacolo \u00e8 materialmente \u201cl&#8217;espressione della separazione e dell&#8217;allontanamento dell&#8217;uomo dall&#8217;uomo\u201d. La \u201cnuova potenza dell&#8217;inganno\u201d che vi si \u00e8 concentrata ha la sua base in questa produzione, dalla quale \u201ccon la massa degli oggetti cresce [&#8230;] il nuovo regno di enti estranei cui l&#8217;uomo \u00e8 asservito\u201d. \u00bb<\/strong>\u00a0(Ivi)<\/p>\n<div class=\"google-auto-placed ap_container\"><ins class=\"adsbygoogle adsbygoogle-noablate\" data-ad-format=\"auto\" data-ad-client=\"ca-pub-4073350710823019\" data-adsbygoogle-status=\"done\" data-ad-status=\"filled\"><\/p>\n<div id=\"aswift_7_host\">Lo spettacolo \u00e8 ideologia, perch\u00e9 <strong>la visibilit\u00e0 impone un criterio unico di verit\u00e0 e di bont\u00e0<\/strong>. Il buono, il vero e il bello coincidono in quello che lo spettacolo d\u00e0 a vedere.\u00a0<strong>La griglia ermeneutica di D\u00e9bord si rivela ancora oggi utile per comprendere le dinamiche dei social<\/strong>\u00a0e soprattutto per analizzare quello che potrebbe essere considerato il prodotto pi\u00f9 compiuto della societ\u00e0 dello spettacolo:\u00a0<strong>l\u2019influencer<\/strong>.<\/div>\n<p><\/ins><\/div>\n<p>Oltre ad accentuare i tratti appena descritti, l\u2019avvento dei social ha spostato in modo marcato l\u2019attenzione dalle cose alle informazioni. Ha preso gradualmente il sopravvento il mondo di \u201cnon cose\u201d. Afferma\u00a0<strong>Byung-chul Han<\/strong>\u00a0in\u00a0<em>Le non cose<\/em>.\u00a0<em>Come abbiamo smesso di vivere il reale<\/em>:<\/p>\n<p><strong>\u00ab Oggi le cose precipitano sempre pi\u00f9 sullo sfondo della nostra attenzione. L\u2019attuale iperinflazione degli oggetti, che conduce alla loro esplosiva proliferazione, \u00e8 a sua volta sintomo di una crescente indifferenza nei loro confronti. Le nostre ossessioni non sono pi\u00f9 indirizzate alle cose, bens\u00ec alle informazioni e ai dati. Ormai produciamo e consumiamo pi\u00f9 informazioni che cose. Ci inebriamo con la comunicazione. Le energie libidiche abbandonano le cose e si lanciano sulle non-cose. La conseguenza di ci\u00f2 si chiama infomania. Ormai siamo tutti infomani. [\u2026] Stiamo diventando tutti dei feticisti delle informazioni e dei dati. Si parla addirittura di &#8220;datasexuals&#8221;. La rivoluzione industriale ha rinsaldato e ampliato l\u2019ambito oggettuale, allontanandoci solo dalla natura e dall\u2019artigianato. La digitalizzazione, invece, ha messo la parola fine al paradigma oggettuale. Essa sottomette le cose alle informazioni. \u00bb<\/strong><\/p>\n<p>Lo spostamento dell\u2019attenzione dalle cose alle informazioni ha conseguenze rilevanti sull\u2019intersoggettivit\u00e0. Se lo sguardo dell\u2019altro, come insegna\u00a0<strong>Jean-Paul Sartre<\/strong>, tende a solidificare e alienare le possibilit\u00e0 dell\u2019io, cio\u00e8 a reificarlo,\u00a0<strong>l\u2019esibizione dell\u2019esistenza sui social, con la relativa informatizzazione e riduzione in dati visualizzabili e indicizzabili, produce un\u2019alienazione di un\u2019alienazione<\/strong>.<\/p>\n<p>La persona sovraesposta sui social, l\u2019influencer, si consegna a uno sguardo anonimo e onnipotente che non si accontenta di reificare. Nell\u2019ordinaria situazione del con-essere l\u2019essere oggetto per l\u2019altro genera la perdita sul piano intersoggettivo dello scarto che \u00e8 l\u2019io per se stesso, ma si guadagna pur sempre una fittizia unit\u00e0 oggettuale \u2013 quella che gli altri attribuiscono \u2013 che d\u00e0 una presunta coerenza al soggetto. Certo \u00e8 un senso che \u201csta stretto\u201d, fragile come le maschere dei personaggi pirandelliani. Per\u00f2 \u00e8 per sempre un senso con cui confrontare le proprie pi\u00f9 autentiche possibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Ora, sui social il passaggio dal regime delle cose a quello dell\u2019informazione provoca un\u2019esposizione infinita nel visibile, che frantuma l\u2019io in immagini e video sempre e ovunque disponibili. Nell\u2019assoluta visibilit\u00e0 dello schermo l\u2019io non\u00a0<em>ex-siste<\/em>\u00a0n\u00e9 \u00e8 una mera cosa per l\u2019altro; diventa un insieme di informazioni, di pacchetti-dati ordinati da algoritmi. L\u2019influencer si \u201cspecularizza\u201d nei social, entra in un gioco di specchi da cui non si pu\u00f2 sottrarre.\u00a0<strong>Come oggetto per gli altri l\u2019io aveva un senso a cui in linea di principio poteva resistere; come informazione l\u2019io subisce una dispersione e una molteplicit\u00e0 di sensi che sfuggono al controllo.<\/strong><\/p>\n<p>Alla luce di queste considerazioni, \u00e8 interessante interrogarsi su quello che potrebbe essere considerato un effetto secondario. Negli ultimi tempi sta emergendo il fenomeno dei\u00a0<strong>professori influencer<\/strong>. Cosa aggiunge la sua diffusione a quanto descritto?\u00a0<strong>In che modo i docenti influencer possono incidere sulla rappresentazione e sul divenire della relazione educativa?<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"cc-m-12056286877\" class=\"j-module n j-imageSubtitle \" style=\"text-align: justify\">\n<figure class=\"cc-imagewrapper cc-m-image-align-3\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"cc-m-imagesubtitle-image-12056286877\" class=\"alignnone\" src=\"https:\/\/image.jimcdn.com\/app\/cms\/image\/transf\/dimension=789x10000:format=png\/path\/se92683c1190d29b1\/image\/ia0556145aff15f49\/version\/1714414603\/image.png\" alt=\"Illustrazione Steve Cutts\" width=\"391\" height=\"220\" data-src-width=\"1600\" data-src-height=\"900\" data-src=\"https:\/\/image.jimcdn.com\/app\/cms\/image\/transf\/dimension=789x10000:format=png\/path\/se92683c1190d29b1\/image\/ia0556145aff15f49\/version\/1714414603\/image.png\" data-image-id=\"7773432777\" \/><figcaption><span style=\"font-size: 8pt\">Illustrazione Steve Cutts<\/span><\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n<div id=\"cc-m-12056286777\" class=\"j-module n j-text \" style=\"text-align: justify\">\n<p>Il docente influencer mette sul palcoscenico dei social una narrazione della scuola.\u00a0<strong>L\u2019educazione si fa spettacolo con la conseguente riduzione del portar-fuori dell\u2019<em>e-ducere<\/em>\u00a0a un essere-fuori senza profondit\u00e0<\/strong>. L\u2019intimit\u00e0 della relazione educativa, con le sue difficolt\u00e0 e contraddizioni, \u00e8 sostituita infatti da un gioco di specchi che rimandano a simulacri di alunni e di docenti. L\u2019insegnante diventa un\u00a0<em>content creatror<\/em>\u00a0che cerca di capitalizzare il tempo educativo trascinandolo sullo schermo. Dalla classe allo schermo \u00e8 tra-dotta soprattutto la dimensione affettiva, in quanto nutrimento principale dello storytelling. Ma, portata sui social, l\u2019emozione promuove; essa \u00e8 funzionale ai\u00a0<em>like<\/em>\u00a0e alle visualizzazioni dei contenuti.\u00a0<strong>La relazione affettiva positiva alunno-professore si oggettiva in\u00a0<em>\u201cyes boys\u201d<\/em>\u00a0e\u00a0<em>\u201cyes girls\u201d<\/em>\u00a0impersonali<\/strong>.<\/p>\n<p>Dal momento che la riflessione \u00e8 sullo schermo letteralmente \u201cspeculazione\u201d, visibilit\u00e0, si producono le classiche polarizzazioni del mondo social. Il dibattito \u00e8 azzerato da schemi manichei. Si \u00e8 liberi di mettere i like alle storie del professore influencer e di commentare, vincolati per\u00f2 da una narrazione fornita a priori. Il senso \u00e8 infatti ancora una volta sovraesposto.<\/p>\n<p><strong>Qualsiasi critica costruttiva resta muta, perch\u00e9 rinvia all\u2019invisibile. In effetti, l\u2019unica interazione \u201cfuori luogo\u201d sui social \u00e8 proprio la parola che indica il mondo della vita. Chi prova a instaurare un dialogo al di l\u00e0 dell\u2019assoluta visibilit\u00e0 si mette in scacco da s\u00e9. Non \u00e8 possibile uscire dallo spettacolo, in quanto per dia-logare occorre mono-logare, aderire allo spazio unidimensionale della scena. La libert\u00e0 \u00e8 schiacciata dalla accettazione della logica tirannica dello spettacolo.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Con l\u2019ascesa del docente influencer si assedia allora una delle poche roccaforti, la scuola, in cui la riflessione non era ancora ridotta alla speculazione autoreferenziale dello schermo<\/strong>.\u00a0La scuola che si fa spettacolo rinuncia alla velatezza intrinseca al dialogo educativo. Non c\u2019\u00e8 formazione o educazione senza presuppore la distinzione tra un \u201cdentro\u201d e un \u201cfuori\u201d, senza temporalit\u00e0 incerta, senza un\u2019intersoggettivit\u00e0 opaca.<\/p>\n<p>La spettacolarizzazione della scuola tende ad azzerare la distinzione dentro-fuori. Le narrazioni dei professori influencer determinano il \u201cdentro\u201d e il \u201cfuori\u201d. In altri termini, la profondit\u00e0 della relazione educativa \u00e8 appiattita sul visibile.\u00a0<strong>Tutto \u00e8 ridotto a informazione<\/strong>: il docente, gli alunni, la didattica, ecc. La temporalit\u00e0 incerta e caotica dell\u2019insegnamento \u00e8 ricostruita con storie che servono ad alimentare l\u2019intensificazione della visibilit\u00e0.\u00a0<strong>Sullo schermo vige un eterno presente anonimo in cui non si d\u00e0 profondit\u00e0 e progresso<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>L\u2019intersoggettivit\u00e0 con le sue incomprensioni e frustrazioni, con i suoi non detti, si trasforma in\u00a0<em>community<\/em><\/strong>. Nel dialogo autentico docente-alunni vi \u00e8 una lotta costante contro la reificazione: ci si sforza di riconoscersi come io dinamici, fragili e non categorizzabili. Il docente si sforza di non cedere all\u2019oggettivazione e scommette sulle virtualit\u00e0 dell\u2019alunno. Dal suo canto, lo studente si affida all\u2019insegnante e risponde alla fiducia con la fiducia, mettendo alla prova se stesso. Docente e alunni fanno un passo indietro importante rispetto al modo impersonale del con-essere: come\u00a0<strong>Socrate<\/strong>\u00a0con i suoi interlocutori, essi cercano di praticare l\u2019<em>elenchos<\/em>, corrono il rischio di mettere in discussione le opinioni e le rassicuranti abitudini di pensiero.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"cc-m-12056286677\" class=\"j-module n j-imageSubtitle \" style=\"text-align: justify\">\n<figure class=\"cc-imagewrapper cc-m-image-align-3\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"cc-m-imagesubtitle-image-12056286677\" class=\"\" src=\"https:\/\/image.jimcdn.com\/app\/cms\/image\/transf\/dimension=728x10000:format=jpg\/path\/se92683c1190d29b1\/image\/id6f69b9ad97fdf87\/version\/1714414609\/image.jpg\" alt=\"\" width=\"337\" height=\"224\" data-src-width=\"1280\" data-src-height=\"851\" data-src=\"https:\/\/image.jimcdn.com\/app\/cms\/image\/transf\/dimension=728x10000:format=jpg\/path\/se92683c1190d29b1\/image\/id6f69b9ad97fdf87\/version\/1714414609\/image.jpg\" data-image-id=\"7773432677\" \/><\/figure>\n<\/div>\n<div id=\"cc-m-12056286977\" class=\"j-module n j-text \">\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019informazione sui social della relazione educativa annienta questo: la profondit\u00e0, l\u2019intimit\u00e0 del dialogo con la sua opacit\u00e0, gli io che provano a vedersi nella propria potenza di esistere e non come cose, tutto si dilegua, svanisce in dati anonimi asserviti all\u2019ideologia dello spettacolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il professore influencer entra cos\u00ec in contrasto con la funzione segnica. Viene da chiedersi se sia definibile ancora come un\u00a0<strong>in-segnante<\/strong>. Il desiderio di influenzare non stride con l\u2019esigenza di lasciare un segno che alimenti il\u00a0<strong>\u201csegno che nulla indica\u201d (H\u00f6lderlin) che noi siamo?<\/strong>\u00a0<strong>In che modo il rumore assordante del docente influencer, il suo affaccendarsi nel visibile si concilia con l\u2019ascolto, con il silenzio, con la\u00a0<em>Gelassenheit<\/em>\u00a0propria dell\u2019autentico prendersi cura?<\/strong>\u00a0Per la nostra riflessione sono illuminanti queste parole di\u00a0<strong>Luigina Mortari<\/strong>:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>\u00abLa cura pu\u00f2 essere definita il lavoro del vivere e dell\u2019esistere, perch\u00e9 quel mancare d&#8217;essere che rende necessaria la cura mai trova una soluzione. Mai \u00e8 dato un momento in cui guadagniamo una condizione di sovranit\u00e0 sull&#8217;essere, mai giungiamo a possedere veramente la nostra condizione. Proprio perch\u00e9 la debolezza dell&#8217;esserci, in quanto mancante d&#8217;essere, \u00e8 costitutiva della condizione umana, il lavoro di cura non pu\u00f2 non accompagnare la vita intera. Il lavoro della cura non lascia respiro, non consente soste; \u00e8 un lavoro che riempie ogni attimo del tempo. [&#8230;] La cura \u00e8 ontologicamente essenziale: protegge la vita e coltiva le possibilit\u00e0 di esistere. Una buona cura tiene l&#8217;essere immerso nel buono. Ed \u00e8 questo buono a dare forma alla matrice generativa del nostro vivere e a strutturare quello strato di essere che ci fa stare saldi fra le cose e gli altri. Fare pratica di cura \u00e8 dunque mettersi in contatto con il cuore della vita.\u00bb<\/strong>\u00a0(L. Mortari,\u00a0<em>Filosofia della cura<\/em>)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>L\u2019insegnante abbraccia fino in fondo la filosofia della cura<\/strong>; instaura la relazione educativa in una mancanza d\u2019essere che non potr\u00e0 mai essere colmata; getta ponti con i segni tra le possibilit\u00e0 di esistere; dona il suo tempo affinch\u00e9 gli alunni possano attingere a una temporalit\u00e0 pi\u00f9 autentica o, per dirla con\u00a0<strong>Henri Bergson<\/strong>, alla durata dell\u2019io profondo che si lascia vivere e compie il miracolo della\u00a0<strong>\u00abcreazione di s\u00e9 da s\u00e9\u00bb<\/strong>\u00a0(<em>La coscienza e la vita<\/em>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il professore influencer, al contrario, rinuncia alla cura per l\u2019informazione; si mette in scena e si indicizza; si frammenta e si disperde in reel, feed, ecc.; abita con il suo s\u00e9 sovraesposto una community di like, di visualizzazioni e di reazioni. Per il professore influencer il vissuto \u00e8 pensato in vista dell\u2019informazione: l\u2019esperienza \u00e8 pre-formata come dato grezzo in vista dei contenuti da pubblicare sullo schermo. Lo sguardo non interroga, ma si riflette nel visibile; il corpo non cerca una faticosa e incerta postura dialogica, ma si irrigidisce nella posa.\u00a0\u00c8 legittimo allora chiedersi se la scuola dello spettacolo e dei professori influencer \u00e8 realmente il futuro educativo che vogliamo.<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.gazzettafilosofica.net\/2024-1\/aprile\/il-professore-influencer-e-la-scuola-dello-spettacolo\/\">https:\/\/www.gazzettafilosofica.net\/2024-1\/aprile\/il-professore-influencer-e-la-scuola-dello-spettacolo\/<\/a><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DA GAZZETTA FILOSOFICA (Di Salvatore Grandone) Con l\u2019avvento dei social i caratteri della societ\u00e0 dello spettacolo, gi\u00e0 individuati da D\u00e9bord negli anni \u201960, raggiungono la loro forma pi\u00f9 matura.\u201cCi\u00f2 che \u00e8 buono appare\u201d e \u201cci\u00f2 che appare \u00e8 buono\u201d; regna una visibilit\u00e0 assoluta in cui bello, bene e vero coincidono nell\u2019apparire. 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