{"id":85332,"date":"2024-05-09T06:00:15","date_gmt":"2024-05-09T04:00:15","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=85332"},"modified":"2024-05-17T17:37:37","modified_gmt":"2024-05-17T15:37:37","slug":"cosa-e-stato-dunque-il-fascismo-parentesi-rivoluzione-o-reazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=85332","title":{"rendered":"Cosa \u00e8 stato, dunque, il fascismo: \u201cparentesi\u201d, rivoluzione o reazione?"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>Simone Garilli<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: large;\">Nell\u2019impresa di delineare, in Italia, una coerente teoria politica alternativa al sistema di pensiero e di potere dominante, vi \u00e8 un nodo da sciogliere di particolare importanza. Non \u00e8 un mistero, infatti, che nella variopinta galassia anti-sistema e persino anti-europeista che si \u00e8 mossa in questi anni ai margini della politica parlamentare, hanno trovato un certo spazio suggestioni parafasciste o perlomeno parautoritarie. Non si tratta solo dei tentativi direttamente partitici, come Forza Nuova o CasaPound, ma di un eterogeneo e contraddittorio humus composto da manifestanti, attivisti e leader di piccoli gruppi organizzati. Persino nelle associazioni pi\u00f9 strutturate, di esplicita inclinazione anti-europeista, tende a sopravvivere almeno alla base una sorta di simpatia controllata per la \u201cparentesi\u201d fascista, disastrosa nei risultati finali, ma meritevole &#8211; secondo questa ricostruzione &#8211; di aver tentato di elaborare una \u201cterza via\u201d tra liberalismo e comunismo sovietico, foriera di alcune conquiste sociali e di una generale predisposizione alla protezione degli interessi delle famiglie e dei lavoratori, come dimostrerebbero le misure in materia di assistenza e previdenza sociale, le nazionalizzazioni degli anni Trenta e, per i pi\u00f9 colti, il manifesto dei fasci di combattimento del 1919, di matrice socialisteggiante. <\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: large;\">Eppure, al netto del dibattito sugli istituti economici e sociali introdotti dal fascismo (di sicuro interesse, ma da subordinare a un\u2019analisi complessiva del Ventennio), tali posizioni dimostrano una notevole subalternit\u00e0 alle parole d\u2019ordine <\/span><span style=\"font-size: large;\"><i>mainstream<\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\">. Considerare il fascismo come una \u201cparentesi\u201d della nostra storia unitaria, sospeso tra l\u2019elitario sistema liberale precedente e la Costituzione socialdemocratica poi disattivata dalla controrivoluzione neoliberale, \u00e8 un clamoroso abbaglio, che deriva da una fragile ma duratura letteratura\u2026 liberale. <\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: large;\">Il pi\u00f9 celebre esponente di questa tesi fu Benedetto Croce, che nelle sue opere storiografiche era interessato a legittimare una restaurazione del vecchio sistema liberale, monarchico e notabilare in seguito alla disfatta fascista nella Seconda Guerra Mondiale. La \u201cparentesi\u201d fascista, secondo questo filone, avrebbe interrotto improvvidamente un percorso accidentato eppure foriero di progresso e razionalit\u00e0, che si trattava di ripristinare allontanando illusioni iper-democratiche. Il centro equilibratore del sistema avrebbe dovuto tornare ad essere la Corona, messa ai margini dalla dittatura mussoliniana. <\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: large;\">A partire da una simile interpretazione, conosciuta o anche solo introiettata, e assistendo oggi alla furia disgregatrice di quelle politiche neoliberali che Croce avrebbe senz\u2019altro sostenuto, \u00e8 comprensibile che un esponente non troppo attrezzato della galassia anti-sistema possa essere portato a vedere nel fascismo, per contrasto, un fenomeno irriducibile al liberalismo, e per questo degno di attenzione o addirittura di stima. Se le premesse del Croce venissero rigettate, tuttavia, cadrebbe anche il suddetto automatismo, e il fascismo tornerebbe ad essere connesso intuitivamente al regime liberale che lo precedette e che, in buona misura, ne favor\u00ec coscientemente l\u2019ascesa al potere. <\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: large;\">Non \u00e8 un caso, sia detto per inciso, che dal sistema (neo)liberale oggi vigente promani una vuota retorica anti-fascista, talvolta frutto di lucido cinismo, talaltra di pura ignoranza, ma pur sempre strumentale ad alimentare l\u2019idea di una artificiosa lontananza storica tra il liberalismo e il fascismo o, ancor peggio, a suggerire surrettiziamente una vicinanza, altrettanto artificiosa, tra fascismo storico e socialismo, con la ridicola assonanza tra il Mussolini socialista direttore dell\u2019\u201cAvanti\u201d e il Mussolini \u201cDuce\u201d, come se la traiettoria personale e politica di un singolo, per quanto rilevante, potesse racchiudere in s\u00e9 un intero movimento politico e culturale, di portata ben pi\u00f9 che nazionale.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: large;\">Se il fascismo, come crede chi scrive, non \u00e8 stato affatto \u201cparentesi\u201d, occorre dimostrarne la sua compatibilit\u00e0 con il precedente sistema liberale. La posta in gioco, in altre parole, riguarda la natura stessa del fascismo, se fosse essa rivoluzionaria o reazionaria.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: large;\">Riservando ad altre pi\u00f9 opportune sedi un\u2019analisi di dettaglio, baster\u00e0 qui rispondere brevemente a due questioni originarie sul fenomeno fascista:<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: large;\">&#8211; in che contingenza si verific\u00f2 la nascita e la crescita dei consensi del Partito nazionale fascista (P<\/span><span style=\"font-family: Calibri, serif;\"><span style=\"font-size: large;\">NF<\/span><\/span><span style=\"font-size: large;\">)?<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: large;\">&#8211; quale fu l\u2019atteggiamento in merito della classe dirigente liberale? <\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: large;\">Riguardo al primo tema, occorre riportare la memoria collettiva a un periodo ben poco studiato nelle scuole e nelle universit\u00e0, che gli storici hanno denominato \u201cbiennio rosso\u201d. In seguito alla \u201cvittoria mutilata\u201d della Prima Guerra mondiale, tutte le contraddizioni dello sviluppo economico squilibrato dei decenni precedenti vennero a galla, saldandosi con il senso di rivalsa e di precariet\u00e0 del ceto medio di recente formazione, le cui aspettative riguardo all\u2019intervento italiano nella Grande Guerra erano state ampiamente tradite. Nel 1919 e nel 1920 si pales\u00f2 inoltre la profonda insoddisfazione dei braccianti agricoli e degli operai, che diedero vita alla pi\u00f9 vasta ondata di scioperi e agitazioni sindacali che il giovane Stato unitario avesse mai conosciuto, essendo colpiti nello stesso tempo dall\u2019inflazione e dalla disoccupazione. In tale contesto, nonostante la frammentazione ideologica che regnava nel Partito socialista, l\u2019impressione che quella organizzazione politica suscitava nelle classi dirigenti politiche e industriali era di grande forza, data la capacit\u00e0 di mobilitare gli operai di fabbrica e la retorica rivoluzionaria sia dei massimalisti, al tempo maggioritari, che dei futuri comunisti guidati da Gramsci, Togliatti e Bordiga, a cui rispondeva il riformismo della corrente Turati. <\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: large;\">Dal punto di vista liberale, tuttavia, la minaccia non proveniva solo da sinistra. Con la fondazione del Partito popolare, nel 1919, i cattolici si erano organizzati politicamente e ambivano a coagulare le forze avverse al Partito socialista, anche attraverso organizzazioni popolari di massa alternative a quelle \u201crosse\u201d. Lo spazio per il liberalismo riformista di Giolitti e Zanardelli, dunque, sembrava irrimediabilmente ristretto.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: large;\">Per il grande capitale italiano, nel complesso nettamente rafforzato dalla guerra &#8211; sulla quale aveva potuto lucrare pi\u00f9 alti margini di profitto &#8211; il pericolo risiedeva nella potenziale saldatura, sollecitata in particolare da Gramsci, fra gli operai del Nord e i braccianti agricoli del Sud, e tra queste due classi e la piccola borghesia minacciata dall\u2019instabilit\u00e0 economica. Era quest\u2019ultima l\u2019ago della bilancia, per la sua posizione intermedia tra classi lavoratrici e classe imprenditoriale e per il suo peso crescente in una societ\u00e0 industriale in via di definitiva maturazione. Per mobilitarla in senso reazionario non potevano pi\u00f9 bastare le logore strutture politiche liberali, pensate per un\u2019Italia in cui i partiti di massa ancora non esistevano e delegittimate dall\u2019avventura militare. Serviva una forza eguale e contraria a quella socialista, che unisse tuttavia alla retorica democratica e popolare un programma reazionario, mascherato dalla vulgata securitaria e nazionalista e quindi in grado di far presa sulle classi sociali mediane, le quali, data la loro precaria posizione di privilegio, erano nel complesso impaurite dalla prospettiva di una rivoluzione proletaria autenticamente egualitaria.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: large;\">Emblema della ricetta pseudo-popolare indirizzata alle classi medie era appunto il manifesto fascista del 1919, fondativo del partito. Come sostiene lo storico Massimo L. Salvadori, nella sua Storia d\u2019Italia, \u201cil programma del movimento fascista, reso pubblico il 6 giugno 1919 e successivamente integrato, si presentava [\u2026] come una contaminazione di nazionalismo imperialistico e di rivendicazioni democratiche e sociali. Un programma che bene esprimeva le oscillazioni di strati piccolo-borghesi in posizione intermedia tra borghesia e proletariato, nonch\u00e9 il proposito di porsi in concorrenza col socialismo antinazionale e dissolutore della disciplina sociale\u201d. <\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: large;\">E tuttavia, gi\u00e0 \u201cal II Congresso nazionale del maggio 1920 il fascismo aveva esplicitamente messo in soffitta il radicalismo sociale del 1919\u201d e Mussolini \u201cnel gennaio 1921 fece un\u2019aperta professione di fede nei valori \u00abinsostituibili\u00bb del capitalismo\u201d<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote1sym\" name=\"sdfootnote1anc\"><sup>1<\/sup><\/a>. Con le prime dure sconfitte delle agitazioni operaie e del Partito socialista, e con i manganelli a pieno regime, per lo pi\u00f9 tollerati dal sistema di potere liberale, il pendolo fascista cominci\u00f2 cos\u00ec a oscillare molto presto dalla parte del capitale, sebbene l\u2019ambiguit\u00e0 tra disciplina sociale (cio\u00e8 del lavoro) e prospettive para-rivoluzionarie non venne mai meno, informando tutto il Ventennio e trovando una sua sistemazione teorica nella filosofia politica del corporativismo.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: large;\">Come ebbe a dire lo stesso Mussolini nel 1919, rivestendo a modo suo nient\u2019altro che la solita narrazione interclassista di matrice liberale:<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">\u201c<span style=\"font-size: large;\">Noi ci permettiamo il lusso di essere aristocratici e democratici; conservatori e progressisti; reazionari e rivoluzionari, legalitari e illegalitari, a seconda delle circostanze di tempo, di luogo e di ambiente\u201d<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote2sym\" name=\"sdfootnote2anc\"><sup>2<\/sup><\/a>.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: large;\">In merito al secondo quesito, \u00e8 facile dimostrare fonti alla mano la connivenza liberale verso l\u2019ascesa fascista. Si sostiene spesso, quasi a giustificarla, che si tratt\u00f2 di una manovra ingenua ma a fin di bene, da parte di una classe dirigente convinta di poter assimilare lentamente il fenomeno squadrista nelle istituzioni tradizionali, spegnendolo pian piano. Non vi \u00e8 dubbio che fosse cos\u00ec, per quanto riguarda almeno una parte degli esponenti politici liberali che vi si prestarono, ma ai fini di una compiuta valutazione storica occorre considerare la funzione oggettiva che svolgono i soggetti collettivi, non rilevando in alcun modo quali siano le aspettative individuali. Cos\u00ec facendo, si pu\u00f2 concludere senza tema di smentita che la classe dirigente liberale, in ci\u00f2 spinta convintamente dal grande capitale nazionale, assecond\u00f2 i fasci di combattimento in funzione anti-socialista e anti-democratica, perch\u00e9 non vi era, e non vi era stata nemmeno nei decenni precedenti, la volont\u00e0 di includere le classi popolari nelle istituzioni della democrazia monoclasse borghese. I liberali, lungi dall\u2019essere essi stessi fascisti, preferirono tuttavia il rischio dell\u2019aperto autoritarismo (che avevano talvolta praticato in prima persona durante le pi\u00f9 preoccupanti sommosse popolari otto-novecentesche) al rischio opposto della democrazia di massa.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: large;\">Non erano soli, in ci\u00f2 essendo sostenuti anche dal liberalismo internazionale, se \u00e8 vero, come riporta l\u2019economista Clara Mattei, che \u201c\u00abThe Times\u00bb salut\u00f2 con entusiasmo l\u2019avvento di \u00abun governo contro gli sprechi\u00bb e riport\u00f2 il discorso inaugurale di Mussolini\u201d e che \u201cnel 1926, quando il fascismo aveva ormai mostrato il suo vero volto, il governatore della Banca d\u2019Inghilterra e figura emblematica del liberalismo, Montagu Norman scrisse: \u00abil fascismo ha sicuramente portato ordine nel caos degli ultimi anni: qualcosa del genere era senza dubbio necessario per evitare che il pendolo oscillasse troppo nella direzione opposta. Il Duce era l\u2019uomo giusto nel momento critico\u00bb, con missiva \u201cindirizzata al suo amico e collega Jack Morgan Jr, proprietario della J.P.Morgan Chase Bank, che \u00e8 tuttora la banca pi\u00f9 importante negli Stati Uniti e che gioc\u00f2 un ruolo vitale di sostegno finanziario al regime\u201d<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote3sym\" name=\"sdfootnote3anc\"><sup>3<\/sup><\/a>. <\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: large;\">Gli esempi potrebbero sprecarsi, ma non si pu\u00f2 dimenticare la valutazione del maggiore esponente italiano del liberalismo, Luigi Einaudi, che sostenne, a fascismo quasi in sella, che \u00abil programma del fascismo (era) nettamente quello della tradizione liberale classica\u00bb<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote4sym\" name=\"sdfootnote4anc\"><sup>4<\/sup><\/a>.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: large;\">Poco rileva che dopo la crisi finanziaria globale del 1929 si apr\u00ec una nuova fase di politica economica, in certa misura interventista, e il fascismo concep\u00ec istituti che vennero in parte mantenuti durante la cosiddetta Prima Repubblica, perch\u00e9 la tendenza fu internazionale e perch\u00e9 \u00e8 tipico del capitalismo reale, ben differente dal capitalismo da manuale, piegare le leve statali ai fini dell\u2019accumulazione, a meno di non voler considerare Mario Draghi, fautore prima del Quantitative Easing e poi, oggi, di una proposta fondata su un ampio intervento pubblico di politica industriale, un socialista in maschera.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: large;\">Tutto ci\u00f2 considerato, non pu\u00f2 sorprendere la persistenza con cui viene diffusa dagli organi liberali la tesi crociana del fascismo come \u201cparentesi\u201d. Destoricizzare il fascismo \u00e8, in effetti, la via pi\u00f9 semplice ed efficace per occultare la natura storica, reversibile e classista del liberalismo.<\/span><\/p>\n<div id=\"sdfootnote1\">\n<p class=\"sdfootnote-western\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote1anc\" name=\"sdfootnote1sym\">1<\/a> Massimo L. Salvadori, <i>Storia d\u2019Italia. Il cammino tormentato di una nazione<\/i>. 1861-2006, Einaudi, 2018, edizione Kobo.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote2\">\n<p class=\"sdfootnote-western\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote2anc\" name=\"sdfootnote2sym\">2<\/a> Ibidem.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote3\">\n<p class=\"sdfootnote-western\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote3anc\" name=\"sdfootnote3sym\">3<\/a> Clara E. Mattei, <i>L\u2019economia \u00e8 politica<\/i>, Fuoriscena, 2023, edizione Kobo.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote4\">\n<p class=\"sdfootnote-western\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote4anc\" name=\"sdfootnote4sym\">4<\/a> <span style=\"color: #467886;\"><u><a href=\"https:\/\/www.luigieinaudi.it\/percorsi-lettura\/einaudi-e-lavvento-del-regime-fascista\/\">https:\/\/www.luigieinaudi.it\/percorsi-lettura\/einaudi-e-lavvento-del-regime-fascista\/<\/a><\/u><\/span><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Simone Garilli &nbsp; Nell\u2019impresa di delineare, in Italia, una coerente teoria politica alternativa al sistema di pensiero e di potere dominante, vi \u00e8 un nodo da sciogliere di particolare importanza. 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