{"id":85362,"date":"2024-05-10T08:14:26","date_gmt":"2024-05-10T06:14:26","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=85362"},"modified":"2024-05-07T12:17:32","modified_gmt":"2024-05-07T10:17:32","slug":"nathan-thrall-tragedia-a-gerusalemme","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=85362","title":{"rendered":"Nathan Thrall: tragedia a Gerusalemme"},"content":{"rendered":"<p><strong>di DOPPIOZERO (Maria Nadotti)<\/strong><\/p>\n<div class=\"max-w-[838px]\">\n<div class=\"clearfix text-formatted field field--name-body field--type-text-with-summary field--label-hidden field__item\">\n<p><em>Un giorno nella vita di Abed Salama. Anatomia di una tragedia a Gerusalemme<\/em>. Si intitola cos\u00ec il libro dello scrittore statunitense Nathan Thrall (trad. it. di Christian Pastore, Neri Pozza Editore, 2024) di cui mi accingo a scrivere quella che dovrebbe essere una recensione e che invece mi si impone come cronaca di una lettura. Come se a essere sotto esame non fosse il libro, ma chi lo legge.<\/p>\n<figure class=\"caption caption-img\" role=\"group\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/01%20Mappa-dal%20libro%20di%20Nathan%20Thrall.jpg\" alt=\"k\" width=\"800\" height=\"533\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"656852f8-ae44-4241-bc07-ac9dea6b1e4a\" \/><figcaption>Immagine tratta dal libro, pp. 132-33.<\/figcaption><\/figure>\n<p>Un giorno dunque, un giorno qualsiasi, nella e della vita di un palestinese, uno come tanti. Poi, quasi a segnalare che quella temporalit\u00e0 indeterminata porta in s\u00e9 il germe non casuale dell\u2019irreparabilit\u00e0, il sottotitolo indica una modalit\u00e0 analitica, un accadimento e un luogo. A Gerusalemme si \u00e8 consumata una tragedia che si poteva e si doveva evitare. Ecco perch\u00e9 va analizzata con logica forense. Si tratta di ricercare, raccogliere e catalogare tutti gli elementi rinvenuti sulla scena del crimine, ma anche di ricostruire attraverso testimonianze dirette e indirette, documenti, mappe, eventi e precedenti storici, la tessitura a maglie fitte di un sistema di dominio fondato sulla burocrazia e sull\u2019arbitrio, sulla forza, la paura, il ricatto e l\u2019indifferenza. Un sistema di apartheid che non pu\u00f2 non portare alla catastrofe, giacch\u00e9 degrada chi ne \u00e8 oggetto e imbarbarisce chi ne trae vantaggio.<\/p>\n<p>Leggo d\u2019un fiato, sempre pi\u00f9 angosciata e sgomenta, continuando a chiedermi dove abbia trovato, il narratore, la capacit\u00e0 di inventare la variegatissima folla umana che popola il suo testo. Nessuno dei suoi personaggi, neppure il pi\u00f9 secondario o marginale, pu\u00f2 essere confuso con nessun altro o dimenticato. Ognuna e ognuno di loro ha una propria storia e una propria solidissima fisionomia. Niente comparse e niente generici, solo figure di primo piano impigliate nella geografia esplosa dei Territori palestinesi occupati, intorno a quel grumo di lucida follia che \u00e8 la Gerusalemme segmentata dalla Barriera di separazione israeliana.<\/p>\n<p>Thrall, giornalista ebreo americano che vive in quella citt\u00e0 dove per dieci anni ha diretto l\u2019Arab-Israeli Project presso l\u2019International Crisis Group occupandosi di prevenzione e risoluzione dei conflitti, non spiega, non enuncia, non giudica: narra. Lo fa partendo da lontano, come Gabriel Garc\u00eda M\u00e1rquez nei suoi meravigliosi reportage giornalistici scritti con passione da storyteller, sapendo che una buona storia \u00e8 una storia che non mira a provare o dimostrare qualcosa, ma a offrire ai lettori la libert\u00e0 di uscire da s\u00e9 per identificarsi con qualcuno che \u00e8 diverso da loro. \u00abI dettagli\u00bb, come sosteneva John Berger, \u00absono pi\u00f9 eloquenti di qualsiasi spiegazione, interpretazione, giudizio. La specificit\u00e0, quando si racconta, \u00e8 la chiave di tutto. Una storia non pu\u00f2 che appoggiarsi sulla fisicit\u00e0, sulla concretezza della vita. I sentimenti di indignazione e rabbia spesso appiattiscono tutto, mentre la realt\u00e0 non lo fa mai. I giudizi, anche se giusti, accecano. Il giudizio pu\u00f2 stare solo nell\u2019atto di scrittura. Se riusciste a descrivere ci\u00f2 che sentono i piedi dei bambini\u2026\u00bb.<\/p>\n<p>Nel suo libro Thrall riesce a far sentire con precisione proprio questo: ci\u00f2 che sentono i piedi dei bambini e lo strazio degli adulti che li hanno messi al mondo e sanno di non essere in grado di proteggerli. Milad, il bimbetto di cinque anni che morir\u00e0 arso vivo insieme ai suoi compagni e a un\u2019insegnante in un \u201cIncidente con alto numero di vittime\u201d, non \u00e8 una cifra senza volto e senza storia. Per arrivare a lui l\u2019autore ricostruisce con precisione da storico e da antropologo le vicissitudini coniugali di suo padre, Abed Salama, e l\u2019intricata rete di valori e di tradizioni familiari che sopravvivono nella Palestina occupata e forse le permettono di resistere. Milad \u00e8 un bimbo amato, voluto, insostituibile.<\/p>\n<p>A partire da l\u00ec, da quell\u2019evidenza che sottrae a chi legge il riparo dell\u2019alterit\u00e0, sar\u00e0 possibile intrecciare le \u2018storie private\u2019 di palestinesi, palestinesi del \u201848, ebrei israeliani, coloni, uomini delle Forze di difesa israeliane, funzionari dell\u2019Autorit\u00e0 nazionale palestinese, alla Storia di un paesaggio geografico e sociale sfregiato da un non innocente vuoto di immaginazione politica.<\/p>\n<figure class=\"caption caption-img\" role=\"group\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/02%20Abed%20Salama%20con%20il%20ritratto%20del%20figlio%20Milad.jpg\" alt=\"j\" width=\"800\" height=\"533\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"56c06db7-ae33-4a3a-83d7-6acd38378a65\" \/><figcaption>Abed Salama con il ritratto del figlio Milad.<\/figcaption><\/figure>\n<p>Torno alla mia lettura, la prima, febbrile e velocissima come succede con i romanzi di cui vuoi sapere come andranno a finire. E s\u00ec che nel prologo \u00e8 detto a chiare lettere che nella Palestina occupata le strade destinate ai palestinesi uccidono, cos\u00ec come la loro mancata manutenzione, gli imbottigliamenti, la penuria di scuole, l\u2019urbanistica selvaggia che ha ridotto a monconi le zone dove essi risiedono, la totale deresponsabilizzazione della forza occupante, la sua latitanza in caso di bisogno. Per tutto il tempo ho continuato a chiedermi se stavo leggendo un\u2019opera di finzione o il racconto di un fatto realmente accaduto. Se Thrall stiracchiava la verit\u00e0 verso la fiction o se sapeva semplicemente raccontarla, la verit\u00e0. Di tanto in tanto andavo a verificare il nome di un personaggio, che so, quello dell\u2019architetto israeliano Dany Tirza, colonnello dei riservisti, ideatore della Barriera di separazione e pi\u00f9 recentemente di uno spettacolare strumento di sicurezza che non richiede cemento: body cam con tecnologia di riconoscimento facciale. Tutto tornava.<\/p>\n<p>Dopo un epilogo che, alla luce di quanto sta accadendo a Gaza e in Cisgiordania, gela il sangue nelle vene, arrivo alla nota conclusiva dell\u2019autore: \u00abQuesta non \u00e8 un\u2019opera di finzione. Tutti i nomi presenti nel libro sono reali, tranne quelli di quattro persone; Abu Hassan, Azzam, Ghazl e Hassan, per rispetto della loro privacy\u00bb. A seguire, venticinque pagine di fonti e tre di ringraziamenti non formali, da leggere con attenzione.<\/p>\n<p>Prima di ripercorrere il libro da cima a fondo, come far\u00f2 subito dopo, mi metto alla ricerca delle cronache giornalistiche dell\u2019epoca. L\u2019incidente \u00e8 avvenuto il 16 febbraio 2012 lungo Jaba Road, non lontano dal check point omonimo. Thrall ne scrive in tempo reale per la \u201cNew York Review of Books\u201d e da quell\u2019articolo ripartir\u00e0 nel 2022-23 per dare vita al libro che ho tra le mani. Sono trascorsi pi\u00f9 di dieci anni e tutto va peggio.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/03%20L%27incidente%201.jpg\" alt=\"h\" width=\"640\" height=\"400\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"fcd4a1ab-a7cf-4d7a-aeff-d99166a91a41\" \/><\/p>\n<figure class=\"caption caption-img\" role=\"group\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/04%20L%27incidente%202.jpg\" alt=\"j\" width=\"800\" height=\"449\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"9eeea791-b4b6-404f-b9fb-465105afb93a\" \/><figcaption>16 febbraio 2012 Jaba Road, la scena dell\u2019incidente.<\/figcaption><\/figure>\n<p>Vi propongo qui un passo di quanto ne scrisse il 17 febbraio 2012 Yousef Munayyer, direttore esecutivo del\u00a0<a href=\"https:\/\/mondoweiss.net\/2012\/02\/the-jaba-accident-and-the-infrastructure-of-occupation\/\">Jerusalem Fund e del suo programma educativo, il Palestine Center<\/a>:<\/p>\n<p>\u00abVoglio essere chiaro: i bambini morti oggi sono morti in un incidente. Questo incidente \u00e8 stato molto probabilmente causato dalle cattive condizioni meteorologiche e non sto incolpando Israele o gli israeliani di esserne la causa diretta. Piuttosto, ci\u00f2 che \u00e8 importante notare \u00e8 che\u00a0<em>l\u2019infrastruttura dell\u2019occupazione<\/em>\u00a0costringe regolarmente i palestinesi a condizioni disagevoli e, in molti casi, non sicure, dove la probabilit\u00e0 di eventi pericolosi aumenta\u00bb.<\/p>\n<p>Il corsivo \u00e8 mio.<\/p>\n<figure class=\"caption caption-img\" role=\"group\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/06%20Nathan%20Thrall.jpg\" alt=\"j\" width=\"800\" height=\"802\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"319f9377-fa8a-40ea-b2c3-d284da096279\" \/><figcaption>Nathan Thrall.<\/figcaption><\/figure>\n<p>Nel frattempo Gaza \u201c\u00e8 stata riportata all\u2019et\u00e0 della pietra\u201d e in Cisgiordania l\u2019orologio coloniale \u00e8 passato dal tempo analogico al tempo digitale: batte sempre pi\u00f9 in fretta.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"text-azzurro text-xl py-3\"><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/nathan-thrall-tragedia-gerusalemme\">https:\/\/www.doppiozero.com\/nathan-thrall-tragedia-gerusalemme<\/a><\/strong><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"py-6\">\n<div class=\"blazy blazy--field blazy--field-immagini-media blazy--field-immagini-media--full field field--name-field-immagini-media field--type-entity-reference field--label-hidden field__items is-blazy\" data-blazy=\"\" data-once=\"blazy\">\n<div class=\"field__item\">\n<div class=\"media media--blazy media--bundle--image media--image media--responsive is-b-loaded\" data-b-token=\"b-4c9d7103c50\"><img decoding=\"async\" class=\"media__element b-lazy b-responsive b-loaded\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/styles\/r_articolo_desktop_w838\/public\/05%20Nathan%20Thrall_copertina%20Un%20giorno%20nella%20vita%20di%20Abed%20Salama.jpg.webp?itok=ZDNAxWwD\" alt=\"\" \/><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div id=\"scarica-pdf\" class=\"block tracking-wider uppercase font-medium mt-[11px] md:mt-0 pt-[6px] pb-[4px] md:pt-[16px] md:pb-[11px] border-x-0 border-y border-grigio_scuro text-4xs md:text-d00-14-18 font-sans\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di DOPPIOZERO (Maria Nadotti) Un giorno nella vita di Abed Salama. 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