{"id":85414,"date":"2024-05-09T13:27:15","date_gmt":"2024-05-09T11:27:15","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=85414"},"modified":"2024-05-09T13:27:15","modified_gmt":"2024-05-09T11:27:15","slug":"la-rete-e-i-narcisi-senza-corpo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=85414","title":{"rendered":"La Rete e i narcisi senza corpo"},"content":{"rendered":"<p><strong>di DOPPIOZERO (Iolanda Stocchi)<\/strong><\/p>\n<div class=\"max-w-[838px]\">\n<div class=\"clearfix text-formatted field field--name-body field--type-text-with-summary field--label-hidden field__item\">\n<p>Tutto \u00e8 cambiato. Lo dicono in molti, pochi sembrano davvero accorgersene. Ma cosa \u00e8 cambiato? Il digitale ha mutato radicalmente il nostro modo di stare al mondo ma \u2013 scrivono Riccardo Marco Scognamiglio, Simone Matteo Russo, Matteo Fumagalli<em>,\u00a0<\/em>gli autori di\u00a0<em>Il narcisismo del You\u00a0<\/em>(Mimesis, 2024) \u2013 \u201cvi siamo talmente immersi da non prestare pi\u00f9 attenzione agli effetti di perfusione del Web nei nostri corpi e nelle nostre menti, oltre che nei nostri comportamenti sociali\u201d. Questo libro si occupa con intelligenza delle conseguenze dell\u2019abuso del digitale, passando dalle neuroscienze alla psicoanalisi, dall\u2019antropologia alla sociologia, per non dimenticarsi della clinica, attraverso storie con le quali gli psicoanalisti si confrontano quotidianamente nel loro lavoro. Siamo entrati in una dimensione irreversibile, quella digitale, in cui l\u2019uomo \u00e8 al servizio della macchina. Questa preoccupazione \u00e8 giustificata? S\u00ec, perch\u00e9 sta mettendo in campo mutamenti enormi, dei quali \u00e8 necessario diventare consapevoli.<\/p>\n<p>Gli autori sostengono che la nascita del Web 2.0 nel 2004 ha sancito una nuova categoria fenomenologica: una percezione di noi e degli altri che \u2013 per dirla con Pasolini \u2013 ha determinato una\u00a0<em>mutazione antropologica<\/em>, mantenendoci per\u00f2 nell\u2019illusione che niente sia mutato.<\/p>\n<p>Ci troviamo di fronte a un fenomeno che, come quello del riscaldamento globale, esiste al di l\u00e0 della nostra consapevolezza. Non percependone l\u2019urto, questo \u00e8 il problema, non si generano le necessarie difese: \u201cviviamo stati dissociativi senza doverci difendere da nulla, perch\u00e9 il sistema digitale ha il potere di silenziare, anestetizzare e ridurre la soggettivit\u00e0<em>\u201d<\/em>. Gli autori parlano di\u00a0<em>traumatismo generalizzato<\/em>\u00a0e\u00a0<em>traumatismo digitalmente modificato<\/em>\u00a0che si intrecciano nell\u2019alleviare, e al tempo stesso cronicizzare, un sentimento centrale del nostro tempo: la rassegnazione.<\/p>\n<p>La sfida allora \u00e8 riconoscere il malessere di una\u00a0<em>clinica senza soggetti,<\/em>\u00a0questo perch\u00e9\u00a0<em>il Narcisista del You\u00a0<\/em>in realt\u00e0<em>\u00a0<\/em>chiede s\u00ec di guarire, ma per tornare a aderire alle richieste dell\u2019algoritmo. Il problema clinico si sposta dunque dal sintomo a: come\u00a0<em>non essere You<\/em>; per questo diventa fondamentale interrogarsi su quale sia la differenza tra una mente analogica e una digitale. Gli autori lo fanno anche nella forma del libro, scritto e concepito da tre\u00a0<em>menti inquiete<\/em>\u00a0e con una prefazione dialogo: una relazione tra menti che pensano in relazione. Menti analogiche. La scrittura di un libro \u2013 scrive Miguel Benasayag \u2013 \u00e8 un modo di agire. Il libro \u00e8 un\u2019azione.<\/p>\n<p>Cos\u2019\u00e8 dunque questo\u00a0<em>Narcisismo del You<\/em>? \u201c\u00c8 il narcisismo a cui ti riduce l\u2019algoritmo, che ti fa vivere come un You continuamente bisognoso di gratificazione narcisistica che per\u00f2 non ha niente a che fare con te, con il tuo Io\u201d. Il tema del digitale \u00e8 stato spesso trattato nella letteratura psicoanalitica nei termini di una estensione protesica del concetto di\u00a0<em>virtualit\u00e0,\u00a0<\/em>e cio\u00e8 che tutto ci\u00f2 che vive nello schermo \u00e8 in qualche modo proiezione del nostro mondo interno. In altre parole, secondo questa prospettiva, il mondo digitale andrebbe visto un po&#8217; come il mondo onirico. Gli autori non sono d\u2019accordo, e io con loro, perch\u00e9 oggi sta succedendo qualcos\u2019altro: il soggetto \u00e8 completamente eclissato\u00a0<em>nello specchio opaco del Web<\/em>,\u00a0<em>parlato<\/em>\u00a0dalla\u00a0<em>lingua fondamentale dell\u2019algoritmo<\/em>\u00a0e sostituito dalla volont\u00e0<em>\u00a0altra<\/em>\u00a0dell\u2019algoritmo stesso. La loro tesi \u00e8 che il\u00a0<em>digitale<\/em>\u00a0non appartenga esclusivamente a questa dimensione\u00a0<em>virtual<\/em>, e che non sia sempre al suo servizio, ma che si \u00e8 arrivati a un ribaltamento tra le due dimensioni. Mentre tu credi di guardare il\u00a0<em>Web<\/em>, non sei pi\u00f9 tu il soggetto che guarda, ma \u00e8 il\u00a0<em>Web<\/em>\u00a0che ti guarda. L\u2019Io \u00e8 reso oggetto dall\u2019<em>investimento digitale\u00a0<\/em>anzich\u00e9 libidico del\u00a0<em>Web<\/em>: lo spettatore infatti \u00e8 oscurato in un rispecchiamento infinito gratificante,\u00a0<em>l\u2019utente del Web \u00e8 la scelta oggettuale della macchina.<\/em><\/p>\n<p>Pensate all\u2019effetto sui piccoli di essere\u00a0<em>guardati,<\/em>\u00a0ma non\u00a0<em>visti\u00a0<\/em>dalla macchina. Se mi guardano ma non mi vedono, anch\u2019io alla fine \u2013 se non mi riconosco nello sguardo dell\u2019altro \u2013 mi guardo ma non riesco pi\u00f9 a vedermi. Forse tutto questo sta anche alle origini del bisogno che hanno oggi i giovani di farsi i\u00a0<em>selfie,<\/em>\u00a0come se dovessero certificare una esistenza che dubita di s\u00e9 stessa. Per essere visti da chi? Da milioni di utenti pi\u00f9 o meno sconosciuti?<\/p>\n<p>Nel 2006 il Time elegge la persona dell\u2019anno pubblicando la copertina di un computer con uno specchio al posto dello schermo, con al centro la scritta\u00a0<em>You.<\/em>\u00a0Tutti siamo ormai nel\u00a0<em>You<\/em>: un Io, che va concepito ormai come\u00a0<em>You,\u00a0<\/em>un popolo di\u00a0<em>You<\/em>\u00a0prigioniero della Rete, che vive pi\u00f9 nel\u00a0<em>mondo virtuale<\/em>\u00a0\u2013\u00a0<em>virtureale<\/em>\u00a0\u2013 che nella realt\u00e0. Sembra che siamo tutti vittime di un Pifferaio magico, che ci rende piacevole vivere da\u00a0<em>ritirati<\/em>, perch\u00e9 molti giovani dicono di sentirsi meglio in questo altro mondo. Viene quindi da domandarsi se esisterebbe il ritiro sociale senza la Rete, cio\u00e8 senza la gratificazione che procura lo\u00a0<em>spazio virtuale<\/em>: il ritirato non sprofonda nel vuoto della clausura bens\u00ec nel pieno di un\u00a0<em>altro digitale<\/em>\u00a0che lo sta aspettando e che lo riempie di stimoli immersivi dando un senso alla sua esistenza. La propria camera rassicura i genitori e soddisfa le necessit\u00e0 di crescita: cameretta e tecnologia diventano un incrocio ideale per sperimentare bisogni relazionali in un ambiente percepito come protetto. Comprendiamo bene che il passaggio dalla protezione all\u2019isolamento sociale \u00e8 un attimo.<\/p>\n<p>Questo fenomeno ha avuto un aumento esponenziale durante la pandemia, che ha messo in risalto un fenomeno gi\u00e0 molto presente \u201cil mondo digitale come un habitat pi\u00f9 confortevole e rassicurante del mondo reale e che, talvolta, si pone come alternativa ad esso, anzich\u00e9 come spazio virtuale transizionale nel senso di stato preparatorio all\u2019azione.\u201d<\/p>\n<p>\u00c8 importante distinguere\u00a0<em>lo spazio transizionale<\/em>\u00a0come lo spazio del\u00a0<em>play<\/em>, inteso come il gioco del\u00a0<em>come se,<\/em>\u00a0in contrapposizione allo\u00a0<em>spazio virtuale<\/em>\u00a0\u2013 lo spazio del<em>\u00a0game<\/em>\u00a0\u2013 dove il confine tra dentro e fuori svanisce, e dove il corpo rimane di qua. \u00c8 il prezzo da pagare, perch\u00e9 il corpo \u00e8 un rumore di fondo da smaterializzare. Al cuore di questa esperienza c\u2019\u00e8 la trasformazione del proprio Io in\u00a0<em>Avatar<\/em>. \u00c8 incredibile come ci sia uno\u00a0<em>stupro<\/em>\u00a0delle parole, perch\u00e9 le origini sanscrite di questo nome rimandano all\u2019incarnazione di una divinit\u00e0 sulla terra, mentre qui si tratta di una\u00a0<em>non incarnazione<\/em>\u00a0nel\u00a0<em>Web<\/em>, in quanto il corpo rimane di qua \u2013 \u00e8 il prezzo da pagare \u2013 come ha descritto magistralmente il regista Steven Spielberg in\u00a0<em>Ready Player One<\/em>.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/og__id15555_w800_t1706094154__1x.jpg\" alt=\"j\" width=\"800\" height=\"1200\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"b12f5df0-6f37-4f92-8fc5-6c0373d1df67\" \/><\/p>\n<p>Qui non siamo pi\u00f9 nel gioco come lo ha inteso Winnicott, come\u00a0<em>spazio transizionale<\/em>\u00a0che ha una funzione di passaggio e di cura, bens\u00ec nell\u2019opposto: il\u00a0<em>virtuale<\/em>\u00a0disloca all\u2019esterno, non nel mondo psichico, e non tiene insieme reale e simbolico \u2013 non \u00e8\u00a0<em>come se<\/em>\u00a0\u2013 il\u00a0<em>virtuale<\/em>\u00a0sospende e taglia i rapporti con la realt\u00e0.<em>\u00a0<\/em>Nell<em>\u2019al di l\u00e0<\/em>\u00a0del digitale si perde l\u2019idea di gioco \u2013 di\u00a0<em>play<\/em>\u00a0\u2013 si fa sul serio, e questo accade perch\u00e9 nel digitale l\u2019individuo perde i confini simbolici del gioco: reale e virtuale sono tutt\u2019uno. Gli autori definiscono questo luogo\u00a0<em>virtureale.<\/em><\/p>\n<p>Un altro punto fondamentale \u00e8 che la Rete si pone oggi come un\u00a0<em>caregiver<\/em>\u00a0onnipotente e onnipresente, che ha preso il posto della famiglia come istituzione simbolica in un duplice senso perch\u00e9, se da un lato gli adulti non sono pi\u00f9 in grado di mantenere la verticalit\u00e0 della famiglia di una volta e di proteggere, da un altro lato stiamo assistendo anche al superamento dell\u2019orizzontalit\u00e0 della famiglia affettiva \u2013 come hanno detto Matteo Lancini e Pietropolli Charmet \u2013 in quanto anche le funzioni di supporto e amorevolezza sono assorbite dal\u00a0<em>We<\/em>b.<\/p>\n<p>Nel deterioramento del tessuto simbolico, la digitalizzazione si \u00e8 introdotta riempiendone i vuoti e creando nello stesso tempo un mondo protettivo comodo e di benessere immediato che ci distrae dalle angosce e dalle preoccupazioni per il futuro. Il\u00a0<em>Web<\/em>\u00a0come baby sitter.<\/p>\n<p>La\u00a0<em>madre sufficientemente buona<\/em>\u00a0di Winnicott non \u00e8 oggi pi\u00f9 sufficiente a proteggere un figlio dalla presa profondamente adescatrice della rete, in quanto spesso le madri e i padri non solo non conoscono le logiche del mondo digitale, ma vi sono a loro volta immersi al punto di non cogliere l\u2019effetto della tempesta di stimoli gratificanti prodotti dall\u2019avere una relazione intima con il\u00a0<em>Web<\/em>. Se per esempio diamo un\u00a0<em>tablet<\/em>\u00a0a un bambino l\u2019iperstimolazione che il\u00a0<em>device<\/em>\u00a0\u00e8 in grado di produrre non pu\u00f2 competere con nessun genitore\u00a0<em>sufficientemente buono<\/em>. Il coinvolgimento digitale \u00e8 massivo e diretto a gratificare la sensorialit\u00e0 in una intensit\u00e0 incomparabile nel mondo reale.<\/p>\n<p>Se diamo un\u00a0<em>tablet<\/em>\u00a0a un bambino di due anni considerandolo un oggetto buono, innocuo e stimolante, questo significa che non ne comprendiamo le conseguenze. Anche se l\u2019impatto della tecnologia sullo sviluppo dell\u2019infanzia rimane ancora in parte sconosciuto, e poche sono le ricerche sugli effetti dell\u2019uso dei dispositivi nell\u2019interazione genitore-bambino, sappiamo che i bambini che trascorrono i primi anni di vita pi\u00f9 di un\u2019ora al giorno davanti agli schermi hanno il 59% di probabilit\u00e0 in pi\u00f9 di sviluppare problemi relazionali, e questo potrebbe avere effetti sullo sviluppo della loro capacit\u00e0 di socializzazione. Sembra anche che nei neonati con genitori che usano i media digitali, sia stata riscontrata una risposta emotiva molto simile a quella dei bambini con madri depresse. Chi usa il cellulare mentre allatta o interagisce col proprio bambino assume infatti comportamenti incongrui e inaspettati per il bambino, come immobilizzare il volto o cambiare espressione in relazione ai contenuti del cellulare. La risonanza della madre avverrebbe anzitutto con il cellulare \u2013 e con l\u2019imprevedibilit\u00e0 del richiamo dopaminergico che proviene dai<em>\u00a0device<\/em>\u00a0\u2013 invece che col bambino.<\/p>\n<p>Qual \u00e8 la differenza tra apprendimento analogico e digitale? E quali sono le conseguenze?<\/p>\n<p>Un esempio molto semplice per comprendere: la lettura di un orologio.<\/p>\n<p>Se prendiamo un orologio analogico \u2013 cio\u00e8 quello con una visualizzazione classica con le lancette per le ore, i minuti e secondi \u2013 sappiamo che per un bambino \u00e8 complesso apprendere la lettura dell\u2019ora in questo formato, al contrario di quanto avviene invece con l\u2019orologio digitale, che mostra l\u2019ora esatta. Per un bambino imparare l\u2019ora analogica necessita l\u2019acquisizione di un pensiero operatorio formale e di competenze metaforiche. Diversamente quando il bambino legge l\u2019ora sull\u2019orologio digitale il colpo d\u2019occhio coglie subito il risultato finale, senza dover fare alcuna deduzione. Anche in un esempio come questo assistiamo alla sostituzione dei processi di comprensione metaforica di ci\u00f2 che sta accadendo con meccanismi basati su schemi di azione-reazione, meccanismi utili nelle emergenze.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 alla fine degli anni Ottanta Scognamiglio ipotizzava che l\u2019allenamento al\u00a0<em>codice digitale<\/em>\u00a0poteva essere messo in correlazione con un fenomeno che stava cominciando a dilagare nelle scuole primarie: il disturbo da deficit di attenzione e iperattivit\u00e0.<\/p>\n<p>Per questo motivo lettura e scrittura sono molto importanti. Nella lettura viene richiesta una partecipazione intensa del lettore perch\u00e9 coinvolge la capacit\u00e0 immaginativa, e oltre la categoria del tempo nella lettura troviamo un rapporto diretto col corpo: quando leggiamo\u00a0<em>attentamente<\/em>\u00a0il nostro corpo si muove: \u201cla lettura profonda di linguaggi altamente metaforici, come poesia o la narrativa, \u00e8 in grado di attivare la corteccia somato-sensoriale, cos\u00ec come quella motoria.\u201d<\/p>\n<p>Viceversa l\u2019<em>intelligenza digitale<\/em>\u00a0\u00e8 di tipo simultaneo. Le pratiche di lettura e scrittura fanno invece affidamento sull\u2019<em>intelligenza di tipo sequenziale<\/em>.<\/p>\n<p>La comunicazione del medium digitale quindi ci espone a un linguaggio percettivo che \u00e8 pi\u00f9 povero di significato, in quanto immediato e puntuale, rispetto al linguaggio concettuale.\u00a0<em>\u201cQuesta perdita di ambiguit\u00e0 e di astrazione nel processo di decodifica riguarda anche la capacit\u00e0 di leggere i processi impliciti di natura relazionale alla base per esempio dell\u2019empatia: l\u2019atto di assumere la prospettiva e le emozioni degli altri \u00e8 uno dei contributi pi\u00f9 intensi e meno riconosciuti dei processi di lettura profonda.\u201d<\/em><\/p>\n<figure class=\"caption caption-img\" role=\"group\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/20240529_exp_tenir-tete_affiche.jpg\" alt=\"k\" width=\"449\" height=\"673\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"5d603711-de31-442e-8ab7-b991ff6c0f90\" \/><figcaption>Opera di\u00a0Marion Fayolle.<\/figcaption><\/figure>\n<p>L\u2019empatia non \u00e8 una competenza ereditata, ma in parte appresa, non dobbiamo dimenticarci del ruolo importante che pu\u00f2 giocare la lettura nel suo sviluppo. Anche la scrittura \u2013 in particolare la scrittura in corsivo \u2013 \u00e8 un potente strumento di stimolazione cerebrale, perch\u00e9 crea un\u00a0<em>concerto<\/em>\u00a0tra aree del cervello che non si ottiene con la scrittura digitale.<em>\u00a0<\/em>Pensate a quanti ragazzi oggi scrivono in stampatello, o quando per aiutare chi ha problemi nell\u2019apprendimento li consegniamo a una scrittura solo sul computer, o a quando si dice che \u00e8 inutile insegnare a scrivere in corsivo. Non dimentichiamoci che le mani hanno una grossa rappresentazione nel cervello, e che l\u2019uomo \u00e8\u00a0<em>Homo Faber\u00a0<\/em>perch\u00e9 usa le mani.<\/p>\n<p>Sono questi tutti i requisiti alla base del pensiero critico:\u00a0<em>\u201cIl codice digitale stimola maggiormente i moduli subcorticali e reticolari, cio\u00e8 aree deputate alla reattivit\u00e0 fisiologica ed emozionale.<\/em><\/p>\n<p><em>Il codice analogico attiva moduli corticali superiori, come per esempio la corteccia prefrontale, deputata al giudizio, alla previsione del comportamento e al ragionamento.\u201d<\/em><\/p>\n<p>Le conseguenze dell\u2019abuso del codice digitale le abbiamo davanti gli occhi.<\/p>\n<p>Non possiamo non chiederci che cosa succede ai bambini di oggi che passano moltissime ore al giorno davanti ai\u00a0<em>device<\/em>, e allenano il proprio cervello reattivamente e le proprie abilit\u00e0 senso-motorie nella direzione della digitazione?<\/p>\n<p>Sebbene le ricerche siano ancora in fase iniziale, sta emergendo come l\u2019uso eccessivo di Internet sia correlabile a una riduzione del volume della sostanza grigia nell\u2019area neocorticale orbito-frontale sia destra che sinistra. \u201cQuesta parte del cervello, grazie alla sua connessione con l\u2019amigdala, ha una funzione fondamentale nella regolazione dei comportamenti, nel ragionamento complesso e nei processi decisionali, ossia le cosiddette funzioni esecutive. Un danno a quest\u2019area, infatti, pu\u00f2 favorire una difficolt\u00e0 nel controllo degli impulsi e nella gratificazione ritardata.\u201d<\/p>\n<p>La correlazione tra iper-connessione e fragilit\u00e0 psichica \u00e8 stata sottolineata da molti studiosi e si parla ancora pi\u00f9 provocatoriamente di demenza digitale, l\u2019opposto quindi di una buona capacit\u00e0 di adattamento. Tutto questo fa disperare. Gli autori per\u00f2 pensano ci sia ancora una possibilit\u00e0, ma al termine speranza preferiscono \u2013 citando la filosofa Donna Haraway \u2013 \u201crimanere lucidamente a contatto col problema\u201d.<\/p>\n<p>Gli autori ritengono che \u201cla psicoterapia possa essere ancora un luogo di resistenza di ci\u00f2 che dell\u2019umano si sottrae all\u2019algoritmo digitale\u201d.<\/p>\n<p>Ogni incontro con un individuo, da un punto di vista psicoterapeutico, comporta \u2013 dicono \u2013 una\u00a0<em>svolta ontologica<\/em>, che significa prendere sul serio la realt\u00e0 dell\u2019altro come tale nella sua unicit\u00e0.<\/p>\n<p>La psicoanalisi si deve fare custode di quella dimensione profondamente umana, fatta di inciampi, tracce, deformazioni della realt\u00e0, dissociazioni, rimozioni e difese che non riusciamo ancora a immaginare possibile per la macchina. Quella che Benasayag ha chiamato\u00a0<em>la singolarit\u00e0 del vivente<\/em>.<\/p>\n<p>\u201cMa, se anche la macchina potesse arrivare a sognare, mancherebbe probabilmente della parte pi\u00f9 umana del sogno: il suo \u201combelico\u201d, dove si inabissa il senso e la concatenazione logica delle rappresentazioni.\u201d Qual \u00e8 allora la sfida terapeutica? Prioritaria \u2013 secondo gli autori \u2013 \u00e8 la costruzione di un\u2019alleanza a partire dalla sintonizzazione affettiva tra i corpi. La mente del terapeuta nell\u2019era digitale non pu\u00f2 che essere una mente inquieta, che cerca di mantenere viva la relazione con l\u2019altro: \u201cl\u2019unica via \u00e8 di porci nel digitale per stabilire una relazione reale che rompa \u2018il Narcisismo del You\u2019 e ridia vita a un rapporto Io-Tu-Noi\u201d.<\/p>\n<p>In copertina,\u00a0illustrazione di\u00a0Marion Fayolle.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"text-azzurro text-xl py-3\"><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/la-rete-e-i-narcisi-senza-corpo\">https:\/\/www.doppiozero.com\/la-rete-e-i-narcisi-senza-corpo<\/a><\/strong><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"py-6\">\n<div class=\"blazy blazy--field blazy--field-immagini-media blazy--field-immagini-media--full field field--name-field-immagini-media field--type-entity-reference field--label-hidden field__items is-blazy\" data-blazy=\"\" data-once=\"blazy\">\n<div class=\"field__item\">\n<div class=\"media media--blazy media--bundle--image media--image media--responsive is-b-loaded\" data-b-token=\"b-6825ac35658\"><img decoding=\"async\" class=\"media__element b-lazy b-responsive b-loaded\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/styles\/r_articolo_desktop_w838\/public\/mere-rides-web_1000_1024x1024%402x.webp?itok=P5PEQpRv\" alt=\"\" \/><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di DOPPIOZERO (Iolanda Stocchi) Tutto \u00e8 cambiato. 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