{"id":85479,"date":"2024-05-14T11:15:11","date_gmt":"2024-05-14T09:15:11","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=85479"},"modified":"2024-05-14T10:25:22","modified_gmt":"2024-05-14T08:25:22","slug":"il-problema-della-tecnica-compreso-entro-lo-sfondo-della-filosofia-moderna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=85479","title":{"rendered":"Il problema della tecnica compreso entro lo sfondo della filosofia moderna"},"content":{"rendered":"<p><strong>DA GAZZETTA FILOSOFICA (Di Giovanni Lunardelli)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/image.jimcdn.com\/app\/cms\/image\/transf\/dimension=910x10000:format=jpg\/path\/se92683c1190d29b1\/image\/i2e281b5e83ad390d\/version\/1715673958\/image.jpg\" alt=\"W. Turner, &quot;Pioggia, vapore e velocit\u00e0&quot;, 1844\" width=\"298\" height=\"222\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Cosa significa comprende<\/em><em>re filosoficamente il fenomeno della tecnica? Qual \u00e8 lo sfondo entro cui questo si definisce? La tecnica pu\u00f2 essere adeguatamente compresa solo se considerata alla luce della filosofia moderna, e dunque dell\u2019emancipazione della soggettivit\u00e0 e della sua contrapposizione all\u2019oggetto. Questo \u201cschema\u201d teoretico puro \u00e8 la struttura portante della modernit\u00e0, e come tale si riflette in ogni specifico fenomeno dell\u2019epoca, tra cui anche la scienza stessa. La tecnica non \u00e8 altro che la compiuta concretizzazione di questo rapporto teoretico.<\/em><\/p>\n<div id=\"cc-m-12057375977\" class=\"j-module n j-text \" style=\"text-align: justify\">\n<p>Comprendere filosoficamente il fenomeno della tecnica significa non limitarsi alla sua esterna manifestazione, ma indagarne il nucleo essenziale e seguirne le lunghe e intricate radici fino a giungere al terreno da cui queste prendono nutrimento. Capire filosoficamente il fenomeno della tecnica, cio\u00e8, non significa studiare accuratamente ogni suo singolo aspetto, al fine di ricostruirne una immagine il pi\u00f9 dettagliata possibile; piuttosto, l\u2019obiettivo \u00e8 quello di circoscriverne il contorno, e a tal fine \u00e8 necessario porre l\u2019attenzione allo sfondo senza il quale quel contorno nemmeno sarebbe pensabile. In questo senso, seguendo in parte il discorso di Heidegger, si\u00a0<strong>prova qui a pensare la tecnica entro lo sfondo della moderna filosofia della soggettivit\u00e0.<\/strong><\/p>\n<p>Per pensare la tecnica entro lo sfondo della modernit\u00e0 occorre anzitutto cogliere il senso di quest\u2019ultima. Ora, come scrive Hegel, in ogni epoca:<\/p>\n<p><strong>\u00ab Esiste un solo spirito che si manifesta in figure diverse, in momenti diversi; esiste un solo principio che s\u2019esprime nella situazione politica e nella religione, nella scienza, nell\u2019arte e cos\u00ec via. Costituzione politica, religione, moralit\u00e0, vita sociale, commercio, arte, industria sono tutti rami diversi dell\u2019unico tronco principale \u00bb<\/strong>\u00a0(G.W.F. Hegel,\u00a0<em>Introduzione alle Lezioni sulla storia della filosofia<\/em>).<\/p>\n<p>Ciascuna\u00a0<strong>epoca,<\/strong>\u00a0infatti, come un\u00a0<strong>tutto organico<\/strong>, contiene in ogni sua manifestazione il medesimo \u201cbattito\u201d: tutto si organizza secondo un unico criterio, poich\u00e9 vi \u00e8 un solo cuore ad animare l\u2019intero \u201ccorpo\u201d. Tra tutti i rami di quel medesimo tronco, per\u00f2, la filosofia sembra avere un ruolo speciale:\u00a0<strong>\u00abessa \u00e8 il fiore pi\u00f9 splendido della figura assunta dallo spirito, infatti essa consiste nell\u2019aver coscienza, nel pensare, nel sapere che lo spirito esiste e che cosa esso \u00e8\u00bb<\/strong>\u00a0(ivi). Per questo motivo,\u00a0<strong>\u00abla filosofia \u00e8 del tutto identica con lo spirito del suo tempo\u00bb<\/strong>, essa\u00a0<strong>\u00abne \u00e8 la coscienza\u00bb<\/strong>\u00a0(ivi).\u00a0<strong>La filosofia riesce a configurarsi come l\u2019autocoscienza di un\u2019epoca<\/strong>\u00a0perch\u00e9, in virt\u00f9 della sua purezza concettuale, essa agisce come una sorta di \u201csetaccio\u201d che \u201cfiltra\u201d le contingenze pervenendo al nocciolo fondamentale, \u201cscandaglia\u201d cio\u00e8 l\u2019epoca riuscendo a rintracciare il suo unico battito. In questo senso, per comprendere l\u2019epoca moderna occorre anzitutto riferirsi alla filosofia moderna.<\/p>\n<p>Ebbene, la\u00a0<strong>filosofia moderna<\/strong>\u00a0<strong>\u00e8<\/strong>, se dovessimo riassumerla in un solo pensiero,\u00a0<strong>la filosofia che inaugura il sorgere della soggettivit\u00e0<\/strong>\u00a0in senso stretto e, in diretta conseguenza a ci\u00f2, il sorgere della separazione di soggetto e oggetto. Stando alla lettura di Heidegger, con Cartesio l\u2019Io comincia a configurarsi come centro assoluto del sapere,\u00a0<em>fondamentum inconcussum<\/em>, mentre la \u201crealt\u00e0\u201d si avvia, in particolare con l\u2019idealismo tedesco, verso la sua riduzione a\u00a0<strong>\u201coggetto\u201d<\/strong>\u00a0(<em>Gegen-stand<\/em>, ci\u00f2 che \u201csta di fronte\u201d) ed infine a\u00a0<strong>\u201crappresentazione\u201d<\/strong>\u00a0(<em>Vor-stellen<\/em>, ci\u00f2 che \u00e8 \u201cposto di fronte\u201d) del soggetto. Con le parole di Heidegger:<\/p>\n<p><strong>\u00ab L\u2019oggetto (Gegenstand) nel senso di ob-ietto si d\u00e0 solo quando l\u2019uomo diventa soggetto, quando il soggetto diventa io e l\u2019io diventa ego cogito [\u2026]. Solo qui si svela l\u2019essenza dell\u2019oggetto nella sua oggettit\u00e0 \u00bb<\/strong>\u00a0(M. Heidegger,\u00a0<em>Oltrepassamento della metafisica,<\/em>\u00a0in\u00a0<em>Saggi e discorsi<\/em>).<\/p>\n<p>La realt\u00e0, nella modernit\u00e0 si riconverte a ci\u00f2 che \u00e8 tale sempre e solo per un soggetto, in relazione ad esso. Al contrario, l\u2019Io si impone nella sua assoluta autonomia come l\u2019unica entit\u00e0 indubitabile, e dunque il pensiero si eleva a verit\u00e0 assolutamente certa. Tra soggetto e oggetto \u00e8 l\u2019Io a configurarsi come il lato \u201cattivo\u201d e \u201cformatore\u201d, mentre la realt\u00e0 diviene una sorta di sostrato e di materia passiva che riceve dal soggetto la messa in forma. L\u2019Io diviene, in quest\u2019ottica, colui che\u00a0<em><strong>pone<\/strong><\/em>\u00a0(rappresenta, rende oggetto) la realt\u00e0 pensandola, mentre la realt\u00e0 \u00e8 sempre un che di\u00a0<strong><em>posto<\/em><\/strong>\u00a0dal soggetto. Entro tale orizzonte, quella che Heidegger chiama la\u00a0<strong>\u201cmetafisica della soggettivit\u00e0\u201d<\/strong>\u00a0o anche\u00a0<strong>\u201conto-teo-ego-logia\u201d<\/strong>\u00a0si compie definitivamente quando l\u2019Io perviene alla propria assoluta affermazione entro l\u2019oggetto, quando il suo\u00a0<em>porre<\/em>\u00a0l\u2019oggetto si eleva a piena\u00a0<em>auto-posizione<\/em>\u00a0di s\u00e9 nell\u2019oggetto. In questa sua tensione all\u2019auto-posizione di s\u00e9, l\u2019Io si eleva a pura \u201cvolont\u00e0\u201d, a\u00a0<strong>\u201cvolont\u00e0 di volont\u00e0\u201d<\/strong>, e il reale perde ogni resistenza e consistenza autonoma nei confronti della ferma ed assoluta presa del soggetto. Ora, se la filosofia \u00e8 davvero in grado di riflettere con chiarezza l\u2019anima dell\u2019epoca, si pu\u00f2 dunque affermare che la modernit\u00e0 come epoca si regge sul\u00a0<strong>principio dell\u2019affermazione ed emancipazione della soggettivit\u00e0<\/strong>\u00a0e della riduzione della realt\u00e0 ad oggetto\u00a0<em>per<\/em>\u00a0il soggetto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"cc-m-12057375877\" class=\"j-module n j-imageSubtitle \" style=\"text-align: justify\">\n<figure class=\"cc-imagewrapper cc-m-image-align-3 cc-m-width-maxed\"><a href=\"https:\/\/www.gazzettafilosofica.net\/\"><img decoding=\"async\" id=\"cc-m-imagesubtitle-image-12057375877\" class=\"\" src=\"https:\/\/image.jimcdn.com\/app\/cms\/image\/transf\/dimension=910x10000:format=jpg\/path\/se92683c1190d29b1\/image\/i58fd5cea495aa590\/version\/1715672398\/image.jpg\" alt=\"U. Boccioni, &quot;Gli adii&quot;, 1911\" data-src-width=\"1070\" data-src-height=\"791\" data-src=\"https:\/\/image.jimcdn.com\/app\/cms\/image\/transf\/dimension=910x10000:format=jpg\/path\/se92683c1190d29b1\/image\/i58fd5cea495aa590\/version\/1715672398\/image.jpg\" data-image-id=\"7774959077\" \/><\/a><figcaption>U. Boccioni, &#8220;Gli adii&#8221;, 1911<\/figcaption><\/figure>\n<div class=\"cc-clear\"><\/div>\n<\/div>\n<div id=\"cc-m-12057376377\" class=\"j-module n j-text \" style=\"text-align: justify\">\n<p>Lo \u201cspirito\u201d di un\u2019epoca, si \u00e8 detto, corrisponde al suo \u201cscheletro\u201d o \u201cstruttura\u201d portante, ed in tal senso si riflette in ogni suo aspetto; la sovrastruttura, infatti, si \u201callinea\u201d spontaneamente alla sua struttura.\u00a0 Lo spirito della modernit\u00e0, dunque, riflettendosi ovunque, coinvolge cos\u00ec anche il\u00a0<strong>sapere scientifico<\/strong>, il quale si\u00a0<em>riposiziona<\/em>\u00a0entro le nuove coordinate dell\u2019epoca. Cos\u00ec come sul piano teoretico il rapporto di soggetto e oggetto si sbilancia a favore del soggetto, il quale giunge a\u00a0<em>porre<\/em>\u00a0attivamente l\u2019oggetto, cos\u00ec lo\u00a0<strong>scienziato moderno<\/strong>\u00a0non si accontenta pi\u00f9 di \u201ccontemplare\u201d la natura, in un atteggiamento meramente osservativo, bens\u00ec si rivolge ad essa con tono inquisitorio. Kant, in riferimento agli scienziati rivoluzionari di inizio modernit\u00e0, scrive che\u00a0<strong>\u00abessi compresero che la ragione [\u2026] deve essa entrare e costringere la natura a rispondere alle sue domande; e non lasciarsi guidare da lei, per dir cos\u00ec, colle redini\u00bb<\/strong>\u00a0(I. Kant,\u00a0<em>Prefazione alla seconda edizione della Critica della ragion pura<\/em>). La ragione dello scienziato moderno, dunque, si presenta alla natura\u00a0<strong>\u00abper venire, bens\u00ec, istruita da lei, ma non in qualit\u00e0 di scolare che stia a sentire tutto ci\u00f2 che piaccia al maestro, sibbene di giudice, che costringa i testimoni a rispondere alle domande che egli loro rivolge\u00bb<\/strong>\u00a0(ivi). In questo atteggiamento attivo, lo scienziato moderno adopera con novit\u00e0 l\u2019artificio dell\u2019<strong>esperimento<\/strong>, pensabile come una sorta di \u201ctrabocchetto\u201d con cui egli cerca di porre la natura contro s\u00e9 stessa, cio\u00e8 di \u201cingannarla\u201d e indurla alla confessione dei suoi segreti pi\u00f9 intimi. Inoltre, lo scienziato moderno si relaziona alla natura sempre alla ricerca delle conferme o delle smentite delle\u00a0<em>sue proprie<\/em>\u00a0ipotesi, va cio\u00e8 alla ricerca della corroborazione o della confutazione della\u00a0<em>propria<\/em>\u00a0teoria: la natura \u00e8 dunque sempre pensata in riferimento alla teoria-rappresentazione del soggetto-scienziato. Di pi\u00f9, la scienza moderna non si rapporta alla natura con mera curiosit\u00e0 teoretica, con puro disinteresse, ma sempre con\u00a0<strong>intenti strumentali<\/strong>. L\u2019obiettivo del nuovo uomo di scienza \u00e8 sempre, anche se talvolta inconsapevole, quello di\u00a0<strong>conoscere per dominare<\/strong>, e mai soltanto di conoscere per conoscere. Per tutti questi motivi, la scienza moderna non \u00e8 affatto un fenomeno autonomo rispetto alla tecnica, ma \u00e8 bens\u00ec gi\u00e0 in s\u00e9 stessa\u00a0<em>inclinata<\/em>\u00a0verso la\u00a0<strong>tecnica<\/strong>, il cui scopo \u00e8 il\u00a0<em><strong>dominio materiale<\/strong><\/em>\u00a0<strong>della natura<\/strong>. Pensare quest\u2019ultima come una conseguenza non predetta della scienza significa considerarla astrattamente e in modo inadeguato: il dominio teorico della natura si compie nel suo dominio materiale. La tecnica \u00e8 dunque la destinazione naturale della scienza moderna in quanto \u00e8 l\u2019esplicitazione di ci\u00f2 che in essa \u00e8 ancora presente implicitamente. Per il suo intimo legame con la tecnica, per cui la scienza moderna \u00e8, nel suo nucleo, studio della natura allo scopo di dominarla, scienza e tecnica sono allora da comprendere come un unico fenomeno: la\u00a0<em><strong>tecno-scienza<\/strong><\/em>.<\/p>\n<p>Ebbene, siccome la scienza moderna non \u00e8 altro che una concreta manifestazione del pensiero filosofico\/teoretico della scissione di soggetto e oggetto e della centralit\u00e0 del soggetto (lo spirito dell\u2019epoca moderna), e siccome la tecnica non \u00e8 un fenomeno a s\u00e9 stante, ma \u00e8 implicitamente presente nella stessa scienza moderna come suo fine immanente, \u00e8 evidente che la tecnica pu\u00f2 venir compresa adeguatamente solo se considerata in essenziale rapporto con la novit\u00e0 della filosofia moderna e col suo apice come \u201cvolont\u00e0 di volont\u00e0\u201d. Come scrive Heidegger:\u00a0<strong>\u00abLa forma fondamentale di manifestazione sotto la quale la volont\u00e0 di volont\u00e0 si installa e si realizza calcolando nel mondo della metafisica compiuta si pu\u00f2 chiamare in una sola parola \u201cla tecnica\u201d\u00bb<\/strong>\u00a0(M. Heidegger,\u00a0<em>Oltrepassamento della metafisica<\/em>). Essa non \u00e8 altro che la manifestazione massimamente \u201cconcreta\u201d della riduzione teoretica dell\u2019oggetto a rappresentazione del soggetto. Lo sfondo entro cui il contorno del fenomeno della tecnica viene alla luce \u00e8 allora la moderna metafisica della soggettivit\u00e0. Essa ha infatti come suo intimo scopo l\u2019effettivo dominio dell\u2019oggetto da parte dell\u2019Io, della natura da parte dello scienziato, del mondo da parte dell\u2019apparato tecnico. Con la tecnica\u00a0<strong>\u00abl\u2019uomo si veste orgogliosamente della figura di signore della terra\u00bb<\/strong>\u00a0(M. Heidegger,\u00a0<em>La questione della tecnica<\/em>, in\u00a0<em>Saggi e discorsi<\/em>), veste dapprima indossata solo su di un piano teoretico e filosofico.<\/p>\n<p>A tal riguardo, occorre chiederci con Heidegger: che ne \u00e8 della filosofia nell\u2019epoca della tecnica? Nel mondo tecnico sembra non esserci pi\u00f9 posto per la filosofia, e tuttavia, sotto un certo punto di vista, questo non accade perch\u00e9 il sistema tecno-scientifico condanni la filosofia ad un lontano esilio, ma poich\u00e9 il mondo tecnico \u00e8, in s\u00e9 stesso, il massimo compimento della filosofia. Con la tecnica l\u2019uomo, il soggetto, l\u2019Io, concretizza la sua assolutezza prima solamente pensata su di un piano filosofico\/teoretico. L\u2019Io diventa, con la tecnoscienza, autentico\u00a0<strong>signore del mondo e della natura.<\/strong>\u00a0Quello stesso Io che filosoficamente giungeva a\u00a0<em>porre<\/em>\u00a0l\u2019oggetto come suo\u00a0<em>rappresentato<\/em>\u00a0perviene, con la tecnica, all\u2019autentico dominio della natura. La\u00a0<em>posizione<\/em>\u00a0dell\u2019oggetto da parte del soggetto \u00e8 compiuta su di un piano effettivo.<\/p>\n<p>Potremmo tuttavia domandarci se l\u2019uomo, nell\u2019odierna e avanzata societ\u00e0 tecnica, non stia cadendo preda di un paradossale rovesciamento, ovvero se egli, proprio grazie alla tecnica, non stia paradossalmente rovesciando la sua essenza da soggetto a oggetto, se cio\u00e8 la tecnica non si stia silenziosamente emancipando dal suo stesso creatore e, lungi dal servirlo come un suo strumento, non stia finendo per assoggettarlo e signoreggiarlo.\u00a0 Ancor di pi\u00f9, non si pu\u00f2 non mettere in evidenza che la signoria sul mondo naturale da parte dell\u2019uomo rischia di rivelarsi un \u201cregno\u201d assai breve, in quanto \u201csfinisce\u201d la natura imponendole un dominio assoluto al quale essa non pu\u00f2 che finire per ribellarsi. Come scrive ancora una volta Heidegger:<\/p>\n<p><strong>\u00ab Solo la volont\u00e0, che si organizza, con la tecnica, in ogni direzione, fa violenza alla terra e la trascina nell\u2019esaustione, nell\u2019usura e nelle trasformazioni dell\u2019artificiale. Essa obbliga la terra ad andare oltre il cerchio della possibilit\u00e0 che questa ha naturalmente sviluppato, verso ci\u00f2 che non \u00e8 pi\u00f9 il suo possibile, e quindi \u00e8 l\u2019impossibile. \u00bb<\/strong>\u00a0(M. Heidegger,\u00a0<em>Oltrepassamento della metafisica<\/em>).<\/p>\n<p>15 maggio 2024<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.gazzettafilosofica.net\/2024-1\/maggio\/il-problema-della-tecnica-compreso-entro-lo-sfondo-della-filosofia-moderna\/\">https:\/\/www.gazzettafilosofica.net\/2024-1\/maggio\/il-problema-della-tecnica-compreso-entro-lo-sfondo-della-filosofia-moderna\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"cc-m-12057382777\" class=\"j-module n j-hgrid \">\n<div class=\"cc-m-hgrid-column\">\n<div id=\"cc-matrix-3423610277\">\n<div id=\"cc-m-12057382977\" class=\"j-module n j-text \">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"cc-m-12057383177\" class=\"j-module n j-facebook \">\n<div class=\"j-search-results\"><button class=\"fb-placeholder-button j-fb-placeholder-button\">Vai alla pagina Facebook<\/button><\/p>\n<div class=\"fb-like\" data-href=\"https:\/\/www.gazzettafilosofica.net\/2024-1\/maggio\/il-problema-della-tecnica-compreso-entro-lo-sfondo-della-filosofia-moderna\/\" data-layout=\"box_count\" data-action=\"like\" data-show-faces=\"false\" data-share=\"false\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"cc-m-hgrid-separator\" data-display=\"cms-only\">\n<div><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"cc-m-hgrid-column last\">\n<div id=\"cc-matrix-3423610377\">\n<div id=\"cc-m-12057382877\" class=\"j-module n j-hr \">\n<hr \/>\n<\/div>\n<div id=\"cc-m-12056288277\" class=\"j-module n j-htmlCode \"><ins class=\"adsbygoogle\" data-ad-client=\"ca-pub-4073350710823019\" data-ad-slot=\"8429763011\" data-adsbygoogle-status=\"done\" data-ad-status=\"unfilled\"><\/p>\n<div id=\"aswift_1_host\"><\/div>\n<p><\/ins><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DA GAZZETTA FILOSOFICA (Di Giovanni Lunardelli) Cosa significa comprendere filosoficamente il fenomeno della tecnica? 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