{"id":85486,"date":"2024-05-16T09:01:15","date_gmt":"2024-05-16T07:01:15","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=85486"},"modified":"2024-05-14T11:03:49","modified_gmt":"2024-05-14T09:03:49","slug":"il-popolo-al-potere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=85486","title":{"rendered":"Il popolo al potere"},"content":{"rendered":"<p><strong>di DOPPIOZERO (Annalisa Ambrosio)<\/strong><\/p>\n<div class=\"max-w-[838px]\">\n<div class=\"clearfix text-formatted field field--name-body field--type-text-with-summary field--label-hidden field__item\">\n<p>Democrazia \u00e8 una parola straniera per la maggior parte di coloro che la usano. Come milioni di altre parole \u00e8 entrata nella nostra lingua, traslitterata in un calco fedele del greco, ma di fatto \u00e8 una parola che viene da altrove, dai vicini di casa. Magari a causa del fatto che non \u00e8 un anglicismo ci pu\u00f2 sembrare nostrana. Invece, rappresenta un\u2019importazione cos\u00ec remota che ora la usiamo come se fosse nostra, senza pi\u00f9 sentire che dentro il suo cuore ci sono due atri distinti: il potere e il popolo. Ed entrambi devono muoversi per pompare il sangue. Che cosa cambierebbe se avessimo scelto un altro modo di importare la democrazia nel dizionario? Come sarebbe se aprissimo il suo guscio, dicendo ogni volta che la nominiamo che la nostra forma di governo \u00e8 \u201cil potere al popolo\u201d? Certamente pi\u00f9 scomodo, certamente pi\u00f9 lungo, senza dubbio un sapore strano, ma forse necessario per vederci dentro, per rappresentare in maniera pi\u00f9 chiara che cosa accade ogni volta che siamo in molti e che dobbiamo scegliere insieme. Iniziare a chiamare la democrazia cos\u00ec, col suo nome esteso, \u00e8 quel che faremo di qui in avanti, perch\u00e9 rende improvvisamente pi\u00f9 evidente qual \u00e8 il pericolo della democrazia, ma anche che cosa la mette in pericolo.<\/p>\n<p>Identificare il pericolo nascosto tra le pieghe del potere al popolo \u00e8 semplice: il popolo \u00e8 un nome collettivo. Del popolo facciamo parte io e anche tu, persone care e sconosciute, persone che godono di mezzi diversi, persone che si amano e persone che si odiano, persone che per motivi privati o pubblici non si possono capire, persone che la vedono diversamente perch\u00e9 non possono fare altrimenti: si trovano a latitudini distanti e cos\u00ec il paesaggio appare ai loro occhi incomparabile, hanno bisogni antitetici. Dare il potere al popolo significa fare una media, lasciare che le forze in campo, che pure tirano in direzioni opposte, organizzino alla fine la loro energia in un punto intermedio che, molto spesso, non accontenta n\u00e9 gli uni n\u00e9 gli altri. Alla fine, ci si affida ai numeri, per arrivare da qualche parte si decide che la maggioranza vince. Il pericolo nascosto tra le pieghe del potere al popolo \u00e8 l\u2019apparente inconcludenza della complessit\u00e0: il pendolo, cinque anni a destra e cinque a sinistra, la tela di Penelope, fare per disfare, uomini e donne diversi che assumono il potere anche come uno sgarbo verso chi li ha preceduti o verso chi li seguir\u00e0.<\/p>\n<p>L\u2019espressione \u201ccrisi della democrazia\u201d \u00e8 piuttosto ricorrente, al punto che qualcuno (questo qualcuno si chiama Gustavo Zagrebelsky) ha diagnosticato che la crisi \u00e8 la sua condizione naturale, uno dei tratti del suo viso, uno dei modi in cui accade nel mondo. Non sono i social, gli smartphone, gli influencer, il traffico, la velocit\u00e0 a fare la crisi della democrazia. Questa crisi non \u00e8 altro che il risultato fisiologico e naturale che si ottiene quando si affida il potere a un popolo intero, cio\u00e8 quando si affida il potere a milioni di persone. Che \u00e8 sempre un concetto approssimativo, ma di fatto \u00e8 ancora valido nelle nostre forme di poteri ai popoli.<\/p>\n<p>A ben pensarci il moto a zig-zag del potere al popolo, il destino non lineare del suo passo, l\u2019incertezza del suo risultato assomigliano incredibilmente al modo in cui si muove anche il cammino di tutto ci\u00f2 che \u00e8 organico: strade sbagliate, tentativi, aborti, un passo avanti e due passi indietro o di lato, fecondazioni a vuoto e rapsodici balzi in avanti. Il lavoro umano, il lavoro del popolo, non fa eccezione rispetto agli altri lavori dei viventi. Per funzionare, e quindi per produrre delle meraviglie, ha bisogno di incorporare una quota di disordine e caos. Di questo caos che gli si rimprovera immagino che non si possa fare a meno. In questo senso l\u2019inconcludenza della complessit\u00e0 \u00e8 apparente, perch\u00e9 una parte di vuoto, di dispersione, di spreco \u00e8 funzionale al suo obiettivo, \u00e8 ci\u00f2 che la fa andare avanti tenendo conto di tutto. Tenendo conto di tutto e per questo incespicando, battendo in ritirata, solo dopo trionfando, come la lumaca sulla sua bava di fronte agli ostacoli, come il nostro umore in una giornata qualunque. Con lo stesso grado di incertezza informata dalla vita e quindi alla fine attiva e ostinata a risolversi in qualcosa attraverso la combinazione delle sue molecole.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/SA-rosselli-socialismo-liberale_0.jpg\" alt=\"m\" width=\"800\" height=\"1200\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"626dc145-ea89-447b-acc2-33fbcdf93a25\" \/><\/p>\n<p>E che cosa mette in pericolo il potere al popolo? In un libro, o meglio una memoria, che ha scritto anni prima che la guerra lo finisse, in una frase ben pi\u00f9 articolata di questa, Carlo Rosselli lo dice in un modo che meglio non si pu\u00f2: \u201cil trionfo della facilit\u00e0\u201d. \u00c8 il \u201ctrionfo della facilit\u00e0\u201d che mette in pericolo il potere al popolo, e lo mette in pericolo semplicemente perch\u00e9 si tratta di due dimensioni incompatibili. Il saggio si intitola\u00a0<em>Socialismo liberale<\/em>\u00a0e la sua frase tiene insieme in una lunga subordinata un racconto possibile di com\u2019\u00e8 che Benito Mussolini abbia spostato la sensibilit\u00e0 del popolo italiano, portandola dalla sua parte. L\u2019idea di Rosselli \u00e8 semplice ed \u00e8 che il fascismo sia una negazione continua della complessit\u00e0 in nome di un ideale di ordine. Allora \u201cfascista\u201d \u00e8 un aggettivo di campo largo, descrittivo, significa non sopportare il disordine che si crea ogni volta che il potere va in mano al popolo. E dal momento che il potere al popolo \u00e8 caotico, confuso, complicato, essere fascista significa fare di tutta l\u2019erba un fascio: ridurre il potere del popolo al potere di uno solo.<\/p>\n<p>La definizione di Rosselli \u00e8 quasi commovente perch\u00e9 come ogni verit\u00e0 restituisce credito e dignit\u00e0 al suo oggetto. Non \u00e8 questione di essere buoni o cattivi, il punto \u00e8 che cosa privilegiare, come muoversi nel mondo. Se le persone del popolo non possono pensarla allo stesso modo, l\u2019unica strada per ottenere l\u2019ordine \u00e8 ridurre tutta la complessit\u00e0 del mondo a un volere unico. Non c\u2019\u00e8 altra soluzione. Non c\u2019\u00e8 necessariamente odio verso il popolo. Ma di certo dietro al fascismo c\u2019\u00e8 un\u2019idea utopica di mondo, come dice il proverbio la perfezione non \u00e8 di questo mondo, e quindi per ottenerla occorre esercitare una grande forza per fondarne un altro. \u00c8 vero il disordine pu\u00f2 essere faticoso da sopportare e la complessit\u00e0 dolorosissima, ma sono piani ineliminabili della realt\u00e0, e anche quando li sfiliamo dal contesto non li possiamo eliminare da dentro di noi. Riposa forse in questo la componente di maggior vulnerabilit\u00e0 di ogni fascismo: la fatica che bisogna fare per non mollare, per non lasciare che nel nuovo universo ordinato entri la polvere. \u00c8 faticoso zittire gli oppositori, incarcerare i giornalisti, delegittimare gli altri, \u00e8 faticoso mostrarsi forti a ogni costo, raccontare una storia unica, \u00e8 faticoso non potere ammettere i propri inevitabili errori, \u00e8 faticoso tenere duro e resistere. Che bisogno c\u2019\u00e8 di farlo?<\/p>\n<p>In ogni caso il potere al popolo \u00e8 in pericolo ogni volta che qualcuno o qualcosa prende in antipatia il suo disordine costitutivo e cerca in maniere pi\u00f9 o meno violente, pi\u00f9 o meno repentine di farlo fuori. Dico\u00a0<em>qualcosa<\/em>\u00a0pensando a \u00c9tienne de La Bo\u00e9tie perch\u00e9, a complicare le cose, pure il popolo ha una naturale propensione all\u2019asservimento. Riposa in noi quella che lui per primo intorno al 1500 ha chiamato \u201cservit\u00f9 volontaria\u201d, spaccandosi la testa per capire com\u2019\u00e8 che tante persone potessero farsi soggiogare da un uomo solo e misero in confronto a loro. La sua risposta \u00e8 diventata qualche secolo dopo una categoria psicanalitica. Non \u00e8 il potere del tiranno che \u00e8 cos\u00ec forte, \u00e8 la promessa di un ordine che spesso attrae noialtri in maniera irresistibile. Dentro ciascuno c\u2019\u00e8 un servo volontario che preferisce alla decisione la delega, a difendersi l\u2019essere difeso, al dire la propria omologarsi al pensiero pensato da qualcun altro. In alcuni pi\u00f9 che in altri c\u2019\u00e8 il desiderio di farsi vincolare da qualche leggera catena, di muoversi in un perimetro, di vedere che un recinto c\u2019\u00e8, e che tutto e il contrario di tutto non si pu\u00f2 fare. Non \u00e8 per forza una forma di pigrizia, \u00e8 una forma di intelligenza specifica, umana. Questa tendenza non esaurisce la nostra natura, ne rappresenta solo un versante, il versante pi\u00f9 incline a farsi comandare nel nome di un ordine superiore, il versante pi\u00f9 incline a illudersi veramente che se togliamo tutta la polvere dalla stanza poi non ne entrer\u00e0 dell\u2019altra, il versante che ama seguire e ripugna guidare.<\/p>\n<p>Se c\u2019\u00e8 un grande vantaggio nell\u2019et\u00e0 contemporanea \u00e8 che siamo diventati molto pi\u00f9 laici nel nostro stile di sguardo, che riguarda tutto, anche la politica: possiamo prescindere da categorie morali ereditate da un qualche ordine morale superiore, possiamo riconoscerci nella sinistra e a volte fare scelte di destra, o viceversa, senza sentirci in colpa, senza dover rendere conto a nessuno e senza essere buttati fuori. Il bello di avere uno sguardo intellettuale sulle cose dovrebbe consistere nel fatto che quasi non esistono fatti buoni o cattivi a priori, e che tutto dipende. Nel leggere da che parte il tutto pende possiamo essere sinceri con noi stessi. Sappiamo che l\u2019ordine \u00e8 confortevole ma a lungo andare \u00e8 impossibile se non al prezzo di uno sforzo muscolare enorme.<\/p>\n<p>E perch\u00e9 il disordine delle decisioni del popolo dovrebbe essere maggiore del disordine che una sola mente pu\u00f2 contenere? Non c\u2019\u00e8 bisogno di citare ancora Walt Whitman per sapere che ciascuno di noi ospita pi\u00f9 persone, visioni contrastanti, capricci multiformi. Nessun essere umano \u00e8 garante dell\u2019ordine perch\u00e9 ciascun essere umano \u00e8 un pozzo di incoerenza e questo ha determinato molto spesso, in svariati modi, la fine del governo di uno solo.<\/p>\n<p>Se poi la grandezza di ogni sistema sta anche nella sua capacit\u00e0 di accoglierne altri, il fascismo non \u00e8 che un sottoinsieme del potere al popolo. Se il potere non fosse del popolo non potrebbe finire nelle mani di uno solo, mentre il contrario non \u00e8 vero.<\/p>\n<p>La crisi della democrazia fa paura se c\u2019\u00e8 qualcuno che la usa per fare finta che sia normale sedarla. Ma la normalit\u00e0 consiste invece nel vedere che insieme sbagliamo strada varie volte e alla fine spesso troviamo una via migliore di quella che avremmo trovato da soli. Sedare la crisi della democrazia non \u00e8 normale: corrisponde sempre alla scelta precisa di soffocarla. Soffocarla per rifondare un mondo senza attrito e senza polvere, dove le mucche volano e non vola una mosca.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"py-6\">\n<div class=\"blazy blazy--field blazy--field-immagini-media blazy--field-immagini-media--full field field--name-field-immagini-media field--type-entity-reference field--label-hidden field__items is-blazy\" data-blazy=\"\" data-once=\"blazy\">\n<div class=\"field__item\">\n<div class=\"media media--blazy media--bundle--image media--image media--responsive is-b-loaded\" data-b-token=\"b-3ff80f4efb2\"><img decoding=\"async\" class=\"media__element b-lazy b-responsive b-loaded\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/styles\/r_articolo_desktop_w838\/public\/Unsplash__Rob_Curran.jpg.webp?itok=MD12TKkF\" alt=\"\" \/><\/div>\n<div data-b-token=\"b-3ff80f4efb2\"><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/il-popolo-al-potere\">https:\/\/www.doppiozero.com\/il-popolo-al-potere<\/a><\/strong><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di DOPPIOZERO (Annalisa Ambrosio) Democrazia \u00e8 una parola straniera per la maggior parte di coloro che la usano. 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