{"id":85490,"date":"2024-05-16T08:11:20","date_gmt":"2024-05-16T06:11:20","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=85490"},"modified":"2024-05-14T11:15:11","modified_gmt":"2024-05-14T09:15:11","slug":"memoria-storica-e-ideologia-nei-libri-di-testo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=85490","title":{"rendered":"Memoria storica e ideologia nei libri di testo"},"content":{"rendered":"<p><strong>di GLI ASINI (Piero Majocchi)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-large size-large wp-post-image\" src=\"https:\/\/gliasinirivista.org\/wp-content\/uploads\/200123.jpg\" alt=\"\" width=\"1000\" height=\"1000\" \/><\/p>\n<div class=\"featured_caption\">Illustrazione di Guido Scarabottolo<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"entry_content\">\n<div class=\"the_content\">\n<div class=\"hentry\">\n<p>La memoria storica \u00e8 elaborata, manipolata e tramandata dalle classi dominanti come mezzo per legittimare privilegi, garantire la distinzione sociale e nascondere fasi di crisi e sconfitte: la storiografia \u00e8 perci\u00f2 costantemente prodotta e modellata dalle situazioni politiche contingenti, che forniscono il materiale grezzo della narrazione storica e le motivazioni per metterla per iscritto e tramandarla, e successivamente scandiscono le periodiche rielaborazioni e re-invenzioni di tale memoria.<\/p>\n<p>La narrazione ufficiale della storia in Europa dall\u2019et\u00e0 antica al XIX secolo \u00e8 dunque stata finalizzata a glorificare imperi e dinastie, legittimare colpi di stato e usurpazioni, esaltare le vittorie e nascondere le sconfitte dei diversi poteri (laici e religiosi) che si sono succeduti sino alla rivoluzione francese. Nei secoli XIX e XX la creazione artificiale delle nuove identit\u00e0 nazionali fu sviluppata attraverso l\u2019imposizione di una lingua comune, la leva obbligatoria, l\u2019amministrazione burocratica e infine le istituzioni \u201ctotali\u201d come caserme, carceri, ospedali e, soprattutto, scuole. In tale fenomeno di elaborazione dell\u2019identit\u00e0 nazionale, che tuttora contraddistingue gli stati nazionali in cerca di una nuova identit\u00e0 (come gli stati ex sovietici dell\u2019est europeo), i programmi e i testi scolastici di storia costituiscono uno dei fattori principali, poich\u00e9 forniscono e impongono una versione ufficiale della storia nazionale, inventando e rivendicando radici e antenati, e proiettando nel passato problematiche e ideologie del presente.<\/p>\n<p>La storiografia, cio\u00e8 la ricerca storica e l\u2019insegnamento della storia, \u00e8 perci\u00f2 un prodotto ideologico: i manuali scolastici tra XIX e XX secolo furono creati per formare l\u2019identit\u00e0 nazionale, cristiana, colonialista e razzista delle diverse nazioni europee, come \u00e8 evidenziato dal fatto che i programmi e i manuali di storia sono diversi in ogni nazione, che definisce cosa evidenziare e cosa tacere del proprio e altrui passato per legittimare interessi e politiche attuali.<\/p>\n<p>L\u2019esempio pi\u00f9 eclatante in Europa di interpretazione storiografica nazionalista e razzista \u00e8 costituito dalle differenti interpretazioni della caduta dell\u2019impero romano d\u2019Occidente nel V secolo. La versione \u201ctradizionale\u201d della caduta dell\u2019impero, che verte sulle \u201cinvasioni barbariche\u201d o alternativamente le \u201cmigrazioni di popoli\u201d, fu elaborata tra XIX e XX secolo in un contesto culturale europeo basato sul nazionalismo e sul razzismo scientifico, e divenne un tassello fondamentale nella costruzione della nuova visione nazionalista dei \u201cpopoli\u201d europei, poich\u00e9 le nuove nazioni trovarono nei regni post-romani i loro \u201cantenati\u201d razziali e culturali. La Germania discendeva dai Germani, una razza diversa dai Romani che aveva conquistato tutta Europa nel V secolo fornendo la giustificazione ideologica all\u2019espansionismo tedesco sfociato in due guerre mondiali; l\u2019Inghilterra discendeva dai regni anglosassoni, che avrebbero compiuto una vera e propria \u201cpulizia etnica\u201d nei confronti dei Britanni, giustificando il dominio inglese sulle regioni celtiche come Galles, Scozia e Irlanda; la Francia vedeva l\u2019origine della civilt\u00e0 francese nei Franchi e nella dinastia merovingia; la Spagna rivalutava il regno visigoto come regno cristiano prima della conquista musulmana, barbari s\u00ec, ma almeno cristiani; il nazionalismo italiano e successivamente il fascismo trovavano nella civilt\u00e0 romana l\u2019origine della nazione italiana, relegando l\u2019alto medioevo a secoli oscuri di occupazione militare austro-tedesca.<\/p>\n<p>Tali modelli storiografici si basano su presupposti razzisti e nazionalisti errati: che gli uomini fossero divisi in razze e popoli, alcuni superiori e altri inferiori, che per secoli o millenni si sarebbero mantenuti omogenei e puri biologicamente, non mescolandosi con altre razze, e culturalmente, mantenendo forme culturali e materiali specifiche di ogni popolo e immutabili per secoli. A partire dalla seconda guerra mondiale, che ha mostrato con decine di milioni di morti il vero volto del razzismo e del nazionalismo, tali modelli furono decostruiti e rigettati dalla comunit\u00e0 scientifica internazionale, che ormai considera assodato che le razze non esistono, cos\u00ec come non sono mai esistiti popoli \u201cpuri\u201d razzialmente e culturalmente, n\u00e9 pertanto fantomatiche caratteristiche razziali, sia culturali che materiali, specifiche di ogni popolo e immutabili per secoli.<\/p>\n<p>In Italia gli esempi di interpretazioni storiografiche nazionaliste e razziste sono innumerevoli: problemi\u00a0 e conflitti politici contingenti del XIX\/XX secolo erano proiettati all\u2019indietro nei secoli (soprattutto nel medioevo, et\u00e0 oscura\u00a0<em>par excellence<\/em>) inventando di sana pianta fenomeni mai accaduti al fine di legittimare le politiche del nuovo stato nazionale. Il regno longobardo, ovvero la storia d\u2019Italia tra VI e VIII secolo, \u00e8 ancora dipinto come una fosca fase di fine della civilt\u00e0 romana, collasso economico, e soprattutto occupazione militare tedesca: i longobardi avrebbero instaurato una segregazione razziale nei confronti degli indigeni romani, ormai schiavizzati. Nello stesso modo il lungo regno di Federico I di Svevia \u2013 che risiedette in Italia nel XII sec. facendo il suo mestiere, cio\u00e8 l\u2019imperatore, e fu accolto come un liberatore dai comuni lombardi oppressi da Milano \u2013 \u00e8 ancora presentato come un antecedente del Risorgimento, con tutti gli italici comuni uniti contro il teutonico invasore quando invece furono i comuni lombardi a combattere con l\u2019imperatore, che vinse tutte le battaglie contro Milano tranne quella di Legnano, l\u2019unica ricordata.<\/p>\n<p>Anche le politiche imperialiste e coloniali degli stati europei e l\u2019affermazione accademica del razzismo scientifico tra XIX e XX secolo hanno lasciato una pesante eredit\u00e0 nei programmi scolastici di storia: le civilt\u00e0 extra-europee venivano o ignorate o indicate come primitive e sottosviluppate, descrivendo l\u2019imperialismo europeo a partire dal XVI secolo con il genocidio delle popolazioni americane come uno sviluppo naturale e fisiologico della potenza militare europea e della sua missione civilizzatrice sulle altre civilt\u00e0. Le scoperte geografiche che aprono i libri di testo nel XVI secolo inoltre non costituiscono affatto delle scoperte geografiche:\u00a0 i vichinghi raggiunsero il nord America tra X e XI secolo, cos\u00ec come il viaggio di Colombo \u00e8 invece frutto di clamorosi errori di calcolo, al punto che i primi\u00a0<em>conquistadores<\/em>\u00a0non avevano la minima idea di dove si trovassero. La rotta di circumnavigazione dell\u2019Africa d\u2019altronde rappresenta ancora meno una \u201cscoperta\u201d: Vasco de Gama comp\u00ec il suo primo viaggio in India su una nave araba percorrendo una rotta normalmente utilizzata da secoli dai mercanti arabi. Ma l\u2019aspetto pi\u00f9 eclatante \u00e8 che le civilt\u00e0\u00a0 precolombiane, che si svilupparono nella fase del medioevo europeo, entrano nei nostri libri di storia solo con la loro scomparsa causata dalla conquista spagnola. Infine la storia di Al Andalus, ovvero la penisola iberica musulmana e araba dall\u2019VIII al XV secolo, viene totalmente taciuta, mentre i nostri testi narrano invece minuziosamente la\u00a0<em>Reconquista<\/em>\u00a0cristiana degli ultimi tre secoli del medioevo, che si concretizz\u00f2 in una brutale pulizia etnica e persecuzione religiosa contro musulmani ed ebrei.<\/p>\n<p>In Italia, come in altri paesi cattolici, i programmi scolastici presentano ancora innumerevoli\u00a0 falsificazioni della realt\u00e0 storica di matrice ideologica cattolica, ed esse costellano la narrazione della storia europea come una greve nube controriformista. In et\u00e0 tardo antica il cristianesimo viene presentato come l\u2019unica religione monoteista dell\u2019impero romano, mentre esso tra II e VI secolo fu invece caratterizzato dallo sviluppo e dalla proliferazione di religioni monoteiste di origine orientale, basate sulla salvezza dell\u2019anima e la promessa della vita dopo la morte (lo Zoroastrismo, Mitra, Iside, Cibele e soprattutto il\u00a0<em>Sol Invictus<\/em>, religione ufficiale degli imperatori romani dal II al IV sec), dalle quali il cristianesimo copia sostanzialmente tutti gli aspetti principali dei dogmi, del culto e dell\u2019iconografia. Sono dei grossolani miti storiografici sia la povert\u00e0 dei primi cristiani sia le truculente persecuzioni anticristiane, che furono inventate di sana pianta nelle vite dei santi redatte nei secoli successivi, mentre in realt\u00e0 vi furono solo tre persecuzioni (di un anno ciascuna in pi\u00f9 di tre secoli), che consistettero nella chiusura dei luoghi di culto e in requisizioni dei beni (che dimostra come le chiese cristiane fossero gi\u00e0 ricche): in sostanza, nessun cristiano fu mai sbranato vivo o arrostito sulla griglia per il solo fatto di essere cristiano.<\/p>\n<p>La discussione, la decostruzione e la critica delle narrazioni ideologiche dei testi scolastici sono il risultato della continua trasformazione della storiografia, soprattutto a partire dalla fine della II guerra mondiale. La storiografia, quella accademica in particolare, cambia e si trasforma non solo per mutati contesti ideologici, sociali, economici e culturali (dei quali in Europa il principale \u00e8 ovviamente il processo di unificazione e il superamento del nazionalismo), ma anche per nuovi metodi di interpretazione delle fonti e nuove acquisizioni di dati. L\u2019applicazione di modelli interpretativi dei testi formulati in semiotica da Roland Barthes e denominati \u201cLinguistic turn\u201d hanno permesso di decostruire le fonti e comprenderne meglio il significato e soprattutto il messaggio politico: un caso esemplare \u00e8 la biografia di Carlo Magno scritta da Eginardo nel IX sec. e presentata come una fedele fotografia della vita del sovrano. Il testo \u00e8 invece un collage di episodi delle vite degli imperatori romani copiati scrupolosamente dalle \u201cVite dei Cesari\u201d di Svetonio: l\u2019opera dunque non descrive la realt\u00e0 dell\u2019inizio del IX secolo, poich\u00e9 Eginardo non voleva affatto raccontare la biografia di Carlo, ma presentare la sua figura come legittimo erede degli imperatori romani. L\u2019archeologia ha invece fornito una crescente massa di nuovi dati, che hanno permesso di modificare radicalmente narrazioni storiografiche sedimentate nei secoli, come nel noto dibattito sull\u2019incastellamento: dato che le fonti scritte mostrano lo sviluppo e la diffusione dei castelli nel X secolo, si pensava che i villaggi in cui sorgono i castelli fossero di fondazione signorile contemporanea e cos\u00ec dicono i nostri libri di testo mentre gli scavi archeologici hanno mostrato chiaramente come i villaggi siano stati fondati tra V e VII secolo come conseguenza del crollo della struttura economica statale romana e della trasformazione dell\u2019insediamento delle masse di contadini, divenuti liberi con la scomparsa dei loro padroni, cio\u00e8 lo stato e le \u00e9lites romane.<\/p>\n<p>I libri di testo non sono pertanto aggiornati con le acquisizioni storiografiche ormai assodate da decenni tra gli specialisti, continuando a presentare agli studenti un medioevo immaginario e immutabile. L\u2019economia altomedievale consisterebbe in un mero regresso alla preistoria con la scomparsa del commercio e del denaro, mentre l\u2019archeologia ha evidenziato da decenni la continuit\u00e0 della circolazione monetaria e dei commerci su lungo distanza nel Mediterraneo (in mano agli arabi). L\u2019aumento demografico della popolazione europea a partire dall\u2019XI secolo \u00e8 attribuito in modo teleologico a fantomatiche innovazioni tecnologiche agricole (rotazione triennale, aratro ecc.) che sono invece in uso almeno da 7000 anni in tutto il bacino del Mediterraneo e in Medio Oriente. L\u2019intera societ\u00e0 del medioevo, infine, viene infantilmente immaginata come descritta nell\u2019XI secolo dal ricco e potente vescovo Adalberone di Laon, ovvero una societ\u00e0 immutabile e tripartita: quelli che pregano, quelli che combattono e quelli che lavorano (per le altre due classi). La realt\u00e0 sociale d\u2019Europa e del Mediterraneo \u00e8 ovviamente ben pi\u00f9 complessa: Adalberone infatti polemicamente immaginava un modello utopico di societ\u00e0, dato che i preti e i monaci non pregavano, i signori si facevano guerra tra loro e soprattutto i contadini rifiutavano di sottomettersi al controllo politico ed economico delle nuove classi aristocratiche laiche ed ecclesiastiche.<\/p>\n<p>In et\u00e0 moderna e contemporanea gli esempi potrebbero essere innumerevoli: il pi\u00f9 eclatante, nel caso italiano, \u00e8 certamente la mancata assunzione di responsabilit\u00e0 storica e collettiva per i crimini perpetrati dagli eserciti dell\u2019Asse (cio\u00e8 italiani, tedeschi, ma anche rumeni, ungheresi, slovacchi, ucraini etc.) durante la II guerra mondiale. I crimini di guerra e i genocidi operati dagli italiani nelle colonie africane a partire dalla loro conquista vengono taciuti (bombardamenti sui civili coi gas in Etiopia ed Eritrea, deportazioni forzate di intere popolazioni e campi di concentramento in Libia), cos\u00ec come sembrano scomparsi nel nulla le centinaia di migliaia di civili massacrati dall\u2019esercito italiano di occupazione nei Balcani (Jugoslavia, Albania e Grecia) in operazioni di guerra anti-partigiana tra il 1940 e il 1943. La storiografia italiana d\u2019altronde \u00e8 l\u2019unica al mondo ad operare una distinzione sistematica tra italiani e tedeschi definendo i primi \u201cfascisti\u201d e i secondi \u201cnazisti\u201d, ad indicare implicitamente una diversit\u00e0 strutturale tra i due eserciti (e i due popoli, italiani buoni e tedeschi cattivi), e quindi una minore o assente responsabilit\u00e0 italiana nei crimini compiuti dai cattivi \u201cnazisti\u201d, mentre tutte le altre storiografie del mondo definiscono giustamente sia italiani che tedeschi (e i loro alleati ungheresi, slovacchi, rumeni, ucraini ecc.) come \u201cfascisti\u201d, dato che il programma politico di Hitler rivendicava apertamente i medesimi principi e metodi dello stato fascista di Mussolini.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 \u00e8 ancora cos\u00ec difficoltoso il rapporto tra ricerca storiografica ed editoria scolastica? Uno dei principali problemi \u00e8 che gli autori dei libri di testo generalmente (tranne illustri eccezioni) non sono storici, non hanno conoscenze approfondite della materia e verrebbero probabilmente bocciati a un esame di storia della triennale: gli autori si limitano a copiare narrazioni storiche datate e scritte da altri, e gli editor intervengono sul testo controllando l\u2019uniformit\u00e0 del testo alle altre edizioni, in particolare quelle di maggior successo. Al mantenimento della narrazione ufficiale della storia contribuiscono anche motivi economici: le novit\u00e0, a parere delle case editrici, \u201cdisorienterebbero i docenti\u201d, abituati a una narrazione immutabile e soporifera, una storia teleologica e semplificata che giustifica il presente come l\u2019unico e il migliore dei mondi possibili. Manca poi una diffusa richiesta di aggiornamento storiografico da parte dei docenti, che (tranne alcune eccezioni di laureati in storia) non hanno grandi conoscenze oltre i pochi esami di storia dati in universit\u00e0 e sono meno interessati alla didattica della storia rispetto ad altre materie. In Italia poi i docenti di storia delle superiori devono essere laureati in Filosofia, e perci\u00f2 hanno fatto ben pochi esami di storia, cos\u00ec come i dottori di ricerca in storia non hanno l\u2019abilitazione per insegnare nelle scuole, diritto invece concesso negli altri paesi d\u2019Europa.<\/p>\n<p>Occorre dunque rivedere criticamente i programmi e riscrivere i libri di testo, rifiutando le narrazioni nazionaliste e razziste, cristiane e etnocentriche che ancora costituiscono il succo di quello che insegniamo a scuola, al fine oltretutto di giustificare fantomatiche nazioni, la cui invenzione ha sostanzialmente prodotto milioni di morti. Il principale insegnamento della storiografia \u00e8 di non credere a quello che leggi, discutere criticamente, controllare le fonti, aggiungere nuovi dati, e giungere a una nuova conclusione, che sar\u00e0 a sua volta discussa e modificata da qualcun altro.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/gliasinirivista.org\/memoria-storica-e-ideologia-nei-libri-di-testo\/\">https:\/\/gliasinirivista.org\/memoria-storica-e-ideologia-nei-libri-di-testo\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GLI ASINI (Piero Majocchi) Illustrazione di Guido Scarabottolo &nbsp; La memoria storica \u00e8 elaborata, manipolata e tramandata dalle classi dominanti come mezzo per legittimare privilegi, garantire la distinzione sociale e nascondere fasi di crisi e sconfitte: la storiografia \u00e8 perci\u00f2 costantemente prodotta e modellata dalle situazioni politiche contingenti, che forniscono il materiale grezzo della narrazione storica e le motivazioni per metterla per iscritto e tramandarla, e successivamente scandiscono le periodiche rielaborazioni e re-invenzioni di&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":109,"featured_media":72676,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/io-imparo-da-solo-sulla-rivista-gli-asini-445.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-meS","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/85490"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/109"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=85490"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/85490\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":85494,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/85490\/revisions\/85494"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/72676"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=85490"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=85490"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=85490"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}