{"id":85516,"date":"2024-05-17T08:29:44","date_gmt":"2024-05-17T06:29:44","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=85516"},"modified":"2024-05-16T12:34:59","modified_gmt":"2024-05-16T10:34:59","slug":"la-salute-dai-sud-un-diario-dallargentina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=85516","title":{"rendered":"La salute dai Sud. Un diario dall\u2019Argentina"},"content":{"rendered":"<p><strong>di GLI ASINI (CSI &#8211; Centro di salute internazionale e interculturale)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-large size-large wp-post-image\" src=\"https:\/\/gliasinirivista.org\/wp-content\/uploads\/fiori-1024x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"1024\" \/><\/p>\n<div class=\"featured_caption\">Illustrazione di Dario Sostegni<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"entry_content\">\n<div class=\"the_content\">\n<div class=\"hentry\">\n<p><em>Tra il 7 e l\u201911 Aprile a Mar del Plata (Argentina) si \u00e8 tenuta la 5\u00b0 Assemblea mondiale per la Salute dei Popoli<\/em><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><em>(People\u2019s Health Assembly). Questo evento ha fatto convergere pi\u00f9 di 600 attivisti e attiviste per la salute da pi\u00f9 di 60 paesi del mondo. Hanno partecipato tantissime organizzazioni di base, rappresentanti dell\u2019accademia, di comunit\u00e0 indigene e di popoli originari, operatrici e operatori dei servizi di salute, studentesse e studenti e molte altre soggettivit\u00e0 individuali e collettive.<\/em><\/p>\n<p><em>L\u2019assemblea si \u00e8 articolata su cinque assi: Resistenza alla migrazione forzata e alla guerra; Promuovere saperi e pratiche ancestrali e popolari; Giustizia di genere nella salute; Verso la trasformazione dei sistemi di salute; Salute degli ecosistemi: alimentazione, energia e clima.<\/em><\/p>\n<p><em>Delia<\/em><\/p>\n<p>Si respira un clima molto diverso dalle solite conferenze accademiche. Al posto dei professori con liste di pubblicazioni infinite ci sono attiviste e attivisti che hanno costruito il loro sapere attraverso la pratica; i paradigmi della biomedicina e del sapere accademico sono messi da parte e si apprende e ci si fa ispirare dal sapere situato ed esperienziale; \u00e8 come se finalmente riuscissimo a trovare uno spazio concreto, un terreno di pratica di tutto ci\u00f2 che per anni ha orientato le nostre riflessioni teoriche e le nostre scelte strategiche e politiche.<\/p>\n<p>Si \u00e8 discusso di modalit\u00e0 di coinvolgimento e \u201cattivazione o organizzazione comunitaria\u201d in contesti di oppressione strutturale. Abbiamo condiviso la necessit\u00e0 di pratiche volte alla decolonizzazione dei sistemi sanitari, delle universit\u00e0 e delle nostre menti, che ad oggi ancora si basano su un pensiero limitato, positivista e cartesiano, che non ci permette di cogliere la complessit\u00e0 di ci\u00f2 che ci circonda e di collegarci con l\u2019universo in cui siamo immerse. Per questo, abbiamo imparato l\u2019importanza del riconoscimento dei saperi ancestrali e popolari,\u00a0 di capire che cosa intendiamo quando ci riferiamo alla lotta per il\u00a0<em>buen vivir<\/em>, trovando modi per lottare anche per i diritti di ci\u00f2 che abbiamo di pi\u00f9 caro, la natura che ci circonda.<\/p>\n<p>Le assemblee e le plenarie si chiudono con cori e canti di resistenza, il ricordo delle e dei rappresentanti del movimento che non ci sono pi\u00f9, momenti di silenzio per le vittime dei conflitti, del colonialismo, dell\u2019imperialismo e del patriarcato, e manifestazioni collettive, come la\u00a0<em>panuelada,<\/em>\u00a0in cui non riesco a trattenere le lacrime.<\/p>\n<p>Si respirano solidariet\u00e0 e sorellanza contagiose, ma si sente in sottofondo un sapore amaro, una sensazione di preoccupazione e la presa di coscienza del clima che ci circonda: malgrado le nostre forze e il nostro attivismo, le ingiustizie e le violenze sono all\u2019ordine del giorno, i genocidi continuano ad avvenire indisturbati e il capitalismo e l\u2019imperialismo cavalcano l\u2019onda dei nuovi governi di estrema destra.<\/p>\n<p>Per noi del Nord del mondo \u00e8 un\u2019occasione per riconoscere i privilegi dell\u2019essere in un paese in cui il diritto alla salute \u00e8 pressoch\u00e9 garantito, ma anche la consapevolezza della precariet\u00e0 di questo privilegio a causa dell\u2019avanzare di politiche neo-liberali e imperialiste\u00a0 che abbiamo gi\u00e0 esportato in tutto il mondo.\u00a0 \u00c8 un\u2019occasione anche per rendersi conto della limitatezza dei nostri saperi che tanto riteniamo verit\u00e0 assolute, e la nostra impreparazione e inesperienza nelle pratiche di resistenza. In altre parole, l\u2019assemblea \u00e8 stato un modo per apprendere dal basso, dalle pratiche del Sud del mondo, che, oltre a farci vedere cose nuove, richiamano la nostra attenzione su storie e riflessioni che noi abbiamo dimenticato, come nel caso del pensiero basagliano, che qui, in America del Sud, \u00e8 ancora molto vivo.<\/p>\n<p>Mentre al Nord del mondo si sviluppano politiche contro i diritti umani, si contribusce alla generazione di guerre e occupazioni di matrice coloniale, e si consolidano confini esterni e interni (che ci portiamo dentro anche noi); il Sud Globale si oppone a governi di estrema destra, scende in piazza per garantire il diritto alla salute nella forma pi\u00f9 ampia, e tramite i movimenti eco-femministi resiste a pratiche violente di oppressione mentre contribuisce alla ricostituzione degli ecosistemi, prendendosi cura anche di noi.<\/p>\n<p>Ci siamo quindi fatte contagiare da questi attivisti, abbiamo condiviso rivendicazioni, pianti, e canti di resistenza, e costruito un piano collettivo con azioni concrete che intendiamo portare avanti insieme<\/p>\n<p><em>Martina:<\/em><\/p>\n<p><em>\u201cSomos el sue\u00f1o el eco ancestral, la Madretierra que abrazamos\u201d\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Durante l\u2019assemblea ho partecipato principalmente alle sessioni sui saperi e pratiche\u00a0 ancestrali e popolari, e sulla salute degli ecosistemi. Erano presenti tantissime persone, figure terapeutiche,\u00a0<em>parteras e comadronas<\/em>, docenti universitarie, insegnanti e attiviste di diverse comunit\u00e0 indigene dell\u2019<em>Abya Yala\u00a0<\/em>(continente americano) e non solo, operatrici e operatori dei servizi di salute. Sono stati incontri potentissimi, alcuni dei quali organizzati in cerchio, dove ho potuto ascoltare, \u201csentire\u201d e abitare una visione di salute diversa da quella a cui siamo abituate in Italia e in Europa, ristretta alla cura della malattia e al mito dello stile di vita sano.<\/p>\n<p>Una prima cosa che ho imparato \u00e8 che non si comincia mai senza parole e gesti di ringraziamento verso chi \u00e8 venuto prima di noi e ci permette di essere qui. E verso la Madre Terra e gli elementi, il fuoco, l\u2019aria, l\u2019acqua e il vento, per darci la Vita e la Salute.<\/p>\n<p>Il corpo \u00e8 stato protagonista della condivisione dei saperi e delle esperienze attraverso l\u2019invito a guardarsi negli occhi, le lacrime, i gesti, i movimenti, i suoni, le energie e le vibrazioni. Ho sentito quanto abbiamo (disperatamente) bisogno di un sapere sulla salute che riconnetta ricucia e tenga insieme la complessit\u00e0 che siamo e in cui viviamo. Un sapere che non si coglie tanto attraverso lo studio e l\u2019analisi ma che si vive, costruendo e coltivando contesti locali e internazionali di esperienza e scambio.<\/p>\n<p>Uno dei cerchi di parola che ho seguito si \u00e8 focalizzato sul tema del parto. In tante comunit\u00e0 native del Sud America e del mondo il parto \u00e8 storicamente seguito per lo pi\u00f9 da donne che si tramandano questo sapere sul corpo di generazione in generazione, con un alto livello di competenze. Mi \u00e8 rimasta impressa questa scena: quasi alla fine di una sessione, la facilitatrice ha chiesto se qualcuna\/o del pubblico volesse condividere qualcosa e decine e decine di persone sono intervenute per dire il nome con cui vengono chiamate le\u00a0<em>parteras<\/em>\u00a0in altri paesi<em>\u00a0<\/em>e per raccontare come avviene il parto nella propria comunit\u00e0.\u00a0<em>Parteras<\/em>\u00a0poi \u00e8 un termine riduttivo perch\u00e9 le loro competenze vanno ben oltre il parto e riguardano la salute della donna a 360 gradi. Oggi in molti Paesi questo sapere non viene riconosciuto dalle politiche sanitarie. Il parto viene ovunque sempre pi\u00f9 medicalizzato, considerato alla stregua di una malattia. Per fortuna, in alcuni contesti, come in Chiapas e nello Yucatan (dove le\u00a0<em>parteras<\/em>\u00a0curano pi\u00f9 della met\u00e0 delle nascite), si sperimentano forme di collaborazione tra figure tradizionali e servizi di salute, cercando una complementariet\u00e0 dei saperi e un arricchimento reciproco.<\/p>\n<p>\u201cI saperi ancestrali e popolari sono la radice e la direzione\u201d. Mi sono appuntata questa frase nel quaderno e ora non ricordo pi\u00f9 chi l\u2019ha detta, e forse non \u00e8 cos\u00ec importante. Questo pensiero mi conforta e ritorno con la sensazione che i saperi ancestrali e popolari siano saperi vivi, vari e attuali. Mi chiedo quale possa essere per noi, in Italia e in Europa, il riferimento culturale e come tutto ci\u00f2 possa dialogare con una pratica di salute pubblica e collettiva.<\/p>\n<p><em>\u201cNo se puede hacer ecolog\u00eda sin comprender la espiritualidad\u201d\u00a0<\/em>leggo nel volo di ritorno in un libricino che ci hanno dato delle compagne della rete\u00a0<a href=\"https:\/\/www.instagram.com\/laicrimpos\/\"><em>Laicrimpo Salud<\/em><\/a><em>,<\/em>\u00a0in cui hanno tradotto un\u2019intervista fatta all\u2019etnologo e psicoterapeuta Holger Kalweit, e penso che questa frase condensa tanti dei pensieri che ho ascoltato e delle riflessioni che ho fatto in questi giorni. Una pratica ecologica ed ecologista senza spiritualit\u00e0 \u00e8 mera \u201cgestione del verde\u201d, ridotta a oggettificazione delle altre forme di vita che convivono con noi.<\/p>\n<p><em>Francesca<\/em><\/p>\n<p>\u00c8 difficile trasferire nelle parole (e condensare in poche righe) la ricchezza di stimoli ed esperienze sentite con tutti i sensi nei giorni della quinta Assemblea mondiale per la Salute dei Popoli. Come in ogni traduzione, qualcosa verr\u00e0 perduto, ma tanto del patrimonio appreso cercheremo di farlo nostro: nella nostra quotidianit\u00e0, nei progetti in cui lavoriamo e negli spazi che con le nostre compagne abitiamo e costruiamo.<\/p>\n<p>Partiamo dai sensi dei nostri corpi, ampiamente sollecitati dalle centinaia di persone e storie che hanno attraversato l\u2019assemblea. L\u2019udito: il senso normalmente pi\u00f9 all\u2019opera nelle conferenze che in questa occasione \u00e8 stato arricchito da nuovi suoni; accanto alle preziose parole di attivisti e accademiche, infatti, abbiamo ascoltato canti di ringraziamento alla\u00a0<em>Madre Tierra<\/em>\u00a0e canti di lotta per la liberazione da molte oppressioni (del patriarcato, dell\u2019inquinamento, del sistema coloniale). L\u2019olfatto: tra le protagoniste di questi giorni, le piante\u00a0<em>saludables<\/em>\u00a0variamente profumate provenienti da molte zone di questo Sud che tante soggettivit\u00e0, sia individuali che collettive (come\u00a0<em>Laicrimpo<\/em>\u00a0<em>Salud\u00a0<\/em>e\u00a0<em>Red Jarilla<\/em>), hanno portato, narrando le loro propriet\u00e0 e gli usi nella cura delle persone e nella\u00a0 loro relazione con la terra. Il tatto: non avevo mai visto cos\u00ec tante persone abbracciarsi ed esprimere la propria sorellanza e solidariet\u00e0 con un coinvolgimento cos\u00ec attivo dei corpi! Abbracci di ringraziamento tra vecchi compagni e compagne per la strada fatta insieme, mani congiunte al cielo per cantare di connessioni indissolubili con la Madre Terra e di liberazione dai sistemi di oppressione. Il gusto: l\u2019alimentazione \u00e8 potentemente al centro della salute integrale, che abbraccia l\u2019intero ecosistema e che parte da un nutrimento sostenibile per tutte le forme di vita e giusto sotto il profilo ambientale e dei diritti delle lavoratrici.\u00a0 Il legame tra salute e alimentazione, all\u2019interno di una prospettiva sistemica e ancestrale, \u00e8 cos\u00ec forte che alcune oratrici hanno ricordato come i contadini de\u00a0<a href=\"https:\/\/viacampesina.org\/en\/\"><em>La Via Campesina<\/em><\/a>\u00a0o del\u00a0<a href=\"https:\/\/mst.org.br\/\"><em>Movimento dos Trabalhadores Rurais Sem Terra<\/em><\/a>\u00a0siano le prime lavoratrici della salute. Cos\u00ec come quello alla salute, dobbiamo lottare per il diritto a un\u2019alimentazione salutare e sostenibile. Infine la vista: oltre alla ricchezza dell\u2019eterogeneit\u00e0 di corpi con forme e abiti diversi da quelli a cui siamo abituate, gli occhi si sono posati su bandiere e\u00a0<em>panuelos<\/em>\u00a0che attivisti da tutto il mondo hanno portato per condividere le proprie lotte.\u00a0 Gli stessi occhi, per\u00f2, si sono riempiti di lacrime amare in pi\u00f9 occasioni, a partire da quella della sessione di apertura dell\u2019Assemblea dedicata alla Palestina. Alle attiviste palestinesi che, pur con enormi sforzi, avrebbero voluto partecipare all\u2019evento del PHM, non \u00e8 stato concesso il visto d\u2019ingresso\u00a0 in Argentina. Nonostante la loro pesante assenza, la solidariet\u00e0\u00a0 e il supporto al popolo palestinese sono stati gridati incessantemente.<\/p>\n<p>Parlare di salute mentre si compie un genocidio come quello in Palestina \u00e8 fondamentale: come insegnano le comunit\u00e0 custodi dei saperi popolari e ancestrali e come \u00e8 stato richiamato da importanti studiose e studiosi (tra cui l\u2019epidemiologo critico Jaime Breilh), la salute \u00e8 vita nella sua complessit\u00e0, \u00e8 trasformazione profonda verso un\u2019agroecologia della vita stessa ed \u00e8 indistricabilmente legata alla lotta per la trasformazione di sistemi di potere ingiusti e capitalistici verso nuove forme di vita all\u2019insegna del<em>\u00a0buen vivir<\/em>. Si tratta di insegnamenti impellenti in tanti, tantissimi territori, a\u00a0 partire dall\u2019Argentina. Abbiamo osservato con rabbia e tristezza l\u2019altissimo numero di persone che vivono per strada, che sono solo una parte delle persone che vivono in condizioni di povert\u00e0, ascoltato i racconti preoccupati sull\u2019aumento clamoroso dei prezzi, sul mancato adeguamento o sui tagli dei finanziamenti pubblici a settori essenziali come quello dell\u2019istruzione.<\/p>\n<p>Tra le parole che hanno scandito le giornate, biodiversit\u00e0 e cura hanno risuonato pi\u00f9 spesso. Biodiversit\u00e0 significa riconoscere e fare spazio alla ricchezza palpitante attorno a noi in tutte le sue manifestazioni e forme, tanto quelle del mondo vegetale quanto quelle del mondo umano. Rispettare questa biodiversit\u00e0 implica, ad esempio, valorizzare e condividere tutti i saperi (situati, esperienziali, accademici, professionali, ancestrali, ecc.) ascoltandoli con rispetto, senza arroganza o squalificando le altre visioni. Questo riconoscimento presuppone l\u2019esercizio di una facolt\u00e0 essenziale quale l\u2019ascolto profondo, e la consapevolezza che in ogni momento tutte possiamo apprendere e insieme insegnare. L\u2019ascolto \u00e8 anche al centro della produzione di cura, attorno alla quale lottiamo per costruire una diversa societ\u00e0 che riconosca il diritto alla cura in tutte le sue sfaccettature: a curare senza sfruttamento, ad essere curate, ad auto-curarsi e, anche, a non essere curate. Sindacalisti e lavoratori hanno rivendicato una responsabilit\u00e0 pubblica e collettiva di fronte a questo bisogno e diritto (<em>\u201cif care is valued, it has to be public!\u201d<\/em>) affinch\u00e9 la cura sia garantita a tutti, affinch\u00e9 il lavoro svolto (quasi sempre) dalle donne sia retribuito e affinch\u00e9 la redistribuzione di questo carico tra le mura domestiche ed altre entit\u00e0 (come lo Stato) porti a una de-femminilizzazione di questo lavoro.<\/p>\n<p>La spinta potente a una ricomposizione di tante lotte sotto un unico tetto, quello della lotta per il\u00a0<em>buen vivir<\/em>\u00a0come salute per tutti e tutte, \u00e8 il seme pi\u00f9 prezioso che ci portiamo a casa, in un Nord dove le tensioni tra diverse mobilitazioni ci frammentano. Come scandito all\u2019Assemblea, all\u2019interno di un mondo letteralmente in fiamme abbiamo un orizzonte comune che ci costringe a camminare: non \u00e8 tempo di guardare alle differenze secondarie, ma a ci\u00f2 che ci accomuna.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/gliasinirivista.org\/la-salute-dai-sud-un-diario-dallargentina\/\">https:\/\/gliasinirivista.org\/la-salute-dai-sud-un-diario-dallargentina\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GLI ASINI (CSI &#8211; Centro di salute internazionale e interculturale) Illustrazione di Dario Sostegni &nbsp; Tra il 7 e l\u201911 Aprile a Mar del Plata (Argentina) si \u00e8 tenuta la 5\u00b0 Assemblea mondiale per la Salute dei Popoli\u00a0(People\u2019s Health Assembly). Questo evento ha fatto convergere pi\u00f9 di 600 attivisti e attiviste per la salute da pi\u00f9 di 60 paesi del mondo. 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