{"id":85526,"date":"2024-05-17T10:15:16","date_gmt":"2024-05-17T08:15:16","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=85526"},"modified":"2024-05-16T23:02:40","modified_gmt":"2024-05-16T21:02:40","slug":"patto-di-servitu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=85526","title":{"rendered":"Patto di servit\u00f9"},"content":{"rendered":"<p><strong>da CONFLITTI E STRATEGIE (Gianfranco La Grassa)<\/strong><\/p>\n<p>Hanno una gran voglia di menare le mani, a parole, i nostri piccoli pistoleri della Nato che scrivono sui giornali o cianciano in parlamento. Sono pronti a sacrificarsi per l\u2019Ucraina perch\u00e9 se Kiev cede finisce il mondo. Sarebbe invece per noi un lieto fine e un buon inizio questa strage di servi e di cialtroni che abusano della lingua per leccare e della penna per accecare. L\u2019Italia risorgerebbe sull\u2019assenza di idioti. Ovviamente, questi piccoli dottor Stranamore vogliono la pugna e con essa l\u2019esonero per loro stessi e i loro figli impegnati negli Erasmus o nei master d\u2019oltreoceano. Ce li vedreste in prima linea o in trincea con i loro Harvard Ph.D? Ma in fondo chi sarebbe contento di fare la guerra e di morire sotto false bandiere e miseri ideali che non scaldano il cuore nemmeno ai maiali? Quale Generale guiderebbe le proprie truppe al massacro dietro insegne arcobaleno a difesa del linguaggio di genere e del politicamente corretto? Non \u00e8 meglio la barbarie del nemico? Chi si immolerebbe per le Patrie ecologiste e le nazioni ztl? Hanno rammolito tutto e tutti e ora reclamano la battaglia fino all\u2019ultimo sangue offrendo un roseo futuro di auto elettriche e di zero emission a cavalieri a km0. Con questi valori hanno ridotto i popoli in poltiglia ma ora lorsignori invocano la carne da cannone perch\u00e9 le grigliate ucraine sono terminate.<br \/>\nScelgo a caso dalle dichiarazioni di un giornalista piuttosto famoso: \u201cSi vis pacem, para bellum: se vuoi la pace prepara la guerra dicevano i Romani. Anche se ne siamo gli eredi non abbiamo ancora capito l\u2019efficacia di questa filosofia. Se vuoi evitare che Putin faccia cazzate devi contrapporgli una deterrenza efficace. Anche l\u2019idea di Macron. La questione non riguarda l\u2019Italia o la Francia, non \u00e8 quella la dimensione del conflitto, ma la Nato. E di certo non puoi abbandonare l\u2019Ucraina: verrebbe meno appunto lo stesso ruolo della Nato\u201d.<br \/>\nNon so se vi \u00e8 chiara non la dimensione del conflitto ma quella della sciocchezza pronunciata da costui. Dopo aver addestrato i soldati ucraini e inviato armi a Zelensky, ora non si esclude l\u2019invio diretto delle truppe Nato. Ma proprio per la dimensione del conflitto non sono stati mandati subito soldati occidentali (e ancora non lo si far\u00e0), peraltro gi\u00e0 presenti come mercenari o mascherati, aspetto che avrebbe anche fatto risparmiare mezzi, proiettili e ordigni all\u2019Alleanza ma non il rischio di uno scenario peggiore derivante da un coinvolgimento aperto.<br \/>\nNemmeno i domestici sono pi\u00f9 quelli di una volta, cos\u00ec maldestri non servono a nessuno, nemmeno a chi li paga. Di loro rester\u00e0 un grido di guerra, senza guerra.<\/p>\n<p>\u2014<br \/>\nLe dittature godono di maggiore appoggio popolare rispetto alle democrazie, soprattutto se eterodirette dall\u2019esterno come quella italiana. Dovremmo augurarci di entrare in una nuova epoca seriamente autoritaria per riavere indietro la nostra autonomia. Quelle che in Occidente chiamano dittature si fondano su un largo consenso sociale, esattamente quello che manca alle democrazie in cui ormai vota la met\u00e0 degli aventi diritto. La narrazione non muta pertanto la realt\u00e0, dove dominano a parole libert\u00e0 e democrazia l\u00ec c\u2019\u00e8 assenza di una e dell\u2019altra. Anzi, libert\u00e0 e democrazia sono l\u2019involucro del peggiore dispotismo che impedisce alle persone di esprimersi e partecipare ai destini del proprio Paese se non in forme elettorali passive e inconcludenti. Solo le false \u00e9lite sostengono queste ultime mentre le nuove, se emergeranno, dovranno presentarsi in antitesi a tale ritualit\u00e0 mortificante e ingannatoria.<\/p>\n<p>IL TRATTATO SEGRETO CHE GLI USA NON VOGLIONO PUBBLICARE<br \/>\ndi Giuseppe DE RUVO<br \/>\nNel 1954 l\u2019Italia firmava un accordo con gli Stati Uniti, noto come Bia (Bilateral Infra- structural Agreement). Il testo \u00e8 ancora classificato ma, a quanto si apprende da diverse fughe di notizie, disciplinava, e disciplina ancora oggi, le \u00abprocedure organizzative per l\u2019applicazione pratica dei programmi infrastrutturali bilaterali\u00bb 1 e \u00abla presenza militare americana nelle infrastrutture italiane\u00bb 2, con particolare riferimento alle basi di Vicenza, Napoli, Gaeta e Sigonella 3. L\u2019articolo portante del trattato, stando agli Usa 4, \u00e8 il secondo. Esso sancisce che gli Stati Uniti \u00absi impegnano a usare le infrastrutture oggetto dell\u2019accordo sulla base dello spirito e del quadro della collaborazione atlantica. Il governo americano si impegna a utilizzare le installazioni in oggetto solo per portare avanti le sue responsabilit\u00e0 atlantiche e, in ogni caso, si impegna a non usarle per scopi di guerra, a meno che essi non dipendano da disposizioni Nato o siano stati concordati con il governo italiano\u00bb 5 (corsivo nostro).<br \/>\nCome sempre, il diavolo sta nei dettagli. Come emerge da alcuni documenti trafugati da WikiLeaks, nel giugno 2008 Washington ha infatti risposto negativamente alla proposta di Roma di desecretare il Bia. Il motivo \u00e8 semplice: gli Stati Uniti hanno sempre interpretato il linguaggio dell\u2019articolo 2 in termini piuttosto laschi 6, ritenendo che, previo accordo col governo italiano, essi potessero utilizzare le infrastrutture e le forze speciali presenti nel nostro paese per compiere operazioni militari fuori dagli schemi Nato.<br \/>\nRoma non si \u00e8 mai opposta a questa pratica. Anzi, quando nel 2004 gli americani chiesero all\u2019Italia di riformare il trattato proprio per regolare tali operazioni, gli interlocutori italiani si rifiutarono 7. Essi temevano che un dibattito politico avrebbe reso inaccettabile una tale interpretazione dell\u2019articolo che, effettivamente, suonava come una \u00abrinuncia alla sovranit\u00e0 nazionale\u00bb 8. Dunque, ragionavano gli Italiani, meglio non intervenire sul trattato, che gi\u00e0 offriva sufficienti garanzie agli Usa. Tradotto: l\u2019uso a scopi bellici (fuori dagli schemi Nato) di Forze armate americane e infrastrutture presenti sul nostro territorio non deve essere regolamentato da un trattato o, peggio, negoziato politicamente. Meglio l\u2019informali- t\u00e0 e la segretezza: \u00abL\u2019Italia potrebbe trovare un modo per adattarsi alle necessit\u00e0 americane di rapidit\u00e0 di risposta sotto il presente accordo\u00bb 9.<br \/>\n\u00c8 per questo che nel 2008 gli Usa si sono opposti alla desecretazione del Bia. Essi te- mevano che la sua pubblicazione potesse generare rigurgiti anti-americani, i quali avrebbero potuto portare Roma a chiedere alla controparte statunitense di specificare meglio l\u2019articolo 2, magari limitando lo spazio d\u2019azione delle Forze armate americane alle sole operazioni Nato 10. Secondo gli ufficiali americani, infatti, \u00abse il linguaggio (dell\u2019articolo 2, n.d.r.) fosse stato reso pubblico, i partiti politici che si oppongono alla presenza americana in Italia e all\u2019impegno statunitense all\u2019estero potrebbero pressare il governo italiano affinch\u00e9 interpreti l\u2019articolo 2 in maniera pi\u00f9 restrittiva, rendendo obbligatorie per gli Usa delle lunghe negoziazioni formali per portare avanti operazioni non Nato\u00bb 11. Inoltre, se gli Italiani leggessero il Bia potrebbero interpretarlo come una limitazione troppo evidente della loro sovranit\u00e0 nazionale 12. In sintesi: siamo stati noi, nel 2004, a fornire agli Usa gli argomenti attraverso i quali essi hanno poi rifiutato la pubblicazione del trattato.<br \/>\nEntriamo ancora pi\u00f9 nel dettaglio. Con l\u2019accordo Shell del 1995 Roma e Washington hanno istituito una commissione militare congiunta che si occupa esattamente di coordinare quelle operazioni militari che impegnano uomini e infrastrutture disciplinate dal Bia 13. \u00c8 in questa sede che Italia e Usa negoziano (eufemismo) cosa le truppe americane possono e non possono fare. Secondo gli Americani, la commissione funziona molto bene, anche perch\u00e9 gli Italiani si sono sempre dimostrati \u00abestremamente accondiscendenti\u00bb 14. In particolare, gli Usa affermano che le forze speciali e le infrastrutture presenti nella Penisola sono servite per supportare la Sesta Flotta durante operazioni in Africa e nel Mar Nero 15.<br \/>\nIl Bia, ovviamente, \u00e8 ancora in vigore. Cos\u00ec come \u00e8 in vigore l\u2019accordo Shell. Esiste dunque una commissione militare congiunta che si occupa di organizzare le operazioni militari americane e di negoziarle informalmente. E, come si \u00e8 visto, il Bia regola forze e infrastrutture (almeno) nelle basi di Sigonella, Napoli, Gaeta e Vicenza. Di conseguenza, se gli Usa vogliono organizzare un\u2019operazione militare fuori dagli schemi Nato utilizzando truppe o infrastrutture presenti nel nostro paese, essi devono passare dalla commissione congiunta. L\u2019Italia, insomma, deve essere quantomeno informata.<br \/>\nQuesto dettaglio, in una fase particolarmente convulsa come l\u2019attuale, \u00e8 di fondamentale importanza. E il motivo pu\u00f2 essere chiarito da un semplice esempio. Come \u00e8 noto, nell\u2019aprile 2022 l\u2019esercito ucraino \u00e8 riuscito ad affondare la nave ammiraglia russa Moskva. Secondo un\u2019indiscrezione raccolta dal Times, tale operazione \u00e8 stata resa possibile dalle informazioni raccolte da un drone americano, che avrebbe fornito a Kiev dati estremamente precisi sulla posizione della nave nemica. Drone che sarebbe partito proprio dalla base di Sigonella 16. Se le cose stanno cos\u00ec, dobbiamo presumere che la commissione militare congiunta italo-americana fosse a conoscenza della partenza da Sigonella del drone statunitense. Peraltro, gli Stati Uniti hanno tradizionalmente utilizzato le infrastrutture e le forze presenti in territorio italiano per operazioni nel Mar Nero 17, e il Moskva \u00e8 stato affondato proprio al largo di Odessa. Insomma, se le procedure del Bia sono state seguite correttamente, l\u2019Italia avrebbe contribuito all\u2019affondamento della nave ammiraglia russa. Naturalmente non vi \u00e8 certezza al riguardo. Forse per\u00f2 possiamo capire meglio perch\u00e9 Mosca ci definisce \u00abpaese nemico\u00bb.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<\/strong>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.conflittiestrategie.it\/patto-di-servitu\">http:\/\/www.conflittiestrategie.it\/patto-di-servitu<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da CONFLITTI E STRATEGIE (Gianfranco La Grassa) Hanno una gran voglia di menare le mani, a parole, i nostri piccoli pistoleri della Nato che scrivono sui giornali o cianciano in parlamento. Sono pronti a sacrificarsi per l\u2019Ucraina perch\u00e9 se Kiev cede finisce il mondo. Sarebbe invece per noi un lieto fine e un buon inizio questa strage di servi e di cialtroni che abusano della lingua per leccare e della penna per accecare. 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