{"id":85621,"date":"2024-05-23T11:31:39","date_gmt":"2024-05-23T09:31:39","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=85621"},"modified":"2024-05-21T12:33:57","modified_gmt":"2024-05-21T10:33:57","slug":"lessico-foucault-spiritualita-politica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=85621","title":{"rendered":"Lessico Foucault. Spiritualit\u00e0 politica"},"content":{"rendered":"<p><strong>di DOPPIO ZERO (Elettra Stimilli)<\/strong><\/p>\n<p>Per un lungo periodo, in larga misura coincidente con la modernit\u00e0, il mondo occidentale ha vissuto nella convinzione che la questione del rapporto tra religione e politica fosse risolta nella distinzione tra la sfera pubblica dello Stato e la sfera privata della fede. Da alcuni decenni, per\u00f2, le contradditorie dinamiche interne al fenomeno della globalizzazione hanno fatto esplodere le difficolt\u00e0 insite in quello che appariva soltanto un processo acquisito. Il potere politico degli Stati \u00e8 risultato sempre pi\u00f9 assorbito dal predominio del potere economico e una peculiare forma di governo planetario si \u00e8 imposta, egemonizzando tutti gli ambiti della vita politica e sociale. L\u2019estrazione del valore, precedentemente basato sullo sfruttamento di prestazioni specifiche nella forma del lavoro, ha sempre pi\u00f9 mirato a coinvolgere ogni momento e ogni aspetto delle esistenze individuali. Con le politiche neoliberiste l\u2019impresa capitalistica \u00e8 diventata il fulcro di tutti i rapporti sociali, fino a individualizzarsi nella forma dell\u2019\u201cimpresa di s\u00e9\u201d con la progressiva trasformazione di ciascuno in \u201ccapitale umano\u201d. \u00c8 in questo contesto che una forma peculiare di\u00a0<em>fede<\/em>\u00a0\u00e8 risultata al cuore del dominio economico mondiale. Nel momento in cui, infatti, l\u2019\u201cimprenditore di s\u00e9\u201d \u00e8 diventato la figura centrale del potere economico, chi \u201ccrede\u201d in s\u00e9 e soprattutto chi, credendo in s\u00e9, \u201ccrede\u201d nella forza del mercato, ha acquistato una rilevanza inedita. Ma in questo contesto, il \u201ccredito\u201d di forza-lavoro erogato \u2013 da sempre in gioco nei rapporti capitalistici di produzione \u2013 si \u00e8 trovato tanto pi\u00f9 trasformato nella condizione morale di \u201cdebito\u201d: il debito di soggetti costantemente alla ricerca della fiducia necessaria per il processo di valorizzazione, che ha investito la maggior parte delle esistenze. Una condizione di impoverimento, competizione e insicurezza si \u00e8 imposta per molti all\u2019interno di un meccanismo volto a garantire profitto solo per pochi. La crisi \u00e8 risultata un fenomeno permanente e la guerra civile mondiale, a cui in definitiva stiamo assistendo, non \u00e8 che la conseguenza pi\u00f9 sanguinosa di questo sviluppo.<\/p>\n<p>Se si pu\u00f2 dire che \u201cfede\u201d sia la parola pi\u00f9 adeguata per definire il dispositivo che ha permesso al potere economico di affermarsi in maniera globale, vale forse la pena notare come questo fenomeno sia emerso contemporaneamente e parallelamente al notevole aumento del numero di affiliazioni a comunit\u00e0 religiose. Dopo la dissoluzione del blocco dei paesi socialisti e il conseguente mutamento dell\u2019asse di polarizzazione politica sul piano globale, sono state proprio la fede religiosa o l\u2019affiliazione a comunit\u00e0 religiose i principali elementi aggreganti, su cui si \u00e8 costruita l\u2019identit\u00e0 politica e culturale dei paesi coinvolti. Un fenomeno che \u00e8 poi deflagrato in nuove forme di estremismo religioso, mettendo seriamente in discussione il distacco dalla religione elaborato in Occidente con la modernit\u00e0.<\/p>\n<p>Se in questione \u00e8 la fede come fatto sociale, si tratta allora di comprendere cos\u2019\u00e8 in gioco in ci\u00f2 che si pu\u00f2 chiamare \u201ccredenza\u201d, \u201cfidatezza\u201d, \u201cfedelt\u00e0\u201d, \u201cfiducia\u201d. In sostanza, vale la pena riflettere sull\u2019istanza della fede che caratterizza le religioni, non solo in rapporto o in contrasto con le verit\u00e0 della ragione, ma come fenomeno\u00a0<em>spirituale<\/em>\u00a0in s\u00e9 efficace, in grado di dar luogo a processi di produzione del vero e quindi a processi che investono il sapere, se il suo rapporto con la verit\u00e0 non pu\u00f2 essere esclusivamente confinato all\u2019interno delle verit\u00e0 della logica. Si tratta allora di prendere in considerazione la verit\u00e0 in quanto dispositivo vincolante, come sistema connettivo. Perch\u00e9 la verit\u00e0 non ha solo a che fare con l\u2019evidenza logica, ma riguarda anche quell\u2019insieme di procedure e di istituzioni sociali, culturali e politiche attraverso le quali gli individui sono impegnati in specifici atti \u201cspirituali\u201d di verit\u00e0. Limitare il vero al contenuto della conoscenza o alle sue strutture formali universali non basta. La verit\u00e0 come legame, come forma di obbligazione, assume sempre una conformazione politica, oltre che storica. Un fenomeno che, con modalit\u00e0 differenti, \u00e8 in gioco tanto nelle esperienze religiose, quanto nell\u2019istituzione neoliberista del mercato concepito come \u201cordine spontaneo\u201d, in grado di sfruttare e al tempo stesso neutralizzare la forza sociale della fede.<\/p>\n<p>\u00c8 in questo contesto che si pu\u00f2 cogliere l\u2019attualit\u00e0 dei testi che, tra il 1978 e il 1979, Michel Foucault ha scritto sulla rivoluzione iraniana su commissione del quotidiano\u00a0<em>Corriere della sera<\/em>\u00a0(cfr.\u00a0<em>Dossier Iran<\/em>, Neri Pozza, Vicenza 2023). \u00c8 qui che Foucault conia la controversa espressione \u00abspiritualit\u00e0 politica\u00bb per definire la rivolta che ha rovesciato il regime dello Shah Reza Pahlavi. Per Foucault, ci\u00f2 che di peculiare emerge nel 1978, nelle strade di Teheran, ha a che fare con aspirazioni che eccedono i bisogni materiali o istanze politiche gi\u00e0 note. Gli osservatori occidentali non avrebbero saputo cogliere, secondo lui, questo aspetto, distorti dalla visione imperialista degli americani, secondo cui gli iraniani non potevano non volere la modernit\u00e0, il progresso tecnologico, la democrazia liberale.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/Paul-Michel-Foucault.jpeg\" alt=\"j\" width=\"800\" height=\"570\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"d516a49a-2f3f-453c-b661-8f2e4d4815f9\" \/><\/p>\n<p>Per Foucault, nella rivoluzione iraniana, l\u2019Islam non rappresenta il ritorno di un arcaismo. La sua idea \u00e8 che si tratti piuttosto del rifiuto di quella forma specifica di\u00a0<em>modernizzazione<\/em>\u00a0che in s\u00e9 si presenta come un arcaismo. La religione sciita non \u00e8 solo un capriccio passeggero, destinato a essere superato da un\u2019aspirazione naturale al progresso e alla modernit\u00e0. Non \u00e8 nell\u2019ordine della giustificazione esterna, dell\u2019ideologia. Ma \u00e8 ci\u00f2 che anima ciascuna vita, tanto da mettere a repentaglio se stessi nella rivolta contro lo Shah.<\/p>\n<p>Com\u2019\u00e8 noto, i suoi interventi sono stati fin da subito fonte di grande polemica. Foucault viene accusato di \u201corientalismo\u201d, di considerare cio\u00e8 l\u2019Oriente come una riserva di spiritualit\u00e0 per un Occidente alla disperata ricerca di nuovi valori ed energie, laddove la spiritualit\u00e0 sciita si presenterebbe come un\u2019alternativa alla fredda razionalit\u00e0 occidentale e alle sue pretese di necessit\u00e0. Se si pensa agli sviluppi della Repubblica islamica con Khomeini al potere, non si possono non trovare argomenti a favore dei detrattori. Del resto lo stesso Foucault lancia diversi segnali di autocritica. Oggi non possiamo non tener conto anche del ruolo strategico che, dal punto di vista geopolitico, il successo della Repubblica islamica ha avuto nei decenni successivi come roccaforte sciita dell\u2019antimperialismo americano nel mondo islamico, contribuendo a galvanizzare le forze della militanza sunnita e a fare dell\u2019Islam politico una delle pi\u00f9 radicali forme di reazione alla fede nel mercato unico di matrice occidentale: una differente egemonia, esercitata con metodi violenti, e comunque interna alle logiche economiche internazionali e alle forme neoliberali di predominio.<\/p>\n<p>Foucault ha iniziato le sue famose lezioni al Coll\u00e8ge de France sul neoliberismo quando la rivoluzione iraniana era al suo apice, poco prima del referendum che ha proclamato la Repubblica islamica, e ha tenuto la sua ultima lezione sul tema poche settimane prima di scrivere l\u2019ultimo testo sulla rivoluzione iraniana (nello stesso anno in cui, in Inghilterra e negli Stati Uniti, venivano eletti Margaret Thatcher e Ronald Regan). Senza dubbio, i\u00a0<em>reportages<\/em>\u00a0sull\u2019Iran costituiscono un\u2019importate documentazione di questo delicato passaggio della storia contemporanea, ma testimoniano anche gli sviluppi interni dell\u2019indagine foucaultiana. Pi\u00f9 che un\u2019attrazione per l\u2019esotico, si pu\u00f2 dire che quella di Foucault sull\u2019Iran sia anche una riflessione sull\u2019Illuminismo e sulla Rivoluzione francese. Sono noti i suoi testi sul saggio di Kant\u00a0<em>Che cos\u2019\u00e8 l\u2019Illuminismo?<\/em>, coevi agli interventi sulla rivoluzione iraniana.<\/p>\n<p>In gioco nei\u00a0<em>reportages<\/em>\u00a0sono la modernizzazione e il laicismo del governo di Reza Pahlevi, elogiati, nel 1977, dal presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter, insieme a quello che viene da questi definito il processo di \u201cdemocratizzazione\u201d attuato dallo Shah e sub\u00ecto invece dalla popolazione come regime autoritario. In questione sono le cause del dissenso espresso da quella rivoluzione che \u00e8 stata in grado di rovesciare il trono iraniano. Ma nella sua indagine sull\u2019Iran sono anche implicitamente chiamati in causa gli effetti dell\u2019Illuminismo e la funzione della \u201cragione\u201d come figura onnicomprensiva del moderno, a cui la civilt\u00e0 occidentale fa sempre riferimento. Da spettatore della rivoluzione che si sta svolgendo, Foucault guarda anche all\u2019interno della cultura da cui proviene, al suo passato, all\u2019evento della Rivoluzione francese, che l\u2019Occidente ha concepito come un segno di progresso, assolutizzando in maniera monolitica quanto ha interpretato come \u201crazionalizzazione\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019Illuminismo, per Foucault che interpreta Kant, \u00e8 la prima epoca che si riconosce illuminata, nel senso che sa di essere l\u2019inizio di un pensiero che assegna a se stesso il compito di interrogarsi su ci\u00f2 che \u00e8 in atto nel presente. Porre la questione dell\u2019attualit\u00e0 nei termini di una \u201contologia del presente\u201d<em>\u00a0<\/em>significa allora, per lui, interrogarsi sull\u2019autonomia dei soggetti e sulle possibilit\u00e0 di cambiare quel presente in cui ciascuno si trova di volta in volta a vivere. Illuminismo e critica non possono che essere connessi e la rivoluzione non conta tanto in quanto evento universale di rottura e ribaltamento finale dei fatti storici, ma per il suo permanente valore operativo nella storia.<\/p>\n<p>La caduta del muro di Berlino sarebbe arrivata una decina di anni dopo, ma Foucault, gi\u00e0 alla fine degli anni Settanta del Novecento, \u00e8 intento a indagare le implicazioni dell\u2019unificazione del mondo operata dal mercato unico grazie all\u2019egemonia delle politiche neoliberiste, che proprio in questo periodo si stavano imponendo e di cui egli stesso \u00e8 stato tra i primi interpreti. Il predominio di queste politiche, alla fine degli anni Settanta, forse non era ancora cos\u00ec palese su larga scala. Pi\u00f9 chiara, invece, era la sconfitta dei movimenti di contestazione iniziati con il \u201968. Interrogarsi ancora sul permanente valore operativo della rivoluzione, al di l\u00e0 del ruolo di rottura e di liberazione totale che le \u00e8 stato attribuito nella storia occidentale, vuol dire allora cogliere \u00abnella contingenza che ci ha fatto essere quello che siamo, la possibilit\u00e0 di non essere pi\u00f9, di non fare o di non pensare pi\u00f9 quello che siamo, facciamo o pensiamo\u00bb. Cos\u00ec scrive in uno dei testi su Kant.<\/p>\n<p>A partire da queste premesse non pu\u00f2 sfuggire la necessit\u00e0 di guardare, insieme a Foucault, con occhi nuovi all\u2019interno della cultura occidentale, che ha teso ad assolutizzare in maniera monolitica quanto ha interpretato come \u201crazionalizzazione\u201d. Si tratta forse di elaborare una nuova forma di Illuminismo in grado di attivare in maniera differente il valore permanente dei Lumi, ponendo al centro il problema della storicit\u00e0 della verit\u00e0, il problema della credenza del pensiero dell\u2019universale, perch\u00e9 le manifestazioni della ragione sono integralmente storiche e frutto di dinamiche fiduciarie. Questa potrebbe essere la maggiore conquista di un nuovo illuminismo, di cui avremmo davvero bisogno di fronte alla crisi profonda che l\u2019Occidente sta attraversando. Evidente \u00e8 l\u2019esigenza di elaborare dinamiche in grado di affrontare un\u2019epoca che si vorrebbe post-coloniale, che metta dunque finalmente in questione il ruolo egemone della cultura occidentale e la validit\u00e0 universale dei fini della sua razionalit\u00e0. In gioco \u00e8 la possibilit\u00e0 di riattivare forme di fiducia in grado di dar origine a piani simbolici e materiali differenti, la cui condivisione non coincida pi\u00f9 con violente pretese di universalit\u00e0, siano esse religiose o razionali; e neppure sia ridotta a modalit\u00e0 fiduciarie apparentemente neutre, come sono quelle imposte dal mercato globale. In gioco \u00e8 la stessa possibilit\u00e0 di immaginare il futuro a partire dalla consapevolezza che quella in cui ci troviamo per molti versi nuovamente e tristemente \u00e8 un\u2019epoca oscurantista.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/styles\/r_articolo_desktop_w838\/public\/essay-final-michel-par11617_0.webp?itok=H-0m6mkZ\" \/><\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/lessico-foucault-spiritualita-politica\">https:\/\/www.doppiozero.com\/lessico-foucault-spiritualita-politica<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di DOPPIO ZERO (Elettra Stimilli) Per un lungo periodo, in larga misura coincidente con la modernit\u00e0, il mondo occidentale ha vissuto nella convinzione che la questione del rapporto tra religione e politica fosse risolta nella distinzione tra la sfera pubblica dello Stato e la sfera privata della fede. 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