{"id":85654,"date":"2024-05-24T09:46:35","date_gmt":"2024-05-24T07:46:35","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=85654"},"modified":"2024-05-23T10:50:23","modified_gmt":"2024-05-23T08:50:23","slug":"si-puo-combattere-il-fascismo-con-la-democrazia-note-su-democrazia-militante-e-diritti-fondamentali-di-karl-loewenstein","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=85654","title":{"rendered":"Si pu\u00f2 combattere il fascismo con la democrazia? Note su &#8220;Democrazia militante e diritti fondamentali&#8221; di Karl Loewenstein"},"content":{"rendered":"<p><strong>di LE PAROLE E LE COSE (Natascia Tosel)<\/strong><\/p>\n<div class=\"post-thumbnail\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-full size-full wp-post-image\" src=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/loewenstein.jpg\" alt=\"\" width=\"1450\" height=\"500\" data-attachment-id=\"49417\" data-permalink=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?attachment_id=49417\" data-orig-file=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/loewenstein.jpg\" data-orig-size=\"1450,500\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}\" data-image-title=\"loewenstein\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/loewenstein-300x103.jpg\" data-large-file=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/loewenstein-1024x353.jpg\" \/><\/div>\n<div class=\"content-wrap\">\n<div class=\"entry-content\">\n<div class=\"pmb-print-this-page wp-block-button\"><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cIl fuoco si combatte con il fuoco\u201d o, fuor di metafora, il fascismo si combatte con metodi autoritari. Quella che appare quasi una rivisitazione del Codice di Hammurabi o, se preferite uscir fuori dall\u2019immaginario giuridico, una sorta di legge dantesca del contrappasso secondo la quale a chi attenta ai principi della libert\u00e0 democratica verr\u00e0 tolta ogni garanzia costituzionale degli stessi, \u00e8 il cuore della proposta teorica e politica di Karl Loewenstein. Autore della fortunata espressione \u201cdemocrazia militante\u201d, Loewenstein articol\u00f2 la sua idea in due saggi pubblicati nel 1937 sull\u2019\u00abAmerican Political Science Review\u00bb e resi oggi per la prima volta disponibili in traduzione italiana nel volume\u00a0<a href=\"https:\/\/www.quodlibet.it\/libro\/9788822922199\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Democrazia militante e diritti fondamentali<\/em>\u00a0edito da Quodlibet con la curatela di Mariano Croce<\/a>. Il testo, corredato da un robusto corpo di note storiografiche e dalla ricostruzione del profilo biografico dell\u2019autore, giunge a noi \u2013 quasi novant\u2019anni dopo la sua stesura \u2013 conservando intatta la forza dirompente della sua domanda: come si combatte il fascismo in uno stato democratico? Detto altrimenti, come fa la democrazia a difendersi da attacchi sovversivi che ne minano le fondamenta se essa, per sua stessa natura, deve concedere a tutti eguali diritti e eguali libert\u00e0, incluse le libert\u00e0 di parola, di opinione, di stampa e, non da ultimo, di associazione?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La risposta piuttosto\u00a0<em>tranchant<\/em>\u00a0di Loewenstein \u00e8 che l\u2019ordine democratico nel suo normale funzionamento non ha alcuna arma di difesa contro i suoi nemici \u201cinterni\u201d. Esso, perci\u00f2, \u00e8 destinato a soccombere ad ogni passo di fronte agli attacchi di coloro che utilizzano i suoi stessi strumenti per trasformarli in vulnerabilit\u00e0 del sistema democratico, intese qui nel senso etimologico del termine come \u201cferite\u201d. Loewenstein, che si era formato come giurista nella Germania del primo dopo guerra e nel 1933 aveva condiviso il destino di molti intellettuali di origine ebraica costretti ad emigrare negli Stati Uniti, scrive i due saggi sulla democrazia militante mentre ricopre la carica di professore di scienze politiche e teoria del diritto presso l\u2019Amherst College in Massachussetts. Dopo aver completato nel 1936 un\u2019analisi del sistema giuridico della Germania nazista, inizia ad interrogarsi su quali siano i mezzi di cui un governo democratico deve dotarsi per sopravvivere all\u2019ondata fascista che egli guarda con preoccupazione espandersi in Europa ben al di l\u00e0 dei soli confini italiani e tedeschi. A detta di Loewenstein, dei mezzi di \u201csopravvivenza\u201d per la democrazia ci sono \u2013 e questo segna un deciso rifiuto nei confronti di quella narrazione che faceva leva sulla presunta ineluttabilit\u00e0 del nazifascismo. Contro l\u2019ascesa di quest\u2019ultimo, invece, secondo Loewenstein, si deve e si pu\u00f2 difendere il cuore della liberal-democrazia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il problema, semmai, \u00e8 che gli unici strumenti che potrebbero assicurare tale risultato sono per loro stessa definizione\u00a0<em>anti-democratici<\/em>, quali per esempio il ricorso a poteri di emergenza e leggi marziali, la messa fuori legge dei dissidenti, la limitazione di alcuni diritti fondamentali come la libert\u00e0 di pensiero e di associazione, la riconfigurazione degli apparati pubblici in vista dei pieni poteri del governo. Questa per Loewenstein \u00e8 la descrizione di una\u00a0<em>democrazia\u00a0<\/em>che si fa<em>\u00a0militante<\/em>, ossia di una democrazia che combatte il fascismo con tecniche fasciste o, se preferite, che preserva la democrazia con metodi non democratici. \u00c8 lo stesso autore, del resto, a chiamarla anche democrazia\u00a0<em>disciplinata<\/em>\u00a0o, in maniera ancora pi\u00f9 esplicita,\u00a0<em>autoritaria<\/em>, dal momento che \u2013 egli scrive \u2013 \u201cnon si possono nutrire scrupoli di natura costituzionale sulla necessit\u00e0 di limitare i fondamenti della democrazia al fine di preservarli\u201d (p. 42). L\u2019ordine liberal-democratico e la sua dinamicit\u00e0 riformista valgono solo in tempi normali; al contrario, quando esso si trova sotto assedio (il vocabolario guerresco \u00e8 dello stesso Loewenstein), deve trincerarsi e rispondere con ogni sforzo possibile, anche a costo di violare i suoi stessi principi fondamentali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nonostante la proposta di una democrazia militante cos\u00ec intesa sia in buona parte teoreticamente irricevibile, pare difficile negare le sue molteplici risonanze con la recente e odierna situazione politica che, allo scoccare del nuovo millennio, ha visto i governi democratici confrontarsi a pi\u00f9 riprese con la necessit\u00e0 di giustificare la sospensione di alcuni principi fondamentali della democrazia in nome di una sedicente libert\u00e0, essa stessa sempre per lo pi\u00f9 accompagnata dall\u2019aggettivo \u201cdemocratica\u201d. Si pensi, in tal senso, alle misure prese in risposta alla minaccia di attacchi terroristici dopo l\u201911 settembre o ai decreti di emergenza moltiplicatesi durante la pandemia, solo per fare due esempi tra i pi\u00f9 banali. Di fronte, dunque, alle copiose e tutt\u2019altro che vetuste inquietudini che la lettura del testo di Loewenstein desta nel lettore contemporaneo, pare utile, a detta di chi scrive, soffermarsi in questa sede su tre punti della teoria loewensteiniana che rivelano una particolare capacit\u00e0 di ancoramento all\u2019oggi e che riguardano, rispettivamente, la definizione di fascismo come \u201ctecnica di potere\u201d, la concezione di una democrazia \u201csostantiva\u201d che va preservata e la labilit\u00e0 del confine tra una democrazia \u201cmilitante\u201d e uno stato autocratico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Riguardo al primo punto, Loewenstein afferma con cristallina chiarezza che il fascismo non \u00e8 un\u2019ideologia, n\u00e9 una teoria o un programma politico, bens\u00ec null\u2019altro che una\u00a0<em>tecnica di potere<\/em>. Anticipando un lessico che far\u00e0 la sua fortuna all\u2019interno del vocabolario filosofico-politico solo molti anni pi\u00f9 tardi, a partire dalle riflessioni foucaultiane, per Loewenstein quella fascista \u00e8 \u201cla pi\u00f9 efficace tecnica politica della storia moderna\u201d (p. 27). Di contro a un\u2019immagine tutt\u2019altro che superata di un fascismo avvinghiato a una manciata di valori tradizionali e ultraconservatori (di famiglia, di nazione, di patria) di cui si ergerebbe a paladino e difensore, Loewenstein risponde che tutto ci\u00f2 serve solo come propaganda. In realt\u00e0, il fascismo \u00e8 vuoto, privo di contenuto, mera tecnica di conquista del potere: \u201cil fascismo\u201d, in altre parole, \u201cvuole solo comandare\u201d (p. 28). Ci\u00f2 gli consente una certa malleabilit\u00e0 \u2013 una caratteristica anch\u2019essa piuttosto controintuitiva rispetto all\u2019abitudine di pensiero con cui si \u00e8 soliti attribuire ai regimi fascisti una qual certa rigidit\u00e0 e intransigenza di principi. Al contrario \u2013 nota Loewenstein \u2013 il fascismo \u201csi adatta\u201d alla democrazia, la distorce ma al contempo la usa, facendo leva tanto su quelle libert\u00e0 che essa gli concede per organizzarsi come movimento quanto sulle sue debolezze che divengono pretesto polemico per una propaganda efficace. Quest\u2019ultima coglie e rinforza il malcontento della popolazione, poich\u00e9 \u201csuscitare, guidare e utilizzare l\u2019emotivit\u00e0 nelle sue forme pi\u00f9 grezze e pi\u00f9 raffinate \u00e8 l\u2019essenza della tecnica fascista\u201d (p. 28) che si concretizza, infatti, in un governo\u00a0<em>emotivo<\/em>: un piano quest\u2019ultimo su cui la democrazia, in quanto governo\u00a0<em>costituzionale<\/em>, non pu\u00f2 combattere. A poco servono, dunque, gli appelli alla ragione o alle garanzie di un ordine stabile da parte dei soggetti politici democratici: niente di tutto questo pu\u00f2 funzionare da contraltare rispetto alla tecnica emotiva fascista. L\u2019unica possibilit\u00e0 di difesa, scrive Loewenstein, \u00e8 racchiusa proprio in quella natura tecnica del fascismo che, se da un lato ne costituisce la forza d\u2019attrazione, dall\u2019altro lato lo spinge verso una progressiva\u00a0<em>stereotipizzazione<\/em>, ossia una ripetizione di formule e schemi d\u2019azione che hanno funzionato in passato. Di fronte alla scarsa variazione del meccanismo d\u2019azione fascista, la democrazia guadagna allora la possibilit\u00e0 di deliberare una risposta\u00a0<em>politica e legislativa<\/em>\u00a0che sia all\u2019altezza del suo compito \u201cmilitante\u201d: che sappia, cio\u00e8, mettere fuori gioco chi fa uso delle tecniche fasciste attraverso quella serie di provvedimenti emergenziali che divengono necessari alla sua sopravvivenza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>A quest\u2019altezza emerge il secondo elemento su cui vale la pena di interrogare il testo di Loewenstein. Qual \u00e8, secondo la prospettiva di una democrazia militante, il nucleo democratico che deve essere preservato ad ogni costo? Attorno a che cosa, cio\u00e8, la democrazia deve trincerarsi anche a rischio di irrigidirsi? La risposta si evince dal tono polemico con cui Loewenstein parla dell\u2019eccesso di \u201clegalismo\u201d che ha reso incapaci le democrazie in generale, e la Repubblica di Weimar in particolare, di prevenire l\u2019avvento del nazifascismo. Il principale ostacolo alla difesa dal fascismo \u00e8 quello che Loewenstein definisce un \u201cfondamentalismo democratico\u201d, ossia un incaponirsi sull\u2019identificazione della democrazia come garanzia di diritti fondamentali e eguale trattamento di tutte le opinioni, che non possono dunque essere limitate senza con ci\u00f2 minare le basi della sua stessa esistenza. Questa \u00e8 per il Nostro una \u201cletargia suicida\u201d (p. 40) che perde di vista il nucleo valoriale, materiale e sostantivo che caratterizza la democrazia molto pi\u00f9 delle sue garanzie egualitarie: essa \u00e8 un governo che ha come fine ultimo la\u00a0<em>dignit\u00e0 umana<\/em>\u00a0e la\u00a0<em>libert\u00e0<\/em>. Di contro, dunque, a una concezione \u201cprocedurale\u201d della democrazia \u2013 tipica del positivismo giuridico e in particolare di quello kelseniano \u2013, secondo la quale essa \u00e8 la forma di organizzazione del pluralismo che non presuppone, per\u00f2, l\u2019adesione ad alcun previo contenuto morale, Loewenstein, invece, \u00e8 sostenitore di una democrazia \u201csostantiva\u201d, ossia pregna di contenuti politici che richiedono lo sforzo comune della comunit\u00e0 democratica per essere raggiunti. Si tratta, in altre parole, di identificare l\u2019essenza della democrazia in un accordo\u00a0<em>a priori<\/em>\u00a0sul significato dell\u2019azione politica e dei fini che essa \u00e8 tesa a raggiungere: ne risulta, dunque, una democrazia sostanziata di contenuti di valore, che Loewenstein non \u00e8 per altro l\u2019unico a sostenere in quegli anni (tra i molti, si potrebbe citare una figura di spicco della prima generazione della Scuola francofortese, ossia Otto Kirchheimer, che nello stesso periodo andava teorizzando una \u201cvalue-based democracy\u201d proprio in opposizione alla democrazia meramente formale e legalistica che identificava con la Costituzione weimeriana).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 della riproposizione di una sterile opposizione tra Costituzione formale e materiale, sarebbe urgente interrogarsi oggi su quale\u00a0<em>commistione<\/em>\u00a0di tecniche e valori si fondino e si giustifichino i nostro regimi democratici. Come sottolinea Mariano Croce nel saggio \u201c<em>Liberalismo o democrazia? La controversa eredit\u00e0 di Karl Loewenstein<\/em>\u201d che chiude il volume, l\u2019interrogativo davvero impellente riguarda la capacit\u00e0 della proposta loewensteiniana di penetrare nelle istituzioni democratiche odierne, a partire da una sempre maggiore rilevanza della cosiddetta guerra al nemico interno. Le democrazie che si fanno militanti, con un sempre pi\u00f9 frequente ricorso a dispositivi politici e legislativi emergenziali, \u00e8 un\u2019immagine che certo non sorprende il lettore contemporaneo. Tuttavia, il confronto con il testo di Loewenstein impone almeno due riflessioni supplementari che possono essere d\u2019aiuto nel mettere a fuoco il problema che tale torsione della democrazia implica: da un lato, la difesa di una serie di contenuti sostantivi e valoriali \u2013 di cui la Costituzione democratica deve farsi scudo \u2013 permette di mettere in atto un meccanismo a prioristico di inclusione\/esclusione. Chi non condivide tali contenuti \u00e8, dunque, considerato gi\u00e0 preventivamente un nemico della democrazia. In secondo luogo, il frequente ricorso a una legislazione d\u2019emergenza pone il problema di stabilire un confine netto tra uno Stato di diritto e uno Stato di polizia: su tale questione, Loewenstein non offre molte risposte se non una vaga enfatizzazione del carattere di transitoriet\u00e0 delle misure \u201cmilitanti\u201d e la fiducia nella fede democratica di coloro che le mettono in atto \u2013 designati per altro astrattamente come \u201cuomini dalla mentalit\u00e0 liberale\u201d (p. 73). Questa mancata teorizzazione del limite tra democrazia e autoritarismo dice molto sulla labilit\u00e0 dello stesso e sulla difficolt\u00e0 \u2013 pratica prima ancora che teorica \u2013 di metterlo a fuoco. Eppure si tratta di una questione su cui sar\u00e0 sempre pi\u00f9 necessario e urgente interrogarsi prima che l\u2019evoluzione delle nostre democrazie si compia sotto l\u2019egida del motto di Saint Just \u201c<em>pas de libert\u00e9 pour les ennemis de la libert\u00e9<\/em>\u201d. Loewenstein con ogni probabilit\u00e0 non ci aiuter\u00e0 a risolvere la faccenda, ma di certo offre gli strumenti per aprire il caso: liberalismo o democrazia?<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=49412\">https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=49412<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LE PAROLE E LE COSE (Natascia Tosel) &nbsp; \u201cIl fuoco si combatte con il fuoco\u201d o, fuor di metafora, il fascismo si combatte con metodi autoritari. 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