{"id":85718,"date":"2024-05-30T11:46:44","date_gmt":"2024-05-30T09:46:44","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=85718"},"modified":"2024-05-28T11:49:24","modified_gmt":"2024-05-28T09:49:24","slug":"war-fog-in-palestina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=85718","title":{"rendered":"War fog in Palestina"},"content":{"rendered":"<p><strong>di GIUBBE ROSSE NEWS (Enrico Tomaselli)<\/strong><\/p>\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-38596\" src=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/photo_2023-12-31_02-48-02-1024x577.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"577\" \/><\/figure>\n<p>Nel gergo militare, l\u2019espressione\u00a0<em>nebbia di guerra<\/em>\u00a0allude all\u2019assenza \u2013 o all\u2019opacit\u00e0 \u2013 delle informazioni, che non consente ai belligeranti di avere una chiara cognizione di quanto sta accadendo. Attualmente, qualcosa di sostanzialmente simile sta accadendo in Palestina, ma la\u00a0<em>nebbia\u00a0<\/em>invece di nascondere la realt\u00e0 del campo di battaglia alle forze che si stanno affrontando, la nasconde a chi la osserva dall\u2019esterno; e non \u00e8 costituita da una mancanza o scarsit\u00e0 di informazioni, quanto piuttosto dal prevalere di\u00a0<em>altre\u00a0<\/em>informazioni, che \u2013 appunto \u2013 distolgono l\u2019attenzione e offuscano quel che accade sul terreno. Ma poich\u00e9 la guerra \u00e8, non certo secondariamente, anche qualcosa di estremamente materiale, si potrebbe quasi dire\u00a0<em>misurabile<\/em>, \u00e8 importante ricondurre la visione su questa sua dimensione.<\/p>\n<p>\u00c8 ovviamente del tutto normale che eventi di grande tragicit\u00e0, quale il massacro quotidiano messo in atto dall\u2019esercito pi\u00f9\u00a0<em>immorale\u00a0<\/em>del mondo, siano costantemente alla ribalta, cos\u00ec come \u00e8 naturale e giusto che siano le notizie ad esso collegate a guadagnare le prime pagine. Che si tratti dell\u2019ultimo bombardamento su un campo profughi o di una decisione della Corte Penale Internazionale, della scoperta di una fossa comune o di una presa di posizione da parte di qualche paese in riconoscimento dello Stato di Palestina, sono certamente tutte cose rilevanti, e che meritano la massima attenzione. Oltretutto, sono spesso eventi che si verificano sul medesimo terreno su cui si combatte, e sono intrecciati all\u2019attivit\u00e0 bellica vera e propria.<br \/>\nMa indubbiamente essi contribuiscono anche a creare una cortina fumogena sugli aspetti propriamente bellici del conflitto.<br \/>\nIl paradosso \u00e8 che, mentre questi eventi costituiscono causa di un crescente isolamento internazionale dello stato di Israele, e di un altrettanto crescente imbarazzo dei suoi alleati, al tempo stesso essi distolgono dalla guerra\u00a0<em>in s\u00e9<\/em>, in ci\u00f2 facendo un gran favore alla leadership politica e militare israeliana.<\/p>\n<p>Data la particolarissima natura di Israele \u2013 che rappresenta non solo un caso di scuola di colonialismo d\u2019insediamento, ma anche di estesa e radicata adesione ad una ideologia politico-religiosa, con venature messianiche \u2013 \u00e8 pressoch\u00e9 impossibile ignorare l\u2019esistenza, e l\u2019importanza, di un ulteriore livello presente nel conflitto, che precede e si sovrappone a quelli\u00a0<em>canonici<\/em>: politico, militare, strategico, tattico. Ed \u00e8 appunto il livello dell\u2019aspettativa messianica \u2013 nello specifico, concretizzabile nell\u2019idea di\u00a0<em>Eretz Israel<\/em>, la Grande Israele. Ineludibile elemento costitutivo del sionismo, infatti, \u00e8 l\u2019aspirazione a costruire uno stato ebraico (cio\u00e8 degli ebrei e per gli ebrei) che si estenda sui territori che, in base a testi biblici, sarebbero appartenuti alle trib\u00f9 ebraiche migliaia di anni fa. Questo\u00a0<em>ideale\u00a0<\/em>\u00e8 stato perseguito dagli israeliani costantemente, sin dalla fondazione dello stato, e comporta due direttrici parallele: l\u2019espansione territoriale, e l\u2019espulsione degli arabi da questi territori.<\/p>\n<p>Questo obiettivo, per quanto realisticamente impraticabile (e per pi\u00f9 di una ragione), almeno nei suoi termini massimalistici, non ha mai cessato di essere presente nella visione delle leadership israeliane, che a loro volta hanno visto nell\u2019azione palestinese del 7 ottobre l\u2019occasione per fare un grosso passo avanti in questa direzione. \u00c8 indubbio infatti che \u2013 al di l\u00e0 della rabbia e della frustrazione per essersi fatti cogliere impreparati \u2013 l\u2019idea di approfittarne per espellere dalla Striscia di Gaza la maggior quantit\u00e0 possibile di palestinesi, si \u00e8 immediatamente affacciata nella mente di ministri e generali israeliani. Sotto questo profilo, quindi, si pu\u00f2 affermare che questo fosse l\u2019obiettivo\u00a0<em>storico<\/em>,\u00a0<em>meta-strategico<\/em>, che ha mosso la leadership di Tel Aviv. L\u2019obiettivo \u2013 rivelato anche dalla strategia militare sul campo, come vedremo \u2013 era esattamente quello di arrivare a cacciare gran parte dei palestinesi verso il Sinai egiziano, ottenendo cos\u00ec molteplici risultati: ridurre la popolazione araba sul territorio della Grande Israele, espandere gli insediamenti coloniali, annichilire lo spirito indomito dei palestinesi e\u00a0<em>togliere l\u2019acqua<\/em>\u00a0alla Resistenza.<br \/>\nSotto questo punto di vista, bench\u00e9 la guerra non sia ancora terminata, si pu\u00f2 tranquillamente affermare che l\u2019obiettivo \u00e8 stato completamente mancato. Sia ovviamente per il rifiuto egiziano di accogliere una tale massa di profughi (nonostante ricche profferte economiche), e sia soprattutto per la resilienza e la resistenza del popolo palestinese.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-38597 ls-is-cached lazyloaded\" src=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/photo_2024-04-09_00-40-20.jpg\" alt=\"\" width=\"1000\" height=\"666\" data-src=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/photo_2024-04-09_00-40-20.jpg\" data-srcset=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/photo_2024-04-09_00-40-20.jpg 1000w, https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/photo_2024-04-09_00-40-20-300x200.jpg 300w, https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/photo_2024-04-09_00-40-20-768x511.jpg 768w\" data-sizes=\"(max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><\/figure>\n<p>L\u2019approccio genocidario, che ha preso sempre pi\u00f9 piede man mano che i leader israeliani si rendevano conto della impraticabilit\u00e0 dell\u2019espulsione di massa, e che ritenevano di poter portare a termine contando sulla storica acquiescenza occidentale, si \u00e8 rivelato a sua volta inefficace (impossibile ucciderli tutti) e soprattutto tale da incrinare l\u2019appoggio incondizionato su cui hanno sempre fatto affidamento. Sul piano politico, che ci sia o meno un riconoscimento formale dell\u2019accusa di genocidio, che Netanyahu e Gallant debbano o meno fare i conti con un mandato di cattura, \u00e8 evidente che Israele ne esce se non con le ossa rotte certamente assai ammaccato. E, su questo piano, ad essere rilevante non \u00e8 tanto il succitato imbarazzo dei governi occidentali nel sostenere la sua folle politica, quanto l\u2019effetto di lunga durata nel quadro globale, che vede non solo una drastica diminuzione del potere egemonico degli Stati Uniti (e quindi del massimo garante di Israele), ma anche una crescente autonomia dei paesi del\u00a0<em>sud del mondo<\/em>, agli occhi dei quali oggi lo stato ebraico appare come un\u00a0<em>paria\u00a0<\/em>pericoloso.<\/p>\n<p>Ma, come si diceva, tutto ci\u00f2 che \u00e8 avvenuto ed avviene su questi livelli, agisce come\u00a0<em>war fog<\/em>\u00a0rispetto alla guerra guerreggiata. Quali erano, infatti, gli obiettivi strategici dell\u2019operazione\u00a0<em>Iron Sword<\/em>\u00a0lanciata dall\u2019IDF, all\u2019indomani del 7 ottobre? Sul piano strettamente militare, si trattava di distruggere la struttura di combattimento della Resistenza e, come si \u00e8 detto, di spingere una parte significativa della popolazione a rifugiarsi fuori dall\u2019area dei combattimenti, ovvero nel Sinai egiziano. E, ovviamente, recuperare i prigionieri israeliani.<br \/>\nPer fare una valutazione dei risultati raggiunti, soprattutto per quanto riguarda il primo di questi obiettivi, \u00e8 ovviamente necessario procedere preliminarmente ad una stima della forza combattente della Resistenza, prima dell\u2019avvio dell\u2019operazione israeliana.<br \/>\nSecondo le valutazioni di varie\u00a0<em>intelligence\u00a0<\/em>occidentali, compresa quella israeliana, la forza combattente della Resistenza era abbastanza consistente. Si riteneva che Hamas potesse contare su un numero di militanti armati oscillante tra i 30.000 ed i 50.000. Assumeremo quindi come valore di riferimento la cifra mediana di 40.000 combattenti. Ma, anche se nel linguaggio politico-mediatico si \u00e8 spesso operata una sineddoche, riferendosi alla Resistenza utilizzando il nome di Hamas, la realt\u00e0 \u00e8 differente; le forze politico-militari presenti attivamente nella Striscia di Gaza (e pi\u00f9 in generale nei territori palestinesi) sono infatti anche altre, di cui almeno tre con una struttura significativa.<\/p>\n<p>Oltre ad Hamas, \u00e8 possibile annoverare la Jihad Islamica Palestinese, il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina ed\u00a0 il Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina. La forza combattente di queste formazioni assommava presumibilmente a circa 15.000 \/ 20.000 uomini.<br \/>\nPossiamo quindi concludere che, al 7 ottobre 2023, la Resistenza contasse su almeno 55.000 uomini in armi, all\u2019interno della Striscia. E poi c\u2019\u00e8 ovviamente tutta la struttura, pressoch\u00e9 totalmente sotterranea: fabbriche di armi, depositi di armi e munizioni, centri comando, infermerie, dormitori, linee di comunicazione, etc.<br \/>\nIn merito a quest\u2019ultima, sappiamo che nella fase iniziale era stata data molta enfasi, e si era parlato di soluzioni mirabolanti per metterla fuori gioco, dai gas all\u2019uso dell\u2019acqua di mare per allagare i tunnel. Ma poi si \u00e8 visto come questo argomento \u00e8 via via scomparso dalle cronache belliche; per un po\u2019 l\u2019ufficio stampa dell\u2019IDF ha provato a spacciare sotterranei di edifici per importanti centrali del terrore, ma dopo una serie di figuracce hanno semplicemente smesso di parlarne.<br \/>\nLa realt\u00e0 \u00e8 che, dopo qualche timido tentativo di penetrare nei tunnel scoperti, pagato a caro prezzo, la tattica israeliana ha ripiegato su una soluzione pi\u00f9 prudente: farne saltare gli imbocchi quando vengono identificati.<\/p>\n<p>Questo genere di approccio tattico per\u00f2, come \u00e8 ovvio, ha finito con lasciare pressoch\u00e9 intatta la rete sotterranea. Secondo stime dell\u2019<em>intelligence<\/em>\u00a0statunitense, ad oggi almeno il 65% di questa rete sarebbe integro. E considerato che in quel 35% rimanente rientrano probabilmente molti tunnel di cui \u00e8 stata distrutta soltanto la parte terminale, verso la superficie, \u00e8 realistico pensare che in effetti i danni sostanziali siano persino minori. Vale giusto la pena, al riguardo, sottolineare come non sia stato scoperto alcun significativo deposito di armi, n\u00e9 tanto meno alcun centro comando. Per non parlare dei prigionieri. Hanno trovato solo quelli morti sotto le loro stesse bombe. L\u2019obiettivo strategico di mettere fuori uso la struttura logistica della Resistenza, pertanto, \u00e8 da considerarsi sostanzialmente mancato. Di fatto, le\u00a0<em>retrovie\u00a0<\/em>di Hamas e delle altre organizzazioni combattenti sono nel sottosuolo, e sono ancora largamente sicure.<br \/>\nAnzi, la tattica terroristica adottata dall\u2019IDF, fatta di bombardamenti a tappeto su aree al altissima densit\u00e0 di urbanizzazione, non solo ha reso assai pi\u00f9 complicato l\u2019agire delle unit\u00e0 militari israeliane sul terreno, ma ha reso ancor pi\u00f9 facilmente mimetizzabili gli accessi ai tunnel.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-38598 lazyloaded\" src=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/photo_2023-10-12_17-38-41-1024x576.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"576\" data-src=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/photo_2023-10-12_17-38-41-1024x576.jpg\" data-srcset=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/photo_2023-10-12_17-38-41-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/photo_2023-10-12_17-38-41-300x169.jpg 300w, https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/photo_2023-10-12_17-38-41-768x432.jpg 768w, https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/photo_2023-10-12_17-38-41.jpg 1280w\" data-sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n<p>Questa scelta tattica, infatti, ha mostrato rapidamente le sue controindicazioni. Se, in termini di progressione strategica, l\u2019avanzata delle forze israeliane nella Striscia ha seguito sostanzialmente un asse nord-sud (prima Gaza City, poi Khan Younis, quindi Rafah), sul piano tattico si \u00e8 sviluppata in modo inevitabilmente inefficace. Per avere ragione di formazioni guerrigliere cos\u00ec numerose e determinate infatti, l\u2019IDF avrebbe dovuto operare diversamente. Innanzitutto, impiegando molto pi\u00f9 personale; secondo gli standard militari, la forza attaccante deve necessariamente essere superiore a quella che si difende, in un ordine di almeno 3\/4 a 1. Il che significa che l\u2019esercito israeliano avrebbe dovuto schierare, di volta in volta, almeno il triplo dei combattenti della Resistenza presenti nell\u2019area investita dai combattimenti. E per fare ci\u00f2, avrebbe dovuto procedere in modo pi\u00f9 preciso, suddividendo le aree in\u00a0<em>quadranti\u00a0<\/em>pi\u00f9 piccoli, ripulendoli dalla presenza di combattenti nemici, e distruggendo quanto pi\u00f9 possibile i passaggi sotterranei, per impedire il ritorno di miliziani una volta che l\u2019esercito passava ad un quadrante successivo.<\/p>\n<p>Ma questa combinazione tattica avrebbe richiesto molti militari per molto tempo, e ovviamente \u2013 come infatti \u00e8 avvenuto ed avviene \u2013 li avrebbe esposti a pesanti perdite. E per Israele c\u2019erano e ci sono grosse difficolt\u00e0, ad operare in tal senso. Tanto per cominciare, per le forze armate israeliane le perdite di personale sono assai pi\u00f9 significative che per un altro esercito, per via della scarsit\u00e0 di popolazione ebraica nel paese [1]. Inoltre, Israele si \u00e8 trovato a dover fronteggiare contemporaneamente una crescente resistenza quasi insurrezionale in Cisgiordania, e soprattutto la minaccia costituita da Hezbollah lungo il confine libanese. La mobilitazione dei riservisti, inoltre, era insostenibile sul lungo periodo, poich\u00e9 incideva pesantemente sulla sostenibilit\u00e0 economica [2]. In conseguenza di ci\u00f2, l\u2019IDF ha finito col preferire una manovra pi\u00f9 veloce, attraversando\u00a0<em>a pettine<\/em>\u00a0le aree urbane, nella convinzione che spingendo la popolazione verso sud avrebbe reso pi\u00f9 difficile l\u2019operativit\u00e0 della resistenza.<\/p>\n<p>Questa tattica ha s\u00ec ridotto il numero di perdite tra i soldati israeliani, comunque elevato, ma si \u00e8 rivelata inevitabilmente effimera nei risultati. Come infatti era prevedibile, e come confermato persino dall\u2019<em>intelligence<\/em>\u00a0americana, non appena l\u2019IDF si ritira da un settore, la Resistenza ne riprende pienamente il controllo, militare ed amministrativo. Il risultato \u00e8 che la popolazione palestinese, stremata da bombardamenti e da continui sfollamenti, \u00e8 costretta a muoversi quasi di continuo da una parte all\u2019altra della Striscia (cosa che, ovviamente, favorisce anche lo spostamento dei combattenti\u2026), mentre l\u2019esercito israeliano \u00e8 a sua volta costretto a tornare laddove si era precedentemente ritirato, in un continuo rimpiattino del gatto col topo \u2013 ma nello stile del\u00a0<em>cartoon\u00a0<\/em>Tom e Jerry, dove \u00e8 il topo che si prende gioco del gatto\u2026<br \/>\nMentre quindi Gallant ed i generali dell\u2019IDF raccontano di aver distrutto\u00a0<em>\u201c20 brigate\u201d<\/em>\u00a0di Hamas, e che ormai ne rimangono solo 4 a Rafah per\u00a0<em>\u201cfinire il lavoro\u201d<\/em>, la realt\u00e0 sul terreno dice tutt\u2019altro; cos\u00ec i militari israeliani sono costretti ad inseguire Hamas laddove\u00a0<em>riemerge<\/em>, senza mai riuscire ad averne ragione.<\/p>\n<p>Attualmente, l\u2019IDF vede la sua presenza nella Striscia essenzialmente concentrata in tre aree. A sud, ha preso possesso del valico di Rafah e del cosiddetto\u00a0<em>corridoio Filadelfia<\/em>, un asse viario che costeggia il confine meridionale con l\u2019Egitto. Si tratta di un settore in cui, in base agli Accordi di Camp David, l\u2019esercito israeliano non dovrebbe mettere piede; ma da parte egiziana non si \u00e8 andati oltre flebili proteste formali. Al Sisi si \u00e8 ben guardato dal denunciare gli Accordi. Sempre al sud, l\u2019IDF \u00e8 presente in forze nell\u2019area orientale di Rafah, verso la frontiera con Israele, e\u00a0<em>preme\u00a0<\/em>verso ovest (il centro della citt\u00e0, e la sua periferia occidentale, verso il mare), scontrandosi con le forze della Resistenza. Qui, alle forze gi\u00e0 impegnate in operazioni di combattimento \u2013 162a Divisione Corazzata\u00a0<em>Ha-Plada<\/em>, 84a Brigata di Fanteria\u00a0<em>Givati<\/em>, 401a Brigata Corazzata\u00a0<em>Ikvot ha-Barzel<\/em>\u00a0e 89a Brigata delle Forze Speciali\u00a0<em>Oz<\/em>\u00a0\u2013 si sono recentemente aggiunte anche la 12a Brigata di Fanteria\u00a0<em>Negev\u00a0<\/em>e\u00a0 la 933a Brigata\u00a0<em>Nahal<\/em>. Lo schieramento israeliano quindi conta su circa 17.000 uomini. Per fronteggiare i quali, come abbiamo visto, ne sono sufficienti circa 6.000 \u2013 pi\u00f9 o meno tre brigate. Il resto, si pu\u00f2 starne certi, \u00e8 altrove.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-38601 lazyloaded\" src=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/gaza-map-1024x540.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"540\" data-src=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/gaza-map-1024x540.jpg\" data-srcset=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/gaza-map-1024x540.jpg 1024w, https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/gaza-map-300x158.jpg 300w, https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/gaza-map-768x405.jpg 768w, https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/gaza-map.jpg 1200w\" data-sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n<p>Un\u2019altra area segnata dalla presenza israeliana \u00e8 quella del\u00a0<em>corridoio Netzarim<\/em>, un asse stradale che taglia orizzontalmente la Striscia, dal confine israeliano al mare, e che si trova un po\u2019 pi\u00f9 in basso della met\u00e0 dell\u2019enclave. Teoricamente il controllo di questo asse dovrebbe impedire il passaggio dei combattenti della Resistenza da nord a sud (e viceversa). Ma ovviamente ci\u00f2 avviene comunque, sia attraverso la rete di tunnel, sia mescolandosi alle masse di profughi che si spostano da una parte all\u2019altra. Il controllo di questo corridoio serve anche in funzione del\u00a0<em>pontone\u00a0<\/em>costruito dagli americani, formalmente per lo sbarco di aiuti umanitari [3], e che peraltro si \u00e8 gi\u00e0 perso un pezzo, trascinato via dalle onde e finito ad Ashdod. In quest\u2019area, peraltro, almeno sinora non si segnalano scontri significativi, anche perch\u00e9 \u00e8 prevalentemente extra-urbana, e quindi territorio scoperto, su cui la guerriglia ha maggiori difficolt\u00e0 ad agire.<\/p>\n<p>La terza area con forte presenza dell\u2019IDF \u00e8 a nord, vicino a Gaza City, e precisamente nel campo profughi di Jabalya. Qui sono presenti almeno tre brigate israeliane, che sono dovute tornare nel campo dopo che la Resistenza ne aveva ripreso il pieno controllo. La situazione \u00e8 qui assai complicata per l\u2019esercito israeliano, che deve registrare continui combattimenti ed imboscate. Nelle parole del portavoce dell\u2019IDF, si tratta degli scontri\u00a0<em>\u201cforse pi\u00f9 feroci\u201d<\/em>\u00a0dall\u2019inizio dell\u2019invasione israeliana [4].<br \/>\nIl quadro complessivo \u00e8 comunque, come si vede, caratterizzato dalla inafferrabilit\u00e0 delle formazioni armate della Resistenza, che ovviamente non ingaggiano battaglia nel senso classico, si muovono su un territorio che padroneggiano perfettamente, e colpiscono il nemico laddove non se lo aspetta. La tattica palestinese, infatti, \u00e8 esattamente quella di opporre resistenza quando l\u2019IDF avanza, cos\u00ec da imporre un prezzo elevato ad ogni manovra tattica dell\u2019IDF, e di concentrare le forze laddove l\u2019IDF \u00e8 pi\u00f9 debole, attaccandolo di sorpresa.<\/p>\n<p>Se, dunque, \u00e8 possibile affermare che dopo sette mesi la struttura logistica e la capacit\u00e0 operativa della Resistenza, a Gaza, \u00e8 ancora sostanzialmente alta, e che nessun prigioniero \u00e8 stato liberato grazie all\u2019offensiva militare \u2013 anche se, invece, svariati ne sono rimasti uccisi \u2013 resta solo da effettuare una valutazione sull\u2019impatto delle perdite inflitte dall\u2019IDF alle formazioni combattenti palestinesi. Siamo ovviamente nel campo delle stime approssimative, ma comunque sufficientemente indicative.<br \/>\nPossiamo partire da un dato, quello delle vittime palestinesi ufficiali (cio\u00e8 verificate), che \u00e8 arrivato poco sotto le 36.000. A queste possiamo aggiungere qualche altro migliaio, tra corpi ancora non dissepolti sotto le macerie e\/o in fosse comuni predisposte dall\u2019IDF. Diciamo quindi che probabilmente i morti sono 45.000. Sappiamo che il 40% di questi sono bambini, ed un altro 20% circa sono donne. Quindi, ne consegue che i morti\u00a0<em>maschi\u00a0<\/em>(giovani, adulti ed anziani) sono pi\u00f9 o meno 9.000; ma, ancora una volta, arrotondiamo per eccesso a 10.000.<\/p>\n<p>La popolazione palestinese della Striscia, prima del 7 ottobre, contava all\u2019incirca 2.300.000 persone, dei quali grosso modo il 20% maschi di et\u00e0 superiore all\u2019adolescenza. Ci\u00f2 significherebbe 460.000 uomini, che arrotonderemo ancora una volta per eccesso a 500.000.<br \/>\nSu cinquecentomila maschi, i combattenti della Resistenza erano grosso modo 55.000, ovvero poco pi\u00f9 del 10%; se proiettassimo questa percentuale sul numero dei morti, ne ricaveremmo che i militanti caduti sono un migliaio, ma ovviamente faremo credito all\u2019IDF di una maggior precisione \u2013 nonostante operi prevalentemente attraverso bombardamenti indiscriminati \u2013 e quindi diremo che la met\u00e0 dei maschi morti (5.000) erano della Resistenza armata.<br \/>\nPertanto una stima assai generosa porta a concludere che le perdite inflitte alle varie formazioni militari assommano a meno del 10% della forza combattente. Ma se anche tutti i diecimila uomini morti fossero stati membri della Resistenza, resterebbe il fatto che in sette mesi, potendo contare su un volume di fuoco spaventoso, e senza avere alcuna remora di alcun genere, l\u201980% della forza combattente della Resistenza palestinese \u00e8 ancora\u00a0<em>viva<\/em>.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-38602 lazyloaded\" src=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/AP427997953922-1024x541.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"541\" data-src=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/AP427997953922-1024x541.jpg\" data-srcset=\"https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/AP427997953922-1024x541.jpg 1024w, https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/AP427997953922-300x159.jpg 300w, https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/AP427997953922-768x406.jpg 768w, https:\/\/giubberossenews.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/AP427997953922.jpg 1400w\" data-sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n<p>Se a ci\u00f2 aggiungiamo il fatto, dall\u2019inizio di questa fase del conflitto, nella Cisgiordania si \u00e8 passati dai riot con i ragazzi armati di pietre agli scontri a fuoco con gruppi armati della Resistenza, ormai in grado di organizzare anche l\u00ec imboscate ed ingaggiare vere e proprie battaglie (vedi Jenin nei giorni scorsi), e che l\u2019IDF non \u00e8 stata in grado di mettere in sicurezza la fascia confinaria con il Libano, si pu\u00f2 tranquillamente affermare che non solo Israele non \u00e8 stato in grado di raggiungere uno solo dei suoi obiettivi strategici, ma che la sua situazione complessiva \u00e8 persino peggiorata. E, come si diceva all\u2019inizio, \u00e8 solo l\u2019orrore del genocidio messo in atto contro la popolazione civile palestinese che riesce ad offuscare questo semplice fatto.<br \/>\nMa, appunto, ci\u00f2 pu\u00f2 essere nascosto all\u2019opinione pubblica internazionale e \u2013 un po\u2019 meno \u2013 a quella israeliana, ma non cos\u00ec a lungo come spera Netanyahu.<\/p>\n<p>Come ogni guerriglia che si rispetti, Hamas e le altre formazioni palestinesi stanno logorando il nemico, impedendogli di conseguire gli obiettivi che si era prefissato. Di pi\u00f9: come avevo scritto gi\u00e0 all\u2019indomani dell\u2019operazione\u00a0<em>Al Aqsa Flood<\/em>, hanno minato le fondamenta politiche del progetto sionista, ed ora non gli resta che resistere sinch\u00e9 il potere politico israeliano non collasser\u00e0 su s\u00e9 stesso. Certo il prezzo pagato \u00e8 altissimo, ed il bilancio non \u00e8 ancora concluso; e la liberazione della Palestina non \u00e8 dietro l\u2019angolo. Ma indubbiamente, con il 7 ottobre prima, e questi sette lunghi mesi di resistenza poi, il popolo palestinese ha dimostrato di non poter essere sconfitto. Quel che Gallant ha dimenticato, \u00e8 che quando un esercito regolare si scontra con una guerriglia, vale una\u00a0<em>legge\u00a0<\/em>molto semplice: se l\u2019esercito non riesce a vincere, ha perso; se la guerriglia riesce a non perdere, ha vinto.<\/p>\n<hr class=\"wp-block-separator alignfull has-alpha-channel-opacity\" \/>\n<p>1 \u2013 Sotto questo profilo, va tenuto presente un fattore di cui si parla pochissimo. Anche se, ovviamente, le cifre ufficiali fornite dall\u2019IDF sul numero dei caduti sono quelle che la censura militare decide di potere\/dovere far filtrare, i numeri sono sicuramente molto pi\u00f9 elevati. Come del resto \u00e8 emerso, proprio sulla stampa israeliana, mettendo ad esempio a confronto le cifre ufficiali sui feriti e quelle comunicate dai vari ospedali. In particolare, l\u2019IDF ha la possibilit\u00e0 di occultare le perdite anche per via di un fattore particolare: nelle fila dell\u2019esercito israeliano, infatti, prestano servizio moltissimi giovani ebrei con doppio passaporto, che abitualmente non vivono in Israele ma che se richiamati vanno a servire nell\u2019esercito. Si stima \u2013 ad esempio \u2013 che ce ne siano circa 20.000 provenienti dagli USA, circa 2.000 dalla Francia, ed un migliaio dall\u2019Italia. Quando i caduti si contano tra questi militari, risulta assai pi\u00f9 facile nasconderne la morte, poich\u00e9 le famiglie non vivono in Israele.<br \/>\n2 \u2013 A parte il costo diretto della guerra (la paga dei militari, i mezzi distrutti e\/o danneggiati, le munizioni consumate, i danni alle infrastrutture\u2026), c\u2019\u00e8 un costo indiretto ben pi\u00f9 pesante. Bisogna infatti considerare che i riservisti rappresentano forza lavoro sottratta all\u2019economia del paese, che cessano di essere produttivi. A ci\u00f2 va in ogni caso aggiunto l\u2019impatto economico della paralisi che ha investito sia l\u2019area a nord del paese, lungo il confine con il Libano (dove 60.000 civili sono stati sfollati) che quella lungo il confine con la Striscia di Gaza; la grave crisi del porto di Eilat, colpito frequentemente dalle forze irachene dell\u2019Asse della Resistenza, e penalizzato dal sostanziale blocco del Mar Rosso operato da Ansarullah; e infine la subitanea mancanza di tutta la manodopera palestinese (di Gaza e della Cisgiordania) che prima del 7 ottobre si recava quotidianamente a lavorare in Israele, e che \u00e8 stata bloccata.<br \/>\n3 \u2013 Lo scopo reale di questa operazione statunitense \u00e8 tuttora poco chiara, visto che la cosa pi\u00f9 logica sarebbe semplicemente aprire i valichi terrestri, dove sono ferme file chilometriche di camion carichi, e che spesso i coloni israeliani \u2013 appoggiati dall\u2019esercito \u2013 saccheggiano e distruggono. Cos\u00ec come i lanci dall\u2019aria di aiuti umanitari si sono rivelati essere addirittura controproducenti, ed infatti sono stati sospesi, l\u2019idea di sbarcarli sulla costa utilizzando questo\u00a0<em>pontone\u00a0<\/em>(soggetto alle condizioni del mare, e comunque capace di sopportare un traffico troppo limitato) appare al momento pi\u00f9 che altro una operazione di\u00a0<em>make-up<\/em>, priva di alcuna efficacia.<br \/>\nQuantomeno formalmente, gli USA affermano di non voler mettere propri uomini a terra. Ma sia l\u2019ipotesi che possa domani essere utilizzato per sbarcare\u00a0<em>marines<\/em>, o al contrario per evacuare palestinesi, sembra francamente poco praticabile, non fosse altro perch\u00e9 facilmente attaccabile dalla Resistenza.<br \/>\n4 \u2013 Nella giornata di sabato 25 maggio, le Brigate Al-Qassam hanno attirato una unit\u00e0 IDF in una imboscata all\u2019interno di un tunnel nel campo di Jabalya, uccidendo e ferendo tutti i militari, catturandone uno, ed impossessandosi di tutte le armi.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/giubberossenews.it\/2024\/05\/26\/war-fog-sulla-palestina\/\">https:\/\/giubberossenews.it\/2024\/05\/26\/war-fog-sulla-palestina\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GIUBBE ROSSE NEWS (Enrico Tomaselli) Nel gergo militare, l\u2019espressione\u00a0nebbia di guerra\u00a0allude all\u2019assenza \u2013 o all\u2019opacit\u00e0 \u2013 delle informazioni, che non consente ai belligeranti di avere una chiara cognizione di quanto sta accadendo. Attualmente, qualcosa di sostanzialmente simile sta accadendo in Palestina, ma la\u00a0nebbia\u00a0invece di nascondere la realt\u00e0 del campo di battaglia alle forze che si stanno affrontando, la nasconde a chi la osserva dall\u2019esterno; e non \u00e8 costituita da una mancanza o scarsit\u00e0 di&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":109,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-miy","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/85718"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/109"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=85718"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/85718\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":85719,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/85718\/revisions\/85719"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=85718"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=85718"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=85718"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}